sabato 16 ottobre 2010

Il boss milionario aveva il sussidio

Il boss milionario aveva il sussidio


A Giovanni Trapani, reggente della famiglia mafiosa di Ficarazzi, sono stati sequestrati beni per cinque milioni. Eppure il boss godeva di un’indennità di disoccupazione

Il boss aveva un patrimonio di 3 milioni di euro ma percepiva l’indennità di disoccupazione. E’ il caso di Giovanni Trapani, reggente della famiglia mafiosa di Ficarazzi – comune alle porte di Palermo – arrestato dai carabinieri lo scorso 5 agosto, nell’ambito dell’operazione “Iron man”. Nonostante il suo patrimonio, risultava nullatenente e percepiva dal 2009 circa 700 euro mensili. Adesso i militari del Comando provinciale di Palermo hanno eseguito nei suoi confronti un decreto di sequestro preventivo emesso dalla Direzione distrettuale antimafia del capoluogo siciliano.

I sigilli sono stati apposti a beni per 3 milioni di euro, fra cui le ditte “Pa. Ma. Costruzioni di Pace Marianna”, con sede a Ficarazzi, specializzata nell’edilizia, e “Triassi Srl”, con sede legale a Ribera (Agrigento), società specializzata nel movimento terra. Sequestrati anche conti correnti, beni immobili, alcune auto di pregio, mezzi d’opera, cinque appartamenti, titoli azionari e terreni agricoli.

Il boss mafioso, dunque, titolare occulto di un impero imprenditoriale milionario, dal 2009 era riuscito a percepire un’indennità di disoccupazione, per un ammontare di circa 700 euro mensili. Tale indennità è un sostegno economico corrisposto dall’Inps ai lavoratori dipendenti assicurati contro la disoccupazione involontaria, che siano stati licenziati.

E il 54enne Giovanni Trapani, boss di Ficarazzi che gestiva direttamente il racket delle estorsioni, è risultato essere stato licenziato dalla sua stessa azienda: la Triassi, tra i beni oggetto del provvedimento di sequestro preventivo emesso dal procuratore aggiunto della Direzione distrettuale antimafia di Palermo Ignazio De Francisci, e dai sostituti Nino Di Matteo, Marcello Viola e Francesca Mazzocco, nell’ambito dell’operazione “Iron man 2″. Sulla vicenda sono in corso gli accertamenti con gli organi erariali competenti per l’ipotesi di truffa ai danni dello Stato.

Trapani, appartenente alla leva storica della mafia palermitana, si è mostrato sempre molto accorto nel non ostentare la sua ricchezza, presentandosi in maniera dimessa, muovendosi a bordo di vecchie utilitarie, quasi sempre con abiti da lavoro. E, con pari accortezza, il boss aveva anche predisposto un piano di occultamento dei beni in caso di arresto, che tuttavia non è riuscito a mettere in atto per l’intervento tempestivo della procura palermitana e degli investigatori.

Ad esempio, tutte la vetture di pregio, tra cui un suv, riconducibili alla ditte intestate fittiziamente ai parenti del capomafia e utilizzate da questi ultimi per fini personali, erano state affidate in conto-vendita a una concessionaria di Ficarazzi, con la direttiva che però non fossero esposte nell’autosalone, ma venissero mostrate ad eventuali acquirenti interessati all’interno di un garage di comodo, lontano da occhi indiscreti, per non attirare le attenzioni dei carabinieri.

Per questo, risultano indagate per trasferimento fraudolento di valori Maria Giuseppina Triassi, 41 anni, di Siculiana (Agrigento), moglie del boss; Silvana Trapani, 49enne di Ficarazzi, sorella di Giovanni; Mariangela Manna, 28enne di Palermo, figlia di Silvana; Marianna Pace, 38enne di Palermo, nipote di Giovanni Trapani. Tra i beni sequestrati anche camion, ruspe, escavatori, caterpillar e bobcat, molti dei quali impegnati in numerosi cantieri a Ficarazzi, Agrigento e Siculiana, nell’ambito della florida attività economica del capomafia.

16 ottobre 2010

Arresti mafia Ficarazzi: Giovanni Trapani, Alcamo Atanasio e il ruolo dei pentiti


06 agosto 2010
di Renato Marino

All’indomani degli arresti che hanno decapitato i vertici mafiosi di Ficarazzi – facendo scattare le manette per i due presunti capo cosca rivali, Giovanni Trapani e Atanasio Alcamo, il vecchio e il nuovo – emerge qualche dettaglio in più sull’attività investigativa e sui riscontri che hanno portato al blitz. Fondamentale nelle indagini il ruolo dei pentiti Andrea Bonaccorso e Santino Puleo, come riporta Live Sicilia. Bonaccorso, ex affiliato al clan Lo Piccolo, venne arrestato a gennaio del 2008, poi divenne collaboratore di giustizia.

Viene indicato quale il conducente della moto dalla quale il 13 giugno del 2008 Sandro Lo Piccolo, delfino del clan, sparò al reggente della famiglia mafiosa della Noce, Nicola Ingarao, uccidendolo. Coinvolto in altri gravi fatti di sangue, una volta tratto in arresto, decide di collaborare, fornendo utilissime informazioni sull’assetto di Cosa nostra palermitana .

“Mi risulta che il reggente a Ficarazzi sia Giovanni Trapani (…). Conosco la circostanza per averla appresa da Pino Scaduto … A carico dello stesso mi risulta che si sia interessato tra l’altro di estorsioni …… In un’altra occasione il Trapani aveva preteso di entrare in società con un costruttore, ….. pretendendo il pagamento di una cifra per ciascuno degli appartamenti.” Viene poi chiarito che la somma pretesa corrispondeva a 3.000 euro ad appartamento, per un totale di circa 50-60 mila euro, trattandosi di due palazzine di appartamenti. Proprio Bonaccorso si offrì di intermediare a favore del costruttore, vittima della richiesta estorsiva: l’intervento andò a buon fine nel senso che ci si accordò affinché il costruttore si limitasse a fare soltanto “un regalo” a Trapani


E veniamo alle dichiarazioni, “molto più articolate” riferiscono gli investigatori, di Santino Puleo. L’uomo ha ammesso di aver fatto parte della famiglia di Corso dei Mille, per conto della quale eseguiva atti intimidatori e danneggiamenti finalizzati alle estorsioni. Il collaboratore ai magistrati ha parlato di…

“una riunione svoltasi a Bagheria durante la latitanza di Antonino Lo Nigro e  Stefano Marino, alla quale presero parte anche … il fabbro di ficarazzi Atanasio Alcamo …. la riunione si tenne nell’abitazione nella quale trascorreva la sua latitanza Stefano Marino…..”. Di grande importanza – secondo gli inquirenti – l’accostamento tra Alcamo e Lo Nigro, reggente del mandamento mafioso di Brancaccio e figura chiave del narco-traffico palermitano degli ultimi anni, divenuto, nel frattempo, uno dei 100 latitanti più pericolosi, tratto in arresto, sempre dai Carabinieri di Bagheria, la sera del 12 marzo del 2009

"Si staglia – scrivono i carabinieri - in maniera netta ed evidente il pieno inserimento di Alcamo nel contesto della famiglia mafiosa di Ficarazzi, attese, peraltro, la notevole capacità operativa, il forte controllo del territorio nonché la spregiudicatezza dimostrate nella gestione di un latitante (Marino); inoltre proprio questa forma di disponibilità a fornire accoglienza e riparo ai latitanti, braccati dalle incessanti indagini delle forze dell’ordine, rappresenta il vero salto di qualità nell’organizzazione e conferma il moto ascensionale del quale è protagonista l’Alcamo in seno a Cosa nostra, ritenuto affiliato fidato, leale e di spessore”.

http://www.crimeblog.it/post/5199/arresti-mafia-ficarazzi-giovanni-trapani-alcamo-attanasio-e-il-ruolo-dei-pentiti
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