venerdì 6 giugno 2008

ITALCEMENTI INTERROGAZIONE PARLAMENTARE ON SIRAGUSA ALESSANDRA








ITALCEMENTI REGIONE CONFERENZA SERVIZI A.I.A.
ITALCEMENTI AUTORIZZAZIONE INTEGRATA AMBIENTALE E SITI S.I.C.
La conferenza di servizi
3. Indizione e composizione della conferenza 3.1.
Quando convocare la conferenza, chi deve convocarla e chi deve prendervi parte.
Allorché il ricorso alla conferenza di servizi sia risultato necessario e cioè, in primis quando su un tema o su uno specifico progetto occorre acquisire – per legge statale, regionale o per altra norma di livello inferiore – il parere, il nullaosta, il permesso, l’autorizzazione o comunque l’assenso di più amministrazioni pubbliche (quali, ad esempio, l’Azienda Sanitaria Locale, la Provincia, l’Agenzia dell’ambiente regionale, ove istituita, la Soprintendenza ai beni culturali ovvero il Comune nel cui ambito territoriale ricade il progetto, ecc.) e tali atti non siano pervenuti entro 30 giorni dalla ricezione della relativa richiesta, va convocata in modo formale la conferenza tenendo presenti le seguenti innovazioni apportate dall’art.10 della Legge n. 15 recentemente approvata:
a – la prima riunione della conferenza è convocata entro 15 giorni dall’indizione, ovvero nei casi di particolare complessità dell’istruttoria, entro 30 giorni.
b – La convocazione deve pervenire agli invitati (anche per via telematica o informatica) almeno 5 giorni (in luogo dei 10 prima previsti) antecedenti la data della seduta.
La conferenza è indetta dal responsabile del procedimento qualora il medesimo abbia la competenza in base all’ordinamento dell’amministrazione convocante ad assumere l’atto finale; in caso contrario l’indizione della conferenza compete a chi è abilitato a sottoscrivere l’atto conclusivo del procedimento.




Caricato da isolapulita





http://www.camera.it/resoconti/resoconto_allegato.asp?idSeduta=14&resoconto=bt01¶m=n5-00090#n5-00090

SIRAGUSA. - Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. - Per sapere - premesso che:

nel territorio della provincia di Palermo è presente uno stabilimento della Italcementi SpA, comprendente un impianto per la produzione e lavorazione del clinker di cemento, posto nel comune di Isola delle Femmine, ed una cava a cielo aperto destinata all'attività estrattiva del calcare localizzata nell'area di «Pian dell'Aia» (ricadente all'interno dei territori comunali di Torretta e Palermo).

Tale cava è stata realizzata all'interno della Zona di Protezione Speciale «Monte Pecoraro e Pizzo Cirina» (codice ZPS ITA 020049), del Sito di Importanza Comunitaria «Raffo Rosso, Monte Cuccio e Vallone Sagana» (codice SIC ITA 020023) e della Important Bird Area «Monte Pecoraro e Pizzo Cirina» (codice IBA IT 155);

la cementeria di Isola delle Femmine (NACE Code 26.51), per di più, opera in un contesto limitrofo a ulteriori siti sottoposti a tutela ambientale quali: un'Area Marina Protetta istituita dal Ministero dell'Ambiente (A.M.P. Capo Gallo - Isola delle Femmine), due Riserve Naturali Orientate istituite dalla Regione Siciliana (R.N.O. Capo Gallo ed R.N.O. Isola delle Femmine), tre Siti di Importanza Comunitaria (S.I.C. Isola delle Femmine ITA 020005; S.I.C. Capo Gallo ITA 020006; S.I.C. Fondali di Isola delle Femmine - Capo Gallo ITA 020047);
la direttiva 92/43/CEE del Consiglio del 21 maggio 1992, relativa alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali e della flora e della fauna selvatiche (direttiva Habitat), all'articolo 6, paragrafo 2, stabilisce che: «Gli Stati membri adottano le opportune misure per evitare, nelle zone speciali di conservazione, il degrado degli habitat naturali e degli habitat di specie nonché la perturbazione delle specie per cui le zone sono state designate». Al paragrafo 3 dello stesso articolo, inoltre, la direttiva prevede che: «Qualsiasi piano o progetto non direttamente connesso e necessario alla gestione di un sito Natura 2000 ma che possa avere incidenze significative su tale sito formi oggetto di una opportuna valutazione dell'incidenza che ha sul sito, tenendo conto degli obiettivi di conservazione del medesimo»;

lo stabilimento Italcementi di Isola delle Femmine, secondo il registro europeo delle emissioni inquinanti (EPER), emette monossido di carbonio (CO), anidride carbonica (CO2), ossidi di azoto (NOx), ossidi di zolfo (SOx), particolato - polveri sottili (PMx);

lo stabilimento Italcementi di Isola delle Femmine in provincia di Palermo, ricade nell'ambito di applicazione della direttiva 96/61/CE del Consiglio, del 24 settembre 1996, sulla prevenzione e la riduzione integrate dell'inquinamento (direttiva IPPC).

Quest'ultima infatti si applica agli impianti «destinati alla produzione di clinker (cemento) in forni rotativi la cui capacità di produzione supera 500 tonnellate al giorno oppure di calce viva in forni rotativi la cui capacità di produzione supera 50tonnellate al giorno, o in altri tipi di forni aventi una capacità di produzione di oltre 50 tonnellate al giorno»;

a norma della direttiva IPPC, gli impianti che ricadono nel suo campo di applicazione devono disporre, ai fini dell'esercizio, di un'autorizzazione che indichi anche i valori limite di emissione basati sulle migliori tecniche disponibili (BAT), al fine di prevenire e, se ciò non fosse possibile, ridurre in generale le emissioni e l'impatto sull'ambiente nel suo complesso;

secondo quanto dichiarato dal commissario europeo all'ambiente Dimas in risposta all'interrogazione E-6057/07, gli impianti esistenti dovevano conformarsi integralmente alle disposizioni della direttiva IPPC entro il 30 ottobre 2007;
gli impianti di produzione del cemento rientrano anche nella fattispecie indicata dall'allegato II della direttiva 85/337/CEE, modificata, concernente la valutazione dell'impatto ambientale di determinati progetti pubblici e privati (conosciuta anche come direttiva sulla valutazione dell'impatto ambientale o VIA), e che pertanto a norma di questo testo si deve determinare nell'ambito di una procedura detta di «selezione» o «screening» (sulla base dei criteri indicati nell'allegato III della direttiva stessa) se il progetto in questione possa avere effetti significativi sull'ambiente, dovendo, in caso affermativo, procedere a una valutazione d'impatto ambientale;

in data 5 ottobre 2007, in risposta all'interrogazione parlamentare 4-03245, l'allora Ministro dell'ambiente dichiarava che Italcementi SpA non era in possesso delle autorizzazioni alle emissioni in atmosfera previste dalla normativa vigente, in quanto parte delle attività risulta difforme rispetto a quanto prescritto nei relativi atti autorizzativi, con particolare riferimento all'utilizzo del «petcoke» come combustibile -:

se il Governo non ritenga di dovere verificare come già fatto in precedenza e come risulta dalla risposta all'interrogazione n. 4-03245, se siano state applicate la direttiva 92/43/CEE e la direttiva 79/409/CEE a tutela dei siti SIC/ZPS che ospitano le attività estrattive e dei siti SIC/ZPS limitrofi allo stabilimento con particolare riferimento alla presenza o assenza di valutazioni d'incidenza e Valutazioni d'Impatto Ambientale;

se ritenga opportuno conoscere con la massima celerità l'esito delle procedure di AIA qualora attivate presso l'Assessorato
al Territorio e Ambiente della Regione Siciliana, anche acquisendone la documentazione completa dei pareri espressi da tutti gli enti aventi causa;

se risponda al vero che l'azienda abbia intenzione di non utilizzare più il deposito di combustibile solido a cielo aperto ricadente nel territorio comunale di Isola delle Femmine; non ricorrere più allo scalo del porto di Palermo per il rifornimento del petcoke; non fare più transitare per le vie dell'area urbana di Palermo i mezzi che trasportano il petcoke; mettere in sicurezza i capannoni e gli impianti destinati al deposito e alla manipolazione delle materie prime e del petcoke che risultano limitrofe alla linea ferrata, agli impianti sportivi e agli insediamenti abitativi del comune di Isola delle Femmine, avendo cura di adottare tutte le migliori tecniche disponibili (BAT) al fine di garantire la tutela della salute e dell'ambiente da possibili rischi derivanti da inquinamento e incidenti;

se risponda al vero che l'azienda abbia richiesto lo stralcio dalle procedure per l'ottenimento dell'AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale), attualmente in corso, del progetto di revamping - che prevede la costruzione di un precalcinatore a cinque stadi, considerata la migliore tecnica attualmente utilizzabile nel settore della produzione del cemento (BAT cemento) e consistente in una struttura a torre di altezza di circa 100 metri dal piano di campagna: se intenda operare una riconversione verso l'impiego di combustibili meno inquinanti;

se si possa escludere l'impiego di CDR, anche in considerazione dell'inserimento dello stabilimento all'interno del tessuto abitativo del comune di Isola delle Femmine e in particolare alla sua vicinanza alle scuole e agli impianti sportivi del comune tutto ciò contemperando le esigenze di salvaguardia dell'ambiente con quelle della tutela dei posti di lavoro.
(5-00090)


Interrogazione n. 5-00090 Siragusa: attività di alcuni stabilimenti industriali siti in provincia di Palermo.
TESTO DELLA RISPOSTA
Per quanto indicato nell'interrogazione n. 5-00090 presentata dall'onorevole Siragusa e riguardante le problematiche ambientali che investono lo stabilimento Italcementi Spa nel Comune di Isola delle Femmine, è utile premettere che il rilascio dell'A.I.A. (Autorizzazione Integrata Ambientale), cui è soggetto il predetto stabilimento, è di competenza regionale.
Tale autorizzazione è stata concessa con decreto n. 693 del 18 luglio 2008 solo per lo stabilimento esistente, invece il Progetto di ammodernamento della cementeria è stato stralciato al fine di essere ripresentato per l'A.I.A. dopo l'acquisizione del giudizio di compatibilità ambientale, di cui si specificherà più avanti.
Ciò premesso, secondo quanto comunicato dalla Regione Sicilia, risulterebbe che i limiti alle emissioni contenuti nell'Autorizzazione Integrata Ambientale (A.I.A.) sono in linea con quanto previsto dalla vigente normativa di settore e che il pet-coke è classificato come «combustibile consentito» dalla normativa vigente (Allegato X «Disciplina dei combustibili» alla Parte V del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152) che, a certe condizioni, la cui puntuale verifica è assolutamente indispensabile per garantire la tutela della salute e dell'ambiente, ne autorizza l'utilizzo.
L'impianto in questione ha avuto per decenni, e fino a quando non è stata rilasciata l'Autorizzazione Integrata Ambientale, autorizzazioni che gli permettevano di emettere in atmosfera un carico di inquinanti che era notevolmente superiore a quello attuale. Per alcuni parametri peraltro (diossine, metalli pesanti, IPA, eccetera), non esistevano neanche limiti e/o restrizioni. Va detto però che, già a partire dal 2000, la normativa vigente imponeva di adottare specifici provvedimenti finalizzati a ridurre la pressione ambientale nelle aree industriali, in linea con i principi UE di gestione eco-compatibile e sviluppo sostenibile. Provvedimenti che la Regione era tenuta ad emanare - ma non lo ha fatto - in attuazione di quanto previsto in questo senso dalla direttiva 96/62/CE in materia di valutazione e di gestione della qualità dell'aria ambiente. Si fa riferimento in particolare alla mancata adozione dei Piani e dei Programmi sulla qualità dell'aria previsti dagli articoli 7, 8 e 9, del decreto legislativo 4 agosto 1999, n. 351, ed alla mancata attivazione delle forme di informazione al pubblico previste dall'articolo 11 dello stesso decreto.
Dalle informazioni pervenute risulta che ad oggi il dipartimento sta lavorando alacremente per adottare gli atti sopra indicati, tanto che entro l'anno è prevista la definizione della bozza del Piano d'Azione ex articolo 7 del decreto legislativo n. 351 del 1999 per la «Zona di risanamento palermitana», nella quale sono inclusi i comuni di Capaci, Isola delle Femmine, Torretta, Villabate e Palermo. La Procura della Repubblica di Palermo si sta interessando delle omissioni degli anni passati per l'accertamento delle connesse responsabilità penali.
Ritornando al rilascio dell'A.I.A. indicato in premessa, si evidenzia che sono state imposte all'Italcementi specifiche restrizioni e prescrizioni per quanto riguarda le emissioni diffuse, in ciascuna fase di manipolazione, produzione, trasporto, carico e scarico, stoccaggio di prodotti polverulenti, nonché quelle in forma di gas o vapore derivanti dalla lavorazione,

trasporto, travaso e stoccaggio di sostanze organiche liquide. Tali prescrizioni sono in linea con i principi e le direttive contenute nell'Allegato V della Parte V del decreto legislativo n. 152 del 2006. Per quanto riguarda in particolare il trasporto dei materiali polverulenti e del combustibile (compresi il carbone ed il pet-coke) l'A.I.A. prevede per il gestore l'obbligo tassativo di «fare ricorso a procedure che impediscano la diffusione delle polveri (di qualunque tipo), tramite l'utilizzo di idonei mezzi e/o dispositivi di tenuta».
La cementeria non può utilizzare combustibile da rifiuti (CDR). Nell'Autorizzazione Integrata Ambientale citata dall'interrogante sono infatti specificati i combustibili consentiti, singolarmente o in miscela tra loro:
carbone fossile (forno, molino crudo);
coke di petrolio (forno, molino crudo);
olio a Basso Tenore di Zolfo (caldaie, forno, molino crudo).
È previsto, inoltre, che nelle fasi (critiche) di ripartenza da freddo del forno e/o del fornello del molino crudo, al fine di garantire una migliore performance ambientale e a tutela della salute pubblica e dell'ambiente, sia utilizzato come combustibile esclusivamente olio a basso tenore di zolfo (BTZ). L'A.I.A. prescrive inoltre che tutti i combustibili utilizzati nell'impianto siano conformi alle specifiche tecniche nazionali di settore.
Sempre citando le fonti regionali, risulterebbe che (pur) la cementeria «non essendo» un inceneritore di rifiuti, e non soggetta, quindi, alla medesima normativa tecnica di riferimento per le emissioni in atmosfera, all'impianto dell'Italcementi sono stati imposti (per parametri specifici come diossine, metalli pesanti, idrocarburi policiclici aromatici, eccetera) limiti e condizioni tanto severi da essere perfettamente compatibili con quelli che l'Unione Europea stabilisce per gli inceneritori. La scelta dell'adozione di misure così restrittive è stata dettata proprio dall'esigenza primaria di tutelare i cittadini e l'ambiente, visto il contesto in cui opera l'impianto in questione.
Va inoltre evidenziato, come ulteriore elemento di sicurezza e di garanzia a tutela della salute pubblica e dell'ambiente, che è stato imposto all'Italcementi s.p.a di provvedere all'acquisto di due stazioni di monitoraggio, da affidare in gestione/manutenzione ad Arpa Sicilia, ma con oneri a carico della stessa azienda, proprio per fare in modo che un soggetto pubblico (l'Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale) tenga costantemente sotto controllo la qualità dell'aria nella zona di influenza dell'impianto, al fine di consentire all'amministrazione regionale di adottare, qualora dovesse essere necessario, tutte le misure di contrasto ad ogni forma di inquinamento.
Per quanto riguarda le sentenze del TAR Sicilia, c'è da dire che il 25 luglio 2006 è la data nella quale la Regione Siciliana con un atto formale, diffida n. 48283 del 25 luglio 2006, prende atto che presso la cementeria «il pet-coke viene utilizzato dal 1987 come combustibile del forno 3, del mulino crudo 3 e, in miscela e fino al 1992, del forno 2» e che «l'uso del pet-coke come combustibile non è mai stato comunicato, pertanto dovranno essere prese le necessarie misure volte alla tutela dell'ambiente» ed evidenzia che occorre «l'aggiornamento delle autorizzazioni alle emissioni in atmosfera», e diffida la Italcementi s.p.a. dal «continuare ad utilizzare il pet-coke come combustibile, nonché a continuare ogni attività che dia luogo alla produzione di emissioni diffuse di tale composto in assenza della necessaria autorizzazione ai sensi del decreto legislativo n. 152 del 2006».
Successivamente, l'azienda ha presentato ricorso al TAR Sicilia (sez. di Palermo), il 4 agosto 2006, chiedendo la sospensiva della diffida. Il TAR ha respinto la richiesta di sospensiva con Ordinanza n. 1159 del 24 ottobre 2006 e l'azienda, in data 9 luglio 2007, ha presentato ricorso al CGA.
Va chiarito, comunque, che il pronunciamento del TAR fa riferimento alla precedente autorizzazione alle emissioni in atmosfera della Italcementi S.p.A., e non ha alcuna relazione con l'attuale Autorizzazione Integrata Ambientale, per il rilascio della quale ha fatto, semmai, da elemento propulsivo.
Per quanto riguarda l'applicazione della Direttiva 85/337/CEE modificata, in materia di Valutazione di Impatto Ambientale (V.I.A.) e della Direttiva 92/43/CEE, in materia di Valutazione di Incidenza (V.I.), si precisa che la ditta Italcementi Spa ha già provveduto all'attivazione delle suddette procedure, oggi in corso di istruttoria per il «Progetto di ammodernamento della cementeraa sita nel territorio comunale di Isola delle Femmine (Palermo)», rispettivamente con note del 26 luglio e 2 agosto 2007, acquisite al protocollo dell'Assessorato all'Ambiente della Regione Siciliana il 26 luglio e 9 agosto 2007.
Tale progetto, inizialmente incluso nella procedura per il rilascio dell'Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) e che prevede la conversione tecnologica (revamping) dell'impianto con il completo allineamento alle Migliori Tecnologie Disponibili (M.T.D.) per il settore cemento e la realizzazione, tra l'altro, di una struttura a torre di altezza di circa 100 metri, è stato successivamente stralciato su richiesta della stessa Italcementi in sede di Conferenza dei Servizi del 31 gennaio 2008, impegnandosi, altresì, a ripresentare istanza di A.I.A. per il progetto di «revamping» dell'impianto con il completo allineamento alle Migliori Tecnologie Disponibili, dopo l'acquisizione del giudizio di compatibilità ambientale positivo su tale progetto.
L'Autorizzazione integrata Ambientale rilasciata, con prescrizioni, dall'Assessorato Ambiente con DRS n. 693 del 18 luglio 2008 riguarda, quindi, esclusivamente l'impianto esistente «cementeria di Isola delle Femmine», come, tra l'altro, è stato precisato all'articolo 2 del medesimo DRS.
Si evidenzia che il citato decreto prescrive all'Azienda proponente di procedere entro 24 mesi dalla data del rilascio della relativa autorizzazione alla conversione tecnologica («revamping») dell'impianto con il completo allineamento alle Migliori Tecniche Disponibili (M.T.D.) previste per il settore cemento al fine di ottenere un sostanziale miglioramento delle prestazioni ambientali relativamente all'abbattimento dei principali inquinanti ... e che «qualora il Gestore non riesca a realizzare la conversione tecnologica dell'impianto prevista dalla superiore prescrizione dovrà comunque adeguare l'impianto esistente alle Migliori Tecniche Disponibili attraverso i seguenti interventi ...».
Infine, tra le altre prescrizioni previste dall'A.I.A. vi è l'obbligo per l'azienda di liberare la cava di Raffo Rosso dal Pet-Coke stoccato, effettuando la bonifica e il ripristino ambientale dell'area qualora si rendesse necessario a seguito delle attività di caratterizzazione.
Ad ogni buon fine, si rappresenta che la questione è attentamente monitorata dal Ministero dell'ambiente e dal Dipartimento delle politiche comunitarie in quanto la Commissione europea ha aperto un caso proprio sul cementificio Isola delle femmine, chiedendo di ricevere informazioni in merito sia alla autorizzazione all'esercizio dell'impianto ed alle misure adottate per ridurre le emissioni inquinanti in atmosfera e gli scarichi idrici, sia sullo svolgimento della valutazione di incidenza delle attività autorizzate sui siti di interesse comunitario.
Le informazioni richieste sono state inoltrate alla Commissione europea in data 30 settembre 2008.
Da ultimo, è a disposizione dell'interrogante copia dell'Autorizzazione Integrata Ambientale di cui trattasi, fatta pervenire dalla Regione Siciliana, dove sono indicate analiticamente tutte le prescrizioni dettate alla cementeria, le norme di legge che regolano la materia e l'elenco della documentazione a supporto del rilascio dell'autorizzazione stessa.
http://www.camera.it/_dati/leg16/lavori/bollet/scommfr.asp?annomese=200812&commiss=08













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