mercoledì 22 settembre 2010

Formato il quarto governo LOMBARDO in Sicilia

Sicilia: al via il Lombardo quater tra “ribaltoni” e fischi


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Il governatore “ribaltonista”. Così ieri Raffaele Lombardo è stato bollato dai parlamentari del centrodestra riuniti a Palermo. Il nuovo sostegno promesso al suo quarto governo (in soli due anni) dai democratici ha infatti tolto la terra sotto i piedi dei pidiellini siciliani, sempre più consapevoli dell’impossibilità di continuare il percorso al fianco del presidente. Il quale ieri in Aula ha pronunciato un discorso fortemente contestato e inframmezzato da fischi e coloriti insulti.
In sintesi il Lombardo quater nascerà grazie all’appoggio garantito dal Pd, mentre i rapporti con il Pdl si incamminano verso un irrimediabile cul de sac. Un giro di boa che – per molti esponenti di destra – rappresenta l’ennesima manifestazione di arrivismo del presidente, storicamente votato a cementare sgangherate alleanze pur di tenere saldo il suo posto al timone dell’isola.
“Io vado avanti così – ha dichiarato  ieri lo stesso Lombardo – non muto di un grado per convenienze, paure o vantaggi. So che ho scontentato e vado scontentando tanta gente; mi sono posto tanti interrogativi: mollo o assecondo le legittime e sacrosante esigenze di conquistare consensi o – ha continuato – faccio il mio dovere di fronte ai siciliani?”.
A questi interrogativi il presidente dei siciliani ha fornito la sua personale risposta, nominando una squadra di governo (che verrà ufficializzata oggi) che farà a lungo discutere. Ne faranno parte 12 assessori tecnici di cui 4 riconducibili al Mpa, 3 al Pd, uno all’Udc e uno all’Api di Rutelli. Gli ultimi due nomi apparterrebbero invece ad ambienti vicini alla neonata Fli di Gianfranco Fini.
“Ho formato un governo di tecnici, che non sono impegnati in politica – ha annunciato Raffaele Lombardo – credo che sarà una buona giunta”. Speranze a parte, ieri il governatore ha tentato di delineare anche le linee guida del suo programma politico, consegnando a tutti i presenti la promessa di tenere conto dell’opinione di tutti: “Sul programma sentirò tutti voi – ha scandito il governatore – se dovrò cambiare due o tre punti lo farò, ne cambierò anche cento se sarà necessario, ma ovviamente non cambio la mia linea“.
Ma i punti sommariamente esposti dal presidente della Regione Sicilia non hanno convinto molti. Giuseppe Castiglione e Domenico Nania, coordinatori del Pdl in Sicilia, si sono fatti portavoce di questo diffuso “malcontento”: “L’idea di una Sicilia guidata da procuratori, burocrati e prefetti – hanno tuonato – più un presidente su cui tutti hanno le idee chiare, è la sconfitta più eclatante che i siciliani potevano subire”.
Lombardo non convince – hanno tagliato corto Castiglione e Nania – Lo dimostrano il suo nervosismo palpabile, il solito discorso demagogico-populistico, il non affrontare la grave situazione siciliana, le mezze frasi sul federalismo. Il risultato è un governo senza idee”. Un affondo continuo, che conduce all’impietosa osservazione finale: “Ci sono poche idee e molto confuse - hanno osservato i due coordinatori - Siamo costretti ad assistere al continuo degrado della Sicilia e della sua economia, mentre c’è chi si entusiasma a rincorrere solo formule politiche”.
Di tutt’altro segno il commento di Giuseppe Lupo, segretario regionale del Pd, che ha invertito i termini della questione. “Il centrodestra – ha notato – è stato fatto a pezzi e si è autoribaltato, ha ridotto questa regione a una condizione economica e sociale disastrosa. Questo ci spinge ad una assunzione di responsabilità. Ci spinge a provvedere – ha concluso Lupo, svelto nel registrare il fallimento del Pdl nell’isola – alla necessità di riforme importanti con un progetto di rilancio dello sviluppo economico”.
Maria Saporito







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Lombardo, ecco i nomi D’Antrassi e Marino i jolly



19:33 Dopo la conferenza dei capigruppo riprende la seduta. Lombardo parla coi giornalisti e presenta il misconosciuto D’Antrassi: “E’ uno dei più grandi esperti di commercializzazione dei prodotti agricoli siciliani all’estero”. Andrà lui all’Agricoltura, non Sparma. Strano? “In cosa era diverso da Di Mauro? Solo dal fatto di non essere stato eletto. Abbiamo deciso di puntare sui tecnici, una regola generale”. Tra i finiani il più scontento sembra Fabio Granata. Il gruppo sceglie la via del silenzio in attesa dei prossimi eventi. Ma non sembra che ci sia un’effettiva volontà di rottura. Il dibattito d’Aula si svolgerà domattina alle 10,30. Parleranno i capigruppo, o qualcuno in sua vece.
19:03 In giunta non c’è il prefetto Giovanni Finazzo, di cui si era parlato fino a oggi pomeriggio. E non ci sono Nino Strano ed Egidio Ortisi, i due politici in ballo. Ora si rischia la rottura coi finiani. Domani alle 9,30 la presentazione della giunta. Le sorprese, i due jolly tirati fuori dal mazzo da Lombardo all’ultimo momento, sono Giosuè Marino ed Elio D’Antrassi, esperto d’agricoltura.
18:58 Ecco i nomi degli assessori “che invito a far parte del mio governo”. E’ una giunta “del presidente”: Gaetano Armao, Massimo Russo, Pier Carmelo Russo, Mario Centorrino, Caterina Chinnici, Gianmaria Sparma, Andrea Piraino, Letizia Di Liberti, Sebastiano Messineo, Elio D’Antrassi, Giosuè Marino.  
18:55 “Non possiamo fare marcia indietro. Meglio perdere ma restare a posto con la nostra coscienza”. Non si torna più col Pdl.
18:51 “Disponibilità di collaborazione da Pd, Api, Fli, Mpa. Non so l’Udc, non vorrei che lì si creasse un problema di simbolo. Con queste forze porteremo avanti un’azione riformista”. Ecco la fisionomia della nuova maggioranza.
18:48 Lombardo parla di enti inutili da chiudere e della necessità del rilancio dell’agricoltura. Ora passa al capitolo assessori.
18:37 Lombardo continua a parlare dell’auspicabile dimagrimento della Regione. Intanto, la permanenza dei finiani in giunta è appesa a un filo.
18:30 Si passa ai punti programmatici. “Il primo riguarda la Regione: un pachiderma. Piena zeppa di leggi e regolamenti, per molti versi inefficiente e parassitaria”. “La Regione deve dimagrire. È giunto il momento di decentrare”. Poi Lombardo parla della riforma federalista, dicendo di temere che questa farà bene alle regioni del Nord e penalizzerà quelle del Sud.
18:28 “A Roma viene definito ribaltone un dissenso espresso al presidente del Consiglio e invece sarebbe coerenza a Palermo esercitarsi in un tiro al bersaglio al presidente della Regione e al programma?”. “E’ questa l’occasione per ringraziare quanti in questo governo non restano per il lavoro svolto con grande scrupolo e abnegazione”.
18:25 Lombardo ricorda come il Pdl andò contro il governo regionale sulla riforma della Sanità. Poi ricorda il voto sull’abolizione dell’Arra, dove si crearono altre divisioni dentro la maggioranza. “Nessuno ha messo fuori nessuno”, dice Lombardo, ricordando il voto contrario di parte della maggioranza sul Dpef.  “Il governo ha deciso di andare avanti e lungo la strada ha trovato nuove sintonie”.
18:20 Riprende la seduta.
18:11 Lombardo e i finiani non avrebbero trovato l’accordo. Rischio di uscita dalla maggioranza per Futuro e libertà.
18:08 Seduta sospesa da Cascio: una gazzarra indecente non permetteva il prosieguo. Due deputati del Pdl richiamati all’ordine.
18:04 Lombardo non riesce a parlare. Grida dai banchi del Pdl lealista. Nino Beninati richiamato all’ordine da Cascio. Salvino CAputo agitatissimo. Anche Toto Cordaro. E’ un caos. Santi Formica richiamato all’ordine. Lombardo getta benziona sul fuoco dal canto suo.
18:01 Lombardo parla della “controriforma della sanità” del capogruppo del Pdl contro la riforma di Massimo Russo. Ancora urla. Cascio minaccia di sospendere l’Aula. Il presidente dà del “ribaltonista” agli esponenti del Pdl.
17:59 “Le anime candide del bipolarismo a tutti i costi si scandalizzano e gridano al ribaltone. Trasformista e ribaltonista è chi ha lasciato un presidente della Regione che porta avanti un programma”. Urla di protesta dall’Aula. “Comprendo il nervosismo”, commenta Lombardo. Ancora urla dai banchi del Pdl, Lombardo si ferma.
17:57 “Governati da chi ci impone il sacrificio dell’ultima manovra finanziaria che solo a noi costa un miliardo di euro. Questo governo che ci impone questa manovra assiste al declino di questo Paese”, dice Lombardo parlando del governo Berlusconi che l’Mpa peraltro sostiene e nel quale siede un suo sottosegretario.
17: 53 Lombardo parla del milazzismo: “Esperienza scomunicata” in nome ”delle rendite del mestiere dell’ascaro”. Ci risiamo con gli ascari. Con lui siedono i sei tecnici riconfermati: Armao, Chinnici, Centorrino, Massimo Russo, Pier Carmelo Russo, Venturi.
17:50 Lombardo sottolinea l’importanza del momento politico. “Ho avuto una sola bussola per le mie scelte: quella dell’autonomia speciale e dell’interesse della Sicilia”.
17: 48 Lombardo chiede un’ora di tempo di pausa dopo il suo intervento per l’inizio del dibattito. Si farà notte.
17:45 Innocenzo Leontini contesta la presenza tra i banchi del governo dei sei assessori tecnici, quattro dei quali sarebbero dimissionari. Cascio risponde di non avere notizia di dimissioni. Ora tocca a Lombardo.
17:42 Toto Cordaro, Udc di rito romaniano, chiede che si possa svolgere un dibattito dopo l’intervento di Lombardo. Cascio conferma: il dibattito ci sarà. Rassegnazione tra i cronisti.
17:40 La seduta è ripresa. Ecco Lombardo.
17:30 Si attende la ripresa della seduta. Intanto, Lombardo ha incontrato in questi minuti a Palazzo dei Normanni il leader dei finiani Pippo Scalia. Arrivando all’Ars il governatore ha ammesso che c’è un nodo ancora da sciogliere. Il “caso Strano” tiene banco. E non si sarebbe ancora trovata la quadra. Confermato l’ingresso in giunta dei due prefetti Finazzo e Marino. Aria di distensione dalle parti del Pd.
16:51 Cascio aggiorna la seduta alle 17:20 su richiesta di Lombardo, che ha chiesto altro tempo.
16:50 Raffaele Lombardo non ha ancora iniziato il suo intervento in Aula. Resta il giallo sulla sorte di Nino Strano ed Egidio Ortisi, gli unici politici rimasti nella squadra. Secondo qualcuno potrebbero restare in squadra, accontentando i desiderata dei finiani e dei rutelliani.
16:40 La seduta dell’Ars è iniziata. Presiede Francesco Cascio. Prima della seduta si è tenuta una riunione del gruppo del Pd. La voce dell’ingresso in giunta del prefetto Giosuè Marino, anticipata da livesicilia, trova le prime conferme. In giunta entrerebbero così due prefetti, Marino e Giovanni Finazzo.
Ore 15:45: Le trattative sono chiuse. I tasselli del Lombardo quater sono andati a posto. Il presidente ha scritto tutti nomi nel suo famoso foglietto e ha convocato la giunta uscente per l’ultima volta. Alle 16, più probabilmente 16,30 parlerà in aula. Notizia dell’ultima ora, col condizionale: Nino Strano non farebbe parte dell’esecutivo. Il veto del Pd lo avrebbe bloccato. Al suo posto i finiani avrebbero indicato Letizia Di Liberti. L’altra sorpresa dell’ultima ora riguardebbe il Pd: dopo che stamattina le quotazioni di Luigi Cocilovo si erano impennate, all’ultimo momento è spuntato il nome dell’ex prefetto di Palermo Giosuè Marino. L’indiscrezione trova alcune conferme nel Palazzo: potrebbe essere il commissario antiracket il nuovo assessore in quota Pd. La “caduta” di Nino Strano tracinerebbe con sè anche Egidio Ortisi, indicato dai rutelliani. L’ex parlamentare Ppi infatti a questo punto rimarrebbe l’unico politico della squadra. Al suo posto in giunta entrerebbe Uccio Messineo, economista che insegna all’università de L’Aquila.



21settembre 2010
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I CONTI IN TASCA ALLA POLITICA SICILIANA: MILIONI DI EURO BRUCIATI

La Sicilia è sempre stata terra di contraddizioni. E lo sappiamo bene. Ma oggi più che mai è anche la patria delle sperequazioni sociali ed economiche. In particolare tra gli "eletti", i nuovi nobili della rinata aristocrazia siciliana e la stragrande maggioranza degli "elettori", vasta classe sociale che comprende vassalli, valvassori, servi e morti di fame (non per scelta). Cerchiamo di entrare meglio nel dettaglio. Oggi, nel 2010, un lavoratore, al 90% precario, percepisce nella migliore delle ipotesi circa 10-12 mila euro al netto in busta (o in nero). Vale a dire, la medesima cifra che percepisce un deputato all'Assemblea Regionale Siciliana nell'arco di 30 giorni di attività parlamentare. Con una piccola e particolare differenza: mentre il lavoratore precario dovrà avere la fortuna di aver rinnovato il contratto o di trovare altra occupazione, al fine di poter mettere da parte i contributi necessari per poter godere di una misera pensione di 500 euro al mese (lavorando fino a 70 anni di età), il deputato regionale dovrà "resistere" due anni e mezzo, cercando, insieme ai propri colleghi di evitare ribaltoni e "inciuci" che porterebbero ad elezioni anticipate, dopo di che avrà diritto alla pensione. Pari al 100% dello stipendio. Ancora meglio della popolare lotteria "Win for life" per intenderci", E parliamo di un semplice deputato. E sia chiaro: dai nostri semplici e veloci calcoli abbiamo escluso tante voci di spesa. Dai collaboratori (i portaborse), alle spese telefoniche, ecc ecc. Tutto, ovviamente, pagato dai contribuenti. Ovviamente le cifre aumentano se parliamo del Presidente della Regione. In base ai dati disponibili, il Presidente più pagato dagli italiani è il compagno pugliese Nichi Vendola. Per lui, già al secondo mandato, è previsto uno stipendio d'oro da 18.885 euro. Ovviamente al netto, e senza calcolare vari rimborsi. Alle sue spalle, manco a dirlo, troviamo il leader nazionale dell'MpA, nonchè Presidente della Regione Raffaele Lombardo che, mensilmente, intasca una cifra prossima ai 15mila euro. Per capirci ancora meglio: ogni ora di "lavoro" di un deputato all'ARS costa ai cittadini siciliani circa 2066 euro (anche se assente).  Ogni ora di lavori d'aula costa alla collettività circa 185mila euro. Un anno di stipendi ai nostri deputati ci costa 22 milioni di euro. Il tutto per produrre circa 90 leggi all'anno, sistemare i propri affari, favorire amici e quando è possibile, dare speranze (solo quelle) agli elettori.  Vogliamo fermarci qui. Ci sarebbero da analizzare gli stipendi dei consulenti; quelli di Presidenti delle province, dei sindaci e dei consiglieri comunali e provinciali. Ma supponiamo che i dati già esposti possano chiarire a sufficienza la realtà. Nel frattempo, però, le Pubbliche (dis)Amministrazioni non sono in grado di elargire i pagamenti alle aziende private che sono costrette a ridurre il personale; si dice che non ci sono soldi per migliorare i servizi e per costruire nuove infrastrutture; si discute tanto di questa terribile crisi economica che, guarda caso, colpisce tutti, tranne che i nostri attivi e capaci politici. Sia chiara una cosa: questo schifo non si verifica solo in Sicilia. E' un fenomeno tutto italiano, che colpisce indistintamente tutte le regioni, da Nord e Sud. C'è chi riesce a sopportare questa vergogna. E si arrangia, nonostante lauree e costosissimi master, tra un Call Center o uno stage (poco) retribuito all'interno di una qualche azienda. C'è chi invece non regge: cerca la via di fuga dall'Italia. O peggio ancora, decide di farla finita. Per sempre. La verità è che in questo paese, a oltre 60 anni dalla fondazione della Repubblica, tutti i nodi sono venuti al pettine. L'Italia è una Repubblica fondata sul magna magna. Siamo tutti figli di una Costituzione creata ad hoc dalla politica per poter spolpare le casse dello Stato. Ed arricchirsi alle spalle dei cittadini.
La Sicilia è sempre stata terra di contraddizioni. E lo sappiamo bene. Ma oggi più che mai è anche la patria delle sperequazioni sociali ed economiche. In particolare tra gli "eletti", i nuovi nobili della rinata aristocrazia siciliana e la stragrande maggioranza degli "elettori", vasta classe sociale che comprende vassalli, valvassori, servi e morti di fame (non per scelta). Cerchiamo di entrare meglio nel dettaglio. Oggi, nel 2010, un lavoratore, al 90% precario, percepisce nella migliore delle ipotesi circa 10-12 mila euro al netto in busta (o in nero). Vale a dire, la medesima cifra che percepisce un deputato all'Assemblea Regionale Siciliana nell'arco di 30 giorni di attività parlamentare. Con una piccola e particolare differenza: mentre il lavoratore precario dovrà avere la fortuna di aver rinnovato il contratto o di trovare altra occupazione, al fine di poter mettere da parte i contributi necessari per poter godere di una misera pensione di 500 euro al mese (lavorando fino a 70 anni di età), il deputato regionale dovrà "resistere" due anni e mezzo, cercando, insieme ai propri colleghi di evitare ribaltoni e "inciuci" che porterebbero ad elezioni anticipate, dopo di che avrà diritto alla pensione. Pari al 100% dello stipendio. Ancora meglio della popolare lotteria "Win for life" per intenderci",
E parliamo di un semplice deputato. E sia chiaro: dai nostri semplici e veloci calcoli abbiamo escluso tante voci di spesa. Dai collaboratori (i portaborse), alle spese telefoniche, ecc ecc. Tutto, ovviamente, pagato dai contribuenti. Ovviamente le cifre aumentano se parliamo del Presidente della Regione. In base ai dati disponibili, il Presidente più pagato dagli italiani è il compagno pugliese Nichi Vendola. Per lui, già al secondo mandato, è previsto uno stipendio d'oro da 18.885 euro. Ovviamente al netto, e senza calcolare vari rimborsi. Alle sue spalle, manco a dirlo, troviamo il leader nazionale dell'MpA, nonchè Presidente della Regione Raffaele Lombardo che, mensilmente, intasca una cifra prossima ai 15mila euro.
Per capirci ancora meglio: ogni ora di "lavoro" di un deputato all'ARS costa ai cittadini siciliani circa 2066 euro (anche se assente).  Ogni ora di lavori d'aula costa alla collettività circa 185mila euro. Un anno di stipendi ai nostri deputati ci costa 22 milioni di euro. Il tutto per produrre circa 90 leggi all'anno, sistemare i propri affari, favorire amici e quando è possibile, dare speranze (solo quelle) agli elettori.
Vogliamo fermarci qui. Ci sarebbero da analizzare gli stipendi dei consulenti; quelli di Presidenti delle province, dei sindaci e dei consiglieri comunali e provinciali. Ma supponiamo che i dati già esposti possano chiarire a sufficienza la realtà. Nel frattempo, però, le Pubbliche (dis)Amministrazioni non sono in grado di elargire i pagamenti alle aziende private che sono costrette a ridurre il personale; si dice che non ci sono soldi per migliorare i servizi e per costruire nuove infrastrutture; si discute tanto di questa terribile crisi economica che, guarda caso, colpisce tutti, tranne che i nostri attivi e capaci politici.
Sia chiara una cosa: questo schifo non si verifica solo in Sicilia. E' un fenomeno tutto italiano, che colpisce indistintamente tutte le regioni, da Nord e Sud. C'è chi riesce a sopportare questa vergogna. E si arrangia, nonostante lauree e costosissimi master, tra un Call Center o uno stage (poco) retribuito all'interno di una qualche azienda. C'è chi invece non regge: cerca la via di fuga dall'Italia. O peggio ancora, decide di farla finita. Per sempre. La verità è che in questo paese, a oltre 60 anni dalla fondazione della Repubblica, tutti i nodi sono venuti al pettine. L'Italia è una Repubblica fondata sul magna magna. Siamo tutti figli di una Costituzione creata ad hoc dalla politica per poter spolpare le casse dello Stato. Ed arricchirsi alle spalle dei cittadini.


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