domenica 17 ottobre 2010

Ville e Società off-shore di Berlusconi


Immobiliare Silvio, la verità


Sardegna, Antigua, Cernobbio, Lesa, Portofino, Bermuda, Roma… La bulimia residenziale del premier non ha limiti. E ad Arcore ora c’è una discoteca con i pali per la lap dance (qui sotto, un ritratto a Villa Certosa)


di Denise Pardo

Il castello di Tor Crescenza

Tanto vale rassegnarsi. Difficilmente nel nostro Paese vedrà la luce un movimento lib-lab. Anche se almeno il Cavaliere, ora, ci si avvicina. Quasi. Non proprio lib-lab, ecco. Più lib-lap, dal nome dei pali per il ballo, la lap dance appunto, quella in cui intraprendenti fanciulle si attorcigliano ai suddetti, fatti piantare in una delle più recenti Grandi Opere – con le maiuscole come scrivono i salmi Pdl – del berlusconismo: la Gran Discoteca di Arcore, nuova di zecca e degna di Ibiza.

Dall’immobilismo politico senza riforme e senza progetti del governo all’immobiliarismo spinto di Silvio Berlusconi. Non avrà dato il via allo Stretto di Messina. Non avrà finito la Salerno-Reggio Calabria. Ma non si potrà mai dire che il Cavaliere non abbia dato il suo contributo, anche caraibico, alla promozione dell’edilizia made in Italy.

Infatti l’ultima stagione del premier, per alcuni quella del declino, sicuramente la più tormentata – il partito in rivolta, la guerriglia finiana, lodi, scudi, legittimi impedimenti in pista e per nulla sicuri – ha trasformato la scena politica, da una parte in un gigantesco catasto (l’affare della casa di Montecarlo e di Fini), dall’altra nel palcoscenico di un’ossessione monomaniacale: poco presidenziale, molto residenziale. E così centrale da diventare nel giro di dieci giorni l’argomento da prima pagina e da apertura dei tg. Ha cominciato lui sdoganando il tema innalzandolo a un livello quasi istituzionale e decisamente da comizio. “Mi continuano a dire “Berlusconi a casa”. Creandomi un certo disagio, perché disponendo di venti case non saprei in quale andare”, ha detto alla festa Pdl Milano, sventolando in sobrio humour brianzolo, il portafoglio immobiliare. Poi, lo stesso argomento, molto suo malgrado, e nonostante gli altolà dell’ineffabile Niccolò Ghedini, è finito nell’occhio di “Report” con il paradiso vacanziero e soprattutto fiscale del complesso edilizio di Antigua, investimento da decine di milioni di euro finanziato dal suo conto alla banca Arner di Lugano, istituto molto mal visto da Bankitalia ad alto rischio di riciclaggio, nel cuore del Cavaliere, dei suoi figli e degli amici della storica band, da Cesare Previti a Gianni Acampora. Quando ha potuto, Dio sa quanto ha edificato il Cavaliere. border=0

Immobiliare Silvio, lavori in corso. Da Villa Certosa (una fabbrica di San Pietro) ad Arcore. Da Palazzo Grazioli alla lacustre Villa Campari. Da Villa Gernetto (foresteria per capi di Stato e università solo lib, almeno per ora, di cui ha controllato personalmente ogni doratura) a Villa San Martino (lasciata libera da Veronica Lario) al castello di Tor Crescenza, alle porte di Roma, da pochissimo rimesso a nuovo secondo i desiderata del nostro che lo ha affittato per 2 milioni e passa di euro l’anno tutto registrato, si dice a Roma, mai come ora il Cavaliere aveva mostrato una tale euforia urbanistica.

La disoccupazione è a dir poco preoccupante, il debito pubblico è trattenuto a malapena, la legge di stabilità ha tagliato il tagliabile, il fantasma di un governo tecnico incombe, ma il presidente del Consiglio è in piena esplosione edificatoria.

 Il ritratto fatto da Silvia Andreoli per Villa Certosa nel 2008


Passando da una residenza all’altra, allarga, demolisce, costruisce, arreda, compra ed affitta. Visita tenute toscane (La Selva) e ville medicee in vendita, ansioso di accumulare ancora, appassionato di arte topiaria, alcove segrete, materassi rotondi (quelli nelle torrette di Villa Certosa) tombe (fenicie in Costa Smeralda, personali ad Arcore), collezioni di cactus freudianamente fallici, il vulcano e va bene, ma anche i rumori da giungla, finti laghi e grotte, pizzerie e gelaterie fasulle dove fare politica estera e fare divertimento, molto meglio, come confessa lui, che appisolarsi al Consiglio dei ministri litigiosi o dare retta alle lamentele di Denis (Verdini, il coordinatore che si sente accerchiato) o di Mariastella (Gelmini, il ministro reso quasi in miseria da Tremonti).

Forse una sintomatologia da accerchiamento. Forse la ricerca di una privacy perduta. Intanto la ristrutturazione del castello della Crescenza è terminata. Molti lavori di restauro per tirare a lucido l’atmosfera un po’ délabré (i vetri, i dipinti colorati dei muri, l’intonaco da rinfrescare, alcune tappezzerie troppo semplici per lui). E soprattutto la necessità di rinforzare la sicurezza (cani da guardia, reti indistruttibili, sensori ovunque) delle varie entrate del castello, decisamente molto a rischio di fotografi e giornalisti ficcanaso, tanto che il premier per non dare nell’occhio arriva senza elicotteri (ma l’eliporto c’è), quasi in incognito, con il minimo indispensabile di scorte e di corte. L’affitto è principesco, ma si tratta di tutto il castello, da merlo a merlo, e delle altre tre o quattro ville (qualcuno ricorda che erano abusive, ma figuriamoci, e ora come minimo, sono state condonate) ben protette per ospitalità discrete anche improvvise, sparse per il parco fitto (troppo fitto, secondo Gianni Letta che lo sconsigliava caldamente per la facilità di nascondigli per intrusi). Così Palazzo Grazioli con la sala del consiglio, una specie di parlamentino in cui entrano anche 70 deputati, ormai famoso quanto Palazzo Montecitorio, dove gruppi di russi si fermano per la foto ricordo (per forza, accoglie tra le mura il lettone di Putin, vestigia che non ha nemmeno il Cremlino) è diventato sempre di più la residenza da premier e da leader.

A Tor Crescenza, invece, c’è il via vai di cene con le deputate junior, sotto la supervisione dalla fattiva Mariarosaria Rossi, detta “la centralinista”, proprietaria di un call center e per questo oggetto di un grande onore: rispondere ogni tanto lei ai cellulari del premier. Alfredo, il maggiordomo personale del Cavaliere è di casa (arriva in cucina con la spazzatura e scherza: Dove lo butto? Dentro ci sta D’Alema). Berlusconi anela di acquistare Tor Crescenza e di diventare così, da buon parvenu, finalmente un castellano, dopo aver sgobbato una vita un uomo si merita un ponte levatoio e qualche alabarda. Da lì i veleni di Palazzo sembrano lontani con la compagnia rilassante di donna Sofia Borghese, moglie di Fabrizio Ferrari, (che comprò il castello a un’asta), ex proprietario di Ca’ Dario a Venezia (venduto a Raul Gardini insieme alla Bavaria Assicurazione in pessime acque), sfiorato da varie vicende giudiziarie, perfetto compagno di merende per il Cavaliere dato che può vantare una rinomata esperienza in feste e festicciole. Donna Sofia, alta e racé, mostra molta dedizione verso il premier. Trepidava così tanto povera cara per il voto di fiducia a rischio per la fibrillazione finiana che il suo prezioso affittuario ha voluto telefonarle subito per comunicare l’esito positivo e placare la sua angoscia.

La bulimia immobiliare del Cavaliere sembra direttamente proporzionale all’anoressia delle alleanze del governo e al disgregamento del suo progetto politico. Perde alleati, incamera proprietà. Ogni tanto è tentato da un gesto che gli assicuri l’immortalità, donare, per esempio, allo Stato Villa Certosa per farne una Camp David italiana. Poi rinsavisce. Quando fa da guida al grand tour, tra i sentieri invasi dalle fanciulle in fiore chiamate a frotte da lui, anziano viveur, segnala il lago dove Fini non resistette e si tuffò, la quantità di gelati divorati da Toni (Blair) nella piazzetta della gelateria, le dépendance dove l’ex premier ceco Mirek Topolanek si sentiva a suo agio (le foto di “El Pais” mostrarono quanto), la struttura trasparente con le gabbie dove le crisalidi diventano farfalle gigantesche destinate al giardino degli ibiscus, trasformabile in teatro con i bauli dei camerini pieni di tanga di piume e strass, molto apprezzato daVladi (Putin). Come a dire, a casa mia è passata la Storia. Ogni residenza ha un posto preciso nella simbologia spettacolare dell’uomo.

Villa Certosa è Silvioland. Palazzo Grazioli, l’emblema del potere. Il castello, il sogno napoleonico di un parvenu verso l’ancien régime. E Arcore ora è Eros e Thanatos, la dimora dove si fece costruire il mausoleo da Pietro Cascella, oggi può vantare la Grande Discoteca progettata anche in questo caso con i consigli di un mago della materia, Lele Mora, famoso agente di star e veline, con una rubrica molto ben fornita. Nell’entourage del premier si racconta dei pali da lap dance e di un gran trono dorato. Se il Paese ingrato non glielo fornisce ci pensa l’immobiliare Silvio a non farglielo mancare.



21 ottobre 2010
fonte:  http://espresso.repubblica.it/dettaglio/immobiliare-silvio-la-verita/2136862



 Antigua, ascolti record per Report


L’opposizione: “Berlusconi dia spiegazioni”


Quasi 5 milioni per il servizio sugli investimenti del presidente del Consiglio nell’isola caraibica. Il programma di Milena Gabanelli ha raccolto davanti alla tv quasi 5 milioni di spettatori con il 18,70% di share.L’Idv e Pd attaccano il presidente del Consiglio



ROMA – Boom di ascolti per ‘Report’, dopo le polemiche sul servizio sugli investimenti del presidente del Consiglio ad Antigua 1. Il programma di Milena Gabanelli, ieri all’esordio, ha raccolto davanti alla tv quasi 5 milioni di spettatori con il 18,70% di share. Un successo che testimonia l’interesse che ruota intorno alla vicenda che chiama in causa il ruolo del premier. Provocando l’ira dei suoi fedelissimi 2.

LE FOTO 3



Nel frattempo il caso Antigua arriva in Parlamento con un’interpellanza a firma del leader dell’Italia dei Valori, Antonio Di Pietro e di tutto il gruppo Idv della Camera: “Berlusconi venga in aula alla Camera e spieghi al paese e al Parlamento in diretta televisiva la sua posizione sugli investimenti immobiliari nell’isola di Antigua. Chi ricopre certi incarichi pubblici ha il dovere morale e politico di agire con il massimo della trasparenza e nell’alveo della legalità”.

Polemico anche il Pd che, per bocca del vicepresidente del senatori Luigi Zanda, chiama in causa il presidente del consiglio: “Chi ricopre quella carica non può permettersi di acquistare, per più di venti milioni di euro, terreni e ville ad Antigua senza rendere noti nel dettaglio i termini dell’acquisto”.

“La posizione del premier – continua Zanda – è troppo delicata per lasciare ombre e dubbi su transazioni economiche tanto rilevanti che, per giunta, vedono coinvolte scatole cinesi, società off shore di proprietari sinora ignoti e una banca, l’elvetica Arner, su cui la Banca d’Italia ha avviato ispezioni e messo addirittura in luce delle ‘gravi e diffuse irregolarita’ in materia di normativa antiriciclaggio”.


18 ottobre 2010
fonte:  http://www.repubblica.it/cronaca/2010/10/18/news/ascolti_record-8188351/?rss



L’INCHIESTA

Berlusconi, “Operazione Antigua”

Le ville e quegli affari off-shore


Milano, Lugano, Caraibi: triangolo da 20 milioni, passati attraverso la Banca Arner. Ignorate le norme antiriciclaggio: L’istituto di credito svizzero è al centro di un’inchiesta delle procure di MIlano e Palermo


dall’inviato di Repubblica WALTER GALBIATI

La villa di Berlusconi ad Antigua, detta “Il Castello”


ANTIGUA – È il 20 settembre 2007 quando al Land register di Saint John, la capitale di Antigua, si presenta il signor Silvio Berlusconi. Con una riga il funzionario di turno cancella dal registro la società Flat Point e trasferisce la proprietà di un terreno di poco più di quattro acri all’illustre cittadino italiano. L’appezzamento si trova dalla parte opposta dell’isola. È una porzione di collina che scende fino al mare dove si apre una spiaggia di sabbia bianca, finissima. Gli abitanti di Willikies, un paesino che sorge lì vicino, la chiamano Pastrum, perché lì portavano a pascolare i loro animali. Non ne mancano nemmeno di selvatici, soprattutto scimmie. Da almeno quindici anni quei posti sono recintati. “È da molto tempo che questa costa è al centro di un progetto immobiliare, ma i lavori sono iniziati solo negli ultimi anni” spiega Hugenes, un pescatore del luogo. La baia si chiama Nonsuch Bay e va da un lembo di terra che quasi tocca la vicina Green Island, un paradiso meta delle gite dei turisti, a Flat Point, una punta piatta coperta da vegetazione caraibica. E Flat Point Devolopment Limited si chiama la società che si è presa in carico i terreni con l’obiettivo di sviluppare un imponente progetto turistico. Qui sorgerà, e in parte è già nato, l’Emerald Cove, un resort che nel nome riecheggia la nostra Costa Smeralda, il tratto di Sardegna, patria dei vip, e disegnata in gran parte dall’architetto Gianni Gamondi, l’architetto di Villa Certosa, la residenza sarda di Silvio Berlusconi, lo stesso architetto che curerà lo sviluppo per Flat Point.
Qualche tempo fa, era stato il gruppo Maltauro, una famiglia di costruttori vicentini a mettere gli occhi su Nonsuch Bay, ma non se ne fece mai nulla. Poi improvvisamente è arrivata la Flat Point, nel 2005 la macchina si è messa in moto, le pratiche si sono sbloccate e le case sono iniziate a crescere come funghi, una dietro l’altra, l’obiettivo è arrivare ad averne un centinaio. I reali beneficiari economici, tuttavia, si celano dietro una ragnatela di società schermate, una cortina offshore, che forse qui nel paradiso fiscale di Antigua non appare certo tanto esotica, ma che diventa tale in Italia, dove la società raccoglie la maggior parte dei suoi capitali. La sede della Flat Point è al 26 di Cross Street a St. John, il capitale è interamente controllato dalla Emerald Cove Engineering Nv, una società di Curacao (nelle Antille Olandesi, poste poco più a Nord di Antigua), a sua volta controllata dalla Kappomar sempre di Curacao. L’amministratore della Flat Point è Giuseppe Cappanera, mentre i fiduciari delle holding sono Carlo Postizzi, Giuseppe Poggioli e Flavio De Paulis. I primi sono rispettivamente un avvocato e un fiduciario che si muovono tra la Svizzera e l’Italia, mentre il terzo è un dipendente di Banca Arner. Di chi facciano gli interessi è un mistero, ma il coinvolgimento della banca elvetica, già commissariata e al centro di un inchiesta per riciclaggio delle procure di Milano e Palermo, getta qualche spiraglio di luce almeno su chi abbia convogliato del gran denaro verso la Flat Point.
Dal bilancio 2005 della società, emerge che Banca Arner ha finanziato per 6 milioni di dollari caraibici (circa 1,6 milioni di euro al cambio attuale) l’operazione sulla costa di Nonsuch Bay, ma il principale sponsor della scatola offshore sembra essere, come ricostruito da Banca d’Italia, il premier Silvio Berlusconi, da sempre legato a Banca Arner, non solo attraverso uno dei suoi storici fondatori Paolo Del Bue, ma anche per i suoi depositi nella sede di Corso Venezia a Milano: il conto numero uno è suo, mentre altri fanno capo alle holding della sua famiglia (per un totale di 50 milioni di euro) o a uomini del suo entourage.
Dai conti personali di Berlusconi accesi presso Banca Intesa e Monte dei Paschi di Siena sono partiti ingenti bonifici verso un conto di Flat Point aperto proprio presso la sede milanese di Banca Arner, la quale a sua volta ha girato gli stessi corrispettivi alla sede di Lugano. Oltre 1,7 milioni nel 2005, altri 300mila nel 2006, ma è nel 2007, l’anno in cui avviene il passaggio di proprietà del terreno di Nonsuch Bay che i movimenti di denaro salgono alle stelle. In tutto oltre 13 milioni di euro: a ridosso del 20 settembre, la data dell’atto del Land register, esattamente il 10 di quel mese, passano da Milano a Lugano 1,7 milioni di euro e un mese dopo altri 3,6 milioni. Nel 2008 ancora più di 6 milioni prendono il volo per la Svizzera. Un mare di soldi che si muovono, però, senza una corrispondenza tra le somme scritte nei contratti ufficiali depositati dalla Flat Point in banca e i bonifici. Gli importi appaiono molto elevati rispetto a quanto vi è di ufficiale. Nel bilancio della Flat Point i 29 acri di terreno su cui sorge lo sviluppo immobiliare sono stati iscritti per un valore di 2,7 milioni di dollari caraibici (poco più di 700mila euro), così come attestato dalla perizia del 2004 di Oliver F. G. Davis, un esperto immobiliare. Molto meno di quanto versato dai conti del premier. Berlusconi da solo muove oltre 20 milioni di euro e dai registri risulta aver acquistato solo 4 acri di terreno.
Rimane ambiguo anche il motivo per cui l’istituto elvetico abbia fatto passare quei soldi da Milano a Lugano senza bollare come sospetto il traffico di valuta. La normativa antiriciclaggio di Banca di Italia impone di segnalare i movimenti di denaro verso l’estero, soprattutto verso i Paesi offshore come la Svizzera, ma Banca Arner non se ne è mai curata. Di certo, però, ad Antigua i soldi in qualche modo devono essere arrivati, visto che le ville ci sono. Quella di Silvio Berlusconi spunta in cima alla collina, i pescatori la chiamano “il Castello” per la sua imponenza e per come domina dall’alto la zona. A fianco si trova quella di Andrij Shevchenko, l’ex calciatore del Milan e pupillo del premier. Poco più in là sorge quella di Lester Bird, l’ex primo ministro di Antigua, in carica fino al 2004, citato l’anno successivo in una causa legale per aver svenduto dei terreni dello Stato a dei gruppi privati. Al suo successore, Baldwin Spencer, Berlusconi aveva promesso di impegnarsi personalmente per aiutare la piccola isola caraibica a ridurre il debito internazionale.
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17 ottobre 2010

Ghedini avverte la Rai: “Fermate Report

Diffama Berlusconi senza contraddittorio”


Il deputato Pdl e legale del premier definisce “insussistenti e diffamatorie” le notizie su cui è costruita la puntata in programma stasera, sull’acquisto di immobili ad Antigua da parte del presidente del Consiglio. “Regolarmente intestati a Berlusconi, nessuna indagine in merito. Evidente strumentalità delle ricostruzioni”


Niccolò Ghedini


ROMA – Sulla Rai torna ad allungarsi l’ombra della censura preventiva, con “Report” che finisce nel mirino di Niccolò Ghedini. Il deputato Pdl e legale di Berlusconi avverte la Rai: sarebbe davvero “grave” se andasse in onda la puntata del programma di Milena Gabanelli in palinsesto stasera, in cui si ricostruisce l’acquisto da parte del premier di una serie di immobili nell’isola caraibica di Antigua 1.
Nella sua nota, il legale di Berlusconi attacca “un programma con notizie insussistenti e diffamatorie e senza alcun contraddittorio”, da cui hanno preso spunto alcuni articoli apparsi oggi sui quotidiani. “Articoli totalmente fuorvianti e palesemente diffamatori – ribatte Ghedini – poiché si basano su assunti già dimostratisi insussistenti. La vicenda è già stata ampiamente trattata dai giornali alcuni mesi or sono e tutte le delucidazioni e i documenti pertinenti erano stati ampiamente offerti ma negli articoli non se ne tiene minimamente conto”.
“Come risulta dagli atti – spiega ancora Ghedini- il presidente Berlusconi ha regolarmente acquistato un terreno in Antigua pagandolo con regolare bonifico e indicandolo nella denuncia dei redditi. Negli anni successivi, con regolari fatture, assistite da stati di avanzamento lavori, bolle di accompagnamento e consegne nonchè perizie, sono stati pagati i lavori di costruzioni e arredo con altrettanto regolari bonifici da banca italiana a banca italiana. Tale denaro è stato quindi versato in Italia alla società costruttrice dell’immobile”.
“Come già detto in un precedente comunicato, tutta la documentazione è a disposizione per qualsiasi controllo in assoluta trasparenza. L’immobile – prosegue il legale – è attualmente e regolarmente intestato al presidente Berlusconi e non già a fantomatiche società offshore e non vi è nessuna indagine nè in merito ai trasferimenti di denaro e nè in merito all’immobile. E’ evidente quindi la strumentalità delle ricostruzioni offerte che saranno perseguite nelle sedi opportune. Sarebbe davvero grave se la Rai mandasse in onda un programma con notizie così insussistenti e diffamatorie e senza alcun contraddittorio”.
Vita-Giulietti: “Inchieste solo su Fini?”. La prima reazione alla nota di Ghedini è una dichiarazione congiunta firmata da Vincenzo Vita , del Pd, e Giuseppe Giulietti, del gruppo misto. “A che titolo l’avvocato Ghedini chiede la censura preventiva contro Report? Ci auguriamo che a nessuno venga in mente di tappare la bocca ad una giornalista seria autorevole e libera come Milena Gabanelli anche perché sarebbe singolare che le  inchieste si possano fare solo sul presidente Fini”.
Beltrandi: “Garantire replica”. Marco Beltrandi, radicale, componente della commissione di vigilanza sulla Rai si dichiara “contrario da sempre a ogni forma di censura preventiva” ma, afferma in una nota, “deve essere garantita sia la messa in onda” di Report “che un adeguato diritto di replica, fatto salvo ovviamente, nei casi peggiori, il diritto alla tutela giurisprudenziale dell’immagine ove ve ne fosse ragione. Con la censura si uccide qualsiasi giornalismo di inchiesta”.
Pardi (Idv): “Vogliono far sparire voci dissonanti”. “Dopo Santoro la Gabanelli – lamenta Pancho Pardi, capogruppo dell’Italia dei Valori in commissione di vigilanza -. Poi toccherà a Floris e alla Dandini. Tutto questo mentre la rimozione di Corradino Mineo dalla direzione di Rainews pende sempre come una spada”. “Ghedini – sottolinea il dipietrista – prima solidarizza con Santoro, poi chiede di censurare Report. L’avvocato del premier segue la stessa strada del suo padrone: cancellare le voci scomode. Siamo contrarissimi a ogni tipo di censura, figurarsi a quella preventiva”.


17 ottobre 2010
fonte:  http://www.repubblica.it/cronaca/2010/10/17/news/ghedini_contro_report-8146764/?rss
Due ispettori dell'assessorato Territorio Ambiente Regione Sicilia, in mattinata hanno fatto VISITA all'Ufficio Tecnico Comunale di Isola delle Femmine


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