martedì 29 giugno 2010

SICILIA troppi sprechi nella Pubblica Amministrazione

 
Regione: 99 consulenze nel 2010 per una spesa fino a 2,5 milioni di euro
di Massimo Mobilia

Sprechi. La spesa degli apparati pesa sul bilancio.
Un dirigente ogni 8 dipendenti. Alla Regione siciliana un dirigente ogni otto dipendenti contro uno ogni 15 dipendenti alla Regione Lombardia.
In Lombardia. Alla Regione Lombardia 19 consulenze nel 2010 per un mln € di spesa, eppure hanno solo 207 dirigenti, uno ogni 16 dipendenti 
 
 
 
 
PALERMO – “Troppi sprechi nelle amministrazioni regionali”. Così ha tuonato la Corte dei Conti nel giudizio di parificazione del bilancio 2009 dello Stato, espresso in questi giorni.
In questa pagina pubblichiamo l’elenco degli incarichi di consulenza conferiti dalla Regione Siciliana, come risultano dal sito internet istituzionale dove, grazie alla riforma del ministro Brunetta sulla “trasparenza delle pubbliche amministrazioni” (legge 69/2009) è possibile trovare gli elenchi degli incarichi. È risultato un totale di ben 99 consulenze che interessano il 2010, tra quelle in corso e quelle concluse, che costano alla Regione oltre 2 milioni di euro. Dalla somma dei compensi lordi viene fuori, infatti, la cifra di 2.069.862 euro di cui, però, va tenuto conto che alcuni compensi si riferiscono ad incarichi triennali iniziati nel 2008. 

In ogni caso, nel Bilancio preventivo 2010 della Regione Siciliana sono stati stanziati in tutto quasi 2,5 milioni di euro. Nello specifico è previsto un capitolo di 90 mila euro relativo a “spese per i consulenti esperti in materie giuridiche, economiche, sociali o attinenti ai compiti d’istituto”, uguale per ogni assessorato tranne per quello al Turismo in cui la spesa stanziata è di 130 mila euro, per un totale di 1 milione e 130 mila euro. A questa voce di bilancio si aggiungono, in alcuni casi, altri capitoli di spesa: l’assessorato dell’Economia può servirsi di ulteriori 600 mila euro suddivisi in due capitoli come “spese per incarichi di consulenza”; l’assessorato dell’Energia ha a disposizione altri 60 mila euro; l’assessorato della Salute prevede ulteriori 78 mila euro per consulenze dell’Osservatorio epidemiologico regionale; l’assessorato del Territorio e Ambiente può avvalersi di altri 80 mila euro di consulenze per studi sull’assetto del territorio.

Discorso a parte merita la Presidenza, a cui il Bilancio di previsione assegna 80 mila euro per incarichi speciali, 320 mila per le consulenze di esperti in materie giuridiche, economiche, sociali, 150 mila per esperti in materia di programmazione e 4 mila per consulenze del Garante per la tutela dei detenuti. Risultato: la Regione Siciliana ha previsto nel 2010 una spesa per le consulenze di 2 milioni e 492 mila euro, ovvero 1 milione 426 mila euro in più rispetto alla Regione Lombardia che invece, nel suo Bilancio di previsione 2010, ha stanziato per consulenze 1 milione e 66 mila euro.

La differenza tra le due Regioni si fa netta se si raffronta anche il numero degli incarichi: 99 in Sicilia e solo 19 in Lombardia, cioè addirittura 80 in meno. Evidentemente la Regione Siciliana, per amministrare “bene” non si accontenta dei suoi 2.045 dirigenti (dato aggiornato al 15/12/2010), ma ha bisogno di assegnare ulteriori incarichi esterni che gravano pesantemente sulle casse della Regione e di conseguenza sui cittadini contribuenti. Contando poi che la nostra Regione dispone di 15.600 unità di personale non dirigenziale (vedi Finanziaria, l.r. 11/2010), ha in media di 1 dirigente ogni 8 dipendenti. La Lombardia, invece, si serve di 3.200 dipendenti di cui i dirigenti sono solo 207, per un rapporto medio di 1 dirigente ogni 15 dipendenti.
Tornando al giudizio di parificazione del bilancio 2009 dello Stato espresso dalla Corte dei Conti, il procuratore generale, Mario Ristuccia, ha accusato le Regioni e gli enti locali di abusare in “poltrone, gettoni di presenza, manager e consulenti a valanga”, generatori di un’enorme spreco di denaro pubblico e di cattiva amministrazione.

Un monito che dovrebbe essere raccolto proprio in questo momento in cui il dipartimento regionale della Funzione pubblica sta effettuando una riorganizzazione dei ruoli dirigenziali, che potrebbe riservare tagli o accorpamenti. In ogni caso, si dovrebbe iniziare a ragionare sulle consulenze: quante siano quelle realmente necessarie e quante invece se ne potrebbe benissimo fare a meno.


Articolo pubblicato il 29 giugno 2010

 
 


Giu 29 2010
Trasferire i precari alle attività produttive
Il Governo regionale è in trappola perché da un canto riceve la forte pressione di 70 mila precari che vogliono essere sistemati ad ogni costo e dall’altro ha due guardiani insormontabili: il commissario dello Stato che impugna ogni norma di spesa, approvata dall’Ars, e il ministro dell’Economia che non cede di un millimetro sul patto di stabilità.
Nel bilancio 2010 sono registrate le seguenti somme che costituiscono una deviazione rispetto ai servizi che la Regione deve fornire ai cittadini: 314 mln per i 22.500 precari dei Comuni, 242 mln per la Formazione oltre a 100 mln prelevati dal Fondo sociale europeo, 7 mln per i 1.800 dipendenti degli sportelli multifunzionali, 85 mln per i 28 mila forestali, 67 mln per i dipendenti della Resais spa e 26,6 milioni per gli Lsu. A questi si devono aggiungere 6.000 Asu con una spesa prevista di circa 100 milioni e 6.000 precari della Regione con una spesa prevista di oltre 200 milioni. Certamente abbiamo dimenticato qualche altra categoria. Il tutto per lo spaventoso ammontare di oltre 1 miliardo e cento milioni di euro.

Che si faccia beneficenza o come si chiamano oggi “ammortizzatori sociali” è una decisione politica, ma che si gabellino queste spese come necessarie ai servizi da rendere ai cittadini è un inganno che volentieri smascheriamo.
C’è da aggiungere un secondo argomento: se il Governo ritenga equo favorire e pagare indennità ai circa 75 mila precari sopra elencati e lasciare nella disperazione gli oltre 100 mila disoccupati della Sicilia, che non sono stati miracolati e sono rimasti fuori dalle pubbliche amministrazioni. Come si può governare in nome dell’equità trattando in modo così diverso i cittadini, tra fortunati e   sfortunati? Ovvero nella categoria di quelli che gravitano intorno alle segreterie politiche escludendo l’altra categoria di cittadini che non sono stati raccomandati.
Abbiamo più volte rimarcato questa situazione, ma non abbiamo ancora ricevuto una risposta chiara e inequivocabile. Comprendiamo le difficoltà di questo ceto politico che raccoglie l’eredità di malgoverno e clientelismo, ma non è più possibile solcare la strada dell’iniquità.
 
Come è nostro costume, non ci limitiamo a rilevare una situazione disdicevole, ma offriamo la soluzione. Si tratta di trasferire gradualmente,  mediante un piano quinquennale, tutti questi precari verso attività produttive, consentendo nello stesso tempo a tutti gli altri siciliani di competere ad armi pari per utilizzare le opportunità che il mercato presenta.
John Maynard Keynes (1883 - 1946), il grande economista britannico, indicava la strada dello sviluppo di una Comunità, con la costruzione di infrastrutture e l’attivazione di iniziative produttive di ricchezza. Ciò anche indebitandosi. La Regione siciliana in questi anni si è indebitata per finanziare la spesa corrente, gli sprechi, il parassitismo, ma nulla ha fatto verso infrastrutture e attività produttive. Basta andare in giro per i 25 mila kmq della regione e vedere lo stato di abbandono idrogeologico del territorio, gli 829 borghi abbandonati, l’assenza dell’anello autostradale, della Nord-Sud, della Agrigento-Palermo, della Ragusa-Catania, della permanenza di una ferrovia da primi del ‘900.

È venuto il momento di invertire la marcia. È noto agli economisti che per ogni miliardo investito, si creano 8/10 mila posti di lavoro. La Regione, nel settennio 2007/13, ha a disposizione 18 miliardi fra risorse europee, statali e proprie, ma ad esse si possono aggiungere altri 2,1 miliardi di risparmi annui come pubblichiamo nella tabella in prima pagina. Nel complesso, vi sono a disposizione già dal 2007 al 2010 circa 12 miliardi con cui si potrebbero mettere in moto oltre 100 mila posti di lavoro. Non solo, ma gli investimenti farebbero da volano ad altri investimenti, per cui è stimabile che in un triennio o in un quinquennio il cantiere Sicilia potrebbe creare ulteriori 100 mila posti di lavoro.
Qui si tratta di mettere in moto questo progetto, difficile ma realizzabile, su cui far confluire le migliori risorse professionali che vi sono a disposizione. Un ceto politico che impiantasse il grande progetto prima descritto sarebbe abilitato alle prossime elezioni del 2013 a chiedere il consenso che arriverebbe puntuale.
Provare per credere.

 
 



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