lunedì 9 marzo 2009

I CARABINIERI AL TERMOVALORIZZATORE DI COLLEFERRO

COLLEFERRO: I CARABINIERI DEL REPARTO NOE SEQUESTRANO IMPIANTI DI TERMOVALORIZZAZIONE



lunedì 09 marzo 2009



(Adnkronos) - Dalle prime ore di questa mattina è in corso una massiccia operazione condotta dai Carabinieri del Noe di Roma che stanno eseguendo nel Lazio, Toscana, Campania e Puglia numerosi arresti, 25 informazioni di garanzia, la notifica di 14 ordinanze di custodia cautelare e perquisizioni per i reati di associazione per delinquere finalizzata al traffico illecito di rifiuti, falso, truffa ai danni dello Stato ed altri reati ambientali. Nello stesso contesto, sempre i carabinieri del Noe stanno procedendo al sequestro dei due termovalorizzatori di Colleferro (Rm), laddove venivano conferiti illegalmente rifiuti anche pericolosi. Complessivamente risultano indagate 25 persone. {youtube}jP4vsicMJ2E{/youtube}



I Carabinieri del Nucleo Operativo Ecologico di Roma, dopo un'accurata indagine, coordinata dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Velletri, hanno notificato nelle province di Roma, Latina, Frosinone, Napoli, Avellino, Bari, Foggia, Grosseto e Livorno, 13 ordini di custodia cautelare degli arresti domiciliari, emessi dal Gip del Tribunale di Velletri, Alessandra Ilari nei confronti del Direttore Tecnico e Responsabile della gestione dei rifiuti degli impianti di termovalorizzazione di Colleferro; del Procuratore e Responsabile della raccolta dei multimateriali dell'impianto di una società di gestione di rifiuti di Roma; soci e amministratori di società di intermediazione di rifiuti e di sviluppo di software e chimici di Laboratori di analisi. I reati contestati agli indagati, a vario titolo, sono di associazione per delinquere; attività organizzata per traffico illecito di rifiuti; falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico; truffa aggravata ai danni dello Stato; favoreggiamento personale; violazione dei valori limiti delle emissioni in atmosfera e prescrizione delle autorizzazioni; accesso abusivo a sistemi informatici.



Colleferro, profitti ''esagerati'' per i due termovalorizzatori: 13 arresti e 25 indagati



Gli inceneritori bruciavano anche rifiuti speciali tossici. Tra gli arrestati il direttore.



Davide Sfragano



Certificavano i rifiuti speciali, anche pericolosi, come cdr (combustibile da rifiuti), per poi bruciarli nei due termovalorizzatori di Colleferro, in provincia di Roma. Questo l'imbroglio scoperto dalla Procura della Repubblica di Velletri, in collaborazione con i carabinieri del Noe, che ha portato al sequestro dei due impianti che continueranno a lavorare sotto la vigilanza di Carabinieri e Arpa Lazio (Agenzia regionale per la protezione ambientale), all'esecuzione di 13 ordinanze di custodia cautelare nelle province di Roma, Latina, Frosinone, Napoli, Avellino, Bari, Foggia, Grosseto e Livorno, e ad altre 25 persone indagate.


Associazione a delinquere


Le accuse formulate dagli investigatori sono quelle di associazione a delinquere finalizzata al traffico illecito di rifiuti, falso ideologico, truffa aggravata ai danni dello Stato, accesso abusivo a sistemi informatici, favoreggiamento personale, e soprattutto violazione dei valori limiti delle emissioni in atmosfera. Nell'inchiesta, denominata “black hole”, sono coinvolti amministratori di società di rifiuti e cdr di Lazio, Campania e Puglia.


Rifiuti speciali pericolosi


Le articolate indagini del Noe di Roma hanno infatti permesso di scoprire che a Colleferro, anziché il cdr, si bruciavano rifiuti speciali anche pericolosi. Tra questi anche pneumatici di camion e automobili. Insomma, a Colleferro venivano violate “tutte le norme previste”.
Secondo la ricostruzione degli investigatori attorno ai due impianti alle porte di Roma venivano conseguiti profitti spropositati, rappresentati dai maggiori ricavi e dalle minori spese di gestione di rifiuti che, venivano prodotti e commercializzati come cdr, pur essendo in gran parte rifiuti speciali, anche pericolosi, e quindi non utilizzabili nei forni dei termovalorizzatori.


Manette anche per il direttore tecnico


A finire in manette il direttore tecnico e responsabile della gestione dei rifiuti degli impianti di termovalorizzazione di Colleferro, Paolo Meaglia, il procuratore e responsabile della raccolta dei multimateriali per l'impianto dell'Ama (la società che gestisce la raccolta dei rifiuti nella Capitale), Giuseppe Rubrichi, la responsabile della gestione dei rifiuti degli stessi impianti, Stefania Brida. In cella anche i responsabili legali o gestori di società di intermediazione che fornivano cdr agli impianti: Antonio Vischi, Leopoldo Ronzoni, Michele Rizzi. E ancora Francesca Marchione (chimico), Fabio Mazzaglia (chimico), Francesco De Feo, il gestore dell'impianto di trattamento dei rifiuti di Serino (Av), Pantaleone Dentice, il gestore dell'impianto di trattamento dei rifiuti di Montefredane (Av), Angelo Botti, responsabile della raccolta del multimateriale per l'Ama di Rocca Cencia, e Simone Gabricci e Inesca Brbic, soci e amministratore di Opus Automazione.

Condizionamento anche sui dipendenti


Non solo. Le indagini hanno anche accertato che la società di gestione degli impianti di Colleferro condizionava dipendenti ed operai - anche attraverso pretestuose contestazioni disciplinari e sospensioni lavorative – per scoraggiarli a diffondere quanto avveniva negli impianti, ma soprattutto a collaborare con l'autorità giudiziaria.
A tal proposito il consigliere regionale laziale, Alessio D'Amato, nel chiedere al presidente della Regione Piero Marrazzo di costituirsi parte civile in caso di rinvio a giudizio ha precisato che “già nei giorni scorsi in Consiglio regionale era stata presentata un'interrogazione per denunciare il clima di vessazione nei confronti degli operai. Ancora oggi il capo operaio sospeso dal servizio per aver collaborato con i carabinieri non è stato reintegrato, un fatto che denota il clima mafioso con cui è gestito l'impianto”.


Le reazioni di Regione Lazio e Ama


La Regione Lazio, intanto, nel dare la piena disponibilità a collaborare alla Magistratura, ha precisato che “da tempo ha dato indicazioni all'Arpa Lazio di verificare la qualità del cdr trattato dall'impianto di Colleferro”, e che “la Giunta ha approvato a fine 2008 un piano complessivo per la verifica epidemiologica e ambientale in tutti i siti che trattano rifiuti nella Regione”.
L'Ama, invece, ha annunciato “di aver immediatamente avviato un'indagine interna per appurare eventuali responsabilità dei propri dipendenti”.

C'era già un video-denuncia su Youtube


Quanto emerso oggi, però, per i cittadini di Colleferro e della Valle del Sacco non è proprio un fulmine a ciel sereno. Loro già sospettavano da tempo quanto scoperto da poco dalla Magistratura. Lo dimostra anche il video pubblicato su Youtube da un cineamatore in cui viene ripreso proprio il fumo scuro che esce da uno dei due impianti di Collefferro, che pubblichiamo in allegato.


E ai Castelli preparano già una manifestazione


La notizia, tra l'altro, non piace proprio agli attivisti del Coordinamento "No Inceneritore ai Castelli romani", che ha già programmato una manifestazione tra le strade dei paesi dei Castelli romani per il prossimo 21 marzo. "Quanto sta accadendo nella nostra Regione aumenta le ombre sull'attuale gestione del ciclo dei rifiuti nonché la preoccupazione delle popolazioni - dice Emiliano Viti, un'attivista del coordinamento - Soprattutto perché dopo un accurato studio territoriale, il dipartimento prevenzione dell'azienda sanitaria ha stilato una valutazione negativa per l'autorizzazione integrata ambientale all'impianto". Per questo il coordinamento chiede da subito al presidente della Regione "una moratoria verso tutti i nuovi inceneritori nel Lazio".



http://www.ilsalvagente.it/Sezione.jsp?titolo=Colleferro,%20profitti%20''esagerati''%20per%20i%20due%20inceneritori:%2013%20arresti&idSezione=2445

1 commento:

Marialuisa ha detto...

Un’altra trappola mortale stanno preparando a spese della popolazione di Isola delle Femmine Capaci e territorio circostante, dopo la Italcementi, proprio di ieri la tanta attesa (chi vive sperando muore campando) decisione dell’assessorato per l’installazione dell’antenna (cavia mortale) radar sul territorio di Isola. Bravi Cutino Portobello Bologna Rubino e tutti i consiglieri del comune, bravi i politici regionali. Questo è il prezzo che i cittadini di Isola devono pagare per l’incapacità e la poca autorevolezza dei nostri rappresentanti amministratori. Ancora una volta ve lo diciamo andate fuori dalle scatole dopo aver rovinato un paese adesso ci state preparando una vera ecatombe di cui probabilmente non ne siete nemmeno a conoscenza.
Leggete alcuni effetti DANNOSSISSIMI sulla salute delle persone che causano le onde elettromagnetiche:
Effetti termici o a breve termine

* variazioni della permeabilità cellulare
* variazione del metabolismo
* variazioni delle funzioni ghiandolari, del sistema immunitario, del sistema nervoso centrale e del comportamento.
per densità di potenza elettromagnetica irradiata maggiore di 50 milliwatt/cm2:
* possibili lesioni cerebrali
* influenza sulla crescita cellulare
* malformazioni fetali
* ustioni interne
* cataratta
* morte per infarto.
Effetti non termici o cronici per intensità inferiore a quella che determina gli effetti termici
* variazione del numero dei linfociti e granulociti (esperimenti su cellule)
* variazioni del livello di anticorpi e delle attività dei macrofagi (esperimenti su animali)
* tachicardia
* dolore agli occhi
* vertigini
* depressione
* limitazione della capacità di apprendimento
* perdita di memoria
* caduta di capelli
nei paesi dell’Est europeo studi hanno evidenziato anche:
* sterilità
* aumento aborti
* abbassamento della fertilità
Dopo aver letto il tutto decidete di DIMETTERVI da amministratori e da candidati lasciate che siano i cittadini nella loro autonomia e indipendenza culturale a decidere il loro futuro e da chi devono essere amministrati.
Maria