martedì 25 maggio 2010

La manovra finanziaria " Lacrime e sangue"

*Denunciato il Sindaco per deturpamento delle bellezze naturali
*Il Vespro Mese di Giugno: Isola delle Femmine fare chiarezza in consiglio pag.10.11.12 e la rubrica Caro “Sindaco” Portobello Professore Gaspare pag 40 e 41
*Mafia Nuove alleanze 9 arresti a Palermo
*Isola delle Femmine finanziamento porto e infrastrutture
*Isola delle Femmine Marittimi in agitazione per grave crisi occupazionale
*Caro "Sindaco" Prof Gaspare Portobello Mafia o Antimafia?
*Arrivano i Commissari ad Acta per Bilanci Consuntivi 2009
*CANTIERI LAVORO
*Servizio Idrico Legge Finanziaria Regione Sicilia 11/2010 art 49
*Commissariamento dei Comuni per inadempienze per gestione rifiuti?
*Munnezza a Isola : Costi Determine Ordinanze Impegni di Spesa
*La ricchezza o la povertà la misuri dai rifiuti prodotti
*Tutti all’Harry’s Bar per discutere l’appalto
*Basta MUNNEZZA per le strade di Isola delle Femmine
*La ricchezza o la povertà la misuri dai rifiuti prodotti
*Isola delle Femmine: Chi è lo sciacallo?
*Berlusconi: “..magari gli viene in mente di sparargli un colpo in testa”
*Berlusconi e le toghe rosse
*Munnezza a Isola delle Femmine Costi e Ricavi?

*Caro "Sindaco" Prof Gaspare Portobello Mafia o Antimafia?
*Non chiamiamoli più rifiuti!
*Basta MUNNEZZA per le strade di Isola delle Femmine
*Munnezza a Isola delle Femmine Costi e Ricavi?
*ATO IDRICO PA 1 Assemblea 7 8 giugno 2010
*Lavoro, protesta dei precari degli enti locali
*La manovra finanziaria " Lacrime e sangue"
*La Sicilia Le maggioranze Trasversali sul Servizio Idrico ARIA FRITTA
*Isola delle Femmine Distributore di benzina al Porto Pescatori o Diportisti?
*Cemento: la "Colata" che ha sepolto Nord e Sud Italia
*Italcementi, non condanniamo la torre alta 120 metri
*I Beni Comuni nello spezzatino del Federalismo
*Donatella Costa Lettera al Presidente regione Sicilia Raffaele Lombardo
*Libertà di Stampa e Regime
*Isola delle Femmine disposto divieto dimora per comandante e vide dei Vigili Urbani
*La munnezza di Isola delle Femmine vale tanto oro quanto pesa
*SiciliaMafiopoli: IL CASO GENCHI PELLERITO termovalorizzatori e........
*TRASFERIMENTO DEFINITIVO ALL’ATO PA1 DI ALCUNI DIPENDENTI Delibera impegno riassunnzione da parte dei Comuni
*Mi Illumino di Incenso
*ATO Idrico gara da Rifare
*SINDACO: Punito perchè virtuoso
*Lombardo: "Ecco i nemici del cambiamento"
*Corte dei Conti INDAGINE funzionamento ATO PA 1
*Patto di Stabilità e Tributi locali legge 133/2008 art 77 bis
*Patto di Stabilità e Tributi locali legge 133/2008 art 77 bis
*ATO Rifiuti Sentenza Corte Conti Tariffe Competenza Comuni
*ATO Idrico Pa1 Struttura tariffa e agevolazioni
*FEDERALISMO Demaniale
*Piccolo apologo sul paese illegale
*Indagato il sindaco Cammarata per la discarica di Bellolampo
*Sicilia i Termovaloroizzatori "puzzano" di mafia
*Presentazione del Rapporto sulle tecniche trattamentio rifiuti
*La manovra finanziaria " Lacrime e sangue"
*Attuazione Art. 4 Legge4/3/2009, n. 15, ricorso per l'efficienza delle amministrazioni e dei concessionari di servizi pubblici.
*BANCA D’ITALIA Relazione Annuale
*"Sindaco" Gaspare Portobello Mafia o Antimafia
*Sindaco Portobello: Chi è lo sciacallo?
*Rapporto sulle tecniche di trattamento dei rifiuti



Massimo Gramellini
I Profughi dello yacht

Ai lettori che vivono con preoccupazione la crisi economica vorremmo segnalare un dramma nel dramma. Quello di Elisabetta Gregoraci, moglie di Flavio Briatore e mamma del di lui erede, Falco Nathan. «Al mio piccolo manca lo yacht», è il grido di dolore che la donna ha affidato a un settimanale. «Da quando siamo stati costretti ad abbandonare la barca, il bambino piange spesso, non è più sereno come prima». Segue un racconto dettagliato e crudele: dopo la nascita del pargolo, la famiglia Briatore è costretta ad accamparsi su uno yacht con 12 persone di equipaggio e 63 metri di parquet. Una sistemazione di fortuna, in attesa che finiscano i lavori della nuova abitazione, che sorgerà in località defilata: Montecarlo. Ma ecco sopraggiungere i finanzieri a sirene spiegate, con l’accusa di contrabbando e frode fiscale. I profughi dello yacht devono scendere a terra e riparare in un attico di Londra, dove il clima è meno mite e il pavimento neanche ondeggia.

Siamo sicuri che milioni di donne si immedesimeranno nell’incubo della signora Briatore. È tale il terrore che i loro figli possano soffrire il trauma della perdita dello yacht che hanno preferito abituarli fin da subito a condizioni di vita meno precarie: una culla ricavata nella stanzetta della nonna. Da parte nostra - oltre a offrire al piccolo Falco Nathan la più incondizionata solidarietà per i decenni a venire - ci domandiamo se la sua mamma abbia una minima percezione della realtà che la circonda. Ma forse sullo yacht si captava soltanto il Tg1.

http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/hrubrica.asp?ID_blog=41


Continua il viaggio nel paese degli sprechi

di Domenico Bonvegna

E siamo alla terza puntata con la lettura del libro di Antonello Caporale, Impuniti edito da Baldini Castoldi.

Precedentemente concludevo, su quei dirigenti burocrati che hanno ottenuto un buon ritiro, sono quei dirigenti che andati in pensione, vengono richiamati e ben ricompensati per le prestazioni e per la loro comprovata esperienza. Addirittura questi pensionati di ritorno gli viene concessa la doppia indennità, anzi la tripla. Caporale fa riferimento alla regione Sicilia. I capi di gabinetto scelti fra gli alti burocrati in quiescenza, infatti, hanno finito per percepire, oltre all’assegno di pensione, non solo l’indennità di funzione (fino a 50 mila euro annui) ma anche lo stipendio tabellare (circa 35 mila euro) del dirigente regionale. Come se fossero ancora in servizio. Tra i nomi illustri che hanno poi ritrovato una buona sistemazione dopo una bocciatura alle elezioni il libro ricorda l’ex assessore regionale Fabio Granata, ma anche Nicolò Nicolosi, Savino Barbagallo, Gianfranco Zanna.

Del resto, in un’isola che vanta 11 mila eletti (nei Comuni, nelle province, nelle circoscrizioni) che devono garantire il proprio consenso, di fronte all’enorme spreco di denaro si fa spallucce, scrive Caporale, soprattutto quando bisogna aiutare i propri amici. In questa catena di trasmissione, si occupano perfino i posti riservati alle “categorie protette”, i disabili. E’ successo al Crias, l’istituto siciliano che si occupa di credito alle imprese artigiane. Inoltre, capita che l’ente di sviluppo agricolo, un ente inutile, quindi mangiasoldi, bruci 35 milioni di euro l’anno. Parte dei quali se ne vanno per sostenere la cosiddetta meccanizzazione agricola, affidata a 576 trattoristi che, piccolo particolare, hanno a disposizione appena 23 trattori, 12 dei quali non adeguati alle norme di sicurezza sul lavoro.

Ma lo spreco non ha colore né confini. Nord e Sud, rossi e neri, centrosinistra e centrodestra. Si scopre che la politica non riesce a sviluppare anticorpi, ad allontanare da se stessa i clientes, le brutte abitudini, i soldi elargiti agli amici. Persino a Bolzano, c’è il balletto delle consulenze, “Venerdì” il magazine di Repubblica ha reso pubbliche le cifre notevoli alla Provincia di Bolzano nel 2004 contava 12. 190 consulenti, costati quasi 87 milioni di euro. Nel 2006 erano arrivati a 14. 722 con 104 milioni di euro. Bolzano in fatto di consulenze, è la Provincia più spendacciona d’Italia se la cifra si rapporta al numero di abitanti e alla consistenza del bilancio.

E’ la regola si spende dove ci sono i soldi. E se al Sud in questi anni ci sono state spese altissime, il motivo? Perchè è stato destinatario di risorse straordinarie, fondi europei indirizzati alle infrastrutture, ai servizi, alla cultura.

Anche se per Caporale occorre fare una distinzione, gli sprechi ci sono al Nord e al Sud. Soltanto che al Nord l’amministrazione pubblica è più puntuale e responsabile.

A proposito del Nord, a pagina 145 il libro si occupa della piccola Valle d’Aosta, considerata come l’ultima Repubblica Socialista d’Europa, dove l’ Union Valdotaine fa da mamma e da papà. Il partito autonomista fa come quei genitori pieni di soldi che permettono al bambino di studiare, di andare a scuola, frequentare l’università, fare sport: sport come vuoi, finché vuoi. Però, soldi dopo soldi, il bambino si intontisce anche un pochettino: i finanziamenti a pioggia, la generosa contribuzione per ogni impegno nella vita civile, toglie vitalità, fa sentire tutti un po’ addormentati, un po’ pigri. Si dice: tanto paga lo Stato.

L’Italia è il Paese delle emergenze infinite. Solo per gli stipendi straordinari occupati da impiegati straordinari delegati unicamente per la raccolta (straordinaria) dei rifiuti, sono volati via 378 milioni di euro. Soltanto in Campania, e soltanto per le telefonate (straordinarie) degli uffici (straordinari) in cinque anni ha speso in bollette 725 mila euro. Bruciati. Miliardi spesi per le calamità naturali e poi il conto per gli incendi, ogni ora di volo di elicottero col secchiello costa tra i 600 euro, il velivolo più piccolo, e i 6000 per quelli mastodontici. Per gestire la flotta aerea della Protezione civile, i famosi Canadair, sono stati impegnati lo scorso anno 130 milioni di euro. Dopo il fuoco o l’acqua, la siccità, c’è il terremoto e qui cominciano a saltare fuori i commissari straordinari. Quanti sono, c’è una preziosa relazione della Corte dei Conti, naturalmente i dati sono fermi al 2007. C’è un commissario per ogni emergenza, in trent’anni sono stati spesi 70 milioni di euro tra calamità naturali ed emergenze di varia natura.

A questo punto il libro tratta quello che è successo per il terremoto nel Molise del 31 ottobre del 2002, tutti ricordano la scuola elementare di S. Giuliano di Puglia. Le varie storie di trent’anni di terremoto non sono servite, si ripetono gli sprechi e gli sperperi di sempre. Attraverso il terremoto si impianta una spesa pazza inventando le più assurde iniziative “culturali”: 100 mila euro per lo studio della patata turchese di pesca, 750 mila euro per il museo della guerra, etc. In 16 mesi si sono spesi in Molise 93. 470 euro per opere che nulla hanno a che fare con il terremoto. Anche se nel recente terremoto in Abruzzo il governo Berlusconi ha condotto la ricostruzione con metodi straordinariamente diversi rispetto ai precedenti sismi, in poco tempo è riuscito grazie a Bertolaso a dare una sistemazione a molta gente colpita dal tragico evento naturale.

E poi c’è l’industria dei rifiuti, la monnezza è oro, un fatturato di 8 miliardi di euro, scrive Caporale. Dal 1997 al 2007, Roberto Barbieri si è speso 780 milioni di euro l’anno, solo per la spesa corrente. Caporale racconta episodi da portare a Striscia la notizia, come quei dipendenti che giocano alla zecchinetta, dipendenti che avrebbero dovuto lavorare per la raccolta differenziata, circa 2316, se lavorano in 200 è un miracolo. C’è addirittura una impiegata, addetta ai mandati di pagamenti, i carabinieri scoprono che si era aumentata lo stipendio, aggiungendo uno zero. Da 1500 a 15. 000 euro al mese, con tredicesime e quattordicesime fino a raggiungere cifre iperboliche. La solerte impiegata andava al lavoro con una Mercedes super lussuosa.

E poi c’è Catania con il sindaco Scapagnini che cerca di mettere in vendita il patrimonio artistico della città, del resto il debito con le banche era troppo alto: 700 milioni di euro. La gestione allegra dei Comuni siciliani è stata denunciata anche dalla Corte dei Conti: un ente locale su tre, nell’isola, nel 2006 non ha rispettato il patto di stabilità. Spendendo più di quanto ha incassato e facendo quindi ricorso al debito fuori bilancio. A questo punto scopro che il Comune più indebitato d’Italia si trova in provincia di Messina, Gallodoro, non lo sapevo pur abitando a pochi chilometri di distanza, son dovuto venire a Milano per scoprirlo. Sulla stampa locale non ha mai visto nessun riferimento, l’ennesima prova della sua insignificanza. Sui 401 abitanti grava una pesante eredità, 16. 645 euro di debito pro-capite. E’ proprio un record. Tutta colpa di una strada che avrebbe dovuto collegare il piccolo centro collinare a Letojanni, finanziata alla fine degli anni 80 con una cifra astronomica, 18 miliardi 550 milioni.

Nella faccenda Gallodoro a subire le conseguenze del max-deficit, ci hanno lasciato le penne pure i dipendenti comunali che sono rimasti senza lavoro, tra i “licenziati”c’è pure Carmelo Briguglio, deputato nazionale di An (ora Pdl). Non continuo è un argomento che ciascun lettore (sicuramente della riviera jonica) potrebbe approfondire, un piccolo sforzo cittadini siciliani un po’ pigri.

Il mio viaggio si conclude, penso però che chiunque sia chiamato a fare risparmi non può fare a meno di conoscere tutte queste cose descritte nel libro di Caporale e di conseguenza fare i tagli giusti nella spesa pubblica anche perché adesso dopo tanti anni di miliardi bruciati non possono essere chiamati a tirare la cinghia sempre i soliti (cioè io) e non accetto sentirmi dire che ho vissuto al di sopra delle mie possibilità, io che ho lavorato per 35 anni, sforzandomi di fare sempre il mio dovere con sacrifici e privandomi di molte cose; per quel che vale la mia affermazione, e spero di non essere annoverato tra i qualunquisti, io a questa macelleria (in particolare mi riferisco agli innalzamenti delle pensioni) non ci sto.

http://www.segnideitempi.biz/cultura-e-societa/continua-il-viaggio-nel-paese-degli-sprechi/


Pensioni più magre e più anni al lavoro, ecco come cambia la previdenza di qui al 2015

http://www.cubscuolatorino.netfirms.com/Personale/Previdenza&TFR/Pensioni04.jpg

di Salvatore Padula

Il pianeta-pensioni si appresta a vivere un altro lustro di grandi cambiamenti. Da qui al 2015, il calendario sarà affollato da una serie di appuntamenti che muteranno in profondità il volto della previdenza. Sarà una sorta di riforma permanente: dall’entrata in vigore delle nuove finestre, nel 2011, fino alla prima applicazione del meccanismo per l’aumento dell’età di pensionamento in relazione alla crescita della speranza di vita, nel 2015.
Allungare il periodo di permanenza al lavoro e contenere la spesa sono gli obiettivi di lungo periodo. Per centrare i quali, passo dopo passo, prenderanno corpo le misure introdotte negli ultimi anni e quelle arrivate in questi giorni con la manovra economica, ora all’esame del Parlamento.
Al lavoro più a lungo
L’innalzamento dell’età per la pensione delle donne della pubblica amministrazione rappresenta la misura più recente di questa strategia. Dal 2012, con l’emendamento che verrà recepito nel decreto legge 78, il requisito per la pensione di vecchiaia nella Pa sarà unificato, per maschi e femmine, a 65 anni. Fino al 31 dicembre 2011, alle donne “statali” ne basteranno invece 61. Poi, dall’anno successivo, ci sarà di fatto un blocco di quattro anni delle pensioni di vecchiaia. Nel 2011 potranno lasciare il lavoro le nate nel 1950; poi, ma solo nel 2016, toccherà alle nate nel 1951. Nel frattempo, ma naturalmente anche in futuro, per ottenere la pensione, le donne della Pa dovranno fare i conti con i requisiti per l’anzianità. Va detto, però, che attraverso il canale dell’anzianità le dipendenti pubbliche, se in possesso del requisito dei 35 anni di contributi, nel 2012, con la quota 96 e l’età di 60 anni e dal 2013 in poi con la quota 97 e l’età di 61 anni potranno andare in pensione. In altri termini, restando inalterati i requisiti per le quote, le dipendenti pubbliche possono aggirare l’ostacolo dei 65 anni di età. Per non parlare poi di chi matura i 40 anni di contribuzione che potrà andare tranquillamente in pensione indipendentemente dall’età anagrafica.
Un prolungamento della vita lavorativa giunge anche con le finestre a scorrimento. Il sistema, dal 2011, prevede un unico termine di decorrenza della pensione sia per l’anzianità sia per la vecchiaia: il 13° mese dalla maturazione dei requisiti, per i dipendenti (pubblici e privati, donne incluse); il 19° mese per gli autonomi.
La norma, in effetti, ha lo scopo di uniformare un metodo, le vecchie finestre, che creava disparità di trattamento. Ora tutti i lavoratori sono uguali, ma – nel cambio di regime – qualcuno dovrà attendere più a lungo rispetto al passato per poter effettivamente incassare l’assegno. In ogni caso, la distorsione maggiore riguarda l’attesa per la vecchiaia, che rispetto alle vecchie finestre vede di fatto crescere l’età di pensionamento di 7-9 mesi per i dipendenti e di 10-12 per gli autonomi. Non si potrà più dire che “la pensione arriva a 65 anni”, perché in realtà si lavorerà fino a 66 o 66 e mezzo.
Stessa logica per l’anzianità. Il meccanismo delle “quote” – una determinata somma di età e anni di contributi – non è certo una novità. Ma, inesorabile, il calendario avanza. Dal 1° gennaio prossimo si passa a “quota 96″ per i dipendenti (e l’età minima richiesta sale a 60 anni, con 36 anni di contributi) e a “quota 97″ per gli autonomi, con età minima di 61 anni. Poi, dal 2013, il gradino finale con l’aumento di un anno sia nelle quote sia nell’età minima.
L’ultima tappa di questo percorso è, in parte, ancora da scrivere. La legge 102 dello scorso anno prevede, a partire dal 2015, l’introduzione di un meccanismo di adeguamento quinquennale dei requisiti anagrafici per accedere al pensionamento in funzione degli incrementi della speranza di vita.
Che cosa succederà non è facile prevedere. La legge stabilisce che in sede di prima applicazione l’aumento dell’età non potrà superare i 3 mesi, sia per la vecchiaia sia per l’anzianità. Successivamente, lo scatto potrebbe essere più ampio, se è vero che, a esempio, tra il 2010 e il 2020 la speranza di vita aumenterà di oltre un anno e mezzo per gli uomini (da 79,1 a 80,7 anni) e di altrettanto per le donne (da 84,6 a 86,2).
Pensioni più magre
A determinare l’assegno è un mix di elementi. Da un lato, il sistema di calcolo della pensione basato sui contributi effettivamente versati, che – via via – interesserà un numero sempre maggiore di lavoratori (gli assunti dal 1° gennaio 1996 senza possesso di contribuzione precedente avranno assegni interamente contributivi). Dall’altro, i coefficienti di trasformazione, cioè quel valore per il quale vanno moltiplicati tutti i contributi rivalutati (montante) del lavoratore per determinare l’importo della pensione. Dal gennaio scorso si applicano i nuovi coefficienti meno favorevoli rispetto a quelli precedenti. E ora è previsto inoltre che la loro revisione avvenga ogni tre anni, per tenere conto delle dinamiche macroeconomiche, demografiche e migratorie. Quindi, nel 2013 ci sarà un nuovo aggiornamento e poi un altro nel 2016.

Questa miscela fa sì che – stima la Ragioneria dello Stato – il tasso di sostituzione della previdenza (ossia il rapporto tra l’ultima retribuzione e la prima rata della sua pensione) sia destinato a ridursi sensibilmente. Oggi l’assegno calcolato con il sistema di calcolo retributivo arriva a coprire l’80-85% netto dell’ultimo stipendio. Nel 2050 – una data non così lontana quando si ragiona di previdenza – non si supererà il 70.
Insomma, al lavoro più a lungo e pensioni un po’ più basse. Meglio farsi trovare preparati.

14 giugno 2010

fonte: http://www.ilsole24ore.com/art/norme-e-tributi/2010-06-14/pensioni-magre-anni-lavoro-092100.shtml?uuid=AYxCyQyB



IL VIAGGIO NEL PAESE DELLO SPRECO.

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“Quando lo spreco raggiunge le vette altissime di questi tempi, la politica si mangia il futuro della società, ne compromette le possibilità di sviluppo, sottrae chance di vita alle generazioni future”.

E’ proprio quello che è successo in Italia come scrive il mio amico Alessandro Pagano, a partire dagli anni 80, consociativamente i partiti moltiplicarono il debito pubblico del nostro Paese di 8 volte e così i cinquantenni, cinquantacinquenni di oggi egoisticamente hanno precluso ai giovani, i trentenni, ogni possibilità lavorativa.

E’ una tesi che ho letto, tra l’altro, alcuni anni fa in un editoriale sul settimanale, Il Domenicale. Il settimanale si chiedeva perchè questi giovani defraudati, non sono scesi in piazza a fare la rivoluzione.

Quindi oggi se i giovani non trovano lavoro non è colpa di qualche forza politica, ma è anche una questione generazionale.

Avevo promesso che continuavo con il libro Impuniti di Antonello Caporale, molte pagine del 3° capitolo, sono dedicate alla storia del portale internet Italia.it, il sito doveva essere il fiore all’occhiello di Scegli Italia, un ampio programma finalizzato a promuovere ogni aspetto dell’offerta turistica del nostro Paese tramite il web.

Un’idea interessante visto che l’Italia possiede oltre il 60% del patrimonio artistico mondiale.

Nulla da obiettare per la lodevole iniziativa, perchè pare secondo le statistiche che tedeschi, americani e francesi scelgono il nostro Paese, documentandosi attraverso al rete.

Quindi giusta l’iniziativa per fare sfoggio del nostro patrimonio culturale, ambientale ed enogastronomico.

Ma soprattutto utilizzare il sistema booking, ossia la possibilità di prenotare online il proprio soggiorno.

Ma il progetto inizia a scricchiolare appena entrano in ballo i soldi.

La cifra ufficiale è di 45 milioni di euro, quasi 88 miliardi delle vecchie lire.

Tre anni dopo del sito non si vede la benchè minima traccia di tutti i buoni propositi sbandierati in fase di progettazione, nei comunicati stampa e nei convegni che animano fiere e borse del turismo.

Sono rimasti sulla carta intestata del ministero, i propositi, mentre le pagine web del lussuoso portalone nazionale non offrono che poche informazioni, per lo più sbagliate. Del booking on line, poi, nemmeno l’ombra.

Il portale è diventato materia per striscia la notizia, ci sono strafalcioni mostruosi, che non è il caso di citare.

Un gruppo di cittadini e professionisti, spontaneamente si riunisce in un blog Scandaloitaliano e chiedono all’attuale governo e al precedente spiegazioni e chiarimenti sui 45 milioni stanziati a fronte di un risultato così scadente.

A pagina 90 il giornalista di Repubblica si interessa di Sviluppo Italia S.p.a. una macchina mangiasoldi con l’obiettivo di attrarre investimenti e promuovere lo sviluppo di impresa, con un occhio di riguardo al Sud Italia.

Una specie di Cassa del Mezzogiorno.

Cambiando il governo a fine 2001, dirige Massimo Caputi, per Caporale è un insaziabile collezionista di poltrone, su cui siede contemporaneamente, sfidando la dimensione spazio-tempo e gli evidenti conflitti di interesse.

Infatti Caputi, mentre è alla guida di Sviluppo Italia, non disdegna le cariche di vicepresidente di Banca Agricola Mantovana e di Paschi gestioni immobiliari; consigliere di Acea, del Monte dei Paschi di Siena, della Luiss, di Linificio e Canapificio Nazionale, di Consorzio Ingegneria per lo Sviluppo, di Sila holding Industriale e di Sila holding Plastica.

Tutti questi incarichi fruttano a Caputi, 1,4 milioni di euro guadagnati solo nel 2003, si attesta tra i dirigenti di Stato più pagati d’Italia.

Sviluppo Italia secondo Caporale ha rappresentato una specie di albero della cuccagna per centinaia di inoperosi manager, sindaci, consiglieri, 492 componenti costati 6 milioni di euro l’anno di soli compensi.

L’Agenzia per lo sviluppo si è rivelata un’ottima macchina da reclutamento per i figli d’arte, e un’efficiente fabbrica sforna-poltrone su cui sistemare fratelli, mogli, cugini, cognati.

E’ il sempreverde partito del ‘tengo famiglia’. La regione più devota all’agenzia è la Calabria.

Qui l’agenzia diventa un grande ufficio di collocamento, gestito secondo le regole ferree e non scritte della cooptazione e del voto di scambio, un posto non si nega a nessuno della Calabria che conta.

Interessante la mappa dei politici riciclati in Sicilia, una lista che si poteva leggere sullo stesso sito della Regione Siciliana.

Personaggi che arrivano a guadagnare stipendi-top di ben 96.700 euro.

La cifra astronomica spetta però a Felice Crosta 550 mila euro l’anno: 1550 euro al giorno. I nomi si trovano nel libro, si spazia per tutte le province siciliane.

E’ qui che ho trovato alcuni nomi di politici illustri della nostra riviera jonica.

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Si va dal fratello di Carmelo Lo Monte di Graniti, Vincenzo a Nunzio Romeo candidato a sindaco di Messina dell’Mpa di Lombardo.

E poi ci sono le designazioni che ogni partito fa per i vari Ato, che dovevano essere nove e invece ne hanno fatte ventisette.

Più di quante ne abbiano insieme Emilia e Lombardia.

In tre anni, dal 2004 al 2007, gli Ato siciliani hanno accumulato 300 milioni di debiti.

La macchina del consenso, nell’isola, non si alimenta soltanto con posti di sottogoverno ai ‘trombati’ o agli ex parlamentari comunque rimasti senza poltrona.

Viaggia anche al rapporto di fiducia con i superburocrati regionali.

Vengono affidati posti anche a chi va in pensione e qui si fa il nome di Antonino Bartolotta come ex capo di gabinetto dell’assessore alla Cooperazione Lo Monte, gli viene affidato il vertice della Mercato Agroalimentari Sicilia. (ricordo che il libro fa riferimento al 2007).

Le storie da raccontare sono tante si continua la prossima puntata…




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Gli Approfondimenti di Alessandro Pagano

Il fallimento della Grecia ha determinato la scelta del Governo italiano, così come di altri Paesi europei, di concepire una manovra finanziaria di 25 miliardi di euro capace di diminuire il deficit e contenere il grande debito pubblico.

Gli avversari di questo Governo hanno criticato ma il tutto si è limitato alla sterile lamentazione, visto che tacciono sul fatto che le responsabilità vanno ricercate verso quei Partiti che in maniera consociativa tra il 1980 e il 1992 moltiplicarono il debito pubblico italiano di 8 volte.

La ricetta di Tremonti/Berlusconi è stata chiara sin dall'inizio: lo Stato deve essere come quel buon padre di famiglia che quando vede che le entrate diminuiscono procede alla eliminazione degli sprechi e delle spese superflue.

Questa semplice filosofia ha consentito all'Italia di essere, negli ultimi due anni, il migliore Paese dell'occidente a sapere affrontare la crisi.

Ma la crisi oggi è arrivata ad un altro stadio. Come ci spiegava mesi fa lo stesso Tremonti, "siamo in una sorta di video-gioco dove affiorano nuovi mostri. Quello di adesso è la crisi degli Stati sovrani a seguito del loro enorme debito pubblico". La terapia anche in questo caso è semplice: occorre ridurre il peso della presenza dello Stato e ciò lo si fa riducendo la spesa improduttiva.

La Corte dei Conti ci dice che la spesa improduttiva per eccellenza, e su cui bisogna lavorare, è quella dei dipendenti pubblici. Il loro costo ammonta a 170 miliardi di euro che aumenta clamorosamente ogni anno.

Il Ministero della Funzione Pubblica ha ufficializzato che, negli ultimi 10 anni se gli aumenti concessi ai "pubblici" fossero stati pari a quelli dati ai "privati", lo Stato avrebbe risparmiato 7, 5 miliardi di euro l'anno. Una cifra davvero impressionante.

Anche nei conti previdenziali le cose non vanno bene per i dipendenti pubblici visto che il buco viaggia sugli 11 miliardi di euro. Al contrario per i lavoratori dipendenti privati il saldo è di (+) 4 miliardi di euro.

Ora è evidente che gran parte del danno dei nostri conti sta proprio nella voce "dipendenti pubblici". I costi sono altissimi, mentre la qualità del loro servizio è bassa. Le pratiche da loro lavorate stanno mesi sulle scrivanie, qualsiasi investimento privato che necessita di un'autorizzazione della P. A. decolla con fatica o non decolla per niente. Ci sono poi i casi di dirigenti che guadagnano centinaia di migliaia di euro ogni anno e che fanno pure politica diretta o indiretta, o che non si prendono responsabilità nemmeno sotto tortura.

La Corte dei Conti dice che bisogna legare gli aumenti delle retribuzioni della Pubblica Amministrazione alla produttività, ma questa è una cosa a cui non crede più nessuno. Troppo forte è infatti la pressione che la burocrazia esercita nei confronti di chi governa. E se non vengono concessi gli aumenti la macchina amministrativa viene bloccata del tutto.

Negli Enti Locali e in particolare nelle Regioni questa pressione è ancora più forte.

Con queste condizioni il federalismo sta nascendo già zoppo e l'unica proposta seria è quella di bloccare per qualche anno l'autonomia contrattuale degli Enti Locali per riconcederla poi con regole severissime e con vincoli di bilancio non scardinabili.

Chiudo con un esempio virtuoso. La Norvegia ha 5 milioni di abitanti ed ha la seconda riserva di petrolio più estesa al mondo. Grazie a queste condizioni i norvegesi potrebbero vivere di rendita per 400 anni e andare in pensione quando vogliono. Invece loro hanno alzato l'età pensionabile fino ad arrivare in molti casi a 75 anni di età. Le risorse risparmiate sono state investite verso le generazioni future mediante un welfare particolarmente favorevole alle famiglie. Guarda caso oggi in Norvegia la media dei figli è di 4, 5 per ogni famiglia, contro la media di 1, 9 in Italia.

Conclusioni: tra 20 anni l'Italia sarà piena di vecchi e di poveri, mentre la Norvegia sarà un Paese vigoroso e ricco.

Piaccia o non piaccia, tagliare la spesa pubblica improduttiva serve anche a questo!



Fonte http://www.mascellaro.it/node/43491



Il viaggio nel paese dello spreco

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di Domenico Bonvegna

"Quando lo spreco raggiunge le vette altissime di questi tempi, la politica si mangia il futuro della società, ne compromette le possibilità di sviluppo, sottrae chance di vita alle generazioni future".

E' proprio quello che è successo in Italia come scrive il mio amico Alessandro Pagano, a partire dagli anni 80, consociativamente i partiti moltiplicarono il debito pubblico del nostro Paese di 8 volte e così i cinquantenni, cinquantacinquenni di oggi egoisticamente hanno precluso ai giovani, i trentenni, ogni possibilità lavorativa. E' una tesi che ho letto, tra l'altro, alcuni anni fa in un editoriale sul settimanale, Il Domenicale. Il settimanale si chiedeva perchè questi giovani defraudati, non sono scesi in piazza a fare la rivoluzione.

Quindi oggi se i giovani non trovano lavoro non è colpa di qualche forza politica, ma è anche una questione generazionale.

Avevo promesso che continuavo con il libro Impuniti di Antonello Caporale, molte pagine del 3° capitolo, sono dedicate alla storia del portale internet Italia.it , il sito doveva essere il fiore all'occhiello di Scegli Italia, un ampio programma finalizzato a promuovere ogni aspetto dell'offerta turistica del nostro Paese tramite il web. Un'idea interessante visto che l'Italia possiede oltre il 60% del patrimonio artistico mondiale. Nulla da obiettare per la lodevole iniziativa, perchè pare secondo le statistiche che tedeschi, americani e francesi scelgono il nostro Paese, documentandosi attraverso al rete. Quindi giusta l'iniziativa per fare sfoggio del nostro patrimonio culturale, ambientale ed enogastronomico. Ma soprattutto utilizzare il sistema booking, ossia la possibilità di prenotare online il proprio soggiorno.

Ma il progetto inizia a scricchiolare appena entrano in ballo i soldi. La cifra ufficiale è di 45 milioni di euro, quasi 88 miliardi delle vecchie lire.

Tre anni dopo del sito non si vede la benchè minima traccia di tutti i buoni propositi sbandierati in fase di progettazione, nei comunicati stampa e nei convegni che animano fiere e borse del turismo. Sono rimasti sulla carta intestata del ministero, i propositi, mentre le pagine web del lussuoso portalone nazionale non offrono che poche informazioni, per lo più sbagliate. Del booking on line, poi, nemmeno l'ombra.

Il portale è diventato materia per striscia la notizia, ci sono strafalcioni mostruosi, che non è il caso di citare. Un gruppo di cittadini e professionisti, spontaneamente si riunisce in un blog Scandaloitaliano e chiedono all'attuale governo e al precedente spiegazioni e chiarimenti sui 45 milioni stanziati a fronte di un risultato così scadente.

A pagina 90 il giornalista di Repubblica si interessa di Sviluppo Italia S. p. a. una macchina mangiasoldi con l'obiettivo di attrarre investimenti e promuovere lo sviluppo di impresa, con un occhio di riguardo al Sud Italia. Una specie di Cassa del Mezzogiorno. Cambiando il governo a fine 2001, dirige Massimo Caputi, per Caporale è un insaziabile collezionista di poltrone, su cui siede contemporaneamente, sfidando la dimensione spazio-tempo e gli evidenti conflitti di interesse. Infatti Caputi, mentre è alla guida di Sviluppo Italia, non disdegna le cariche di vicepresidente di Banca Agricola Mantovana e di Paschi gestioni immobiliari; consigliere di Acea, del Monte dei Paschi di Siena, della Luiss, di Linificio e Canapificio Nazionale, di Consorzio Ingegneria per lo Sviluppo, di Sila holding Industriale e di Sila holding Plastica. Tutti questi incarichi fruttano a Caputi, 1, 4 milioni di euro guadagnati solo nel 2003, si attesta tra i dirigenti di Stato più pagati d'Italia.

Sviluppo Italia secondo Caporale ha rappresentato una specie di albero della cuccagna per centinaia di inoperosi manager, sindaci, consiglieri, 492 componenti costati 6 milioni di euro l'anno di soli compensi. L'Agenzia per lo sviluppo si è rivelata un'ottima macchina da reclutamento per i figli d'arte, e un'efficiente fabbrica sforna-poltrone su cui sistemare fratelli, mogli, cugini, cognati. E' il sempreverde partito del 'tengo famiglia'. La regione più devota all'agenzia è la Calabria. Qui l'agenzia diventa un grande ufficio di collocamento, gestito secondo le regole ferree e non scritte della cooptazione e del voto di scambio, un posto non si nega a nessuno della Calabria che conta.

Interessante la mappa dei politici riciclati in Sicilia, una lista che si poteva leggere sullo stesso sito della Regione Siciliana. Personaggi che arrivano a guadagnare stipendi-top di ben 96. 700 euro. La cifra astronomica spetta però a Felice Crosta 550 mila euro l'anno: 1550 euro al giorno. I nomi si trovano nel libro, si spazia per tutte le province siciliane. E' qui che ho trovato alcuni nomi di politici illustri della nostra riviera jonica. Si va dal fratello di Carmelo Lo Monte di Graniti, Vincenzo a Nunzio Romeo candidato a sindaco di Messina dell'Mpa di Lombardo. E poi ci sono le designazioni che ogni partito fa per i vari Ato, che dovevano essere nove e invece ne hanno fatte ventisette. Più di quante ne abbiano insieme Emilia e Lombardia. In tre anni, dal 2004 al 2007, gli Ato siciliani hanno accumulato 300 milioni di debiti.

La macchina del consenso, nell'isola, non si alimenta soltanto con posti di sottogoverno ai 'trombati' o agli ex parlamentari comunque rimasti senza poltrona. Viaggia anche al rapporto di fiducia con i superburocrati regionali. Vengono affidati posti anche a chi va in pensione e qui si fa il nome di Antonino Bartolotta come ex capo di gabinetto dell'assessore alla Cooperazione Lo Monte, gli viene affidato il vertice della Mercato Agroalimentari Sicilia. (ricordo che il libro fa riferimento al 2007).

Le storie da raccontare sono tante si continua la prossima puntata.

Rozzano MI, 8 giugno 2010

Domenico Bonvegna
domenicobonvegna[chiocciola]alice.it

fonte: http://www.mascellaro.it/node/43586


Eliminiamo i piccoli comuni e le province per ridurre la spesa pubblica


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di Domenico Bonvegna

In questi giorni di discussione sulle spese e gli sprechi della politica italiana, ritorna l'idea di abolire alcuni enti locali, come le province, ma non solo, anche i piccoli comuni.

Possiamo permetterci ancora di tenere in vita certi piccoli comuni con sindaci, assessori, esperti, consiglieri di maggioranza e di minoranza, il tutto per amministrare centinaia di abitanti? E' una cosa sensata ogni cinque anni organizzare per questi comuni, quella ritualità che sono le elezioni, è serio dividere un paese di 200 abitanti come Roccafiorita in provincia di Messina, con una maggioranza e una minoranza?

Italia Oggi, la settimana scorsa riporta la notizia della signora Maria Teresa Verda in Scajola, la signora è insegnante ma in congedo dalla propria scuola, per mandato amministrativo, infatti è assessora in un piccolo comune dell'imperiese, Aurigo, 346 abitanti. Naturalmente tutto regolare, registra il giornale economico.

Però una domanda sorge spontanea, "È mai possibile che un comune di meno di 400 abitanti abbia bisogno di un assessore alla Cultura? È mai possibile che un mandato elettorale o amministrativo in un Comune simile sia parificato al comune di Roma, per le conseguenze che può portare per esempio in tema di contributi figurativi ai fini pensionistici? È mai possibile, e questa è la domanda più rilevante, che si tengano in vita comuni di così ridotta dimensione demografica?" (Cesare Maffi, Quei piccoli comuni che si atteggiano a capitale, 27. 5. 2010 ItaliaOggi).

I tentativi in Italia di ridurre i comuni sono quasi sempre falliti, con l'eccezione del periodo fascista, ma subito dopo la guerra, sono stati ricostituiti.

I Comuni, nel 1951 erano 7. 810, mezzo secolo più tardi risultavano quasi trecento di più (+3, 7 per cento) e cioè 8. 101, dei quali il 56 per cento al Nord, meno del 13 per cento al Centro e il restante 31 per cento nel Mezzogiorno, con una preoccupante polverizzazione in Calabria (409 Comuni dei quali 58 sotto i mille abitanti), in Sicilia e in Sardegna. La loro dimensione territoriale è, più o meno, quella del Medio Evo e cioè la distanza che il viandante poteva percorrere a piedi nelle ore di luce (sulle strade di allora). E in alcune grandi regioni è rimasta quella, mai influenzata da riforme amministrative successive.

Qual'è la situazione negli altri Paesi europei? "Negli altri Paesi europei c'è stato un grande fervore riformatore in materia nell'ultima parte del Novecento. Nella Germania Federale i Comuni erano addirittura 24. 476. Il governo centrale ha affidato ai Laender il compito di accorparne la maggior parte lasciando però piena libertà di utilizzare le ricette ritenute più convenienti. Così in Baviera è stato individuato un Comune-guida per ogni comprensorio sul quale intervenire affidando ad esso i compiti dell'amministrazione. In Renania-Westfalia invece si è proceduto più risolutamente a fusioni vere e proprie.

Nel Canton Ticino si sono istituiti nel 1995 opportuni incentivi alle fusioni inducendo così 45 Comuni ad unirsi in 15 nuove aggregazioni amministrative. In Danimarca hanno ridotto i Comuni da 1. 388 a 275 (e le Province da 22 a 14), in Belgio da 2. 500 a 600, nel Regno Unito da 1. 830 autorità locali si è scesi a 486". (Vittorio Emiliani, Comuni da accorpare. Si può, 30. 3. 2008 L'Unità).

Dunque l'Italia è l'unico Paese europeo dove non ha proceduto a una politica di accorpamento dei micro-comuni, anzi siamo i soli in Europa ad aumentare gli organismi locali e provinciali anziché ridurli. "Lo stesso piccolo Molise - scrive Emiliani - conta un numero di Comuni quasi pari a quello del Lazio vasto oltre quattro volte di più. Insomma, un compito storico per il quale, dopo quasi quarant'anni, le nostre Regioni dovrebbero cominciare a lavorare con la solerte attenzione, per esempio, dei Laender tedeschi".

Qualche anno fa una proposta per ridurre i comuni, veniva fatta da Walter Veltroni, si intendeva accorpare i micro Comuni sotto i mille residenti. Invece, contro tali ipotesi si scagliano un po' tutti, dai vertici dello stato alla lobby dei comuni minori, passando attraverso le province e organi inutili come le comunità montane, le quali traggono pretesto proprio dalle insufficienze dei Comuni per motivare la propria esistenza. Già le Province, accusate da decenni di pratica " inutilità " (una volta le loro competenze consistevano negli Ospedali psichiatrici, ora dismessi, nell'agricoltura-caccia-pesca e nell'infanzia abbandonata) sono balzate da una novantina ad oltre cento.

E' probabile, come scrivono gli esperti, che l'abolizione delle Province e dei piccoli comuni non risolve il problema del grande debito economico del nostro Paese ma certamente la loro riduzione porterebbe razionalità e risparmi. Per le province, la loro eliminazione è più complessa serve addirittura la modifica della Costituzione, non basta un decreto del governo. Ma ci sono quelli che dicono che la Costituzione non bisogna toccarla, che è sacra.

Nel 1970 quando furono istituite le Regioni a statuto ordinario, "Ugo La Malfa disse quello che ora pensa la stragrande maggioranza degli italiani: cancelliamo le province. Non era cattiveria, ma un banale ragionamento: se si trasferiscono le funzioni (all'epoca della Costituzione le Regioni erano solo sulla carta) che ce li teniamo a fare gli enti locali svuotati? Sono passati quaranta anni, da quando le province divennero inutili, ma nel frattempo sono aumentate. Conservano competenze su questioni stradali o scolastiche, benché sia sicuro che se andate a chiederle ai consiglieri provinciali manco loro le conoscono". (Davide Giacalone. Perdersi in provincia, 28. 5. 2010 Libero).

Rozzano MI, 31 maggio 2010

Domenico Bonvegna
domenicobonvegna[chiocciola]alice.it


Fonte: http://www.mascellaro.it/node/43490


Io spreco, tu sprechi, egli spreca

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di Domenico Bonvegna

La questione di di questi giorni è dove e come tagliare la spesa pubblica, un ottimo contributo lo possono dare i libri come la Casta di GianAntonio Stella e Sergio Rizzo, ma anche in quello che ho appena finito di leggere, Impuniti, col significativo sottotitolo, Storie di un sistema incapace, sprecone e felice, di Antonio Caporale, edito da Baldini Castoldi Dalai.

La lettura di questi testi potrebbe aiutare i nostri uomini di governo a fare meno errori possibili. Certo occorre tenere conto che i testi sono datati, il libro di Caporale, si ferma alla fine del 2007, è probabile che qualcosa è cambiato in meglio, in peggio, non lo so. Ma quello che racconta Antonello Caporale nel suo viaggio nell'Italia degli sprechi e della malapolitica, attraverso le piccole e grandi storie, è veramente utile per sapere dove occorre stringere la borsa.

Da nord a sud del Paese il libro documenta gli episodi, le opere e le omissioni di un sistema afflitto da un moto autodistruttivo e al tempo stesso autoconservatore, nel quale i responsabili si trincerano dietro le spesse mura dei palazzi del potere.

Caporale scrive su La Repubblica con gli strumenti dell'inchiesta giornalistica, fa nomi e cognomi (a proposito ho trovato due uomini politici della nostra riviera jonica, farò i nomi nella prossime puntata), racconta fatti e soprattutto riesce a svelare le varie somme di denaro che sono stati sottratti alle Casse dello Stato e i danni che sono stati procurati all'ambiente e al territorio.

Non mi sembra una critica a testa bassa contro quel ceto politico piuttosto che un altro, Caporale colpisce in maniera bipartisan, sia i politici di destra che di sinistra. Ma soprattutto anche da questo libro emerge che occorre andare a fare pulizia non solo nella classe politica in sé, ma soprattutto nella burocrazia dello Stato, occorre colpire lì.

Il libro ti trascina su e giù per la penisola, servendosi della più accattivante forma narrativa. Certo leggere questo libro fa male. Perchè fa male leggere dei miliardi di euro bruciati nell'enorme falò dello spreco di Stato. Il libro fa vedere come la politica diventa impresa, gli uomini politici che firmano assegni a volte anche a vuoto. Il costo delle opere non è mai sottoposto alla benchè minima valutazione preventiva. Qualsiasi investimento anche quello più inutile è lecito.

Perchè lo spreco? Si chiede Caporale. C'è lo spreco perchè l'entità delle cifre disponibili nelle casse dello Stato è elevata e l'immensa massa monetaria destinata agli investimenti copre il bene e il male che in essi si annida. Tutti gli investimenti anche quelli più improduttivi vengono finanziati. Manca il controllo o è parziale.

Ogni comune, ogni ministero o azienda pubblica, dovrebbe avere l'ufficio della "resa del conto", un processo di valutazione, rendere conto delle proprie azioni. Se questo fosse stato possibile, i cittadini di Potenza avrebbero sicuramente chiesto al loro sindaco come diavolo gli era venuto in mente di costruire una nave di cemento, e quanto fosse costata alle casse comunali 'l'opera d'arte'. E di tante altre opere costose e inutili che il libro racconta.

Caporale non si interessa solo dei politici ma soprattutto dei burocrati. I magistrati, a quelli della Corte dei Conti, gente che prende doppi stipendi che cumula, consulenza a favore di altre enti pubblici, incarichi extra. Per il 2006 ci sono ventitrè pagine fitte di nomi. Il 30, 8% dei giudici contabili nel 2006 ha svolto un doppio lavoro. Molti di loro non comunicano la cifra percepita. Nel libro si fanno i nomi. Addirittura nella magistratura siamo venuti a saper grazie a Report e poi all'inchiesta del Sole 24 ore che ci sono magistrati sepolti nella polvere, imbalsamati, sono i procuratori militari, giudici militari, che no fanno nulla. Uno di questi giudici a radio 24 si autodenuncia: "facciamo poco o nulla, comunque niente che giustifichi lo stipendio che prendiamo, che è identico a quello della giustizia ordinaria. Nei prossimi mesi dovrò presenziare a 15 udienze. Lavorerò cinque o sei mezze giornate al mese. Stop".

E poi ci sono i consulenti, l'Espresso finora ne ha contati 261 mila, quanto una città di medie dimensioni: politici trombati, anche figli di ministri, anche maneger arrestati. Il tutto sono costati allo Stato nel solo anno 2006 1 miliardo e 500 milioni di euro. Scrive Caporale: selezionare i più assurdi tra gli incarichi per funzionare ai confini della realtà, è impresa vana. In Toscana è costato 100 mila euro lo studio sulla spiritualità femminile. A Roma, ha scritto il Corriere della Sera si sono spesi duecentocinquantamila euro per l'assistenza di api e alveari. Altrettanti per sostenere la riproduzione dei conigli laziali. A Rosolini, provincia di Siracusa, si è chiamato e pagato un 'esperto per la lettura delle bollette telefoniche'.

In Campania addirittura salta fuori che nel Consiglio Regionale, siamo nel 2007, ogni partito aveva un monte punti da cui, poltrona dopo poltrona, doveva detrarre i punti 'spesi' con l'acquisizione delle poltrone. Una vera tessera a punti, come nei supermercati! Che rendeva perfetta, equilibrata, finalmente equa la spartizione. Per sfortuna dei politici - scrive Caporale - il prospetto finì nelle mani di un cronista de 'Il Mattino' che la rese pubblica. Il libro a pagina 50, pubblica il doppio schema.

Rozzano MI, 6 giugno 2010
Festa del Corpus Domini

Domenico Bonvegna
domenicobonvegna[chiocciola]alice.it


http://www.mascellaro.it/node/43517


BANCA D’ITALIA Relazione Annuale

Il cambiamento è ostacolato dall’eccessiva regolamentazione di alcuni mercati e da criticità nelle condizioni del fare impresa. Gravano sul sistema produttivo, oltre al carico fiscale e a carenze nelle infrastrutture, la bassa qualità dei servizi pubblici e la lentezza della giustizia. La recente riforma della Pubblica amministrazione mira ad accrescerne l’efficienza soprattutto attraverso l’informatizzazione delle attività, la valutazione dei risultati e la valorizzazione del merito. Alcuni segnali in questa direzione provengono anche dal settore della giustizia, ma restano problemi irrisolti, fra cui l’elevata litigiosità.

Corruzione e criminalità organizzata continuano a rappresentare ostacoli significativi allo sviluppo economico, più accentuati in alcune aree del Mezzogiorno.

Pagina 109

La struttura dell’offerta dipende dalla dotazione di fattori produttivi, come il capitale umano, la cui accumulazione è necessariamente un processo graduale. Rendono tuttavia più efficiente l’allocazione delle risorse anche il quadro regolamentare e numerosi fattori di contesto: un assetto normativo in grado di promuovere la concorrenza e favorire condizioni efficienti di entrata e uscita degli operatori dal mercato; la capacità delle istituzioni pubbliche di assicurare tutela della legalità, protezione dei diritti di proprietà e rispetto dei contratti; una buona e poco onerosa azione amministrativa.

La regolamentazione ha effetti negativi sulla produttività quando riduce la libera concorrenza tra imprese, ad esempio attraverso l’imposizione di barriere all’ingresso, consentendo artificialmente a operatori poco efficienti di sopravvivere nel mercato e ostacolando la ricerca da parte delle imprese delle opportunità di crescita connesse con l’evoluzione tecnologica e della domanda. Un sistema giudiziario che non offre adeguate garanzie di rispetto dei contratti incide negativamente frenando lo sviluppo dei settori con maggiori complessità contrattuali nei rapporti con clienti o fornitori, di solito costituiti dalle

produzioni a più elevato contenuto di conoscenza e valore aggiunto. Le prassi corruttive nella Pubblica amministrazione distorcono l’allocazione delle risorse a favore di talune imprese e riducono l’efficienza dell’impiego di risorse pubbliche (accrescendo i costi e riducendo l’efficacia della spesa); lo stimolo alle imprese a conseguire rapporti privilegiati con l’amministrazione rappresenta un ulteriore costo sociale.

Sulla base degli indicatori internazionali disponibili, in molti di questi campi l’Italia sconta divari significativi nel confronto con gli altri paesi sviluppati, nonostante alcuni progressi registrati negli ultimi anni (tav. 10.3).

L’Italia si caratterizza per una regolamentazione poco concorrenziale nel settore dei servizi alla produzione (energia, trasporti, comunicazioni e servizi professionali) in particolare per le elevate restrizioni all’entrata e i vincoli alla concorrenza nell’esercizio delle professioni legali e contabili. Il contesto è poco favorevole anche per quanto concerne la lentezza del sistema giudiziario e l’elevato livello di corruzione. Nonostante i miglioramenti conseguiti negli ultimi anni, rimangono pesanti gli oneri burocratici e legali necessari all’avvio di un’impresa. Grazie alle riforme realizzate, il livello di protezione

degli investitori (misurato dal grado di tutela degli azionisti in operazioni in conflitto di interesse) nonché la qualità della legislazione e delle procedure fallimentari risultano invece più in linea con quelli dei principali paesi sviluppati.

Pag 115

Servizi pubblici e attività d’impresa

Il corretto funzionamento del sistema produttivo richiede un’azione pubblica in grado di garantire qualità dell’azione amministrativa, certezza delle regole e loro effettiva applicazione, nonché tutela della legalità.

Riforma della Pubblica amministrazione. – All’innalzamento dei livelli di efficienza nella Pubblica amministrazione è finalizzato il percorso di riforma in corso che poggia su tre principali pilastri: contrasto all’assenteismo; introduzione di meccanismi, anche giudiziali, di controllo esterno all’efficacia e alla correttezza dell’azione amministrativa; rafforzamento

dei controlli interni. Mancano invece al momento azioni di riordino delle diverse strutture amministrative e delle loro prassi di funzionamento.

Il decreto legge 25 giugno 2008, n. 112 (convertito con legge 6 agosto 2008, n. 133) ha introdotto la decurtazione di ogni componente accessoria della retribuzione per i primi dieci giorni di assenza per malattia continuativa e portato da quattro a undici ore giornaliere la durata delle fasce di reperibilità per le visite di controllo. Secondo nostre elaborazioni, basate sulla rilevazione continua sulle forze di lavoro condotta dall’Istat, nel primo anno di applicazione, il provvedimento ha determinato una riduzione del 27 per cento dell’incidenza degli episodi di assenza per malattia nel settore pubblico al netto dei comparti relativi a sanità e istruzione, mentre non si riscontrano significativi aumenti nelle voci relative ad altre tipologie di assenza. Gli andamenti registrati durante il temporaneo ripristino di fasce di reperibilità di quattro ore, avvenuto nel secondo semestre del 2009, hanno evidenziato la rilevanza dell’ampiezza delle fasce per la riduzione delle assenze.

Il decreto legislativo 20 dicembre 2009, n. 198, ha introdotto l’azione collettiva contro le pubbliche amministrazioni. L’azione non ha carattere risarcitorio, ma consente di imporre alle amministrazioni l’adozione di misure idonee a rimuovere le violazioni accertate. L’obbligo di pubblicità dell’azione potrebbe introdurre incentivi di natura reputazionale al buon operato delle amministrazioni. Il decreto legislativo 27 ottobre 2009, n. 150, ha modificato il sistema dei controlli interni, introducendo meccanismi di misurazione, valutazione e trasparenza delle amministrazioni centrali;

Regioni ed enti locali dovranno adeguarsi ai principi dettati dal decreto entro il 31 dicembre 2010. In particolare, si prevede che le amministrazioni debbano dotarsi di strumenti di valutazione dei dipendenti finalizzati al riconoscimento del merito, attribuire premi al personale in maniera selettiva, adoperare una procedura semplificata per l’irrogazione di sanzioni disciplinari, prevedendo una più forte responsabilità su tali temi in capo ai dirigenti. Al fine di rendere coerenti le azioni delle singole amministrazioni in tale direzione, viene istituita una commissione centrale e indipendente, insediata a fine 2009, con compiti di indirizzo e coordinamento.

La diffusione della corruzione pregiudica la qualità dell’azione amministrativa e distorce il funzionamento dei mercati. L’efficacia di misure tese ad accrescere la trasparenza dell’operato della Pubblica amministrazione (D.lgs. 150 del 2009, disegno di legge anticorruzione, approvato dal Consiglio dei ministri nel mese di marzo del 2010) rischia di rimanere limitata in presenza di un apparato repressivo e sanzionatorio complessivamente poco efficace.

Il funzionamento della Pubblica amministrazione ha ricadute rilevanti sulle attività di investimento infrastrutturale, sia quelle direttamente di competenza del settore pubblico sia quelle che, pur effettuate su iniziativa dei privati, coinvolgono le amministrazioni pubbliche per i loro risvolti autorizzatori e di pianificazione urbanistica e territoriale.

L’elevata frammentazione della committenza pubblica e alcune carenze di professionalità delle pubbliche amministrazioni, specie a livello locale, ostacolano un’efficiente selezione dei contraenti privati. Elaborazioni sui dati dell’Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici di lavori, servizi e forniture (Avcp) relativi agli appalti di lavori di valore superiore a 150.000 euro aggiudicati nel periodo 2000-07 mostrano che il 57 per cento è stato aggiudicato da Comuni (con un valore medio delle offerte di circa 500.000 euro) utilizzando meccanismi di selezione del contraente basati su criteri automatici, piuttosto che discrezionali, di esclusione delle offerte a maggior ribasso. Tali meccanismi non garantiscono la selezione dell’offerta più concorrenziale ma si caratterizzano per una minore complessità di gestione della procedura di aggiudicazione e minori rischi di inadempimento e rinegoziazione del prezzo in fase di esecuzione.

Le inefficienze della Pubblica amministrazione e il limitato coordinamento tra i diversi livelli decisionali, i cui costi ricadono spesso sul soggetto aggiudicatario, sono alla base di alcune criticità nell’attuale utilizzo di tecniche di finanziamento dei progetti che coinvolgono know how e capitali privati, quali la finanza di progetto.

La frammentazione dei centri decisionali e l’incerta ripartizione di funzioni tra livelli di governo aggravano i fenomeni di opposizione alla localizzazione di opere infrastrutturali da parte delle popolazioni interessate. Secondo i dati forniti dall’Osservatorio Media Permanente Nimby Forum, nel 2009 sono stati contestati 283 impianti. Nel 31,4 per cento dei casi i principali fautori della contestazione erano enti pubblici, con una prevalenza dei Comuni.

Semplificazione normativa e amministrativa. – È proseguita l’opera di abrogazione

di norme ritenute obsolete e non più applicabili che ha ridotto il numero degli atti primari vigenti dai circa 50.000 del 2008 agli attuali 10.000. Poco si è fatto invece per il riordino e la razionalizzazione della normativa primaria e secondaria rimasta in vigore; la stessa legislazione di nuova emanazione rimane spesso opaca e disorganica. Gli oneri amministrativi a carico delle imprese sono stati ridotti in alcune aree di competenza statale (lavoro e previdenza, prevenzione incendi, beni culturali) con interventi mirati alla digitalizzazione delle procedure e allo snellimento della documentazione. Risultano finora carenti il contributo degli enti locali e il coordinamento tra livelli di governo, che sono essenziali per il successo delle politiche di semplificazione.

Pagine 117-118-119


Attuazione Art. 4 Legge4/3/2009, n. 15, ricorso per l'efficienza delle amministrazioni e dei concessionari di servizi pubblici.



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L’ufficio studi della Confcommercio, che ieri ha anticipato ancora un segno meno per i consumi ad aprile, ha rivisto leggermente al ribasso, rispetto a due mesi fa, la previsione di crescita del Pil nel 2010 (da 0,8 a 0,7%): la ricchezza degli italiani dovrebbe invece salire dell’1% il prossimo anno. Stessa dinamica per i consumi, che dovrebbero segnare +1,1% nel 2011. Calo previsto dello 0,2% quest’anno per gli investimenti fissi lordi (crollati del 12,1% nel 2009), mentre la risalita è stimata intorno al 3% sia per le importazioni che per le esportazioni di beni e servizi.

La crisi, ha sottolineato Confcommercio, è partita dalla manifattura export-oriented, che ora è il primo settore che ne sta uscendo, seguito da industria e costruzioni. Poi sarà la volta del commercio all’ingrosso e al dettaglio (che nel 2009 hanno registrato, rispettivamente, un calo del valore aggiunto del 12,7 e del 5,5%) e, infine, dei servizi alle persone (-1,4%). La variazione prevista per il commercio nel 2010 è +0,5% (+0,4 il prossimo anno).

Da rilevare il saldo negativo nel primo trimestre per le imprese commerciali attive. Nella distribuzione al dettaglio, in particolare, i dati indicano un gap tra iscrizioni e cessazioni di oltre 8mila negozi (-16mila lo scorso anno). Sempre nei primi tre mesi si è registrata una contrazione di 5mila unità per le attività all’ingrosso. Il saldo negativo 2009 del settore commercio è stato di oltre 28mila imprese (-2,3% per l’occupazione). Segno meno nel primo trimestre, tra l’altro, anche per alberghi e ristoranti (quasi 3mila in meno) e per imprese di trasporti (-2mila).

Il Sole24ore 4 giugno 2010



venerdì 4 giugno 2010

la pensione delle donne

La pensione delle donne

Interpretare un vantaggio come una discriminazione per toglierlo ed intimare l'immediata parificazione dell'età pensionale delle donne a quella degli uomini è la stupefacente decisione della Corte di Giustizia e della Commissione Europea che chiede all'Italia di adeguarsi a tamburo battente e senza aspettare il 2018 previsto. Non c'è dubbio che mandare le donne in pensione cinque anni prima degli uomini non è una discriminazione. Lo sarebbe se andassero in pensione dopo gli uomini! La distinzione uomo-donna
nacque in considerazione dell'idea "manuale", "fisica" del lavoro che era prevalente quando si fecero le prime leggi pensionistiche. Ora l'idea e la percezione del lavoro come fatica fisica non c'è più se non per alcuni segmenti del mondo del lavoro ma questo non riduce lo stress femminile dal momento
che le donne non sono soltanto lavoratrici sul posto di lavoro ma anche in famiglia. Quante donne si alzano alle quattro del mattino per stirare, cucinare, lavare, mettere in ordine la casa..prima di andare in ufficio o in corsia o altrove ...Da questo punto di vista le cose non sono cambiate in meglio.
Anche la prestazione lavorativa della donna è diventata più pesante. Con la riforma scolastica le classi affidate alle insegnanti sono diventate più numerose e viene meno l'ausilio di tanti colleghi espulsi dal processo di ridimensionamento e dequalificazione della scuola. Lo stesso dicasi del lavoro
sanitario di tutto il personale. L'ossessione aziendalistica e produttivistica che pervade i reparti ospedalieri, i laboratori, le corsie hanno aumentato lo stress delle lavoratrici le quali restano sempre
anche oberate dal lavoro casalingo e per i figli che non può essere cancellato.
La Unione Europea, così solerte a salvare dalla "discriminazione" del pensionamento a sessanta anni le nostre donne, non ha mai speso una sola parola, non è mai intervenuta per intimare l'eliminazione di trattamenti economici e normativi che relegano il genere femminile a livelli assai più bassi di quelli maschili.
La tendenza all'innalzamento progressivo dell'età pensionabile in vista dell'allungamento delle aspettative di vita deve essere oggetto di attenta riflessione e riconsiderazione. Non si può accettare come un dogma l'insostenibilità di pensionati che vivendo più a lungo costano di più allo Stato. Intanto bisognerebbe disaggregare il dato. E' vero che in Italia l'aspettativa di vita è all'incirca di 82 anni ma questa non è l'aspettativa di vita dei lavoratori ma di tutti. E' diverso! Bisognerebbe verificare categoria per categoria qual'è la durata della vita e sopratutto la durata di permanenza in vita in regime pensionistico.
Bisognerebbe anche considerare che se per un ingegnere quaranta anni di lavoro possono essere anche superati lo stesso non si può sostenere per un minatore, un operaio di fonderia, etc...
Anche la questione del finanziamento della pensione va rivisto. Una parte potrebbe gravare sulla fiscalità generale e stabilire un minimo eguale per tutti.Si potrebbero rivedere di contribuzione. Insomma la questione va discussa e non può essere ridotta ad un rapporto semplicistico tra aspettativa di vita ed età di collocamento in pensione. Questa è la tendenza della destra e della Confindustria la quale non manca di mostrare in occasioni come questa il suo volto asociale. La Confindustria vorrebbe che lo Stato spendesse il meno possibile per pensioni, sanità, scuola ed servizi sociali. Non trova nulla da obiettare per i 31 miliardi che sono stati stanziati e si stanno spendendo per l'acquisto di micidiali aerei da bombardamento ed elicotteri di guerra.
La perentoria richiesta della UE solleva anche un altro problema che è quello della politica del lavoro e sociale nella comunità e l'incidenza in essa dei sindacati. L'assenza dei sindacati europei è davvero allarmante e la legislazione del lavoro comunitaria è orientata dagli interessi delle confindustrie. Un silenzio assordante accompagna normative sempre più sbilanciate a favore delle aziende e sempre più coattive per i lavoratori. Penso all'orientamento verso una settimana lavorativa di 62 ore. L'ideologia di maastricht domina sempre di più e sta cancellando la civiltà di una europa democratica, progressista, socialista.
Pietro Ancona

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Malati di tumore: licenziati, trasferiti, degradati, mobbizzati dopo la diagnosi

INCHIESTA. A partire dalle segnalazioni all’help line dell’associazione malati di cancro

Tumori: licenziati, trasferiti, degradati, mobbizzati dopo la diagnosi

I casi sono in aumento e interessano sempre di più anche i familiari. Ma leggi e tutele esistono e vanno utilizzate

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MILANO – «Da circa due anni sto lottando contro un tumore al polmone. Lavoro come impiegato per un’azienda commerciale e dal mio primo intervento, nel 2008, il mio datore di lavoro è poco solidale, dicendomi che di un dipendente a mezzo servizio non sa che farsene. In questo lungo periodo di terapie sono sempre andato a lavorare, sforzandomi di fare al meglio il mio dovere per poter garantire uno stipendio alla mia famiglia e soprattutto per riuscire a mantenere i miei due figli, che ancora studiano. Ora sono sempre più preoccupato perché con l’aggravarsi della crisi economica temo di potere essere licenziato. Mi chiedo perché è così difficile garantire il proprio diritto al lavoro?». Il racconto di Roberto è disarmante: ha 50 anni e vive ad Alessandria, ma la sua storia è tutt’altro che eccezionale, perché sono sempre di più le segnalazioni di discriminazioni sul lavoro ai danni di pazienti oncologici. Come prova la vicenda della palermitana Rosa: «Mio marito si è ammalato di cancro e mentre faceva la chemioterapia l’azienda lo ha licenziato, nonostante avesse fatto solo due settimane di malattia nel 2010 dietro idonea certificazione medica a riprova delle cure che stava facendo».

L’HELP-LINE - «I casi di malati licenziati, trasferiti, degradati, mobbizzati dopo una diagnosi di cancro sono in continuo aumento» conferma Elisabetta Iannelli, vicepresidente dell’Associazione italiana malati di cancro (Aimac), mentre consulta l’ultimo rapporto sulle richieste pervenute all’Help-line, il servizio gratuito a disposizione di malati e familiari, con specialisti medici, psicologi e avvocati. «Le domande negli ultimi tempi vertono soprattutto sui benefici socio-previdenziali più che sulle cure» precisa Iannelli. «E sono frequenti le segnalazioni che lamentano di non essere stati messi al corrente dei propri diritto.”Se lo avessi saputo prima” è un ritornello che non vorrei più sentire». Leggi, diritti e tutele esistono, bisogna conoscerli e farli applicare, senza farsi incappare nelle lungaggini burocratiche.

UN PROBLEMA DIFFUSO - Oggi in Italia due milioni di persone vivono con un’esperienza di tumore dal quale sono guarite o con il quale convivono in forma cronicizzata. E le stime indicano che fra 10 anni saranno oltre 2,5 milioni i «sopravvissuti», mentre sono 255mila i nuovi casi ogni anno. Cifre che hanno un impatto rilevante sulle vite dei malati, dei loro familiari, ma anche sull’economia e la vita sociale della comunità. C’è una platea crescente di persone per le quali l’assistenza non riguarda più accertamenti diagnostici e terapie efficaci, ma una molteplicità di misure suscettibili di incidere sulla qualità della vita residua, sulla possibilità di sostegno economico e sul reinserimento nella vita lavorativa.

CONSERVARE IL POSTO - «Un anno fa mi sono ammalata di tumore al colon, sono stata operata e stomizzata. Però vorrei tornare in ufficio, ne ho bisogno psicologicamente ed economicamente, vivendo da sola e non avendo nessuno che mi mantiene. Ma il mio datore ha mostrato chiaramente di non volermi più e continua a porre ostacoli burocratici al mio rientro». Chiara è una signora vicina ai 60 anni, segretaria in un grosso studio di commercialisti della capitale, testimone di un’esigenza molto diffusa: riprendere a lavorare, oltre che per far quadrare il bilancio familiare, anche meglio vivere meglio il dopo-cancro. E ottenere agevolazioni per rientrare in azienda, in forme compatibili con gli esiti della malattia, è un diritto: c’è il periodo di comporto (ossia un lasso di tempo durante il quale viene conservato il posto alle persone che si ammalano), c’è l’orario ridotto e ci sono permessi per i controlli e gli accertamenti necessari. «Affinché i propri diritti non siano negati, è necessario che la persona sia informata sulle tutele stabilite a livello legislativo – commenta Iannelli -. Non di rado, invece, incontriamo rabbia e stupore da parte di chi chiama l’help line e scopre d’aver perso molto tempo e denaro perché ignorava i propri diritti». Le richieste, infatti, riguardano soprattutto la possibilità di assentarsi senza prendere i giorni di malattia o sfruttare quelli di ferie.

DEGRADATI O TRASFERITIMa la gamma di possibili problemi sul lavoro non è finita. Sale, infatti, anche il numero di domande relative al divieto di trasferimento, all’obbligo di reperibilità durante il controllo da parte del medico fiscale (sempre più datori usano questo mezzo per provare «un’ingiustificata assenza per malattia»), al pensionamento anticipato e alla possibilità di ottenere il passaggio dal tempo pieno al part-time. In particolare, cambi di sede e mobbing paiono strumenti «efficaci» per convincere il malato a licenziarsi. Come racconta Pina, 53enne impiegata in un supermercato in provincia di Chieti, che nel 2009 ha subito un intervento di quadrantectomia e rimozione dei linfonodi per un tumore al seno: «Dopo cicli di chemio e radioterapia, ora sono in terapia ormonale. Oltre alla malattia abbiamo problemi di soldi (perché mio marito a febbraio è stato licenziato), per cui non posso chiedere il part-time. E ora pure il trasferimento… non so più che fare! Fino a un mese fa per raggiungere il lavoro dovevo fare 45 km tra andata e ritorno. Ora mi hanno spostata in una sede ancora più lontana da casa: fisicamente, in queste condizioni, non reggo il viaggio ogni giorno. Sono anni che mi spostano fregandosene di tutto. Pure del cancro». E poi c’è Francesco, 57 anni, un linfoma non Hodgkin diagnosticato nel 2007, cicli di chemioterapia fino alla fine del 2008: «Sebbene oggi stia meglio e la mia vita proceda, sono sempre stanco a causa dei miei ritmi lavorativi frenetici. All’inizio della malattia, nonostante le cure, ho mantenuto la mia posizione manageriale, ma l’anno scorso mi è stato chiesto di fare un passo indietro nella scala gerarchica: una cosa temporanea, dicevano. Avrei ripreso il mio posto appena risolto il problema. Ho accettato, non reggevo davvero lo stress. Ma da quel momento non conto più niente, nessuna riunione, mi sento messo da parte. E non posso dare le dimissioni, mi mancano pochi anni alla pensione…».

CRESCONO LE DISCRIMINAZIONI A CARICO DEI «CAREGIVER» A conti fatti, se ai due milioni attuali di pazienti sopravvissuti alla malattia aggiungiamo i caregiver, il cancro cambia la vita di circa cinque milioni di persone. I caregiver sono quelli che assistono i malati di tumore in modo continuativo: familiari, amici, colleghi di lavoro o volontari. Sono equilibristi che devono coniugare lavoro e famiglia con la funzione di accudimento, districandosi tra mille difficoltà. E sempre più spesso, come familiari (genitori, figli, coniuge convivente) di un malato, richiedono di poter usufruire del congedo straordinario familiare biennale retribuito. Con crescente frequenza vengono a loro volta sottoposti a mobbing, colpiti con multe ingiuste, vessati dai controlli fiscali e alla fine licenziati. Anche per loro, però, esistono leggi e garanzie da far valere. Ecco le principali, tenendo presente che esistono, in aggiunta, Provvedimenti di natura amministrativa in materia oncologica e delle normative regionali: Legge 23 dicembre 2000, n. 388; Decreto-legge 23 aprile 2003, n.89; Decreto-legge 29 marzo 2004, n.81; Decreto legislativo 25 luglio 2006, n.257 ; Legge 24 dicembre 2007 , n. 244

Vera Martinella
(Fondazione Veronesi)

03 giugno 2010

fonte: http://www.corriere.it/salute/sportello_cancro/10_giugno_03/licenziati-mobbizzati-dopo-diagnosi-tumore_34dbb674-6d85-11df-b7b4-00144f02aabe.shtml




E gli evasori ballano ancora

IN EDICOLA CON L’ESPRESSO

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E gli evasori ballano ancora

L’Europa e i sindacati impongono al governo di colpire chi non paga le imposte. Il governo annuncia misure. Ma per i furbi restano buchi e scappatoie. Ecco quali

di Luca Piana


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L’inattesa svolta del governo Berlusconi contro gli evasori fiscali è nata durante un incontro a porte chiuse nel palazzo del Tesoro, in via XX Settembre a Roma.

Il ministro dell’Economia Giulio Tremonti, era da poco rientrato dal vertice europeo del 10 maggio e stava illustrando a Confindustria e sindacati (Cgil esclusa) le linee guida della manovra finanziaria da 24 miliardi di euro imposta da Bruxelles per ridurre il debito pubblico. Si parlava di congelamento degli stipendi pubblici quando il leader della Cisl, Raffaele Bonanni, ha preso la parola: «Guardi che la precondizione è che lei faccia qualcosa contro l’evasione». Il ministro ha provato a rispondere che si stava già muovendo e che avrebbe rafforzato il cosiddetto redditometro, lo strumento che dovrebbe stanare i nullatenenti che viaggiano in Cayenne.

Bonanni, racconta a “L’espresso” uno dei presenti, non ha abboccato all’amo: «Per noi è dirimente la tracciabilità dei pagamenti. Il governo Prodi aveva previsto la tracciabilità dei pagamenti oltre i 100 euro, voi l’avete cancellata. Ora dovete dare un segnale», ha insistito. Da lì, la lotta all’evasione è comparsa nei programmi del governo, prezzo da pagare per ottenere i tagli ai dipendenti pubblici.

Pochi, nei sedici anni della loro stretta alleanza, si sarebbero aspettati di ascoltare – com’è avvenuto il 26 maggio – Silvio Berlusconi e Tremonti rammaricarsi per livelli di evasione fiscale ormai «inaccettabili», parlando insieme dal podio di Palazzo Chigi, di fronte alle telecamere. Il premier, che come titolare della Fininvest è stato accusato di aver creato ingenti fondi neri all’estero, delle critiche al fisco ha sempre fatto un cavallo di battaglia: «È giusto non pagare tasse considerate esose», ripeteva ancora nel 2006. E Tremonti ha costruito la propria fortuna politica anche sulla difesa degli interessi dei lavoratori autonomi e delle partite Iva, dove maggiore è l’evasione, preferendo lodarne «la vitalità».

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LA MARCIA INDIETRO La svolta è arrivata con l’ultima manovra finanziaria, che reintroduce – anche se in maniera annacquata – le misure anti-evasori dell’ultimo governo Prodi, che Tremonti aveva cancellato con un decreto firmato il 18 giugno del 2008, dieci giorni dopo essere tornato al ministero. Due i provvedimenti principali. Primo: i pagamenti in contanti ai professionisti – avvocati, notai, commercialisti, medici – non potranno superare la soglia dei 5 mila euro, oltre la quale si dovranno usare bancomat, carte o assegni, che lasciano una traccia contabile. Secondo: le fatture superiori a 3 mila euro dovranno essere trasmesse telematicamente al Fisco, che le potrà utilizzare per eventuali approfondimenti.

Tremonti assicura che dalla stretta arriverà un gettito miliardario, ma non sono mancati giudizi critici o in chiaroscuro. L’ex ministro Vincenzo Visco ha osservato come i limiti introdotti ai suoi tempi fossero più stringenti: «La terapia d’urto non c’è, il governo tutela gli interessi dei suoi elettori». Una parcella legale da 7 mila euro, in effetti, potrà essere banalmente suddivisa in diverse fatture, distribuite lungo il mandato e tutte sotto i 3 mila euro: l’anticipo, il contributo per le spese, il saldo. E i controlli saranno elusi.

Il governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi, ha osservato invece che la lotta all’evasione, nel medio termine, deve porsi obiettivi più ambiziosi: non solo contribuire a contenere il deficit pubblico, ma anche ridurre le tasse a chi le paga. Inoltre, il legame fra la punizione ai disonesti e il premio per gli onesti andrebbe «reso visibile», fattore che manca nella manovra. Draghi ha ipotizzato traguardi impegnativi: solo sull’Iva, ha detto, non vengono pagate tasse per 30 miliardi l’anno. Recuperarli basterebbe, in teoria, per dimezzare in pochi anni l’enorme debito pubblico italiano.

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LA BATTAGLIA DELL’IVA Forse non è casuale che il governatore abbia messo nel mirino l’imposta sui consumi, uno dei simboli della dilagante evasione. Per capire quanto la questione sia delicata occorre fare un passo indietro.

Da quando è tornato al ministero, Tremonti ha concentrato l’attività dell’Agenzia delle Entrate, l’ente che vigila sui furbetti del fisco, prima sulle grandi imprese, poi sulle medie, assoggettate a una verifica continua chiamata tutoraggio. I numeri della strategia sono messi a nudo in un documento interno dello scorso febbraio, che “L’espresso” ha potuto leggere.

Nel 2010 sono previsti ben 1.458 accertamenti per le imprese sopra i cento milioni di ricavi; 10.974 per quelle di medie dimensioni, con un fatturato compreso fra i 5 e i 100 milioni; 223.377 per le ditte più piccole e i professionisti. Se a prima vista quest’ultimo numero sembra alto, nei fatti non è granché, se si considera che i controlli si rivolgono a una platea di 6 milioni di persone. In pratica, se con il tutoraggio i grandi sono sempre sotto esame, la massa dei piccoli corre pericoli una volta ogni molti anni. E quando l’ispezione arriva, c’è il salvagente degli strumenti voluti da Tremonti (l’adesione ai verbali di constatazione e agli inviti), che garantiscono sanzioni (il 12,5 per cento dell’evasione accertata) dimezzate rispetto a prima.

Il documento dell’Agenzia mostra altri due fatti interessanti. Il primo è che, a febbraio, erano previsti per l’intero 2010 solo 27.036 controlli attraverso il redditometro, lo strumento sul quale Tremonti dichiara ora di puntare forte. Il secondo è che dal lessico dell’Agenzia è scomparso il termine «ricevuta fiscale», i cui controlli sono stati assorbiti da quelli – già deboli – sugli studi di settore. Messaggio chiaro: limitare i fastidi alle categorie numerose, commercianti in testa.

I VERI RISULTATI Attilio Befera, numerouno dell’Agenzia, ha spesso detto di preferire controlli selettivi a quelli di massa. Dalla sua, esibisce i risultati: l’Agenzia nel 2009 ha incassato 9,1 miliardi, rispetto ai 6,9 del 2008. L’ammontare, pur considerevole, è però influenzato da voci che, viste meglio, hanno poco a che fare con la ferocia degli ispettori: il rimborso degli aiuti di Stato alle municipalizzate di luce e gas (577 milioni), bocciati dalla Ue ma a lungo difesi dal governo; il deludente tentativo di riscuotere le rate mai pagate delle mini-sanzioni previste da chi ha beneficiato dei condoni tremontiani (300 milioni, su un buco totale di 5,1 miliardi).

Ora, con il parziale dietrofront sul tracciamento, è Tremonti a rimangiarsi la teoria dei controlli selettivi. Il problema, però, è a monte, riguarda l’enorme mole di contribuenti che non pagano il dovuto.

Alessandro Santoro, autore del libro “Evasione fiscale. Quanto, come e perché”, ha calcolato che il gettito Iva non varia in modo conforme all’andamento della base imponibile (vedi grafico a pagina 54). L’onestà dei contribuenti muta e, dal 2008, ha azzerato i progressi fatti dal 1996: «L’ipotesi di un incremento della propensione all’evasione in questi due anni è più che plausibile », ha scritto su “lavoce.info“.

I POVERI TI PAGANO LO YACHT Un esempio di come l’Iva negli anni abbia subito colpi tremendi viene dal mondo degli yacht. La questione si apre a fine 2000, quando una norma della sciagurata finanziaria varata dal governo Amato permette di ridurre l’Iva sui leasing pagati dalle barche usate, in teoria, in acque extra-europee. L’allora direttore dell’Agenzia, Massimo Romano, cerca di limitare i danni ma il suo sostituto Raffaele Ferrara – nominato da Tremonti – nel giugno 2002 firma una nuova, generosa direttiva.

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In pratica, se per gli yacht più lunghi di 24 metri paghi l’Iva solo sul 30 per cento del valore, per le piccole barche la paghi tutta. Il risultato, per il ministro che si crede Robin Hood, è paradossale: più la barca è milionaria, meno Iva paghi, sulla base del dubbio presupposto che un panfilo lo compri per navigare oltre Gibilterra, non per farti vedere a Portofino. Nel 2007, con il ritorno di Romano Prodi, partono i controlli, che pescano alcuni furbetti con contratti di leasing fittizi. Il danno, però, è fatto.

Roberto Convenevole, capo dell’ufficio studi dell’Agenzia prossimo a lasciare l’incarico, ha pubblicato una dura riflessione sulle agevolazioni concesse in questi anni (La materia oscura dell’Iva, su www.ilmiolibro.it). Un caso sono le cosiddette compensazioni. Nate nel ’98 per permettere di annullare i debiti fiscali con i crediti, sono rimaste a lungo senza controlli. Tanto che il loro valore è esploso in dieci anni a 19 miliardi.

I CONDONI E IL SOCIO DI GIULIO L’altro argomento che rischia di minare la lotta sono gli effetti dei condoni varati negli anni da Tremonti. Le cronache seguono con attenzione le vicende degli elenchi di sospetti evasori – dalla lista di Vaduz a quella Pessina, dai clienti Getraco all’affare Falciani – caduti nelle mani del Fisco, spesso per merito della magistratura. Il problema è che spesso, quando i magistrati avrebbero potuto mettere le mani sul bottino, si sono trovati di fronte felici utilizzatori dello scudo fiscale.

Gli evasori, in effetti, sono gente dura. Lo mostra il caso finora ignoto di un imprenditore della lista Pessina, convocato dai magistrati milanesi Gaetano Ruta e Laura Pedio per aver fatto lo scudo dopo che erano già partite le indagini penali. «Lo scudo era comunque possibile. E poi, eventualmente, non c’è truffa ai danni dello Stato ma al massimo il reato di uso illecito dello scudo», hanno sostenuto i suoi legali.

Già, perché lo scudo prevede un reato tutto suo, punito con la reclusione da tre mesi a un anno, molto meno della pena – da uno a cinque anni – prevista per la truffa aggravata. Dalla loro, i magistrati hanno un precedente: il famoso scudo retrodatato dei due manager dell’Unipol, Giovanni Consorte e Ivano Sacchetti. I due, per questo, hanno patteggiato e con loro lo ha fatto il loro commercialista Claudio Zulli, storico collaboratore bresciano dello studio privato fondato da Tremonti: dopo aver risarcito 118 mila euro, ha versato allo stato una pena pecuniaria di altri 7.190 euro. Quella volta i magistrati hanno avuto fortuna, perché gli stessi indagati hanno accettato di patteggiare il reato più grave, la truffa. Non sempre, però, la giustizia trionfa.

ha collaborato Michele Di Branco

LEGGI Tassare le rendite intervista a Guglielmo Epifani

Andavano tassate le rendite

di Paola Pilati

«Questa è una manovra che non colpisce i ricchi. È una manovra di classe, intesa al contrario: pesa cioè solo sui lavoratori – del settore pubblico e anche del privato – mentre una parte del Paese non viene toccata. Va bene sacrifici, ma contesto che quanti hanno la fortuna di avere di più non vengano chiamati a fare la propria parte».

Il segretario della Cgil Guglielmo Epifani non ha dubbi: la manovra di Tremonti è iniqua, e per …

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Magistro, lo 007 del fisco

Gianluca Di Feo
L’uomo che deve rendere credibile la volontà del governo Berlusconi di fare la lotta all’evasione ha una sola passione: cercare funghi sull’Appennino. Un hobby che è un modo per tenersi allenato, e mentre cerca porcini pensa a capire dove si possano scovare pezzi preziosi e quali siano le insidie dei veleni. Luigi Magistro non fa altro da quasi 32 anni. …
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A un notaio l’Oscar dei furbi

di Gianfrancesco Turano

Valentino Rossi sorpassato in rettilineo da un notaio di 73 anni. Nel 2007 il campione di Tavullia aveva fatto segnare 112 milioni di euro di imponibile evaso. Nel 2010 Giancarlo Mazza ha toccato i 300.

Il professionista romano con studio in via Aniene, al momento, è il recordman nazionale per le persone fisiche. Pochi giorni fa un anonimo imprenditore fiorentino è arrivato a 536 milioni, ma con una frode carosello condotta attraverso …

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03 giugno 2010

fonte: http://espresso.repubblica.it/dettaglio/e-gli-evasori-ballano-ancora/2128184&ref=hpsp




MANOVRA – Il blocco degli stipendi costa 1.700 euro a testa

Il blocco degli stipendi costa 1.700 euro a testa

Il calcolo dei mancati aumenti previsti nella manovra, dagli impiegati, ai medici, ai prof. E i giudici perdono fino a 18mila euro in tre anni. Nell stesso periodo le università avranno 26.500 occupati in meno

di LUISA GRION


Il blocco degli stipendi costa 1.700 euro a testa

ROMA – Da qui a tre anni gli stipendi degli statali perderanno, in media 1.700 euro. Soldi che sarebbero dovuti arrivare nelle buste paga dei dipendenti pubblici entro il 2012 grazie ai rinnovi contrattuali e alle normali progressioni di carriera, ma che il vento della manovra correttiva ha spinto via lontano. I redditi degli statali resteranno fermi, insensibili al costo della vita: così ha deciso la Finanziaria che dovrà mettere in sesto i conti dello Stato. Pochi tagli veri e propri, ma tanti pesanti freni: dalla sanità alla scuola, dai ministeri agli enti locali, alla magistratura.

Meno soldi, ma in diversi casi
anche meno lavoro: uno studio della Flc-Cgil stima, per esempio, che alla fine di questo buio periodo, l’Università si sveglierà con 26.500 precari in meno, occupati mandati a casa alla scadenza del tempo determinato. Di questi 20 mila sono docenti a contratto.
Meno soldi, ma anche meno formazione: la manovra prevede che a partire dal gennaio 2011 le risorse destinate a tale voce siano tagliate del 50 per cento. Per la scuola, ciò vuol dire che i milioni a disposizione dagli attuali 8 diventino 4. E che – considerati tutti i lavoratori dalle elementari alle superiori – l’investimento pro capite sarà di 5 euro a lavoratore.

Meno soldi e quindi una minor capacità di spesa, con buona pace del rilancio dei consumi e dell’economia. Dal punto di vista degli stipendi, infatti, i conti si fanno presto: i rinnovi contrattuali del pubblico impiego – 3,3 milioni di dipendenti circa – si muovono in base all’Ipca (indice europeo armonizzato dei prezzi al consumo) che da oggi al 2012 darebbe diritto ad un recupero sull’inflazione del 6 per cento. Considerato che nel periodo in questione salterà anche il rimborso riconosciuto come “vacanza contrattuale”, ecco che la perdita media della categoria si attesta, nei tre anni, a 1.700 euro lordi. Certo non per tutti il taglio sarà uguale: ci saranno variazioni legate alle diverse quote di parte fissa e variabile della retribuzione, alla diversa struttura degli incentivi, ma, comunque sia, il tutto si tradurrà in un mancato guadagno per ciascuna categoria.

La premessa vale anche per i magistrati, colpiti dalla Finanziaria nonostante la versione originaria del testo sia stata ammorbidita dopo un appello rivolto al Presidente della Repubblica. Qui, secondo le stime dell’Associazione nazionale magistrati, si arriva ad una perdita secca in busta paga fino a 18 mila euro lordi. I tagli veri e propri riguarderanno solo i magistrati con una discreta anzianità alle spalle, per via della riduzione del 5 per cento riferita alla quota di stipendio che supera i 90 mila euro, ma il blocco alla progressione economica e agli adeguamenti triennali colpiranno soprattutto le nuove leve. Considerati tutti i tagli e i mancati guadagni attribuiti alle funzione pubblica, Michele Gentile, responsabile del comparto per la Cgil considera che “l’intero settore mette sul piatto 1.850 milioni di euro: lo scippo della vacanza contrattuale vale da solo 600 milioni di euro”. Un conto “troppo alto, inaccettabile se si considera che i tanto decantati tagli alla politica si sono fermati a 72 mila euro”.
04 giugno 2010



Già lo scorso anno era stata aperta una procedura di infrazione

Pensioni, ultimatum della Ue all’Italia: nella p.a. le donne lavorino fino a 65 anni

Rischio di deferimento del nostro Paese alla Corte di giustizia europea: disatteso un precedente monito

BRUXELLES – Ultimatum della Commissione Ue all’Italia: se non equiparerà immediatamente l’età pensionabile tra uomini e donne nel settore pubblico sarà nuovamente deferita alla Corte di giustizia europea. L’avvertimento – secondo quanto anticipato dalle agenzie di stampa – è contenuto in una nuova lettera che Bruxelles ha inviato alle autorità italiane, chiedendo loro di adeguarsi al più presto alla sentenza della Corte europea di giustizia che già nel 2008 intimava all’Italia di innalzare l’età pensionabile delle dipendenti pubbliche, portandola a 65 anni, lo stesso livello previsto per i colleghi maschi.

RITARDI E RICHIAMINella missiva – da quanto si apprende – si chiedono spiegazioni sui ritardi e si sottolinea come la questione sia rimasta irrisolta dopo i tanti richiami succedutisi negli anni; e nonostante nel giugno 2009 Bruxelles abbia aperto una nuova procedura di infrazione nei confronti del nostro Paese proprio per la mancata attuazione della sentenza della Corte. Secondo quest’ultima, l’esistenza di età pensionabili diverse per funzionari pubblici uomini e donne viola il principio della parità di retribuzione. E il trattamento discriminatorio finisce con il persistere in considerazione dei tempi lunghi previsti dal governo per l’adeguamento. Per Bruxelles, che ha diffuso un comunicato sulla materia, si tratta quindi di «misure transitorie inadeguate».

Il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi (Ansa)
Il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi (Ansa)

LA POSIZIONE DELL’ITALIA – Della questione il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, parlerà lunedì a Lussemburgo con la commissaria Viviane Reding. «Cercherò di agire al meglio per una soluzione che sia definitiva» ha detto Sacconi che ha confermato agli organi di stampa la richiesta di Bruxelles di un anticipo al 2012 dell’equiparazione tra i due sessi. «Bisognerà discutere su questo punto – ha detto l’esponente del governo – perchè è giusto dare alle donne il tempo di organizzare il proprio percorso di vita». L’obiettivo del ministro è quello di capire «quanto sia cogente la richiesta europea e quanto minacci di tradursi in infrazione». Per Sacconi, infatti, la gradualità attuata per il pensionamento delle dipendenti pubbliche era stata già trattata con convinzione da parte del governo italiano. «È pur vero che l’anticipo del pensionamento delle lavoratrici pubbliche non pone i problemi di disoccupazione che ci sono nel privato e quindi di assicurazione del reddito» per le donne che dovessero perdere il lavoro e dover attendere per andare in pensione. Attualmente è prevista un innalzamento graduale del pensionamento delle donne del pubblico impiego che porterà ad un innalzamento a 65 anni solo nel 2018.

Redazione online
03 giugno 2010

fonte: http://www.corriere.it/economia/10_giugno_03/pensioni-ultimatum-ue-equiparazione-donne-uomini_5187d78c-6ef5-11df-bfef-00144f02aabe.shtml




Il decreto legge sulla manovra / Prima parte

L’abc della manovra di Tremonti in 62 voci, illustrata articolo per articolo


L’abc della manovra di Tremonti in 62 voci


È di 56 articoli la manovra anti-crisi 2011-2013 da 24,9 miliardi di euro. Il provvedimento, entrato in vigore il 31 maggio 2010, sbarcato a Palazzo Madama per la conversione in legge, contiene una stretta sul pubblico impiego, che passa per il congelamento degli stipendi fino al 2013, lo stop ai rinnovi contrattuali, 2010-2012. Prevista anche una rimodulazione di pensioni e la rateizzazione del Tfr, se d’importo superiore ai 90mila euro. Arriva, poi, un’emersione per gli immobili “fantasma”. Scende, da 12.500 a 5mila euro, il tetto della tracciabilità del contante.

Varata anche una stretta sulle invalidità e nuove regole per il redditometro, con i controlli che scatteranno quando il reddito dichiarato sarà inferiore del 20% rispetto a quello accertato dal Fisco. Fra le novità proposte dalla manovra arriva il quindicesimo censimento della popolazione e delle abitazioni, il nono dell’industria e dei servizi, il sesto dell’agricoltura e il censimento delle istituzioni non profit.

Colpo d’acceleratore anche per le cause tributarie. Ci sono poi disposizioni tributarie, antifrode e antiriciclaggio, misure per arginare il fenomeno delle imprese “apri e chiudi” o in perdita sistemica, ma anche interventi contro la microevasione diffusa. Arriva poi una addizionale del 10% sui compensi corrisposti a titolo di stock option. Previsti anche una fiscalità di vantaggio per il Sud in caso di nuove iniziative produttive e incentivi per il rientro in Italia dei “cervelli” emigrati all’estero.

Ecco, dalla proroga della sospensione dei versamenti tributari e contributivi in Abruzzo alle zone a burocrazia zero nel Sud, tutte le novità della manovra, illustrate articolo per articolo


Abruzzo, ulteriore sospensione versamenti tributari e contributivi (articolo 39)

Prorogate alcune disposizioni in tema di sospensione degli adempimenti tributari e contributivi per i soggetti colpiti dagli eventi sismici del 6 aprile 2009 in Abruzzo, nei comuni più danneggiati identificati con decreto del commissario delegato. …

Accertamento su soggetti che aderiscono al consolidato nazionale (articolo 35)

Nuove disposizioni nel procedimento di accertamento nei confronti di soggetti che aderiscono al consolidato nazionale. L’accertamento è ricondotto a un atto unico, emesso dall’ufficio competente sulla consolidata interessata dalle rettifiche e notificato anche alla consolidante, al posto dell’attuale doppio livello di accertamento. …

Alluvionati del Piemonte (articolo 12)

Viene precisato che l’estensione anche agli alluvionati del Piemonte del 1994 dei benefici previsti per i soggetti colpiti nella Sicilia orientale dal sisma del 1990, ha natura esclusivamente fiscale. …

Apertura o chiusura rapporti con operatori finanziari (articolo 34)

Arriva l’obbligo per i non residenti di indicare il codice fiscale per l’apertura o la chiusura di rapporti continuativi con operatori finanziari. …

Assegno d’invalidità (articolo 10)

Dal 1° giugno 2010, passa, dall’attuale 74% all’85%, il limite per accedere al beneficio economico dell’assegno mensile di invalidità civile. Per potenziare i controlli contro i “falsi invalidi”, viene esteso, poi, l’istituto della rettifica, previsto in ambito Inail, anche alla normativa assistenziale relativa all’invalidità civile. …

Autocompensazione in presenza di debito su ruoli definitivi, le preclusioni (articolo 31)

A decorrere dal 1° gennaio 2011 la compensazione dei crediti relativi alle imposte erariali è vietata fino a concorrenza dell’importo dei debiti, di ammontare superiore a 1.500 euro, iscritti a ruolo per imposte erariali e relativi accessori, per i quali è scaduto il termine di pagamento. In caso di inosservanza del divieto sanzione pari …

Casellario dell’assistenza (articolo 13)

Il Casellario dell’assistenza sarà istituito presso l’Inps, come banca dati unitaria e generale delle prestazioni di natura assistenziale erogate su tutto il territorio nazionale. La norma specifica poi alcuni requisiti reddituali necessari per accedere alle prestazioni previdenziali. Si chiarisce, in primo luogo, che le prestazioni sono …

Cause in materia tributaria e previdenziale (articolo 38, comma 9)

Per dare un colpo d’acceleratore alla trattazione delle cause in materia tributaria e previdenziale si stabilisce un termine di 150 giorni di efficacia della sospensione eventualmente concessa dal giudice tributario per incentivare la rapida trattazione delle cause, assicurando una riscossione in tempi più brevi delle somme dovute in …

Censimenti (articolo 50)

È indetto il quindicesimo censimento generale della popolazione e delle abitazioni e il nono censimento generale dell’industria e dei servizi e il censimento delle istituzioni no profit, oltre al sesto censimento dell’agricoltura. …

Certificati verdi, abolizione obbligo ritiro eccesso di offerta (articolo 45)

La disposizione abolisce l’obbligo per il gestore unico, previsto in via transitoria, di ritirare i certificati verdi in eccesso di offerta. Dalla misura sono stimati benefici sulla bolletta elettrica fra i 500 e i 600 milioni. …

Commercianti autonomi (articolo 12)

La seconda, è l’obbligo riconosciuto, ope legis, per chi svolge abitualmente l’attività autonoma in ambito commerciale, dell’iscrizione previdenziale presso la gestione commercianti dell’Inps. …

Comune di Roma, finanziamenti e contributo per i turisti (articolo 14)

La norma interviene sul debito del comune di Roma. Per attenuare il rosso nel bilancio capitolino, arriveranno 300 milioni l’anno, a decorrere dal 2011. I soldi in più, potranno essere reperiti con un’addizionale sui diritti di imbarco dei passeggeri di aerei in partenza dagli aeroporti romani fino a un massimo di un euro per passeggero, …

Comunicazioni telematiche al Fisco delle operazioni rilevanti Iva (articolo 21)

Introdotto l’obbligo di comunicare, per via telematica, alle Entrate operazioni rilevanti ai fini Iva, di importo pari o superiore ai 3mila euro. …

Concessioni autostradali (articolo 47)

Differito al 31 luglio 2010 il termine che consente di procedere al tempestivo avvio degli investimenti infrastrutturali autostradali, mediante l’approvazione per legge degli schemi di convenzione già sottoscritti. Differita al 30 settembre 2010la pubblicazione da parte dell’Anas del bando di gara per la costruzione e la gestione …

Conferenza di servizi (articolo 49)

Modifiche alla legge generale sul procedimento amministrativo in materia di conferenza di servizi con lo scopo di semplificare la disciplina, dando un colpo di acceleratore all’adozione del provvedimento finale. …

Contenimento spese pubblico impiego e sanità (articolo 9)

Per ridurre i costi del lavoro pubblico la misura principale sarà il congelamento degli scatti d’anzianità fino al 2013. Una misura particolarmente gravosa per il comparto Scuola, che toccherà un docente su 4, con decurtazioni che potranno arrivare anche a 3mila euro lordi l’anno. Arriva, poi, lo stop ai rinnovi dei contratti triennali …

Contrasto alle frodi intracomunitarie (articolo 27)

Adeguamento alla normativa europea in materia di operazioni intracomunitarie con lo scopo di contrastare le frodi. …

Contrasto di interessi (articolo 25)

La norma prevede l’assoggettamento a ritenuta d’acconto del 10%, ai fini dell’imposta sul reddito dei percipienti, dei compensi corrisposti mediante bonifici bancari o postali quali modalità obbligatoria di pagamento per beneficiare di oneri deducibili o per i quali spetta la detrazione d’imposta (come ad esempio la fruizione della …

Contratto di produttività (articolo 53)

Per l’anno 2011 la quota di retribuzione erogata in attuazione di contratti collettivi (anche aziendali o territoriali) e correlata a incrementi della produttività, di redditività ed efficienza organizzativa, all’andamento economico e agli utili d’impresa, sia sottoposta a una tassazione sostitutiva dell’Irpef e delle relative …

Controllo spesa sanitaria (articolo 11)

Si prevede che le regioni sottoposte ai piani di rientro alla data del 31 dicembre 2009 che non abbiano completato, entro il medesimo termine, gli interventi strutturali di riorganizzazione, riqualificazione e potenziamento del servizio sanitario previsti, pur avendo garantito l’equilibrio di bilancio, possano portarli a compimento. …

Zone a burocrazia zero nel Sud (articolo 43)

Sono istituite zone a burocrazia zero nel Meridione per favorire nuove iniziative produttive. I provvedimenti amministrativi – esclusi quelli di natura tributaria – saranno adottati da un Commissario di Governo, che, se necessario, convoca apposite conferenze di servizi. …

Disposizioni antifrode (articolo 36)

Il ministero dell’Economia dovrà varare una black list dei Paesi dove c’è il maggior rischio di riciclaggio, di finanziamento del terrorismo e si è assenza di scambio di informazioni in materia fiscale. I destinatari delle misure del Dlgs 231/2007, di recepimento della direttiva di prevenzione del riciclaggio, devono astenersi …

Disposizioni antiriciclaggio (articolo 37)

Gli operatori economici con sede, residenza o domicilio nei paesi nelle black list sono ammessi a partecipare alle procedure di aggiudicazione dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture. Anche in deroga ad accordi bilaterali siglati con l’Italia. …

Disposizioni finanziarie (articolo 55)

Autorizzata la spesa di 36 milioni di euro per il 2010 per la proroga del piano di impiego delle Forze armate nel controllo del territorio in concorso con le Forze di polizia e per la corresponsione al personale delle Forze di polizia impiegate nel presidio del territorio insieme al personale delle Forze armate di un’indennità pari a …

Disposizioni tributarie (articolo 38, commi da 4 a 8 e da 10 a 13)

Razionalizzate le modalità di comunicazione all’Agenzia delle entrate dell’elezione di un domicilio diverso dalla residenza. Disposizioni volte a consentire anche per la notifica delle cartelle e di altri atti di riscossione coattiva l’utilizzo della posta elettronica certificata. Gli agenti della riscossione sono autorizzati alla …

Dividendi società statali (articolo 16)

Si prevede che utili e dividenti realizzati, negli anni 2011 e 2012, da società partecipate e istituto di diritto pubblico, non compresi nel perimetro istituzionale delle amministrazioni pubbliche, siano riassegnati, fino a un massimo di 500 milioni di euro, in un apposito Fondo, gestito dal Tesoro. Serviranno a pagare gli interessi sul …

Documentazione dei prezzi di trasferimento (articolo 26)

Vengono introdotte misure per aumentare l’efficacia dell’azione di controllo dell’amministrazione finanziaria sulle operazioni rientranti nella disciplina sui prezzi di trasferimento. …

Entrata in vigore (articolo 56)

Il decreto di manovra è entrato in vigore il 31 maggio 2010, giorno della sua pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale (supplemento ordinario n. 114/L alla Gazzetta Ufficiale del 31 maggio 2010 n. 125) …

Expo Milano 2015 (articolo 54)

Una quota non superiore al 4% delle risorse autorizzate per l’Expo Milano 2015, destinate al finanziamento delle opere, può essere utilizzata per far fronte alle spese di funzionamento della società, ferma restando la partecipazione pro-quota alla copertura delle medesime spese da parte degli azionisti. …

Fiscalità di vantaggio per il Mezzogiorno (articolo 40)

Possibilità per Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia di modificare le aliquote dell’imposta sulle attività produttive, con proprie leggi, fino ad azzerarle o a concedere esenzioni, detrazioni e deduzioni relative alla stessa imposta, in favore delle nuove iniziative produttive. …

Fondazioni bancarie (articolo 52)

La disposizione risolve problemi interpretativi in materia di vigilanza sulle fondazioni bancarie. …

Fondi immobiliari chiusi, riorganizzazione disciplina fiscale (articolo 32)

Lo scopo di questa disposizione è quella di arginare il fenomeno dei fondi immobiliari “veicolo”, che utilizzano in modo strumentale i fondi comuni immobiliari a ristretta base partecipativa con l’obiettivo di godere dei benefici fiscali previsti. Viene modificata la nozione civilistica dei fondi comuni di investimento immobiliare …

Immobili “fantasma” (articolo 19)

Parte un aggiornamento a tappeto del catasto, con l’attivazione dell’Anagrafe immobiliare integrata. È prevista, poi, l’apertura ai comuni a una gestione “partecipata”, con il Territorio, delle funzioni catastali. Il Territorio, dal canto suo, dovrà concludere entro il 30 settembre 2010 l’individuazione degli immobili “fantasma”, quelli …

Impianti di distribuzione di gas naturale, semplificazioni (articolo 51)

Semplificazione per l’installazione di impianti di rifornimento del gas naturale (metano) con lo scopo di promuovere l’utilizzo di autoveicoli alimentati a metano che si stanno diffondendo nel Nord Italia. Attualmente in Italia ci sono solo 750 distributori. …

Imprese “apri e chiudi”, contrasto al fenomeno (articolo 23)

Arriva una specifica azione di vigilanza fiscale sulle cosiddette imprese “apri e chiudi”. La norma prevede che le imprese che cessano l’attività entro un anno dall’inizio siano considerate ai fini delle posizioni da sottoporre a controllo da parte dell’Agenzia delle entrate, della Gdf e dell’Inps. …

Imprese in perdita sistemica, contrasto al fenomeno (articolo 24)

La disposizione prevede il potenziamento dell’azione di vigilanza fiscale su quelle imprese che si dichiarano in perdita ai fini delle imposte sui redditi per più di un periodo d’imposta, per le quali è evidente il rischio di evasione. …

Incentivi per il rientro di ricercatori (articolo 44)

Incentivi per il rientro dei ricercatori residenti all’estero. Ai fini delle imposte sui redditi è escluso dalla formazione del reddito di lavoro dipendente o autonomo il 90% degli emolumenti percepiti dai docenti e dai ricercatori che tornano a svolgere la propria attività in Italia. …

Indebita percezione di prestazioni sociali agevolate e altre disposizioni tributarie (articolo 38, commi da 1 a 3)

Iniziative per contrastare con maggiore efficacia l’indebita percezione di prestazioni sociali agevolate, comprese quelle erogate in relazione al diritto allo studio. Previsti scambi informativi fra Inps, ministero del lavoro, …

Infrastrutture (articolo 46)

Sono revocati i mutui accesi dalla Cassa depositi e prestiti entro il 31 dicembre 2006, il cui onere di ammortamento sia a totale carico dello Stato e che alla data di entrata in vigore del decreto di manovra non siano stati erogati. …

Interventi salva euro (articolo 17)

Il consiglio Ecofin di maggio scorso ha previsto un meccanismo di sostegno dell’area euro che prevede la costituzione di una speciale “società” (special purpose vehicle, Spv), della quale tutti gli Stati membri saranno azionisti e garantiranno eventuali emissioni di obbligazioni. …

Lotta all’evasione (articolo 18)

Prevede la partecipazione dei comuni all’attività di accertamento tributario e contributivo. Tra gli altri compiti, spicca quello che potranno segnalare a Fisco, Guarda di Finanza e Inps eventuali irregolarità contributive e fiscali. …

Manager e consulenti pubblici, sforbiciata alle spese (articolo 6)

Scatta una riduzione del 10% di indennità, compensi, gettoni e retribuzioni, comunque, denominate, corrisposte da Pubbliche amministrazioni, incluse le Autorità indipendenti, ai componenti di organi di indirizzo, direzione e controllo, consigli di amministrazione e organi collegiali vari e ai titolari di incarichi di qualsiasi tipo. Si …

Microevasione diffusa (articolo 28)

Per contrastare la microevasione diffusa sul territorio l’Agenzia delle entrate eseguirà controlli su quei soggetti che hanno percepito e non dichiarato redditi da lavoro dipendente e assimilati sui quali risultano versati contributi previdenziali e non risultano effettuate le previste ritenute. …

Patto di stabilità interno (articolo 14)

La norma prevede che il concorso alla manovra per le autonomie locali è determinato in 6,3 miliardi per il 2011, di cui 4 miliardi a carico delle regioni a statuto ordinario. Più salato il conto 2012-2013, dove il “contributo” sale a 8,5 miliardi l’anno. In concorso di province e comuni avviene attraverso la riduzione degli stanziamenti …

Pedaggi autostradali (articolo 15)

I pedaggi autostradali saranno applicati su tutte le autostrade e raccordi autostradali in gestione diretta di Anas. Gli importi e le modalità di applicazione dovranno essere decise dal Governo entro 45 giorni dall’entrata in vigore del presente decreto. …

Pensioni, tutte le modifiche (articolo 12)

Si modifica il regime delle decorrenze per il pensionamento di vecchiaia ordinario, prevedendo un nuovo regime per le decorrenze del pensionamento anticipato. Per i lavoratori dipendenti, si prevede il diritto alla decorrenza del trattamento decorsi 12 mesi dalla maturazione dei requisiti previsti, mentre per gli autonomi, la soglia sale …

Procedure concorsuali (articolo 48)

Norma per favorire e promuovere l’erogazione di nuovi finanziamenti all’impresa in difficoltà sia da parte di intermediari bancari e finanziari, sia da parte di soci. …

Pubblica amministrazione, nuovi sistemi di pagamento (articolo 4)

Spetterà a via XX Settembre promuovere la realizzazione di un servizio nazionale per pagamenti su carte elettroniche istituzionali, inclusa la tessera sanitaria. L’obiettivo è favorire una maggiore efficienza nei pagamenti e nei rimborsi dei tributi effettuati da parte di enti e pubbliche amministrazioni a cittadini e utenti. …

Pubblica amministrazione, razionalizzazione spese (articolo 8)

Si riduce dal 3% al 2% il limite delle spese annue di manutenzione ordinaria e straordinaria degli immobili in uso ad amministrazioni statali. Sono fatte salve le spese obbligatorie riconducibili al Codice dei beni culturali e quelle relative alla sicurezza sui luoghi di lavoro. …

Redditometro (articolo 22)

Delega alle Entrate per riscrivere il “redditometro”. L’accertamento scatta quando il reddito dichiarato è inferiore del 20% rispetto a quello accertato in via sintetica dal “redditometro”. Attualmente scatta se inferiore del 25 per cento. …

Regime fiscale di attrazione europea (articolo 41)

Alle imprese residenti in un altro Stato dell’Unione europea che decidono di intraprendere in Italia una nuova attività economica, dipendenti e collaboratori compresi, si può applicare la normativa tributaria vigente in uno degli Stati dell’Unione europea. …

Reti di imprese (articolo 42)

Per dare impulso alle reti d’impresa un provvedimento del direttore dell’Agenzia delle entrate fisserà le condizioni per il riscontro della sussistenza dei requisiti idonei al riconoscimento delle imprese come appartenenti a una rete di imprese. …

Riduzioni di spesa per Presidenza del Consiglio dei ministri e Bankitalia (articolo 3)

Arrivano misure di contenimento delle spese ad hoc. La Presidenza del Consiglio dei ministri, sul bilancio 2010, dovrà raggiungere un risparmio non inferiore a 17 milioni attraverso una riduzione di posti negli organici dirigenziali. Un risparmio di ulteriori 3 milioni dovrà uscir fuori dalla “dieta” alle strutture di missione e non meno …

Riscossione, accelerazione (articolo 29)

Processo di accelerazione della riscossione delle somme dovute in seguito ad accertamento dell’Agenzia delle entrate in materia di imposte sui redditi e di Iva. Riduzione dei tempi intercorrenti tra la notifica degli avvisi di accertamento e quelli di notifica della cartella di pagamento. …

Riscossione Inps (articolo 30)

Dal 1° gennaio 2011 il recupero delle somme dovute all’Inps viene effettuata tramite un avviso di addebito con valore di titolo esecutivo. A pena di nullità l’avviso deve contenere il codice fiscale dell’interessato, il periodo di riferimento e la causale del credito, gli importi addebitati ripartiti tra quota capitale e sanzioni, …

Riutilizzo impegni di spesa non utilizzati (articolo 1)

Si prevede il definanziamento delle autorizzazioni di spesa totalmente inutilizzate negli ultimi 3 anni. L’obiettivo è recuperare risorse da destinare al Fondo ammortamento titoli di Stato. …

Soppressione enti pubblici inutili (articolo 7)

Chiuderanno i battenti l’Ipsema, l’Ispesl (l’Inail prenderà le relative funzioni) e Ipost (che confluirà in Inps). Si prevede, poi, una riorganizzazione dell’ordinamento degli enti pubblici di previdenza e assistenza, con tagli, anche, al consiglio di indirizzo e vigilanza. Lo Ias, Istituto di affari sociali, confluirà nell’Isfol, e …

Spese dei ministeri, taglio del 10% (articolo 2)

Arriva, a partire dal 2011, una “sforbiciata” lineare del 10% alle dotazioni finanziarie, iscritte a legislazione vigente, di ciascun ministero. Il ministero dell’Istruzione, per esempio, subirà un taglio, fino al 2013, di circa 310 milioni di euro, che peserà, per quasi la metà, sui fondi destinati all’istruzione scolastica. …

Spese della politica, cura dimagrante per ministri e sottosegretari e per i rimborsi ai partiti politici (articolo 5)

A partire dal prossimo 1° gennaio, a ministri e sottosegretari, che non siano parlamentari, arriva un taglio del 10% al trattamento economico complessivo. Attualmente, la misura interessa 9 unità: 2 ministri e 7 sottosegretari. Taglio del 10% anche ai compensi dei componenti gli organi di autogoverno della magistratura e del Cnel. Dalla …

Stock option ed emolumenti variabili (articolo 33)

Prevista una addizionale del 10% sui compensi corrisposti a titolo di stock option ed emolumenti variabili che eccedano il triplo degli emolumenti fissi della retribuzione. L’addizionale è prelevata dal sostituto d’imposta al momento della corresponsione dei compensi. …

Tfr a rate oltre i 90mila euro (articolo 12)

Novità anche sul fronte del Tfr. Se l’importo è inferiore ai 90mila euro, sarà erogato in un unico importo annuale. In due importi annuali, se la prestazione è compresa tra i 90mila e i 150mila euro, in 3 importi annuali, se si superano i 150mila euro. …

Tracciabilità dei pagamenti (articolo 20)

Scende a 5mila euro, dagli attuali 12.500 euro, il tetto alla tracciabilità del contante, con possibilità di variazione in relazione alla media europea. …

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03 giugno 2010

fonte: http://www.ilsole24ore.com/art/norme-e-tributi/2010-06-02/labc-manovra-tremonti-voci-174000.shtml?uuid=AY8NeNvB




Tra manovra e intercettazioni il Cavaliere adesso è solo / La “favola” fiscale del premier

Tra manovra e intercettazioni

il Cavaliere adesso è solo

In passato i nemici erano i pessimisti. Ma oggi tocca a lui predicare sacrifici: difficile farsi credere. La “svolta emotiva” colpisce soprattutto il premier, ritenuto colpevole di aver negato la crisi

di ILVO DIAMANTI


Tra manovra e intercettazioni il Cavaliere adesso è solo

IL PREMIER è uno specialista di sondaggi. Ne conosce l’importanza, in quest’epoca senza ideologie, senza maestri e senza profeti. I sondaggi: servono a supplire a questo deficit di senso. A costruire consenso.

Per questo non tollera “rappresentazioni della realtà” in contrasto con la sua narrazione. Soprattutto in tempi difficili. Quando incombe la crisi: sulle imprese e sui cittadini. A cui si chiedono sacrifici. Lacrime e sangue. Mentre governo e parlamento sono impegnati – un giorno sì e l’altro anche – a discutere una legge sulle intercettazioni, che interessa soprattutto a lui. Personalmente.

Per questo gli saltano i nervi quando in tivù, a Ballarò, uno specialista serio, come Nando Pagnoncelli, attraverso i sondaggi di Ipsos, propone un’Italia delusa. Dal premier. Il fatto è che la nostra democrazia è fondata sull’Opinione Pubblica assai più che sul voto. E l’Opinione Pubblica si esprime attraverso i sondaggi e i media. Soprattutto la tivù. Ogni giorno. Per questo Berlusconi reagisce quando i sondaggi, attraverso i media, danno una rappresentazione dell’Opinione Pubblica – e della realtà – diversa da quella che lui vorrebbe. In contrasto con i suoi sondaggi, secondo i quali egli sarebbe amato da 2 italiani su 3. Anche se il suo partito personale, alle recenti elezioni regionali, si è fermato al 30% dei voti validi. Cioè: meno di un terzo dei due terzi degli elettori. Insomma, intorno al 20%.

Da parte nostra, ci limitiamo – come sempre – a proporre i risultati di un sondaggio condotto nei giorni scorsi. Su un campione rappresentativo della popolazione (poco più di 1000 persone). Attenti a rispettare criteri di rigore, nella rilevazione e nell’elaborazione. Indifferenti ai risultati. Non ci riguardano. Da molto tempo, d’altronde, forniscono indicazioni penose sul centrosinistra e sul Pd, in particolare. Questa volta, però, anche i dati sul premier e il governo appaiono negativi. Peggiori di quelli forniti da Ipsos. Secondo il sondaggio di Demos, infatti, la fiducia verso Berlusconi e il governo non è mai stata così bassa, dalla primavera del 2008. Dunque, da quando è in carica. Negli ultimi due anni, il premier aveva attraversato altri momenti difficili. Ma questo appare diverso. Perché non investe il “privato” di Berlusconi, ma il suo ruolo “pubblico” e di governo. Fino a ieri, gli elettori li tenevano distinti. Magari, non apprezzavano i comportamenti personali del premier, ma approvavano l’operato del governo. Oggi molto meno. L’azione del governo è valutata con un voto “sufficiente” (6 o più) da poco più 4 elettori su 10. Il dato più basso da due anni. Un orientamento analogo a quello verso Berlusconi, giudicato in modo “positivo” o “sufficiente” dal 43% degli elettori: 6 punti in meno rispetto a 4 mesi fa e quasi 10 rispetto a un anno fa. Ma, soprattutto, 7 meno di un mese fa. Quando superava, comunque, il 50%.

È come se, all’improvviso, si fosse spenta, o almeno, abbassata la luce. Su di lui. E sul Pdl, stimato intorno al 33% dei voti. Perché la confidenza verso Giulio Tremonti appare, invece, molto elevata. Di quasi 10 punti superiore a quella del premier. Anche se la manovra finanziaria è giudicata negativamente dalla maggioranza dei cittadini. Ritenuta squilibrata e poco equa. Sfavorevole, soprattutto, per i dipendenti pubblici e, in minor misura, privati. Gli italiani rimproverano al governo, in particolare, di aver mentito loro. Fino a ieri. Sottovalutando – ad arte – il peso della crisi, per ragioni di consenso. Da ciò l’improvvisa svolta emotiva dell’opinione pubblica. Che punisce Berlusconi, ma non Tremonti. Distinguendo le responsabilità di chi ha imposto la manovra economica. Senza pietà. Da quelle di chi ha cercato di nasconderne, fino a ieri, l’urgenza e, soprattutto, i costi. In modo pietoso.

Il giudizio degli italiani è aggravato dalla legge sulle intercettazioni, attualmente in discussione al Parlamento. Verso la quale il dissenso è ampio. Anche tra gli elettori del centrodestra. La reputano negativamente quasi metà dei leghisti e un terzo della base del Pdl. Le riserve sono ancor più larghe in merito agli effetti. Gran parte degli italiani, infatti, ritiene che favorirà gli affari dei politici e dei potenti invece della privacy dei cittadini. Che ostacolerà le indagini sulla criminalità organizzata. E se anche ponesse limiti all’invadenza dei media, ne ridurrà sensibilmente l’autonomia e la libertà. In questa fase, è cresciuta anche l’insofferenza verso la corruzione: oltre 8 cittadini su 10 la ritengono diffusa quanto o di più rispetto ai tempi di Tangentopoli. Si è, inoltre, allargata la convinzione che il governo non stia facendo abbastanza, su questo fronte.

Così Berlusconi è costretto a inseguire troppi fronti. A recitare troppe parti, nello stesso tempo. Contro nemici, che cambiano di giorno in giorno. Ieri: i pessimisti, trattati da anti-italiani. Mentre oggi è intento a predicare sacrifici. Difficile apparire credibile. Anche per lui. Zelig. Attore nato.

Per sua fortuna, l’opposizione politica continua a dimostrarsi debole. Soprattutto il Pd. Mentre l’Idv e l’Udc, nelle stime di voto, si rafforzano. Tra i leader, il presidente della Camera, Fini, ha perduto consensi. Ma resta il più apprezzato dagli italiani. Insieme a Tremonti, nel quale gli elettori confidano e cercano sicurezza, in questa crisi. Così, nel centrodestra, la delusione si concentra sul premier. E sul Pdl. Mentre gli altri – intorno a lui – si mostrano in buona salute (dal punto di vista del consenso). Fini, Bossi, la Lega. E, soprattutto, Tremonti. Per questo, Berlusconi appare irritabile. E molto solo. Anche se lo è sempre stato. Anzi, se ne è fatto vanto. Lui: estraneo alla politica politicante, che affligge i suoi alleati e il suo stesso partito personale. “Commissariato”, come si è lamentato di recente. Senza potere, commissariato dai gerarchi. Lui, orgogliosamente solo. Ma dalla parte degli italiani. I quali, irriconoscenti come i tifosi del Milan, oggi, non sembrano più intenzionati ad alleviare la sua solitudine. Ad assecondare la sua irreale narrazione della realtà.

03 giugno 2010

fonte: http://www.repubblica.it/politica/2010/06/03/news/diamanti_3_giugno-4531500/?rss

Evasione, processi e condoni

la “favola” fiscale del premier


di MASSIMO GIANNINI


'Evasione,

NELLA sua breve e “inappellabile” telefonata a Ballarò 1 dell’altro ieri, il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha fornito agli italiani due importanti “notizie”. La prima in risposta ad una osservazione effettivamente sollevata in studio da chi scrive. “È una menzogna che io abbia fornito qualunque forma di giustificazione morale ai fenomeni di evasione fiscale”. La seconda replicando ad un’accusa che invece nessuno gli aveva mosso: “Non ho mai evaso le tasse, né io né le mie aziende”.

GUARDA IL VIDEO 2

Rispetto a queste affermazioni, e affidandosi esclusivamente ai fatti oggettivi della cronaca di questi anni, è utile ripercorrere tutto ciò che è realmente accaduto. Senza giudizi. Senza commenti. Ma attingendo semplicemente alle parole pronunciate dal premier, ai processi nei quali è stato ed è tuttora coinvolto, e ai condoni varati dai governi che ha presieduto.

LE PAROLE
1) Autunno del 2000: Berlusconi è il leader dell’opposizione. Il 15 ottobre è a Milano, e interviene alla festa di Alleanza Nazionale, partner di Forza Italia nella nascente Casa delle Libertà. Ai militanti dell’allora alleato di ferro Gianfranco Fini, il Cavaliere dice, testualmente: “Non ne può più neanche il mio dentista, che paga il 63% di tasse. Ma oltre il 50% è già una rapina… Non volete che non ci si ingegni? E’ legittima difesa…”.

2) Inverno 2004: Berlusconi è presidente del Consiglio, ha rivinto le elezioni per la seconda volta. In una conferenza stampa a Palazzo Chigi, risponde alla domanda di un cronista e dichiara, testualmente: “Le tasse sono giuste se arrivano al 33%, se vanno oltre il 50 allora è morale evaderle”.

3) Autunno 2004: Berlusconi, sempre capo del governo, interviene alla cerimonia annuale della Guardia di Finanza e, dal palco, arringa così le Fiamme Gialle, impegnate nella lotta agli evasori: “Voi agite con grande equilibrio e rispetto dei cittadini, nei confronti di chi si vuole sottrarre a un obbligo che qualche volta si avverte come eccessivo. C’è una norma di diritto naturale che dice che se lo Stato ti chiede un terzo di quello che con tanta fatica hai guadagnato ti sembra una richiesta giusta e glielo dai in cambio dei servizi che lo Stato ti offre. Ma se lo Stato ti chiede di più, o molto di più, c’è una sopraffazione nei tuoi confronti: e allora ti ingegni per trovare sistemi elusivi che senti in sintonia con il tuo intimo sentimento di moralità, che non ti fanno sentire colpevole…”.

4) Primavera 2008: Berlusconi è in piena campagna elettorale, dopo la caduta del governo Prodi. Il 2 aprile interviene all’assemblea annuale dell’Ance, l’Associazione nazionale dei costruttori. E afferma quanto segue: “Se lo Stato ti chiede un terzo di quanto guadagni, allora la tassazione ti appare una cosa giusta, ma se ti chiede il 50-60% ti sembra una cosa indebita e ti senti anche un po’ giustificato a mettere in atto procedure di elusione e, a volte, anche di evasione. Noi abbiamo un’elusione fiscale record giustificata da aliquote troppo elevate…”.

5) Autunno 2008: Berlusconi ha stravinto, per la terza volta, le elezioni. Il 4 ottobre, di nuovo in conferenza stampa a Palazzo Chigi (immortalato dalle telecamere dei tg delle tre reti Rai) sostiene: “Se io lavoro, faccio tanti sacrifici… Se lo Stato poi mi chiede il 33% di quello che ho guadagnato sento che è una richiesta corretta in cambio dei servizi che lo Stato mi da. Ma se mi chiede il 50% sento che è una richiesta scorretta e mi sento moralmente autorizzato ad evadere, per quanto posso, questa richiesta dello Stato…”.

I PROCESSI
Insieme alle parole, ci sono gli atti che Berlusconi compie e ha compiuto in questi anni. Prima di tutto come privato cittadino e come imprenditore che guida un impero mediatico, industriale e finanziario. Un ruolo che lo ha esposto a numerosi processi, per comportamenti illeciti che configurano altrettante evasioni tributarie. Qui rilevano solo i principali procedimenti con ricadute fiscali, dunque, e non anche quelli per reati penali di altro genere (come ad esempio il processo per il Lodo Mondadori, per corruzione, o il processo Mills, per corruzione in atti giudiziari, anche questi per altro “risolti” grazie alle leggi ad personam varate nel frattempo dallo stesso governo Berlusconi, come il Lodo Alfano prima, il legittimo impedimento poi).

1) Tangenti alla Guardia di Finanza: Berlusconi è accusato di averne pagate per evitare controlli fiscali su quattro sue società, Mediolanum, Mondadori, Videotime e Telepiù. In primo grado viene condannato a 2 anni e 9 mesi. In appello i magistrati applicano le attenuanti generiche, e quindi scatta la prescrizione. Cioè l’imputato ha commesso il reato, ma per il giudice è scaduto il tempo utile alla condanna.

2) All Iberian 1: Berlusconi è accusato di aver pagato tangenti per 21 miliardi a Bettino Craxi. Viene condannato in primo grado a 2 anni e 4 mesi. In appello, ancora una volta, scatta la prescrizione.

3) All Iberian 2 e 3: in questi altri due filoni di questo processo Berlusconi è accusato di falso in bilancio, con costituzione di fondi neri per 1000 miliardi di vecchie lire, ed evasione delle relative imposte, attraverso quello che i periti tecnici della Kpmg e i pm di Milano definiscono il “Group B very discreet” della Fininvest, cioè il “presunto comparto estero riservato” della finanziaria del Cavaliere. Viene assolto perché “il reato non sussiste più”: nel frattempo, alla fine del 2002, il suo governo ha approvato la legge che depenalizza il falso in bilancio e i reati societari.

4) Medusa Cinema: Berlusconi è accusato di illecito nell’acquisto della società cinematografica, per 10 miliardi non iscritti a bilancio. Condannato in primo grado a 1 anno e 4 mesi, viene assolto in appello, ancora una volta con la formula della prescrizione. Il reato c’è, ma i termini per la condanna sono scaduti.

5) Diritti televisivi Mediaset: Berlusconi è accusato dai pm di Milano per appropriazione indebita e frode fiscale per 13,3 milioni di euro. La procura ha chiesto il rinvio a giudizio, ma il processo è stato sospeso, prima per effetto del Lodo Alfano (dichiarato successivamente incostituzionale dalla Consulta), e ora per l’intervento della legge sul legittimo impedimento.

I CONDONI
C’è infine una sfera “pubblica”, che riguarda le decisioni che il Cavaliere ha assunto come capo del governo, nella lotta contro gli evasori fiscali e nella “disciplina” di casi che, sotto questo profilo, hanno riguardato direttamente lui stesso o le sue aziende.

1) Nella primavera 1994 Berlusconi “scende in campo” e vince le sue prime elezioni. E’ l’epifania della Seconda Repubblica. Per festeggiarla, il governo vara il suo primo condono fiscale: frutta ben 6,4 miliardi di euro. Forte di questo trionfo, lo stesso governo vara anche il suo primo condono edilizio, che porta nelle casse del fisco 2,5 miliardi. Seguiranno altre cinque sanatorie, nel corso delle successive legislature guidate dal Cavaliere: nel 2003 nuovo condono fiscale di Tremonti, per 19,3 miliardi, insieme il primo scudo fiscale per il rientro dei capitali all’estero da 2 miliardi, poi nel 2004 nuovo condono edilizio di Lunardi da 3,1 miliardi, e infine tra il 2009 e il 2010 l’ennesimo scudo fiscale, appena concluso, e con un rimpatrio di capitali previsto in oltre 100 miliardi di euro. L’infinita clemenza verso chi non paga le tasse, praticata in questi sedici anni, non è servita a stroncare il fenomeno dell’evasione, anzi l’ha alimentato.

2) Dei condoni hanno beneficiato milioni di italiani. Ma ha beneficiato anche il premier e il suo gruppo. Dopo la Finanziaria del ’93 che introduce il secondo condono tombale, rispondendo ad un articolo di Repubblica che anticipava la sua intenzione di beneficiare della sanatoria, Berlusconi fa una promessa solenne durante la conferenza stampa di fine d’anno: “Vi assicuro che né io né le mie aziende usufruiremo del condono”. Si scoprirà poi che Mediaset farà il condono per 197 milioni di tasse evase, versandone al fisco appena 35, e lo stesso farà il Cavaliere per i suoi redditi personali, risolvendo il suo contenzioso da 301 milioni di euro pagando all’Agenzia delle Entrate appena 1.800 euro.

3) Condono per i coimputati: con decreto legge 143 del giugno 2003, presunta “interpretazione autentica” del condono di quell’anno, il governo infila tra i beneficiari anche coloro che “hanno concorso a commettere i reati”, pur non avendo firmato dichiarazioni fraudolente. Ennesima formula ad personam: consente di salvare i 9 coimputati del premier nel processo per falso in bilancio.

4) Condono di Villa Certosa: Il tribunale di Tempio Pausania indaga da tempo sugli abusi edilizi commessi nella ristrutturazione della residenza sarda del premier. Con decreto del 6 maggio 2004 il governo attribuisce a Villa Certosa la qualifica di “sede alternativa di massima sicurezza per l’incolumità del presidente del Consiglio”. Nel 2004, con la legge 208, il condono edilizio dell’anno precedente viene esteso anche alle cosiddette “zone protette”. Villa Certosa, nel frattempo, lo è appunto diventata. La Idra, società che gestisce il patrimonio immobiliare del premier, presenta subito dieci richieste di condono, e chiude così il contenzioso con il fisco. Versamento finale nelle casse dell’Erario: 300 mila euro. E amici come prima.

m.giannini@repubblica.it.

03 giugno 2010

fonte: http://www.repubblica.it/politica/2010/06/03/news/favola_fiscale-4531285/?rss





Riciclaggio, rapporti con lo Ior: Sotto inchiesta dieci banche

Riciclaggio, rapporti con lo Ior

sotto inchiesta dieci banche

Roma, bonifici milionari nel mirino della Procura. La banca vaticana, secondo i pm, sarebbe solo uno schermo dei reali beneficiari delle operazioni

di ELSA VINCI


Riciclaggio, rapporti con lo Ior sotto inchiesta dieci banche

Con la legge bavaglio non leggerete più questo articolo

ROMA – Rapporti sospetti con lo Ior, la procura di Roma indaga su dieci banche. Gruppi del calibro di Unicredit e Intesa San Paolo, realtà più modeste come la Banca del Fucino fondata dai principi Torlonia, che ogni giorno scambiano operazioni per centinaia di milioni con l’Istituto opere di religione del Vaticano, “uno schermo” per i clienti, che si teme possa celare operazioni di riciclaggio. Perché dietro il bonifico o la transazione c’è soltanto un acronimo: Ior. Mai o quasi mai una persona fisica o giuridica. Origine e destinazione degli assegni risultano coperti dal diaframma della banca estera.

L’allarme è arrivato circa un anno fa dall’Unità di informazione finanziaria, la struttura di “financial intelligence” di Bankitalia, che ha mobilitato la Guardia di finanza. Si indaga per la violazione della legge 197 del 1991 che ha introdotto nel nostro ordinamento tre obblighi fondamentali per gli intermediari finanziari: l’identificazione dei soggetti coinvolti in una transazione, la registrazione dei dati nell’”archivio unico informatico”, la segnalazione di eventuali operazioni sospette. Regole pare non sempre rispettate.
I magistrati romani hanno scoperto che lo Ior usava in modo cumulativo, senza fornire alcun dato di identificazione, un conto corrente aperto nella filiale 204 dell’ex Banca di Roma (oggi Unicredit) in via della Conciliazione al confine con le Mura Leonine. In un paio d’anni su quel conto sono transitati 180 milioni di euro. Su questo caso specifico, la prassi è stata abbandonata con l’integrazione Unicredit.

Il procuratore aggiunto Nello Rossi e il pm Stefano Rocco Fava sospettano che attraverso i conti istituzionali intestati alla banca vaticana sia transitato e probabilmente continui a passare denaro per singoli individui. L’ipotesi investigativa è che soggetti con residenza fiscale in Italia abbiano usato o utilizzino lo Ior come “schermo” per nascondere reati di vario genere, dalla truffa all’evasione fiscale. “Si tratta di conti sconosciuti e protetti da una sorta di diaframma messo in atto dallo Ior”, spiegano gli inquirenti. Conti soltanto misteriosi? “Decisamente sospetti”. Quando la magistratura ha chiesto nomi e cognomi, quelli forniti non hanno retto alla verifica. La Guardia di finanza ha infatti accertato almeno un paio di casi di beneficiari fittizi delle somme transitate. Cioè i nomi forniti sono risultati falsi. In questo caso le norme antiriciclaggio sono state violate. Scatteranno le sanzioni.

La magistratura italiana non può intervenire sulla banca vaticana, l’unico strumento di cui dispone è la rogatoria internazionale, usata per esempio dalla procura di Perugia per scoprire i fondi neri di Angelo Balducci, ex presidente del Consiglio nazionale dei Lavori pubblici travolto dall’inchiesta sugli appalti del G8. I pm romani non escludono il ricorso alla rogatoria ma per il momento puntano su una decina di banche italiane con consistente e quotidiano volume di scambio con lo Ior. Il primo obiettivo dell’indagine è identificare i reali beneficiari di titoli e operazioni da decine o centinaia di milioni. Il sospetto dei pm è che dietro la sigla Ior si possano celare persone fisiche o società che tramite i conti schermati abbiano costituito un canale per il flusso di denaro tra la banca del Vaticano e l’Italia.

01 giugno 2010

fonte: http://www.repubblica.it/cronaca/2010/06/01/news/riciclaggio_banche-4483288/?rss






Berlusconi telefona a Ballarò:Libertà di Stampa e Regime
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Le vergogne della manovra La Casta si salva, gli invalidi no

di Bianca Di Giovanni

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La stangata sui deboli è servita. La manovra targata Tremonti – arrivata ieri in Senato – salva gran parte di ministri e sottosegretari, ma chiede sacrifici pesanti a migliaia di pensionati, invalidi e lavoratori pubblici, insegnanti inclusi. Altro che lotta alla casta: qui i potenti se la ridono mentre tutti gli altri fanno sacrifici. L’articolo 5 prevede la riduzione dei compensi degli organi costituzionali, di governo e degli apparati politici. Si dispone il taglio del 10% dei trattamenti economici dei «ministri e sottosegretari non parlamentari», Il risultato è che soltanto due degli attuali 22 ministri in carica si vedranno ridurre gli emolumenti: Ferruccio Fazio e Giancarlo Galan. Per gli altri, nulla.

Si attenderà che il Parlamento decida? Visti gli appelli piovuti per i sacrifici, ci si sarebbe aspettato che avessero già deciso. In ogni caso, con il governo Prodi si deliberò il taglio del 20% su tutti i ministri, e fu fatto. Parlamentari e non. Stessa cosa per i sottosegretari: pagano in 7 su una trentina di nomi. In tutto il governo verserà alle casse pubbliche 72mila euro, su una manovra complessiva di 24,9 miliardi. Si salvano Silvio Berlusconi, l’uomo più ricco d’Italia, e Giulio Tremonti, brillante fiscalista prima di dedicarsi alla guerra santa contro i mercatisti. Ma pagano da subito e con un contributo di 460 milioni nel triennio gli invalidi veri: quelli con una percentuale tra il 70 e l’85% che finora erano assistiti. Già da oggi le domande dovranno tener conto dei nuovi criteri. Per chi si avvia alla pensione (circa 140mila persone l’anno) è un vero inferno. I lavoratori dipendenti che raggiungeranno i requisiti dal primo gennaio 2011 dovranno aspettare un anno, gli autonomi un anno e mezzo (chi raggiunge i requisiti nel 2010 resta con le vecchie regole). Di fatto è uno scalino (si alza l’età pensionabile) inserito per legge, senza confronto sindacale. Per le donne del pubblico impiego si traduce in uno «scalone»: passeranno da 60 anni a 62 e nel 2018 si ritroveranno a quota 66 anni. Le vecchie finestre si applicano ai lavoratori in mobilità, ma solo nei limiti di 10mila. Gli altri rischiano di restare senza alcun paracadute a fine mobilità: senza nulla per un anno. Se a queste disposizioni si aggiunge il decreto dell’altroieri sull’adeguamento delle pensioni alla speranza di vita, che allunga l’età pensionabile di altri tre mesi, ecco che alla fine il ritiro dal lavoro è proiettato all’infinito.

La maschera del premier

Ieri sera Berlusconi è entrato irruentemente nella trasmissione «Ballarò» per replicare a Massimo Giannini di «Repubblica» che loaveva accusato di non far nulla per l’evasione fiscale «Il mio gradimento è al 62% e quello del governo è vicino al 50%. Tanto vi dovevo perché non è accettabile sentire in una Tv di Stato certe menzogne. Non c’è mai stato da parte mia il sostegno all’evasione fiscale -ha scandito il premier – Sono menzogne assolute e con questa manovra si fanno passi avanti nella lotta all’evasione»». Subito dopo il premier ha riattaccato ‘ripreso’ dal conduttore della trasmissione, Giovanni Floris, che ha stigmatizzato il fatto che «ciò che veramente è inaccettabile in una televisione di Stato è che si inizi un dialogo ma poi si insulti e si butti giù il telefono prima che arrivi la risposta». Sarà. Per il pubblico impiego arriva una gelata polare: tutto fermo dall’anno prossimo. Niente aumenti, niente rinnovi contrattuali. La scuola paga un prezzo salatissimo, con tagli agli stipendi e congelamento del numero degli insegnanti. «Tutto scuola» rivela che il comparto contribuirà con una riduzione dell’11% degli insegnanti, contro il 5% chiesto ai dirigenti. «La quota aggiuntiva di stipendio che un insegnante avrebbe guadagnato nel 2011 prima di questa manovra e che ora viene bloccata – spiega la rivista – sarebbe stata in media di 3 mila euro annui, su una retribuzione media annua di 24mila euro». Dopo la Cgil che manifesta il 12 giugno, anche Cisl, Uil e Snals annunciano una manifestazione per la scuola il 15 giugno. Ma ieri sono scesi sul piede di guerra anche i magistrati della Corte dei Conti. «La manovra – spiega il presidente dell’Anm dei giudici della Corte dei Conti, Angelo Buscema – è innanzitutto iniqua e inoltre lede l’autonomia e l’indipendenza della magistratura, che viene trattata come un costo e non come una risorsa». La data sarà stabilità giovedì, assieme alle altre magistrature.

02 giugno 2010

fonte: http://www.unita.it/index.php?section=news&idNotizia=99479





Manovra, osservazioni dal Colle: chiesti chiarimenti al Governo. Tagli a cultura, Bondi: esautorato / I timori del premier: perdere voti a causa della manovra


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Bocchino: “Siamo dinanzi all’ennesima prova della necessità di una maggiore collegialità nelle scelte politiche del Pdl”

Manovra, osservazioni dal Colle: chiesti chiarimenti al Governo. Tagli a cultura, Bondi: esautorato

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ultimo aggiornamento: 31 maggio, ore 07:56
Roma – (Adnkronos) – Da Napolitano osservazioni su delimitati aspetti di sostenibilità giuridica e istituzionale del provvedimento. Il ministro della Cultura torna sui tagli nella manovra: ”Sono in sintonia con Tremonti” ma alcuni istituti nel mirino “non possono in nessun modo essere considerati lussi”. Bocchino: “Qualcosa non va”. Fini: ”Chi pensa a imboscate non ha capito nulla”
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Roma, 30 mag. (Adnkronos) – Approfondimenti sulla manovra economica tra la Presidenza della Repubblica e il governo. A quanto si apprende da ambienti del Quirinale, in merito al decreto sottoposto al presidente della Repubblica per l’emanazione, sono in corso chiarimenti e approfondimenti con il governo. Il presidente Napolitano, sempre secondo quanto si apprende, ha avanzato e rimesso alla valutazione del governo che ha l’esclusiva responsabilità degli indirizzi e del merito delle scelte di politica finanziaria, sociale e economica, una serie di osservazioni su delimitati aspetti di sostenibilità giuridica e istituzionale del provvedimento.

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“Il ministero dei Beni culturali non doveva essere esautorato” in merito agli enti di carattere culturale. Il ministro Sandro Bondi, in un’intervista al Gr1, è intanto tornato sui tagli contenuti nella manovra, a proposito degli oltre 200 enti che verrebbero privati del contributo statale a causa della manovra. ”Io sono in sintonia con Tremonti sulle motivazioni che muovono la manovra”, ha aggiunto Bondi, spiegando, però, che alcuni degli istituti nel mirino, come il Centro sperimentale di cinematografia, la Triennale di Milano, il Vittoriale, “non possono in nessun modo essere considerati lussi”.
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“Se un esponente autorevole del Pdl e del governo come Sandro Bondi dice di non aver saputo e di non condividere i tagli alla Cultura significa che c’è qualcosa di serio che non va”, afferma il ‘finiano’ Italo Bocchino . “Da un lato – aggiunge Bocchino – è impensabile tagliare risorse al bene più prezioso del nostro Paese, risorse che si potrebbero recuperare abolendo cose inutili e non strategiche come il Pra, l’agenzia dei segretari comunali o l’Unire. Dall’altro è grave che il coordinatore del primo partito della maggioranza, nonché ministro, non fosse stato avvertito e consultato. Siamo dinanzi -conclude- all’ennesima prova della necessità di una maggiore collegialità nelle scelte politiche del Pdl”.
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“Non è possibile, non è giusto, che sul mondo del sapere e della ricerca (un ‘comparto’ che per il nostro Paese riveste un’importanza del tutto particolare) si abbatta la scure dei tagli così, indiscriminatamente e senza alcun tipo di discussione preliminare. Senza spazi di riflessione, di confronto, anche all’interno dello stesso ministero”, rincara la dose Ffwebmagazine, il periodico online della Fondazione Farefuturo.
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“Che sia tempo di sacrifici – continua l’articolo – nessuno lo mette in dubbio. E condividiamo tutti l’esigenza di profonde riforme della cultura come quella delle fondazioni liriche ora in Parlamento, e condividiamo tutti l’esigenza di una manovra che – come detto – impone sacrifici a tutti. Ma attenzione ai tagli indiscriminati alla cultura. Soprattutto se nella lista dei 232 istituti “tagliati”, ci sono anche – questo è il dramma – alcune vere e proprie punte di eccellenza italiana riconosciute da tutto il mondo”. “Dispiace – conclude Ffwebmagazine – che sia andata così. Dispiace che non ci sia stato il tempo di capire e decidere tutti insieme come e dove tagliare, come e dove eliminare sacche di spreco. E dispiace ancora di più perché rischia di essere un sacrificio, questo, inutile se non controproducente”.
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”Non so se Berlusconi se ne rende conto, ma in Parlamento è già nato un nuovo partito – interviene Francesco Storace, segretario de La Destra – Sulla manovra economica e sul disegno di legge intercettazioni – che credo farà la fine del processo breve – le cronache dei giornali raccontano che ci sono emendamenti finiani… Ovvero il presidente della Camera si comporta come un soggetto politico altro rispetto al Pdl e fa annunciare modifiche dai suoi. Il presidente del Consiglio – aggiunge – aveva annunciato il Pdl come il partito della semplificazione e ora è diventato il partito della confusione. Noi in Parlamento non ci siamo, ma le tasse le paghiamo e siamo sconcertati da quanto accade”.
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Intanto, il segretario del Pd Pier Luigi Bersani boccia la manovra come “il frutto amaro di due anni di politica economica sbagliata” di un governo che ha detto che “andava tutto bene, ci ha raccontato un sacco di frottole e ha aumentato la spesa corrente, diminuito gli investimenti, abbassato la crescita, consentito minori entrate fiscali e non ha fatto nessuna riforma”. Tra un anno, aggiunge, ”saremo da capo a dodici”. Per Bersani il governo ha fatto dei “tagli lineari” che “anche un bambino e’ capace di fare”. In Parlamento, annuncia, ”presenteremo le nostre correzioni, partendo dall’idea di ottenere delle risorse dai redditi da capitale finanziario e utilizzarle per detassazioni finalizzate all’assunzione di giovani a tempo indeterminato e di potenziare gli strumenti della lotta all’evasione”.
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Al leader del Pd replica il ministro della Funzione Pubblica, Renato Brunetta, secondo il quale Bersani “e’ un disco rotto” e “dovrebbe studiare”.
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“E’ una manovra ‘lacrime e tagli’ e basta. Mancano completamente idee per il rilancio dell’economia e interventi strutturali – afferma il capogruppo dell’Idv alla Camera Massimo Donadi – A pagare saranno sempre gli stessi, mentre speculatori e grandi rendite improduttive non vengono toccate”.
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Un invito al dialogo arriva invece dal ministro per l’Attuazione del programma, Gianfranco Rotondi: ”Rafforzare la ripresa, rilanciare del tutto lo sviluppo, evitare la pressione fiscale, tagliare le spese inutili: e’ la piattaforma su cui tutti si devono ritrovare. La manovra e’ articolata, impone certo dei sacrifici ma non tocca il capitolo delle tasse. Anzi, guarda allo sviluppo come azione per consentire che la ripresa sia piu’ rapida. L’opposizione non si chiuda a riccio, dia piuttosto un contributo costruttivo”.
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I timori del premier: perdere voti a causa della manovra

Lettura dei sondaggi riservati, quindi le confidenze ai suoi: io fabbrico consenso, poi arriva questa cosa che me lo brucia

di UGO MAGRI
ROMA
Bondi e i magistrati
per una volta combattono sulla stessa barricata contro i tagli del «cattivo» Tremonti. Una delegazione di toghe stamane cercherà udienza presso Gianni Letta, e c’è da scommettere che il ministro della Cultura l’abbia già trovata dalle parti del premier, sfogando il suo sdegno per tutte quelle fondazioni di eccellenza cancellate dalla lista dei finanziamenti pubblici senza nemmeno spendere lo scatto di una chiamata: a lui, fedelissimo del premier, triumviro del partito, ministro della Repubblica! Rullano i tamburi nel campo finiano, dove FareFuturo, Bocchino e Granata sono pronti a sposare la nobile causa, «no ai tagli indiscriminati, serve più collegialità». E nella maggioranza s’increspano le acque in vista dei passaggi parlamentari. Il capogruppo al Senato Gasparri dà per scontati «approfondimenti su questo o quel singolo punto», non gliene voglia Giulio però procedere a colpi di fiducia sarebbe un suicidio. Anche sul Colle qualche riserva non manca, è stata segnalata al governo col giusto rispetto dei ruoli perché poi alla fine ciascuno deve pur prendersi le sue responsabilità. Onori e oneri, come si dice.
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Ed è qui, sui carichi di impopolarità da assumere al cospetto dell’Italia, che si gioca la vera, delicata partita di queste ore. Protagonisti, tanto per non smentirsi, Berlusconi e Tremonti. Entrambi si sono concessi una pausa breve, ma con quale diverso stato d’animo… Il Professore si ossigena sull’Appennino, è sereno, convinto di avere fatto tutto quanto doveva, contento per l’impatto della manovra sul collocamento (senza problemi) dei titoli pubblici, speranzoso che la speculazione internazionale non voglia rifarsi avanti troppo presto. Il Cavaliere, invece, ha trascorso il weekend in Sardegna, nella villa di Porto Rotondo dove la gente s’immagina chissà quale festa, invece che tristezza: Berlusconi da solo con la scorta, passeggiatina fino al mare, sguardo perso tra le onde. Raccontano amici suoi strettissimi che ieri ha letto perfino i giornali, evento inaudito. Di sicuro ha studiato i dossier, compresi i sondaggi di Euromedia Research, carte che riceve lui e basta, però poi ne parla in giro e il segreto muore lì. Risulta che il premier sia molto preoccupato. Non gli piace niente della china imboccata con la manovra. Inutile virgolettare frasi «de relato», ma il senso è: io fabbrico i voti, poi arriva questa cosa che me li brucia. Perché è troppo congiunturale, fa cassa però non serve a muovere l’economia.
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Esagerato dire che ce l’abbia con Giulio, tra gli aficionados del Cavaliere ribattezzato «Mister No». Semmai Silvio disdegna il ruolo del Cireneo, condannato a portare la croce mentre l’altro diventa padreterno. Teme un’onda lunga di antipatia. Medita ad alta voce di lasciar fare, lasciar passare. Metta Tremonti la faccia, il premier s’è già speso fin troppo. Berlusconi farà la parte di quello costretto, perfino lui, a trangugiare la medicina. Davanti alle grida di Bondi allargherà le braccia, che posso farci io? E quando il rischio-Grecia sarà passato (perché tutto passa, prima o poi) allora regolerà qualche conto, ciascuno dovrà tornare al posto suo…
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Questo riferiscono amici fidati del premier. Sebbene la versione ufficiale suoni diversa. Tutta d’un pezzo. A cominciare da Bonaiuti: il portavoce liquida le chiacchiere perché inutili, «la manovra ce l’impone l’Europa, si deve fare sebbene comporti scelte difficili». Anche Cicchitto, il capogruppo, taglia corto, «trovare 24 miliardi non è la cosa più facile del mondo». E Osvaldo Napoli, salomonicamente: «Bondi ha ragione, ma nemmeno Tremonti ha torto».
31 maggio 2010


Manovra, si andrà in pensione più tardi; anche con 40 anni di contributi

Sale di un anno il requisito per ottenere le rendite d’anzianità

Dopo il 2020 si andrà a riposo a 67 anni

di Diodato Pirone

ROMA (30 maggio) – Bisogna tornare al 1992 o al 1994, all’Italia della liretta o al primo Berlusconi in lite con Bossi, per raccontare di una mazzata così forte sul fronte delle pensioni.

Allora successe un putiferio per il blocco di un anno delle pensioni d’anzianità e per tagli che in parte finirono per restare lettera morta. Invece il menù 2010 presentato dal governo è decisamente salato ma anche più raffinato di quelli precedenti. L’esecutivo si è mosso su ben quattro fronti.

Il primo equivale alla rottura di un tabù: dal 2011 – sempre se il testo non sarà cambiato – per andare a riposo non saranno più sufficienti i 40 anni di contributi indipendentemente dall’età anagrafica. Scatta infatti la cosidetta ”finestra mobile” che dà un’indicazione semplice: si va a riposo 12 mesi dopo il raggiungimento del requisito. Traduzione: con 40 anni di contributi si raggiunge il diritto per andare in pensione ma per poter lasciare effettivamente il lavoro bisogna lavorare un anno in più. Attenzione, però, qui al danno si aggiunge la beffa: dopo i 40 anni gli ulteriori contributi versati non fanno crescere la pensione se non in misura infinitesimale.

Il secondo fronte d’attacco è quello delle pensioni d’anzianità e di vecchiaia. Qui le conseguenze del meccanismo della ”finestra mobile” sono chiarissime. Per la vecchiaia si sale direttamente ai 66 anni (61 per donne) con un ritardo di sei-nove mesi rispetto a quanto previsto oggi. Con le regole attuali (fissate nel 2007) chi ad esempio è nato entro il 31 marzo va a riposo il primo luglio, quindi la soglia dei 65 anni viene superata da un massimo di sei mesi ad un minimo di tre mesi. Stessa musica per le rendite d’anzianità. Con le regole attuali i dipendenti andrebbero a riposo nel 2011 con quota 96, ovvero con 36 anni di contributi e 60 anni d’età oppure con 35 anni di contributi e 61 anni. Ebbene, dopo la manovra di fatto si passa a quota 97, perché bisognerà continuare a lavorare un anno dopo il ”raggiungimento dei requisiti”. Per gli autonomi – per i quali dal 2011 era prevista quota 97 – si passa di botto a quota 98 e mezzo.

C’è poi il capitolo delle donne che lavorano per lo Stato.
Per loro l’aumento a 65 anni (dall’attuale 61) dell’età pensionabile sarà raggiunto nel 2016 e non più nel 2018. Ovviamente anche per queste lavoratrici scatta la finestra mobile e dunque va previsto un’ulteriore anno di lavoro.

Ma è il quarto punto quello destinato ad incidere di più nel lungo termine.
Un punto non inserito nella manovra ma in un regolamento entrato in vigore un paio di giorni fa nell’indifferenza generale. Invece si tratta di una norma che cambierà la vita di milioni di italiani poiché lega l’età pensionabile all’aspettativa di vita dal primo gennaio 2015. In questo modo è già certo che fra poco più di 4 anni l’età pensionabile salirà di altri 3 mesi. Il regolamento prevede inoltre che il conteggio venga rifatto ogni 3 anni e questo vuol dire che con gli aumenti pressocché certi del 2018 e del 2021, nel 2024 gli italiani andranno in pensione a 67 anni. E’ un traguardo importante, non solo per l’orizzonte lavorativo ma anche per il giudizio dei mercati finanziari e della Commissione Europea sui conti pubblici italiani. La Germania, tanto per fare un esempio, prevede di raggiungere i 67 anni nel 2027. Secondo il Tesoro questa operazione vale circa mezzo punto di Pil (7-8 miliardi di euro) dopo il 2025. E c’è infine un’ulteriore novità: i futuri calcoli previdenziali saranno differenziati fra maschi e femmine che, dunque, in futuro potrebbero andare a riposo dopo gli uomini visto che hanno un’aspettativa di vita molto più alta.

Ma torniamo alla manovra. Una delle novità emerse nell’ultima bozza è la stretta sulle indennità d’accompagnamento che potrebbero essere concesse solo se l’invalidità supera l’85% e non più l’80%. Questo lascerebbe fuori buona parte delle persone che soffrono di sordità. Sembra confermato, infine, che le liquidazioni degli statali non saranno toccate ad eccezione di quelle più alte. L’eliminazione delle Province finirà infine nel Codice delle Autonomie.

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fonte: http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=104209&sez=HOME_ECONOMIA


Manovra, il giallo della firma
tensione premier-Quirinale

Sfiorato lo scontro diplomatico. Berlusconi: “Il mio ok dopo il Colle”, ma poi arriva la retromarcia di Palazzo Chigi

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di CARMELO LOPAPA


Manovra, il giallo della firma tensione premier-Quirinale

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ROMA - Le ultime scintille sulla manovra “lacrime e sangue” si accendono nella notte tra venerdì e sabato. Lo staff di Tremonti da un lato, quello del sottosegretario Letta dall’altro. Il ministero dell’Economia costretto, nelle battute conclusive, a tornare sui propri passi sulle sforbiciate agli stipendi dei magistrati e al finanziamento ai partiti (ridotto al 10 per cento), come sul condono dei presunti 2 milioni di alloggi fantasma. Tutt’altro che dettagli per Palazzo Chigi, il premier Berlusconi vuole spuntarla. E alla fine il suo plenipotenziario Letta sembra farcela. Ma sono ore in cui in cui torna a salire anche la tensione col Quirinale e non solo per una questione di tempi.
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Il decreto da 24 miliardi di euro parte alla volta del Colle con un ritardo che ha già creato imbarazzi, dato che il testo, in teoria, il Consiglio dei ministri lo aveva approvato martedì. “La verità? In quella seduta lo abbiamo dato per approvato, “salvo intese” come si dice in gergo, lasciando di fatto carta bianca a Giulio” raccontava ancora ieri un ministro pidiellino. Gli uffici del presidente Napolitano attendono, chiedono lumi sulle misure solo abbozzate, richieste che sono dubbi. Fatto sta che, stretto tra l’intransigenza sui conti di Tremonti e l’attesa del Quirinale, il premier Berlusconi lascia Palazzo Grazioli alla volta di Porto Rotondo poco prima delle 10 abbastanza stanco, stressato. Come se non bastasse, ci sono anche i finiani già al lavoro su alcune “correzioni” da apportare al testo. Saranno emendamenti “aggiuntivi”, dei quali Gianfranco Fini – perplesso su alcuni aspetti – ha iniziato a parlare con il “suo” Mario Baldassarri, presidente in commissione Finanze al Senato.

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Sta di fatto che il Cavaliere parte salutando i cronisti con una gaffe pacchiana: “La manovra sarà firmata quando il Colle darà la sua valutazione”. Un’anomalia, dato che la sua firma su quel provvedimento doveva essere stata apposta (sempre in teoria) in Consiglio dei ministri cinque giorni fa. Gli uffici del Quirinale non mancano di far notare l’irritualità di quanto dichiarato e, su input del solito Letta, poco dopo le 13.30 arriverà la nota di Palazzo Chigi che correggerà il tiro: “Il premier ha già firmato”. Qualcuno, come il finiano Briguglio, dà all’accaduto una lettura politica: “Il presidente, per difendere il suo primato da Tremonti, ha dovuto trasformare la sua firma da atto burocratico in una sorta di sigillo reale”. Altri, i berlusconiani, lasciano trapelare l’insofferenza ormai palese per la prassi della limatura dei decreti con l’ufficio giuridico del Colle. “Senza polemica, ma stiamo assistendo al progressivo passaggio da una Repubblica parlamentare a una presidenziale” fa notare il vicecapogruppo Pdl Osvaldo Napoli. Al Colle, incuranti delle polemiche, lavorano sulla manovra, riflettori puntati sul condono più o meno mascherato. Consapevoli che questa non è più la fase della moral suasion, ma quella in cui ognuno dovrà assumersi la propria responsabilità. Sarà un esame rapido, domani riaprono i mercati.
30 maggio 2010


"Persi nel labirinto della disoccupazione"

Uno su due alla ricerca da oltre un anno

Tra speranze e umiliazioni. Dalle agenzie interinali ai cacciatori di teste. Dalle folle dei concorsi alle offerte che illudono e tradiscono. La concorrenza tra generazioni e il mercato del low cost del personale. Le storie degli italiani alla ricerca di un impiego nella nostra iniziativa di FEDERICO PACE


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LE PROVANO tutte. Dalle agenzie interinali ai centri dell'impiego. Dai cacciatori di teste agli annunci sui siti di offerte di lavoro. Si ritrovano in fila all'Inps e nelle folle oceaniche dei concorsi pubblici. Con la volontà e la voglia di fare che però, pian piano, si trasformano in umiliazione e spaesamento. C'è buona parte della vita dei nostri giorni, e della nostra società, nelle storie che stanno arrivando a Repubblica.it. Donne e uomini che raccontano il destino incerto di chi sta cercando un impiego in questi mesi così difficili e si trovano a misurarsi con qualcosa di più grande di loro. Perché quando manca il lavoro, tra le cose più intime ed essenziali dell'uomo, è logico che venga a mancare il terreno.

Da Milano arriva la storia di un laureato in ingegneria: "Sto cercando lavoro nel campo IT da circa 5 mesi e pur avendo esperienza non trovo niente, neanche accettando contratti a progetto o simili. La situazione è penosa per me come per tanti altri." Stessa sorte a Bologna per una laureata in lingue e culture dell'Asia e dell'Africa a marzo 2009 che ha accettato una collaborazione occasionale in portineria per 120 euro al mese (prestazione occasionale): "I colloqui, cercati in qualsiasi maniera e sia per posizioni retribuite, di qualsiasi tipo, sia per stage, sono stati pochi e ovunque, pur avendo scritto un cv molto chiaro, cercavano sempre qualcuno con qualcosa in più".

Tra i racconti che stanno arrivano, molti, moltissimi, sono di coloro che sono alle prese con la ricerca di un impiego da più di un anno (sono il 46,7 per cento). Un altro 21 per cento le sta provando di tutte da più di sei mesi. Quasi sei su dieci passa per i siti di offerte di lavoro, un altro 11 per cento lo fa dando un'occhiata quotidiana alle "vetrine" delle job opportunities delle aziende, un altro 8 per cento chiede aiuto alle società di lavoro interinale e il 3 per cento si è rivolto ai centri per l'impiego. Quasi uno su dieci confessa di fare ricorso alle conoscenze dirette. Solo poco più del 2 per cento va in edicola per comprare i giornali o le riviste specializzate. C'è tutta l'Italia segnata sulla mappa della crisi. C'è Milano, Matera, Cuneo e Caserta. Udine, Genova, Roma e Pavia.


Il mercato del low cost. Dalla provincia di Firenze una storia emblematica: "Per quel che mi riguarda sono nuovamente in cerca di lavoro dallo scorso febbraio. Ad oggi ho fatto circa un colloquio a settimana. La maggior parte dei problemi sorge dal fatto di essere una trentenne, donna, per inciso. Le prospettive già esigue, sono ancora più limitate da vari pregiudizi. Ma più spesso le proposte erano per me inaccettabili nei termini e condizioni. La scusa citata più spesso è la perenne crisi che ci assale. Altre volte sono stati più diretti, specificando che semplicemente ci sono migliaia di altre persone che accetterebbero condizioni mortificanti pur di lavorare".

La concorrenza tra generazioni. Da Roma, un quarantenne alla ricerca di lavoro da più di un anno, racconta: "è capitato anche a me di avere come concorrenti pensionati con un'esperienza ovviamente di gran lunga superiore alla mia, che hanno praticamente spiazzato la mia candidatura" che poi si chiede "perché i giornali, i sindacati non evidenzino tale fenomeno, che sottrae opportunità e posti di lavoro a noi giovani, che in Italia sempre più deindustrializzata e meno meritocratica, non abbiamo alcuna opportunità di crescere professionalmente?".

L'annuncio che cambia forma. Da Treviso un laureato trentacinquenne racconta: "da quasi due anni mi sono affidato alle agenzie interinali per trovare un lavoro, più che affidato sono stato obbligato a rivolgervi ad esse dato che ormai hanno in mano il potere di darti o meno un lavoro. Mi sono scontrato con una realtà ridicola dove annunci in cui si cercano commesse quando chiami l'agenzia diventano annunci dove in realtà si cercano dirigenti di azienda. E se chiedi, giustificano l'annuncio dicendo che non possono scriverci tutto".

La giungla delle agenzie interinali. "Anno 2009, disfatta di Caporetto". Così inizia la testimonianza di un cinquantasettenne da Macerata che è senza impiego anche lui da più di un anno. "Dopo anni di lavoro come responsabile di produzione, mi sono trovato nel contenitore dei disoccupati. Un immenso mare di lacrime e dolore. Certo che mi sono attivato a cercare nuova opportunità. Nella giungla delle agenzie interinali. Ma non ho trovato nulla."

Porta a porta. Una donna di quarant'anni racconta da Roma come è giunta alla decisione di pratica di fatto una sorta di candidatura porta a porta: "il 9 dicembre 2009 vengo licenziata per contenimento dei costi ed assunta in "nero" part-time dalla stessa società, sottopagata ad € 500 al mese, in attesa che passi la crisi, in questo periodo ho cercato lavoro attraverso agenzie interinali, internet, centri per l'impiego, per conoscenze, ed infine recandomi personalmente presso le società a presentarmi e lasciare il mio curriculum".

I centri per l'impiego. Da Bologna un quarantottenne confessa di avere utilizzato, senza successo, i siti di offerte . Per lui qualcosa ha funzionato: "Il centro per l'impiego stranamente è l'unico che funziona: mi mandano a quattro o cinque colloqui, da alcuni vengo scartato perché troppo qualificato, poi mi offrono un posto a tempo determinato, alla metà di quel che prendevo prima e tornando indietro di categoria, ma accetto, pur di avere un orizzonte temporale di un anno di nuovo con un lavoro, e poi si vedrà".

I cacciatori di teste e il cv perduto. S., 46enne da Firenze, dirigente licenziato cinque mesi fa confessa: "Questi mesi mi hanno insegnato che gli annunci che si trovano sui portali e sui siti delle società di ricerca sono sostanzialmente una perdita di tempo. Dopo tanta fatica sono riuscito a contattare alcuni responsabili di headhunting che mi hanno "confessato" di aver perso il cv che avevo mandato secondo tutte le procedure previste nei loro siti."

La raccomandazione per il colloquio di lavoro. Un ingegnere civile scrive da Reggio Calabria. "in 4 anni ho inviato un migliaio di curriculum senza essere mai contattato. Pensavo sbagliassi a compilarlo, ma diversi enti di orientamento a cui mi sono rivolto mi hanno detto che è perfetto. Ho dovuto raccomandarmi per sostenere gli unici due colloqui della mia vita (ripeto: raccomandarmi per sostenere i colloqui), che non hanno avuto esito. Ho sostenuto molti concorsi pubblici, superando brillantemente le varie prove ma venendo scartato da psicologi o alle prove orali".

In coda all'Inps. Scrive da Verona invece un laureato in Graphic Design negli Stati Uniti alla ricerca di un posto da più di sei mesi. Racconta, con sincerità, di quel che gli è accaduto qualche giorno dopo avere ricevuto la lettera di licenziamento al termine della giornata lavorativa senza nessun preavviso. "Una mattina - queste le sue parole - mi sono ritrovato anche io in coda fuori dall'Inps per fare richiesta del sussidio di disoccupazione, lo ammetto, mi vergognavo, credevo vi fossero poche persone ridotte come me, mi sentivo un fallito, un pezzo difettoso, ma quando ho visto quanta gente c'era in coda, scambiato opinioni con loro durante le ore di attesa, ho scoperto quanta gente era nella stessa situazione, se non peggio, le stesse facce le avevo già viste al centro dell'impiego, dopo svariate code di attesa anche lì. Cristo, sembrava che tutta la città avesse improvvisamente perso il posto di lavoro."

Migliaia nell'inferno dei concorsi. E poi c'è il grande mare in cui navigano moltissimi senza mai riuscire ad ancorare in alcun porto. Dove la sproporzione tra i candidati e il numero di posti sempre farsi sempre più grande. Da Cosenza un giovane laureato racconta la sua esperienza: "Ho partecipato ad un concorso pubblico per 40 assistenti nella Banca di Italia. Le domande erano 170.000. Hanno prima fatto una selezione interna basata sul voto delle medie e del diploma. Risultato: possono partecipare alla prova selettiva solo 17.000 persone, cioé quelli che hanno ottenuto 5,5 come punteggio, vale a dire quelli che hanno conseguito la licenzia media con ottimo e il diploma con 60/60 o 100/100."

L'esperienza, l'età e l'equazione irrisolvibile. C'è poi la richiesta impossibile, contro cui molti si ritrovano a sbattere il muso, come studenti a cui un professore propone un problema irrisolvibile solo per tenerli occupati in qualcosa per un po' di tempo. Per distrarli da quello che sta davvero accadendo altrove. Da Palermo arriva la testimonianza di un trentasettenne che sta cercando lavoro da quasi un anno. Inizia il suo racconto con il testo di un annuncio: "'Cercasi, personale amministrativo con esperienza almeno quinquennale, laurea in economia e commercio per impiego stabile'. Bello dico io, mi candido, mi chiamano, mi dicono "sì", ma lei è troppo qualificato, e poi noi le possiamo offrire un contratto di 3° livello. Allora se dovete offrire un terzo livello non cercate un laureato esperto, ma un contabile alle prime armi!". Da Padova un lavoratore che ha superato i 55 anni trova le parole per dire, infine, ancora meglio, e con amarezza, quel che si deve dire: "Sembra essere diventati invisibili. Quando qualcuno ti trova perché sei la figura professionale che cercava, ci si accorge che sei troppo vecchio".

28 maggio 2010

fonte: http://www.repubblica.it/economia/2010/05/28/news/persi_nel_labirinto_della_disoccupazione_uno_su_due_alla_ricerca_da_oltre_un_anno-4407243/?rss





Le auto che non sentono la crisi:
sempre più folte le flotte blu dei politici

http://www.ilmessaggero.it/MsgrNews/HIGH/20100529_bluk.jpg

Nei garage istituzionali l’Italia è leader: 624.330 auto blu contro le 72.00 degli Usa. E in Abruzzo arrivano le Audi A6

di Mario Ajello

ROMA – Autoblu… mi piaci tu. E non c’è manovra ”etica” che tenga, non c’è taglio economico che regga, non c’è stangata nè controsterzata che funzioni, non c’è esempio virtuoso che valga (ai ministri inglesi è stata tolta la Jaguar e girano in metropolitana) davanti al parco macchine della ”casta” che in questi anni è cresciuto come un soufflè assai difficile da sgonfiare. Ci vorrebbe un terremoto per eliminare la montagna di autoblù (sarebbero addirittura 624.330, secondo il ministro Brunetta che ne ha sette) che portano a spasso i potenti a spese dei contribuenti in preda a rabbia e fatalismo alla Totò: «E io pago….»? Macchè, il sisma c’è stato, e la Regione Abruzzo ha reagito regalandosi nuove e fiammanti quattro ruote, con tanto di vetri oscurati, sedili in pelle e tivvù analogica con navigatore, computer di bordo e telecamerina e questi optional possono arrivare a costare – in listino – fino a tremila euro. Gli assessori abruzzesi potrebbero dire: ma noi mica abbiamo la metropolitana o quei bus rossi a due piani che fanno tanto swinging London, quindi….

Quindi, con apposita delibera della giunta, ecco arrivate per la Regione, disastrata di suo e in un contesto di disastro economico generale, undici Audi A6, grazie a una sorta di affitto triennale con la Consip, la Spa del ministero dell’economia. La berlina del presidente Chiodi costerà 1.791,85 euro al mese. Le altre dieci: 1.579,38 euro mensili a testa. Totale: 21.102,78 euro ogni trenta giorni. Che è più di quanto paga il Veneto, territorio assai più esteso dell’Abruzzo. Siccome le vecchia autoblù avevano 190.000 chilometri sulle spalle, ecco il ricambio in salsa aquilana. Col sovrappiù di 43,75 euro mensili per la tivvù analogico-digitale piazzata nell’abitacolo e che tornerà utilissima a «lorsignori» – come li chiamava il mitico Fortebraccio – per gustarsi i Mondiali sudafricani di quest’estate.

Il rischio Grecia e l’austerity si fermano insomma davanti ai garage istituzionali. Perchè è tutto da dimostrare che il taglio del 20 per cento delle autoblù, previsto dalla manovra economica, riesca a superare la prova parlamentare. Anche se ci riuscisse, il super-record italico non verrebbe insidiato. Guidiamo largamente la classifica delle autoblù nel mondo, con le nostre quasi seicentocinquantamila, e dietro il Belpaese (anzi Blùpaese) arrancano con abissale distacco gli Stati Uniti (appena 72mila macchine istituzionali), la Francia (63mila) e l’Inghilterra (56mila). Il cameo di Giulio Andreotti, nel film con Alberto Sordi, «Il tassinaro», non ha fatto scuola. La bici di Cameron qui verrebbe investita da una delle 175mila macchine in dotazione dei Comuni, delle Regioni e delle Province (che non solo non verranno abolite loro ma neppure le loro autovetture) e, se fosse passata la proposta del senatore pidiellino Gallo, neppure verrebbero tolti i punti alla patente dell’autista della berlina istituzionale – magari in dotazione di un peone – che investisse il premier britannico.

Ogni tanto, simbolicamente, c’è un sindaco che fa il beau geste. Alemanno rinuncia alle due Lancia Thesis che aveva Veltroni e gira con una Croma presa in comodato d’uso dalla Fiat. Un primo cittadino agrigentino, Zambuto, consegna una Thesis al concessionario, si fa dare in cambio uno scuolabus per i bimbi della città e guida la sua Panda senza autista. Quelli del Siar (il Sindacato italiano autisti di rappresentanza) sostengono che le autoblù sono soltanto 3.420, e sarebbero diminuite rispetto alla vecchia cifra di 3.850. Ma basta dare un’occhiata a Palazzo Chigi, per vedere – oltre al ridicolo dei papaveri di governo che per percorrere cento metri s’infilano in un bolide super-corazzato – questa cifra choc: fra affitto dei veicoli, carburante, parcheggi e manutenzione, più di nove milioni di euro all’anno costano le quattro ruote dell’esecutivo.

Se a queste si aggiungono tutte le altre della flotta tricolore in blu che parlano ogni lingua della politica e ogni dialetto delle contrade italiane (nella Campania di Bassolino gli innumerevoli autisti regionali arrivavano a guadagnare 3.000 euro netti al mese eneesuno glieli può toccare, mentre nel Lazio è capitato che l’ex autista di Nicola Mancino sia diventato un capopopolo dei voti berlusconiani nel Basso Lazio, e stiamo parlando del senatore Fazzone), si arriva a un costo per le casse dello Stato di 21 miliardi di euro, cioè quasi il costo dell’attuale manovra economica che è di 24, fra affitto, pedaggi, guidatori, benzina. E a poco finora sono serviti i ”vaffa” dei passanti (mescolati però all’esercizio del vip watching), o le adunate internettiane del gruppo su Facebook intitolato «Basta alle troppe autoblù», di fronte alla carovana di Audi A 6 (le predilette della ”casta”), Bmw, Alfa e Lancia che costituiscono tanti Palazzetti mobili attraverso la Capitale e lungo la Penisola, sorvolanti sul traffico e in fondo parlanti. Raccontano di una crisi che, da dietro i vetri oscurati, forse non si riesce a vedere come meriterebbe.

fonte: http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=104122&sez=HOME_INITALIA

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di Marcella Ciarnelli

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Ci ha provato in ogni modo il Cavaliere a non metterci la faccia sulla dolorosa manovra con cui bisognerebbe cercare di raggiungere l’obbiettivo di riportare il deficit sotto il 3 per cento entro il 2012. E questo è «necessario» come ha detto più volte il Capo dello Stato. Ci ha provato nel più ambiguo dei modi, riferendo il succedersi degli eventi illudendosi di allontanare l’amaro calice colmato dal ministro Tremonti, e cercando di condividere in qualche modo con il Quirinale la responsabilità dei tagli.
All’uscita da Palazzo Grazioli, di prima mattina, è andato in scena il tentativo di reinterpretare le regole costituzionali che prevedono la firma del Capo dello Stato come l’ultima. Per l’emanazione. E sotto un testo di decreto, i sui contenuti sono tutti responsabilità del governo. Al presidente della Repubblica spetta il compito di confermarne la necessità e l’urgenza e di evidenziare le norme palesemente incostituzionali anche se la costituzionalità delle leggi è materia della Consulta. Il decreto deve quindi deve essere corredato, innanzitutto, dalla firma del presidente del Consiglio. Eppure Silvio Berlusconi ci ha provato a confondere le acque. «Il decreto è già all’attenzione del presidente della Repubblica. Viene firmato quando il Colle avrà dato la sua valutazione». Un confuso uso dei tempi per far credere che lui ancora non aveva detto l’ultima parola. Ma che se a Napolitano andava bene, e allora non avrebbe potuto fare altro che mettere la firma su un provvedimento di «difficile composizione».

IL GIALLO
Per alcune ore è stato giallo. La procedura è sembrata d’improvviso cambiare. Dopo un paio d’ore da Palazzo Chigi è partita una laconica e giustificativa nota. «Il testo della manovra economica, già firmato dal presidente del Consiglio, è ora al Quirinale in attesa della valutazione del Capo dello Stato». Con la necessaria bollinatura della Ragioneria come ha precisato Tremonti in polemica con i «velinisti». Allora Berlusconi la firma l’aveva messa ma aveva preferito rimuovere come si fa con le grandi difficoltà aspettando che qualcuno le risolva. Intanto da ambienti del Quirinale arrivava la conferma che il testo era stato trasmesso «firmato, come da prassi, dal presidente del Consiglio». L’atteggiamento del premier conferma le difficoltà che Berlusconi sta cercando di fronteggiare. Innanzitutto interne al governo, testimoniate dai quattro giorni che sono stati necessari per individuare la stesura definita di un provvedimento, approvato in Cdm martedì «salvo intese». Che si sia dovuti arrivati a sabato per trovare un accordo è la prova che quelle intese non c’erano. In queste ore il decreto è sottoposto al vaglio attento dei tecnici del Quirinale. La firma per ora non c’è. E non è detto che ci sia oggi. Napolitano si prenderà tutto il tempo «necessario».

Alcune correzioni sembra siano state apportate. Non sembra ci sia un condono diretto. La questione province accantonata. I magistrati, che domani incontreranno il sottosegretario Letta, hanno congelato il ventilato sciopero poiché sarebbero stati “ammorbiditi” i tagli alla pubblica amministrazione compreso quelli sugli stipendi dei magistrati anche se il giudizio resta molto critico. Manovra «iniqua e incostituzionale. Metteremo in campo iniziative ma con senso di responsabilità» annuncia il segretario dell’Anm, Giuseppe Cascini.

Critica con Berlusconi l’opposizione. L’Udc, Di Pietro, il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani che parla di un iter della manovra «ai limiti estremi del quadro costituzionale» puntando il dito su «uno spettacolo inverecondo che avviene, evidentemente, perché ci sono delle differenze dentro il governo, per usare un eufemismo, cioè delle risse. Vedremo carte cambiate, carte cambiate in questi giorni».

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29 maggio 2010

fonte: http://www.unita.it/index.php?section=news&idNotizia=99344

L’intervista – Il segretario dei Democratici: non c’è una politica economica, fanno come un sarto che per due anni sbaglia il vestito, le correzioni non bastano

«A tagliare così capaci anche i bambini»

http://estb.msn.com/i/B3/47C51463D8754747F23363FE7692.jpg

Bersani: il Pd dirà no a questa manovra, governo contro ogni logica costituzionale

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ROMA—Il segretario del Pd non ha dubbi: il suo partito voterà «no» alla manovra. Di più, Pier Luigi Bersani accusa Tremonti di aver avuto un atteggiamento schizofrenico in politica economica e punta l’indice contro il premier e il ministro dell’Economia, che hanno agito «fuori da ogni logica costituzionale».

Onorevole Bersani, il Partito democratico accusa il governo Berlusconi di non aver fatto una manovra strutturale.
«Prima di parlare di questo dobbiamo chiederci perché si fa la manovra. Non può passare in cavalleria il fatto che essa sia il frutto amaro di due anni di politica economica sbagliata».

Beh, veramente è l’Europa che chiede a tutti i Paesi di mettere i conti a posto, non è una sortita di Berlusconi e Tremonti.
«L’Europa fa bene a chiedere di mettere i conti a posto. Ma se non li abbiamo a posto è totale responsabilità del governo. Al contrario degli altri governi europei quello italiano non ha speso nulla né per stimolare l’economia, né per salvare le banche. Per quale motivo ora dobbiamo fare un’altra manovra? Ha detto che andava tutto bene, ci ha raccontato un sacco di frottole e ha aumentato la spesa corrente, diminuito gli investimenti, abbassato la crescita, consentito minori entrate fiscali e non ha fatto nessuna riforma. Questo è il punto da cui partire: quello che hanno raccontato loro presentandoci questa manovra è un insulto alla verità».

Tornando al merito della manovra economica varata dal governo, qual è il suo giudizio, onorevole Bersani?
«Tornando al merito, questa manovra bombarda i redditi medi e bassi, ma non risolve il problema dei conti pubblici, per cui tra un anno, o anche meno, saremo da capo a dodici».

Quali riforme strutturali avreste introdotto voi?
«La riforma del fisco, le liberalizzazioni, riforme che incidano sulla pubblica amministrazione ».

Può fare degli esempi concreti, tanto perché si capisca, altrimenti, come sempre nella politica, si rischia di perdersi nelle parole?
«Prima di tutto spostare il carico su rendite, ricchezze ed evasione e alleggerirlo su imprese, lavoro e famiglie. Quanto alla pubblica amministrazione ci vogliono piani industriali, se ad esempio si abolisce il pubblico registro automobilistico ottieni dei risultati. Se fai dei proclami sui fannulloni i risultati non ci sono».

Il presidente del Consiglio sostiene che però il suo governo, nonostante la manovra, ha mantenuto la parola data e non ha aumentato le tasse.
«Che senso ha dire queste cose quando in termini di minori sevizi ho dei tagli alle retribuzioni e tutto finirà addosso alle tasche dei redditi medi e bassi? Oppure quando non dai più un’occhiata a quel che fanno le assicurazioni, al prezzo della benzina o alle farmacie? La verità è che questo governo non ha mai avuto una politica economica, ma solo una politica di bilancio che è cosa assai diversa. Anche un bambino è capace di fare i tagli lineari».

La manovra economica del governo Berlusconi «toglie» anche alle Regioni e agli enti locali. Il giudizio del suo partito su questa operazione?
«È un’operazione che si rivelerà o una catastrofe o un’illusione. Vuol dire togliere soldi all’istruzione, alla formazione professionale, ai servizi sociali, alle piccole imprese e ai trasporti. Uno che ha i redditi di Berlusconi non avrà niente di cui preoccuparsi ».

Altro capitolo cruciale, le pensioni. Non sarebbe ora di allungare l’età pensionabile, o non si può dire perché si teme il giudizio degli elettori?
«Il vero problema è un altro: c’è un’intera generazione che rischia di non avere una pensione dignitosa. Bisogna rivedere il sistema e, a parità di costi, impostare le cose per ottenere che anche questa gente abbia una pensione dignitosa in futuro».

A questo punto, onorevole Bersani, visto i giudizi che ha dato finora, sembra inutile chiederle se vi asterrete sulla manovra.
«Quando un sarto per due anni sbaglia il vestito noi non ci aspettiamo che con delle correzioni, anche positive, il vestito possa andar bene. Certo, in Parlamento presenteremo le nostre correzioni, partendo dall’idea di ottenere delle risorse dai redditi da capitale finanziario e utilizzarle per detassazioni finalizzate all’assunzione di giovani a tempo indeterminato e di potenziare gli strumenti della lotta contro l’evasione ».

Si è capito: no, no e ancora no. Però anche Tremonti dice di voler potenziare la lotta all’evasione.
«Figuriamoci: questo è un governo che ha fatto un condono fiscale vergognoso, tassando solo il cinque per cento chi doveva pagarne il 40. Non avremmo avuto la manovra se avessero fatto le cose per bene. E, a proposito di condoni, vogliamo parlare di quello edilizio che hanno intenzione di fare?».

Il Partito democratico discuterà questa manovra con le forze sociali? Sono già previsti degli incontri, delle iniziative?
«Prima dobbiamo veder bene la manovra. Le carte sono state cambiate tante volte e solo alla fine le hanno portate alla firma del presidente della Repubblica. Nessuno finora ha mai saputo bene chi ha fatto la manovra, che cosa veramente è stato varato in Consiglio dei ministri. È una vergogna, è una roba fuori da ogni logica costituzionale. È solo spiegabile con le loro risse interne e con le loro lotte di potere».

Lei è molto duro con Tremonti, eppure il ministro dell’Economia sembra non dispiacere a una parte della sinistra.
«C’è stato un po’ di conformismo attorno alle manovre tremontiane. Un errore. Il ministro dell’Economia fa mostra di avere una filosofia cosmica catastrofista e poi segue le indicazioni ottimistiche, azzurrine come il cielo che fa da sfondo alle sue conferenze stampa, di Berlusconi. È una sorta di dissociazione schizofrenica».

Tra un po’ comincerà il solito tormentone, lei è pronto, segretario? Tutti le chiederanno se il Partito democratico aderirà o meno allo sciopero generale della Cgil e alla manifestazione del 12 giugno».
«Noi faremo come sempre. Andiamo alle nostre manifestazioni. Quanto a quelle organizzate da altri, se hanno delle piattaforme coerenti con i nostri programmi, allora i dirigenti e i militanti del Partito democratico saranno presenti».

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Maria Teresa Meli

30 maggio 2010

fonte: http://www.corriere.it/politica/10_maggio_30/intervista-bersani_247d8c6c-6bbe-11df-bd8b-00144f02aabe.shtml

Tagli alla cultura: definanziati 232 enti. Bondi: no a riduzioni indiscriminate


Galileo Galilei


Tagli alla cultura: definanziati 232 enti
Bondi: no a riduzioni indiscriminate
Le voci contro di Ornella Vanoni e Antonello Venditti. E c’è un errore: il Vittoriale è già privato. Alberoni: situazione grave

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ROMA (29 maggio) – La manovra finanziaria colpisce anche la cultura: 232 enti non riceveranno più i fondi statali e il rischio di chiusura è più che concreto. La manovra finanziaria prevede infatti il taglio dei fondi statati a 232 istituti culturali. Nell’articolo 7 (comma 22) del “Decreto legge recante misure urgenti in materia di stabilizzazione finanziaria e di competitività economica” si legge che a decreto approvato «lo Stato cessa di concorrere al finanziamento degli enti, istituti, fondazioni e altri organismi». Poi segue un elenco con 232 nomi, tutti importanti, molti di fama internazionali, praticamente tutti legati per la loro sopravvivenza alle sovvenzioni statali.

Bondi: no a tagli indiscriminati. «Condivido l’esigenza di una manovra che imponga sacrifici a tutti ma non sono d’accordo con i tagli indiscriminati alla cultura, specie se la lista degli istituti tagliati dal finanziamento pubblico contiene eccellenze italiane riconosciute nel mondo». Lo dice il ministro dei Beni culturali, Sandro Bondi, che, in tarda serata, interviene per precisare il suo giudizio sul provvedimento. Sì, sottolinea il ministro, a «profonde riforme della cultura come quella delle fondazioni liriche ora in parlamento che modificherà definitivamente il settore. Ma no a tagli indiscriminati che non possono essere decisi se non con il mio ministero». Insomma, Bondi che inizialmente sembrava concorde con l’atteggiamento del governo ora fa una parziale marcia indietro. «Avrei voluto poter concertare dove intervenire e in che modo farlo per ridurre le spese. Mi rammarico che ciò non sia avvenuto».

Ma su chi si abbatterà la scure dei tagli? Decine di fondazioni sorte per ricordare anniversari di italiani illustri come Mario Soldati o il Pinturicchio. Ma anche la Triennale di Milano e la Quadriennale di Roma, l’associazione musicale Giovanile (Agimus) e l’Associazione nazionale combattenti e reduci. La società Geografica italiana e le fondazioni Adriano Olivetti di Roma e quelle milanesi Arnoldo e Alberto Mondadori e Giangiacomo Feltrinelli, nonché il museo Poldi Pezzoli. Ma ci sono anche le fondazione Arena di Verona e festival dei Due mondi di Spoleto, il Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma, le fondazioni Gioacchino Rossini di Pesaro, Giorgio Cini di Venezia e l’Istituto Gramsci di Roma. Ma anche la fondazione Lirico-sinfonica Petruzzelli e Teatri di Bari e il Gabinetto Vieusseux di Firenze.

Nessuna indicazione per il personale. Tutti questi enti insieme altre decine perderanno i finanziamenti dello Stato ma lo Stato, cioè il governo con la sua manovra economica, non indica che fine farà il personale, migliaia di lavoratori che rischiano il posto.

Dal mondo della cultura si è levato subito un grido di dolore, di richiesta di interventi del presidente Napolitano ma anche di accuse. «I tagli sono un segno d’inciviltà di un Governo che ritiene inutili le spese per la cultura» per l’assessore regionale dell’Umbria alla cultura, Fabrizio Bracco, che considera «da valutare soprattutto le conseguenze di questa scelta per la Fondazione del Festival dei Due mondi di Spoleto. Decidendo tagli di fondi per istituzioni come il Festival di Spoleto il Governo non coglie neanche il valore economico e di attrattiva dal punto di vista turistico e culturale, preferendo invece sparare a zero su investimenti considerati, a torto, improduttivi».

Ornella Vanoni: la cultura è sempre la prima a rimetterci. «La cultura è sempre stata la prima a rimetterci. Purtroppo». È questo il giudizio espresso da Ornella Vanoni, commentando i tagli a settori della cultura. La cantante ha voluto precisare che «non è solo la cultura che sta soffrendo. Stanno soffrendo anche certi commercianti, la gente. La cultura è importantissima ma occorre che il Paese stia bene. Gli italiani non sono abituati a tirare la cinghia. Non siamo tedeschi o inglesi. Se però dobbiamo tirare la cinghia, voglio vedere che anche loro, i politici, lo fanno. Ci sono stipendi degli italiani che sono irrisori e poi vedo politici, che per aver fatto due legislature, si prendono sette mila euro per tutta la vita. Allora togliamo i soldi a quelli lì e diamoli alla cultura».

Venditti: se si tocca l’eccellenza è finita. Per Antonello Venditti «se si toccano le cose di eccellenza allora è proprio finita». Il cantautore romano è critico sui tagli alle fondazioni liriche decisi dal governo. «Non c’è nessuna cura nelle cose da tagliare. La nostra capacità di pensare al futuro è sempre più ridotta, almeno da parte dei nostri governanti».

Archeologi: salvare gli istituti umanistici. La Confederazione Italiana Archeologi esprime profonda preoccupazione. «Non possiamo accettare tacitamente – sostiene il presidente Giorgia Leoni – che alcuni tra i più prestigiosi istituti archeologici perdano l’insostituibile apporto che deriva loro dai finanziamenti statali e che vengano, quindi, destinati alla inattività se non addirittura alla definitiva chiusura. Nella lista figurano istituti che con le loro ricerche hanno permesso all’Italia di svolgere un ruolo da protagonista nella conoscenza del patrimonio archeologico del nostro paese e dell’intero bacino del Mediterraneo, svolgendo spesso anche un ruolo fondamentale di veicoli diplomatici».

Appello a Napolitano dagli astrofisici. La soppressione dell’istituto nazionale di Astrofisica (Inaf) porterebbe a conseguenze drammatiche sull’attività del settore astrofisico e astro-spaziale. Lo scrive il consiglio scientifico dell’ente, che secondo la manovra economica andrebbe accorpato al Cnr, in una lettera al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e al ministro Mariastella Gelmini. «L’INAF occupa una posizione di assoluto rilievo nella ricerca sia a livello nazionale che a livello internazionale – si legge nel documento – degli 86 ricercatori Italiani che ISI-Thompson riporta tra i più citati al mondo, 13 operano nel settore delle Scienze Spaziali e sono ricercatori dell’Inaf o ad esso associati. Ci sfugge come si possa giovare al Paese sopprimendo l’Istituto che ha consentito questi successi».

Galluzzi: è la morte del museo Galilei. «C’è poco da commentare: questo è un atto di morte». Così il direttore dell’Istituto e Museo di Storia delle Scienze di Firenze, Paolo Galluzzi, commenta il taglio dei fondi statali che sarebbe previsto nella manovra del Governo e che interessa da vicino anche l’istituzione fiorentina. «Noi dallo Stato abbiamo un contributo di 1 milione e 750 mila euro – aggiunge -. È metà del nostro bilancio. Se la notizia è vera, lo apprendiamo da voi perchè nessuno dei nostri referenti ai ministeri si è fatto sentire, e sarà pubblicata in Gazzetta, il consiglio di amministrazione non potrà che riunirsi e avviare le procedure per il fallimento. Il nostro è uno strano Paese: il prossimo 10 giugno noi inaugureremo il Museo Galileo Galilei, uno dei più belli al mondo, per chiuderlo il giorno dopo».

La storia e la memoria del cinema italiano sono destinati a sparire: è il grido di allarme di Francesco Alberoni, da otto anni presidente del Centro Sperimentale di Cinematografia e della Cineteca Nazionale, alla luce dei tagli previsti dalla manovra. «Nel nostro caso – spiega Alberoni – non si tratta di tagli ma proprio di stop ai finanziamenti: significa smettere di insegnare e produrre cinema e soprattutto di conservarlo, buttando a mare migliaia di titoli che hanno fatto la storia del cinema italiano. Il nostro è il caso di una di quelle istituzioni che sono totalmente finanziate dallo Stato (10 milioni di euro, ndr) e senza quel denaro significherebbe sparire. E con noi sparirebbe la Cineteca Nazionale che conserva e restaura tutti i film italiani». Per questo Alberoni fa appello al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, al capo dello Stato che dovrà firmare il decreto e anche, dice, «ad Umberto Bossi che tanto si è prodigato per aprire una sede del Centro Sperimentale a Milano e che ora forse non sa che anche quella è destinata a sparire».

«Il Centro Sperimentale di Cinematografia lombardo non è in discussione in quanto finanziato per intero dalla nostra Regione, sicuramente l’appello del professor Alberoni è rivolto al Centro Sperimentale di Cinematografia nazionale che ha sede a Roma e che è finanziato interamente dallo Stato». Lo afferma il Sottosegretario al cinema della Regione Lombardia Massimo Zanello in merito alle dichiarazioni di Francesco Alberoni, presidente del Centro Sperimentale di Cinematografia, per quanto riguarda i tagli previsti dalla manovra finanziaria.

Il Vittoriale degli italiani è già privato e quindi «l’inserimento nell’elenco dei 232 istituti che non riceveranno più fondi statali è curiosa e anche un pochino sgradevole». Lo dice Giordano Bruno Guerri, il presidente della Fondazione del Vittoriale degli Italiani, che figura al numero 150 dell’elenco allegato alla manovra finanziaria. «Il Vittoriale ha rinunciato spontaneamente al finanziamento del governo l’anno scorso – spiega Giordano Bruno Guerri – Il governo ha approvato il decreto di privatizzazione e il 16 dicembre del 2009 è stato varato il nuovo statuto per privatizzazione. Quindi di fatto dal primo gennaio è una fondazione di diritto privato e non più una a fondazione statale. Del resto il contributo dello Stato era di 43 mila euro l’anno e quindi rinunciarci non è stato un grande sacrificio. Considero curioso l’inserimento in questo elenco, ed anche un pochino sgradevole. Il Vittoriale è in attivo e si finanzia da solo».

fonte: http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=104131&sez=HOME_SPETTACOLO


Trasporti, posta, acqua e assicurazioni sempre più cari in Italia rispetto alla Ue

Trasporti, posta, acqua e assicurazioni
sempre più cari in Italia rispetto alla Ue
Carburanti e lubrificanti costano il 15,8% in più del 2009
A Roma gli aumenti minori per muoversi e viaggiare

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Una pompa di benzina in città ROMA (29 maggio) – Volano i prezzi dei trasporti, delle assicurazioni, dei servizi postali, dell’acqua e della raccolta dei rifiuti, ma soltanto in Italia. In Europa no, o comunque molto meno: la differenza, secondo uno studio di Confartigianato, è «eclatante».

Prendiamo i trasporti aerei: oggi volare costa nel nostro Paese il 13,4% in più rispetto al 2009. Nell’eurozona, invece, i prezzi sono scesi dello -0,2%. Non va molto meglio per le ferrovie. L’aumento delle tariffe a livello europeo, +3,7%, è poca cosa rispetto al + 11,1% tricolore. Qualcosa di simile succede in tanti altri «settori meno esposti alla concorrenza», spiega Confartigianato.

Alla posta si paga l’11,2% in più dell’anno scorso (contro il +2,8% europeo), per le assicurazioni il +7,1% e per la raccolta rifiuti il +6% (in Eurolandia è sempre la metà). Per l’acqua potabile si registra un +8% contro un +3,3%. Per quanto riguarda i pedaggi dell’autostrada, cresciuti del 7%, non è possibile una comparazione con l’estero.

L’aumento maggiore si registra nel settore dei carburanti e dei lubrificanti. Qui i prezzi sono aumentati del 15,8%: quasi dieci volte l’inflazione. Ma per una volta è comunque meno della media della zona euro: +19,5%.

Tutti questi rincari arrivano a fronte di un’inflazione generale che ad aprile in Italia è molto meno pressante: +1,6%, lo stesso dato della media dell’area euro.

Muoversi e viaggiare. Mettendo insieme tutte le voci relative ai trasporti (aerei, treni, acquisto dell’auto, manutenzione e carburante) la città più colpita dagli aumenti dei prezzi è Caltanissetta. Qui muoversi e viaggiare costa l’8,4% in più rispetto allo scorso anno. Ad Aosta, all’estremo opposto, non si va oltre un +4%: vale a dire un risparmio di 192 euro all’anno per famiglia rispetto ai compatrioti siciliani.

Ad aprile 2010 il dato medio nazionale è stato del +5,5% rispetto allo stesso mese del 2009. Il primato regionale spetta al Friuli Venezia Giulia (+6,6%), seguito dalla Sicilia (+6,3%) e dal Piemonte (+6,1%). A livello provinciale, invece, svetta appunto Caltanissetta, seguita da Pordenone (+7,9%) e da Trapani (+7,6%).

Per muoversi e viaggiare, le grandi città si piazzano in basso in classifica: a Roma si spende il 4,1% in più rispetto allo scorso anno e a Milano il 5,1% in più..

fonte: http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=104090&sez=HOME_NOSTRISOLDI





giovedì 27 maggio 2010

LA LETTERA. Giovanni Mercatante, operaio da due mesi senza stipendio: "La legge non è uguale per tutti"
border=Tanti politici siciliani che hanno “venduto” la Sicilia – una terra bellissima, piena di sole (e, purtroppo, anche di immondizia) – per una comoda “poltrona a Roma o a Palermo, non possono capire un operaio come me, dipendente dall’Ato Palermo 2, che da due mesi non ha avuto pagato lo stipendio.
E se poi questo operaio, esasperato perché non può comprare il panino, le scarpe o i quaderni ai figli, o non può pagare le bollette della luce e del gas, va in escandescenze, viene giudicato male sia dal proprio datore di lavoro, che dai compagni di lavoro. Purtroppo, le difficoltà e la crisi in cui ci troviamo stanno piegando tanti operai, diventati dei pecoroni, capaci di subire e di prendere il fuoco con le mani degli altri.
Mi piacerebbe che fossero i politici, gli “onorevoli”, a stare mesi senza i loro ricchi stipendi, o almeno ad averli dimezzati. Tremonti, invece, sta tartassando i poveri operai, con i calli nelle mani, mentre usa i guanti di velluto per i ricchi, a cominciare dagli “onorevoli”.
Immagino che qualche “politico” che leggerà queste righe di protesta si metterà a ridere. Questo accade perché siamo in Italia, dove la legge non è uguale per tutti, ma la deve rispettare solo chi ha fame…
Giovanni Mercatante
Corleone

http://cittanuovecorleone.blogspot.com/

Capitali a San Marino, blitz in 16 banche sospetto di evasione fiscale



Ma anche negli istituti di credito di sei regioni, per un totale di 78 filiali. L'obiettivo è verificare l'identificazione della clientela. Lista Hsbc: un "tesoretto" da 6,9 miliardi di dollari

SAN MARINO - Blitz di Guardia di Finanza e Agenzia delle Entrate in 16 banche per verificare il rispetto degli obblighi di legge necessari a garantire l'identificazione della clientela. In tutto sono state visitate 78 filiali e due fiduciarie italiane, dislocate in sei regioni (Lombardia, Veneto, Emilia Romagna, Marche, Toscana e Lazio)
Nel mirino del fisco intermediari nazionali, già emersi nel corso di attività operative finalizzate a contrastare l'evasione fiscale internazionale, le frodi Iva "carosello" e il riciclaggio dei relativi proventi, individuati da Fiamme Gialle e Agenzia delle Entrate per essere stati utilizzati da contribuenti italiani per eseguire movimentazioni finanziarie illecite destinate alla Repubblica di San Marino. E su un altro fronte di indagine, sempre riguardante l'esportazione di capitali all'estero, le Fiamme Gialle hanno reso noto l'ammontare del "tesoretto" contenuto nella "lista Hbsc", l'elenco di correntisti italiani della banca svizzera sospettati di evasione fiscale: 6,9 miliardi di dollari Usa.


La pista di San Marino. Il fisco italiano vuole accertare l'esattezza e la completezza delle informazioni che gli intermediari sono tenuti a comunicare all'archivio dei rapporti finanziari. L'eventuale omissione da parte delle banche farebbe scattare indagini finanziarie e verifiche. Ulteriore scopo delle attività in corso, oltre a contestare eventuali illeciti commessi dalle banche, è l'acquisizione di ogni utile informazione per il successivo sviluppo di indagini volte a "scovare" evasori e recuperare i capitali illecitamente portati all'estero.

La banca dati dei rapporti finanziari contiene tutte le comunicazioni relative ai rapporti continuativi intrattenuti con la clientela esistenti, a partire dalla data del 1° gennaio 2005. Così come contiene quelle relative le cosiddette operazioni extra-conto, ossia poste in essere al di fuori di un rapporto continuativo, ad eccezione delle operazioni di versamento effettuate tramite bollettino di conto corrente postale per un importo unitario inferiore a 1.500 Euro, oltre che i rapporti diversi da quelli intrattenuti con i titolari dei rapporti continuativi o delle stesse operazioni extra-conto (procure e deleghe).

I dati devono essere comunicati all'archivio mensilmente in via telematica. I soggetti tenuti a inviare i dati sono circa 13 mila e includono le banche, la società poste italiane spa, gli intermediari finanziari, le imprese di investimento, gli organismi di investimento collettivo del risparmio, le società di gestione del risparmio e ogni altro operatore finanziario. L'obbligo di comunicazione ricade anche sulle filiali estere di operatori italiani e, ovviamente, su quelle italiane di operatori esteri. Gli intermediari rischiano per ogni omessa comunicazione sanzioni da 2.065 Euro fino a 20.650 Euro.


Il "tesoretto" della Hbsc. - E' di 6,9 miliardi di dollari Usa - secondo quanto si è appreso - il tesoretto contenuto nella cosiddetta “lista Hsbc” acquisita la scorsa settimana dalla Guardia di Finanza 1. La lista contiene 7 mila nomi di correntisti italiani della banca Hsbc sospettati di evasione fiscale ed è stata ottenuta dalle Fiamme gialle attraverso una collaborazione internazionale di polizia.
Ci sono soprattutto imprenditori e contribuenti lombardi nella lista Falciani acquisita dalla Guardia di Finanza. E' quanto comunicano le Fiamme Gialle. In particolare, tra le persone fisiche indicate nell'elenco risulta il 51% di imprenditori, il 15% di casalinghe, il 14% di professionisti (avvocati, dentisti e giornalisti), l'11% di dirigenti di azienda, il 4,5% di pensionati, il 2% di studenti, 2,5 altro. Il 63% dei contribuenti sono in Lombardia, l'11% nel Lazio, il 7% in Piemonte, il 4,5% in Emilia Romagna, il 4% in Veneto, il 3,5% in Toscana, il 3% in Campania come anche nelle Marche, il 2,5% in Trentino Alto Adige, l'1,5% in Friuli Venezia Giulia e in Liguria, lo 0,5 % in Puglia.

26 maggio 2010
fonte: http://www.repubblica.it/cronaca/2010/05/26/news/san_marino_blitz-4341509/?rss






DI CARMELO GAROFALO

La crisi economico-finanziaria continua a pesare sugli italiani, come per gli europei tutti e per gli stessi americani.

E’ attesa con trepidazione una legge finanziaria che, in ossequio alla linea europea, dovrebbe costituire, almeno, una sorsata di camomilla.

Berlusconi assicura che il Governo non metterà le mani nelle tasche degli italiani, che non vi sarà alcun aumento delle tasse ed esclude tassativamente che possa attuarsi una macelleria sociale.

Gli italiani se lo augurano perché già è da tempo che stringono la cinghia e non sono più in condizioni di sopportare ulteriori limitazioni e qui ci sovviene un nefasto manifesto affisso nel Luglio 1943 in tutta la Sicilia: “noi italiani e voi siciliani…”.

Non vorremmo che si ripetesse questa frattura di identità fra tutta la gente d’Italia.

Perché di “macelleria sociale” in Sicilia vi è qualche ardito segnale.

I pensionati della Regione, con il cedolino del mese di Aprile, sono venuti a trovarsi più che “macellati”.

Spolpati, tritati, cassonettati, ad aumentare le montagne di rifiuti, che, malgrado ogni tentativo legislativo, sta coprendo di vergogna un’isola che, se attenzionata diversamente, potrebbe essere il paradiso terrestre del Mediterraneo.

Sono numerose le segnalazioni pervenuteci, tutte a parlare della drastica riduzione della pensione per il mese di Aprile e di altre riduzioni pre-annunciate fino a tutto Novembre.

Per il mese di Aprile citiamo 3 casi-tipo: ad un pensionato vengono trattenuti 200,00 Euro, ad un altro 1,070.00 Euro, al terzo 1,402.00 Euro per “Conguaglio IRPEF a debito” oltre a trattenute per addizionale comunale IRPEF ed acconto addizionale comunale IRPEF, per complessivi 100,00 Euro che saranno trattenuti ogni mese fino a Novembre.

Se non è “macelleria sociale” questa, cosa sta a significare un metodo di esazione che è vorace, cinico ed immorale, perché è facile dimostrare che si è creata una situazione drammatica come è dimostrato dal caso del pensionato al quale, senza alcun preavviso, con un solo colpo d’ascia, sono stati trattenuti in un mese, oltre 1,500.00 Euro, erogandogli soltanto 435,00 Euro, peraltro assorbiti dalla Banca presso la quale era stato canalizzata la pensione mensile e per il pagamento delle altrettanto canalizzate bollette di luce, gas e telefono.

Chi provvederà a dare al malcapitato pensionato i soldi per comprare il pane ai figli imploranti ed alla moglie che non ha ragione di accendere i fornelli della cucina?

A questo punto viene da domandarsi se, nel disporre e nell’operare le trattenute indicate, siano state osservate le norme di legge. Resta immorale l’aver disposto, senza preavviso, ed in una sola volta, trattenute così pesanti. Ma soltanto immorale? O vi è dell’altro?

La legge prevede che anche in caso di pignoramento non si possa andare oltre il V° dello stipendio o della pensione.

E’ un elemento dal quale non si può prescindere ed allora se è vero questo, chiediamo al Governatore Raffaele Lombardo ed agli insigni Magistrati Chinnici e Russo, che sono garanzia di legalità e trasparenza ed ai quali i siciliani guardano con assoluta fiducia e stima, perchè nelle loro funzioni di Assessori esaminino quanto è accaduto ed accertino eventuali responsabilità e, occorrendo, “macellino socialmente” gli irresponsabili “macellai”.

http://ecodelsud.over-blog.net/article-macelleria-sociale-in-sicilia-e-pensionati-votati-alla-fame-51157007.html





*La manovra finanziaria " Lacrime e sangue"
*La Sicilia Le maggioranze Trasversali sul Servizio Idrico ARIA FRITTA
*Isola delle Femmine Distributore di benzina al Porto Pescatori o Diportisti?
*Italcementi, non condanniamo la torre alta 120 metri
*I Beni Comuni nello spezzatino del Federalismo

TAGLI – A chi lo stipendio, a chi la vita.

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«Guadagno 128 mila euro: meritati Se arrivano i tagli faccio ricorso»

Pompeo Savarino, segretario generale del comune di Anzio

Pompeo Savarino, dirigente pubblico
Pompeo Savarino, dirigente pubblico



ROMA — Lui non ha problemi. «Guardi, ecco imiei cedolini dello stipendio». Quattromila euro netti e spiccioli la media mensile. Ma ogni quattro mesi arriva quasi a diecimila, grazie alle funzioni extra che svolge, più— se c’è— la cosiddetta “retribuzione di risultato” e, insomma, siamo a 128 mila euro lordi l’anno. Poi, ci aggiungi lo stipendio della moglie, dirigente dello Stato: «Non ho problemi, la mia famiglia non risentirà dei tagli. Ma se a pagare saranno sempre i soliti, cioè noi, gli statali, quelli che vengono chiamati la “Cassa”, quelli che basta qualche riga in un decreto e devono farsi carico dei problemi del Paese… Ebbene, se mi ci portano non posso escludere un ricorso, nel nome dell’uguaglianza di tutti i cittadini. Dipende se alla fine la manovra sarà socialmente etica, oppure no». Pompeo Savarino, 42 anni, è un uomo contento. Fa il Segretario generale al Comune di Anzio, 50 chilometri da Roma, 52 mila abitanti tutto l’anno e 200 mila in piena estate. Laureato in Legge, cominciò a provare concorsi pubblici, finché nel 1994 vinse questo, segretario generale nei Comuni: 5000 domande e 100 posti soltanto.

«Ci sono arrivato per caso, ma ora mi piace molto». Il segretario generale controlla le delibere, si occupa del personale, tiene i rapporti con la giunta, svolge le funzioni di notaio nei rapporti fra Comune e cittadini (e questa è la funzione che raddoppia lo stipendio, tre volte l’anno): «Non è un lavoro da burocrate, se una città funziona meglio puoi pensare di aver dato il tuo contributo». Savarino è stato in due piccoli Comuni dell’Astigiano, poi a Capena, a Civitavecchia e infine sul mare di Anzio. Con quei suoi 128 mila euro l’anno, secondo l’ultimo testo del governo, dovrebbe subire la decurtazione del 5 per cento della cifra che supera i 90 mila euro. Un taglio da 1900 euro lordi l’anno. Se però Savarino superasse i 130 mila il “sacrificio” diventerebbe del 10 per cento, sempre della parte che supera quella soglia. «Va bene, sono d’accordo, affrontiamo la crisi. Non voglio che l’Italia crolli, come una seconda Grecia. Penso al futuro dei figli, che hanno 3 e 2 anni. Se si tratta di solidarietà nazionale, ci sto. Ma se si tratta di un puro e netto taglio, no. È come se lo Stato dicesse ai suoi uomini: non servite, qui abbasso gli stipendi perché tanto non cambia nulla». Savarino è seduto sul divano della sua casa in zona Eur, la stessa dove è nato, la piccola Chiara gli gioca attorno. Dice: «Quanto risparmierà lo Stato con i tagli ai dirigenti? Cinquanta milioni di euro? È un provvedimento più che altro utile a segnalare agli impiegati che veniamo toccati anche noi. Prima, taglierei altre cose…».

Esempi? «Certi enti. Noi dipendevamo dalle Prefetture, ma da qualche anno siamo gestiti da una Agenzia nazionale, 170 consiglieri d’amministrazione per 4000 segretari comunali, con un bilancio da 120 milioni di euro: posti per ex parlamentari, ex sottosegretari, segretari regionali di partito… Poi ci sarebbero da abolire le Province, trasferendo il personale a Regioni e Comuni, con un risparmio di qualche miliardo. Poi, la famosa lotta all’evasione fiscale: leggo che solo il due per mille degli italiani dichiara più di 200 mila euro l’anno, solo l’uno per cento fra 100 e 200 mila. Eppure…». Eppure? «Noi, ad Anzio, stiamo costruendo il nuovo porto turistico, mille posti, 120 mila euro l’uno, e abbiamo già duemila potenziali acquirenti. Gli impiegati statali non devono arrabbiarsi quando vedono in giro tutti questi Suv, queste Porsche, mentre l’80 per cento del gettito fiscale proviene dai lavoratori dipendenti?». Savarino insiste: contribuire va bene, ma devono partecipare tutti: «Siamo sicuri che gli stessi tagli toccheranno ai magistrati, all’Avvocatura dello Stato, ai diplomatici? Perché l’Italia è il Paese delle categorie privilegiate e di quelle sempre tartassate. Esempio: i funzionari delle Authority guadagnano più dei funzionari pubblici dello stesso livello. All’Inail guadagnano più che nei ministeri, nei Comuni, nelle Regioni». Savarino presiede l’Associazione dei giovani dirigenti pubblici e assieme alla Scuola superiore della pubblica amministrazione sta preparando un dossier: dati sui tagli, proposte alternative: «Siamo stanchi di fare la “Cassa” di ogni governo».

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Andrea Garibaldi
25 maggio 2010

fonte: http://www.corriere.it/cronache/10_maggio_25/tagli-ricorso-funzionario_b984e648-67bd-11df-b83f-00144f02aabe.shtml


Operaio si uccide al lavoro:
preoccupato da scadenze economiche

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MASSA CARRARA (25 maggio) – Si è impiccato in un capannone della ditta per cui lavorava. Un operaio di 35 anni si è ucciso nella ditta di ricambi e di manutenzione idraulica oggi, intorno alle 13 a Massa Carrara. Lascia la moglie e due figli piccoli. A trovare il cadavere sono stati i suoi colleghi di lavoro al cambio del turno: chiamati immediatamente i soccorsi ma non c’era più niente da fare. L’uomo sembra non abbia lasciato biglietti per spiegare il suo gesto. Secondo alcune testimonianze raccolte dai carabinieri, che devono essere ancora verificate, a spingerlo ad uccidersi potrebbero esserci stati motivi economici.

Gli inquirenti, al momento, avrebbero trovato solo l’assicurazione dell’auto non ancora pagata, mentre altre pendenze economiche, ad ora, non risulterebbero. L’operaio non era stato licenziato: lavorava come idraulico per una ditta di ricambi e manutenzioni; conduceva una vita, secondo i colleghi, normale. «Il lavoro – dicono – era calato un po’ per tutti» e lui avrebbe parlato di alcune scadenze alle quali doveva far fronte. Altri colleghi hanno raccontato di averlo visto mezz’ora prima che il corpo venisse ritrovato e di averlo visto «tranquillo». Tra l’altro, sempre secondo quanto ricostruito fino ad ora, in passato non avrebbe mai manifestato a nessuno l’idea di togliersi la vita.

fonte: http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=103587&sez=HOME_INITALIA








"Lo Stato deve costare meno".

il messaggio del premier: "La manovra dà un messaggio chiaro e' cioe' che lo Stato deve costare meno ai cittadini. Lo ha detto il premier Silvio Berlusconi, al termine del Consiglio dei ministri, secondo quanto riferiscono alcuni presenti.

Ecco alcune delle misure che, secondo indiscrezioni, sono contenute nel provvedimento:

Saranno soppresse le Province con un numero di abitanti inferiori a 220.000, che non confinano con Stati esteri e che non sono nelle regioni a Statuto speciale. Da quanto si apprende questa sarebbe una delle misure inserite nella manovra approvata dal Consiglio dei Ministri. Il tutto - spiegano fonti - a partire dalla prossima legislatura provinciale.
Le competenze e gli uffici saranno trasferiti ad altre Province.

Stop agli aumenti degli stipendi dei dipendenti pubblici gia' a partire da quest'anno. Il congelamento vale quattro anni, fino al 2013. "Il trattamento economico complessivo dei singoli dipendenti, anche di qualifica dirigenziale, ivi compreso il trattamento accessorio", previsto dagli ordinamenti delle amministrazioni pubbliche "non puo' superare, in ogni caso, il trattamento in godimento nell'anno 2009".

L'elevamento dell'eta' pensionabile delle lavoratrici del Pubblico impiego a 65 anni avverra' in anticipo, a gennaio del 2016. Il provvedimento prevede un'accelerazione dell'eta' pensionabile delle lavoratrici pubbliche con una diversa scansione dell'elevamento dell'eta' necessario per andare in pensione fino ad arrivare alla soglia dei 65 anni. In particolare e' previsto che dal primo gennaio 2010 il requisito
anagrafico per andare in pensione sale di un anno, sara' di 62 anni al luglio 2011, di 63 a gennaio del 2013, di 64 anni a luglio 2014 e di 65 anni a gennaio del 2016.

Esenzione per la pubblica amministrazione da alcune norme sulla sicurezza sui luoghi di lavoro. La misura prevede che non si applichino alle amministrazioni pubbliche gli articoli 28 e 29 del decreto legislativo 81 del 2008 che riguardano il capitolo della valutazione dei rischi.

La regolarizzazione degli immobili fantasma, che consentira' di dichiarare eventuali cambiamenti catastali che non sono stati precedentemente comunicati, dovra' avvenire entro il 31 dicembre di quest'anno. Chi non ha dichiarato l'aggiornamento catastale di un immobile dovra' farlo e si vedra' cosi' ridotte le sanzioni di un terzo.

Una tassa di 10 euro per i turisti che alloggiano negli alberghi a Roma e un'addizionale di 1 euro sui diritti d'imbarco dei passeggeri che partono o arrivano nella capitale. Il gettito servirà a tamponare gli squilibri di bilancio del Comune di Roma, e sarà vincolato esclusivamente all'attuazione del piano di rientro del debito. L'intervento, tuttavia, potrebbe non superare il vaglio politico nel Consiglio dei ministri.
La bozza del provvedimento prevede anche la possibilità di aumentare fino al 4 per mille l'Ici sulle seconde case sfitte.

Introduzione della fiscalita' di vantaggio per le imprese del Sud. In particolare e' prevista per le regioni del Sud l'anticipazione della possibilita' di istituire un tributo proprio sostitutivo dell'Irap con riferimento alle imprese avviate dopo il provvedimento, con possibilita' di riduzione o azzeramento dell'Irap.

- SUBITO STOP CONTRATTI PUBBLICO IMPIEGO. Stop agli aumenti degli stipendi dei dipendenti pubblici già a partire da quest'anno. Il congelamento vale quattro anni, fino al 2013.

- TAGLI AI MINISTERI, GIRO VITE SU AUTO BLU. La sforbiciata é del 10% ma su formazione o missioni si arriva al dimezzamento della spesa. Arriva anche un giro di vite sulle auto blu.


- TAGLI AI PARTITI. Dimezzato il contributo per le spese elettorali e stop alle quote annuali se c'é uno scioglimento anticipato delle camere.

- PAGAMENTI E TRACCIABILITA'. Tetto a 7.000 euro per i pagamenti in contanti e arriva l'obbligo di fattura telematica oltre i 3.000 euro.


- ARRIVA BANCOMAT P.A.. Addio ai libretti di deposito bancari o postali al portatore. In compenso arriva la carta elettronica istituzionale per effettuare i pagamenti da parte delle P.a..


- COMUNI E LOTTA EVASIONE: I comuni che collaboreranno incasseranno il 33% dei tributi statali incassati.


- TASSA SU ALBERGHI PER ROMA CAPITALE: Arriva un 'contributo di soggiorno' fino a 10 euro per i turisti negli alberghi di Roma per finanziare 'Roma Capitale'. Protesta Federalberghi. Il Sindaco, Gianni Alemanno, parla di "notizie imprecise".


- STANGATA SU MANAGER E STOCK OPTION: Salgono le tasse sulle stock option ma anche sui bonus dei manager e dei banchieri che eccedono il triplo della parte fissa della retribuzione.


- TEMPI SPRINT PER CARTELLE. L'accertamento e l'emissione del ruolo diventano contestuali rendendo più corto il tempo per contestazioni e ricorsi.


- STRETTA SUL GIOCO CLANDESTINO. L'evasione dell'imposta sui giochi, una volta accertata, avrà riflessi anche ai fini delle imposte dirette. Nasce l'Agenzia che sostituisce i Monopoli.


- CONDONO EDILIZIO E CASE FANTASMA. Confermata invece la sanatoria sugli immobili fantasma. Si ipotizza però un ampliamento di questa norma. Come in tutti i condoni la proposta potrebbe arrivare in Parlamento. La sanatoria andrà fatta entro il 31 dicembre.


- PER PENSIONE INVALIDITA' SALE A 80%. Sotto questa soglia niente benefici. Previsti anche 200.000 controlli in più.


- IRAP ZERO PER NUOVE IMPRESE SUD. Le regioni del Mezzogiorno avranno la possibilità di istituire un tributo proprio sostitutivo dell'Irap per le imprese avviate dopo l'entrata in vigore del dl con l'opportunità di ridurre o azzerare l'Irap.


- RETI IMPRESA E ZONE 'ZERO BUROCRAZIA': Tremonti annuncia la creazione di reti d'impresa, per ottenere benefici fiscali e migliorare la capacità di incidere sui mercati, ma anche zone a burocrazia zero, nelle quale per aprire un'attività ci si potrà rivolgere ad un solo soggetto.


- STOP TURN-OVER P.A. Confermato per altri due anni.


- TAGLI ANCHE A MAGISTRATI. Lo stipendio verrà decurtato per il 10% nella parte eccedente gli 80.000 euro. Taglio del 10% anche per i magistrati del Csm.


- MANAGER P.A., SFORBICIATA 5-10%. Sotto i fari gli stipendi oltre i 90.000 e oltre i 130.000 euro.


- INSEGNATI SOSTENGO. Congelato l'organico.


- DIVIDENDI A RIDUZIONE DEBITO. A partire dal 2011 500 milioni di dividendi che arrivano dalle società statali saranno impiegati per la riduzione degli oneri sul debito pubblico.


- TAGLI A COSTI POLITICA PRO CASSA INTEGRAZIONE: Le riduzioni di spesa che decideranno il Quirinale, il Senato, la Camera e la Corte Costituzionale, nella loro autonomia, serviranno a finanziare la Cassa Integrazione.


- PENSIONI: Rinvio delle finestre per il pensionamento e per il riordino degli enti. La novità è invece l'accelerazione dei tempi per l'aumento dell'età pensionabile a 65 anni per le donne dipendenti del pubblica amministrazione che avverrà a gennaio 2016.


- DEFINANZIAMENTO LEGGI INUTILIZZATE: Si recuperano risorse attraverso il definanziamento degli stanziamenti improduttivi. Saranno destinate al fondo ammortamento dei titoli Stato.


- TAGLIA-ENTI: Vengono soppressi Ipsema,, Ispel e Ipost. Ma anche l'Isae, l'Ice e l'Ente italiano Montagna. Salta o viene ridotto inoltre il finanziamento a 72 enti.


- CONTROLLO MEF SU PROTEZIONE CIVILE: Si prevede tra l'altro che le ordinanze di Protezione civile con cui viene dichiarato lo stato d'emergenza siano emanate di concerto con il ministero dell'Economia.


- CONTROLLO SPESA FARMACI: Acquisti centralizzati per le asl per trattare meglio il prezzo con i fornitori e interventi sui farmaci con una modifica delle quote di spettanza dei grossisti e dei farmacisti sul prezzo di vendita al pubblico delle specialità medicinali di classe a.


- 13 MLD DA AUTONOMIE TERRITORIALI: La manovra cade in buona parte sulle Regioni e anche sugli enti locali: alle prime vengono chiesti tagli per oltre 10 miliardi in due anni (2011 e 2012); ai Comuni e Province vengono chiesti risparmi di 1 miliardo e 100 nel 2011 e 2 miliardi e 100 nel 2012.


- PEDAGGI SU RACCORDI PER AUTOSTRADE: Si inserisce la possibilità di 'pedaggiamento' di tratti di strade di connessione con tratti autostradali.


- ADDIO A SIR E REL: Addio al Comitato Sir costituito per gli interventi nei settori di alta tecnologia e che prese in carico le società chimiche di Nino Rovelli, ed anche alla Rel, la finanziaria pubblica costituita qualche anno più tardi per sostenere il risanamento dell'industria elettronica.

- SOPPRESSE PROVINCE SOTTO 220MILA ABITANTI: Le Province con un numero di abitanti inferiori a 220.000, che non confinano con Stati esteri e che non sono nelle regioni a Statuto speciale, saranno soppresse. Da quanto si apprende questa sarebbe una delle misure inserite nella manovra approvata dal Consiglio dei Ministri. Il tutto - spiegano fonti - a partire dalla prossima legislatura provinciale. Le competenze e gli uffici saranno trasferiti ad altre Province.





L'abc della manovra da 24 miliardi di tagli

a cura di di Nicoletta Cottone


Semaforo verde del Consiglio dei ministri al decreto legge sulla manovra finanziaria 2011-2013, al termine di una riunione durata 85 minuti, che si é chiusa qualche minuto prima delle 21. Arriva una sanatoria per gli immobili fantasma, scende il tetto della tracciabilità del contante, viene varata una stretta sulle invalidità e nuove regole per il redditometro. Si dimezza la spesa per la formazione nella Pubblica amministrazione, si riducono i rimborsi ai partiti, arriva un piccolo taglio agli stipendi dei politici (10% sulla parte eccedente gli 80mila euro).

Zero Irap, poi, per le imprese che operano nel mezzogiorno. Prevista anche una stretta sull'uso delle risorse da parte della protezione civile e un giro di vite sulle auto blu. Fra le misure dell'ultima ora si ipotizza anche l'inserimento dell'erogazione del trattamento di fine rapporto per gli statali. Possibili modifiche potrebbero intervenire anche sul criterio di calcolo della buonuscita.

Nella manovra di Tremonti a base di «tagli e sacrifici» si va dall'accertamento degli immobili fantasma alla tracciabilità dei pagamenti. Ecco un primo dettaglio delle misure. Inoltre, cliccando l'icona dei video in alto troverete due commenti alle mosse del governo: "Manovra, un passaggio cruciale per tutti" (di Stefano Folli) e "Arriva la manovra dei sacrifici" (di Dino Pesole).

Accertamento immobili fantasma. Sulla base dei rilievi aerofotogrammetrici effettuati dall'Agenzia del territorio, e degli accertamenti già notificati, obbligo per gli interessati di dichiarazione di aggiornamento catastale, con riduzione delle sanzioni a un terzo. In mancanza, attribuzione di rendita presunta, retroattività della rendita . Obbligo di indicare negli atti soggetti a trascrizione identificazione catastale e relative planimetrie integrazione tra funzioni catastali residuate all'agenzia del territorio e Comuni.

Accertamento, partecipazione dei Comuni. Potenziamento della partecipazione dei Comuni all'accertamento e al recupero dei tributi evasi, con attribuzione del 33% delle maggiori entrate così reperite.

Affitti e manutenzioni negli apparati amministrativi. Prevista una riduzione della spesa per affitti e manutenzioni.

Apparati amministrativi, organi collegiali e di indirizzo. Per incarichi di partecipazione ad organi collegiali possibile percepire solo il rimborso spesa e il gettone di presenza non può superare 30 euro. Per la partecipazione a organi collegali di enti pubblici o privati che ricevono contributi pubblici si possono percepire solo il rimborso spesa e il gettone di presenza non può superare 30 euro. Riduzione del 10% delle indennità e compensi ai componenti di organi di indirizzo, direzione e controllo, consigli di amministrazione e organi collegiali comunque denominati e ai titolari di incarichi di qualsiasi tipo.

Assegno di invalidità, riduzione della spesa. Elevazione percentuale di invalidità dal 74% all'80% per la concessione dell'assegno di invalidità. Si intensifica il piano controlli invalidità civile: il programma di verifiche Inps prevede 100mila controlli per l'anno 2010 e di 200mila l'anno per ciascuno degli anni 2011 e 2012 nei confronti dei titolari di benefici economici di invalidità civile. Viene chiesto un concorso delle Regioni alle spese per invalidità civile: a valere sui trasferimenti alle regioni, il 45% degli stessi sono redistribuite tenendo conto della distribuzione pro-capite della spesa effettuata in ciascuna regione per invalidità civile. Arriva una revisione della procedura sull'accertamento della condizione di handicap, con accertamento delle Aziende sanitarie mediante appositi accertamenti collegiali.

Auto blu, tagli. Arrivano limitazioni all'uso delle autovetture di servizio: con esclusione dei Vigile del Fuoco e del comparto sicurezza, riduzione delle spese all'80 % della spesa sostenuta nell'anno 2009 per l'acquisto, la manutenzione, il noleggio e l'esercizio di autovetture, nonché per l'acquisto di buoni taxi.

Casellario dell'assistenza. Monitoraggio costante e incrociato dei dati rilevanti ai fini dell'erogazione dei trattamenti di pensione con la creazione, presso Inps, del casellario dell'assistenza e il rafforzamento dell'obbligo di comunicazione dei redditi da pensione ai fini dell'accertamento della situazione reddituale.

Censimento immobili enti previdenziali e razionalizzazione. Previsto un censimento degli immobili degli enti previdenziali, con specifica indicazione di quelli a uso istituzionale e di quelli in godimento a privati. -Razionalizzazione nella gestione degli immobili adibiti ad uffici in uso governativo: gli enti previdenziali provvedono all'acquisto di immobili adibiti ad ufficio in locazione passiva alle amministrazioni pubbliche.

Concessioni autostradali. Determinazione del termine per l'avvio delle gare di rinnovo convenzioni autostrade: in caso di mancato adeguamento alle prescrizioni Cipe gli schemi si intendono non approvati e sono sottoposti alle procedure ordinarie.

Controlli di spesa delle amministrazioni centrali attraverso l'eliminazione delle forme di autonomia finanziaria. Prevista la riduzione dei centri di spesa dotati di autonomia finanziaria estranei ai ministeri e alle ordinarie regole di funzionamento controllo finanziario

Costi della politica, tagli per ministri e sottosegretari. Prevista una riduzione del 10% per la parte eccedente gli 80mila euro del trattamento economico di ministri e sottosegretari non parlamentari.

Costi della politica, riduzione della spesa degli Organi costituzionali destinata alla cassa integrazione. Le risorse ottenute dalle riduzioni di spesa dalla Presidenza della Repubblica, dal Senato della Repubblica, dalla Camera dei deputati e dalla Corte Costituzionale saranno destinate alla cassa integrazione.

Costi della politica, riduzione rimborsi ai partiti. Riduzione dei rimborsi a favore dei partiti politici. Viene dimezzato il contributo di un euro quale moltiplicatore per il numero dei cittadini della Repubblica iscritti nelle liste elettorali per le elezioni della Camera dei deputati. Soppresse le quote annuali dei rimborsi in caso di scioglimento anticipato del Parlamento.

Costi della politica, incarichi svolti da titolari di cariche elettive. I titolari di cariche elettive, per gli incarichi conferiti dalle Pubblica amministrazione possono percepire solo il rimborso spesa e il gettone di presenza non può superare 30 euro.

Costi della politica, incarichi nei governi degli enti locali. Prevista una riduzione del 10% dei compensi dei componenti degli organi di autogoverno della magistratura ordinaria, amministrativa, contabile, tributaria, militare, dei componenti del Consiglio di giustizia amministrativa della Regione siciliana e dei componenti del Cnel, Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro.

Crisi aziendali. Per favorire la composizione delle crisi d'impresa: prededuzione per i finanziamenti erogati in attuazione degli accordi (concordatari o di ristrutturazione dei debiti), e per i finanziamenti-ponte concessi ed erogati dagli intermediari nella fase precedente il deposito delle domande di ammissione alla procedura di concordato preventivo. Accordi di ristrutturazione: sospensione delle azioni esecutive e cautelari in corso anche durante le trattative decisa dal tribunale nel corso di un'udienza alla quale sono chiamati a partecipare tutti i creditori (per preservare il diritto di difesa dei creditori estranei). Esonero dalla responsabilità per bancarotta per istituti introdotti dalla riforma fallimentare e nei quali opera il controllo giudiziario: concordato preventivo, accordi di ristrutturazione dei debiti e piani stragiudiziali attestati.

Definanziamento leggi di spesa non utilizzate negli ultimi tre anni. Definanziamento degli stanziamenti improduttivi, non utilizzati nel corso degli ultimi tre anni. Le risorse saranno destinate al fondo ammortamento dei titoli Stato.

Fiscalità di vantaggio per il Sud. Per le regioni del Sud, anticipazione della possibilità di istituire un tributo proprio sostitutivo dell'Irap con riferimento alle imprese avviate dopo il provvedimento, con possibilità di riduzione o azzeramento dell'Irap.

Formazione, taglio alle spese. Riduzione del 50% delle spese per la formazione.

Immobili ad uso governativo. Razionalizzazione nella gestione degli immobili adibiti a uffici in uso governativo: gli enti previdenziali provvedono all'acquisto di immobili adibiti a ufficio in locazione passiva alle amministrazioni pubbliche.

Mutui della Cassa depositi e prestiti, riprogrammazione. Reperimento risorse per infrastrutture da mutui interamente non attivati, così da consentire la prosecuzione del finanziamento del Mose, e quindi senza intaccare il cosiddetto Fondo infrastrutture.

Organi di amministrazione e di controllo degli enti pubblici. Riduzione dei componenti do organi di amministrazione e di controllo degli enti pubblici (n. 5) nonché del collegio dei revisori (n. 3).

Partecipazione alle missioni all'estero. I proventi dell'attività di liquidazione degli enti disciolti sono destinati al finanziamento della partecipazione italiana alle missioni internazionali di pace.

Patto di stabilità interno e altre disposizioni sugli enti territoriali. Contributo di regioni ed enti locali in proporzione all'incidenza sul bilancio complessivo del settore pubblico. Sanzioni mancato rispetto Patto di Stabilità interno 2010 e successivi: riduzione trasferimenti; perdita dell'eleggibilità degli amministratori pubblici. Possibilità per gli enti locali di utilizzare residui passivi in conto capitale al 31 dicembre 2008 (con abrogazione del meccanismo della premialità per l'anno 2010). Attribuzione ai Comuni di un contributo di 200 milioni di euro da ripartire in base a decreto Ministro interno. Roma Capitale: in funzione di anticipazione del federalismo e della delega su Roma Capitale, creazione di un fondo di 200 milioni per concorso agli oneri del piano di rientro, erogabili solo a condizione di verifica positiva circa il reperimento da parte del Comune delle restanti risorse, nonché di quelle occorrenti per mantenere l'equilibrio della gestione ordinaria; per questa finalità, possibilità per il Comune di ricorrere a una serie di misure fiscale e di riduzione delle spese appositamente autorizzate. Regione Campania: annullamento atti della precedente giunta con cui si deliberava di violare il patto e trasmissione alla Corte dei Conti; revoca incarichi di dirigenti; piano di rientro con commissario ad acta. Esercizio in forma associata delle funzioni da parte dei piccoli comuni. Divieto per piccoli Comuni di costituire società. Norma interpretativa su Iva /Tia per evitare il rimborso a carico dei Comuni e delle società municipalizzate.

Pedaggio rete autostradale Anas. Possibilità di introdurre il pedaggio di tratti di strade di connessione con i tratti autostradali.

Pensioni. Finestra mobile dal 2011 per pensione vecchiaia: 6 mesi dalla maturazione dei requisiti. Conferma 2 finestre per pensionamento anticipato dal 2011 con almeno 40 anni di contributi Pro - rata anzianità contributive maturate dal 2011. Accelerazione età pensionabile donne del pubblico impiego.

Protezione civile, razionalizzazione. Le ordinanze della presidenza del Consiglio dei ministri sono limitate ai casi da fronteggiare con mezzi e poteri straordinari e tali da determinare situazioni di grave rischio per l'integrità della vita, dei beni, degli insediamenti e dell'ambiente (con esclusione dei grandi eventi). La durata degli stati di emergenza è correlata ai tempi di realizzazione dei primi indispensabili interventi. Le ordinanze saranno adottate di concerto con il ministero dell'Economia per garantire una adeguata copertura finanziaria. Viene limitata la possibilità di deroga alla normativa sugli appalti alle sole ipotesi di assoluta eccezionalità dell'emergenza, da valutarsi in relazione al grave rischio di compromissione dell'integrità della vita umana. Si prevede in ogni caso la trasmissione all'Autorità vigilanza lavori pubblici. Divieto di girofondi, salvo che non siano espressamente autorizzati da norma di legge, allo scopo di garantire la trasparenza dei flussi finanziari e della rendicontazione. Limitazione potere di deroga in materia di pubblico impiego con riguardo a disposizioni contrattuali o provvedimenti amministrativi di autorizzazione ai trattamenti economici accessori del personale, nonché a istituti retributivi oggetto di interventi di contenimento della spesa per il personale del Pubblico impiego. Le ordinanze saranno sottoposte al controllo preventivo della Corte dei conti. Per limitare e meglio disciplinare il ricorso alla secretazione, possibilità per i dirigenti generali di adottare provvedimenti motivati con cui dichiarano le opere, servizi e forniture da considerarsi «segreti», oppure «eseguibili con speciali misure di sicurezza». Sul fronte della liquidazione delle competenze degli avvocati dello Stato, nei casi in cui le Amministrazioni non siano rimaste soccombenti, oggi l'Erario liquida ugualmente all'avvocatura generale la metà delle competenze di avvocato e di procuratore, calcolate applicando le tariffe professionali che si sarebbero liquidate nei confronti del soccombente. Viene disposta a riduzione di tali compensi in misura stabilita annualmente dal Presidente del Consiglio, comunque in misura non inferiore al 10 per cento. Possibilità di utilizzo per il finanziamento della partecipazione italiana alle missioni internazionali di pace delle somme relative ai rimborsi corrisposti dall'Organizzazione delle Nazioni Unite, quale corrispettivo di prestazioni rese dalle Forze armate italiane nell'ambito delle operazioni internazionali di pace. Viene prorogato il divieto di aggiornamento di indennità e compensi.

Pubblico impiego, contenimento delle spese. Per gli anni 2010, 2011, 2012 e 2013 il trattamento economico complessivo dei singoli dipendenti, anche di qualifica dirigenziale, compreso il trattamento accessorio, non può superare il trattamento in godimento nell'anno 2009. Fino al 2013 i trattamenti economici complessivi dei singoli dipendenti, anche di qualifica dirigenziale, delle amministrazioni pubbliche, superiori a 90mila euro lordi annui sono ridotti del 5% per la parte eccedente il predetto importo fino a 130mila euro, nonché del 10% per la parte eccedente 130mila euro. I rinnovi contrattuali del personale dipendente dalle pubbliche amministrazioni per il biennio 2008-2009 e i miglioramenti economici del rimanente personale in regime di diritto pubblico per il medesimo biennio non possono determinare aumenti retributivi superiori al 3,2 per cento. Estensione per ulteriori due anni della limitazione al turn over personale. L'organico degli insegnanti di sostegno per l'anno 2010-2011 deve rimanere invariato rispetto all'a.s. 2009/2010. Possibilità per il personale in soprannumero di essere impiegato presso uffici che presentono vacanze organiche. Limitazione alla possibilità per le amministrazioni dello Stato di avvalersi di personale a tempo determinato o con convenzioni o con contratti di collaborazione coordinata e continuativa. Utilizzo delle risorse stanziate negli anni precedenti per il riordino delle carriere del personale del comparto sicurezza – difesa al fine di concorrere alla realizzazione degli obiettivi di indebitamento netto delle pubbliche amministrazioni e dei saldi di finanza pubblica. Per agevolare la riduzione degli assetti organizzativi i trattenimenti in servizio possono essere disposti esclusivamente nei limiti consentiti dalla proroga delle limitazioni al turn over. Le risorse destinabili a nuove assunzioni in base alle predette cessazioni sono ridotte in misura pari all'importo del trattamento retributivo derivante dai trattenimenti in servizio. Soppressione della posizione di stato di ausiliaria conseguentemente il personale militare in servizio permanente delle Forze armate, compresa l'Arma dei carabinieri, e del Corpo della Guardia di finanza, all'atto della cessazione dal servizio per qualsiasi causa è collocato direttamente nella categoria della riserva. Abrogazione conservazione trattamento economico in caso di mancata riconferma del dirigente: le pubbliche amministrazioni che, alla scadenza di un incarico di livello dirigenziale, non intendono confermare l'incarico conferito al dirigente, conferiscono al dirigente un altro incarico, anche di valore economico inferiore. Riduzione delle risorse per la contrattazione integrativa del personale delle agenzie fiscali e del Mef. Soppressione indennità di comando al personale militare che opera a terra. Interpretazione autentica in materia di indennità di comando al fine di ricondurla nei limiti delle risorse stanziate. Indennità di impiego operativo per reparti di campagna.: rideterminazione del contingente di personale al quale viene corrisposta nella misura del 70% di quello determinato per l'anno 2009.

Redditometro. Delega all'Agenzia delle entrate per riscrivere il redditometro. L'accertamento scatta quando il reddito dichiarato é inferiore del 20% rispetto a quello del redditonetro (attualmente scatta se inferiore del 25%).

Riduzione spese missioni negli apparati amministrativi. Riduzione del 50% delle spese sostenute per missioni, a esclusione delle missioni internazionali di pace nonché di quelle strettamente connesse ad accordi internazionali o indispensabili per assicurare la partecipazione a riunioni presso enti e organismi internazionali o comunitari.

Riduzione spese Pubblica amministrazione. Riduzione per le Pubbliche amministrazioni delle spese, che non possono essere superiore al 20% di quella sostenuta nell'anno 2009 per studi e consulenze nonché per relazioni pubbliche, convegni, mostre, pubblicità.

Società partecipate. I compensi per incarichi conferiti da società ai quali lo Stato partecipa o contribuisce a pubblici dipendenti confluiscono nelle risorse destinate al trattamento economico accessorio della dirigenza o del personale non dirigenziale.

Società pubbliche. Riduzione delle spese per studi e consulenze, per relazioni pubbliche, convegni, mostre e pubblicità, nonché per sponsorizzazioni.

Società pubbliche in perdita. Divieto per le amministrazioni pubbliche di effettuare aumenti di capitale, trasferimenti straordinari, aperture di credito, o rilasciare garanzie a favore delle società partecipate non quotate che abbiano registrato, per tre esercizi consecutivi, perdite di esercizio ovvero che abbiano utilizzato riserve disponibili per il ripianamento di perdite anche infrannuali.

Società pubbliche non quotate. Riduzione del 10 % dei compensi dei componenti degli organi delle società pubbliche non quotate.

Società statali, dividendi. Dal 2011 proventi da dividendi per 500 milioni a riduzione degli oneri sul debito pubblico; per la parte eccedente, alla riduzione del debito.

Soppressione e incorporazione di enti e organismi pubblici. Prevista la soppressione e il riordino di enti pubblici e organismi. In particolare sono soppressi Ipsema e Ispesl con trasferimento delle funzioni e dotazioni organiche all'Inail. Soppressione dell'Ipost con trasferimento funzioni e dotazioni organiche all'Inps. Prevista anche la soppressione dell'Isae con trasferimento di funzioni e relative risorse al Mef e all'Istat per ricercatori e tecnologi. Sì anche alla soppressione dell'Ente italiano montagna, con trasferimento funzioni al Dipartimento per gli affari regionali della medesima presidenza. Soppressione dell' Ice con trasferimento funzioni a rispettivamente, al ministero degli Affari esteri (rete all'estero) e al ministero per lo Sviluppo (sede centrale). Soppressione e accorpamento di altri enti accorpati ai rispettivi ministeri vigilanti o ad altri grandi enti di ricerca. Per gli enti che non hanno risposto alle richieste di informazione inviate nei mesi scorsi per conoscere come tali soggetti (enti, istituti, fondazioni e altri organismi) abbiano utilizzato i finanziamenti a carico del bilancio dello Stato è prevista la soppressione del finanziamento pubblico; la creazione di un unico fondo, di importo inferiore, solo per sopperire a situazioni di comprovata necessità. Sì anche alla soppressioni delle Commissioni mediche di verifica a eccezione di quelle presenti nei capoluoghi di regione e nelle Province a speciale autonomia, che subentrano nelle competenze delle Commissioni soppresse.

Soppressione comitato Sir. Prevista la soppressione comitato Sir e il riversamento al bilancio dei proventi.

Spesa sanitaria. Prevista l'implementazione del progetto tessera sanitaria, mentre é prevista la prosecuzione dei piani di rientro per le regioni. Sospensione delle azioni esecutive nei confronti delle regioni commissariate fino al 31 dicembre 2010. Potenziamento del meccanismo di acquisti centralizzati. Proroga dell'esenzione del ticket. Sul fronte del ontrollo della spesa farmaceutica previsto il recupero degli extra sconti praticati dai grossisti ai farmacisti. Riduzione della distribuzione ospedaliera di farmaci (per rientrare nella rete territoriale, immediatamente monitorata nelle implicazioni finanziarie). Gara Aifa per l'individuazione delle specialità erogabili come farmaci equivalenti, in numero non superiore a 4 per specialità. Riduzione del prezzo dei farmaci equivalenti. Raffronto Aifa tra la spesa farmaceutica delle diverse regioni.

Spese di sponsorizzazione. Divieto per gli apparati amministrativi di effettuare spese per sponsorizzazione.

Stanziamenti di bilancio, riduzione e flessibilità. Tenuto conto dei tagli operati su tutti i comparti della spesa dello Stato e in vista della predisposizione del prossimo ddl di bilancio, si ripropone lo strumento della massima flessibilità di bilancio, che ha dato esiti positivi in occasione delle misure di contenimento della spesa pubblica introdotte con il decreto legge 112/2008, al fine di mettere in condizione le pubbliche amministrazioni di far fronte alla riduzione lineare del 10% delle dotazioni finanziarie. Esclusi dal taglio il fondo ordinario delle università e le risorse destinate all'informatica, alla ricerca e al finanziamento del 5 per mille.

Stock option. Aumenta la tassazione su stock option e bonus. In pratica scatterà una aliquota addizionale del 10 per cento. Il giro di vite interessa le remunerazioni che eccedono il triplo della parte fissa della retribuzione.

Tracciabilità dei pagamenti. Scende a 5mila euro, dagli attuali 12.500 euro, con possibilità di variazione in relazione alla media europea. il tetto alla tracciabilità del contante. Possibilità di ricorrere a pagamenti effettuati dalle Pubbliche amministrazioni tramite l'utilizzo di carte elettroniche istituzionali (tracciabilità, trasparenza, possibilità di utilizzo per altre finalità connesse).




Berlusconi e la manovra dei sacrifici
Il premier bacchetta il Mezzogiorno: "Al Sud livelli di evasione inaccettabili"

Nessun aumento delle tasse, nessun intervento sulle pensioni ma riduzione della spesa pubblica e "sacrifici indispensabili per difendere la nostra moneta".
Ieri in conferenza stampa a palazzo Chigi Silvio Berlusconi ha presentato insieme a Giulio Tremonti la manovra da 24,9 miliardi varata l'altro ieri dal Consiglio dei ministri (LEGGI) e lo ha fatto non mancando di sottolineare che "è stata condivisa", soprattutto dall'Europa. "La crisi è stata provocata dalla speculazione" e ci troviamo di fronte a "una situazione senza precedenti" ha rimarcato il Cavaliere, che non ha mostrato dubbi: "La manovra ci è stata chiesta dall'Europa e noi manterremo il nostro impegno. Difendere l'euro significa salvare il nostro Paese, la sfida è questa".

Berlusconi se l'è presa sia con "i governi consociativi della prima Repubblica che negli anni '80 hanno moltiplicato per otto il debito pubblico, sia il governo della sinistra che con quattro voti di scarto ha modificato il Titolo V della Costituzione e attribuito alle regioni un potere di spesa nella sanità sganciato da ogni vincolo di responsabilità". Il premier ha poi puntato il dito contro una "riforma costituzionale che si è rivelata dissennata, il contrario del federalismo fiscale che noi vogliamo attuare, una riforma che ha fatto esplodere la spesa sanitaria, soprattutto in molte regioni del Centro-Sud". "Nel sud ci sono percentuali inaccettabili di evasione" ad esempio "l'85% in Calabria e il 63% in Sicilia". Quindi i controlli inseriti dalla manovra sono "il primo rimedio al malcostume". Una vera e propria bacchettata dunque per il Mezzogiorno da parte del capo del Governo, che ha anche ricordato come "in Lombardia l'evasione si assesta solo al 12%".
E proprio dalla lotta agli evasori parte la risalita, come ha annunciato il ministro dell'Economia Giulio Tremonti: "Le misure anti evasione assunte con la manovra fanno uscire la lotta all'evasione dalle urla alla effettiva, dura e concreta attività amministrativa".

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Tra le regioni però si respira aria di sfiducia, con i tagli che dovrebbero essere imposti dalla manovra finanziaria. Niente aumento delle tasse però, come ha precisato Berlusconi, invitando a tagliare ma non aumentare. "Non credo che le regioni debbano aumentare le imposte, ma semmai ridurre i costi: basti pensare al fatto che c'é da rabbrividire per il livello delle consulenze. Insomma, con buona volontà e sagacia amministrativa credo si possa evitare di aumnetare le imposte regionali".
E proprio per oggi, per parlare appunto della manovra, è stata convocata per la Conferenza delle Regioni durante la quale si valuteranno le "Misure urgenti per la stabilizzazione finanziaria e la competitività economica" previste dal Governo.

Il plauso dell'Europa - La manovra del governo provoca reazioni contrastanti. Da Bruxelles arriva il plauso del presidente della Commissione europea, Josè Manuel Barroso, in Italia l'opposizione va all'attacco. Divisi i sindacati: Epifani chiama allo sciopero generale mentre Cisl e Uil restano prudenti.
Le misure contenute nella manovra finanziaria approvata lunedì sera dal Consiglio dei ministri italiano "vanno nella buona direzione" ha dichiarato il presidente della Commissione europea, Josè Manuel Barroso, durante una conferenza stampa. "Non ho ancora visto i dettagli, ma sono stato lo scorso venerdì in Italia e il primo ministro Silvio Berlusconi mi ha informato delle sue intenzioni e posso dire che le misure adottate vanno nella buona direzione", ha affermato il numero uno dell'esecutivo europeo. "Saluto gli sforzi che diversi paesi europei stanno facendo, tra cui l'Italia, per sanare i conti pubblici", ha aggiunto Barroso, sottolineando che "l'analisi dettagliata della Commissione sul piano italiano verrà più avanti".
Al forum dell'Ocse a Parigi, il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti ha detto che "non siamo in una congiuntura economica" ma ad "un tornante della storia", spiegando che "l'intensità dei fenomeni che vediamo è storica e sta modificando la predisposizione dell'esistenza, dell'economia e della politica". Tremonti ha fatto riferimento alla manovra varata dal Cdm con cui, ha detto, si è scelto di "salvaguardare i livelli di stato sociale e di operare forti riduzioni di spesa dei governi centrale, regionale e locale". "E' fondamentale - ha sottolineato - la salvaguardia della coesione sociale".
Ma il provvedimento continua a far discutere. Il giudizio sull'impianto resta negativo, ma il Partito democrtico non intende sottrarsi al richiamo alla responsabilità avanzato dal capo dello Stato, Giorgio Napolitano, e se sarà possibile il confronto con maggioranza e governo i democratici presenteranno le loro contro-proposte. Questo in sintesi quanto emerso dalla riunione, ieri mattina, al Pd con Enrico Letta, vicesegretario del partito, i capigruppo Dario Franceschini e Anna Finocchiaro, il vicecapogruppo alla Camera Michele Ventura, e il responsabile Welfare del partito, Beppe Fioroni.
Linea dura invece dall'Idv. Antonio Di Pietro ha chiesto all'opposizione di non offrire "sponda al governo". "Tutta l'opposizione, quella vera, può muoversi in un solo modo, forte e chiaro: contro la manovra". "Noi - ha rimarcato Di Pietro - non abbiamo alcuna intenzione di dialogare, né oggi né domani, con quanti trescano con il governo o offrono sponde di comunicazione".

Dal mondo sindacale emergono giudizi diversi, con la Cgil che conferma un netto no al provvedimento. "Nessuno mi può convincere che questa manovra è equa" ha detto a chiare lettere il segretario della Cgil, Guglielmo Epifani, che al comitato direttivo avanzerà la proposta dello sciopero generale contro la manovra entro la fine di giugno. Sabato 12 giugno si terrà invece una manifestazione a Roma dei dipendenti pubblici, della scuola e dell'università. Le iniziative sono mirate a indurre il governo a tornare indietro e cambiare i contenuti della manovra con degli emendamenti. Epifani, inoltre, ha spiegato che lo sciopero generale sarà di quattro ore con una manifestazione su base territoriale per tutti i settori del lavoro: "La manifestazione ha due obiettivi - ha spiegato il leader della Cgil - il primo è che il governo cambi la manovra, il secondo è che la smetta di toccare e ridurre i diritti dei lavoratori".
"Abbiamo letto il testo della manovra e confermiamo il nostro giudizio - ha spiegato ancora Epifani - c'è bisogno di una correzione dei conti pubblici, la Cgil dice sì ma non trova nelle scelte di questa manovra la risposta a questa correzione. E' una manovra che divide il paese. Siamo l'unico paese in cui la parte più benestante non viene toccata dalla manovra. Zapatero ha annunciato un intervento di 5 miliardi sui redditi più alti; Cameron tassa le banche, mentre la Merkel prevede tasse per trovare nuove risorse. Noi siamo l'unico paese dove i sacrifici si concentrano solo sui lavoratori pubblici, in parte su quelli privati e sui tagli agli enti locali. Inoltre non c'è traccia di nessuna riforma di nessun tipo, tutti i provvedimenti sulle pensioni sono un pasticcio, iniqui e non affrontano il vero tema che è la previdenza dei giovani". Secondo Epifani, poi, nella manovra "non c'è nessun sostegno agli investimenti e all'occupazione, anzi con il taglio delle risorse alla ricerca si impoverisce un settore fondamentale. Per tutto questo chiediamo alle forze politiche, al Parlamento e al governo di cambiare i contenuti di questa manovra. Presenteremo noi stessi, e vedremo anche se è possibile con Cisl e Uil degli emendamenti per sostenere l'obiettivo del cambiamento".
Il leader della Cisl, Raffaele Bonanni, ha invece affermato: "I sindacati non sono divisi, sono uniti e dovrebbero essere più uniti nell'affrontare questa situazione di economia di guerra [...] I sindacati devono chiedere tutti insieme che i sacrifici li devono fare anche gli altri. Non sono d'accordo a criticare ogni cosa, ma dobbiamo chiedere cose precise. Non voglio unirmi al coro oppositivo solo per il gusto di fare opposizione".
Secondo il leader della Uil, Luigi Angeletti, "questa volta la manovra è più equilibrata del solito, pagano più gli evasori e la politica". "Vanno bene i tagli dei costi della politica, bene la riduzione dell'evasione fiscale - ha sottolineato - mentre va male il congelamento degli stipendi dei dipendenti pubblici".

[Informazioni tratte da Adnkronos/Ing, Ansa, La Siciliaweb.it]




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