sabato 20 marzo 2010

La riforma TOGLIE agli ATO la gestio...


La riforma TOGLIE agli ATO la gestione del ciclo integrato. Si realizza cioè la seperazione tra gestione da un lato ed il controllo, la programmazione e le scelte dall'altro.

Gli ATO non saranno più Società di capitali ( S.p.a) [ ma Consorzi (obbligatori purtroppo) di Comuni di tutta la Provincia] , che decidevano Autonomamente se gestire da sè o affidare in maniera totalmente discrezionale in appalto tutto o in parte la gestione.

Avranno INVECE l'enorme potere di affidare ad un soggetto ESTERNO, tramite gara, la gestione del servizio .

I Comuni dovranno obbligatoriamente sottoscrivere il Contratto con quel gestore. In ciò consiste la sua "responsabilità" !!

In realtà quindi è un obbligo, un dovere.

Gli utenti dovranno pagare TIA o TARSU decisi dal Comune su indicazione dell'ATO. Il Comune può decidere pure se non fare pagare nulla, ma si assume comunque l'onere di pagare prendendo i soldi da un'altra voce di bilancio comunale.

Si parla di "multinazionali" (tre volte). Perchè dare per scontato questo fatto altamente improbabile ? Le ditte saranno "italianissime" anzi "sicilianissime" mascherate in involucri dall'aspetto "nazionale" o anche "multinazionale".

La mia idea, invece, è che i consorzi debbano nascere su base VOLONTARIA e partendo dalla delimitazione geografica attuale.

Tutti salvi quindi ? NO !

Dovrebbero essere salvati quelli che hanno dimostrato di avere realizzato negli anni 2008, 2009, e, a consuntivo da verificare, nel 2010 obbiettivi di qualità del servizio ( per esempio ANCHE percentuali discrete di raccolta differenziata) e obbiettivi economici (deficit al di sotto di una certa soglia come per esempio si fa nella Unione Europea)

Questo principio era presente nel progetto PD , ma poi il PD ci ha rinunciato nell'arco di tre giorni, visto che ha sottoscritto il nuovo disegno di legge di Giunta.

Ad evitare equivoci, i Comuni del Consorzio dovrebbero comunque essere Direttamente tirati in causa nel pagamento del servizio. " Ca nisciuno è fesso".

"La Regione dovrebbe individuare i siti delle discariche".

La legge quadro nazionale 152/2006 e il disegno di legge in discussione attribuiscono alla Regione (delegandolo all’Assessorato) il compito di individuare i CRITERI in base ai quali si individuano le AREE NON IDONEE e le AREE IDONEE. Le Province poi dovrebbero individuare queste AREE e i SITI IDONEI.

Nulla si dice sulla proprietà e sulla gestione di questi siti.

Ora sappiamo che le discariche sono un terreno di coltura non solo di batteri, virus, materiali velenosissimi e inquinanti, ma anche di interessi MAFIOSI legati al traffico di rifiuti tossici e di rifiuti speciali.

Le discariche, aperte e chiuse, devono essere invece “aperte” al controllo delle comunità presso le quali si trovano, gestite secondo il principio della SICUREZZA PUBBLICA E DELLA SICUREZZA SOCIALE ( cioè del controllo mafioso) a prescindere da quanto costa. E questo lo può garantire MAGGIORMENTE (non al 100% purtroppo) la PROPRIETA’ E LA GESTIONE PUBBLICA della discarica. Chi mi garantisce la bonifica futura ? Il privato che le ha gestite in base al criterio del profitto immediato ?

Per me è la Regione che deve farsi carico di questo. Per tutte le discariche della Regione.

Ora questo io lo dico da sempre, anche nelle recenti mail, ma Spina decide autonomamente di raccogliere questo contributo semplicemente CENSURANDOLO.

“Siamo convinti che la gestione integrata dei rifiuti debba essere fatta in regime di libera concorrenza tra piccole ditte pubbliche e private locali”

Io sono convinto che l’iniziativa privata possa (non debba) essere consentita ed esercitata comunque NON IN REGIME DI MONOPOLIO. Sono convinto inoltre che nel caso di servizi pubblici, il servizio gestito dal pubblico (Regione, Provincia, Comune, o consorzi vari) DEBBA avere la priorità sul privato( e non, come dice il recentissimo decreto Ronchi, il contrario).

Questo in modo particolare per le discariche e per tutti gli impianti che abbiano un forte impatto sull’ambiente, sulla legalità, e sul sociale.

salvatore.durante@alice.it


Ritengo, innanzi tutto, che noi possiamo dare un giudizio di merito sull'operato dell'attività legislativa della Regione solo se conosciamo bene due cose:
a)i margini di intervento del parlamento regionale, rispetto alla normativa nazionale e a quella comunitaria;
b)quale sistema, nel nostro territorio, può rappresentare l'optimum ed in che cosa consiste questo optimum.
Riguardo il primo punto ci interessa sapere se, in qualche punto del nuovo piano, sarà previsto l'obbligo di passare definitivamente dalla tassa alla tariffa.
La legge 158/99, istitutiva della tariffa, che sarebbe dovuta entrare in vigore dal 1° gennaio 2000 in tutta Italia, nel Mezzogiorno è stata di fatto derogata e ancora oggi il parametro di calcolo prevalente per la determinazione di quanto le famiglie devono pagare, con la TARSU, è costituito dalla superficie dell'abitazione in cui si vive. Con questo autentico atto di sabotaggio della R.D., i Comuni , hanno continuato a coprire la spesa per la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti con il gettito della TARSU, dell'ICI e dell'IRPEF. L'effetto più pernicioso del reiterato rinvio dell'applicazione della tariffa, tuttavia, è stato quello di scollegare completamente l'importo pagato dai cittadini dall'”efficienza” dei cittadini stessi nel fare la R.D..
In assenza del pur minimo riconoscimento (anche economico) all'utente per l'impegno nel praticare la R.D. ed in assenza del servizio porta a porta, per farla breve, si è arrivati all'emergenza con il commissariamento, delle cui vicende siamo tutti informati. La ciliegina dei commissariamenti e della gestione della maggior parte degli ATO-carrozzoni è consistita nel fatto che nessuno di questi soggetti, nonostante le ingenti somme stanziate ed elargite, era tenuto a garantire dei risultati.
Una cosa che mi piacerebbe leggere nel nuovo piano di rifiuti regionale non è l'applicazione della tariffa ma anche (se la Regione ha la possibilità di farlo) una modifica della 158/99 nel senso di ridurre al minimo i parametri relativi alla superfici delle case ed al numero dei componenti il nucleo familiare, enfatizzando quello del comportamento dei cittadini nei confronti della R.D..
Nel piano rifiuti regionale ci dovrebbe essere una norma correttiva della legge nazionale (che è una libera interpretazione delle direttive europee) che prevede, per i condomini, il conferimento dei rifiuti in cassonetti comuni. Ciò, rendendo impossibile la tracciabilità del sacchetto, vanificherebbe ogni opera di responsabilizzazione dei singoli utenti.
Nel quadro della strategia per la prevenzione della produzione dei rifiuti, di cui si fa un gran parlare ma di cui si fa poco, la Regione dovrebbe prendere esempio dal Comune di Torre Boldone, la cui amministrazione, fattosi bene i conti, ha trovato economicamente conveniente regalare alle mamme con bambini piccoli dei pannolini riusabili, più igienici ed economici di quelli usa-e-getta, ed istituire un servizio di raccolta-lavaggio-riconsegna dei pannolini a domicilio. Il costo dei pannolini e quello del servizio era inferiore al costo di conferimento dei pannolini in discarica e si salvava l'ambiente su cui non gravava il peso di una frazione merceologica praticamente intrattabile.
Per quanto riguarda gli impianti di compostaggio c'è da fare un paio di considerazioni. La prima si riferisce all'attuale legge che, non considerando le nuove tecnologie con cui questi impianti oggi vengono costruiti, li considera impianti industriali e impone di costruirli fuori dai centri abitati.
In realtà, da un punto di vista strettamente tecnico, essi potrebbero essere alloggiati in una costruzione anche in pieno centro città senza tradire la loro presenza, grazie ai filtri biologici di nuova concezione, con qualsivoglia odore molesto.
La scelta del commissario straordinario, che probabilmente non sarà messa in discussione nel nuovo piano, privilegiando discutibili “economie di scala”, prevede pochi grossi impianti a cui i comuni, distanti anche centinaia di chilometri devono conferire il materiale organico.
Questa impostazione non tiene conto di alcune necessarie considerazioni:
a) le economie di scala vengono abbondantemente annullate dai maggiori costi di trasporto. Si verifica pure l'assurdo che molti comuni ad economia agricola, e quindi potenziali utilizzatori del compost, devono trasportare l'organico all'impianto e da quì riportare il compost maturo nelle proprie campagne.
b) Alla fine del processo di compostaggio, il compost maturo e pronto per essere usato o trasportato, pesa poco più della metà della massa di origine. Se invece di trasportare direttamente l'organico questo viene fatto prima compostare in loco, si dimezzano i costi di trasporto. Se poi il compost viene impiegato nel luogo di produzione questi costi vengono quasi azzerati.
L'impianto di compostaggio, che per funzionare ha bisogno anche di reintegrare l'acqua che nel processo di bio-ossidazione si perde sotto forma di vapore, e di una certa quantità di azoto organico per alimentare i batteri responsabili della fermentazione, trova il suo naturale complemento in un impianto di trattamento dei liquami urbani, che produce fanghi ricchi, appunto, di acqua e di azoto.
In conclusione, il nuovo piano dei rifiuti dovrebbe prevedere almeno un impianto di co-compostaggio per ogni comune che, in un colpo solo, risolverebbe vantaggiosamente sotto molteplici aspetti il problema dei rifiuti urbani organici, sia nella loro forma solida che in quella liquida.
Copiando ciò che ha già realizzato il Comune di Milano, dovrebbe imporre la creazione di fontanelle pubbliche dove viene erogata, gratis o a prezzi politici, acqua senza cloro e disinfettata con ozono e raggi UV. Dovrebbe pure prevedere incentivi fiscali per quei negozianti che vendono detersivi e latte alla spina.
Oltre a limitare drasticamente la quantità di contenitori di plastica, si realizzerebbe pure un notevole risparmio energetico.
Per realizzare tutto ciò la forma ATO è, a mio giudizio, inadeguata. La formula vincente sarebbe il ritorno ad una gestione in economia per quei comuni che lo richiedono, offrendo loro l'appoggio logistico dell'ATO di appartenenza unicamente per il trattamento e la destinazione dei rifiuti speciali e della frazione residua della R.D., uniche frazioni per le quali il Comune dovrebbe pagare un corrispettivo per il servizio.
Un piano rifiuti degno di questo nome dovrebbe seriamente considerare l'impiego dei cenciaioli, prevedendo (esattamente il contrario di quanto ha fatto Cammarata), un concreto e consistente appoggio logistico per la loro attività. Non ho fatto bene i conti ma, ad occhio e croce, grazie ai cenciaioli, i comuni e gli ATO si troverebbero nella condizione di realizzare consistenti economie e di poter disporre di personale in esubero da impiegare proficuamente nei nuovi servizi e, soprattutto, nei controlli.
Per quanto riguarda l'idea di chiedere il parere di Angelini sono d'accordo, ma con qualche cautela: il personaggio è molto preparato e conosce la materia come pochi. Non dobbiamo però dimenticare che, ai tempi del governo Capodicasa, è stato l'autore, assieme a Michelon, del P.I.E.R., in cui erano previsti degli inceneritori...
vitilardo@inwind.it

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