lunedì 30 marzo 2009

Isola Pulita richiede Convocazione Consiglio Comunale aperto e per dire NO AL RADAR a Isola delle Femmine



NO RADAR A ISOLA DELLE FEMMINE:PARTECIPAZIONE E DEMOCRAZIA


Riscuote successo l'iniziativa del Comitato Cittadino Isola Pulita che invita i tre candidati sindaci a firmare la petizione "NO RADAR a ISOLA delle Femmine" e l'invito a lanciare un appello all'intera cittadinanza a sostenere l'iniziativa di Isola Pulita.
Nelle dichiarazioni pubbliche rese dai Candidati Sindaci ci è sembrato cogliere ancora una volta, tentativi di strumentalizzazione a fini elettoralistici e di parte, il grave pregiudizio che ne deriverebbe alla salute pubblica l’installazione dell’antenna della MORTE.
Dalle dichiarazione di qualche candidato Sindaco, riteniamo che non siano stati del tutto colti e valorizzati gli aspetti POSITIVI di crescita di partecipazione, di idee, di RISORSE e di confronto della iniziativa lanciata dal Comitato Cittadino Isola Pulita.
Portobello “…Come amministratori, consiglio comunale Ci siamo tutti attivati per affrontare la materia radar. Noi Amministratori Consiglio Comunale proseguiremo nei prossimi giorni…….
Bologna “…lodevole l’iniziativa dell’associazione Isola Pulita ma è l’Amministrazione inadempiente….non sono le associazioni che devono occuparsi dei problemi…”
Rubino “…..Valorizzare tutte le forme di partecipazione dal basso per una crescita umana sociale ed economica del nostro Paese. La PARTECIPAZIONE deve essere un valore aggiunto al governo di una COMUNITA’ …”

Isola Pulita
" Passare da una cultura del CHIEDERE ad una cultura del FARE"
NON CI SONO COSE IMPOSSIBILI DA REALIZZARE.
CI SONO SOLO COSE DIFFICILI DA REALIZZARE……difficili nel senso che le realizzazioni i progetti richiedono impegno capacità abnegazione professionalità. Amore per il BENE COMUNE, progetti importanti per Isola delle Femmine progetti che si basano sulla realizzazione di opere di pubblica utilità.
Isola delle Femmine ha bisogno di quella che in genere viene definita “Una nuova Primavera” guidati in sintonia ed in sinergia con Amministratori uomini/DONNE trasparenti e lontani da logiche affaristiche familistiche e di piccolo cabotaggio.
ISOLA DELLE FEMMINE DEVE RIPRENDERE IL CORAGGIO DI PUNTARE IN ALTO PER UNA MIGLIORE QUALITA’ DELLA VITA CHE SIA IN GRADO DI PROSPETTARE UN FUTURO DI GIOIA E DI AMORE AI PROPRI FIGLI.

Caricato da isolapulita







 


 


 


Al Signor Presidente del Consiglio Comunale


Comune Isola delle Femmine


Sede


p.c. Al Signor Sindaco  Prof Gaspare Portobello


Comune Isola delle Femmine


Sede


 


p.c. Al Capo Gruppo Consiliare


Insieme Isola delle Femmine


Sede


p.c. Al Capo Gruppo Consiliare


Isola per Tutti


Sede


p.c. Al Capo Gruppo Consiliare


Isola Democratica


Sede


 


 


Oggetto: Richiesta convocazione  Consiglio Comunale Aperto alla Cittadinanza in seduta permanente installazione sul territorio di Isola delle Femmine antenna Radar.


 


Il Comitato Cittadino Isola Pulita visto la vasta eco, riportata con grande risalto sui mezzi di informazione giornali in televisione ed Internet, giustifica e sollecita   il nostro interesse e coinvolgimento, alla nota vicenda dell’installazione di un’antenna RADAR nell’ex base NATO sul territorio di Isola delle Femmine.


Pertanto si richiede la Convocazione di una seduta del Consiglio Comunale aperta ai Cittadini,  in forma permanente, con lo scopo di promuovere ed individuare  azioni  di sensibilizzazioni  ed informazioni  alla popolazione locale  sui rischi in cui si incorre dal punto di vista dell’impatto ambientale e quelle che potrebbero certamente essere  le gravi conseguenze sulla salute pubblica.


A tal uopo vanno individuate e concordate  possibili azioni civili e democratiche verso le Autorità Provinciali, Regionali e Statali preposte che garantiscano e tutelino le giuste aspirazioni dei Cittadini di Isola delle Femmine.


L’inquinamento elettromagnetico ricadente  sulla salute umana il funzionamento di tale antenna, è fonte di preoccupante e giustificato allarme dell’intera Cittadinanza di Isola delle Femmine.


Da ultimo non perché meno importante l’intera Cittadinanza di Isola delle Femmine trova alquanto mortificante l’installazione di tale antenna  su aree ove insistono siti considerati dalla Comunità Europea   di alta protezione ambientali.


E’ convinzione comune dell’intera cittadinanza di Isola delle Femmine che tali incontaminate bellezze  naturali e paesaggistiche devono essere considerate risorse  nella propria disponibilità per uno sviluppo economico turistico e sociale dell’intera collettività.


La nostra richiesta è volta ad individuare forme e luoghi di confronto,  conoscenza ed informazione   alla base di ogni forma di  partecipazione popolare, riguardanti l’ambiente e la salute umana.


 

 

Comitato Cittadino Isola Pulita

Sede legale Via Sciascia 13


90040 Isola delle Femmine


 





Isola Pulita promuove la manifestazione
ISOLA DELLE FEMMINE. NO ALL’INSTALLAZIONE DEL RADAR
28 marzo 2009
No all’installazione del radar ad Isola delle Femmine. Ad opporsi è il comitato cittadino Isola Pulita preoccupato per gli effetti dannosi alla salute che l’impianto provocherebbe. Alla manifestazione, che ha preso il via questa mattina allo stadio comunale, hanno preso parte anche i tre candidati a sindaco che si sfideranno per la poltrona più ambita del paese, alle amministrative di giugno prossimo: l’uscente Gaspare Portobello, Stefano Bologna e Antonino Rubino.
IMPORTANTE SEGUIRE LE TRE INTERVISTE PER CAPIRE IL TIPO DI STRUMENTALIZZAZIONE CHE SE NE INTENDE FARE!
SULLA PELLE DEI CITTADINI. SI TENTA FORSE DI FARE CAMPAGNA ELETTORALE SCRETIDANDO DI QUA’ E DI LA’?

Caricato da isolapulita




http://nuovaisoladellefemmine.blogspot.com/2009/03/isola-pulita-richiede-convocazione.html

http://nuovaisoladellefemmine.blogspot.com/2009/03/l-sorbello-regione-ha.html
http://nuovaisoladellefemmine.blogspot.com/2009/02/no-all-radar-isola-delle-femmine-senza.html

http://isoladifuori.blogspot.com/2008/12/io-sono-saviano-da-palermo-napoli.html
http://nuovaisoladellefemmine.blogspot.com/2009/02/i-siciliani-si-mobilitano-contro.html

http://nuovaisoladellefemmine.blogspot.com/2009/03/manifestazione-isola-delle-femmine_26.html

giovedì 26 marzo 2009

MANIFESTAZIONE CONTRO L'INSTALLAZIONE DEL RADAR A ISOLA DELLE FEMMINE




Comitato Cittadino Isola Pulita


Invita l’intera cittadinanza a partecipare Numerosa alla manifestazione



Del 28 marzo 2009 alle ore 10



NO alla installazione del radar a Isola delle Femmine


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Antenne pericolose?


Solo il tempo saprà contare le vittime di questo incredibile esperimento di massa.



il Piano Sanitario Nazionale (1998/2000) parlava chiaramente di "sviluppo di neoplasie" (tumori) per l'esposizione a lungo termine ai campi elettro magnetici.




Effetti dannosi alla salute umana entro 2 Km.



Danni provocati da onde elettromagnetiche


* variazione del numero dei linfociti e granulociti (esperimenti su cellule)


* variazioni del livello di anticorpi e delle attività dei macrofagi (esperimenti su animali)


* tachicardia


* dolore agli occhi


* vertigini


* depressione


* limitazione della capacità di apprendimento


* perdita di memoria


* caduta di capelli


nei paesi dell’Est europeo studi hanno evidenziato anche:


* sterilità


* aumento aborti


* abbassamento della fertilità



Appuntamento allo stadio comunale via Libertà Isola delle Femmine


L'invito è esteso a tutti i comitati le associazioni movimenti politici e di volontariato


LA SALUTE NON HA PARTITI


Comitato Cittadino Isola Pulita inviare adesione a : isolapulita@gmail.com tel 3331017981



http://www.isolapulita.it




Allegato B
Seduta n. 380 del 28/10/2003



TESTO AGGIORNATO AL 29 OTTOBRE 2003







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...


INFRASTRUTTURE E TRASPORTI


Interpellanze urgenti (ex articolo 138-bis del regolamento):

I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, il Ministro per le politiche comunitarie, per sapere - premesso che:
nel dicembre del 1994 il Consiglio Europeo a Essen ha deciso la realizzazione di 14 progetti prioritari in materia di trasporti;
nel 2001 la Commissaria europea Loyola de Palacio ha presentato una prima revisione dell'accordo di Essen;
conseguentemente, nel giugno del 2003 il Comitato presieduto da Karel Van Miert ha presentato l'elenco di 29 progetti prioritari da finanziare, tra i quali figura il Corridoio V;
il Presidente della B.E.I., alla quale è affidato il finanziamento di tali progetti, in una intervista il 19 ottobre 2003 a Il Sole 24 Ore ha affermato che si starebbe predisponendo una short list delle opere prioritarie da finanziare, e che il Corridoio V quasi sicuramente non sarebbe inserito tra le priorità immediatamente finanziabili;
la realizzazione del Corridoio V è fondamentale per lo sviluppo del Veneto e del Friuli per la realizzazione della Torino-Lione, nonché per sviluppare i rapporti politici ed economici con i nuovi Paesi aderenti all'Unione europea e in generale con tutta l'Europa orientale -:
se il Governo italiano intenda intervenire affinché il Corridoio V venga inserito nelle priorità decise dalla Unione europea.
(2-00950) «Vianello, Banti, Giovanni Bianchi, Bimbi, Bova, Bressa, Camo, Carbonella, Coluccini, Fumagalli, Galeazzi, Grotto, Iannuzzi, Kessler, Tonino Loddo, Lucà, Maran, Martella, Merlo, Mosella, Nannicini, Olivieri, Pinza, Reduzzi, Ruzzante, Santagata, Stradiotto, Tanoni, Vernetti, Zani, Zanotti, Adduce, Borrelli, Caldarola, Calzolaio, Cazzaro, Chianale, Crisci, Duca, Gasperoni, Giacco, Giachetti, Giulietti, Guerzoni, Letta, Lettieri, Lolli, Mancini, Mariotti, Maurandi, Minniti, Nieddu, Nigra, Oliverio, Panattoni, Pappaterra, Pasetto, Piglionica, Quartiani, Raffaldini, Rava, Rotundo, Ruggieri, Sabattini, Sandi, Sandri, Sasso, Tidei, Trupia, Vigni».

I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, per sapere - premesso che:
la più grande struttura di immagazzinamento ferroviario d'Europa, quella sita a Borgo Cervaro nella città di Foggia, sembrerebbe destinata alla chiusura per volontà della direzione di Treni Italia;
tale impianto, che si estende su una superficie di venti ettari tra capannoni e impianti meccanizzati, aperto appena dieci anni fa dalle ex Ferrovie dello Stato, costò oltre 200 miliardi di vecchie lire e avrebbe






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dovuto garantire, secondo i programmi previsti, l'approvvigionamento di materie prime e pezzi di ricambio all'intero sistema ferroviario nazionale;
se tale decisione fosse attuata si determinerebbe, in un territorio già afflitto da enormi problemi di disoccupazione e chiusura di piccoli e medi impianti, una nuova battuta di arresto sul fronte dello sviluppo e la perdita di un importante impianto che, se opportunamente riconvertito, potrebbe garantire numerosi posti di lavoro nella provincia di Foggia -:
se e quali notizie si abbiano in merito alle decisioni della società Treni Italia di arrivare alla chiusura dell'impianto di immagazzinamento di Borgo Cervaro;
quale sarebbe l'origine di questa mutata strategia industriale da parte della Società Treni Italia e per quale motivo si vorrebbe chiudere un impianto che è costato 200 miliardi di vecchie lire invece di pensare ad una sua eventuale riconversione;
se non ritenga necessario adoperarsi affinché possa essere rivista la decisione di chiudere l'impianto, che sarebbe un altro colpo durissimo alle aspirazioni di sviluppo della città di Foggia e della sua provincia;
quali sarebbero le intenzioni della Società Treni Italia nei confronti degli attuali cinquanta addetti all'impianto di Borgo Cervaro;
se questa decisione è collegata alla volontà ormai manifesta di non procedere in tempi rapidi all'ammodernamento dell'intera linea ferroviaria della regione Puglia;
se e come, dopo le tante disattese dichiarazioni rese in questo senso, il Governo intenda seriamente intervenire per garantire lo sviluppo nella regione Puglia e in quali tempi si intenda arrivare all'ammodernamento del sistema ferroviario, viario e portuale della regione medesima.
(2-00952) «Di Gioia, Boato».

Interpellanza:

I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, per sapere - premesso che:
l'ENAV da oltre un decennio ha installato sull'aeroporto di Punta Raisi un dispositivo per la rilevazione di un particolare e pericolosissimo fenomeno meteorologico legato alla variazione improvvisa e inaspettata del vento a bassissima quota, meglio conosciuto come fenomeno di wind shear, protagonista di gravi incidenti aerei che nel mondo hanno provocato, purtroppo, numerose vittime;
il giorno 27 settembre del 1989 l'aeroporto di Palermo ha rischiato una terribile disgrazia, per fortuna conclusasi senza vittime, per l'incidente occorso ad un MD 80 dell'Alitalia che, apprestandosi a decollare, veniva invece sbattuto di nuovo sulla pista di decollo per l'improvvisa e inaspettata comparsa di wind shear;
già la Commissione di Monitoraggio Sicurezza Operativa Aeroportuale istituita con decreto ministeriale 30-T 1o marzo del 1999 aveva denunciato, senza mezzi termini, la pericolosità dell'aeroporto di Palermo Punta Raisi dovuta alla mancanza di un impianto di rilevazione del wind shear, richiamandone la particolare rilevanza ai fini della sicurezza dei voli;
a seguito del rapporto della Commissione, ENAV di punto in bianco rendeva operativo l'impianto sperimentale installato, per disattivarlo poi quasi immediatamente per la completa inaffidabilità dei dati che forniva, tanto da costringere le associazioni professionali dei piloti e dei controllori di volo a denunciare pubblicamente lo stato di fatto e richiedere una verifica da parte di ENAC;
il 7 aprile del 2001 un Boeing 737 proveniente da Lione, durante l'avvicinamento all'aeroporto di Palermo, subendo l'avaria di parte dei comandi di volo, richiedeva di usare la pista più lunga per l'atterraggio, ma essendo stato informato della presenza di wind shear, poi rivelatosi






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infondata, era costretto ad atterrare su quella più corta dove, fortuna e perizia dell'equipaggio, consentivano all'aereo di non uscire fuori pista;
il 24 novembre 2002 il volo Air Europe Linate-Palermo delle ore 20 a seguito di violente folate di scirocco che hanno generato il wind shear, ha perso repentinamente quota per ben due volte e solo la grande perizia del pilota ha consentito un atterraggio senza danni a passeggeri e cose;
già dal febbraio 2001 le associazioni professionali dei controllori di volo avevano ritenuto totalmente inaffidabile sin dai primi minuti di operatività l'impianto precipitosamente messo in funzione a seguito della denuncia della Commissione di Sicurezza Operativa Aeroportuale anzidetta;
a seguito delle ispezioni effettuate a più riprese da ENAC fin dal 2001, la mancata presenza di un idoneo sistema di rilevazione del wind shear sull'aeroporto è stata ritenuta pericolosa e critica ai fini della sicurezza, tanto che con numerosi richiami ed un nutrito carteggio da parte del Dipartimento Sicurezza dell'ENAC, è stato sollecitato ad ENAV un provvedimento urgente;
per le peculiarità proprie dell'aeroporto, che ne individuano tratti orografici specifici, e per molti versi singolari, ENAV aveva deciso di condurre nel 2002 un ulteriore test bed sull'aeroporto mediante l'utilizzazione di tecnologie molto più avanzate e già sperimentate con successo in altri aeroporti del mondo, per poi inspiegabilmente cancellare il progetto mantenendo l'attuale pericolosità dell'aeroporto e non tenendo conto di quanto sollecitato da ENAC per la risoluzione della criticità;
la società GESAP, gestore dell'aeroporto di Palermo Punta Raisi, risultati vani i tentativi e i solleciti ad ENAV per l'installazione di un sistema di rilevazione di wind shear sull'aeroporto, al fine comunque di aumentare il livello di sicurezza dell'aeroporto, e per risolvere la criticità rappresentata da ENAC attraverso le sue ispezioni, ha fin dal 2001 richiesto ad ENAC l'autorizzazione ad installare impianti composti di rilevazione già sperimentati con successo in altri aeroporti del mondo e dei quali esiste ampia certezza nell'affidabilità dei dati forniti, autorizzazione che ENAC non ha mai rilasciato benché al contempo abbia sollecitato la risoluzione della criticità evidenziata dai suoi team ispettivi;
molto più recentemente GESAP, benché abbia nuovamente ribadito ad ENAC la richiesta di autorizzazione ad installare un sistema affidabile per la fornitura ai piloti di informazioni essenziali, ad oggi non ha ricevuto alcuna autorizzazione a farlo e l'aeroporto rimane senza un ausilio indispensabile alla sicurezza dei voli, predisposto per garantire l'incolumità dei viaggiatori, in dispregio del fatto che da altre venti anni, numerose commissioni e ispezioni ne hanno ribadito l'assoluta ed urgente necessità;
nei giorni scorsi l'aeroporto di Palermo Punta Raisi è stato oggetto di condizioni temporalesche che connesse alla singolare orografia dell'aeroporto, hanno messo i velivoli nella condizione di operare senza alcuna informazione preventiva sullo stato del wind shear e che l'approssimarsi della stagione invernale non potrà che aumentare la probabilità di comparsa del fenomeno -:
se il Ministro non intenda disporre una commissione di inchiesta per accertare le ragioni per le quali ENAC ha negato fino ad oggi a GESAP l'autorizzazione ad installare sull'aeroporto impianti di rilevazione del wind shear, evidenziando però al contempo e contraddittoriamente, la pericolosità dello scalo dovuta proprio alla mancanza dell'impianto di rilevazione;
che cosa intenda fare il Ministro per porre fine ad una sperimentazione oramai inutile che ENAV conduce da oltre venti anni senza alcun successo e stabilire che l'aeroporto, teatro di terribili disgrazie nel






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passato, possa finalmente raggiungere il livello di sicurezza che gli compete per garantire ai cittadini la sicurezza di uno dei maggiori scali aeroportuali europei.
(2-00953) «Fallica, Mormino, Baiamonte, Amato, Stagno d'Alcontres, Grimaldi, Palumbo, Giudice, Gazzara, Germanà, Sardelli, Lazzari, Paoletti Tangheroni, Tarantino, Cossiga, Romoli, Saro, Lenna, Muratori, Fontana, Milanese, Arnoldi, Casero, Di Teodoro, Blasi, Verro, Zanettin, Palma, Saponara, Bertolini, Perlini, Pinto, Aracu, Carlucci, Michelini, Nicotra, Scherini».

http://legxiv.camera.it/_dati/leg14/lavori/stenografici/sed380/bt34.htm

Treu: soccorsi tempestivi. I politici: subito l' agenzia per la sicurezza


I piloti dell' Anpac: servono controlli per la sicurezza sulle piccole compagnie




LE REAZIONI Treu: soccorsi tempestivi. I politici: subito l' agenzia per la sicurezza I piloti dell' Anpac: servono controlli per la sicurezza sulle piccole compagnie MILANO - Come era prevedibile il disastro di Genova scatena polemiche politiche su un tema come quello della sicurezza del volo da anni rovente nel nostro Paese ma rimasto comunque drammaticamente irrisolto. Il ministro dei Trasporti Treu dopo aver precisato in Parlamento che ancora non sono note le cause dell' incidente aggiungeva che "e' stata nominata una Commissione secondo le regole". Per le 27 persone sopravvissute e' stata determinante la prontezza d' intervento nei soccorsi. "Ci sono stati quattro minuti decisivi", ha ricordato il ministro subissato dalle interpellanze. Mentre Giorgio Bornacin di Alleanza nazionale chiedeva di far luce sulle strategie di Alitalia che affitta i voli a compagnie minori come Minerva, Terracini e Grillo di Forza Italia volevano sapere se le norme di sicurezza nello scalo genovese sono all' altezza dell' importanza dell' aeroporto. Cesare De Piccoli dei Ds sottolineava l' urgenza di arrivare all' istituzione dell' agenzia per la sicurezza e in proposito Eduardo Bruno del Pdci e Domenico Tucillo del Ppi domandavano perche' il provvedimento e' ancora fermo tra la presidenza del Consiglio e il Senato. Quante volte negli ultimi dieci anni si sono ascoltate a Montecitorio simili richieste? La gestione della sicurezza dell' aviazione da noi sembra una chimera. Ancora si vola con un codice della navigazione che risale al 1942 quando negli aerei si adoperava il legno. Una legge all' inizio degli anni Ottanta accoglieva delle norme imposte dall' organizzazione internazionale dell' aviazione civile ma a distanza di quasi vent' anni non sono state ancora assimilate dal famoso Codice e quindi i piloti che li rispettano volano quasi nell' illegalita' . Tra i fatti "non accaduti" c' e' appunto la tragicommedia dell' agenzia per la sicurezza del volo. Il Parlamento europeo imponeva nel 1994 di costituire entro due anni un organismo specifico. Da noi il tempo scadeva inutilmente mentre volavano tra i diversi enti interessati (dal Cnr al ministero dei Trasporti) bozze che servivano esclusivamente ad animare tavole rotonde. Solo il 23 dicembre scorso il Consiglio dei ministri approvava un decreto che provocava la nascita, sulla carta, dell' attesissimo ente. Ma si trattava solo di "un oggetto misterioso che si aggirava per le stanze del Palazzo", come lo definiva l' agenzia di stampa Air Press. Perche' i contenuti erano ignoti mentre l' unico aspetto che emergeva erano le ipotesi sull' organigramma (presidente e 4 membri del collegio direttivo) e l' attribuzione delle poltrone spartite tra i ministeri di Grazia e Giustizia, dei Trasporti e degli Interni. "Dove sono gli esperti aeronautici che devono guidare le indagini in caso di incidenti in un mondo tecnologico cosi' sofisticato come l' aviazione?" si chiede Danilo de Judicibus dell' Anpac, l' associazione nazionale dei piloti e relatore di una delle tante famose bozze. Il nuovo ente, comunque, quando prendera' forma si occupera' soltanto di analisi degli incidenti e non di valutazione generale della sicurezza e della prevenzione. Questi aspetti rientrerebbero nei compiti del neonato Enac (ente nazionale dell' aviazione civile) uscito dalla fusione tra il vecchio organismo Civilavia e il Registro aeronautico italiano. "Cosi' abbiamo creato degli organismi - spiega de Judicibus - che stabiliscono le regole e contemporaneamente si controllano. Il Parlamento europeo aveva stabilito che l' ente della sicurezza dovesse essere autonomo e indipendente e invece il nostro dipendera' dal ministero dei Trasporti. Inoltre - aggiunge - non si e' risolto il problema della divisione tra le indagini giudiziarie e quelle tecniche". Ma i piloti si dimostrano anche preoccupati per la nascita delle piccole compagnie che come la Minerva vivono dei voli concessi da grandi compagnie. "In linea di principio siamo contenti che si creino nuovi posti di lavoro - dice Francesco Barbato, responsabile in Anpac degli aspetti tecnici e della sicurezza - ma non si puo' nascondere che un pericolo per la sicurezza esista come hanno dimostrato diversi incidenti negli Stati Uniti. Le piccole societa' per sopravvivere devono conquistare fette di mercato e da qualche parte devono rosicchiare nelle spese. Per questo ci preoccupiamo ed esigiamo le necessarie garanzie". Cordoglio per le vittime e' stato espresso dal presidente del Consiglio D' Alema e dal presidente della Camera Violante. Giovanni Caprara ----------------------------------------------------------------- LE PISTE MALATE LA MAPPA La mappa degli aeroporti (sopra) dimostra come il panorama della sicurezza abbia bisogno di notevoli interventi. Negli ultimi anni diversi adeguamenti sono stati fatti ma questo rivela solo che fino agli inizi degli anni ' 90 la situazione era ancora piu' grave. "Ora gli scali sono sicuri ma migliorabili" afferma diplomaticamente il comandante Niki Snider portavoce dell' Anpac, l' associazione dei piloti. Da anni, ad esempio, si discute dell' installazione delle apparecchiature per scoprire il pericoloso wind shear, cioe' quelle raffiche violente di vento capaci di schiacciare al suolo un velivolo in decollo o in atterraggio. Ma solo adesso il governo sembra deciso a materializzare le promesse a Palermo, Catania, Reggio Calabria e Genova aggiungendo che dopo arriveranno anche negli altri aeroporti italiani.


Caprara Giovanni


Pagina 4
(26 febbraio 1999) - Corriere della Sera













Respinto il ricorso al TAR Comune di Isola delle Femmine
Manifestazione Cittadina organizzata Coordinamento "No Radar a Isola delle Femmine"

Caricato da isolapulita. - Guarda gli ultimi video.




TRIBUNALE AMMINISTRATIVO REGIONALE SEDE PALERMO



Num. Reg. Gen.: 1765/2009


Data Dep.: 22/10/2009



Sezione: 3



Oggetto del ricorso: AUTORIZZAZIONE IN VARIANTE ALLO STRUMENTO URBANISTICO DEL COMUNE DI ISOLA DELLE FEMMINE PER LA REALIZZAZIONE DI UN RADAR



Istanza di fissazione:

Istanza di prelievo: NO



Ricorrenti:

COMUNE DI ISOLA DELLE FEMMINE



Resistenti:

ASSESSORATO REGIONALE TERRITORIO AMBIENTE

CONSIGLIO REGIONALE DELL'URBANISTICA

DIRIGENTE GENERALE DELL'ASSESSORATO TERRITORIO E AMBIENTE

ENAV SPA





Avvocati

Nome: GIUSEPPE Cognome: SPINELLI

AVVOCATURA DISTRETTUALE PA

Nome: SAVERIO Cognome: LO MONACO





Atti Depositati

Deposito 05/11/2009 Parte ASSESSORATO REGIONALE TERRITORIO AMBIENTE

Atto Depositato ATTO > DI COSTITUZIONE




Deposito 30/10/2009 Parte ENAV SPA

Atto Depositato MEMORIA > DI COSTITUZIONE




Deposito 22/10/2009 Parte COMUNE DI ISOLA DELLE FEMMINE

Atto Depositato DOMANDA > FISSAZIONE UDIENZA



Deposito 22/10/2009 Parte COMUNE DI ISOLA DELLE FEMMINE

Atto Depositato RICORSO




Provvedimenti

Esito RESPINGE Tipologia ORDINANZA SOSPENSIVA

Data Provvedimento 09/11/2009 Numero 200901038

Decreti


Nessun decreto



Udienze

Data fiss. udienza: 06/11/2009

Tipologia udienza: CAMERA DI CONSIGLIO

Relatore: FEDERICA CABRINI

Tipologia del relatore: CONSIGLIERE

Tipologia componente: PRESIDENTE

Terzo componente: MARIA CAPPELLANO

Tipologia componente: REFERENDARIO

http://www.giustizia-amministrativa.it/WEBY2K/DettaglioRicorso.asp?val=200901765


W I N D S H E A R

*Tutto inizia il mese di settembre 2005?
*Legge regionale esautora c.c. sulle opere di prubblica utilita'
*Siamo contro l'installazione del radar Rilevazione Wind Shear dannoso alla salute
*Wind Shear: come è andata a finire? Report
*No all'antenna radar a isola delle femmine senza se e senza ma
*I siciliani si mobilitano contro l'ecomostro di niscemi
*Manifestazione contro l'installazione del radar a isola delle femmine
*Isola Pulita richiede convocazione consiglio comunale aperto e per ...
*Siamo contro l'installazione del radar Rilevazione Wind Shear dannoso alla salute
*FIRMA LA PETIZIONE “no radar a Isola delle Femmine”
*Onorevole Signor Presidente della Repubblica Isola Pulita scrive al Presidente
*Stop all'installazione dell'antenna della ............. a isola ...
*ASSESSORE REGIONE SICILIA SORBELLO STOP ALL'ANTENNA DELLA MORTE*INSIEME CE LA FAREMO CONTRO LA LOBBY DELL'ANTENNA KILLER A ISOLA DELLE FEMMINE
*COMUNICATO STAMPA SORBELLO NO RADAR A ISOLA DELLE FEMMINE
*SICILIA: SORBELLO, NESSUNA AUTORIZZAZ...
*Isola delle Femmine Radar meteo o acquario marino?

sabato 14 marzo 2009

FAI INFORMAZIONE








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UNA NUOVA SPECULAZIONE EDILIZIA?

VOTA IL SONDAGGIO “DISERTIAMO LE URNE”
http://disertiamoleurneaisoladellefemmine.blogspot.com/2009/03/io-non-voto.html

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Regalasi cemento selvaggio



Quando l’Italia uscì dalla seconda guerra era un paese in ginocchio. Insieme ad un’economia distrutta e a tante città rase al suolo da bombardamenti indiscriminati, c’erano milioni di persone che vivevano al limite della sussistenza in alloggi di fortuna, in grotte o tuguri. Nonostante l’urgenza di avviare in fretta la ricostruzione, il decreto legislativo del marzo 1945 avviò la stagione dei “piani di ricostruzione”, strumenti di governo che, seppure più semplici dei piani regolatori e con procedure di approvazione più veloci, tentavano comunque di disegnare un progetto condiviso.

Nel febbraio 1949, quando le condizioni strutturali erano mutate di poco rispetto a quattro anni prima, ed erano anzi anni in cui la popolazione cresceva vertiginosamente, si avviò il grande piano di realizzazione di alloggi pubblici dell’Ina casa. Migliaia di case realizzate in tutta Italia sulla base di programmi che prendevano a cuore l’esigenza sociale di costruire case a basso reddito.

Oggi il paese è infinitamente più ricco e appesantito dal diluvio di cemento che si è abbattuto nell’ultimo decennio del liberismo sfrenato. Sono stati costruiti mediamente 300.000 alloggi ogni anno. Abbiamo oltre 31 milioni di abitazioni, mentre la popolazione è stabile da oltre un decennio. Il mercato edilizio è fermo perché ci sono molte case invendute. In Spagna, dove la crisi edilizia è più acuta che da noi, si è varato un piano di acquisizioni pubbliche delle case invendute. In questa Italia ricca e ubriaca di cemento, i “furbi del quartierino” che ci governano vogliono dare un aumento indiscriminato a tutti, senza quella mediazione rappresentata dai piani urbanistici che, come noto, cercano faticosamente di armonizzare esigenze individuali con il diritto di tutti di avere città belle e vivibili.

In tempi di emergenza e di bisogni estremi, chi aveva responsabilità di governo e l’intera comunità ebbero la maturità di accettare le regole fondamentali di una civile convivenza. Non sono mancati abusi in quel periodo. Ma c’era un sentire comune che sembra scomparso. Oggi non si può neppure tentare di rintracciare gli elementi che legano la comunità. Ciò che conta è l’interesse privato, la visione di corto respiro, l’egoismo proprietario. Un brutto segnale, davvero.

Anche perché costruito su motivazioni truffaldine. Si dice che l’edilizia non può svolgere il suo ruolo salvifico perché la burocrazia pubblica strangola i virtuosi imprenditori e i loro tecnici. Un argomento grottesco nei tempi attuali segnati dalla più grave crisi economica della storia moderna, causata proprio dall’avidità di un mercato senza regole. Ancor più grottesca, perché assolutamente falsa: in questi anni, come dicevamo, si è costruito tantissimo.

Ma il governo ha trovato la ricetta giusta: bisogna costruire ancora “ per dare stanze a figli e nipoti nelle ville di famiglia”. Ha detto proprio così, Berlusconi: nelle ville. Come dicono tutti gli istituti di ricerca seri, da Nomisma al Cresme, questi anni di cemento selvaggio non hanno risolto il problema della casa perché non si è realizzato nessun alloggio pubblico. Solo edilizia privata, troppo costosa per le famiglie più povere.

Regalare il 30 o il 35% della cubatura esistente ai privati servirà dunque a incrementare il reddito dei proprietari, ma non servirà per dare soluzione al problema casa. Sul fatto che servirà a rilanciare il mercato, i maggiori economisti hanno seri dubbi, proprio perché siamo in un periodo di eccesso di offerta. E allora perché il governo ha ipotizzato e tanto sapientemente enfatizzato l’intervento sul mercato edilizio? Per due buoni motivi.

Il primo è quello che accennavamo prima. Dare il colpo di grazia a quel poco che resta della funzione pubblica in materia di governo del territorio. Le soprintendenze di Stato ridotte nelle prerogative, nelle risorse economiche e nel personale; le Regioni ormai derubricate da enti di programmazione a funzioni di routine. Ora tocca ai poteri di controllo dei comuni. In nessun altro paese del mondo occidentale verrebbe in mente di affidare la bellezza delle città a perizie giurate di tecnici pagati dai volgari speculatori che governano l’economia del mattone. Nell’Italia di Berlusconi, sì. Era proprio questo, del resto, il punto su cui si soffermava entusiasta il presidente dei costruttori nazionali, tal Paolo Buzzetti, che passerà alla storia per aver sperimentato a Roma e diffuso in tutta Italia il grimaldello dell’accordo di programma.

Il secondo punto è che dopo che si sarà diradato il fumo dell’effetto annuncio, si vedrà che qualcuno ci guadagna. E molto. Facciamo tre esempi, confortati dal fatto che per testare il provvedimento hanno fatto da cavia i presidenti delle regioni Veneto e Sardegna.

Il Veneto perché è la patria del paesaggio dei capannoni vuoti. Una quantità impressionante di contenitori prima utilizzati come piccole fabbriche, magazzini o per attività commerciali oggi desolatamente vuoti. Di proprietà di gruppi sociali che ha votato per il centro destra e attendeva il regalo: 30-35% di incremento di superficie e (vedrete che sarà così) la possibilità di riconvertire in residenze. Per capire di cosa parliamo, si pensi che un normale capannone ha superfici di 5 o 6.000 metri quadrati. Un regalo di 2.000 metri quadrati da costruire. Milioni di rendita!

La Sardegna ha luoghi di bellezza sublime occupati da caserme o da ex strutture minerarie. Mentre Tremonti venderà per fare cassa, Berlusconi regala rendita. Ai privati, naturalmente, e anche in questo caso si tratta di migliaia di metri cubi che, dato il contesto, serviranno a devastare quanto resta del paesaggio.

I proprietari di grandi compendi immobiliari e delle ville “ stile cafone” tanto di moda, infine. Anche in questo caso migliaia di metri cubi regalati. Milioni di euro che andranno a ingrassare i pingui detentori di incalcolabili rendite. Altro che le stanzette per le famiglie modeste, il governo pensa al proprio elettorato di riferimento.

E allora tutto è perduto? Macchè, le contraddizioni sommergeranno il governo: basterebbe avviare una grande offensiva culturale. Insieme ai soliti noti vincitori della tombola ci sarà chi ci rimette. Tutti i cittadini che vedranno diventare più brutte le città. Perché nelle zone a bassa densità, si aprirà la cementificazione selvaggia. Perché nelle zone paesaggisticamente sensibili si compiranno intollerabili manomissioni.

Ma saranno danneggiati anche i singoli proprietari che per loro sventura si troveranno vicini a chi trarrà vantaggio dallo sciagurato provvedimento. Il proprietario di un vecchio villino di periferia urbana che vedrà sorgere nel lotto vicino una palazzina e vedrà la sua casa deprezzarsi in modo irreversibile. I proprietari delle ordinate periferie urbane, penso a Torino o alle belle città della via Emilia che a fianco o sul lato opposto della strada vedranno sorgere mostri di cemento. Anche loro ne riceveranno un danno patrimoniale. Allora una modesta proposta. Perché la sinistra esangue invece di restare irretita dal mago di Arcella e Arcore, non interpreta i sentimenti della maggioranza dei cittadini? Che chiedono soltanto di trovare qualcuno che abbia la capacità di delineare un’uscita dalla crisi che conservi i nostri tesori, le città e il paesaggio, e non aumenti le disuguaglianze.

Autore: Berdini, Paolo

Un po’ di storia e una lucida analisi per capire meglio l’ultima proposta del governo. Da Left, n.10, del 13 marzo 2009

http://nuovaisoladellefemmine.blogspot.com/

lunedì 9 marzo 2009

I CARABINIERI AL TERMOVALORIZZATORE DI COLLEFERRO

COLLEFERRO: I CARABINIERI DEL REPARTO NOE SEQUESTRANO IMPIANTI DI TERMOVALORIZZAZIONE



lunedì 09 marzo 2009



(Adnkronos) - Dalle prime ore di questa mattina è in corso una massiccia operazione condotta dai Carabinieri del Noe di Roma che stanno eseguendo nel Lazio, Toscana, Campania e Puglia numerosi arresti, 25 informazioni di garanzia, la notifica di 14 ordinanze di custodia cautelare e perquisizioni per i reati di associazione per delinquere finalizzata al traffico illecito di rifiuti, falso, truffa ai danni dello Stato ed altri reati ambientali. Nello stesso contesto, sempre i carabinieri del Noe stanno procedendo al sequestro dei due termovalorizzatori di Colleferro (Rm), laddove venivano conferiti illegalmente rifiuti anche pericolosi. Complessivamente risultano indagate 25 persone. {youtube}jP4vsicMJ2E{/youtube}



I Carabinieri del Nucleo Operativo Ecologico di Roma, dopo un'accurata indagine, coordinata dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Velletri, hanno notificato nelle province di Roma, Latina, Frosinone, Napoli, Avellino, Bari, Foggia, Grosseto e Livorno, 13 ordini di custodia cautelare degli arresti domiciliari, emessi dal Gip del Tribunale di Velletri, Alessandra Ilari nei confronti del Direttore Tecnico e Responsabile della gestione dei rifiuti degli impianti di termovalorizzazione di Colleferro; del Procuratore e Responsabile della raccolta dei multimateriali dell'impianto di una società di gestione di rifiuti di Roma; soci e amministratori di società di intermediazione di rifiuti e di sviluppo di software e chimici di Laboratori di analisi. I reati contestati agli indagati, a vario titolo, sono di associazione per delinquere; attività organizzata per traffico illecito di rifiuti; falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico; truffa aggravata ai danni dello Stato; favoreggiamento personale; violazione dei valori limiti delle emissioni in atmosfera e prescrizione delle autorizzazioni; accesso abusivo a sistemi informatici.



Colleferro, profitti ''esagerati'' per i due termovalorizzatori: 13 arresti e 25 indagati



Gli inceneritori bruciavano anche rifiuti speciali tossici. Tra gli arrestati il direttore.



Davide Sfragano



Certificavano i rifiuti speciali, anche pericolosi, come cdr (combustibile da rifiuti), per poi bruciarli nei due termovalorizzatori di Colleferro, in provincia di Roma. Questo l'imbroglio scoperto dalla Procura della Repubblica di Velletri, in collaborazione con i carabinieri del Noe, che ha portato al sequestro dei due impianti che continueranno a lavorare sotto la vigilanza di Carabinieri e Arpa Lazio (Agenzia regionale per la protezione ambientale), all'esecuzione di 13 ordinanze di custodia cautelare nelle province di Roma, Latina, Frosinone, Napoli, Avellino, Bari, Foggia, Grosseto e Livorno, e ad altre 25 persone indagate.


Associazione a delinquere


Le accuse formulate dagli investigatori sono quelle di associazione a delinquere finalizzata al traffico illecito di rifiuti, falso ideologico, truffa aggravata ai danni dello Stato, accesso abusivo a sistemi informatici, favoreggiamento personale, e soprattutto violazione dei valori limiti delle emissioni in atmosfera. Nell'inchiesta, denominata “black hole”, sono coinvolti amministratori di società di rifiuti e cdr di Lazio, Campania e Puglia.


Rifiuti speciali pericolosi


Le articolate indagini del Noe di Roma hanno infatti permesso di scoprire che a Colleferro, anziché il cdr, si bruciavano rifiuti speciali anche pericolosi. Tra questi anche pneumatici di camion e automobili. Insomma, a Colleferro venivano violate “tutte le norme previste”.
Secondo la ricostruzione degli investigatori attorno ai due impianti alle porte di Roma venivano conseguiti profitti spropositati, rappresentati dai maggiori ricavi e dalle minori spese di gestione di rifiuti che, venivano prodotti e commercializzati come cdr, pur essendo in gran parte rifiuti speciali, anche pericolosi, e quindi non utilizzabili nei forni dei termovalorizzatori.


Manette anche per il direttore tecnico


A finire in manette il direttore tecnico e responsabile della gestione dei rifiuti degli impianti di termovalorizzazione di Colleferro, Paolo Meaglia, il procuratore e responsabile della raccolta dei multimateriali per l'impianto dell'Ama (la società che gestisce la raccolta dei rifiuti nella Capitale), Giuseppe Rubrichi, la responsabile della gestione dei rifiuti degli stessi impianti, Stefania Brida. In cella anche i responsabili legali o gestori di società di intermediazione che fornivano cdr agli impianti: Antonio Vischi, Leopoldo Ronzoni, Michele Rizzi. E ancora Francesca Marchione (chimico), Fabio Mazzaglia (chimico), Francesco De Feo, il gestore dell'impianto di trattamento dei rifiuti di Serino (Av), Pantaleone Dentice, il gestore dell'impianto di trattamento dei rifiuti di Montefredane (Av), Angelo Botti, responsabile della raccolta del multimateriale per l'Ama di Rocca Cencia, e Simone Gabricci e Inesca Brbic, soci e amministratore di Opus Automazione.

Condizionamento anche sui dipendenti


Non solo. Le indagini hanno anche accertato che la società di gestione degli impianti di Colleferro condizionava dipendenti ed operai - anche attraverso pretestuose contestazioni disciplinari e sospensioni lavorative – per scoraggiarli a diffondere quanto avveniva negli impianti, ma soprattutto a collaborare con l'autorità giudiziaria.
A tal proposito il consigliere regionale laziale, Alessio D'Amato, nel chiedere al presidente della Regione Piero Marrazzo di costituirsi parte civile in caso di rinvio a giudizio ha precisato che “già nei giorni scorsi in Consiglio regionale era stata presentata un'interrogazione per denunciare il clima di vessazione nei confronti degli operai. Ancora oggi il capo operaio sospeso dal servizio per aver collaborato con i carabinieri non è stato reintegrato, un fatto che denota il clima mafioso con cui è gestito l'impianto”.


Le reazioni di Regione Lazio e Ama


La Regione Lazio, intanto, nel dare la piena disponibilità a collaborare alla Magistratura, ha precisato che “da tempo ha dato indicazioni all'Arpa Lazio di verificare la qualità del cdr trattato dall'impianto di Colleferro”, e che “la Giunta ha approvato a fine 2008 un piano complessivo per la verifica epidemiologica e ambientale in tutti i siti che trattano rifiuti nella Regione”.
L'Ama, invece, ha annunciato “di aver immediatamente avviato un'indagine interna per appurare eventuali responsabilità dei propri dipendenti”.

C'era già un video-denuncia su Youtube


Quanto emerso oggi, però, per i cittadini di Colleferro e della Valle del Sacco non è proprio un fulmine a ciel sereno. Loro già sospettavano da tempo quanto scoperto da poco dalla Magistratura. Lo dimostra anche il video pubblicato su Youtube da un cineamatore in cui viene ripreso proprio il fumo scuro che esce da uno dei due impianti di Collefferro, che pubblichiamo in allegato.


E ai Castelli preparano già una manifestazione


La notizia, tra l'altro, non piace proprio agli attivisti del Coordinamento "No Inceneritore ai Castelli romani", che ha già programmato una manifestazione tra le strade dei paesi dei Castelli romani per il prossimo 21 marzo. "Quanto sta accadendo nella nostra Regione aumenta le ombre sull'attuale gestione del ciclo dei rifiuti nonché la preoccupazione delle popolazioni - dice Emiliano Viti, un'attivista del coordinamento - Soprattutto perché dopo un accurato studio territoriale, il dipartimento prevenzione dell'azienda sanitaria ha stilato una valutazione negativa per l'autorizzazione integrata ambientale all'impianto". Per questo il coordinamento chiede da subito al presidente della Regione "una moratoria verso tutti i nuovi inceneritori nel Lazio".



http://www.ilsalvagente.it/Sezione.jsp?titolo=Colleferro,%20profitti%20''esagerati''%20per%20i%20due%20inceneritori:%2013%20arresti&idSezione=2445