giovedì 9 settembre 2010

Vassallo Angelo




POLLICA OMICIDIO VASSALLO, DROGA E PORTO? L´AMICO DICE CHE BISOGNA CERCARE ALTROVE
A stento trattiene le lacrime. Il sindaco ucciso ha sposato una sua cugina, ma Antonio La Greca era soprattutto una grande amico di Angelo Vassallo. «Prima che diventasse sindaco andavo con lui a pescare, sulla stessa barca. Angelo era un bravo pescatore, sapeva fare bene il suo mestiere e con l’Internazionale, così si chiamava il suo peschereccio, si spingeva fino a dieci, quindici miglia dalla costa. Poi ha smesso, dopo l’elezione si è impegnato a tempo pieno a fare il sindaco». • Vassallo era al suo quarto mandato. «Trovò un Comune disastrato - racconta l’amico pescatore - non c’era niente, neanche la carta per scrivere e ha impiegato cinque anni per metterlo a posto. E’ stato il primo sindaco in Italia a trasformare le concessioni al porto da demaniali a comunali e ha fatto davvero tantissimo in tutte le frazioni: strade, fognature, rete idrica, il depuratore. Anche la rete fognaria della spiaggia di Mezzatorre, che è nel territorio di San Mauro. E poi ha acquisito al patrimonio comunale il castello diPollica , che viene utilizzato per manifestazioni e anche per ricevimenti. Proprio la settimana scorsa vi ha sposato una coppia di austriaci che vengono qui a villeggiare g da diversi anni. Il paese con lui è rinato, siamo avanti di vent’anni rispetto ad altri centri della zona. Siamo stati i primi a fare la raccolta differenziata dei rifiuti ed Angelo era un vulcano, non si fermava mai. Giù al porto, grazie alla gestione comunale, lavorano con contratto stagionale, e a turno anche d’inverno, una quindicina di ragazzi» • Poi gli occhi gli si velano di nuovo. «Non riusciamo a capire il perché di questa cosa, così brutale, così spaventosa. Gli hanno sparato nove colpi, è tremendo. Speriamo solo che le forze dell’ordine e la magistratura facciano qualcosa e in fretta. Noi cilentani - spiega in lacrime Antonio - per carattere siamo diversi, teniamo tutto dentro. Certo, abbiamo partecipato alla fiaccolata perché Angelo si merita questo ed altro, ma non siamo abituati ad esternare il nostro dolore. Ha visto quanta gente c’era? Anche da morto è riuscito a riempire il paese, lascia un vuoto enorme ed è difficile che qualcuno riuscirá a riempirlo». • Ma perché è stato ucciso? Chi poteva volere la sua morte? L’amico pescatore non sa dare una risposta a questi interrogativi. «Non riusciamo a capire il perché l’abbiano ucciso, non ci ha mai riferito di minacce. Solo lui sa il perché. Angelo era una persona forte e se una cosa andava contro gli interessi del Comune non te la faceva fare. Non è stato mai comprato da nessuno e non si è mai sottomesso a nessuno. In paese era benvoluto, tranne una piccola minoranza, tanto è vero che alle ultime elezioni c’era solo la sua lista». • Antonio non dá credito alla tesi dello screzio con gli spacciatori («La droga ormai è venduta ovunque e chi arriva da fuori la porta anche qua»), né ai lavori da farsi al porto («Si tratta di un appalto di due milioni e tale cifra non giustifica l’uccisione di un uomo»). • Ci raggiunge un altro amico, Vincenzo Amendola, titolare di una boutique . «Angelo era uno di noi. Passavamo anche quattro giorni e quattro notti di seguito a mare per pescare il pesce spada. Si metteva sempre a disposizione e ci teneva per il paese. Prima nelle strade del centro storico c’era l’asfalto e ora ci sono le pietre, prima le fogne sfociavano a mare e oggi abbiamo il depuratore. Angelo ha contribuito a cambiare il Cilento: Acciaroli ha fatto da traino anche per gli altri paesi. E poi era una persona semplice, che arrivava a tutti e riusciva a coinvolgerti. Qui non c’è pietra che non sia stata rifatta per iniziativa di Angelo. Io ho un negozio di abbigliamento e in due mesi di attivitá faccio il fatturato di un anno e questo grazie alla capacitá di attrazione del paese». • Anche Vincenzo Amendola, come tanti altri ad Acciaroli, esclude la pista della camorra: «Io non ci credo, qui non c’è camorra, ma non riesco a capire perché Angelo sia stato ucciso. Ci eravano visti il giorno prima e avevamo parlato di un progetto. Angelo aveva giá contattato un suo amico che si sarebbe dovuto occupare della stesura dei testi, voleva realizzare un libro con tutti i detti e i proverbi cilentani. Progetto a cui pensava da anni».






Camorra o altro? Il dubbio amletico del delitto Vassallo
Indagini sulle infiltrazioni nel business turistico, ma non è la sola pista
Salerno

Per ogni elemento che conduca movente e agguato verso la pista della camorra, ce n’è sempre un altro utile a provare il contrario. Così con il passare delle ore, la ricostruzione dell’omicidio del sindaco di Pollica-Acciaroli, assume sempre più i caratteri di un rebus dalla difficile soluzione con tante, troppe, variabili in campo.
Per risalire ai responsabili del feroce assassinio di Angelo Vassallo, freddato con nove colpi di pistola a pochi metri da casa nella notte tra domenica e lunedì, lo stato ha messo in campo il suo meglio. Così come riferito dal vicecapo della polizia, Francesco Cirillo, ieri al termine del comitato per l’ordine e la sicurezza tenutosi nella tarda mattinata in prefettura a Salerno.
«Abbiamo dispiegato le forze sotto il coordinamento del procuratore distrettuale di Salerno, Franco Roberti». Già nel pomeriggio di ieri un pool di investigatori esperti dei reparti scelti, con la consulenza tecnica dei Ris dell’Arma, ha ripreso le analisi della scena del crimine. Per gli inquirenti è da lì che si deve partire per risalire all’assassino, «per capire la matrice di questo efferato delitto». Prendendo le mosse dall’arma utilizzata nel raid. La pistola maggiormente usata nei delitti di camorra, un’affidabile 9x21 che neanche l’altro giorno ha fallito. Arma più rara tra quelle offerte dal mercato nero, ma non certo impossibile da trovare.
L’agguato, poi. Quel che di anomalo si registra rispetto a una “normale” azione camorristica è il fatto che il killer pare abbia raggiunto e si sia allontanato dal luogo del delitto in auto e non in moto, agendo addirittura a piedi. Nella ricostruzione ci si chiede perché il sindaco abbia tirato il freno a mano prima di essere investito dalla pioggia di fuoco. Ha riconosciuto il suo assassino, o è stato solo fermato in qualche modo durante la ripida salita verso casa? Il fatto che i nove colpi esplosi siano andati a bersaglio in modo così impreciso rispetto ai punti vitali ben conosciuti dai sicari più esperti, racconta di una mano inesperta, magari casualmente divenuta assassina, oppure è stato solo il caso? Dettagli non da poco per arrivare alla verità su un caso così intricato per il quale gli inquirenti non hanno ancora scartato nessuna ipotesi. A partire ovviamente da quella della malavita organizzata.
La possibilità che Vassallo si fosse messo di traverso contro possibili interessi criminali sul territorio del suo comune è reale, come il vicecapo della polizia lascia intendere. «Che il Cilento sia una terra tranquilla è indubbio, che sia una terra bellissima è indubbio, che sia una terra che non abbia possibilità di infiltrazioni non è altrettanto indubbio». Ad appesantire un’atmosfera già angosciante ci sono poi le parole dette a mezza bocca dal comandante provinciale della guardia di finanza Angelo Matassa, che a margine dell’incontro ha detto che i suoi uomini da molto tempo prima dell’omicidio, erano impegnati su quel territorio con verifiche attente, anche su possibili infiltrazioni camorristiche in particolare in ambito turistico. Settore che da sempre fa gola alle più potenti cosche del casertano e della provincia di Napoli. Va verificato se anche il Cilento, come altre aree della provincia di Salerno, sia finito nel mirino dei clan che attraverso le loro ditte stanno cercando di inserirsi nel tessuto imprenditoriale. Tesi che gli amministratori continuano a escludere, vista la scarsa possibilità speculazioni edilizie e le scarse entrate del porto.
I collaboratori di Vassallo hanno sin dal primo momento parlato di un folle. Qualcuno che si sia scontrato con la risolutezza nel trattare con le persone del sindaco: decine le persone che si sono viste sbattere la porta in faccia o negare un licenza o qualsiasi atto che il sindaco non abbia ritenuto giusto o compatibile con la sua linea. C’è infine da chiarire la vicenda di cui ha parlato il fratello della vittima, Claudio Vassallo, in merito a «esponenti delle forze dell’ordine in combutta con personaggi poco raccomandabili». Evenienza che il comandante del reparto operativo dell’Arma Francesco Merone smentisce categoricamente, così come ogni possibile ombra su una loro condotta mai negligente o superficiale.




«Un sindaco onesto che ha combattuto l’arroganza mafiosa»
Centinaia di sindaci, migliaia di cittadini giunti spontaneamente hanno sfilato martedì in un suggestivo ma triste tramonto colorato di rosso e di grigio, dalla casa comunale alla piazza di Acciaroli per ricordare Angelo Vassallo, il sindaco assassinato spietatamente. Lo stupore era il sentimento prevalente. Lo si leggeva sui volti dei cittadini di Pollica e nel silenzio sgomento che dominava mentre il corteo dalla rocca del comune raggiungeva quella splendida perla del Cilento che è Acciaroli, la frazione di Pellica più nota, dove trascorrono l’estate molte famiglie napoletane. Non è mai apparsa tanto silenziosa quanto ieri sera quella piazza affollata da migliaia di persone incredule. Un bravo amministratore, energico e determinato nel difendere il suo paese da speculazione e profittatori, era stato eliminato dai colpi di pistola sparatigli a bruciapelo da un killer. Le voci che si affollano e si rincorrono nel tentativo di darsi ragione di un simile evento non mettono in forse un fatto fondamentale: Vassallo era un bravo sindaco e combatteva il rischio che anche Pollica potesse diventare luogo di traffici illeciti, infestato dalla criminalità. Di qui la sua tenacia nell’esigere il rispetto delle leggi. Da questo amore per la sua comunità, la critica dura di Vassallo a tutti i centralismi e alle taglie burocratiche imposte dalla Regione. Per rendere chiara la sua battaglia tesa ad ottenere il rispetto dell’autonomia dei territori, Vassallo non aveva esitato a parlare del modello leghista come un esperimento da non liquidare. Una forzatura per segnalare quanto fosse importante il principio di sussidiarietà nell’assetto istituzionale della Regione e come i territori più vicini ai cittadini, i comuni, andassero sostenuti. Lo aveva scritto in un articolo apparso sul Corriere del Mezzogiorno del 22 agosto. Una sorta di testamento politico. Ora occorre che gli autori e i mandanti di un tale efferato delitto siano rintracciati e paghino. Un delitto con cui si è voluto eliminare un uomo che non si sarebbe piegato alle intimidazioni. E che parlava il linguaggio del rigore, fino alla durezza, contro chi riteneva di potere, anche a Pollica, infrangere impunemente la legge. In tempi in cui la politica non gode di buona fama, l’assassinio di Vassallo ci ricorda che ci sono amministratori onesti (credo siano la maggioranza) che lavorano con dedizione e, nel Mezzogiorno, spesso in solitudine e tra mille ristrettezze, rischiano la vita. Ha ragione il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano quando ricorda che nella lotta alla criminalità, i risultati conseguiti non devono far dimenticare, che essa ha enormi «capacità di tenuta e di manovra. È perciò indispensabile stimolare nei giovani e in tutto il paese, la crescita della coscienza civile e della fiducia nello stato di diritto».

*Deputato Pd

09 settembre 2010

Venerdì i funerali
Caso Vassallo, inchiesta su fitti e società
Acciaroli, si indaga sul business della movida
SALERNO — Non è un caso che anche il Gico e la Guardia di Finanza di Salerno siano stati delegati ad indagare sulla morte del sindaco di Pollica, Angelo Vassallo. Perché, da tempo, le fiamme gialle stavano effettuando accertamenti economici e patrimoniali in varie località del Cilento, tra cui anche Acciaroli. Da mesi, il Gico teneva sotto controllo locali notturni, esercizi commerciali, bar e ristoranti. Ed è questa la nuova pista che, nelle ultime 24 ore, stanno seguendo gli inquirenti. L’incontro di ieri mattina, in Prefettura, del comitato nazionale per l’ordine e la sicurezza pubblica, a cui ha partecipato anche il vice del superquestore Antonio Manganelli, Francesco Cirillo, apre un nuovo campo investigativo nel mistero che avvolge l’assassinio del sindaco Vassallo. «È fuori dubbio che il Cilento sia una terra tranquilla e bellissima — ha detto Cirillo — ma non è altrettanto indubbio che sia immune da infiltrazioni camorristiche. Non possiamo dire che si tratta di infiltrazioni massicce, ma non possiamo neppure essere certi che non ci sia la presenza di organizzazioni criminali». E poi prosegue: «La traccia principale sono quei nove colpi di pistola. Chi ha sparato spero lo possiate sapere tra non molto».

Dunque le prossime saranno ore decisive. In ogni caso il campo dell’inchiesta si allarga a nuovi soggetti, chiamando in causa la questura di Salerno e soprattutto la Guardia di Finanza. Sono le indagini svolte in tempi non sospetti dal Gico a offrire un nuovo quadro alla Dda del procuratore Franco Roberti, chiamata a coordinare il lavoro dell’interforze. La finanza stava scavando nei contratti di fitto e nelle società costituite per gestire attività commerciali che, soprattutto negli ultimi anni, avevano messo radici sul territorio. E quindi l’attenzione si focalizza sul business sviluppatosi intorno alla movida di una delle località turistiche più in vista della costiera cilentana. Si stava monitorando anche l’affare degli affitti a nero, che il sindaco-pescatore contrastava da anni. Perché lì, ad Acciaroli, tutto doveva essere trasparente e legale. Soprattutto la gestione del settore turistico, principale, ma non unica, ricchezza del paese. Perché una pioggia di investimenti stava arrivando anche nel piccolo borgo cilentano, per la ristrutturazione del porto turistico, per la realizzazione di unità immobiliari nella zona portuale e per altre piccole opere urbanistiche. Che il sindaco Vassallo non potrà più veder realizzate, perché è stato ucciso da nove colpi di pistola sparati da non si sa chi. Intanto, l’autopsia, effettuata ieri dal medico legale Adamo Maiese, è durata fino a tarda sera.
I Ris, arrivati ieri pomeriggio da Roma, hanno partecipato all’esame autptico, insieme al procuratore Roberti e al comandante del reparto operativo dei carabinieri Francesco Merone. Che, poi, si dirigeranno ad ispezionare l’Audi da cui Vassallo non è più uscito vivo. Solo stamattina, quando l’autopsia sarà terminata, la magistratura potrà liberare la salma del sindaco di Pollica. I tempi sono ancora incerti, tanto da mettere a rischio anche l’allestimento della camera ardente. È stato stabilito, invece, il giorno dei funerali che si terranno, alle 10.30, di domani al porto, all’aperto, così come avrebbe voluto il sindaco-pescatore. Che, in vita, avrebbe confidato alla sua famiglia di non volere fiori ai suoi funerali. Meglio, diceva, devolvere il denaro in beneficenza all’associazione «Terra Madre» che si occupa delle popolazioni che soffrono la fame nel mondo. Ed è il suo vice, Stefano Pisani, a farsi ancora una volta portavoce delle ultime volontà del suo «maestro».

09 settembre 2010


Vassallo, venerdì i funerali al porto di Acciaroli
L’appello di ‘Libera’ per onorarne la memoria

L’associazione guidata da Don Ciotti: “Fermati un momento alle 10,30 a pensare a lui”. Il vicesindaco: “Per l’ultimo saluto, alla cerimonia, pubblica per scelta dei familiari, si attendono pullman di ragazzi da tutta Italia”. Il vice capo della polizia: “Spero possiate sapere tra non molto chi impugnava l’arma che l’ha ucciso”

POLLICA (Salerno) - L’ultimo saluto a Angelo Vassallo sarà venerdì mattina. I funerali del sindaco della cittadina ucciso nella notte di domenica 1, celebrate dal vescovo di Vallo della Lucania Rocco Favale, si svolgeranno al porto di Acciaroli, lo stesso posto dove ieri sera si è fermata in silenzio la fiaccolata 2 dei cittadini che in cinquemila hanno sfilato in suo onore. Sono stati la moglie e i due figli a scegliere il porto, per l’amore e il rispetto che Vassallo nutriva nei confronti del mare, motivo per cui veniva chiamato il ‘Pescatore’.
Il quotidiano “La Città” di Salerno ha lanciato un appello: “Io sono di Pollica” 3 mentre per quel giorno l’associazione “Libera” guidata da Don Ciotti, ha invitato tutti a ricordarlo: “Venerdì alle 10,30, ovunque tu sia, fermati un momento per ricordare Angelo Vassallo. Perché l’hanno ucciso con sette colpi di pistola, ad Acciaroli – continua l’appello -. Perché era un uomo e un sindaco con la schiena dritta. Perché alle 10,30 lo seppelliscono, ma non vogliamo che seppelliscano i suoi sogni. Perché non potremo essere lì, ma vogliamo che la sua famiglia senta forte il nostro abbraccio. Perché dal minuto dopo continueremo il nostro impegno con più forza. Perché – conclude “Libera” – così abbiamo imparato ad onorare la memoria delle vittime innocenti delle mafie”.
La cerimonia funebre si sarebbe dovuta celebrare oggi, ma il protrarsi dei tempi necessari all’esecuzione dell’autopsia ha fatto spostare di un giorno le esequie. “I familiari hanno scelto di fare un funerale pubblico – ha spiegato il vicesindaco Stefano Pisani che, su indicazione della famiglia, ha chiesto di devolvere in favore dell’iniziativa rivolta alle popolazioni che soffrono la fame nel mondo ‘Terra Madre’ eventuali offerte in denaro al posto dei fiori. “Al nostro sindaco non piacevano i fiori nei cimiteri e neppure sulle tombe – ha spiegato Pisani – i fiori devono restare nei prati, diceva. E’ per questo motivo che, rispettando la sua volontà, abbiamo deciso di lanciare una iniziativa per portare a termine una delle tante cose belle alle quali il sindaco Vassallo stava lavorando”.
Se le condizioni del tempo non dovessero consentirlo, le esequie si sposteranno nella vicina chiesa dell’Annunziata. Ai funerali arriveranno in tanti. Il sindaco di Pollica ha detto che sono attesi numerosi pullman di ragazzi da tutta Italia e numerose autorità oltre che rappresentanti delle istituzioni. Ancora incertezza invece sull’allestimento della camera ardente, tutto dipende da quando l’autorità giudiziaria renderà disponibile la salma di Vassallo.
Nel frattempo gli investigatori esprimono un moderato ottimismo sulle indagini e potrebbero essere sulla strada giusta per giungere al o ai responsabili dell’uccisione del sindaco. “La traccia principale sono quei nove colpi di pistola andati a segno – ha detto ai giornalisti il vice capo della polizia, Francesco Cirillo- chi impugnava quell’arma spero lo possiate sapere tra non molto”.
Questa mattina in prefettura è stato fatto il punto della situazione, e gli investigatori hanno posto sul tappeto tutte le tessere raccolte per dare una forma a quello che al momento appare un complesso mosaico. Lo spiegamento di forze è ingente. Ai carabinieri del Ros, del Nucleo investigativo del Reparto operativo, oggi si sono aggiunti anche i colleghi del Racis di Roma, i finanzieri del Gico, la Polizia. L’obiettivo principale degli investigatori resta quello di verificare eventuali infiltrazioni della criminalità organizzata nel territorio cilentano. “Che il Cilento sia una terra tranquilla è indubbio, che sia una terra bellissima è indubbio, che sia una terra che non abbia possibilità di infiltrazioni non è altrettanto indubbio”.
La pista della criminalità organizzata resta quindi prioritaria, come era apparso già chiaro ieri con il trasferimento dell’inchiesta alla Dda di Salerno 4. Ma si indaga anche su quelle lettere indirizzate dal sindaco Vassallo alle forze dell’ordine, che oggi sono state acquisite dal procuratore, come tutti i documenti che necessitano di una approfondita analisi. Il tutto nell’attesa dell’autopsia, che viene eseguita in queste ore dal medico legale Francesco Vinci, e che assieme alla perizia balistica potrebbe fornire elementi utili. Da sfondo, l’ipotesi che Vassallo potesse conoscere chi lo ha ucciso: l’Audi del sindaco è stata trovata lungo la strada del delitto in una posizione tale da far supporre una fermata volontaria. Questa sera, sul luogo dell’omicidio, c’è stato un nuovo sopralluogo da parte dei sostituti Castagnetti e Volpe.


08 settembre 2010


“Io sono di Pollica”, con la Città di Salerno contro il crimine e il malaffare


La Città di Salerno scende in campo per tenere alta la guardia dopo il feroce delitto di Pollica.
Informazione e legalità rappresentano i punti fermi di una battaglia che porteremo avanti insieme ai lettori.
E’ per questo che da oggi è possibile partecipare a “Io sono di Pollica”, inviando la propria solidarietà, le idee, le denunce per aiutarci a vedere chiaro.
Inviando il proprio testo all’indirizzo email iosonodipollica@lacittadisalerno.it sarà possibile tenere vivo un piccolo ma importante presidio di legalità per salvare la nostra terra dal malaffare e dal crimine. Aspettiamo i vostri messaggi che saranno pubblicati on line e sull’edizione cartacea de “la Città”.
Sono già decine le mail arrivate da tutta Italia alla Città di Salerno.






Pollica, fiaccolata per il sindaco


di Stefano Fantino
Ieri alle 17.30 Pollica ha ricordato, a poco più di un giorno, il sindaco Angelo Vassallo, trucidato barbaramente in un agguato nella località cilentana. Una fiaccolata per ricordare un sindaco per il quale si sono subito mosse dichiarazioni di importanti magistrati, a sottolinearne la solidità e l’integrità. Ma che ancora di più rimane vivido nella mente della gente del suo Cilento, ancora attonita di fronte a una esecuzione così spietata, in un’area che mai si era confrontata con avvenimenti di questo tipo. Un paradiso terrestre che, forse per autodifesa di quelle stesse bellezze, ha pagato un alto prezzo. Alla fiaccolata in ricordo di Vassallo ha aderito Libera Campania che ha subito rilanciato con un appello la mobilitazione per per ribadire l’impegno contro ogni forma di criminalità. «Rattrista molto». Così aveva subito commentato Geppino Fiorenza, co-referente di Libera per la Campania, proseguendo: «Non conoscevo personalmente Angelo Vassallo ma dai nostri referenti di Libera nel salernitano abbiamo saputo che era una persona di grande qualità e di impegno sui temi della legalità. Adesso aspettiamo che si faccia luce su questo barbaro omicidio». Sottolineando inoltre il «piacere di trovare dei riscontri positivi sulla figura di questo sindaco in persone che noi stimiamo». Con riferimento alle voci, del pm Greco di Vallo della Lucania e del procuratore di Torre Annunziata Lello Marino. Libera Informazione, nell’imminenza della fiaccolata ha, ieri, sentito don Tonino Palmese, referente campano di Libera.
Don Palmese, sorprende un omicidio così efferato in una terra distante dai giochi di potere criminali campani?
Non posso nascondere che siamo rimasti molto colpiti dalla vicenda, innanzitutto perché si tratta del primo caso di omicidio così efferato nel Cilento, una terra in cui sporadicamente si erano mostrate delle avvisaglie di presenza criminale, legate però soprattutto al traffico di droga ma un avvenimento del genere non c’era mai stato. Anche nella provincia di Salerno, c’è stato un sindaco ucciso, Marcello Torre, sindaco di Pagani , ma che geograficamente orbitava in un’altra realtà. Era questo storicamente il gravissimo caso di omicidio di un sindaco, che si innestava sulla vicenda della ricostruzione post-terremoto.
Questo cosa significa allora?
Questa è la dimostrazione del fatto che là dove si va a creare una situazione di sviluppo molto bella e importante come Acciaroli che è legata a un territorio bellissimo e a una topografia che permette la possibilità di porti turistici importanti:là dove ci sono queste possibilità la camorra immediatamente mette le mani. Sicuramente questo rappresenta una novità ma non deve stupire visto il potenziale di quel territorio.
Oggi ci sarà la fiaccolata per ricordare Vassallo dove anche Libera e il coordinamento dei familiari di vittima campani non mancherà…
La migliore cosa che noi possiamo fare è questa: essere lì come Libera e come coordinamento dei familiari di vittima. La vicinanza e la presenza, lo stare insieme è la cosa migliore: ci saranno dei parenti di vittime che incontreranno la famiglia e gli stessi concittadini del sindaco, una cosa molto importante. Il segno di una vicinanza autentica ma anche di una prospettiva che anche se può sembrare impropria e inopportuna in questo momento, bisogna valutarla. La prospettiva di un impegno sulla memoria di questo sindaco, per impedire alla camorra di prendere il sopravvento.
Questo dovrà sondare la popolazione di una terra che si è scoperta non immune?
Si, questa è una occasione per cui forzatamente quella realtà si dovrà confrontare con questi temi. Alcune zone già lo fanno, penso a Castelnuovo Cilento, paese di cui sono cittadino onorario dove un sindaco da anni si impegna sulle tematiche per la legalità, proprio per sfatare il luogo comune dell’isola felice, laddove sembra che non ci siano problemi. E questo efferato e visibile omicidio, come in altri casi, spesso dimostra che siamo di fronte alla punta di un iceberg.
Dopo la morte alcuni magistrati, Greco e Marino, hanno speso parole molto positive su Vassallo, quasi un unicum…
Direi proprio di si, vorrei sottolineare il caso del procuratore Greco, di Vallo della Lucania, che evidentemente era a conoscenza di questo amministratore non per motivi giudiziari ma per motivi di condivisione e collaborazione. Quando le procure conoscono così bene gli amministratori è per due cause: o sono attenzionati per un reato oppure perché esiste una collaborazione intensa come nel caso del sindaco Vassallo.
Una parola per quel territorio, Don Palmese…
Penso che stiamo facendo un lavoro in quelle realtà cilentani, segno della presa di coscienza dell’inesistenza di isole felici, del fatto che la camorra ha molti interessi nel mettere le mani su una zona come il parco del Cilento. Il fare memoria delle vittime, impegnarsi perché la legalità non significhi solamente il rispetto di norme del codice stradali. Quanto ai familiari mi riservo di portargli il mio cordoglio e la cosa più importante la dirò durante la messa quando andrò a concelebrare con loro.

Porto, edilizia, droga: un no di troppo, e la camorra lo ha condannato a morte

Gli investigatori: era un “cattivo esempio”, andava eliminato. Gli appalti, come sempre. Negli immobili, nei negozi, nell’indotto del turismo. Un omicidio preventivo per lanciare un messaggio al Cilento. Due momenti della fiaccolata a Pollica per ricordare il primo cittadino assassinato

dall’inviato di Repubblica DARIO DEL PORTO

ACCIAROLI – Un omicidio preventivo. Firmato dalla camorra che in quel sindaco ambientalista e intransigente aveva individuato l’unico vero ostacolo sulla strada tracciata per mettere nelle mani giuste questo lembo di Campania fino a ieri convinto, illuso, di essere più vicino a Portofino che a Gomorra. Nella prima lettura investigativa, dunque, quello del sindaco di Pollica-Acciaroli Angelo Vassallo appare come un delitto di stampo politico-mafioso, pianificato anche con l’obiettivo di lanciare un messaggio a un intero territorio sul quale la criminalità organizzata ha deciso di investire in maniera massiccia e diversificata. Negli appalti, come sempre. Nello sviluppo del porto turistico, presumibilmente. Ma anche negli immobili, nei negozi, nell’indotto garantito da un mare così limpido da guadagnarsi la “bandiera blu”. E nell’abusivismo edilizio che in un piccolo centro in piena espansione turistica rappresenta una fonte di guadagno inesauribile.
Vassallo non tollerava speculazioni, controllava personalmente il funzionamento dei depuratori, guardava con sospetto all’ingresso di capitali di provenienza poco chiara nelle attività commerciali, segnalava possibili anomalie nelle aste giudiziarie, non esitava ad allontanare bruscamente dal lungomare gli spacciatori di droga.
Uno così dà troppo fastidio a chi ha fiutato buoni affari nei quali investire un po’ di soldi sporchi. Uno così, soprattutto, può dare “il cattivo esempio”. E va eliminato prima, affinché gli altri ci pensino bene prima di mettersi di traverso. Ecco perché, ragionano gli inquirenti, l’agguato è stato organizzato ed eseguito in modo eclatante. La prima ricostruzione della scena racconta di un’auto, quella sulla quale viaggiava Vassallo, stretta all’angolo nel buio da un’altra vettura e di un sicario probabilmente nascosto all’esterno che, quando il sindaco ha bloccato l’auto con il freno a mano, il cellulare ancora tra le mani, ha esploso uno, due, nove colpi calibro 9 per 21.
Armi e dinamica che riconducono alle esecuzioni di stampo camorristico e dalle quali pertanto parte l’indagine da ieri formalmente di competenza del pool anticamorra di Salerno, subentrato alla Procura di Vallo della Lucania che ha svolto gli atti urgenti. Il procuratore Franco Roberti ha discusso ieri a lungo con i colleghi intervenuti nell’immediatezza del fatto, il procuratore di Vallo Giancarlo Grippo e il pm Alfredo Greco, e con i carabinieri impegnati nelle indagini. Al caso lavorano sia gli esperti del Ris, che eseguiranno gli accertamenti scientifici, e gli 007 del Ros, il reparto scelto dell’Arma. Il procuratore Roberti, una vita intera trascorsa ad occuparsi delle ramificazioni della camorra, è deciso a esaminare con attenzione ogni possibile aspetto capace di illuminare gli attori di questo scenario del quale, al momento, si conosce la vittima e si intuiscono gli interessi. Il cuore economico e commerciale di Acciaroli è il suo porto turistico e da qui, inevitabilmente, si svilupperà uno dei capitoli dell’indagine. Si guarderà agli investimenti nella zona e anche ai provvedimenti del sindaco che potrebbero aver generato insofferenza e preoccupazioni tra soggetti abituati, in altri contesti, ad agire senza incontrare intoppi. E non dimenticano, gli inquirenti, che nella zona cilentana sono partite le demolizioni degli immobili abusivi su impulso del pg Lucio Di Pietro.
Ma Acciaroli non è mai stata Gomorra. Quei nove colpi di pistola fanno male e stridono con le scene girate proprio qui da Mario Martone per il suo film, “Noi credevamo” in concorso a Venezia. Vassallo avrebbe dovuto essere in Laguna, ieri un minuto di silenzio ha preceduto la proiezione dei film. Un silenzio angoscioso, come quello che accompagnava le fiaccole lungo le strade di Acciaroli. Il paradiso delle vacanze che chiede giustizia per scacciare l’incubo della violenza. E continuare a sognare.
08 settembre 2010





Omicidio Vassallo, le indagini passano all'antimafia

di Maria Loi - 8 settembre 2010
Pollica (Salerno). Da ieri l’inchiesta sull’omicidio del sindaco di Pollica (Salerno) Angelo Vassallo, 57 anni, ucciso lunedì notte a poche decine di metri da casa sua, è passata dalla procura di Vallo della Lucania alla Direzione distrettuale antimafia di Salerno diretta dal procuratore Franco Roberti.


La decisione è stata presa al termine di un lungo vertice che si è tenuto in mattinata a Salerno tra gli investigatori ed i magistrati che hanno dato una lettura politico-mafiosa del delitto. “La sua eliminazione – riassume un inquirente – è stata una misura preventiva, perché Vassallo rappresentava l’ultimo baluardo, l’ultimo ostacolo all’attacco criminale del territorio. Dietro questa aggressione c’è la Camorra, e non possiamo escludere che anche la Ndrangheta potrebbe entrarci, per i suoi appetiti nel Cilento”. Infatti progetti affaristico-mafiosi potrebbero aver generato insofferenza e preoccupazioni tra personaggi interessati a  speculare in questo lembo di terra ancora incontaminato.
Sotto la lente di ingrandimento degli inquirenti gli investimenti della zona e i provvedimenti del sindaco che aveva improntato un modello economico sul rigore, il rispetto delle regole e la salvaguardia del territorio.
Ma le organizzazioni criminali sono riuscite ad infiltrarsi anche in quest’oasi di pace  scambiandosi favori. Oltre al clan dei Nuvoletta, erano interessati a questa zona i Casalesi ed i Fabbrocino. Per non parlare del porto di Salerno usato per il traffico della coca da quando il porto di Gioia Tauro era diventato troppo pericoloso. Qualcuno sussurra anche di alcune attività commerciali rilevate da prestanome del clan Giuliano, mentre i clan Moccia e Cesarano avrebbero già acquistato terreni e immobili. Ma è ancora tutto da provare.
Sempre ieri, nel tardo pomeriggio, duemila persone si sono riunite spontaneamente nella piazza del porto di Acciaroli per salutare il loro sindaco con uno striscione che recita: “Contro tutte le mafie il Cilento non rimane in silenzio”. Don Luigi Ciotti ha ricordato Vassallo e tutti quegli amministratori che lavorano in territori a rischio dove “non fanno sconti a nessuno” peccato però che ci si ricordi di loro solo quando vengono ammazzati.
E’ scossa dalla tragedia la gente di Pollica perché da queste parti non si sparava più dal 1980 quando a cadere sotto il fuoco della Camorra di Don Raffaele Cutolo era stato il sindaco di Pagani, Marcello Torre, per essersi opposto alle mire della camorra sugli appalti del post-terremoto.
Un minuto di silenzio è stato rispettato anche prima della proiezione del film “Noi credevamo”, ambientato a Pollica, in concorso a Venezia.
E’ attesa per oggi l’autopsia. Domani invece si svolgeranno i funerali.


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Il fratello di Vassallo accusa: «Mi parlava di forze dell'ordine colluse». L'inchiesta passa all'antimafia
«Mio fratello prima di essere ammazzato, due tre giorni prima, mi aveva detto che uomini delle forze dell'ordine erano in combutta con personaggi poco raccomandabili». Claudio Vassallo, fratello di Angelo, il sindaco del comune cilentino di Pollica, ucciso nella notte tra domenica e lunedì, si sfoga così ai microfoni di SkyTg24 e rivela: «Ci sono delle lettere scritte, sia al comando provinciale, sia al comando generale di Roma senza nessuna risposta. L'hanno lasciato solo, abbandonato».
Quanto alle possibile piste, Claudio Vassallo dice: «o interessi sul porto oppure ci sono stati dei problemi quest'estate con la droga ad Acciaroli, dove lui ha chiesto aiuto alle forze dell'ordine e non glielo hanno dato». Sono frasi che che aprono uno squarcio su questo omicidio eccellente di matrice camorristica e gettano ombre su rappresentanti istituzionali.
Poche settimane fa, dopo ferragosto, il sindaco si era esposto in prima persona in una azione di contrasto nei confronti di alcuni spacciatori di droga che stavano cercando di conquistare la piazza di Acciaroli. A rivelarlo è il consigliere comunale e amico di Vassallo, Domenico Palladino, che ricorda anche come il sindaco si sentisse lasciato solo dalle forze dell'ordine in questa azione di contrasto alla criminalità.
«Aveva minacciato di denunciarli - ricorda Palladino - se li avesse rivisti all'opera e intimò loro di lasciare il paese e tornarsene da dove erano venuti. Si tratta di personaggi che vengono da fuori ed è impensabile che i carabinieri di qua non li abbiano mai fermati e Vassallo sì. È ora che ci sia un ricambio ai vertici del locale comando dei Carabinieri, come lo stesso Vassallo ha richiesto per anni»
L'inchiesta sull'omicidio di Vassallo passa intanto alla Direzione distrettuale antimafia (Dda) di Salerno che ne è competente. «Ci sono elementi che suggeriscono un coinvolgimento della Dda. È stata una decisione congiunta con il procuratore Franco Roberti». È quanto ha dichiarato il procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Vallo della Lucania, Giancarlo Grippo, al termine del vertice che si è tenuto al Palazzo di giustizia di Salerno per fare il punto sulle indagini. La Procura non ha ancora indicato il nome del sostituto che si occuperà del caso.
All'incontro, presieduto dal procuratore capo Franco Roberti, hanno partecipato i pm dell'Antimafia di Salerno, Rosa Volpe e Valleverdina Cassaniello, il procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Vallo della Lucania, Giancarlo Grippo, il pm Alfredo Greco, il tenente colonnello dei Ros, Rubino Tommassetti, il comandante del nucleo investigativo del reparto operativo del comando provinciale di Salerno, il tenente colonnello Francesco Merone ed altri ufficiali dell'Arma.


Omicidio Vassallo: ''mio fratello lasciato solo''

di Dora Quaranta - 7 settembre 2010
Napoli. Non si esclude nessuna pista investigativa per giungere a fare chiarezza sull’omicidio efferato del sindaco di Pollica Angelo Vassallo avvenuto ieri. Le indagini vanno in tutte le direzioni. L’intera comunità di Pollica è sotto choc per la morte di un uomo che amava profondamente la sua città ed era divenuto simbolo di legalità.

Una morte che appare come un macabro segnale intimidatorio per gli altri amministratori del Cilento. Tanti i messaggi di cordoglio dal mondo politico ed istituzionale. Il Ministro dell’Interno Roberto Maroni annuncia che presto ci saranno rinforzi sul territorio d’intesa con il capo della polizia Antonio Manganelli. Per oggi pomeriggio è prevista una fiaccolata che percorrerà le vie della città a cui parteciperanno i sindaci del Cilento e del Vallo di Diano.
Non esclude la pista camorristica il magistrato Raffaele Cantone, oggi in Cassazione, ma per anni in prima linea contro i Casalesi: «Dobbiamo smetterla di pensare che esista una camorra "sporca" che spara a Secondigliano o Casal di Principe – ha spiegato in un’intervista per il Corriere della Sera - e un’altra che invece si limita a investire i propri soldi in determinate zone, senza portare violenza per proteggere i propri affari. E’ una distinzione manichea e pericolosa. Si tratta di una tesi utile a prendere per pazzo o esaltato chi denuncia le infiltrazioni camorriste in territori come il Cilento, il Basso Lazio, la costiera sorrentina. Ma il fatto che la Camorra non abbia mai sparato molto da quelle parti, non significa certo che non può farlo».
Meritano attenzione le dichiarazioni del fratello del sindaco, Claudio  Vassallo, che a Sky Tg 24 ha ricordato che “mio fratello, prima di essere ammazzato, mi aveva detto che personaggi delle forze dell'ordine erano in combutta con personaggi poco raccomandabili. Ci sono delle lettere scritte sia al comando provinciale, sia al comando centrale a Roma senza alcuna risposta” e poi ha aggiunto che “mio fratello è stato lasciato solo, abbandonato. Le piste da seguire secondo me sono o gli interessi sul porto o i problemi che ci sono stati questa estate con la droga ad Acciaroli. Lui ha chiesto aiuto alle forze dell'ordine e non glielo hanno dato”.
Tra i possibili moventi dell’omicidio vi sono i sospetti che Angelo Vassallo aveva manifestato ad un’asta inerente un immobile del valore di circa 200 mila euro ricadente nella zona del porto. Dei personaggi ritenuti da Vassallo vicini ad ambienti poco trasparenti avevano manifestato un certo interesse per quest’affare saltato proprio grazie all’intervento del sindaco.


Sindaco Vassallo ucciso brutalmente. Si indaga sulla camorra

di Dora Quaranta - 6 settembre 2010

Napoli. E’ stato crivellato di colpi, almeno nove, il sindaco di Pollica (Salerno) Angelo Vassallo, 57 anni. Un brutale omicidio in stile camorristico avvenuto questa mattina verso le 2 in una stradina dietro l’abitazione di Vassallo. Il sindaco era a bordo della propria vettura, una Audi station wagon grigia.


Vassallo ha ricoperto più volte la carica di sindaco di Pollica a partire dal 2005 ed è stato anche Consigliere della Provincia di Salerno. Soprannominato “sindaco-pescatore” per la sua attività imprenditoriale nel settore ittico aveva improntato la sua politica alla salvaguardia dell’ambiente e all’insegna del rispetto della legalità. Andava fiero della spiaggia di Acciaroli, compresa  nel territorio di Pollica, per le sue acque limpide, segnalata con 5 vele nella Guida Blu di Legambiente e divenuta una attrazione per migliaia di turisti italiani e stranieri.
Il procuratore di Vallo della Lucania, Alfredo Greco, lo ricorda come un uomo che si batteva contro l’illegalità, era sempre in prima linea e lo teneva costantemente informato quando accadeva qualcosa di particolare sul suo territorio. Intervistato da Sky Tg24 Greco ha spiegato che si tratta di “un agguato in stile camorra con modalità brutte e pesanti, un’esecuzione cattiva con troppi colpi sparati. Il medico legale ha stabilito che è morto con i primi colpi, poi ne sono arrivati altri: il cadavere è crivellato di proiettili”, “ci sono molte piste da seguire – ha aggiunto il magistrato – e per il momento non abbiamo un orientamento preciso sul possibile movente. Non sappiamo neppure se abbiano agito una o più persone. Si può pensare di tutto”.
Oltre alla Procura di Vallo della Lucania, che da stamene sta coordinando le indagini dei carabinieri, anche la Dda di Salerno partecipa alle indagini con l’apertura di un fascicolo autonomo.
Raffaele Marino, procuratore aggiunto di Torre Annunziata, per diversi anni pm anticamorra a Napoli e amico del sindaco ucciso concorda sull’ipotesi della matrice camorristica: “in Cilento – chiarisce Marino – non è mai accaduto nulla del genere, è un agguato progettato fuori. Per ricordarmi l’ultimo fatto di sangue avvenuto da quelle parti ho dovuto fare uno sforzo: si tratta dell’uccisione di un benzinaio durante un tentativo di rapina, dunque qualcosa di molto diverso dall’omicidio di Angelo”. La zona del Cilento in questi ultimi tempi sta venendo alla ribalta per una serie di speculazioni edilizie che le stanno dando un nuovo volto sociale ed urbanistico. “La situazione ideale per i clan della camorra – continua il procuratore Marino – con i quali forse Vassallo si è scontrato. C’è in vista un importante appalto per il porto: chissà che non si tratti di quello. Ma i boss sono interessati anche alla costruzione di nuovi alberghi”. Marino ricorda anche che nella zona nel passato ci sono stati tentativi di infiltrazioni camorristiche: “penso all’hotel Castelsandra di Castellabate e al clan Nuvoletta e poi anche al superboss Fabbrocino che nei dintorni aveva un megadeposito industriale di gelati, uno dei suoi business”.
Marino ricorda Vassallo come un sindaco che si distingueva dagli altri per correttezza, trasparenza e spirito di iniziativa. “Era battagliero – dice - e decisionista, convinto sostenitore della salvaguardia del territorio. Per questo può aver dato fastidio a qualcuno, può avere messo i bastoni fra le ruote a persone interessate a qualche speculazione, è anche possibile che nelle scorse settimane abbia ricevuto qualche avvertimento senza farne parola con nessuno: lui era molto sicuro di sé, un po’ guascone  come tutti i ciletani e questo forse gli è costato caro”.
Massima attenzione da parte della politica per questo omicidio chiede il senatore Giuseppe Lumia che parla di fatto gravissimo ed aggiunge “la zona del Cilento è dominata sì dalla Camorra, ma anche la ‘ndrangheta vi si affaccia dalle zone limitrofe”. Sarà chiesto all’ufficio di presidenza della Commissione Antimafia di acquisire tutti gli elementi inerenti la matrice del delitto.
Intanto gli inquirenti hanno posto sotto sequestro l’ufficio del sindaco nel Palazzo di Città e procederanno con l’esame dei carteggi e dei computer.


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