mercoledì 7 aprile 2010

Unanimità in Commissione all'ARS per il D.D.L. Chinnici sulla Trasparenza





UNANIMITA' IN COMMISSIONE ALL'ARS PER IL D.D.L. CHINNICI SULLA TRASPARENZA

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L'ASSESSORE CATERINA CHINNICI

PALERMO, 7 apr 2010 (SICILIAE) - Via libera, all'unanimita', dalla commissione legislativa "Affari istituzionali" dell'Assemblea regionale siciliana al disegno di legge sulla trasparenza e semplificazione amministrativa. Il provvedimento, approvato dalla giunta regionale lo scorso 9 febbraio, su proposta dell'assessore per le Autonomie Locali e la Funzione Pubblica, Caterina Chinnici, si inserisce nell'ambito dell'attivita' di riforma dell'amministrazione regionale, che ha gia' portato, dal primo gennaio di quest'anno, a una riorganizzazione dei 12 assessorati e dei 28 dipartimenti, in maniera piu' razionale e uniforme.

"Ringrazio il presidente Minardo e i componenti della Commissione - afferma l'assessore Chinnici - per la collaborazione dimostrata e per la celerita' impressa ai lavori di approvazione. Confido anche sulla sensibilita' del parlamento perche' il via libera al disegno di legge possa arrivare in tempi rapidi".

Il disegno di legge introduce un piu' moderno sistema di regole che, ponendo il cittadino al centro dell'azione amministrativa, allo stesso tempo, consente alla Regione di promuovere nuove e piu' ricche opportunita' di crescita civile, economica e culturale della societa' siciliana. L'obiettivo e' lo snellimento e la modernizzazione dell'apparato burocratico regionale, per accrescere efficienza e competitivita', potenziando cosi' la capacita' ad attrarre investimenti.

A esprimere soddisfazione per l'approvazione del ddl e per l'operato della Commissione il presidente Riccardo Minardo.

"Prosegue - afferma Minardo - l'impegno del governo regionale nel portare avanti una forte azione riformatrice, che consentira' il raggiungimento di obiettivi importanti".

I capisaldi del ddl sono tre. Si va dalla semplificazione, con la certezza dei tempi di risposta al cittadino e la riduzione delle attese, alla trasparenza, con l'inserimento di alcune norme comportamentali per i dipendenti della pubblica amministrazione - contenute nel codice antimafia e anticorruzione varato dalla Commissione presieduta dall'ex procuratore nazionale antimafia Pier Luigi Vigna - per assicurare legalita' all'azione amministrativa. E poi c'e' la novita' in tema di recepimento di norme. Nel caso in cui la legge regionale abbia previsto un rinvio a quella nazionale, eventuali modifiche apportate dallo Stato, saranno efficaci anche in Sicilia assicurando cosi' certezza e chiarezza nell'applicazione.

Il disegno di legge approvato oggi dalla Commissione prevede che il termine di conclusione dei procedimenti amministrativi sia ridotto a 30 giorni. Rispetto al disegno di legge originario, cosi' come era stato approvato dalla giunta regionale, sono state inserite delle modifiche, alcune anche da parte del governo, per rendere l'impianto normativo piu' completo. In particolare e' stata prevista la possibilita' che singole amministrazioni possano procedere, attraverso propri regolamenti, a stabilire tempi di conclusione dei procedimenti piu' adeguati alla complessita' degli stessi. Introdotta anche la possibilita' di delegificazione.

"Abbiamo inserito - spiega l'assessore Chinnici - un meccanismo, gia' collaudato positivamente dallo Stato, che permette di disciplinare attraverso regolamenti, previa approvazione di una legge delega da parte del governo, materie o procedure di particolare complessita'. Se utilizzata adeguatamente, e' una procedura che potra' dare un grande impulso al sistema di semplificazione".

Nell'ottica della semplificazione si inserisce anche la norma che prevede la possibilita' che, entro il 31 marzo di ogni anno, il governo presenti dei disegni di legge per il riassetto normativo e l'eventuale coordinamento delle leggi regionali tra loro e rispetto a quelle statali.

Prevista anche una semplificazione delle procedure per favorire la realizzazione o trasformazione di impianti produttivi che utilizzino strumenti innovativi, fonti energetiche alternative e che incrementino in modo significativo i livelli occupazionali e tutelino l'ambiente, il paesaggio e il patrimonio storico-artistico.

All'interno del provvedimento sono state inserite anche alcune delle norme piu' significative, in materia di personale e trasparenza, finalizzate ad affermare e incrementare l'impermeabilita' dell'azione amministrativa regionale rispetto a qualsiasi forma di infiltrazione e collusione mafiosa. Il corpo di norme e' stato tratto dal "Codice antimafia e anticorruzione della pubblicazione amministrazione", varato dalla Commissione istituita dall'allora assessore regionale alla Presidenza, Giovanni Ilarda, e presieduta dall'ex procuratore nazionale antimafia, Pier Luigi Vigna, e approvato dalla giunta regionale lo scorso 4 dicembre.

In particolare, Regione, Province e Comuni, dovranno privilegiare, nell'ambito dei propri programmi formativi, lo svolgimento di corsi rivolti al personale che opera nei settori degli appalti, dell'urbanistica e dell'edilizia. Il dipendente dovra' segnalare, inoltre, con immediatezza, ogni fatto o comportamento anomalo riconducibile a possibili interferenze criminali nell'attivita' della pubblica amministrazione.

Inserito, inoltre, il divieto per il dipendente di richiedere e accettare regali, tranne se di modico valore e per particolari ricorrenze. In caso contrario, l'offerta di qualsiasi donativo dovra' essere segnalata al dirigente. Prevista l'attivazione di un numero verde telefonico per la segnalazione di episodi di infiltrazioni criminali negli uffici regionali. I dipendenti avranno inoltre l'obbligo di compilare un questionario indicando sia i rapporti di collaborazione, in qualunque forma retribuiti, svolti negli ultimi 5 anni, sia l'eventuale adesione ad associazioni od organizzazioni, anche di carattere non riservato (tranne partiti politici e sindacati). Il questionario andra' aggiornato con cadenza biennale.

I dipendenti dovranno comunicare, all'organo burocratico di vertice, l'avvio e la conclusione di eventuali procedimenti penali a loro carico per i reati di stampo mafioso, concussione, corruzione, scambio elettorale politico-mafioso, rapina, estorsione, usura, ricettazione, riciclaggio, truffa aggravata ai danni dello Stato, turbata liberta' degli incanti e frode nelle pubbliche forniture.

Prevista, inoltre, la rotazione periodica del personale che svolge mansioni nei settori piu' esposti al rischio di infiltrazioni di tipo mafioso e in particolare degli appalti, dell'urbanistica, dell'edilizia, dei trasporti e delle risorse umane. I dirigenti, nell'assegnazione del carico di lavoro inerente i procedimenti amministrativi, dovranno seguire predeterminati criteri di distribuzione ancorati a parametri oggettivi, resi pubblici con mezzi adeguati.

Previsto il rigoroso rispetto dell'ordine cronologico nella trattazione di una pratica. Le amministrazioni dovranno, inoltre, rilevare e conservare, per 12 mesi, i dati di coloro che accedono ai pubblici uffici.

Per quanto riguarda la trasparenza, previsto l'obbligo, per l'amministrazione regionale e gli enti locali, di pubblicazione, sui propri siti internet, dei bilanci, della spesa per il personale, della ripartizione del fondi in materia di retribuzione accessoria. Ma anche di rendere pubblici, con collegamenti ipertestuali adeguati e con l'accessibilita' diretta dalla home page, i moduli e i formulari necessari per la presentazione di istanze varie.

Per la prima volta, la Regione siciliana, con l'obiettivo di assicurare, all'interno e all'esterno dell'amministrazione, un'immagine coordinata, univoca e trasparente della sua organizzazione, si dotera' di un manuale con le norme e i criteri fondamentali per il rispetto, il corretto e uniforme utilizzo del proprio logo.


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Nei Parlamenti si predica bene e si razzola male. Fanno leggi sulla trasparenza che non rispettano. In Sicilia per esempio succede che…

Da dove vengono le norme sulla trasparenza, l’accesso ai documenti della pubblica amministrazione, le leggi sul diritto all’informazione e così via? Vengono dal Parlamento, cioè dalle due Camere a Roma e, per quanto riguarda la Sicilia, dall’Assemblea regionale.
Ma sono proprio le assemblee legislative a mantenere gli “interna corporis”. Predicano bene e razzolano male. Passano i Presidenti (Senato, Camera, Assemblea regionale siciliana), i consigli di presidenza, ma la consuetudine a ciò che gli addetti ai lavori chiamano eufemisticamente “riservatezza” non cambia. Si arriva anche a raffinatezze, come in Sicilia, dove il consiglio di Presidenza ha approvato un regolamento dell’accesso così restrittivo da potere essere chiamato piuttosto “regolamento dell’inaccessibilità”.
A questa incombenza l’Assemblea regionale siciliana è stata costretta da una legge sulla pubblica amministrazione, alla quale ha adempiuto dopo circa nove anni. Non potendo sottrarsi ancora, di malavoglia, ha dovuto “fabbricare” il suo documento, e ne ha approfittato per stringere ancora di più la cinghia tanto da costringerci a ricorrere al Tribunale amministrativo regionale per potere avere le informazioni che chiedevamo da tempo senza successo. E’ stato una specie di capolavoro questo regolamento. E’ come se qualcuno, costretto a rispettare un obbligo, dovendo ingoiare il rospo, avesse detto: va bene, se proprio lo pretendete vi accontento, così imparate ad insistere.
Più o meno, è andata così.
I deputati hanno alzato un muro per proteggere le loro decisioni. Da chi e da che cosa? Dovendo necessariamente dare per scontato che i provvedimenti assunti dall’Assemblea siano legittimi e legalmente ineccepibili, non si capisce per quale ragione si debba nascondere ai cittadini gli atti esaminati ed approvati riguardanti l’organizzazione interna, il dettaglio delle spese, l’ammontare di stipendi e pensioni, bonus e indennità.
I grandi numeri, è bene ricordarlo, sono alla portata di tutti. Basta leggere il bilancio di previsione e il consuntivo. Non c’è problema, ma leggendo i documenti finanziari non si viene a sapere proprio nulla o quasi. Impossibile ricostruire le decisioni e la qualità dei provvedimenti, impossibile sapere quanto come decidono di retribuirsi i deputati regionali. I quali, in Sicilia, possono decidere ciò che vogliono e non adempiono all’obbligo, morale ancor prima che politico e di legittimità, di fare conoscere i numeri.
Come? Attraverso i documenti, non attraverso i comunicati stampa e le notizie soffiate a questo o quel giornale, quindi non controllate né controllabili.
Non è una situazione nuova, naturalmente, ma a differenza che nel passato, oggi gli amministratori dei Palazzi vanno raccontando balle un giorno sì ed uno no, sulla loro volontà di trasparenza, di risparmio sui costi e così via. Una volta questa ipocrisia non era di moda, oggi – a causa di una domanda pressante d’informazione da parte dell’opinione pubblica – i rappresentanti delle istituzioni legislative sentono il bisogno di raccontare frottole. Era meglio prima? Dotto certo aspetti sì. Occhio che non vede, cuore che non duole, insomma. Ma se qualcuno brandisce la spada della trasparenza per trafiggerti con il suo senso dello stato, delle istituzioni, della legalità eccetera, e poi si comporta esattamente il contrario, accanto al diritto negato subentra l’amor proprio, la voglia di non passare per fesso.
E qui apriamo una parentesi che riguarda gli organi d’informazione. I quali non danno grande rilievo alla questione o se glielo danno, avviene una volta tanto e poi si torna alle antiche cure, la politica politicante, i gossip dei partiti. Che sono resoconti pieni di verve, perfino interessanti, ma non incidono sulle nostre tasche come i costi della politica.
Se l’informazione fosse tosta e tenace, i risultati sarebbero, insomma, diversi.
Lo stato dell’arte, tuttavia, suggerisce alcune considerazioni, assai importanti per chi si vuole fare davvero un’opinione su questa drittata dei Palazzi che conservano il diritto alla riservatezza in un mondo che mette al primo posto il diritto di informare.
La prima considerazione riguarda il collegamento, stretto e costante, fra i cosiddetti scandali e l’assenza di trasparenza. Quando arrivano i grandi titoli sui giornali a causa di uno scandalo, una indagine della Procura della Repubblica, con coinvolgimento di pezzi grossi, i cittadini si destano, come se sentissero la fanfara dei bersaglieri. Giusto, è vene che sia così. Ma non fanno una grinza di fronte ad una costante negazione del diritto di sapere come si spendono i loro soldi. E qui fanno male, perché se ci fosse più informazioni, ci sarebbero meno ruberie e meno scandali. La consuetudine alla “riservatezza” rende più facile l’illegalità e rappresenta una tentazione forte a fare ciò che si vuole senza tenere conto degli interessi della collettività. Il timore di essere giudicati negativamente, infatti, rappresenta un forte deterrente.
Per questa ragione il diritto d’informare è anche un dovere d’informare.
Altra considerazione. In ballo non ci sono solo i privilegi dei parlamentari, ma anche quelli di coloro che collaborano con i parlamentari, cioè la burocrazia dorata, quella dei Palazzi che trae gran vantaggio dallo stare acconto ai deputati nazionale e regionale ed ai senatori. In qualche caso sono proprio i funzionari a suggerire ciò che è meglio fare per ottenere di più. Sono loro che s’inventano i privilegi e consigliano “per il meglio”. Agiscono in simbiosi.
Tornando in Sicilia, all’Assemblea regionale siciliana, pensate che quel regolamento dell’inaccessibilità sia venuto da un’idea del consiglio di Presidenza o del Presidenza. Non ci crederemmo nemmeno se lo vedessimo con i nostri occhi. C’è chi prepara la “pietanza” e la porta per l’assaggio al Capo, questi l’annusa appena e avendo un olfatto abituato, cala la testa. E’ sicuro che non può che essere buona.
Avete capito l’antifona, vero?

http://www.siciliainformazioni.com/giornale/politica/85724/parlamenti-predica-bene-razzola-male-fanno-leggi-sulla-trasparenza-rispettano-sicilia-esempio-succede.htm



*Regione Sicilia Disegno di Legge sulla Trasparenza
*TRASPARENZA AMMINSTRATIVA REGOLAMENTI E LEGGI ENTI LOCALI
*Decreto Legge 2/2010 Enti Locali Contenimento Spesa Pubblica
*Assemblea Regionale Siciliana approva la legge sulla casa
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