mercoledì 26 maggio 2010

Libertà di Stampa e Regime

*Denunciato il Sindaco per deturpamento delle bellezze naturali
*Il Vespro Mese di Giugno: Isola delle Femmine fare chiarezza in consiglio pag.10.11.12 e la rubrica Caro “Sindaco” Portobello Professore Gaspare pag 40 e 41
*Mafia Nuove alleanze 9 arresti a Palermo
*Isola delle Femmine finanziamento porto e infrastrutture
*Isola delle Femmine Marittimi in agitazione per grave crisi occupazionale
*Caro "Sindaco" Prof Gaspare Portobello Mafia o Antimafia?
*Arrivano i Commissari ad Acta per Bilanci Consuntivi 2009
*CANTIERI LAVORO
*Servizio Idrico Legge Finanziaria Regione Sicilia 11/2010 art 49
*Commissariamento dei Comuni per inadempienze per gestione rifiuti?
*Munnezza a Isola : Costi Determine Ordinanze Impegni di Spesa
*La ricchezza o la povertà la misuri dai rifiuti prodotti
*Tutti all’Harry’s Bar per discutere l’appalto
*Basta MUNNEZZA per le strade di Isola delle Femmine
*La ricchezza o la povertà la misuri dai rifiuti prodotti
*Isola delle Femmine: Chi è lo sciacallo?
*Berlusconi: “..magari gli viene in mente di sparargli un colpo in testa”
*Berlusconi e le toghe rosse
*Munnezza a Isola delle Femmine Costi e Ricavi?

*Tra Berlusconi e Fini è scontro totale "Dimettiti" "Mi cacci?"
*Caro "Sindaco" Prof Gaspare Portobello Mafia o Antimafia?
*Non chiamiamoli più rifiuti!
*Basta MUNNEZZA per le strade di Isola delle Femmine
*Munnezza a Isola delle Femmine Costi e Ricavi?
*ATO IDRICO PA 1 Assemblea 7 8 giugno 2010
*Lavoro, protesta dei precari degli enti locali
*La manovra finanziaria " Lacrime e sangue"
*La Sicilia Le maggioranze Trasversali sul Servizio Idrico ARIA FRITTA
*Isola delle Femmine Distributore di benzina al Porto Pescatori o Diportisti?
*Cemento: la "Colata" che ha sepolto Nord e Sud Italia
*Italcementi, non condanniamo la torre alta 120 metri
*I Beni Comuni nello spezzatino del Federalismo
*Donatella Costa Lettera al Presidente regione Sicilia Raffaele Lombardo
*Libertà di Stampa e Regime
*Isola delle Femmine disposto divieto dimora per comandante e vide dei Vigili Urbani
*La munnezza di Isola delle Femmine vale tanto oro quanto pesa
*SiciliaMafiopoli: IL CASO GENCHI PELLERITO termovalorizzatori e........
*TRASFERIMENTO DEFINITIVO ALL’ATO PA1 DI ALCUNI DIPENDENTI Delibera impegno riassunnzione da parte dei Comuni
*Mi Illumino di Incenso
*ATO Idrico gara da Rifare
*SINDACO: Punito perchè virtuoso
*Lombardo: "Ecco i nemici del cambiamento"
*Corte dei Conti INDAGINE funzionamento ATO PA 1
*Patto di Stabilità e Tributi locali legge 133/2008 art 77 bis
*Patto di Stabilità e Tributi locali legge 133/2008 art 77 bis
*ATO Rifiuti Sentenza Corte Conti Tariffe Competenza Comuni
*ATO Idrico Pa1 Struttura tariffa e agevolazioni
*FEDERALISMO Demaniale
*Piccolo apologo sul paese illegale
*Indagato il sindaco Cammarata per la discarica di Bellolampo
*Sicilia i Termovaloroizzatori "puzzano" di mafia
*Presentazione del Rapporto sulle tecniche trattamentio rifiuti
*La manovra finanziaria " Lacrime e sangue"
*Attuazione Art. 4 Legge4/3/2009, n. 15, ricorso per l'efficienza delle amministrazioni e dei concessionari di servizi pubblici.
*BANCA D’ITALIA Relazione Annuale
*"Sindaco" Gaspare Portobello Mafia o Antimafia
*Sindaco Portobello: Chi è lo sciacallo?
*Rapporto sulle tecniche di trattamento dei rifiuti

Denunciato il Sindaco per deturpamento delle bellezze naturali


Un esposto denuncia per deturpamento delle bellezze naturali di Isola delle Femmine, sarà presentato ai Carabinieri della locale stazione dal gruppo consiliare di opposizione “Rinascita Isolana”. A comunicarlo con una nota è lo stesso movimento politico, che addita la gestione del servizio di raccolta rifiuti in paese, amministrata anche ad Isola delle Femmine dall’Ato Palermo 1. Da tempo la cittadina marinara –scrive Rinascita Isolana- è invasa da tonnellate di rifiuti, che insistono – in cumuli di notevoli dimensioni – in diverse aree dell’abitato, nella zona costiera e lungo la Strada Statale 113 - in prossimità dello svincolo autostradale dell’A 29 – determinando –sottolinea- un indubbio e avvilente scempio visivo e producendo esalazioni maleodoranti. Ciò non solo rappresenta un serio pericolo per la salute dei cittadini e per la circolazione stradale, -si legge ancora nella nota del movimento politico- ma costituisce anche un sicuro vulnus alle bellezze naturali isolane e al connesso diritto di abitanti e visitatori di goderne. In particolare, si registra un’elevata concentrazione di rifiuti lungo la costa, -dichiara il gruppo consiliare di opposizione- all’interno dell’Area Marina Protetta – Riserva Naturale Orientata Capo Gallo/Isola delle Femmine, in prossimità della Torre Saracena; inoltre una sorta di discarica di almeno 50 mq.
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AMBIENTE, CUTINO, DANNO ERARIALE, DEBITO VERSO ATO PA1, DIONISI, DISCARICHE, giucastro, ISOLA DELLE FEMMINE, ISOLE ECOLOGICHE, PALAZZOLO, PALazzotto, PORTOBELLO, RACCOLTA DIFFERENZIATA, RISO, SALUTE,Munnezza



ATO PA1 il rattoppo dell'emergenza rifiuti


I sindaci Proprietari nonché clienti dell’ATO PA1 hanno firmato l’ennesimo piano Che prevede per ogni Comune Proprietario e cliente il versamento di quote mensili più alte fino a ottobre, allo scopo di adeguare il servizio di raccolta dell’immondizia al notevole aumento della popolazione nel territorio che si verifica con l’arrivo dell’estate.
Il presidente dell’ATO PA1, che i Comuni Proprietari/Clienti hanno nominato, Giacomo Palazzolo ha intimato ai sindaci che è necessario versare le quote mensili puntualmente e avviare tempestivamente una massiccia campagna di raccolta differenziata porta a porta, per separare i rifiuti secchi da quelli umidi.
Alla prossima riunione dei Sindaci Proprietari/Clienti dell’ATO PA1 revocheranno dall’incarico il Consiglio D’amministrazione da loro eletto!
Cittadini è una bella presa per il CULO non trovate?
Non trova Caro "Sindaco" Professore Gaspare Portobello ?
La situazione dal punto di vista igienico ambientale diventa ogni giorno più pericolosa per la salute dei Cittadini e le ripercussioni economiche che potrebbero derivarne per la stagione estiva. Siamo all’emergenza come dice l’avvocato Palazzolo. Esperienza ormai accertata giuridicamente sappiamo che le situazioni di emergenza richiamano contratti di sub-appalto, smuove money. Emergenza è come dire una pioggia di pubblico denaro. Quando le nostre strade si riempiono di munnezza c’è l’appalto che è in grado di sostituire le manifeste carenze della Pubblica Amministrazione. Si ha come l’impressione di un film già visto su cui le massime Autorità Regionali stanno in queste settimane denunciando dinnanzi alla magistratura. (vedi dichiarazioni Presidente Lombardo e Assessore Russo). Caro “Sindaco” Portobello tutto ciò non crea il Lei una qualche apprensione?
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Toghe Rosse e Berlusconi Silvio
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INTERCETTAZIONI

Berlusconi lancia l’ultimatum

“Gianfranco dica sì o è fuori dal partito”

Il premier vuole un nuovo ufficio di presidenza del Pdl: “Se il governo cade, si va subito al voto”. Il presidente della Camera: “Stavolta non accetto compromessi”

di LIANA MILELLA


Berlusconi lancia l'ultimatum  "Gianfranco dica sì o è fuori  dal partito"

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ROMA - Si gioca tutto sulla parola “compromesso”. Non lo accetta più Fini, non lo ipotizza neppure lontanamente Berlusconi. I due corrono in direzioni opposte, inevitabilmente verso lo scontro. “Mettiamoli fuori dal partito” minaccia il Cavaliere. E poi: “Andiamo a votare”. Ma Fini non si smuove e ai suoi dice: “Sulle intercettazioni è finito il tempo dei compromessi. Per un semplice motivo: se questo diventa l’ultimo passaggio parlamentare, subito dopo la legge entra in vigore. E noi non possiamo accollarci la responsabilità di norme sbagliate”. Elenca puntigliosamente le vistose smagliature, la durata “breve”, le multe agli editori, le ambientali, i reati spia. Gli chiedono preoccupati: e Berlusconi? Lui, al contrario del premier, non perde le staffe e ragiona con ponderatezza: “Quante volte abbiamo insistito sulla necessità di fare dei cambiamenti in questa benedetta legge? Ce li hanno concessi col contagocce, ma lo vedete tutti il risultato, quelle modifiche non sono sufficienti”. Che è come dire: è tutta colpa loro, potevano pensarci prima, noi adesso, davanti al Paese, non possiamo presentarci come quelli che arretrano nella battaglia sulla legalità. Deciso, fermo, incontra il suo consigliere giuridico Giulia Bongiorno in una Montecitorio deserta, non sono neppure le nove, insieme decidono la linea. Lei esce e si capisce senza ombra di dubbio dove vanno i finiani. Assicura che in commissione Giustizia, di cui è la presidente, “sarà garantito tutto l’approfondimento che merita un provvedimento così rilevante”. E quindi tempi non certo brevi.

Quando raccontano al Cavaliere che sta succedendo lui reagisce come se stesse scacciando un’ape chiudendola fuori dalla finestra. Tentato dal giocare la definitiva resa dei conti con il co-fondatore. Chi gli sta vicino assicura che Berlusconi, almeno nel mood attuale, quando il voto sulla manovra è ancora lontano, è tentato dalla rottura con Fini sfruttando proprio la querelle sulle intercettazioni. “Si mettano di traverso, abbiano il coraggio di andare avanti, così li mettiamo fuori dal partito”. Questo gli hanno sentito dire. Perché lui, oggi, non accetta di cambiare più nulla di questa legge.

Anche lui non accetta compromessi,
ma nel senso opposto di Fini. Lo dice: “Questa è l’ultima occasione: o si rispetta l’accordo o loro sono fuori. L’8 giugno abbiamo fatto l’ufficio di presidenza che si è chiuso con un voto unanime, il loro compreso. Le modifiche che hanno chiesto sono state già fatte. Adesso andiamo alla resa dei conti, e se è necessario mettiamo la fiducia”. Come alla Camera un anno fa. Come al Senato una settimana fa. Mentre Fini parla a Benevento e all’opposto ufficializza la necessità di prendere tempo, Berlusconi già sogna di liberarsi di lui: “Niente modifiche. Si va avanti. Se poi c’è qualcuno che vuole prendersi la responsabilità di far cadere il governo se la assuma, ma sappia che poi si va a votare”. Ormai è la minaccia ricorrente degli ultimi giorni per annegare il dissenso interno.

Ma i finiani non si spaventano per nulla. Vanno avanti. Non raccolgono le voci cattive che pur li raggiungono, come quella di un Berlusconi convinto che il co-fondatore voglia prendere tempo solo perché è convinto che stia per arrivare l’ennesimo scandalo giudiziario ai danni dell’entourage del premier. Un sospetto che avvelena il Cavaliere al punto da fargli guardar male alcune colombe del suo gruppo che, a suo dire, strizzerebbero l’occhio a Fini solo nella speranza di mettersi al riparo dai giudici. “Spazzatura” liquida via Fini. La cui preoccupazione è tutt’altra. Non lo allarma di certo l’accusa di aver fatto il doppio gioco, prima il voto dei suoi a favore della legge nell’ufficio di presidenza e poi adesso il nuovo stop. Non è una guerra di posizione dentro al partito la sua, come spiega chi gli ha parlato, ma “una battaglia sui principi”. E più studia la legge, più la Bongiorno gli illustra quali sono i punti deboli, più la sua decisione di andare avanti e non cedere si radicalizza.

Per questo, dopo aver riflettuto con lei sui possibili tempi parlamentari, ironizza sul fatto che “non c’è bisogno di correre prima dell’estate”. È proprio quello che il Cavaliere non vuole sentire perché, all’opposto, il suo obiettivo è chiudere a tutti i costi entro fine luglio per bloccare le intercettazioni nelle inchieste in corso e renderle comunque non più pubblicabili. Ma Fini sta facendo evaporare il suo progetto. E Berlusconi, per tutta risposta, vuole metterlo alle strette e per questo ipotizza un nuovo ufficio di presidenza che, al più presto, si pronunci di nuovo, a una settimana di distanza, sullo stesso maxi-emendamento passato al Senato. Per sfidare i finiani a votare adesso no dopo aver votato sì.

15 giugno 2010

fonte: http://www.repubblica.it/politica/2010/06/15/news/berlusconi_lancia_l_ultimatum_gianfranco_dica_s_o_fuori_dal_partito-4847173/?rss



Berlusconi: le toghe di sinistra negano la democrazia

Nuovo affondo del presidente del Consiglio contro i giudici. Il premier promette una "imminente riforma" della giustizia e parla dei programmi Rai che definisce pollai. Anm: "Gravi accuse del presidente del Consiglio. Basta botta e risposta"

Riforma della giustizia, Rai, ici, par condicio. Questi alcuni degli argomenti affrontati da Silvio Berlusconi che sul sito forzasilvio.it ha risposto alle domande dei simpatizzanti di partito.
L'intervento più forte è quello contro la giustizia e i programmi di Viale Mazzini, pollai in cui si diffama il premier.

Le toghe politicizzate puntano a rovesciare il voto -
Silvio Berlusconi ha rivolto un nuovo attacco ai magistrati: esiste una "anomalia grave", quella di una certa parte di giudici "politicizzati" che quando non condividono una legge la "impugnano" e la portano davanti alla Corte Costituzionale, che "è costituita da una maggioranza di giudici di sinistra" e la fanno abrogare. Per la necessità di "porre rimedio a questa anomalia", ha spiegato, è "ormai imminente" una "grande riforma della giustizia alla quale stiamo lavorando".
Secondo il presidente del Consiglio alcuni giudici hanno come "obbiettivo rovesciare per via giudiziaria il risultato elettorale, il voto della gente". E ha aggiunto: "Quando una legge votata da questa maggioranza non è da loro condivisa, impugnano questa legge, la portano davanti alla Corte costituzionale costituita in maggioranza da giudici di sinistra e ne ottengono l'abrogazione". "E questo la sinistra lo chiama rispetto delle regole, ma è l'esatto contrario, è la negazione della democrazia, è un'anomalia grave che non va confusa con lavoro della grande maggioranza dei magistrati che sono persone perbene".

Il commento di Bersani -
Immediata la riposta del segretario del Pd Pierluigi Bersani. "Quando il premier parla di giustizia, non si sa mai cos'abbia in testa. La sta già azzoppando in modo molto serio con la legge sulle intercettazioni" (vai allo speciale di SKY.it). "Combatteremo su quella - osserva Bersani riferendosi al ddl sulle intercettazioni - e se ne arriveranno altre combatteremo su altre".

Anm: "Basta botta e risposta" - Dura anche la reazione dell'Anm. "Non si può andare avanti con questo botta e risposta che noi non ì cerchiamo e non vogliamo. Non possiamo ogni giorno scendere in campo per affrontare questi temi ma siamo costretti a farlo" afferma il presidente Luca Palamara. E ancora: "E' inaccettabile dividere i magistrati in due categorie: quella dei buoni e quella dei cattivi. I magistrati vogliono applicare la legge imparzialmente e nei confronti di tutti i cittadini. E' grave mettere in discussione la funzione di garanzia che la costituzione attribuisce alla Corte Costituzionale". Palamara ribadisce che "è compito dei giudici interpretare le leggi in conformità alla Costituzione ai cui principi irrinunciabili i magistrati italiani si richiamano. Noi non vogliamo essere trascinati sul terreno della contrapposizione ma è grave che proprio il premier mini la credibilità delle istituzioni democratiche".

I talk show Rai contro il governo - Silvio Berlusconi, sul sito Internet dei simpatizzanti del Pdl ha risposto anche a domande relative alla situazione in cui versa la tv italiana. "La sinistra continua a ripetere come un mantra che il presidente del Consiglio controlla tutte le televisioni", ma in Rai "tutti i talk show tranne uno sono contro il premier e il governo" ha affermato. Per quanto riguarda Mediaset il premier ha aggiunto che, a parte Emilio Fede "l'ultimo dei Mohicani che fa il tifo per me", tutte le altre trasmissioni sono assolutamente "super partes". E ha aggiunge: "Per apparire in Tv, il premier in Italia dispone di una conferenza stampa di fine anno oppure di uno o due talk show all'anno dove i temi sono scelti da altri e i tempi sono cosi' ristretti da impedire una comunicazione efficace". Tra l'altro c'è "una comunicazione che considero del tutto impossibile nei pollai allestiti" in alcune trasmissioni dove "si fa solo diffamazione e disinformazione a vantaggio di una stessa parte politica che è la sinistra".

Iva - A proposito dell'Iva, Berlusconi ha dichiarato che si tratta di "una promessa che il nostro governo ha mantenuto". L'Iva per cassa, ha aggiunto "è uno dei primi provvedimenti varati come governo dopo le elezioni, la complessità della materia ha reso necessario un regolamento attuativo, ma dall'aprile 2009 è vigente e, a quanto mi risulta, applicata".

Par condicio - Sul sito forzasilvio.it il presidente del Consiglio ha inoltre preannunciato una riforma della par condicio. "Per impedirmi di comunicare in tv la sinistra si è anche inventata la legge della cosiddetta par condicio"; "appena possibile dovremo rivedere da cima a fondo le regole sulla comunicazione politica in televisione".







Berlusconi telefona a Ballarò:Libertà di Stampa e Regime
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Tra manovra e intercettazioni il Cavaliere adesso è solo / La “favola” fiscale del premier

Tra manovra e intercettazioni

il Cavaliere adesso è solo

In passato i nemici erano i pessimisti. Ma oggi tocca a lui predicare sacrifici: difficile farsi credere. La “svolta emotiva” colpisce soprattutto il premier, ritenuto colpevole di aver negato la crisi

di ILVO DIAMANTI


Tra manovra e intercettazioni il Cavaliere adesso è solo

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IL PREMIER è uno specialista di sondaggi. Ne conosce l’importanza, in quest’epoca senza ideologie, senza maestri e senza profeti. I sondaggi: servono a supplire a questo deficit di senso. A costruire consenso.

Per questo non tollera “rappresentazioni della realtà” in contrasto con la sua narrazione. Soprattutto in tempi difficili. Quando incombe la crisi: sulle imprese e sui cittadini. A cui si chiedono sacrifici. Lacrime e sangue. Mentre governo e parlamento sono impegnati – un giorno sì e l’altro anche – a discutere una legge sulle intercettazioni, che interessa soprattutto a lui. Personalmente.

Per questo gli saltano i nervi quando in tivù, a Ballarò, uno specialista serio, come Nando Pagnoncelli, attraverso i sondaggi di Ipsos, propone un’Italia delusa. Dal premier. Il fatto è che la nostra democrazia è fondata sull’Opinione Pubblica assai più che sul voto. E l’Opinione Pubblica si esprime attraverso i sondaggi e i media. Soprattutto la tivù. Ogni giorno. Per questo Berlusconi reagisce quando i sondaggi, attraverso i media, danno una rappresentazione dell’Opinione Pubblica – e della realtà – diversa da quella che lui vorrebbe. In contrasto con i suoi sondaggi, secondo i quali egli sarebbe amato da 2 italiani su 3. Anche se il suo partito personale, alle recenti elezioni regionali, si è fermato al 30% dei voti validi. Cioè: meno di un terzo dei due terzi degli elettori. Insomma, intorno al 20%.

Da parte nostra, ci limitiamo – come sempre – a proporre i risultati di un sondaggio condotto nei giorni scorsi. Su un campione rappresentativo della popolazione (poco più di 1000 persone). Attenti a rispettare criteri di rigore, nella rilevazione e nell’elaborazione. Indifferenti ai risultati. Non ci riguardano. Da molto tempo, d’altronde, forniscono indicazioni penose sul centrosinistra e sul Pd, in particolare. Questa volta, però, anche i dati sul premier e il governo appaiono negativi. Peggiori di quelli forniti da Ipsos. Secondo il sondaggio di Demos, infatti, la fiducia verso Berlusconi e il governo non è mai stata così bassa, dalla primavera del 2008. Dunque, da quando è in carica. Negli ultimi due anni, il premier aveva attraversato altri momenti difficili. Ma questo appare diverso. Perché non investe il “privato” di Berlusconi, ma il suo ruolo “pubblico” e di governo. Fino a ieri, gli elettori li tenevano distinti. Magari, non apprezzavano i comportamenti personali del premier, ma approvavano l’operato del governo. Oggi molto meno. L’azione del governo è valutata con un voto “sufficiente” (6 o più) da poco più 4 elettori su 10. Il dato più basso da due anni. Un orientamento analogo a quello verso Berlusconi, giudicato in modo “positivo” o “sufficiente” dal 43% degli elettori: 6 punti in meno rispetto a 4 mesi fa e quasi 10 rispetto a un anno fa. Ma, soprattutto, 7 meno di un mese fa. Quando superava, comunque, il 50%.

È come se, all’improvviso, si fosse spenta, o almeno, abbassata la luce. Su di lui. E sul Pdl, stimato intorno al 33% dei voti. Perché la confidenza verso Giulio Tremonti appare, invece, molto elevata. Di quasi 10 punti superiore a quella del premier. Anche se la manovra finanziaria è giudicata negativamente dalla maggioranza dei cittadini. Ritenuta squilibrata e poco equa. Sfavorevole, soprattutto, per i dipendenti pubblici e, in minor misura, privati. Gli italiani rimproverano al governo, in particolare, di aver mentito loro. Fino a ieri. Sottovalutando – ad arte – il peso della crisi, per ragioni di consenso. Da ciò l’improvvisa svolta emotiva dell’opinione pubblica. Che punisce Berlusconi, ma non Tremonti. Distinguendo le responsabilità di chi ha imposto la manovra economica. Senza pietà. Da quelle di chi ha cercato di nasconderne, fino a ieri, l’urgenza e, soprattutto, i costi. In modo pietoso.

Il giudizio degli italiani è aggravato dalla legge sulle intercettazioni, attualmente in discussione al Parlamento. Verso la quale il dissenso è ampio. Anche tra gli elettori del centrodestra. La reputano negativamente quasi metà dei leghisti e un terzo della base del Pdl. Le riserve sono ancor più larghe in merito agli effetti. Gran parte degli italiani, infatti, ritiene che favorirà gli affari dei politici e dei potenti invece della privacy dei cittadini. Che ostacolerà le indagini sulla criminalità organizzata. E se anche ponesse limiti all’invadenza dei media, ne ridurrà sensibilmente l’autonomia e la libertà. In questa fase, è cresciuta anche l’insofferenza verso la corruzione: oltre 8 cittadini su 10 la ritengono diffusa quanto o di più rispetto ai tempi di Tangentopoli. Si è, inoltre, allargata la convinzione che il governo non stia facendo abbastanza, su questo fronte.

Così Berlusconi è costretto a inseguire troppi fronti. A recitare troppe parti, nello stesso tempo. Contro nemici, che cambiano di giorno in giorno. Ieri: i pessimisti, trattati da anti-italiani. Mentre oggi è intento a predicare sacrifici. Difficile apparire credibile. Anche per lui. Zelig. Attore nato.

Per sua fortuna, l’opposizione politica continua a dimostrarsi debole. Soprattutto il Pd. Mentre l’Idv e l’Udc, nelle stime di voto, si rafforzano. Tra i leader, il presidente della Camera, Fini, ha perduto consensi. Ma resta il più apprezzato dagli italiani. Insieme a Tremonti, nel quale gli elettori confidano e cercano sicurezza, in questa crisi. Così, nel centrodestra, la delusione si concentra sul premier. E sul Pdl. Mentre gli altri – intorno a lui – si mostrano in buona salute (dal punto di vista del consenso). Fini, Bossi, la Lega. E, soprattutto, Tremonti. Per questo, Berlusconi appare irritabile. E molto solo. Anche se lo è sempre stato. Anzi, se ne è fatto vanto. Lui: estraneo alla politica politicante, che affligge i suoi alleati e il suo stesso partito personale. “Commissariato”, come si è lamentato di recente. Senza potere, commissariato dai gerarchi. Lui, orgogliosamente solo. Ma dalla parte degli italiani. I quali, irriconoscenti come i tifosi del Milan, oggi, non sembrano più intenzionati ad alleviare la sua solitudine. Ad assecondare la sua irreale narrazione della realtà.

03 giugno 2010

fonte: http://www.repubblica.it/politica/2010/06/03/news/diamanti_3_giugno-4531500/?rss

Evasione, processi e condoni

la “favola” fiscale del premier


di MASSIMO GIANNINI


'Evasione,

NELLA sua breve e “inappellabile” telefonata a Ballarò 1 dell’altro ieri, il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha fornito agli italiani due importanti “notizie”. La prima in risposta ad una osservazione effettivamente sollevata in studio da chi scrive. “È una menzogna che io abbia fornito qualunque forma di giustificazione morale ai fenomeni di evasione fiscale”. La seconda replicando ad un’accusa che invece nessuno gli aveva mosso: “Non ho mai evaso le tasse, né io né le mie aziende”.

GUARDA IL VIDEO 2

Rispetto a queste affermazioni, e affidandosi esclusivamente ai fatti oggettivi della cronaca di questi anni, è utile ripercorrere tutto ciò che è realmente accaduto. Senza giudizi. Senza commenti. Ma attingendo semplicemente alle parole pronunciate dal premier, ai processi nei quali è stato ed è tuttora coinvolto, e ai condoni varati dai governi che ha presieduto.

LE PAROLE
1) Autunno del 2000: Berlusconi è il leader dell’opposizione. Il 15 ottobre è a Milano, e interviene alla festa di Alleanza Nazionale, partner di Forza Italia nella nascente Casa delle Libertà. Ai militanti dell’allora alleato di ferro Gianfranco Fini, il Cavaliere dice, testualmente: “Non ne può più neanche il mio dentista, che paga il 63% di tasse. Ma oltre il 50% è già una rapina… Non volete che non ci si ingegni? E’ legittima difesa…”.

2) Inverno 2004: Berlusconi è presidente del Consiglio, ha rivinto le elezioni per la seconda volta. In una conferenza stampa a Palazzo Chigi, risponde alla domanda di un cronista e dichiara, testualmente: “Le tasse sono giuste se arrivano al 33%, se vanno oltre il 50 allora è morale evaderle”.

3) Autunno 2004: Berlusconi, sempre capo del governo, interviene alla cerimonia annuale della Guardia di Finanza e, dal palco, arringa così le Fiamme Gialle, impegnate nella lotta agli evasori: “Voi agite con grande equilibrio e rispetto dei cittadini, nei confronti di chi si vuole sottrarre a un obbligo che qualche volta si avverte come eccessivo. C’è una norma di diritto naturale che dice che se lo Stato ti chiede un terzo di quello che con tanta fatica hai guadagnato ti sembra una richiesta giusta e glielo dai in cambio dei servizi che lo Stato ti offre. Ma se lo Stato ti chiede di più, o molto di più, c’è una sopraffazione nei tuoi confronti: e allora ti ingegni per trovare sistemi elusivi che senti in sintonia con il tuo intimo sentimento di moralità, che non ti fanno sentire colpevole…”.

4) Primavera 2008: Berlusconi è in piena campagna elettorale, dopo la caduta del governo Prodi. Il 2 aprile interviene all’assemblea annuale dell’Ance, l’Associazione nazionale dei costruttori. E afferma quanto segue: “Se lo Stato ti chiede un terzo di quanto guadagni, allora la tassazione ti appare una cosa giusta, ma se ti chiede il 50-60% ti sembra una cosa indebita e ti senti anche un po’ giustificato a mettere in atto procedure di elusione e, a volte, anche di evasione. Noi abbiamo un’elusione fiscale record giustificata da aliquote troppo elevate…”.

5) Autunno 2008: Berlusconi ha stravinto, per la terza volta, le elezioni. Il 4 ottobre, di nuovo in conferenza stampa a Palazzo Chigi (immortalato dalle telecamere dei tg delle tre reti Rai) sostiene: “Se io lavoro, faccio tanti sacrifici… Se lo Stato poi mi chiede il 33% di quello che ho guadagnato sento che è una richiesta corretta in cambio dei servizi che lo Stato mi da. Ma se mi chiede il 50% sento che è una richiesta scorretta e mi sento moralmente autorizzato ad evadere, per quanto posso, questa richiesta dello Stato…”.

I PROCESSI
Insieme alle parole, ci sono gli atti che Berlusconi compie e ha compiuto in questi anni. Prima di tutto come privato cittadino e come imprenditore che guida un impero mediatico, industriale e finanziario. Un ruolo che lo ha esposto a numerosi processi, per comportamenti illeciti che configurano altrettante evasioni tributarie. Qui rilevano solo i principali procedimenti con ricadute fiscali, dunque, e non anche quelli per reati penali di altro genere (come ad esempio il processo per il Lodo Mondadori, per corruzione, o il processo Mills, per corruzione in atti giudiziari, anche questi per altro “risolti” grazie alle leggi ad personam varate nel frattempo dallo stesso governo Berlusconi, come il Lodo Alfano prima, il legittimo impedimento poi).

1) Tangenti alla Guardia di Finanza: Berlusconi è accusato di averne pagate per evitare controlli fiscali su quattro sue società, Mediolanum, Mondadori, Videotime e Telepiù. In primo grado viene condannato a 2 anni e 9 mesi. In appello i magistrati applicano le attenuanti generiche, e quindi scatta la prescrizione. Cioè l’imputato ha commesso il reato, ma per il giudice è scaduto il tempo utile alla condanna.

2) All Iberian 1: Berlusconi è accusato di aver pagato tangenti per 21 miliardi a Bettino Craxi. Viene condannato in primo grado a 2 anni e 4 mesi. In appello, ancora una volta, scatta la prescrizione.

3) All Iberian 2 e 3: in questi altri due filoni di questo processo Berlusconi è accusato di falso in bilancio, con costituzione di fondi neri per 1000 miliardi di vecchie lire, ed evasione delle relative imposte, attraverso quello che i periti tecnici della Kpmg e i pm di Milano definiscono il “Group B very discreet” della Fininvest, cioè il “presunto comparto estero riservato” della finanziaria del Cavaliere. Viene assolto perché “il reato non sussiste più”: nel frattempo, alla fine del 2002, il suo governo ha approvato la legge che depenalizza il falso in bilancio e i reati societari.

4) Medusa Cinema: Berlusconi è accusato di illecito nell’acquisto della società cinematografica, per 10 miliardi non iscritti a bilancio. Condannato in primo grado a 1 anno e 4 mesi, viene assolto in appello, ancora una volta con la formula della prescrizione. Il reato c’è, ma i termini per la condanna sono scaduti.

5) Diritti televisivi Mediaset: Berlusconi è accusato dai pm di Milano per appropriazione indebita e frode fiscale per 13,3 milioni di euro. La procura ha chiesto il rinvio a giudizio, ma il processo è stato sospeso, prima per effetto del Lodo Alfano (dichiarato successivamente incostituzionale dalla Consulta), e ora per l’intervento della legge sul legittimo impedimento.

I CONDONI
C’è infine una sfera “pubblica”, che riguarda le decisioni che il Cavaliere ha assunto come capo del governo, nella lotta contro gli evasori fiscali e nella “disciplina” di casi che, sotto questo profilo, hanno riguardato direttamente lui stesso o le sue aziende.

1) Nella primavera 1994 Berlusconi “scende in campo” e vince le sue prime elezioni. E’ l’epifania della Seconda Repubblica. Per festeggiarla, il governo vara il suo primo condono fiscale: frutta ben 6,4 miliardi di euro. Forte di questo trionfo, lo stesso governo vara anche il suo primo condono edilizio, che porta nelle casse del fisco 2,5 miliardi. Seguiranno altre cinque sanatorie, nel corso delle successive legislature guidate dal Cavaliere: nel 2003 nuovo condono fiscale di Tremonti, per 19,3 miliardi, insieme il primo scudo fiscale per il rientro dei capitali all’estero da 2 miliardi, poi nel 2004 nuovo condono edilizio di Lunardi da 3,1 miliardi, e infine tra il 2009 e il 2010 l’ennesimo scudo fiscale, appena concluso, e con un rimpatrio di capitali previsto in oltre 100 miliardi di euro. L’infinita clemenza verso chi non paga le tasse, praticata in questi sedici anni, non è servita a stroncare il fenomeno dell’evasione, anzi l’ha alimentato.

2) Dei condoni hanno beneficiato milioni di italiani. Ma ha beneficiato anche il premier e il suo gruppo. Dopo la Finanziaria del ’93 che introduce il secondo condono tombale, rispondendo ad un articolo di Repubblica che anticipava la sua intenzione di beneficiare della sanatoria, Berlusconi fa una promessa solenne durante la conferenza stampa di fine d’anno: “Vi assicuro che né io né le mie aziende usufruiremo del condono”. Si scoprirà poi che Mediaset farà il condono per 197 milioni di tasse evase, versandone al fisco appena 35, e lo stesso farà il Cavaliere per i suoi redditi personali, risolvendo il suo contenzioso da 301 milioni di euro pagando all’Agenzia delle Entrate appena 1.800 euro.

3) Condono per i coimputati: con decreto legge 143 del giugno 2003, presunta “interpretazione autentica” del condono di quell’anno, il governo infila tra i beneficiari anche coloro che “hanno concorso a commettere i reati”, pur non avendo firmato dichiarazioni fraudolente. Ennesima formula ad personam: consente di salvare i 9 coimputati del premier nel processo per falso in bilancio.

4) Condono di Villa Certosa: Il tribunale di Tempio Pausania indaga da tempo sugli abusi edilizi commessi nella ristrutturazione della residenza sarda del premier. Con decreto del 6 maggio 2004 il governo attribuisce a Villa Certosa la qualifica di “sede alternativa di massima sicurezza per l’incolumità del presidente del Consiglio”. Nel 2004, con la legge 208, il condono edilizio dell’anno precedente viene esteso anche alle cosiddette “zone protette”. Villa Certosa, nel frattempo, lo è appunto diventata. La Idra, società che gestisce il patrimonio immobiliare del premier, presenta subito dieci richieste di condono, e chiude così il contenzioso con il fisco. Versamento finale nelle casse dell’Erario: 300 mila euro. E amici come prima.

m.giannini@repubblica.it.

03 giugno 2010

fonte: http://www.repubblica.it/politica/2010/06/03/news/favola_fiscale-4531285/?rss







Intercettazione su Fassino: Paolo Berlusconi indagato a Milano

L’inchiesta – La pubblicazione del colloquio tra il leader Ds e Consorte

Intercettazione su Fassino

Paolo Berlusconi indagato a Milano

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http://www.repubblica.it/2008/01/sezioni/cronaca/busta-giornale/busta-giornale/stor_7264193_23090.jpg

Paolo e Silvio..

I pm accusano l’editore del «Giornale»: ricettazione

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MILANO — L’editore del quotidiano Il Giornale e fratello del presidente del Consiglio, Paolo Berlusconi, è indagato dalla Procura di Milano per ricettazione dell’intercettazione segreta del luglio 2005 tra il presidente di Unipol Giovanni Consorte e l’allora leader Piero Fassino del partito (Ds) contrapposto a quello di Silvio Berlusconi: intercettazione pubblicata da Il Giornale il 31 dicembre 2005 allorché non soltanto non era ancora depositata agli atti, né trascritta o riassunta, ma esisteva solo come file audio nei computer esclusivamente dei pm, degli ufficiali della Guardia di Finanza, e dell’azienda privata Research control system (Rcs) che per conto della Procura svolgeva le intercettazioni. A essere indagato per ricettazione è Paolo e non Silvio Berlusconi, benché entrambi abbiano partecipato la vigilia di Natale del 2005 ad Arcore all’incontro durante il quale il titolare dell’azienda (Roberto Raffaelli), insieme a un amico sia di Raffaelli sia di Paolo Berlusconi, e cioè Fabrizio Favata, secondo il racconto di quest’ultimo avrebbero recato in dono ai Berlusconi l’audio delle telefonate, facendolo ascoltare sia a Silvio sia a Paolo, e poi in seguito consegnandolo a Paolo.

«PROVE CONVINCENTI» Quando martedì ha arrestato Favata per la successiva estorsione da 300 mila euro ai danni di Raffaelli, il gip Giordano ha ritenuto «acquisite prove convincenti del fatto che sia effettivamente avvenuto l’incontro della vigilia di Natale» (ammesso da Raffaelli solo per gli auguri), ma che «non è rilevante accertare se la circostanza » della consegna del file ai Berlusconi «sia vera o no» (Raffaelli nega lo sia): «Qui basta evidenziare come appaia verosimile agli occhi di Raffaelli, così da giustificarne gli ingenti pagamenti a Favata» (il quale nega d’aver ricevuto soldi, non creduto dal gip che ieri ne ha respinto la scarcerazione). Adesso Paolo Berlusconi è indagato per ricettazione e Silvio no: perché? La ricettazione è il reato commesso da chi, al fine di procurare a sé o ad altri un profitto, acquista, riceve od occulta qualcosa che proviene da un furto o altro delitto. Il presupposto, dunque, è la consapevolezza della provenienza illecita di ciò che si riceve. Sinora la Procura sembra non volersi ancora avventurare sull’attribuzione di questa consapevolezza in capo a Silvio Berlusconi, almeno non soltanto sulla base della dinamica dell’incontro ad Arcore per come l’hanno raccontata sia Favata sia de relato il suo amico e partner di fatture false con Raffaelli, Eugenio Petessi: «Mi dissero che erano stati ricevuti da Silvio Berlusconi, molto stanco, seduto sul divano» vicino «un pino bianco secco», e «stava con il capo reclinato all’indietro e gli occhi socchiusi, aveva poco tempo, di lì a poco avrebbe dovuto assistere alla messa di don Verzè.

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MATERIALE PERICOLOSO Al Presidente riferirono della conversazione intercettata o forse gliela fecero sentire, e lui disse che poteva essere interessante ». La differenza di trattamento giuridico di Paolo Berlusconi, dunque, starebbe piuttosto nel fatto che Favata afferma d’avergli portato l’intercettazione già uno o due mesi prima dell’incontro di Arcore a Natale. A suo dire, gliel’avrebbe portata direttamente nella sede milanese de Il Giornale, dove Paolo Berlusconi l’avrebbe ascoltata su pen-drive in una stanza riservata; al termine, l’editore avrebbe raccomandato a Favata di portarsela via, proprio perché era un materiale pericoloso. Da questo racconto — sommato al fatto che dopo l’incontro natalizio Favata aggiunge di «aver consegnato» l’audio «a Paolo Berlusconi il quale gli aveva detto che per quel regalo gli sarebbe stato riconoscente », e alla circostanza che le intercettazioni segrete vennero pubblicate dopo pochi giorni dal quotidiano edito da Paolo Berlusconi a fine dicembre 2005 e inizio gennaio 2006 — gli inquirenti sembrano desumere nel fratello del premier la consapevolezza della provenienza illecita delle telefonate. Sinora Paolo Berlusconi era indagato per millantato credito in un altro filone dell’inchiesta: nell’ipotesi cioè che dal giugno 2005 al luglio 2006 abbia ricevuto 560.000 euro da Favata, ma per conto di Raffaelli, «col pretesto di dover comprare il favore di pubblici ufficiali» (come il non indagato capo dell’Ufficio del presidente del Consiglio, onorevole Valentino Valentini) «che avrebbero dovuto consentire un finanziamento dell’Italia alla Romania per l’attuazione » di un appalto di intercettazioni «la cui esecuzione sarebbe stata affidata anche all’azienda di Raffaelli».

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Luigi Ferrarella
Giuseppe Guastella

01 giugno 2010

fonte: http://www.corriere.it/cronache/10_giugno_01/paolo_berlusconi_indagato_3b5a30d0-6d3e-11df-b7b4-00144f02aabe.shtml






Berlusconi telefona a Ballarò:Libertà di Stampa e Regime
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ALTA TENSIONE SUL DISEGNO DI LEGGE

Intercettazioni, il Pdl dice no a Fini

Spunta l’emendamento “salva-007″

Niente ascolti sui servizi segreti. Veltroni: si fermano le indagini sulle stragi di mafia del ’92-’93


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Il presidente della Camera Gianfranco Fini in aula



ROMA
Sul ddl Intercettazioni la maggioranza prende tempo
alla ricerca di un’intesa. E intanto il governo presenta a sorpresa un emendamento che di fatto impedisce di intercettare sempre e comunque gli agenti dei Servizi.
Per gli “007″ sarebbe una sorta di immunità «di gran lunga superiore a quella assicurata ai parlamentari», come osserva il vice-capogruppo del Pd al Senato Felice Casson. Il governo deposita la proposta di modifica proprio mentre la commissione Giustizia di palazzo Madama sta esaminando gli 11 emendamenti della maggioranza, con relativi sub-emendamenti, così come disposto ieri dal presidente Renato Schifani. L’opposizione protesta. Per Casson si tratta di una norma che di fatto «avrebbe impedito che si conoscesse il caso di Abu Omar».
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Durissima l’analisi di Veltroni: «Alla luce di quanto sta emergendo sul periodo delle stragi, non solo del 1992 e del 1993 ma di tutta la strategia del terrore in Italia, l’emendamento sembrerebbe rivolto a rendere impossibile il lavoro dei magistrati e quindi a far emergere la verità su questi momenti decisivi della storia italiana», attacca l’ex segretario del Pd. «Se queste disposizioni valessero per i processi in corso – prosegue – potrebbero addirittura bloccare il lavoro difficile e coraggioso degli inquirenti che stanno cercando di appurare la verità sull’uccisione di Borsellino e Falcone e complessivamente sulle stragi del biennio 1992-1993». »I servizi che hanno lavorato nell’interesse dello Stato, rischiando spesso la propria vita – conclude il parlamentare del Pd – non hanno certo bisogno di norme di questo tipo, che invece possono essere utili a chi può aver operato dall’interno delle istituzioni contro lo Stato democratico. C’è da augurarsi un ripensamento immediato su questo emendamento governativo».

La maggioranza, comunque, nel merito del ddl resta spaccata. I finiani, riuniti a Montecitorio nello studio del presidente della Camera, chiedono sostanzialmente tre cose: che si riveda la norma transitoria (quella che prevede l’applicabilità del ddl ai processi in corso); che si allunghi il termine dei 75 giorni per poter intercettare; che si rendano intercettabili anche i cosiddetti reati ’satellitè come l’usura e la ricettazione che portano di solito a scoprire quelli di mafia. Ma i berlusconiani, a Palazzo Madama insieme al Guardasigilli Angelino Alfano per il momento rispondono “picche”. «Di allungare il tetto dei 75 giorni – spiega il presidente della commissione Giustizia Filippo Berselli al termine dell’incontro – non se ne parla». Quindi il capogruppo del Pdl Maurizio Gasparri precisa: «Le questioni politiche verranno affrontate nelle sedi politiche, cioè dagli organi di partito. Qui al Senato abbiamo solo fatto il punto sul nostro lavoro parlamentare».
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Anche sulla norma transitoria, per ora, sembra che sia muro contro muro. Dunque, come ribadisce il presidente dei senatori Udc Giampiero D’Alia, «il passaggio in commissione voluto da Schifani è servito solo a far prendere tempo alla maggioranza. Ed è per questo che non ci siamo andati». Alla seduta di commissione convocata alle 8.30 e terminata intorno alle 13 è successo, infatti, ben poco. I senatori del Pd e dell’Idv hanno provato ad entrare nel merito delle questioni. «Ma qualunque cosa provassimo a proporre – spiega il responsabile Giustizia Idv Luigi Li Gotti – ci dicevano che senza Alfano non potevano prendere decisioni». Insomma, incalza il presidente dei senatori Pd Anna Finocchiaro, «erano in attesa di ordini». Quindi, a un certo punto, «per non continuare a farci prendere in giro li abbiamo fatti votare – racconta Li Gotti – almeno il confronto potrà tornare in Aula».
La maggioranza così ha approvato 9 dei suoi 11 emendamenti e bocciato tutti i sub-emendamenti dell’opposizione. Solo due proposte di modifica, avverte Berselli, sono state rinviate a martedì (quando la commissione Giustizia tornerà a riunirsi, prima della seduta dell’Aula fissata nel pomeriggio): la norma transitoria e quella che esclude l’obbligo dell’arresto in flagranza per gli atti di violenza su minori considerati di lieve entità. Nell’attesa, nel centrodestra c’è molta fibrillazione. Come dimostra la giornata di oggi e il programma dei prossimi giorni. Dopo il voto in commissione e le riunioni separate e in contemporanea di finiani e berluscones, Alfano, va a Palazzo Grazioli. E domani, sempre a Grazioli, Berlusconi riunirà i suoi per parlare di manovra e intercettazioni. Giovedì, infine, i due consiglieri giuridici Giulia Bongiorno e Niccolò Ghedini dovrebbero vedersi per mettere nero su bianco l’eventuale accordo raggiunto. Nel frattempo monta la polemica sull’emendamento “salva-007″.
01 giugno 2010




Internet non è più libera

Facebook? Un grande fratello. Le e-mail? Violano la privacy. La politica? Sta mettendo le mani sul Web. Le accuse del guru del free software

colloquio con Richard Stallman di Sabina Minardi

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Richard Stallman

Non dev’essere facile, oggi, vivere da Richard Stallman. Quando passi una trentina d’anni a predicare che il software dev’essere libero per ragioni morali, che modificarlo è un diritto, e che se tutto ciò viene negato è la libertà personale stessa ad essere in pericolo, vedere che l’universo delle tecnologie sta andando in un’altra direzione, che il moltiplicarsi di strumenti dotati di programmi proprietari diradano il miraggio della libertà digitale, un certo disagio dovrebbe provocarlo. Richard Stallman, invece, è quello di sempre: i capelli lunghissimi, la barba ribelle; gli occhi che s’incupiscono per niente. Un’immagine ormai entrata nella leggenda: da pioniere della cultura hacker, da pacifista-ambientalista, vendicatore dei soprusi delle corporation informatiche. Ha fondato il Free Software Movement, è l’autore di GNU, la licenza per software libero più diffusa al mondo, ha coniato il concetto di “copyleft”, in contrapposizione al copyright. E, da attivista dei diritti umani, promuove la questione del software libero a tema politico: “Poter utilizzare liberamente un programma significa avere la libertà di aiutare le comunità a crescere. Non poterlo fare significa consegnare ad altri la propria libertà”.
A 57 anni, insomma, il radicalismo di Stallman (in Italia per intervenire alla Spring School dei Laboratori di Frascati dell’Istituto nazionale di Fisica nucleare, con Frascati Scienza), non si è moderato: le aziende informatiche stanno usando tutti gli strumenti a disposizione, fattori razionali come il prezzo o emotivi come nuove estetiche e funzionalità, per condizionare le scelte e imporre prodotti con vincoli proprietari? Male, letteralmente: come quell’iPad che Stallman chiama sprezzantemente iBad. I social network invadono la privacy? Evitateli. “Io credo in un mondo nel quale il software dia libertà. Chi impedisce il software libero vuole il controllo dell’utente. Voglio vigilare contro le minacce a questa libertà “.

Stallman, a proposito di libertà: ce la farà Internet a preservare la sua?
“Il futuro dipende da ciascuno di noi. Internet continuerà a crescere. Ma cresce anche un’ondata contro la libertà. Bisognerà vedere come Russia, Cina, India e Stati Uniti affronteranno i diritti umani: Obama non ha fatto granché per sostenerli”.

Dunque, lei è pessimista?
“Lo sono per natura. Ma continuo ad avere anche molta passione. Vedo che sempre più paesi praticano la censura. E che crescono le restrizioni anche laddove ci aspetteremmo confini di libertà più estesi di quelli cinesi: la Danimarca, l’Australia…”.

C’è chi sostiene che il web 2.0 stia mutando la natura della Rete, determinando un grave appiattimento. Lei che ne pensa?
“Qual è la natura di Internet? Ci sono una miriade di siti in cui le persone possono trovare ciò che vogliono. Mi sembra un tema inesistente. E non so realmente cosa significhi web 2.0. Parliamo di Wikipedia? La uso e ho anche dato il mio contributo. Ma non ho altro da aggiungere”.

Eppure il dibattito c’è. Jaron Lanier, tra i pionieri di Internet, dice che il web 2.0 sta distruggendo la creatività…
“Lanier? Non lo ammiro molto. Mi sembra una questione posta da chi vuole trarre vantaggi economici dalla Rete”.

Parliamo anche di social network…
“Non ne ho mai visto uno”.

Mai visto Facebook?
“Non ho tempo, navigo poco. Preferisco leggere. Ho letto di Facebook”.

Quindi un’opinione se l’è fatta…
“Certo, e ben precisa. Facebook ha dato uno scossone enorme alla privacy: io pubblico delle cose che penso saranno viste solo dai miei amici, che invece possono essere viste anche dagli amici degli amici, e poi dagli amici degli amici degli amici. Bisogna avere la consapevolezza che si stanno rendendo le proprie informazioni pubbliche”.

Vede insidie anche in Twitter?
“Sì. È difficile esprimere un contenuto in poche parole, e quello che noi scriviamo con leggerezza può essere frainteso e creare problemi. Alcuni sono finiti nei guai usandolo: mandavano messaggi agli amici, la polizia ha pensato che fossero minacce”.

Dunque, meglio evitarli?
“La gente deve valutare attentamente i siti dei quali può davvero fidarsi e dove può inserire dati. In questi casi ci sono società interessate a fare soldi su di loro”.

In che modo?
“Il pericolo più grosso è rappresentato da servizi secondari: presumo che entrino nel pc e comunque non sono più sotto il tuo controllo. Stai giocando? Ti chiedono l’e-mail. Facebook è l’occhio del Grande Fratello. È un’intrusione nella vita privata senza che la gente se ne renda conto”.

È vero che lei non ha il telefonino?
“C’è un telefono nel mio ufficio, perché dovrei averne un altro? Non voglio con me dispositivi che mi rendano rintracciabile ovunque, in qualunque momento”.

Lo ammetta: è un discorso da privilegiato.
“Non vedo perché. Anche lei può liberarsene quando vuole. Può farlo ora, in questo momento. E se mi chiedesse: ci possiamo fidare delle società che gestiscono le e-mail? Le risponderei: probabilmente no”.

La politica sta usando Internet per accrescere il suo potere: Berlusconi va su Facebook, Obama e Sarkozy hanno siti, in Gran Bretagna la Rete ha pesato sulle elezioni. C’è un pericolo in questa occupazione di terreno?
“Da tempo la politica sta cercando di mettere le mani sulla Rete: potrebbe utilizzarla per conoscere i desideri della gente e indirizzare le sue scelte. Invece, non ne ha capito del tutto l’importanza. I governi si preoccupano di regolamentare Internet, ma è folle la sola idea che si possa controllare tutto. C’è chi ha proposto una tassa sullo sharing: sarebbe un attacco alla condivisione delle informazioni. E all’intera società.

Perché è così importante condividere?
“Per ragioni ideali: io credo in un mondo nel quale il software dia agli individui la libertà di scegliere ciò che è più utile, e alle comunità la possibilità di crescere. Tutto ciò che produce effetti pratici sulla vita delle persone dovrebbe essere libero. Un software è come una ricetta: se un piatto piace, un amico te la chiederà. E la passerà a un altro. Che magari aggiungerà un ingrediente, la migliorerà. Immagini che lo Stato promulghi una legge per dire che chiunque copi la ricetta rischia l’arresto. Che cosa succederebbe?”.

È l’idea alla base del Free Software.
“È fondamentale: la società ha bisogno di libertà. Quando un programma ha un proprietario, gli individui perdono il controllo della loro stessa vita”.

21 maggio 2010

fonte: http://espresso.repubblica.it/dettaglio/internet-non-e-piu-libera/2127522&ref=hpsp





GLI EMENDAMENTI

Ddl intercettazioni, le modifiche del Pdl


"Atti giudiziari pubblicabili per riassunto"

Il testo è stato pubblicato sul sito del Pdl. Vietata, invece, la pubblicazione dei colloqui fino alla conclusione delle indagini preliminari. Nessun limite di tempo per i latitanti. Più lievi le sanzioni per gli editori



ROMA - Sono pubblicati sul sito del Pdl al Senato gli 11 emendamenti 1 presentati dal centrodestra al ddl intercettazioni 2. Una serie di modifiche a firma Pdl ma approvate anche dalla Lega, arrivate dopo la campagna di mobilitazione 3 "contro il bavaglio". In sintesi viene reintrodotta la possibilità di pubblicare "per riassunto" gli atti giudiziari, non le intercettazioni, prima dell'udienza preliminare. Sarà possibile pubblicare il contenuto delle ordinanze di custodia cautelare, non le intercettazioni, dopo che la persona sottoposta alle indagini abbia avuto conoscenza dell'ordinanza del giudice. Non ci saranno limiti di tempo per intercettare i latitanti. "La norma era chiara, l'esecutore non l'ha applicata bene; è chiaro che la fonte, ossia il legislatore, interviene nuovamente" dice il ministro della Giustizia Angelino Alfano ricordando che la norma sulle intercettazioni era stata prodotta oltre dieci anni fa e introdotta nel Codice di procedura penale.

LO SPECIALE: COME FIRMARE, FOTO, VIDEO, AUDIO 4

I divieti.
Vietata, invece, la pubblicazione delle intercettazioni, anche se non più coperte dal segreto fino alla conclusione delle indagini preliminari. Vietata anche la pubblicazione delle ordinanze emesse in materia di misure cautelari. Il via libera alla pubblicazione arriverà solo dopo che l'indagato o il suo difensore siano stati avvertiti dell'ordinanza del giudice. Altrettanto vietata la pubblicazione delle intercettazioni di cui sia stata ordinata la distruzione o che riguardino fatti, circostanze e persone estranee alle indagini.

Norma transitoria.
Inoltre viene estesa la norma transitoria del provvedimento. Si prevede cioè che alcune delle misure introdotte con il ddl - ad esempio la sostituzione del pm nel caso in cui questo rilasci dichiarazioni sul procedimento in corso o sveli atti coperti da segreto - si applichino anche ai processi in corso alla data di entrata in vigore della legge. L'emendamento (firmato solo dai vertici del gruppo a palazzo Madama, Gasparri e Quagliariello, dal presidente della commissione giustizia, Filippo Berselli, e dal relatore Roberto Centaro) estende queste norme. Vi rientreranno infatti l'obbligo di astensione del pm, la sua sostituzione nel caso in cui risulti iscritto nel registro degli indagati per violazione delle norme sulla diffusione degli atti di indagine; il divieto di intercettare i difensori anche su utenze di terze persone; tutta la nuova procedura per ottenere l'autorizzazione comprendendo anche i presupposti dei 'gravi indizi di reato', previsti nell'articolo 114 del testo; l'obbligo di trasmissione degli atti agli ordini professionali per comminare così ai giornalisti la sanzione disciplinare; tutte le varie procedure relativi alle intercettazioni tra cui il divieto di trascrizione di quelle estranee alle indagini; il divieto di fare riprese in aula senza che ci sia l'accordo di tutte le parti intercettate; il divieto assoluto di pubblicare le intercettazioni che non siano state acquisite al procedimento; maggiori informazioni alla pubblica amministrazione sulle modalità e sul tipo di reato commesso dal dipendente pubblico.

Riprese televisive.
Un altro emendamento a firma Pdl e Lega sopprime l'intero comma 10 del ddl intercettazioni, quello che riguardava la disciplina sulle riprese visive. Ora si parlerà solo di "intercettazioni di immagini mediante riprese visive", togliendo così tutta quella parte che disciplinava le riprese visive "captative" e "non captative". "Le riprese visive, insomma - spiega il relatore Centaro - diventeranno oggetto di una normativa ad hoc". Non è ancora chiaro se le intercettazioni mediante riprese visive potranno captare anche i contenuti di conversazioni oppure se dovranno limitarsi solo alle immagini.

Sanzioni editori.
Infine le sanzioni per gli editori che pubblicheranno gli atti giudiziari prima dell'udienza preliminare saranno più lievi: da 25.800 euro a 309.800 euro. Le quote che dovranno essere pagate dagli editori andranno dalle "100 alle 200" (nel testo licenziato dalla Camera si prevedevano invece pagamenti dalle "250 alle 300 quote"). Ogni quota può oscillare dai 258 ai 1500 euro.

L'iter.
Le nuove norme sulle intercettazioni si applicheranno anche ai procedimenti pendenti alla data di entrata in vigore della legge. La discussione in aula comincerà lunedì.





28 maggio 2010

fonte: http://www.repubblica.it/politica/2010/05/29/news/polizia-intercettazioni-4424450/?rss


passparola

Legge bavaglio, Ghedini va da Fini e assicura: ''Si torna al testo di Montecitorio''

Il 31 maggio la discussione contingentata in Senato. La Cei: "Sia equilibrata".

Clivio Baldori
Nonostante ieri la commissione Giustizia del Senato abbia approvato la sua versione del ddl intercettazioni - inasprita rispetto al testo licenziato dalla Camera - e nonostante la maggioranza non escluda di ricorrere al voto di fiducia sul provvedimento, dalla maggioranza continuano ad arrivare segnali distensivi sulla cosiddetta legge Bavaglio.
In tal senso, quantomeno, l'incontro avvenuto oggi tra l'avvocato del premier, Niccolò Ghedini, e il presidente della Camera Gianfranco Fini. Secondo quanto riferito da fonti parlamentari della maggioranza, infatti, Ghedini ha confermato alla terza carica dello Stato l'intenzione di tornare al testo elaborato da Montecitorio. Prospettiva che, a quanto pare, Fini ha accolto con "soddisfazione".

Schifani: "No a una legge percepita come un bavaglio"

Anche il presidente del Senato, Renato Schifani, si è detto possibilista a proposito di possibile correzioni al testo che sarà licenziato da Palazzo Madama. "Siamo riusciti a indurre la maggioranza a non insistere sulla calendarizzazione per giovedì e quindi a differirla a lunedì. Mi auguro che questo dia tempo alle opposizioni di presentare propri emendamenti in tempi normali, anche alla luce delle riflessioni preannunciate dal ministro della Giustizia Angelino Alfano" ha detto Schifani.
"Confido che si possano trovare punti di convergenza, o quanto meno che si abbassi la tensione anche nei confronti della stampa e della comunicazione. Vorrei evitare - ha concluso il presidente di Palazzo Madama - che dal Senato possa essere approvata una legge che venga interpretata, e non entro nel merito, come legge bavaglio nei confronti della comunicazione".
Il presidente del Senato non si è pronunciato, infine, sulla possibilità che venga posta la questione di fiducia.

Berlusconi è adirato

Silvio Berlusconi è adirato, anzi incassatissimo. Per il momento molti dei suoi riescono a tenerlo a freno, ma i vari tentennamenti sulla cosiddetta legge bavaglio proprio non gli piacciono. Lui infatti voleva che le intercettazioni rimanessero solo per i reati di mafia e terrorismo. E che la legge fosse approvata in gran fretta. Ma non è riuscito a ottenere nè una nè l’altra cosa.
E così ieri sera si è sfogato coi suoi: “Questa legge sugli ascolti non serve più a nulla”. E ancora: “Per come l'avete scritta, non mi è mai piaciuta, ora è un compromesso al ribasso inaccettabile. L'avevo detto io: le intercettazioni si devono poter fare solo per mafia e terrorismo. E voi ci avete messo pure la corruzione. A questo punto a che serve?".


LEGGE BAVAGLIO – Berlusconi: «L’ho firmata». Il testo del decreto al Quirinale / Intercettazioni, poliziotti contro il ddl: “E’ un duro colpo alla sicurezza”


Berlusconi: «L’ho firmata». Il testo del decreto al Quirinale


«La manovra è all’attenzione del Capo dello stato, e verrà firmata quando il Colle darà la sua valutazione». Così il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, in mattinata. Ma poco dopo da ambienti del Quirinale si apprende che Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, sta esaminando il testo del decreto legge.

ANM CONGELA LO SCIOPERO
Lunedì mattina il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Gianni Letta, riceverà una delegazione di Intermagistrature e dell’Associazione Nazionale Magistrati. Lo sciopero bianco è dunque congelato.
Il parlamentino dell’Anm, infatti, per ora esclude lo sciopero dei magistrati contro le norme contenute nella manovra finanziaria varata dall’esecutivo. La posizione è stata riassunta dal segretario dell’Associazione nazionale magistrati, Giuseppe Cascini, per il quale è necessario «mettere in campo iniziative, ma nei limiti della responsabilità». Lo sciopero bianco, invece, «è senza via di uscita: se per una volta dici che non fai un’udienza senza il cancelliere, poi lo devi fare sempre». Secondo Cascini, è «inopportuna la proclamazione dello sciopero, ma vista l’iniquità intrinseca del testo non rinunciamo – ha detto a margine del Cdc – alla possibilità di ricorrervi in futuro, se le misure nei confronti dei magistrati, ma anche nei confronti di altre categorie all’interno dello stesso settore, fossero inique. Non intendiamo sottrarci al nostro dovere di cittadini di contribuire alla soluzione della grave crisi in cui si trova il paese, ma questo deve avvenire in termini di equità e di giustizia».

FEDERALISMO
«Quel che si sapeva sulla manovra del governo aveva già raccolto il nostro giudizio negativo – Stefano Fassina, responsabile economia della segreteria del Pd – : manca equità, non ci sono misure serie per il rilancio dell’economia, i tagli colpiscono servizi essenziali per i cittadini e indeboliscono lo stato sociale». «Ora- aggiunge- a tutto questo si aggiunge confusione: non si capisce se questo testo che il consiglio dei ministri ha approvato, e che è stato illustrato in pompa magna da Berlusconi e tremonti, sia ancora valido o se dobbiamo aspettarci sorprese. la verità è che emergono contrasti e divergenze ai quali il governo non sa dare risposta».

29 maggio 2010

fonte: http://www.unita.it/news/italia/99311/berlusconi_lho_firmata_il_testo_del_decreto_al_quirinale

Intercettazioni, poliziotti contro il ddl “E’ un duro colpo alla sicurezza”

Dura valutazione dell’associazione dei funzionari di Ps: “In Italia oggi c’è l’incertezza della pena, domani ci sarà la certezza di farla franca per tanti reati”

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Intercettazioni, poliziotti contro il ddl "E' un duro colpo  alla sicurezza"

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ROMA – “Il ddl è un duro colpo per la sicurezza”. E’ netta la bocciatura dell’associazione funzionari di Polizia nei confronti del testo con cui il governo vuole dare un secco colpo di freno all’uso delle intercettazioni. Dati alla mano, continua l’associazione, “l’indice di delittuosità risulta costantemente oltre i 4 mila crimini ogni 100 mila abitanti nell’ultimo decennio”. Nonostante questo al Senato “ci si ostina a proporre un sistema che riduce severamente la possibilità di intercettare”.

“Si insiste, poi, a prevedere che le microspie vadano messe nei luoghi ove vi è fondato motivo di ritenere che si stia commettendo un reato e non si vuol capire che se l’investigatore ha questa convinzione deve intervenire per arrestare gli autori del crimine nella flagranza di reato – continua la nota -. Le cimici servono per sentire conversazioni attinenti ad un crimine non per ascoltare i rumori e le parole mentre si commette un reato. In Italia oggi c’e l’incertezza della pena domani ci sarà la certezza di farla franca per tanti reati”.

LO SPECIALE: COME FIRMARE, FOTO, VIDEO, AUDIO 4

Lo scontro politico.
“E’ un provvedimento approvato solo per proteggere la cricca e la casta” taglia corto Antonio Di Pietro. “Così ancora non va”, commenta Pier Ferdinando Casini, interpellato a Bologna dai cronisti. Per il capogruppo del Pdl al Senato Maurizio Gasparri, invece, gli emendamenti presentati ieri dal Pdl “garantiscono spazi più ampi per il diritto di cronaca, evitando comunque la gogna mediatica”. Un tasto battuto anche da Fabrizio Cicchitto, presidente del gruppo Pdl alla Camera: “Le intercettazioni sono state usate per colpire la vita privata”.

Giornalisti. Lunedì prossimo 31 maggio il gruppo dei legali della Federazione nazionale della stampa si riuniranno con il sindacato dei giornalisti per fare il punto sulla stesura del ricorso alla corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo nel caso in cui il parlamento decidesse di trasformare in legge il ddl Alfano.

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29 maggio 2010

fonte: http://www.repubblica.it/politica/2010/05/29/news/polizia-intercettazioni-4424450/?rss





"Meglio farla morire in Senato"

Per questo il Cavaliere, a questo punto, è tentato di mandare tutto all’aria. Di lasciar morire al Senato la legge bavaglio. D’altra parte non sarebbe la prima volta che il premier fa una cosa del genere. E’ già successo, ad esempio, con il processo breve. Gli serviva a bloccare tutti i suoi processi, ma poi ha fatto approvare il legittimo impedimento, e non ne ha avuto più bisogno. E così l’ha fatto morire in un ramo del Parlamento.

Berlusconi non vuole darla vinta a Fini

Ma c’è anche un’altra ragione che spinge il Cavaliere a lasciar morire in Senato la legge bavaglio. Ossia non darla vinta a Fini che si è impuntato sul testo licenziato dalla Camera: l’ex leader di An vuole assolutamente che il testo della legge sia quello approvato a Montecitorio. E su questo non è disposto a fare sconti a nessuno. E se Fini la spuntasse nel braccio di ferro col premier, incasserebbe anche il plauso dell’amministrazione Obama, che ha già detto apertamente di non gradire questa legge.

Il Ddl al Senato il 31 maggio

Ad ogni modo il Ddl sulle intercettazioni, approvato questa notte dalla Commissione giustizia del Senato, approda in Aula lunedì 31 maggio. Lo ha deciso stamattina la conferenza dei capigruppo che ha anche contingentato i tempi della discussione. La decisione è stata presa a maggioranza con il voto contrario delle opposizioni. Il calendario verrà votato in Aula nel pomeriggio.

La Cei: "La legge sia equilibrata"

"I beni in gioco nella nuova legge sulle intercettazioni, cioè la tutela dei singoli individui, ordinamento della giustizia, esigenze della solidarietà e della comunicazione, siano salvaguardati tutti, insieme ed equilibratamente". Lo ha detto il segretario generale della Cei, monsignor Mariano Crociata, incontrando i giornalisti in Vaticano durante l'assemblea generale dei vescovi italiani.

Il via libera in commissione

Legge contro le intercettazioni: via libera al Ddl all'alba di stamattina in Senato.
Protesta l'opposizione e annuncia battaglia in aula a Palazzo Madama.
Il governo - attraverso il ministro della Giustizia Angelino Alfano - dice che sarebbe possibile tornare al testo della Camera, ma Anna Finocchiaro, presidente dei senatori del Pd, si chiede: "Perché non ci hanno pensato prima e sono andati avanti con questo testo inaccettabile"?
Oggi i capigruppo decidono quando il testo sarà discusso dall'aula del Senato, ma ormai è evidente che tutta la trattativa politica sembra rinviata a quando il decreto tornerà alla Camera.

I giornali: "Fermate la legge bavaglio

"Fermate la legge bavaglio": hanno chiesto ieri - al convegno promosso dalla Fnsi e a cui hanno partecipato anche gli editori - tutti i direttori dei quotidiani italiani.
Un testo comune - in cui il "No alla legge" è chiarissimo - apparirà oggi in prima pagina su tutti i giornali. Eccolo:
"I direttori e le redazioni dei giornali italiani, con la Federazione Nazionale della Stampa Italiana, denunciano il pericolo del disegno di legge sulle intercettazioni telefoniche per la libera e completa informazione.Questo disegno di legge penalizza e vanifica il diritto di cronaca, impedendo a giornali e notiziari (new media compresi) di dare notizie delle inchieste giudiziarie - comprese quelle che riguardano la grande criminalità - fino all’udienza preliminare, cioè per un periodo che in Italia va dai 3 ai 6 anni e, per alcuni casi, fino a 10.
Le norme proposte violano il diritto fondamentale dei cittadini a conoscere e sapere, cioè ad essere informati.E’ un diritto vitale irrinunciabile, da cui dipende il corretto funzionamento del circuito democratico e a cui corrisponde - molto semplicemente - il dovere dei giornali di informare. La disciplina all’esame del Senato vulnera i principi fondamentali in base ai quali la libertà di informazione è garantita e la giustizia è amministrata in nome del popolo.
I giornalisti esercitano una funzione, un dovere non comprimibile da atti di censura.
A questo dovere non verremo meno, indipendentemente da multe, arresti e sanzioni. Ma intanto fermiamo questa legge, perché la democrazia e l’informazione in Italia non tollerano alcun bavaglio".

Tutti i direttori concordi ieri al convegno della Fnsi

Ci sono tutti i direttori dei giornali e dei telegiornali italiani al convegno contro la "legge bavaglio", promosso dalla Federazione nazionale della stampa italiana.
E parlano in tanti, dal direttore del Messaggero, Roberto Napoletano, a quello del Giornale, Vittorio Feltri, da quello dell'Unità, Concita de Gregorio, aa quello dell'Agenzia Ansa a quello del Salvagente, Riccardo Quintili, e poi parlano le agenzioe di stampa: l'Ansa, l'Asca, l'Agi, la Dire.
Arrivano anche i messaggi dei direttori del Sole 24 Ore, di Sky Tg 24, del Tg2 e del Tg3, RaiNews 24.
Si prepara un documento comune a tutti i media italiani.
Fittissimo l'elenco dei partecipanti, come si può leggere sul sito della Fnsi.
Unici assenti Tg1 e Tg 5 (Minzolini e Mimum fratelli siamesi).

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Malinconico parla per gli editori dei giornali (Fieg)

"Ci tenevo a essere presente - dice il professor Carlo Malinconico, presidente degli editori italiani - perché vogliamo esprimere la condivisione dell'intero settore, editori compresi, su questa legge.
Avevamo espresso, fin dall'inizio, la nostra contrarietà su tre temi: la cronaca giudiziaria (addirittura peggiorato il testo rispetto a quello iniziale); l'aspetto sproporzionato delle sanzioni, che vanno ben al di là della tutela della privacy, la modifica dei rapporti fra editori e corpo redazionale, rompendo un delicato equilibro, che se è stato storicamente creato, vuol dire che ha una sua profonda ragione.
Ribadisco - concludo Malinconico - la solidarietà a questa iniziativa".

Il direttore del Tempo: "Imperizia e ignoranza"

"Imperizia, ignoranza e anche malignità": Mario Sechi, direttore de Il Tempo, quotidiano romano solidamente ancorato al centro-destra, attacca - nella sede della Federazione italiana della stampa, in corso a Roma e a Milano contemporaneamente - duramente la "legge sulle intercettazioni" chiamata ormai da tutti "legge bavaglio".
"Il mio no al disegno è chiarissimo", aggiunge Sechi. Oltretutto coincide con un momento già difficile per i giornali.
Prima di Sechi il direttore del Corriere della Sera, Ferruccio de Bortoli, aveva ricordato che il disegno di legge era già nato con il centro-sinistra, quando al ministero della Giustizia sedeva Clemente Mastella.
Prende poi la parole Peter Gomez, che annuncia l'intenzione de Il Fatto, diretto da Antonio Padellaro, di attuare una violazione volontaria della legge, in modo da poter ricorrere a tutti i livelli, in Italia e in Europa.

Ezio Mauro: ”È una legge sulla libertà"

Poi prende la parola Ezio Mauro. Il direttore di Repubblica dice che è sbagliato chiamarla "legge sulle intercettazioni".
Quella di cui si parla è una "legge sulla libertà".
L'editore - aggiunge Mauro - non può imporre al direttore la pubblicazione o non pubblicazione della notizia. Può cacciare il direttore, ma non imporre le sue scelte.
Se la scelta, però, lo multa per 400.000 euro, l'editore entra in redazione e pretende di dettare la scaletta delle notizie.
Questo cozza con la libertà di stampa, in pratica.

Carelli (Sky Tg 24): abbiamo il dovere di informare

Emilio Carelli, direttore di Sky Tg 24, chiede un "fronte unito di tutti i giornalisti italiani. Mi fa impressione - dice - che qui non manca nessuno dei direttori e quetso dovrebbe far riflettere il legislatore che sta lavorando a queste norme.
Concordo con Ferruccio de Bortoli che in passato ci sono stati degli errori anche da parte di nostri colleghi. Ma questa legge non può essere accettata.
Possiamo, come giornalisti, partecipare a un tavolo per vedere come rafforzare le norme sulla privacy senza imbavagliare la stampa".
Carelli sottolinea anche che la sintonia con l'editore di Sky è totale, compresi l'annuncio dei ricorsi in sede europea.
Anche Il Sole 24 Ore ribadisce che una legge come quella che è in Senato non può passare.


Calabresi: "La privacy non c'entra nulla"

Da Milano prende la parola Mario Calabresi, direttore de La Stampa.
"La privacy - dice subito - non c'entra nulla con questa legge. Pensate che la vicenda del governatore della banca d'Italia, Fazio e dei furbetti del quartierino risale al 2005, l'udienza preliminare c'è stata nel 2009: per quattro anni non si sarebbe saputo nullo di quello che staca acacdendo nel mondo delle banche e della finanza e quei personaggi sarebbero rimasti al loro posto, intoccabili".
"Questa legge - continua Calabresi - è congegnata in modo tale, da essere difficilmente modificabile. Forse è meglio sperare che la Corte costituzionale la faccia decadere.
Inoltre una legge di questo tipo potrebbe essere applicata in modo diverso, a seconda delle città e delle regioni. Si arriverebbe a una leglislazione selvaggia".
"La mia idea è che - se passa la legge - 30 direttori di 30 giornali diverso si mettono d'accordo per pubblicarla contemporaneamente. Sono curioso di vedere cosa accadrà".

Norma Rangeri: "dalla libertà a un regime"

"Noi del manifesto - dice Norma Rangeri, direttrice del quotidiano comunista - siamo sempre stati garantisti. Ma la privacy in questo caso non c'entra nulla.
La posta in gioco è che si passi da un sistema di libertà a un regime. Come dice Rodotà questo disegno di legge è una tappa pericolosa perché segna un passaggio di regime.
Le intercettazioni sono un vero tallone di Achille per il governo. Hanno spazzato via il reality berlusconiano, hanno mostrato le quinti vere del potere.
I giornali sono sotto attacco perché hanno contraddetto la televisione, mettendo in difficoltà il governo e il "caso Scajola" è un esempio di quanto possono pesare il giornale.
Per questo si vuole una stretta, un giro di vite, che si associa al tentativo di colpire i finanziamenti per i giornali cooperativi e no profit".
"Ma non è facilissimo - conclude la Rangeri - imbavagliare tutti gli italiani".

Un appello a pagamento sui giornali stranieri

L'appello lanciato dal Popolo Viola per la libertà di informazione in Italia varcherà i confini del Belpaese per rivolgersi all'opinione pubblica straniera. Nelle prossime ore, infatti, il movimento civico lancerà una sottoscrizione per raccogliere i fondi con i quali acquistare una pagina su due autorevoli testate straniere, l'Herald Tribune ed il New Yorker, dalla quale lanciare un appello per la libertà di stampa e di informazione in Italia. “Europe and Usa, help us”, questo lo slogan che accompagnerà l'iniziativa, per la quale sarà necessario raccogliere circa 80mila euro, pensata per contestare il ddl sulle intercettazioni al vaglio del Parlamento in queste settimane. Nell'appello rivolto da queste pagine di giornale verrà infatti chiesto all’opinione pubblica “un aiuto per l'Italia”.


Alle 18 l'esame in commissione

L'esame del ddl ddl intercettazioni previsto stasera in commissione Giustizia al Senato non sarà definitivo. La maggioranza infatti sta trovando numerose difficoltà a trovare una quadra tra le varie posizioni interne al Pdl. E così diventano probabili ulteriori modifiche sia al Senato, che al successivo passaggio alla Camera. Non a caso l'ipotesi di blindare il testo con la fiducia, di cui nei giorni scorsi si era parlato, è definitivamente tramontata.

L'apertura di Alfano

L'apertura a chi vuole ancora "migliorare il testo" è arrivata dal ministro della Giustizia Angelino Alfano: "Nei prossimi giorni verrà definito un testo sulle intercettazioni più equilibrato possibile: ogni fase parlamentare ha la sua dignità, facciamo concludere la commissione e poi se ne parlerà in aula al Senato".
Insomma, nonostante la fretta manifestata più volte da Berlusconi - il premier vuole che la legge sia approvata al più presto - il governo sta lavorando a una versione soft del ddl Alfano. Anche perché non è per nulla scontata l'a promulgazione della legge da parte di Napolitano

La conferma di Gasparri

L'ulteriore aggiustamento del testo è confermato anche da Maurizio Gasparri: "Martedì chiederò alla conferenza dei capigruppo l’immediata calendarizzazione del ddl in aula, dove potrebbero essere studiate modifiche in corso d’opera sulle sanzioni per gli editori e sulla possibilità di pubblicare per riassunto gli atti d’indagine prima del processo".
Quello che non esclude Gasparri, dunque, è un ritorno al testo della Camera sul secondo comma dell’articolo 114 del Codice penale faticosamente concordato un anno fa da Giulia Bongiorno e da Niccolò Ghedini.

L'appello della Gabanelli

"Se non siete d'accordo con questo provvedimento, fatevi sentire nelle sedi competenti perchè presto sarà legge":.Si è concluso così un breve appello lanciato da Milena Gabanelli, prima della sigla di apertura della puntata di ieri sera di Report su Rai 3, in cui la conduttrice ha spiegato le possibili conseguenze del disegno di legge sulle intercettazioni in corso di approvazione da parte del Parlamento (guarda il video).
height= "Se la legge fosse già in vigore - ha sottolineato Milena Gabanelli - per esempio non sapremmo nulla dello scandalo che riguarda i grandi appalti".
La giornalista ha poi ricordato che il provvedimento prevede che gli autori delle registrazioni e delle riprese effettuate senza il consenso dei diretti interessati rischieranno fino a 4 anni di carcere, a meno che non si tratti di giornalisti professionisti.
"Distinzione sottile -ha aggiunto - ma di sostanza, perchè una buona parte dei giornalisti che lavorano nei programmi di inchiesta sono iscritti all'albo dei pubblicisti: non potranno più entrare dentro gli ospedali e documentare come certi medici trattano i pazienti oppure dentro i cantieri dove vengono violate le norme che riguardano la sicurezza sul lavoro".
"Siccome un'informazione completa serve a scegliere in libertà e i destinatari di questa informazione siete voi - ha concluso Milena Gabanelli - valutate, se non siete d'accordo fatevi sentire nelle sedi competenti".

Le notizie precedenti, Bersani: "Faremo ostruzionismo"

"Faremo ogni forma di ostruzionismo, anche non ortodosso per bloccare la legge bavaglio": anche il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, ha lan ciato ieri il suo affondo contro la legge bavaglio che vuol mettere le manette non a chi si rende responsabile di gravi reati, ma a chi scopre i colpevoli, come investigatori e magistrati e a chi racconta le loro "imprese".
Ieri si è allargato perfino al governo degli Stati Uniti l'allarme per la legge contro le intercettazioni che vuole imporre il governo italiano. Anche se è arrivata successivamente una precisazione - obbligata - sulla "non interferenza" nella legislazione italiana.
Mentre Mediaset (amministrata da Pier Silvio Berlusconi) e Mondadori (sotto il comando di Marina Berlusconi) nicchiano, il Cdr delle redazioni di Mediaset ha preso - invece - posizione contro la "legge bavaglio".

Le preoccupazioni del governo Usa

È molto probabile, però, che l'amministrazione Obama tema che possa sfuggire l'ideazione di reati connessi al terrorismo. Ma teme anche che diventi impossibile la lotta alla mafia e al narcotraffico.
height=È per questo che gli Usa auspicano che le nuove norme in discussione in Italia sulle intercettazioni non compromettano "l'ottimo lavoro" che fino ad oggi hanno saputo svolgere i magistrati italiani.
Ne è convinta l'amministrazione Usa di Barak Obama, secondo la quale le intercettazioni sono "essenziali per le indagini".
Ad affrontare ieri il problema è stato il sottosegretario al Dipartimento penale statunitense, Lanny A. Breuer, nel corso di una conferenza stampa all'ambasciata americana a Roma.
"Quello che non vorremmo mai è che succeda qualcosa che impedisca ai magistrati italiani di continuare a fare l'ottimo lavoro svolto finora", ha spiegato il funzionario americano.
"Avete ottimi magistrati e ottimi investigatori. La legislazione finora in vigore in Italia è stata molto efficace", ha concluso Breuer.

Appuntamento a piazza Montecitorio

L'appuntamento è per le 14 in piazza Montecitorio, dove è convocato il sit-in di protesta davanti al Parlamento, per esprimere il proprio dissenso contro la legge sulle intercettazioni e motivarlo davanti a un microfono nel corso della maratona oratoria in programma nel pomeriggio.
Il governo annuncia che dal testo è sparito l'emendamento che aggrava le pene per i giornalisti, ma resta tutto il resto di un impianto che si traduce in un vero e proprio bavaglio alla libertà di stampa.

La novità è la discesa in campo di Sky

La novità, nel lungo braccio di ferro con la maggioranza è la discesa in campo anche di Sky, che ha annunciato ieri di essere pronta a ricorrere alle autorità internazionali contro il provvedimento. E oggi al suo fianco si schiera anche Luca Cordero di Montezemolo, presidente della Ferrari.
"Io condivido la linea degli editori e ho visto anche come un editore serio, importante e innovativo come Sky segnali un'anomalia rispetto agli altri paesi europei". ha affermato ai microfoni di Sky Tg 24.

Il comunicato di Sky: pronti a fare ricorso

"Sky Italia accoglie con grande preoccupazione le norme previste dal disegno di legge sulle intercettazioni approvate ieri dalla Commissione Giustizia del Senato": spiega un comunicato emesso nel pomeriggio di ggi dalla sezione italiana dell'azienda di Murdoch.
"Queste norme - continua la nota - rappresentano un grave attacco alla libertà di stampa e di espressione, ma soprattutto costituirebbero una grande anomalia a livello europeo.
Per questo motivo Sky, editore di Sky Tg 24, chiederà un intervento a tutte le Autorità internazionali competenti, anche ricorrendo presso la Corte europea dei diritti dell'Uomo".
"Il diritto a un'informazione completa - sottolinea Sky - è un diritto irrinunciabile per ogni cittadino, ma è anche un dovere fondamentale per ogni editore.
Per questo motivo Sky Tg 24, che in questi anni ha sempre cercato di compiere la propria missione con la massima professionalità e imparzialità, continuerà a lavorare avendo come unico scopo quello di fornire ai cittadini un'informazione obiettiva e più completa possibile".

Mezza marcia indietro della maggioranza

Intanto la maggioranza annuncia una mezza marcia indietro. "Dopo una riunione con il ministro della Giustizia, Alfano, e con l'avvocato Ghedini, presidente della Consulta giustizia del Pdl, si è presa la decisione, ovviamente condivisa dal presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, di ritirare l'emendamento 1.2008 del relatore che che aggravava le pene per i giornalisti in caso di pubblicazione di notizie non pubblicabili".

Verdone: "Sono norme di tipo iraniano"

Persino il regista e attore Carlo Verdone definisce il provvedimento "una brutta faccenda. Sono norme di tipo iraniano, che potrebbero non farci più scoprire cosa succede in questo Paese, dove ogni giorno ce n'è una".
Rispondendo a una studentessa, durante l'incontro di stamattina alla Facoltà di Scienze della Formazione dell'Università Roma Tre, dedicato al libro "Rock around the screen", curato da Vincenzo Esposito e Diego Del Pozzo, sul rapporto fra cinema e musica pop e rock, ha aggiunto "È vero - ha aggiunto Verdone - qualche volta si è andati oltre nell'utilizzare le intercettazioni, coinvolgendo persone che non c'entravano, ma sono stati casi limitati".
Il fatto, diretto da Antonio Padellaro, è uscito oggi con l'immagine della manette a tutta pagine e il titolo "Arrestateci tutti".
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Un mostro che imbavaglia l'informazione

La norma che sta prendendo forma in questi giorni in commissione Giustizia del Senato ha l'aspetto di un “mostro”, con evidenti passaggi incostituzionali. Tanto che di fatto sancirà l'impossibilità per i giornalisti di informare e per i cittadini di sapere, violando l'articolo 21 della Costituzione, oltre a limitare fortemente la possibilità di indagare da parte dei magistrati.
Anche il pm di Palermo Antonio Ingroia ha lanciato un vero e proprio appello al premier Silvio Berlusconi affinché vengano presentati dal governo “robusti emendamenti alla legge in discussione sulle intercettazioni”.


L'appello di Ingroia

Il procuratore aggiunto, che si occupa delle inchieste più delicate di mafia, ha aggiunto: “Ho apprezzato molto le dichiarazioni del presidente Berlusconi quando dice, parlando del dilagare di fatti di corruzione, che “chi ha sbagliato deve pagare”. Credo anche che sia importante essere consequenziali e che occorrerebbero emendamenti alla legge se si vuole davvero che i corruttori rispondano dei reati commessi e che la magistratura possa svolgere il ruolo di tutela della collettività fino in fondo”.

A rischio anche siti d'informazione e blog

"Il provvedimento proposto dal governo sulle intercettazioni telefoniche è una prova 'tecnicà di regime autoritario. Se dovesse mai passare, si porrà il problema della disobbedienza civile". Lo dichiara Vincenzo Vita (Pd), vice presidente della commissione Cultura del Senato.
"È amaro dirlo -spiega Vita- ma la coscienza lo impone. Carcere e multe per giornalisti ed editori, censura e bavaglio per l'informazione. Se ne è parlato di meno, ma il testo contiene anche una improvvida norma sui siti e sui blog, equiparati impropriamente, per ciò che riguarda le rettifiche, ai giornali quotidiani con il rischio evidente di aprire la strada a sanzioni per la maggior parte di loro insostenibili".
"Già nella seduta di ieri -ricorda l'esponente del Pd- si è avviato un chiarimento in seno alla commissione Giustizia, ma sarà necessario tornarci. Infatti -conclude- maggioranza e governo hanno voluto a tutti i costi mantenere la dizione generica di 'siti informaticì, che si presta appunto ad essere interpretata come una scure omnicomprensiva".

Colpiti gli editori

A rischio non c'è solo il buon funzionamento della giustizia, ma anche la libertà di stampa. Proprio ieri, infatti, la commissione Giustizia del Senato ha approvato una serie di emendamenti al ddl sulle intercettazioni che inaspriscono le condanne per i giornalisti e puniscono gli editori con il pagamento di una somma che potrà arrivare ai 464.000 euro.
Un vero e proprio salasso che di fatto trasformerà l'editore in un controllore del lavoro del direttore e della redazione.

Giornalisti dietro le sbarre

L'emendamento prevede che per la pubblicazione degli atti, vietata per legge, il giornalista rischi l'arresto fino a due mesi e il pagamento di un'ammenda dai 2.000 ai 10.000 euro. Se invece ad essere pubblicate saranno le intercettazioni, la condanna sarà sempre l'arresto fino a due mesi, ma l'ammenda aumenterà: dai 4.000 ai 20.000 euro.
In più, per il giornalista, si prevede la sospensione temporanea dalla professione.

L'emendamento D'Addario

Nel tour de force di questi giorni è stato approvato anche il cosiddetto emendamento "D'Addario". Secondo la norma approvata in commisione Giustizia, nessuno potrà più registrare conversazioni senza che ci sia il consenso di tutte le parti interessate. Ne fare riprese visive. Chiunque verrà condannato per riprese e registrazioni fraudolente rischia fino a 4 anni di carcere.
Non dovrà rispettare questa regola chi registra per motivi legati alla sicurezza dello Stato; il giornalista professionista nell'esercizio del diritto di cronaca; e chi agisce nell'ambito di una controversia giudiziaria o amministrativa.


Vietate le riprese televisive

Non si potranno più fare riprese televisive di un processo senza che ci sia il consenso di tutte le parti interessate. La commissione Giustizia del Senato ha respinto tutti gli emendamenti dell'opposizione che puntavano a sopprimere questa parte del ddl intercettazioni. «In questo modo - spiega il responsabile Giustizia dell'Idv Luigi Li Gotti - basterà che una sola delle parti non dia il suo assenso che il processo non potrà più essere ripreso dalle telecamere anche se si tratterà di un procedimento rilevante per l'opinione pubblica».

Pene per le talpe

Chiunque riveli indebitamente notizie che riguardarano atti o documenti del processo coperti da segreto rischia il carcere da 1 a sei anni. E la norma specifica che il bersaglio è la persona venuta a conoscenza della notizia "in ragione del proprio ufficio o servizio svolti in un procedimento penale".
In questo modo si vuole punire il cancellere o il magistrato che rivelino in qualche modo notizie riguardanti questi atti o ne agveolino in qualsiasi modo la conoscenza.

Puniti anche i cronisti

Stessa condanna, ovviamente, tocca al giornalista che viene chiamato a rispodere in "correità con la talpa che gli ha fornito l'informazione".
Queste pene sono aumentate se il fatto riguarda comunicazioni di servizio di agenti dei servizi. La pena massima è stata aumentata dal governo a sei anni (il testo licenziato dalla Camera ne prevedeva 5) perchè così, tra l'altro, si tratta di un reato intercettabile.
Chiunque pubblichi intercettazioni di cui sia stata ordinata la distruzione o che risultino estranee alle indagini potrà essere punito con il carcere da 6 mesi a 3 anni.

Preti avvisati, mezzi salvati

Tra i tanti emendamenti approvati, ce ne è anche uno che avvantaggia inspiegabilmente i preti. La norma varata prevede di dare immediato avviso al Vaticano se un pm intercetta un uomo di chiesa.







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» Curricula Dirigenti e Capi di Settore
*C.V. Dott. Scafidi Manlio Segretario Generale.
*C.V. Sig.ra Pirrone Nunzia Responsabile Settore Amministrativo e del Settore Servizi Sociali.
*C.V. Rag. Fontanetta Biagio Responsabile Settore Economico-finanziario e del Settore Personale.
*C.V. Arch. D'Arpa Sandro Responsabile Settore Urbanistica e del Settore Lavori Pubblici.
*C.V. Dott. Croce Antonio Responsabile Settore Vigilanza (Polizia Municipale).
*C.V. Sig. Tricoli Antonino Responsabile Settore Attività Produttive, Tributi ed Acquedotto

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