lunedì 2 novembre 2009

L'Omicidio Di Napoli e L'indifferenza di.............


L'Omicidio Di Napoli e L'indifferenza di.............
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Scendere in Piazza Contro l'indifferenza

2.11.09











Guido Ruotolo Fonte La Stampa





Povera Napoli, che divora i suoi figli. Quel corpo senza vita di Mariano Bacioterracino, freddato da un killer spietato, che non sbaglia una mossa, che si allontana come se fosse un automa, un robot senza sentimenti ed emozioni. E soprattutto quei passanti che non si fermano, anzi quella donna che si china a terra per vedere se il corpo senza vita le appartiene, tutto questo è Napoli oggi, una città che ha deciso di smettere di vivere.

Mariano Bacioterracino, un camorrista specializzato in rapine. Forse è stato ucciso per uno sgarro, perché amante della moglie di un altro camorrista. Forse. Adesso che quel video è stato rilanciato nell’etere, lo si è visto in tutto il mondo, una soffiata ha messo gli investigatori sulla pista buona per individuare il killer. Insomma, quel killer ha un nome e cognome, anche se è latitante. La notizia si diffonde nel giorno in cui la Mobile di Napoli cattura un pericoloso latitante, Salvatore Russo, ieri è toccato al fratello, catturato dai carabinieri. E tutti gridano alla vittoria dello Stato.

Quel video che riprende l’esecuzione di Bacioterracino è muto. Muto come lo è il battito del cuore di questa città. Ricordo quel giorno di giugno del 1997. Dodici anni fa. Una sparatoria tra camorristi, in salita Arenella. E il sorriso di mia cugina Silvia se ne è andato per sempre. Vittima innocente della follia camorrista. Il suo corpo senza vita a terra. Suo figlio Francesco, cinque anni, accanto al corpo della madre, sua figlia Alessandra che guarda la scena dalla finestra. Allora, la città si ribellò. Fece scalpore la morte di Silvia.

Mariano Bacioterracino e Silvia Ruotolo. La morte divora Napoli. Il sussulto, la protesta, gli impegni per liberare Napoli dalla violenza camorrista, dalla morte. Un tempo erano le epidemie, le guerre, l’eruzione del Vesuvio e la povertà a falcidiare questa città. Oggi è la violenza. Della camorra, della droga, del gangsterismo urbano. E, soprattutto, a uccidere Napoli è l’assuefazione. Perché la città non reagisce, non si indigna, non scende per strada? Perché non riapre quel capitolo glorioso delle sue «Quattro giornate»? Sì, contro la camorra, la droga, la violenza bisognerebbe scendere in piazza, armati soltanto di collera e di voglia di andare contro quella che i giovani di oggi vivono come «normalità»: «Perché il silenzio? Perché è normale che a Napoli accadano queste cose».

Forse è il tempo di piangere i vivi più che i morti. E’ vero, a Napoli la camorra c’è sempre stata. Dall’Unità di Italia in poi. Ma oggi il problema è che non ha avversari. La politica e la società civile hanno tirato i remi in barca. Le forze di polizia e la magistratura sembrano quei soldati giapponesi ai quali, rifugiatisi nella foresta, nessuno ha ancora detto che la guerra è finita.






Silvia Ruotolo Viene uccisa 11 giugno 1997


Accadde Oggi. Silvia Ruotolo, napoletana 39enne, torna a casa dopo aver preso da scuola Francesco, il suo secondo bambino, di cinque anni.




Vittorio Savino








Siamo alla salita Arenella, a Napoli, è l’11 giugno del 1997. Dal balcone li guarda, attendendoli, Alessandra, la sua prima figlia, di dieci anni. All’improvviso un fuoco di sbarramento folle, Silvia cade a terra colpita, quaranta proiettili in tutto, morta sul colpo, un altro ragazzo resterà ferito. Obiettivo era Salvatore Raimondi, uomo del clan Cimmino, nemico del clan Alfieri che ha disposto l’agguato mortale. Silvia diventa subito un emblema delle vittime della camorra, la Napoli bene resta esterrefatta da tanta ferocia. Bisogna aspettare l’11 febbraio del 2001 perché la Corte d’Assise di Napoli condanni all’ergastolo per l’assassinio di Silvia il boss Giovanni Alfano, Vincenzo Cacace e Mario Cerbone, responsabili di quella strage e di tante altre azioni criminose. Silvia è cugina di Sandro Ruotolo, giornalista-coraggio che noi tutti conosciamo per le tante denunce pubbliche che porta avanti sulla televisione, targata Rai.


Confermati tre ergastoli ai killer di Silvia Ruotolo


Il pm chiede 4 ergastoli


Finisce in trappola la banda del racket volevano 700 mila euro da un medico



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