martedì 25 maggio 2010

Santoro resta in Rai: «Fughe di notizie Impossibile Cambiare



*Denunciato il Sindaco per deturpamento delle bellezze naturali
*Il Vespro Mese di Giugno: Isola delle Femmine fare chiarezza in consiglio pag.10.11.12 e la rubrica Caro “Sindaco” Portobello Professore Gaspare pag 40 e 41
*Intercettazioni, Libertà di Stampa Berlusconi Santoro…….
*Cementeria Buzzi Unicem Osservazioni alla Valutazione Impatto Ambientale
*Caro "Sindaco" Prof Gaspare Portobello Mafia o Antimafia?
*Arrivano i Commissari ad Acta per Bilanci Consuntivi 2009
*CANTIERI LAVORO
*Servizio Idrico Legge Finanziaria Regione Sicilia 11/2010 art 49
*Commissariamento dei Comuni per inadempienze per gestione rifiuti?
*Basta MUNNEZZA per le strade di Isola delle Femmine
*Isola delle Femmine: Chi è lo sciacallo?
*Berlusconi: “..magari gli viene in mente di sparargli un colpo in testa”
*Munnezza a Isola delle Femmine Costi e Ricavi?

*Caro "Sindaco" Prof Gaspare Portobello Mafia o Antimafia?
*Non chiamiamoli più rifiuti!
*Basta MUNNEZZA per le strade di Isola delle Femmine
*Munnezza a Isola delle Femmine Costi e Ricavi?
*ATO IDRICO PA 1 Assemblea 7 8 giugno 2010
*Lavoro, protesta dei precari degli enti locali
*La manovra finanziaria " Lacrime e sangue"
*La Sicilia Le maggioranze Trasversali sul Servizio Idrico ARIA FRITTA
*Isola delle Femmine Distributore di benzina al Porto Pescatori o Diportisti?
*Italcementi, non condanniamo la torre alta 120 metri
*I Beni Comuni nello spezzatino del Federalismo
*Donatella Costa Lettera al Presidente regione Sicilia Raffaele Lombardo
*Libertà di Stampa e Regime
*La munnezza di Isola delle Femmine vale tanto oro quanto pesa
*SiciliaMafiopoli: IL CASO GENCHI PELLERITO termovalorizzatori e........
*TRASFERIMENTO DEFINITIVO ALL’ATO PA1 DI ALCUNI DIPENDENTI Delibera impegno riassunnzione da parte dei Comuni
*Mi Illumino di Incenso
*ATO Idrico gara da Rifare
*SINDACO: Punito perchè virtuoso
*Lombardo: "Ecco i nemici del cambiamento"
*Corte dei Conti INDAGINE funzionamento ATO PA 1
*ATO Rifiuti Sentenza Corte Conti Tariffe Competenza Comuni
*ATO Idrico Pa1 Struttura tariffa e agevolazioni
*FEDERALISMO Demaniale
*Piccolo apologo sul paese illegale
*Indagato il sindaco Cammarata per la discarica di Bellolampo
*Sicilia i Termovaloroizzatori "puzzano" di mafia
*Presentazione del Rapporto sulle tecniche trattamentio rifiuti
*La manovra finanziaria " Lacrime e sangue"
*Attuazione Art. 4 Legge4/3/2009, n. 15, ricorso per l'efficienza delle amministrazioni e dei concessionari di servizi pubblici.
*BANCA D’ITALIA Relazione Annuale
*"Sindaco" Gaspare Portobello Mafia o Antimafia
*Sindaco Portobello: Chi è lo sciacallo?
*Rapporto sulle tecniche di trattamento dei rifiuti

Denunciato il Sindaco per deturpamento delle bellezze naturali


Un esposto denuncia per deturpamento delle bellezze naturali di Isola delle Femmine, sarà presentato ai Carabinieri della locale stazione dal gruppo consiliare di opposizione “Rinascita Isolana”. A comunicarlo con una nota è lo stesso movimento politico, che addita la gestione del servizio di raccolta rifiuti in paese, amministrata anche ad Isola delle Femmine dall’Ato Palermo 1. Da tempo la cittadina marinara –scrive Rinascita Isolana- è invasa da tonnellate di rifiuti, che insistono – in cumuli di notevoli dimensioni – in diverse aree dell’abitato, nella zona costiera e lungo la Strada Statale 113 - in prossimità dello svincolo autostradale dell’A 29 – determinando –sottolinea- un indubbio e avvilente scempio visivo e producendo esalazioni maleodoranti. Ciò non solo rappresenta un serio pericolo per la salute dei cittadini e per la circolazione stradale, -si legge ancora nella nota del movimento politico- ma costituisce anche un sicuro vulnus alle bellezze naturali isolane e al connesso diritto di abitanti e visitatori di goderne. In particolare, si registra un’elevata concentrazione di rifiuti lungo la costa, -dichiara il gruppo consiliare di opposizione- all’interno dell’Area Marina Protetta – Riserva Naturale Orientata Capo Gallo/Isola delle Femmine, in prossimità della Torre Saracena; inoltre una sorta di discarica di almeno 50 mq.
Continua su….
http://isolapulita.blogspot.com/2010/06/isola-delle-femmine-munnezza-in-attesa.html

AMBIENTE, CUTINO, DANNO ERARIALE, DEBITO VERSO ATO PA1, DIONISI, DISCARICHE, giucastro, ISOLA DELLE FEMMINE, ISOLE ECOLOGICHE, PALAZZOLO, PALazzotto, PORTOBELLO, RACCOLTA DIFFERENZIATA, RISO, SALUTE,Munnezza





ATO PA1 il rattoppo dell'emergenza rifiuti
I sindaci Proprietari nonché clienti dell’ATO PA1 hanno firmato l’ennesimo piano Che prevede per ogni Comune Proprietario e cliente il versamento di quote mensili più alte fino a ottobre, allo scopo di adeguare il servizio di raccolta dell’immondizia al notevole aumento della popolazione nel territorio che si verifica con l’arrivo dell’estate.
Il presidente dell’ATO PA1, che i Comuni Proprietari/Clienti hanno nominato, Giacomo Palazzolo ha intimato ai sindaci che è necessario versare le quote mensili puntualmente e avviare tempestivamente una massiccia campagna di raccolta differenziata porta a porta, per separare i rifiuti secchi da quelli umidi.
Alla prossima riunione dei Sindaci Proprietari/Clienti dell’ATO PA1 revocheranno dall’incarico il Consiglio D’amministrazione da loro eletto!
Cittadini è una bella presa per il CULO non trovate?

http://isolapulita.blogspot.com/2010/06/isola-delle-femmine-munnezza-in-attesa.html







LA MISURA E’ COLMA – SEGNALAZIONE ALLA PROCURA DELLA REPUBBLICA CONTRO SILVIO BERLUSOCNI PER IL REATO DI ATTENTATO ALLO STATO

di Paolo Farinella, prete 'class=

Sarò assente una settimana, al mio ritorno vi dico dove sono stato e perché. Ora vi trasmetto ilo testo che avrei preparato e che la settimana prossima consegnerò ad un avvocato perché proceda. Bisogna fermarlo, adesso. Paolo Farinella, prete

LA MISURA E’ COLMA
SEGNALAZIONE ALLA PROCURA DELLA REPUBBLICA

Con dichiarazioni pubbliche e inequivocabili, fatte il giorno 9 giugno 2010, come documentato dalla libera stampa allegata, il presidente del consiglio dei ministri «pro tempore», Silvio Berlusconi ha definito «inferno» le garanzie stabilite dalla Carta Costituzionale e ha continuato a denigrare le istituzioni di garanzia come la Corte Costituzionale dello Stato, incorrendo così – e non è la prima volta – nel reato di attentato contro la Costituzione e organi costituzionali, in forza della legge n. 85 del 24 febbraio 2006 che ha modificato il codice penale e in particolare gli artt. 283 (Attentato contro la Costituzione dello Stato) e art. 289 (Attentato contro organi costituzionali e contro le assemblee regionali). La violenza si evince dalla virulenza delle parole accompagnate dalla mimica corporea che solo in video è possibile valutare.

Questo insulto ultimo in ordine cronologico contro le Istituzioni di garanzia, a mio parere, rendono inadatto a governare chi le pronuncia che ha il dovere di essere garante della difesa della Carta costituzionale sulla quale ha avuto anche l’impudenza di «giurare» più di una volta, configurando così il suo modo di concepire il governo inficiato anche dall’immoralità dello spergiuro.
Io, Paolo Farinella, prete, cittadino italiano, datore di lavoro in quota non elettore del sig. Berlusconi Silvio e quindi all’opposizione, pretendo che egli sia, si comporti e parli all’altezza del mandato «pro tempore» che ha ricevuto per esercitare un servizio alla Nazione come prescrive l’art. art. 54 della Carta Costituzionale: «Tutti i cittadini hanno il dovere di essere fedeli alla Repubblica e di osservarne la Costituzione e le leggi. I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore, prestando giuramento nei casi stabiliti dalla legge». «Disciplina e onore» significa rispetto e ossequio non stravolgimento e insulto, compostezza istituzionale e responsabilità del ruolo non denigrazione e attacchi sempre più virulenti di tutte le forme di garanzia che sono i cardini dei uno Stato democratico.

Poiché le esternazioni, al limite della patologia, sono avvenute in pubblico, davanti a centinaia di persone, con la presente segnalo a codesta Procura di volere verifica se non esiste un reato di attentato allo Stato per dileggio sistematico, recidivo e recrudescente della Suprema Legge che regola l’equilibrio dei poteri costituzionali garantiti, quell’equilibrio che il suddetto non ha né potrà mai avere perché immerso nel suo «peccato originale»: il culto di se stesso come via per instaurare in Italia una forma di dittatura senza Costituzione.

Poiché sulla Costituzione il presidente del consiglio dei ministri e tutto il suo governo hanno giurato promettendo «fedeltà e leale osservanza» come recita la formula: «Giuro di essere fedele alla Repubblica, di osservarne lealmente la Costituzione e le leggi e di esercitare le mie funzioni nell’interesse esclusivo della nazione» prescritta dall’art. 1, comma 3, della legge n. 400/88.

Il giuramento non è un atto di mero protocollo, ma rappresenta l’espressione del dovere di fedeltà che incombe in modo particolare su tutti i cittadini ed, in modo particolare, su coloro che svolgono funzioni pubbliche fondamentali (in base all’art. 54 della Costituzione). Infatti la data del giuramento è discriminante perché costituisce l’invalicabile «terminus a quo» da cui cominciare a contare i dieci giorni entro i quali, il Governo è tenuto a presentarsi davanti a ciascuna Camera per ottenere il voto di fiducia. Il fatto è così evidente che il Presidente del Consiglio e i Ministri assumono le loro responsabilità non dal momento della fiducia, ma dal preciso istante in cui con il giuramento davanti al Capo dello Stato, questi firma il decreto di nomina, prima ancora della fiducia.

Tutto ciò premesso e considerato, chiedo a codesta Procura di volere procedere a termini di Legge. Si allegano alcuni quotidiani del giorno 10 giungo 2010 che dedicano ampio spazio alla violenza oratoria con cui il Presidente del Consiglio dei Ministri ha violentato e deturpato pubblicamente la Carta Costituzionale Italiana, di cui io e molti altri andiamo fieri.


Genova 10 giungo 2010
Paolo Farinella, cittadino sovrano, prete

fonte: http://www.facebook.com/note.php?note_id=396365064411&id=587127860


Attentato alla Costituzione

Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.

Nel diritto penale italiano, l’Attentato contro la Costituzione dello Stato è il reato previsto dall’art. 283 del codice penale (come modificato dalla legge 11 novembre 1947, n. 1317), commesso da chiunque «commette un fatto diretto a mutare la costituzione dello Stato, o la forma del Governo, con mezzi non consentiti dall’ordinamento costituzionale dello Stato».

Classificato come delitto contro la personalità dello Stato (e tecnicamente come un delitto di attentato), prevede la pena della reclusione non inferiore a dodici anni.

Da alcuni osservatori (ad esempio l’Antolisei) si è rilevato che poiché nell’attuale regime repubblicano la forma del governo è precisamente determinata dalla Costituzione, la menzione dell’attentato alla forma di governo appare tautologica dopo l’immediatamente precedente riferimento alla Carta.

La fattispecie individuata da questa norma non richiede un generico mutamento della Costituzione, ma soltanto quel mutamento che sia effetto di azioni differenti da quelle previste nella Carta stessa (più di un autore ha peraltro rilevato che basti la differenza dalle previsioni costituzionali, non occorrendo che si tratti di azioni vietate). Circa la mutazione della Costituzione, non ne è necessario il conseguimento, bastando il mero atto idoneo che sia diretto in maniera non equivoca a realizzarla.

Di questo reato sono stati accusati in tempi recenti, con un certo clamore, i responsabili della loggia P2 (insieme ai vertici dei servizi segreti italiani), ma in fatto ed in diritto la Corte di Assise di Roma non raggiunse prova delle accuse ascritte, così confermata anche dalla II Corte di Assise di Appello. Oltre agli esponenti della loggia massonica P2, in tempi più recenti sono stati incriminati per questo reato numerosi dirigenti del partitoLega Nord“.

A seguito dell’approvazione, durante il governo Governo Berlusconi III, della legge n° 85/2006 recante «Modifiche al codice penale in materia di reati di opinione» , la pena edittale per questa fattispecie criminosa è stata drasticamente alleggerita.

Si riporta l’art. 1 della predetta legge:

1. L’articolo 283 del codice penale è sostituito dal presente:

«Art. 283 – (Attentato contro la Costituzione dello Stato) – Chiunque, con atti violenti, commette un fatto diretto e idoneo a mutare la Costituzione dello Stato o la forma di governo, è punito con la reclusione non inferiore a cinque anni».

L’intera legge è stata pesantemente criticata tanto in dottrina quanto nel dibattito politico essendo, tra le altre censure di cui è stata oggetto, evidentemente e geneticamente viziata dall’esigenza di sottrarre gli esponenti leghisti incriminati a più pesanti responsabilità penali, aprendo altresì la porta all’impunità a causa dell’arretramento dei termini di prescrizione causato dalla diminuzione delle pene edittali.

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fonte: http://it.wikipedia.org/wiki/Attentato_alla_Costituzione




Rsf: Disubbidite, pubblicheremo noi i vostri articoli




di Jean-François Julliard

tutti gli articoli dell’autore

I senatori italiani sono oggi l’ultimo baluardo democratico (lo erano, perché mentre pubblichiamo questo articolo di fatto la legge al Senato è passata; n.d.m.) contro il progetto di legge sul divieto di pubblicazione delle intercettazioni telefoniche o delle informazioni relative a indagini in corso. Il testo prevede sanzioni penali ed economiche, multe che possono raggiungere più di 450mila euro per gli editori di giornali o per media audiovisivi che dovessero diffondere documenti o registrazioni audio e video realizzati nel corso di una indagine giudiziaria.

Se il testo fosse ratificato oggi, i senatori impedirebbero de facto qualunque indagine giornalistica nel campo giudiziario. Prigioni o multe sproporzionate, le pene in cui possono incorrere i contravventori rappresentano in effetti una vera censura, un ostacolo economico e penale inammissibile alla libertà di informare su uno degli aspetti principali di una società democratica.

Nessuno mette in discussione il principio dell’indipendenza dei magistrati italiani, unici titolari del compito di pronunciarsi sui dossier giudiziari. Ma la storia ci ha dimostrato che la stampa ha spesso, e molto largamente, contribuito con le sue inchieste a far progredire dei casi, se non addirittura impedito che essi cadessero nell’oblio o nell’impunità. E se è vero ed evidente che l’Italia non può essere ridotta ai suoi problemi di corruzione o alle attività mafiose, è anche certo che questi temi non possono essere “legalmente” seppelliti da un testo che legittima il blackout mediatico. I giornalisti italiani possono sin da ora contare sulla solidarietà di Reporters sans frontières per pubblicare simbolicamente sul nostro sito i dati che dovessero cadere sotto il colpo di questa censura.

Una decina di giornalisti italiani vivono sempre sotto protezione della polizia per aver indagato su questi temi giudiziari e per averli pubblicamente denunciati. Questo unico fatto avrebbe dovuto convincere da molto tempo i parlamentari ad abbandonare questo progetto. Non mescoliamo d’altra parte i ruoli. I giornalisti non sono responsabili né del contenuto di queste intercettazioni né degli scandali che esse permettono di mettere in evidenza. La loro pubblicazione in extenso nei media non costituisce diffamazione ma è di interesse pubblico e costituisce, d’altra parte, uno dei principali vettori che permettono di rinforzare le indagini pubblicate. Allo stato, il progetto di legge metterebbe i giornalisti in una posizione schizofrenica, stretti tra l’esigenza di fornire la documentazione indispensabile per chiarire ciò che scrivono e la proibizione legale di fornirle ai propri lettori.

Noi facciamo appello a ogni senatore perché non si renda complice di una legge liberticida e totalmente incompatibile con gli standard democratici europei che le assemblee parlamentari devono incarnare e garantire. La posta in gioco di questa legge supera d’altra parte l’ambito nazionale.

Se l’Italia, membro fondatore dell’Unione europea, dovesse approvare questo testo di legge, il segnale inviato ai paesi extra europei sarebbe catastrofico e incoraggerebbe un buon numero di dittature a “ispirarsi” opportunamente a questo testo per limitare la capacità investigativa della stampa locale. Secondaria agli occhi di alcuni, questa dimensione del problema non può, non deve, essere trascurata.

(Traduzione di Marina Fortuna)

10 giugno 2010

fonte: http://www.unita.it/index.php?section=news&idNotizia=99812





Santoro a Berlusconi: «Non è riuscito né a domare né a comprare Annozero»

Santoro a Berlusconi: «Non è riuscito né a domare né a comprare Annozero»

http://www.ilmessaggero.it/MsgrNews/HIGH/20100609_santoro2.jpg

«La nostra tv è solo santi, carabinieri e puttane»

Masi non va in Vigilanza: è scontro. Zavoli: sconcertato

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ROMA (9 giugno) – «Annozero è un cavallo che lei non è riuscito né a cavalcare, né a domare, né a comprare. Vediamo se ci sarà nel palinsesto della prossima stagione. Comunque sia è un cavallo che continuerà a correre». Lo ha detto stasera Michele Santoro – nell’anteprima di Annozero – rivolgendosi direttamente al premier Silvio Berlusconi. Annozero, con la puntata di stasera, si congeda dal pubblico dopo un anno carico di polemiche e anche di incertezze sul suo stesso futuro. Santoro, lunedì scorso, ha avuto rassicurazioni dal presidente della Rai, Paolo Garimberti, ma il direttore generale, Mauro Masi, ha ricordato che è lui a decidere sul palinsesto.
«La nostra televisione è diventata un po’ fascista tra virgolette. Non perchè inneggi al Duce ma perché ha abdicato al conformismo», ha tuonato Santoro, che ha paragonato la nostra tv a un Macdonald’s dove tutto è semplice e banale. «È impensabile – dice il conduttore – per noi produrre serie come i Soprano, Lost o dottor House. La nostra televisione si riduce a questo: santi, carabinieri e puttane».
Quindi riferendosi alla minaccia di Berlusconi (poi smentita) sulla possibilità di non firmare il contratto di servizio qualora rimangano in Rai trasmissioni faziose, Santoro ha detto: «C’è stata una affermazione di Silvio Berlusconi che poi è stata anche smentita. Poniamo che lui abbia veramente detto: “Se ci saranno ancora in Rai trasmissioni che criticano il governo allora non firmo il contratto di servizio”. Questo vuol dire che la Rai perderà il canone. Bene, io ho sognato di diventare per un attimo direttore generale della Rai, anzi della “Raiperunanotte”, e allora gli avrei detto davanti alle telecamere una frase di questo tipo: “Veramente lei farebbe una caso del genere?” Allora la faccia, anzi faccia una cosa, si riprenda tutti gli uomini che ha messo nella nostra azienda e così finalmente possiamo farci una bella partita Rai contro Mediaset e sono sicuro che questa partita la Rai la vince».
«È stravagante che un’azienda paghi per mandar via uno che gli porta audience o che non faccia trasmissioni giornalistiche in campagna elettorale», ha detto oggi il segretario del Pd Pier Luigi Bersani, a Repubblica tv, rilanciando la proposta del Pd di un amministratore delegato che «gestisce l’azienda, ne risponde e non accetta telefonate da nessun politico».

Rai, Masi non va in Vigilanza: è scontro.
Il direttore generale della Rai intanto non parteciperà giovedì all’audizione in Commissione di vigilanza. Con una lettera Masi ha fatto sapere al presidente Sergio Zavoli, ai vicepresidenti e ai capigruppo la sua impossibilità di rispondere alla convocazione del presidente Sergio Zavoli.
«Le tematiche di maggior rilevanza e strategicità, su tutte la definizione dei palinsesti per il prossimo autunno, sono attualmente all’esame del consiglio di amministrazione i cui lavori sono stati aggiornati a domani alle ore 12 e dunque in concomitanza con la prevista audizione», ha scritto Masi, che dunque non rispondererà alla convocazione di Zavoli. Da qui la richiesta di rinviare la data dell’audizione «all’esito delle determinazioni assunte dal consiglio d’amministrazione».
«Leggo, sconcertato, le motivazioni che accompagnano la richiesta di rinviare la Sua audizione fino a quando non potrà disporre delle determinazioni assunte dal consiglio di amministrazione; e, immaginando le domande che Le verrebbero rivolte, mi anticipa, arbitrariamente, che non sarebbe in grado di rispondere!», ha replicato irritato Zavoli, in una lettera inviata a Masi. «Forse Le sfugge – aggiunge Zavoli nella missiva – il significato dell’invito a fornire in Commissione una serie di notizie sull’andamento delle molte questioni che investono la credibilità del Servizio pubblico, talune riferite a ciò che Lei cita, ma altre, ben più numerose e complesse, ormai di argomento quotidiano. Le ricordo, infine, che La richiesta di ascoltarLa Le viene da una Commissione bicamerale che, per la giurisprudenza costituzionale, è l’editore dell’Azienda da Lei diretta».

«Da che mondo è mondo quando la commissione di Vigilanza convoca il direttore generale della Rai, lo stesso è tenuto a presentarsi, a maggior ragione quando l’audizione è stata concordata meno di 48 orsono. Avere il cda della Rai alle ore 12 non impedisce, e spero non impedirà, al dg Masi di venire in Vigilanza alle 14, magari sospendendo i lavori del consiglio d’amministrazione per una sola ora. Personalmente chiederò agli uffici della commissione di predisporre un mini-servizio catering utilizzabile anche dal direttore generale», ha commentato il senatopre Fabrizio Morri, capogruppo Pd in commissione di Vigilanza. «Fuori dagli scherzi – conclude Morri – voglio davvero sperare che il direttore generale trovi il modo di non offendere il Parlamento rifiutandosi di affrontare i gravi problemi che investono la Rai».

Zavoli, nella riunione di ieri della Viilanza aveva convocato con urgenza Masi, «per avere a quel livello di responsabilità risposte per garantire serenità e certezza, con l’assunzione di provvedimenti che mettano ordine in vicende che ci inquietano». Già il 25 maggio la Commissione di Vigilanza della Rai aveva deciso di convocare il direttore generale della Rai per chiedere chiarimenti in merito alla possibile rescissione consensuale del contratto tra l’azienda e Michele Santoro, sul caso della rinuncia alla conduzione del Tg1 da parte di Maria Luisa Busi, oltre che al piano industriale e all«oscuramentò di Rai News.

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fonte: http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=105781&sez=HOME_INITALIA



Senato, via libera al ddl intercettazioni. «Oggi è la morte della libertà», i deputati del Pd escono dall’aula

Seduta iniziata in ritardo per l’occupazione dell’emiciclo da parte dei senatori dell’Idv

Senato, via libera al ddl intercettazioni

I deputati del Pd escono dall’aula: «Oggi è la morte della libertà». Di Pietro: «Napolitano non promulghi la legge»

I senatori dell'Idv occupano l'aula di Palazzo  Madama

I senatori dell’Idv occupano
l’aula di Palazzo Madama

ROMA – Il Senato ha dato il via libera al ddl sulle intercettazioni. Il testo emendato su cui il governo ha posto la fiducia è stato approvato con 164 voti a favore e 25 contrari. I parlamentari del Pd hanno invece abbandonato l’aula in segno di protesta: «Questa è la morte della libertà». Ora tornerà alla Camera per una nuova lettura e un voto che potrebbe essere quello definitivo. Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini nei giorni scorsi avevano infatti raggiunto un’intesa che, assieme alla fiducia, dovrebbe blindare il provvedimento e metterlo al riparo da ulteriori sorprese. Poi potrà passare al vaglio del presidente della Repubblica ed essere promulgato. Ma già in mattinata il leader dell’Idv, Antonio Di Pietro, aveva lanciato un appello al capo dello Stato affinché non firmi la legge, considerata dai dipietristi illegittima. E, in ogni caso, ha spiegato che il suo partito è già pronto a lanciare una campagna referendaria per chiedere agli italiani di respingere al mittente il provvedimento.
BAGARRE - L’inizio di seduta è stato alquanto concitato. Quattordici senatori dell’Idv hanno infatti occupato l’aula di Palazzo Madama mercoledì sera e non l’hanno abbandonata per tutta la notte, piazzandosi in particolare sui banchi del governo. Il presidente Renato Schifani li aveva invitati più volte ad abbandonare la posizione consentendo l’inizio dei lavori, ma al loro rifiuto aveva disposto la loro espulsione consentendone però la riammissione al momento del voto. Solo a quel punto la seduta ha potuto avere inizio. Di Pietro ha duramente criticato l’espulsione e parlato di «stato di illegalità permanente nel Parlamento». «E’ un atto di prevaricazione che neanche ai tempi di Mussolini si sarebbe fatto – ha aggiunto -. C’è una maggioranza appecoronata a questo governo, se ne deve andare a casa. Invito i cittadini a ribellarsi». L’Idv ha in ogni caso annunciato di avere registrato dei domini web all’estero per consentire la pubblicazione delle intercettazioni, senza incorrere nelle maglie della nuova legislazione italiana. «Inoltre – ha spiegato il senatore Pancho Pardi -, quando verremo a conoscenza di intercettazioni che i giornalisti non possono più pubblicare, le leggeremo in Parlamento in modo tale che restino agli atti nel resoconto stenografico».
«PD ARROGANTE» -Dure le parole dell’Idv e del Pd nelle dichiarazioni di voto e forti critiche al provvedimento sono arrivate anche dall’Udc. In difesa del testo si sono invece schierati la Lega Nord e il Pdl che hanno parlato di un testo «equilibrato», che rispetto alla precedente versione ha recepito rilievi e critiche arrivati da più parti e che consentirà comunque l’attività di indagine. Una posizione questa non condivisa dalle minoranze secondo cui per alcuni tipi di reato magistrati avranno meno strumenti a loro disposizione. Il Pdl, dal canto suo, non ha gradito la decisione del Pd di abbandonare l’aula dopo l’intervento della sua presidente, Anna Finocchiaro, disertando così quello finale del capogruppo pdl Maurizio Gasparri. Quest’ultimo ha bollato la decisione del centrosinistra come «comportamento arrogante e non democratico». Tra le altre dichiarazioni piuttosto forti, quella di Luigi Li Gotti (Idv) che ha spiegato che da oggi «i malfattori cantano “meno male che Silvio c’è”», con esplicito riferimento all’inno utilizzato in tutte le convention del Pdl; e sul fronte opposto quella del leghista Federico Bricolo, secondo cui «la mafia stava meglio quando al governo c’era il centro sinistra».

«ALLA CAMERA FAREMO BATTAGLIA» - Giornalisti e opposizione annunciano ora battaglia in vista del passaggio del ddl alla Camera. «La legge sulle intercettazioni è pericolosa e dannosa per la democrazia e la libertà del nostro Paese. Contro questa legge ci batteremo nuovamente qui alla Camera. È sarà importante la mobilitazione dei cittadini, del mondo dell’informazione e dell’editoria» ha detto la vicepresidente della camera Rosy Bindi in un messaggio inviato in occasione della conferenza stampa di presentazione del premio Ilaria Alpi a Montecitorio. Intanto il segretario Fnsi Franco Siddi ha annunciato che sarà il 9 luglio la «giornata del silenzio per la stampa italiana con lo sciopero generale contro il ddl intercettazioni». E il Popolo Viola, insieme a «Libertà è partecipazione», ha annunciato che celebrerà alle 21 in piazza Montecitorio «la veglia per la morte della Democrazia e della Costituzione italiana» contro il ddl sulle intercettazioni.

Redazione online
10 giugno 2010

fonte: http://www.corriere.it/politica/10_giugno_10/senato-ddl-intercettazioni-maxiemendamento-fiducia_0e199532-7475-11df-b340-00144f02aabe.shtml




INTERCETTAZIONI – L’Idv occupa, al Senato seduta sospesa. Schifani espelle i parlamentari «ribelli»

In forse la diretta televisiva, riuniti i capigruppo
L’Idv occupa, al Senato seduta sospesa
Schifani espelle i parlamentari «ribelli»
Giorno decisivo per le nuove norme sulle intercettazioni. Di Pietro: «Napolitano non promulghi la legge»

I senatori dell'Idv occupano l'aula di Palazzo  Madama
I senatori dell’Idv occupano l’aula di Palazzo Madama

ROMA – Per il ddl sullle intercettazioni è il giorno della verità. L’aula del Senato è chiamata ad esprimersi sul maxiemendamento che recepisce la versione definitiva delle nuove norme che vietano la pubblicazione delle conversazioni raccolte durante l’attività investigativa e che pongono alcuni paletti alla stessa possibilità dell’autorità giudiziaria di fare ricorso a questo metodo di indagine. La seduta è iniziata in ritardo a causa dell’occupazione dell’emiciclo da parte dei senatori dell’Italia dei valori che già mercoledì sera si erano piazzati nell’aula con bandiere e fazzoletti tricolori per protestare contro quella che definiscono una legge-bavaglio e dai banchi non si erano più spostati.

L’ESPULSIONE - Il presidente dell’assemblea di Palazzo Madama, Renato Schifani, per tre volte ha intimato ai senatori Idv «che indebitamente occupano i banchi del governo» di recedere dall’occupazione. Quindi ha invitato i funzionari ad espellere i senatori dipietristi assicurando loro però la partecipazione alla seduta per il voto di fiducia del pomeriggio. I dipietristi hanno cercato di rimanere seduti sui banchi del governo, circondati da esponenti della maggioranza ma saldamente abbarbicati alle poltrone. «Richiamo all’ordine per la terza volta i sentori che occupano indebitamente i banchi del governo», aveva detto Schifani. Di fronte al no secco dei dipietristi ha quindi aggiunto: «la presidenza è costretta a espellere dall’Aula i senatori che occupano i banchi del governo, potranno rientrare in Aula per il voto di fiducia». A questo punto dai dipietristi è arrivato un applauso ironico. I commessi hanno dunque scortato i senatori «ribelli» all’esterno e la seduta ha potuto prendere il via. Durante tutta la fase precedente all’espulsione degli esponenti dell’Idv i giornalisti non sono stati ammessi all’aula.

APPELLO A NAPOLITANOIl leader dell’Idv, Antonio Di Pietro, ha duramente criticato l’espulsione: «Noi denunciamo questo stato di illegalità permanente che c’è nel parlamento – ha detto l’ex pm – E’ un atto di prevaricazione che neanche ai tempi di Mussolini si sarebbe fatto. Maggioranza appecoronata a questo governo se ne deve andare a casa. Invito i cittadini a ribellarsi». Nel frattempo il leader dell’Idv ha rivolto un invito al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, affinché non firmi, una volta completato l’iter – il testo dovrà passare nuovamente alla Camera, ma l’intesa Berlusconi-Fini dovrebbe mettere al riparo da sorprese -, la promulgazione della legge. In caso contrario, ha annunciato l’ex pm, l’Idv è già pronta ad un referendum.

DIRETTA A RISCHIO - Schifani ha poi deciso di ripristinare la diretta video della seduta, dedicata in particolare alle dichiarazioni di voto dei gruppi. La trasmissione era stata sospesa in considerazione dell’occupazione dell’aula ed era stata oggetto della discussione tra i capigruppo.

Redazione online
10 giugno 2010

fonte: http://www.corriere.it/politica/10_giugno_10/senato-ddl-intercettazioni-maxiemendamento-fiducia_0e199532-7475-11df-b340-00144f02aabe.shtml


INTERCETTAZIONI – Bavaglio con fiducia

Bavaglio con fiducia

Il Senato ha approvato la legge vergogna sulle intercettazioni

http://antefatto.ilcannocchiale.it/mediamanager/sys.user/52530/natang_pp_1006.jpg

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I ladri rubano, le guardie pagano


Avviso ai naviganti e soprattutto ai paraculi che si scandalizzano perché lo squilibrato attacca la Costituzione. Ragazzi, non c’è più nulla che quell’ometto malato possa fare o dire di nuovo: ha già fatto e detto tutto. Sono 16 anni che fa e dice di tutto. Perché lui è così. Se la legge vieta certi suoi comportamenti, è sbagliata la legge e lui la cambia. Se la Costituzione vieta certe leggi, è sbagliata la Costituzione e lui la cambia. Chi si stupisce dovrebbe spiegarci dove ha vissuto dal 1994 a oggi e perché non ha fatto nulla per fermarlo. Anche la comica finale sulla legge bavaglio, contro la quale strepita financo il Pompiere della Sera, era ampiamente scontata. Tutte le leggi ad personam (siamo a quota 39, contando solo quelle per quella personam) hanno seguito la medesima tecnica, tipica del racket delle estorsioni. B, per ottenere 10, minaccia 100. Anziché dirgli semplicemente No, con un’opposizione intransigente e irriducibile contro il 10 e contro il 100, il Quirinale, il Pd e ora pure i finiani si mettono a trattare per “limitare i danni”.
Lui gli serve in tavola un letamaio e quelli lavorano di fino per “migliorare” il letamaio, levando col cucchiaino qualche grammo di letame. Alla fine se lo mangiano e lo trovano pure buono. Così B. fa la figura del moderato aperto al dialogo e, se puntava a 10, ottiene almeno 50. Sono due anni che la legge bavaglio viene emendata, ritoccata, smussata, ruminata, covata: su richiesta ora di quel genio di D’Alema (che ringrazia molto Gianni Letta perché, bontà sua, ha ritirato il segreto di Stato su tutto quel che fanno le spie); ora delle vittime dei pedofili (grate perché Gasparri e Quagliariello, magnanimi, ritirano l’emendamento che salva gli autori di violenze sessuali “lievi”, come se lo stupro fosse questione di millimetri); ora del capo dello Stato, che non tenta più nemmeno di smentire le cronache sulle sue quotidiane interferenze nell’iter di formazione delle leggi che egli stesso dovrebbe valutare (e respingere) ALLA FINE, non DURANTE il percorso parlamentare (poi si meraviglia se B. vuole la sua firma preventiva sulla manovra e Alfano sul bavaglio).
Risultato: il letamaio puzza esattamente come prima, ma viene spacciato per Chanel numero 5. In America (lo notava ieri Luigi Ferrarella) si apre il processo all’ex governatore dell’Illinois Blagojevic, intercettato mentre vendeva il seggio senatoriale liberato da Obama. La stampa Usa pubblicò regolarmente le intercettazioni in piena inchiesta, e senza bisogno di piatirle da questo o quell’avvocato o usciere: erano contenute in un atto ufficiale della Procura, dunque pubbliche, dunque pubblicabili. In Italia i giornalisti che le han pubblicate sarebbero finiti sotto processo e i loro giornali falliti sotto una gragnuola di multe. In America l’unico finito nei guai è Blagojevic. Sono strani questi americani: anziché le guardie, perseguitano i ladri. Da noi pare quasi che poliziotti e magistrati pretendano di intercettare i delinquenti per sfizio personale, per sadismo, si divertono così.
Se, intercettando un rapinatore, scoprono che è pure un assassino, non potranno più incastrarlo: il nastro vale solo nel processo per furto, usarlo per l’omicidio non sarebbe sportivo. Se, al 75° giorno di ascolti, scoprono che il tizio progetta un altro colpo, dovranno chiedere al tribunale collegiale (tre giudici, e solo del tribunale-capoluogo) una proroga di 48 ore e sperare che il tizio dica tutto subito, altrimenti nuova proroga di due giorni, a oltranza, coi fascicoli che viaggiano su e giù. Così magari si stufano e la piantano. Intanto il governo blocca contratti e turnover alle Forze dell’ordine e taglia del 30% gli stipendi ai magistrati. È la Finanziaria più equa del mondo: i ladri rubano, le guardie pagano.

Ps. Il sottosegretario alla Giustizia Giacomo Caliendo, uno che sta addirittura sotto Al Fano, si è molto raccomandato: “Spero che i giornalisti, se c’è una notizia in un’intercettazione, non la pubblichino”. Ma certo, gentile sottosegretario, come no: conti su di noi.

Da il Fatto Quotidiano del 10 giugno

fonte: http://antefatto.ilcannocchiale.it/glamware/blogs/blog.aspx?id_blog=96578&id_blogdoc=2497480&title=2497480




Intercettazioni, il governo pone la fiducia

http://www.adnkronos.com/IGN/Assets/Imgs/I/idv_protesta_senato_ufsIdv--400x300.jpg
Protesta Idv

Voto di fiducia giovedì’ alle 11.30. Berlusconi: «Solo magistrati e giornalisti le vogliono»

Intercettazioni, il governo pone la fiducia

Battaglia in Senato. L’opposizione protesta contro la decisione dell’esecutivo

Renato Schifani, presidente del Senato (Fotogramma)
ROMA - Il governo blinda il ddl intercettazioni, ponendo al Senato la questione di fiducia ed esplode la protesta dell’opposizione a Palazzo Madama. L’annuncio della decisione dell’esecutivo è stato fatto in Aula dal ministro per i Rapporti con il Parlamento Elio Vito tra le vive proteste dell’opposizione. La fiducia, la 34esima dall’inizio della legislatura, è su un maxi-emendamento che riassume il contenuto del disegno di legge, alla luce anche delle ultime modifiche presentate dal relatore Roberto Centaro. Il voto si terrà giovedì a partire dalle 11.30. Cori di protesta in Aula da parte dell’opposizione al momento dell’annuncio di Vito. Alcuni senatori del Pd hanno battuto anche i piedi. E dopo la discussione, i senatori Idv hanno deciso di occupare l’Aula. Si chiude così l’ennesima giornata al cardiopalma sul fronte delle intercettazioni cominciata intorno alle nove con la seduta della commissione Giustizia.
«È IL MOMENTO DI DECIDERE» - Prima che il ministro per i Rapporti con il Parlamento annunciasse il voto di fiducia, il presidente dei senatori del Pdl, Maurizio Gasparri, aveva spiegato che è assolutamente diritto della maggioranza di arrivare «al momento della decisione», visto che si discute sulle intercettazioni da almeno due anni in questa legislatura. «Dopo il lungo tempo della discussione – ha sottolineato Gasparri – ora è il tempo della decisione. Del resto, tutti ritengono che questo tema sia importantissimo, visto che era stato oggetto di altri progetti di legge nella precedente legislatura».
«FIDUCIA NON LEGITTIMA» – «Una fiducia posta con queste modalità non è legittima» ha detto la capogruppo del Pd a Palazzo Madama, Anna Finocchiaro alla fine della riunione coi capigruppo. «Il consiglio dei ministri – ha aggiunto – deve autorizzare la fiducia sul testo che sarà poi effettivamente votato dai senatori. Se il testo è profondamente cambiato, allora, il Consiglio dei ministri deve apporre nuovamente la fiducia su questo testo. E nel caso del ddl intercettazioni – ha precisato la Finocchiaro – la maggioranza ha cambiato cinque volte il testo da quel 25 maggio, giorno in cui, secondo Elio Vito, sarebbe stata posta la questione di fiducia sul ddl intercettazioni». Immediata la replica del Guardasigilli Anfgelino Alfano, che accusa il Pd di polemiche strumentali. «Fino al 24 maggio il governo non aveva autorizzato la fiducia. La fiducia, infatti, è stata autorizzata solo il 25 maggio».
EMENDAMENTI - Botta e risposta nell’aula del Senato tra il presidente della commissione Giustizia, Filippo Berselli, e il senatore del Pd, Giovanni Legnini. Oggetto: chi ha fatto ostruzionismo e perché non si è riusciti ad arrivare in aula con un voto definitivo del ddl intercettazioni. Secondo Berselli, tutta la colpa è stata dell’opposizione, che «in una sola ora» non ha consentito di fare «il voto di neanche un emendamento». «Il provvedimento è all’esame del Senato da oltre un anno. La commissione ha fatto 42 sedute e tre notturne. Pertanto, è arrivato il momento di votare. Ma il centrosinistra – ha osservato Berselli – ha fatto un ostruzionismo che non ha lasciato scampo. Pertanto, rimetto all’aula del Senato l’intero testo, perchè in commissione non siamo riusciti a concludere i nostri lavori». Di tuttaltro avviso la versione di Legnini. «Quanto detto da Berselli è inaccettabile – avverte il senatore del Pd – perché noi abbiamo sempre partecipato ai lavori della commissione in modo corretto. È stato Berselli che ha avuto nei nostri confronti un atteggiamento pregiudiziale, visto che alle 14,09 dichiarava che noi stavamo facendo ostruzionismo, mentre stavamo semplicemente chiedendo di approfondire alcune questioni fondamentali del disegno di legge». Chi ha fatto ostruzionismo, dunque, per Legnini, «è stata la maggioranza, anche perché negli ultimi 20 minuti della seduta della commissione è stato il senatore Piero Longo a parlare ininterrottamente. Noi abbiamo semplicemente sollevato quattro o cinque temi, non di più, per i quali abbiamo chiesto delle spiegazioni al governo, che ancora non ci sono arrivate».
SCHIFANI – «La presidenza prende atto con rammmarico» dell’ostruzionismo dell’opposizione sul ddl intercettazioni «perché avrebbe auspicato che la commissione giustizia avesse potuto pronunciarsi nel merito delle proposte emendative» è stato il commento in apertura di seduta del presidente del Senato Renato Schifani.

Pier Ferdinando Casini (Eidon)

UDC - Prima dell’annuncio sulla fiducia, L’Udc aveva annunciato il proprio voto contrario. «Il Parlamento non rilascia timbri e spero che il governo non metta la fiducia, ma è chiaro che il nostro voto è contrario – aveva detto Pier Ferdinando Casini arrivando all’assemblea di Confartigianato -. Questa legge così ancora non va e serve un dibattito ampio per rafforzare il senso della legalità e il ruolo della stampa».

BERSANIE IL PREMIER - Anche il Pd annunciava battaglia. «Dobbiamo fare una battaglia con tutte le forze che abbiamo – spiegava il segretario Bersani -. La maggioranza non ha fatto alcuni correttivo e bisogna richiamare tutti alla coerenza. Che cosa ci ha trovato Fini di migliorato nel testo?». «Questa legge sulle intercettazioni non risolve tutti i problemi, cercheremo di migliorarla più avanti. Ma andiamo avanti decisi» aveva detto invece il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, intervenendo all’assemblea della Confartigianato. «La grandissima parte degli italiani è stanca di non poter usare il telefono perché teme di essere spiata», ha dichiarato Berlusconi. «Solo una piccola nomenklatura di magistrati e giornalisti vuole le intercettazioni. Sui giornali si è fatta una baraonda su questa legge».

Redazione online
09 giugno 2010

fonte: http://www.corriere.it/politica/10_giugno_09/intercettazioni-casini-finocchiaro-senato-fiducia_ed5562d2-73a6-11df-8fbb-00144f02aabe.shtml





Tra manovra e intercettazioni il Cavaliere adesso è solo / La “favola” fiscale del premier

Tra manovra e intercettazioni

il Cavaliere adesso è solo

In passato i nemici erano i pessimisti. Ma oggi tocca a lui predicare sacrifici: difficile farsi credere. La “svolta emotiva” colpisce soprattutto il premier, ritenuto colpevole di aver negato la crisi

di ILVO DIAMANTI


Tra manovra e intercettazioni il Cavaliere adesso è solo

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IL PREMIER è uno specialista di sondaggi. Ne conosce l’importanza, in quest’epoca senza ideologie, senza maestri e senza profeti. I sondaggi: servono a supplire a questo deficit di senso. A costruire consenso.

Per questo non tollera “rappresentazioni della realtà” in contrasto con la sua narrazione. Soprattutto in tempi difficili. Quando incombe la crisi: sulle imprese e sui cittadini. A cui si chiedono sacrifici. Lacrime e sangue. Mentre governo e parlamento sono impegnati – un giorno sì e l’altro anche – a discutere una legge sulle intercettazioni, che interessa soprattutto a lui. Personalmente.

Per questo gli saltano i nervi quando in tivù, a Ballarò, uno specialista serio, come Nando Pagnoncelli, attraverso i sondaggi di Ipsos, propone un’Italia delusa. Dal premier. Il fatto è che la nostra democrazia è fondata sull’Opinione Pubblica assai più che sul voto. E l’Opinione Pubblica si esprime attraverso i sondaggi e i media. Soprattutto la tivù. Ogni giorno. Per questo Berlusconi reagisce quando i sondaggi, attraverso i media, danno una rappresentazione dell’Opinione Pubblica – e della realtà – diversa da quella che lui vorrebbe. In contrasto con i suoi sondaggi, secondo i quali egli sarebbe amato da 2 italiani su 3. Anche se il suo partito personale, alle recenti elezioni regionali, si è fermato al 30% dei voti validi. Cioè: meno di un terzo dei due terzi degli elettori. Insomma, intorno al 20%.

Da parte nostra, ci limitiamo – come sempre – a proporre i risultati di un sondaggio condotto nei giorni scorsi. Su un campione rappresentativo della popolazione (poco più di 1000 persone). Attenti a rispettare criteri di rigore, nella rilevazione e nell’elaborazione. Indifferenti ai risultati. Non ci riguardano. Da molto tempo, d’altronde, forniscono indicazioni penose sul centrosinistra e sul Pd, in particolare. Questa volta, però, anche i dati sul premier e il governo appaiono negativi. Peggiori di quelli forniti da Ipsos. Secondo il sondaggio di Demos, infatti, la fiducia verso Berlusconi e il governo non è mai stata così bassa, dalla primavera del 2008. Dunque, da quando è in carica. Negli ultimi due anni, il premier aveva attraversato altri momenti difficili. Ma questo appare diverso. Perché non investe il “privato” di Berlusconi, ma il suo ruolo “pubblico” e di governo. Fino a ieri, gli elettori li tenevano distinti. Magari, non apprezzavano i comportamenti personali del premier, ma approvavano l’operato del governo. Oggi molto meno. L’azione del governo è valutata con un voto “sufficiente” (6 o più) da poco più 4 elettori su 10. Il dato più basso da due anni. Un orientamento analogo a quello verso Berlusconi, giudicato in modo “positivo” o “sufficiente” dal 43% degli elettori: 6 punti in meno rispetto a 4 mesi fa e quasi 10 rispetto a un anno fa. Ma, soprattutto, 7 meno di un mese fa. Quando superava, comunque, il 50%.

È come se, all’improvviso, si fosse spenta, o almeno, abbassata la luce. Su di lui. E sul Pdl, stimato intorno al 33% dei voti. Perché la confidenza verso Giulio Tremonti appare, invece, molto elevata. Di quasi 10 punti superiore a quella del premier. Anche se la manovra finanziaria è giudicata negativamente dalla maggioranza dei cittadini. Ritenuta squilibrata e poco equa. Sfavorevole, soprattutto, per i dipendenti pubblici e, in minor misura, privati. Gli italiani rimproverano al governo, in particolare, di aver mentito loro. Fino a ieri. Sottovalutando – ad arte – il peso della crisi, per ragioni di consenso. Da ciò l’improvvisa svolta emotiva dell’opinione pubblica. Che punisce Berlusconi, ma non Tremonti. Distinguendo le responsabilità di chi ha imposto la manovra economica. Senza pietà. Da quelle di chi ha cercato di nasconderne, fino a ieri, l’urgenza e, soprattutto, i costi. In modo pietoso.

Il giudizio degli italiani è aggravato dalla legge sulle intercettazioni, attualmente in discussione al Parlamento. Verso la quale il dissenso è ampio. Anche tra gli elettori del centrodestra. La reputano negativamente quasi metà dei leghisti e un terzo della base del Pdl. Le riserve sono ancor più larghe in merito agli effetti. Gran parte degli italiani, infatti, ritiene che favorirà gli affari dei politici e dei potenti invece della privacy dei cittadini. Che ostacolerà le indagini sulla criminalità organizzata. E se anche ponesse limiti all’invadenza dei media, ne ridurrà sensibilmente l’autonomia e la libertà. In questa fase, è cresciuta anche l’insofferenza verso la corruzione: oltre 8 cittadini su 10 la ritengono diffusa quanto o di più rispetto ai tempi di Tangentopoli. Si è, inoltre, allargata la convinzione che il governo non stia facendo abbastanza, su questo fronte.

Così Berlusconi è costretto a inseguire troppi fronti. A recitare troppe parti, nello stesso tempo. Contro nemici, che cambiano di giorno in giorno. Ieri: i pessimisti, trattati da anti-italiani. Mentre oggi è intento a predicare sacrifici. Difficile apparire credibile. Anche per lui. Zelig. Attore nato.

Per sua fortuna, l’opposizione politica continua a dimostrarsi debole. Soprattutto il Pd. Mentre l’Idv e l’Udc, nelle stime di voto, si rafforzano. Tra i leader, il presidente della Camera, Fini, ha perduto consensi. Ma resta il più apprezzato dagli italiani. Insieme a Tremonti, nel quale gli elettori confidano e cercano sicurezza, in questa crisi. Così, nel centrodestra, la delusione si concentra sul premier. E sul Pdl. Mentre gli altri – intorno a lui – si mostrano in buona salute (dal punto di vista del consenso). Fini, Bossi, la Lega. E, soprattutto, Tremonti. Per questo, Berlusconi appare irritabile. E molto solo. Anche se lo è sempre stato. Anzi, se ne è fatto vanto. Lui: estraneo alla politica politicante, che affligge i suoi alleati e il suo stesso partito personale. “Commissariato”, come si è lamentato di recente. Senza potere, commissariato dai gerarchi. Lui, orgogliosamente solo. Ma dalla parte degli italiani. I quali, irriconoscenti come i tifosi del Milan, oggi, non sembrano più intenzionati ad alleviare la sua solitudine. Ad assecondare la sua irreale narrazione della realtà.

03 giugno 2010

fonte: http://www.repubblica.it/politica/2010/06/03/news/diamanti_3_giugno-4531500/?rss

Evasione, processi e condoni

la “favola” fiscale del premier


di MASSIMO GIANNINI


'Evasione,

NELLA sua breve e “inappellabile” telefonata a Ballarò 1 dell’altro ieri, il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha fornito agli italiani due importanti “notizie”. La prima in risposta ad una osservazione effettivamente sollevata in studio da chi scrive. “È una menzogna che io abbia fornito qualunque forma di giustificazione morale ai fenomeni di evasione fiscale”. La seconda replicando ad un’accusa che invece nessuno gli aveva mosso: “Non ho mai evaso le tasse, né io né le mie aziende”.

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Rispetto a queste affermazioni, e affidandosi esclusivamente ai fatti oggettivi della cronaca di questi anni, è utile ripercorrere tutto ciò che è realmente accaduto. Senza giudizi. Senza commenti. Ma attingendo semplicemente alle parole pronunciate dal premier, ai processi nei quali è stato ed è tuttora coinvolto, e ai condoni varati dai governi che ha presieduto.

LE PAROLE
1) Autunno del 2000: Berlusconi è il leader dell’opposizione. Il 15 ottobre è a Milano, e interviene alla festa di Alleanza Nazionale, partner di Forza Italia nella nascente Casa delle Libertà. Ai militanti dell’allora alleato di ferro Gianfranco Fini, il Cavaliere dice, testualmente: “Non ne può più neanche il mio dentista, che paga il 63% di tasse. Ma oltre il 50% è già una rapina… Non volete che non ci si ingegni? E’ legittima difesa…”.

2) Inverno 2004: Berlusconi è presidente del Consiglio, ha rivinto le elezioni per la seconda volta. In una conferenza stampa a Palazzo Chigi, risponde alla domanda di un cronista e dichiara, testualmente: “Le tasse sono giuste se arrivano al 33%, se vanno oltre il 50 allora è morale evaderle”.

3) Autunno 2004: Berlusconi, sempre capo del governo, interviene alla cerimonia annuale della Guardia di Finanza e, dal palco, arringa così le Fiamme Gialle, impegnate nella lotta agli evasori: “Voi agite con grande equilibrio e rispetto dei cittadini, nei confronti di chi si vuole sottrarre a un obbligo che qualche volta si avverte come eccessivo. C’è una norma di diritto naturale che dice che se lo Stato ti chiede un terzo di quello che con tanta fatica hai guadagnato ti sembra una richiesta giusta e glielo dai in cambio dei servizi che lo Stato ti offre. Ma se lo Stato ti chiede di più, o molto di più, c’è una sopraffazione nei tuoi confronti: e allora ti ingegni per trovare sistemi elusivi che senti in sintonia con il tuo intimo sentimento di moralità, che non ti fanno sentire colpevole…”.

4) Primavera 2008: Berlusconi è in piena campagna elettorale, dopo la caduta del governo Prodi. Il 2 aprile interviene all’assemblea annuale dell’Ance, l’Associazione nazionale dei costruttori. E afferma quanto segue: “Se lo Stato ti chiede un terzo di quanto guadagni, allora la tassazione ti appare una cosa giusta, ma se ti chiede il 50-60% ti sembra una cosa indebita e ti senti anche un po’ giustificato a mettere in atto procedure di elusione e, a volte, anche di evasione. Noi abbiamo un’elusione fiscale record giustificata da aliquote troppo elevate…”.

5) Autunno 2008: Berlusconi ha stravinto, per la terza volta, le elezioni. Il 4 ottobre, di nuovo in conferenza stampa a Palazzo Chigi (immortalato dalle telecamere dei tg delle tre reti Rai) sostiene: “Se io lavoro, faccio tanti sacrifici… Se lo Stato poi mi chiede il 33% di quello che ho guadagnato sento che è una richiesta corretta in cambio dei servizi che lo Stato mi da. Ma se mi chiede il 50% sento che è una richiesta scorretta e mi sento moralmente autorizzato ad evadere, per quanto posso, questa richiesta dello Stato…”.

I PROCESSI
Insieme alle parole, ci sono gli atti che Berlusconi compie e ha compiuto in questi anni. Prima di tutto come privato cittadino e come imprenditore che guida un impero mediatico, industriale e finanziario. Un ruolo che lo ha esposto a numerosi processi, per comportamenti illeciti che configurano altrettante evasioni tributarie. Qui rilevano solo i principali procedimenti con ricadute fiscali, dunque, e non anche quelli per reati penali di altro genere (come ad esempio il processo per il Lodo Mondadori, per corruzione, o il processo Mills, per corruzione in atti giudiziari, anche questi per altro “risolti” grazie alle leggi ad personam varate nel frattempo dallo stesso governo Berlusconi, come il Lodo Alfano prima, il legittimo impedimento poi).

1) Tangenti alla Guardia di Finanza: Berlusconi è accusato di averne pagate per evitare controlli fiscali su quattro sue società, Mediolanum, Mondadori, Videotime e Telepiù. In primo grado viene condannato a 2 anni e 9 mesi. In appello i magistrati applicano le attenuanti generiche, e quindi scatta la prescrizione. Cioè l’imputato ha commesso il reato, ma per il giudice è scaduto il tempo utile alla condanna.

2) All Iberian 1: Berlusconi è accusato di aver pagato tangenti per 21 miliardi a Bettino Craxi. Viene condannato in primo grado a 2 anni e 4 mesi. In appello, ancora una volta, scatta la prescrizione.

3) All Iberian 2 e 3: in questi altri due filoni di questo processo Berlusconi è accusato di falso in bilancio, con costituzione di fondi neri per 1000 miliardi di vecchie lire, ed evasione delle relative imposte, attraverso quello che i periti tecnici della Kpmg e i pm di Milano definiscono il “Group B very discreet” della Fininvest, cioè il “presunto comparto estero riservato” della finanziaria del Cavaliere. Viene assolto perché “il reato non sussiste più”: nel frattempo, alla fine del 2002, il suo governo ha approvato la legge che depenalizza il falso in bilancio e i reati societari.

4) Medusa Cinema: Berlusconi è accusato di illecito nell’acquisto della società cinematografica, per 10 miliardi non iscritti a bilancio. Condannato in primo grado a 1 anno e 4 mesi, viene assolto in appello, ancora una volta con la formula della prescrizione. Il reato c’è, ma i termini per la condanna sono scaduti.

5) Diritti televisivi Mediaset: Berlusconi è accusato dai pm di Milano per appropriazione indebita e frode fiscale per 13,3 milioni di euro. La procura ha chiesto il rinvio a giudizio, ma il processo è stato sospeso, prima per effetto del Lodo Alfano (dichiarato successivamente incostituzionale dalla Consulta), e ora per l’intervento della legge sul legittimo impedimento.

I CONDONI
C’è infine una sfera “pubblica”, che riguarda le decisioni che il Cavaliere ha assunto come capo del governo, nella lotta contro gli evasori fiscali e nella “disciplina” di casi che, sotto questo profilo, hanno riguardato direttamente lui stesso o le sue aziende.

1) Nella primavera 1994 Berlusconi “scende in campo” e vince le sue prime elezioni. E’ l’epifania della Seconda Repubblica. Per festeggiarla, il governo vara il suo primo condono fiscale: frutta ben 6,4 miliardi di euro. Forte di questo trionfo, lo stesso governo vara anche il suo primo condono edilizio, che porta nelle casse del fisco 2,5 miliardi. Seguiranno altre cinque sanatorie, nel corso delle successive legislature guidate dal Cavaliere: nel 2003 nuovo condono fiscale di Tremonti, per 19,3 miliardi, insieme il primo scudo fiscale per il rientro dei capitali all’estero da 2 miliardi, poi nel 2004 nuovo condono edilizio di Lunardi da 3,1 miliardi, e infine tra il 2009 e il 2010 l’ennesimo scudo fiscale, appena concluso, e con un rimpatrio di capitali previsto in oltre 100 miliardi di euro. L’infinita clemenza verso chi non paga le tasse, praticata in questi sedici anni, non è servita a stroncare il fenomeno dell’evasione, anzi l’ha alimentato.

2) Dei condoni hanno beneficiato milioni di italiani. Ma ha beneficiato anche il premier e il suo gruppo. Dopo la Finanziaria del ’93 che introduce il secondo condono tombale, rispondendo ad un articolo di Repubblica che anticipava la sua intenzione di beneficiare della sanatoria, Berlusconi fa una promessa solenne durante la conferenza stampa di fine d’anno: “Vi assicuro che né io né le mie aziende usufruiremo del condono”. Si scoprirà poi che Mediaset farà il condono per 197 milioni di tasse evase, versandone al fisco appena 35, e lo stesso farà il Cavaliere per i suoi redditi personali, risolvendo il suo contenzioso da 301 milioni di euro pagando all’Agenzia delle Entrate appena 1.800 euro.

3) Condono per i coimputati: con decreto legge 143 del giugno 2003, presunta “interpretazione autentica” del condono di quell’anno, il governo infila tra i beneficiari anche coloro che “hanno concorso a commettere i reati”, pur non avendo firmato dichiarazioni fraudolente. Ennesima formula ad personam: consente di salvare i 9 coimputati del premier nel processo per falso in bilancio.

4) Condono di Villa Certosa: Il tribunale di Tempio Pausania indaga da tempo sugli abusi edilizi commessi nella ristrutturazione della residenza sarda del premier. Con decreto del 6 maggio 2004 il governo attribuisce a Villa Certosa la qualifica di “sede alternativa di massima sicurezza per l’incolumità del presidente del Consiglio”. Nel 2004, con la legge 208, il condono edilizio dell’anno precedente viene esteso anche alle cosiddette “zone protette”. Villa Certosa, nel frattempo, lo è appunto diventata. La Idra, società che gestisce il patrimonio immobiliare del premier, presenta subito dieci richieste di condono, e chiude così il contenzioso con il fisco. Versamento finale nelle casse dell’Erario: 300 mila euro. E amici come prima.

m.giannini@repubblica.it.

03 giugno 2010

fonte: http://www.repubblica.it/politica/2010/06/03/news/favola_fiscale-4531285/?rss







Santoro resta in Rai: «Fughe di notizie Impossibile pensare a cambiamenti»

http://media.libero.it/c/img52/fg//05/5537/2006/9/santoro.jpg

Si allontana l’ipotesi di un accordo per l’uscita: «Lesa mia immagine». Garimberti: «È risorsa, deve restare»

MILANO – Michele Santoro resta in Rai e fa un passo indietro sulla possibilità di un accordo per lasciare il posto di dipendente del servizio pubblico. «In questa situazione non ha alcun senso continuare a immaginare cambiamenti il cui scopo fondamentale era solo porre fine a una vertenza giudiziaria e progettare nuovi format nell’interesse della Rai e del pubblico» spiega il giornalista.

VIOLATA RISERVATEZZA - Santoro attacca «le continue fughe di notizie, che hanno violato l’impegno di riservatezza indispensabile per un possibile accordo con la Rai favorendo interpretazioni fantasiose lesive della mia immagine. Trasmissioni televisive della Rai hanno potuto entrare nel merito di una trattativa in corso d’opera con un profilo denigratorio dei miei comportamenti di professionista. Non era mai avvenuto in precedenza». Il giornalista afferma dunque che non ha più senso ipotizzare cambiamenti per mettere la parola fine alla vertenza giudiziaria.

MASI - A stretto giro gli risponde il direttore generale Mauro Masi, facendo sapere che nell’accordo tra la Rai e Santoro «votato dal Consiglio di amministrazione di Viale Mazzini sostanzialmente all’unanimità era prevista una clausola di riservatezza e di gestione concordata della comunicazione cui il direttore generale Mauro Masi si Š puntualmente attenuto». Dalla direzione generale si apprende ancora che il dg continuerà a mantenere questa riservatezza su quelli che saranno gli sviluppi della vicenda.

GARIMBERTI: RISORSA - Si è invece esposto il presidente Paolo Garimberti che in mattinata aveva invitato Santoro a non lasciare la tv di Stato. «Santoro è una risorsa e deve restare in ogni caso. L’ho spiegato a lui stesso quando mi ha accennato l’ipotesi di cambiare programmi, gli ho spiegato che è una risorsa per l’azienda e che io l’avrei difeso comunque sia se avesse deciso di cambiare il suo impegno in tv sia che avesse deciso di continuare con Annozero. La firma a questo punto dipende solo da Santoro, noi aspettiamo le sue decisioni. La questione – ha concluso – deve comunque tornare in consiglio perché è di sua competenza».

POLEMICHE – La presa di posizione del conduttore arriva dopo una settimana di polemiche per l’approvazione da parte del Cda Rai di un nuovo contratto che prevederebbe l’abbandono di Annozero e un’esclusiva di due anni per la creazione di nuovi programmi. Dopo l’ok del Cda, Santoro aveva rinviato per le risposte sui dettagli a firma avvenuta, dicendosi però soddisfatto dell’intesa. Ma di fronte alle indiscrezioni sul costo dell’operazione (si parlava di 2,5 milioni di buonuscita e 7,5 per la collaborazione) e la polemica derivata, il conduttore attacca a testa bassa nell’anteprima di Annozero: l’azienda, i partiti, i giornali, chiedendo se fosse considerato o meno una risorsa per l’azienda. E spiegando, a Marco Travaglio sul Fatto quotidiano, quanto fosse impossibile restare «quando ti fanno la guerra». Poi Gianluigi Paragone ha dedicato alla vicenda una puntata dell’Ultima parola lasciando sconcertato lo stesso dg Rai Mauro Masi. Le trattative sono andate avanti, fino ad oggi. Adesso due strade sono possibili: Annozero in onda fino a giugno e previsto nei palinsesti dell’autunno per effetto della sentenza del giudice del lavoro, in attesa della Cassazione. Oppure una ripresa delle trattative, che però a questo punto sembrano tutte in salita.


25 maggio 2010

tratto da: http://www.corriere.it/politica/10_maggio_25/santoro-garimberti_c6c75134-67f3-11df-b83f-00144f02aabe.shtml






*Caro "Sindaco" Prof Gaspare Portobello Mafia o Antimafia?
*“Possiamo sempre fare qualcosa”. In memoria di Giovanni Falcone?
*DISTRIBUTORE BENZINA AL PORTO DI ISOLA?

*I TURISTI SCAPPANO DA ISOLA DELLE FEMMINE
SICILIA RIFIUTI: ** Rifiuti in Sicilia, un dossier anonimo
*Candidato alle elezioni amministrative anche un nipote del boss

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Isola Pulita
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Isola delle Femmine Consiglio Comunale Bilancio Previsione 2010 6 maggio 2010
*“Sono disposta a vendere una delle mie ville per disporre dei fondi necessari a impedire il successo delle liste avversarie da quella di Portobello

Isola delle Femmine: **Isola delle Femmine Consiglio Comunale Bilancio Previsione 2010 6 maggio 2010

Sicilia Mafiopoli: ** IL CASO GENCHI PELLERITO termovalorizzatori e........
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Consiglio Comunale Isola delle Femmine "infiltrazioni mafiose nella Pubblica Amministrazione"

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Isola delle Femmine Consiglio Comunale Bilancio Previsione 2010 6 maggio 2010
*Arrestato Il Sindaco è accusato di peculato, falso, abuso d'ufficio, truffa aggravata e violazioni al Testo unico in materia edilizia

*Consiglio Comunale Isola delle Femmine 1 febbraio 2010 Rinascita Isolana: Le Vostre collusioni con i POTERI FORTI
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Isola delle Femmine 16 Gennaio 2010 Rinascita isolana Denuncia il Segretario dr. Scafidi
*Consiglio Comunale 18/9/09 Interrogazioni. Croce Antonio Ato Idrico Associazione Protezione Civile Maggioli
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Consiglio Comunale Isola delle Femmine 6 Agosto 2009 Rinascita Isolana: "Assessore" CUTINO dimettiti Revocate l'incarico al geom Impastato
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Bilancio di previsione 2010 proroga al 30 giugno
*La solidarietà dalle Valle dei Templi

*Morte di un Siciliano
*Isola Ecologica di Isola finanziata dalla C.E., Ditta Zuccarello, AL.TA. Borgetto, ATO/PA1?
Dr. Croce, Bruno, geologo Cutino,Puglisi, Ing. Francavilla Arch Licata, M.A.M. s.n.c., geom Dionisi.........
*SEQUESTRATE LE SCHEDE ELETTORALI
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CONSULENZE e..............
*I PACCHI DELL'AMBIENTALISTA rosso-verde-arancione
*M.A.M. s.n.c. PALazzotto Pizzerie verde e Isola ecologiche
*M.A.M. s.n.c. Progetto di Variante ed Elezioni Amministrative

*Consiglio Comunale Su ATO rifiuti e Ripubblicizzazione Acqua Bene Comune
*La Sicilia Le maggioranze Trasversali sul Servizio Idrico ARIA FRITTA
*Angela Corica
*LA CRICCA DEGLI APPALTI
*La munnezza di Isola delle Femmine vale tanto oro quanto pesa
*DELIBERE DELLA GIUNTA PORTOBELLO 2010
*DELIBERE CONSIGLIO COMUNALE
*Rapporto ecomafia 2008 - Sicilia, ciclo dei rifiuti, la monnezza è “Cosa Nostra”
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Controllo su atti Enti Locali Circolari e Legge Regionale 44/1991
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U.R.P. Isola delle Femmine inadempiente pag 7
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Ingegnere Francavilla Stefano
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APPROVATI CANTIERI DI LAVORO
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Ingegnere Lascari Gioacchino
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Ingegnere Lascari Gioacchino Scalici
*C.E n.03-2010 - Enea Orazio Ing Lascari
*C
onsulenti Geologi Eletti
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Dr. Marcello Cutino geologo
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Cutino dr. Marcello Pet-coke Portobello DIMISSIONI
*Consiglio Comunale Isola delle Femmine 6 Agosto 2009 Rinascita Isolana: "Assessore" CUTINO dimettiti Revocate l'incarico al geom Impastato
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Minagra dr. Vincenzo Biologo
*Minagra dr. Vincenzo Consulente ambientale del Sindaco Portobello
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Le acque d’oro di Ambiente e Sicurezza Dr. Minagra
*Vincenzo dr. Minagra Pet-coke Cutino Portobello
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I COSTI DELLA POLITICA INCARICHI DIRIGENZIALI A LAVORATORI PRECARI
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Vigilanza e controllo degli enti locali - Ufficio ispettivo

*ISOLA ecologica PIANO Levante CANTIERI lavoro M.A.M. Pizzerie e........
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APPROVATI CANTIERI DI LAVORO
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Cantiere Lavoro all’isola ecologica
*Isola ecologica
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Architetto Licata Geologo Cutino Incaricati di……
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Architetto Licata
*Restauro Torre
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Consiglio Comunale 25 giugno 2009 Insediamento "Sindaco" a Isola delle FemmineDichiarazione Rinascita Isolana

*Accesso agli Atti Dichiarazione Redditi Amministratori
*Isola delle Femmine CARTA DEI VALORI "Servire il Paese"
*Interrogazione Parlamentare su infiltrazione mafiosa a Isola delle Femmine

*Esposto Denuncia Corte dei Conti e Assessorato per danni ERARIALI
*Mi si è ristretto il pene! Colpa dell'inquinamento

*Raccolte 350 firme dei pescatori contro il distributore di benzina al porto
*Distributore di benzina al porto. Pescatori o diportisti?
*Gestione Porto Ordinanza Capitaneria 20/08
*LA PESCA IL PORTO A ISOLA DELLE FEMMINE
*Impastato Giovanni Assessore LLPP inaugura il porto di Isola
*Geometra Impastato Giovanni da Assessore LLPP a Consulente del Sindaco
*ISOLA DELLE FEMMINE TRA STORIA E TRADIZIONE

*Italcementi, non condanniamo la torre alta 120 metri

» Posizione Economica Capi di Settore
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» Curricula Dirigenti e Capi di Settore
*C.V. Dott. Scafidi Manlio Segretario Generale.
*C.V. Sig.ra Pirrone Nunzia Responsabile Settore Amministrativo e del Settore Servizi Sociali.
*C.V. Rag. Fontanetta Biagio Responsabile Settore Economico-finanziario e del Settore Personale.
*C.V. Arch. D'Arpa Sandro Responsabile Settore Urbanistica e del Settore Lavori Pubblici.
*C.V. Dott. Croce Antonio Responsabile Settore Vigilanza (Polizia Municipale).
*C.V. Sig. Tricoli Antonino Responsabile Settore Attività Produttive, Tributi ed Acquedotto

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