lunedì 31 maggio 2010

Sicilia i Termovalorizzatori "puzzano" di mafia

Quei termovalorizzatori mai costruiti 'puzzano' di mafia

La "denuncia" di Lombardo e "l'affare più grande che in Sicilia si sia concepito"



La Guardia di finanza, coordinata dalla Procura di Palermo che ha aperto un'inchiesta su presunte infiltrazioni mafiose nell'affare dei termovalorizzatori in Sicilia, ha eseguito ieri alcune perquisizioni nelle sedi di tutte le associazioni temporanee di impresa, delle società consortili e delle agenzie pubbliche interessate alla costruzione degli inceneritori. Le perquisizioni sono state effettuate a Milano, Roma, Palermo, Cagliari, Caltanissetta, Enna e Agrigento. Gli inquirenti avrebbero già riscontrato alcune anomalie nell'ambito degli ingenti flussi finanziari attorno all'operazione dei termovalorizzatori e adesso stanno indagando per verificare non solo l'esistenza di infiltrazioni della mafia ma anche di eventuali episodi di corruzione e altre irregolarità.
La Procura di Palermo sta indagando sul bando di gara per la realizzazione di quattro termovalorizzatori - uno a Bellolampo (Palermo), uno a Casteltermini (Agrigento), Paternò (Catania) e Augusta (Siracusa) - mentre nei giorni scorsi il presidente della Regione Siciliana Raffaele Lombardo aveva denunciato più volte, attraverso la stampa, che dietro ai termovalorizzatori c'erano anche ingenti interessi delle cosche mafiose e per questo aveva consegnato una memoria alla Procura. "Quello dei termovalorizzatori è l'affare del secolo, il più grande che in Sicilia si sia concepito [...] La mafia si è infilata in un sistema che le avrebbe consentito [...] un affare che avrebbe fruttato, chi dice cinque, chi dice sette miliardi di euro, e una rendita annua di centinaia di milioni di euro per i prossimi 20-30 anni", aveva denunciato Lombardo parlando all'Ars un mese fa della sua vicenda giudiziaria (LEGGI).
Tra le aziende perquisite la Falck, che capeggiava tre dei quattro raggruppamenti di impresa assegnatari dell'appalto, la Daneco Gestione Impianti e l'ente appaltante: l'Arra, l'Agenzia Regionale Rifiuti ed Acque. Perquisita anche la Altacoen, ditta ennese, ammessa alla gara anche se priva di certificato antimafia, della quale il Governatore aveva parlato particolarmente, un'impresa indicata come vicina al boss Nitto Santapaola che avrebbe dovuto realizzare il termovalorizzatore di Paternò.


La Guardia di Finanza del Comando Provinciale di Palermo in un comunicato ha aggiunto che la vicenda dei termovalorizzatori, che ha avuto inizio con le gare d'appalto indette nel 2002 dall'allora commissario straordinario per l'emergenza rifiuti - l'allora presidente della regione Sicilia, Salvatore Cuffaro -, è "già nota alle cronache a motivo dell'annullamento, decretato dall'Alta Corte di Giustizia Europea, poi intervenuto in esito alla mancata attuazione delle procedure europee per il bando di gara". Dopo le dimissioni dell'ex governatore Cuffaro, il nuovo governo di Raffaele Lombardo ha deciso di sospendere il piano dei rifiuti e di annullare le gare per i termovalorizzatori.
Le due imprese che vinsero la gara d'appalto sono Actelios del gruppo Falck, che avrebbe dovuto realizzare tre impianti, e Waste, incaricata per il quarto. Non è ancora stato possibile avere un commento di Waste mentre Actelios ha dichiarato di aver consegnato alla Guardia di Finanza la documentazione richiesta: "Actelios SpA [...] comunica, in merito a un'indagine contro ignoti, di aver consegnato alla Guardia di Finanza tutta la documentazione inerente la partecipazione alla procedura ad evidenza pubblica del 9 agosto 2002, richiesta nell'ambito delle attività di acquisizione dei documenti presenti all'interno delle proprie sedi".

E intanto ieri sera il governatore siciliano Raffaele Lombardo è stato sentito, come "persona informata sui fatti", dai pm di Palermo che indagano proprio sulle presunte infiltrazioni mafiose e irregolarità nella realizzazione dei termovalorizzatori in Sicilia. Lombardo ha risposto alle domande dei sostituti Nino Di Matteo e Sergio De Montis e dell'aggiunto Leonardo Agueci.
Il presidente, sentito per un paio d’ore dai magistrati, ha chiarito alcuni punti dell’esposto presentato in marzo dall’assessore all’Energia del suo governo, Pier Carmelo Russo, dove si faceva riferimento ai costi esorbitanti della gestione commissariale dei rifiuti nell'Isola (209 milioni di euro, 40 dei quali assorbiti dalla macchina burocratica) e si ricostruiva l'iter, iniziato nel 2002 con il Piano regionale sulla gestione dei rifiuti, che ha condotto al progetto di quattro mega termovalorizzatori.
Dall'interrogatorio reso ieri sera da Lombardo, sarebbero emerse, come apprende l'Adnkronos, "informazioni utili".


L'INCHIESTA - La lunga storia dei termovalorizzatori siciliani, finiti sotto inchiesta prima ancora di essere realizzati, potrebbe essere scritta nell’enorme mole di documenti sequestrati ieri dalla Guardia di Finanza. Centinaia di pagine acquisite dalle Fiamme Gialle negli archivi delle società che si aggiudicarono la gara per la costruzione - poi annullata dalla Corte di Giustizia Europea - che potrebbero rivelare un accordo spartitorio tra imprenditori interessati ad accaparrarsi i lavori, presunte infiltrazioni mafiose e funzionari pubblici compiacenti pronti a chiudere un occhio in cambio di tangenti. Un affare da 4 miliardi di euro stoppato da una sentenza che, nel 2007, bocciò la gara per difetto di publicizzazione. Ma secondo i pm della Dda di Palermo ci sarebbe ben altro che vizi di forma.
La vicenda dei termovalorizzatori emerge in diverse inchieste: quella per concorso esterno in associazione mafiosa a carico dell’ex governatore siciliano Salvatore Cuffaro; quella sul progetto di realizzazione dell’inceneritore di Bellolampo. Spunti investigativi messi insieme dai pm dopo la presentazione in Procura di un dossier sugli impianti da parte dell’assessore regionale all’Energia Russo, più volte sentito dai magistrati e dopo la denuncia del Governatore. Il dossier del governo regionale, dunque, è l’ultimo campanello d’allarme che induce i pm a disporre un’indagine generale su tutti e quattro gli impianti. E per far luce sul business incompiuto, definito da Lombardo "l’affare del secolo", la Procura ha delegato alla Finanza la perquisizione delle sedi di tutte le associazioni temporanee di impresa vincitrici della gara, delle società consortili e dell’Arra, l’agenzia regionale dei rifiuti e delle acque che fu l’ente appaltante.

L’ipotesi investigativa è quella di un accordo di cartello tra le quattro Ati aggiudicatarie che, con la compiacenza di funzionari pubblici a cui sarebbero andate tangenti, si sarebbero spartite a tavolino i lavori e poi, dopo la bocciatura europea, avrebbero fatto andare deserte le gare successive per indurre la Regione ad abbandonare la strada del bando pubblico. Un’intesa, quella ipotizzata, che risalirebbe a prima del 2002 quando, attraverso l’Arra, la Regione bandì la gara. Della vicenda si occuparono l’ex presidente della Regione Salvatore Cuffaro, in qualità di commissario straordinario dell’emergenza rifiuti, e il suo vice Felice Crosta. Ad aggiudicarsi l’appalto furono quattro raggruppamenti di imprese: la Pea di cui faceva parte la Safab, poi coinvolta in un’inchiesta di corruzione, la Platani Energia Ambiente, la Tifeo e la Sicil Power. Tre Ati erano capeggiate dal gruppo Falck e uno da Waste Italia. Diversi i punti da chiarire: dalla partecipazione alla gara di un’impresa, la Altecoen, priva di certificazione antimafia – la ditta venne estromessa, ma la gara proseguì -, alla costituzione delle Ati in presenza dello stesso notaio. E ancora i criteri scelti per l’individuazione dei siti sui quali dovevano sorgere i termovalorizzatori: Palermo, Casteltermini, Augusta e Paternò. Aree individuate, su previsione del bando, dalle stesse ditte che avevano presentato le offerte teoricamente al buio senza la minima sovrapposizione territoriale. La gara fu però annullata dalla Corte di Giustizia Europea che contestò il mancato rispetto della procedura di evidenza pubblica imposta dalla direttive europee. Le due successive bandite l’anno scorso sono andate deserte.

[Informazioni tratte da Adnkronos/Ing, Ansa, Reuters.it, AGI]

- Termovalorizzatori siciliani: tutto da rifare (Guidasicilia, 23/07/08)



 
Pregiatissimo Presidente Lombardo,
 

oggi le voglio raccontare la storia di un paese sui Nebrodi.

Mazzara' S. Andrea, denominata la citta' dei vivai.

Il paese e' posto alle pendici di una collina , incorniciato da uliveti e agrumeti, un'economia dedita da sempre alla coltura di alberi da frutto e ulivi. Tutto intorno orti bellissimi e fertili.

Ma dall'aprile di quest'anno la discarica , che porta il nome del paese, e' stata riaperta.

Oggi gli abitanti del luogo non possono permettersi piu' di aprire le loro finestre , perche' il tanfo mefitico proveniente dalla discarica, ammorba l'aria e avvolge questo laborioso paese in una nube di vapori putrescenti. Non oso immaginare dove vada a finire il percolato che si produce in quella discarica, considerato la natura idrogeologica di quella zona , cosi' ricca di falde acquifere.

Sappiamo che ogni giorno, in processione, compattatori provenienti dai comuni della provincia palermitana, si dirigono verso la discarica di Mazzara' S. Andrea. Sappiamo che il costo giornaliero per il trasporto e l'abbancamento dei rifiuti nella discarica del messinese, ammonta tra i seicento e i milleduecento euro per ogni compattatore, e che la Regione si fa carico del 60-70% dell'ammontare del costo. E quando entra in gioco la Regione , significa che partecipiamo tutti a questi costi.

Queste cifre sono un affronto al buon senso.

 
Lo sa Pregiatissimo Presidente quanto costa un impianto di compostaggio a cumuli rivoltati, capace di smaltire l'ammontare dell'umido di un comune come Carini? Trentamila euro. E per creare dei centri di raccolta di multimateriale ( vetro, plastica, metalli, carta), materiale da avviare alle piattaforme Conai, corredandoli di semplici scarrabili? Poco, due settimane di viaggi a Mazzara' S. Andrea.
 
Nel Suo Piano Anticommissariamento, e' prevista l'apertura di nuove discariche. Orrore.

Stiamo parlando di creare fosse dove andranno perduti materiali che e' possibile riciclare , riutilizzare e recuperare fino all'80%.

Rifiuti Zero Palermo oltre a difendere l' ambiente, sostiene l'importanza che indiscussi benefici economico-occupazionali, troverebbero realizzazione da una corretta gestione dei rifiuti.

Vogliamo un'impreditoria giovane, sana e siciliana . Lei ce la deve.

Per mesi Lei ha motivato il suo No deciso agli inceneritori, paventando il rischio di manovre affaristico-mafiose. Come mai non ne parla piu? Si sono forse defilati tutti i mafiosi e i loschi affaristi?

 
La Sicilia oggi vale cinque miliardi di euro. Tanto ammonta il business degli inceneritori.

Giovanni Falcone affermava che per rintracciare gli affari mafiosi, era sufficiente dirigere l'attenzione verso i grandi appalti.

E questo grande business ce lo stanno imponendo dall'alto. L'emergenza rifiuti della citta' di Palermo sara' come un cavallo di Troia per la Sicilia tutta. Sotto l'egida della Protezione Civile, blinderanno questa nostra meravigliosa isola.

 
La citta' di Troia aveva alte mura inespugnabili, ma per la cecita' dei suoi governanti anzicche' dare fuoco al cavallo e ai trenta soldati greci, fu espugnata e distrutta.
 
Cinque miliardi di euro sono tanti. Ma mi e' stato insegnato che le cose che veramente contano, Pregiatissimo Presidente, sono quelle che nessun denaro potra' mai comprare.

 

Palermo , 27 giugno 2010

 

 

 

 

Donatella Costa

Presidente Rifiuti Zero Palermo

costa_donatella@libero.it




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