giovedì 11 novembre 2010

Sesso droga e bunga bunga

Sesso, droga e bunga bunga

Continua la tragicomica agonia del governo. Fallita la trattativa di Bossi, Fli chiede le dimissioni del premier. Mentre spuntano 48 telefonate ad Arcore di una narcotrafficante amica di Bondi e Brunetta



Da Seul Silvio Berlusconi minimizza: “Ho qualche difficoltà nel mio Paese”. In realtà la situazione gli è ormai sfuggita di mano. Il tentativo di riappacificazione portato avanti dal Carroccio si scontra con il niet di Fini. Bocchino è ormai sprezzante e arriva a dire: “Il premier si dimetta, poi ne riparliamo” (leggi l’articolo). Lunedì, salvo imprevisti, Futuro e Libertà ritirerà la sua delegazione dal governo. Il Pdl tenta di fare quadrato ma sul Fatto Quotidiano e sull’Espresso emerge il ritratto di una classe dirigente a cavallo tra un film di Alvaro Vitali e la cronaca nera. Le dichiarazioni ai magistrati di Perla Genovesi, l’ex assistente di un oscuro senatore del centrodestra fino a ieri dipinta dai vertici del partito come una semisconosciuta, fanno paura. La ragazza, arrestata nello scorso luglio per narcotraffico, risulta aver telefonato per 48 volte ad Arcore e avere avuto strettissimi rapporti con i ministri Bondi e Brunetta (leggi l’articolo di Marco Lillo). Di Brunetta, al quale presentò la escort Nadia Macrì, dice: “Era l’amministratore dei soldi sporchi di Forza Italia, lo sapevano tutti” (leggi le anticipazioni dell’Espresso). Parla di candidature pilotate dalla massoneria e di una compravendita di seggi affidata ad una agenzia pubblicitaria legata a Dell’Utri. E infine racconta di essere stata assunta per far niente al San Raffaele di Don Verzè. L’attuale ministro della Sanità Ferruccio Fazio, all’epoca primario nella struttura ospedaliera, conferma di averla incontrata per un colloquio di lavoro
11 novembre 2010
Esclusivo l’Espresso

Brunetta, la escort e i fondi neri

Nei verbali del suo interrogatorio, Perla Genovesi parla di quando il futuro ministro «gestiva i soldi sporchi di Forza Italia». E tira in ballo anche Bondi, Fazio (Salute) e il sindaco Moratti

Sesso, politica e tangenti. Racconti incredibili che però arrivano da una testimone che ha vissuto in alcuni dei luoghi chiave del potere berlusconiano: il San Raffaele di Milano, gli uffici lombardi del Pdl, “Il Giornale” di Paolo Berlusconi. E ha frequentato una schiera di figure chiave del governo, da Ferruccio Fazio a Sandro Bondi, da Renato Brunetta al comitato elettorale di Letizia Moratti. Tutto questo prima di diventare una trafficante di droga, in affari con personaggi in odore di mafia, pronta a infilare escort nei festini dei potenti di mezza Italia.

Così Perla Genovesi si è trasformata da collaboratrice di un senatore Pdl a collaboratore di giustizia: una pentita, che sta riempiendo verbali di rivelazioni, al vaglio delle procure di Palermo e Milano, in cui mette a nudo parlamentari e affari all’ombra del partito di maggioranza. Primo fra tutti il premier, Silvio Berlusconi.

La trentaduenne di Parma descrive con dettagli, date e circostanze la lunga frequentazione delle stanze del potere. Parole che potrebbero innescare un terremoto giudiziario, con epicentro a Milano, dove lei ha esordito contribuendo alla campagna che ha portato Letizia Moratti a Palazzo Marino. Di Milano ricorda in particolare l’incontro avvenuto quattro anni fa in un ufficio del San Raffaele dove la attendeva Ferruccio Fazio, il futuro ministro della Sanità del governo Berlusconi. All’epoca era primario di medicina nucleare e radioterapista all’istituto scientifico universitario fondato da don Verzè. Fazio conferma l’ncontro e precisa: “Pianetta mi aveva chiesto di vedere la Genovesi. Ho letto il curriculum e mi sembrava adatto per un lavoro di due mesi per ricerche bibliografiche e di segreteria. Tutto è stato fatto in buona fede”.
La ragazza in quel periodo aveva cominciato a collaborare con il senatore di Forza Italia, Enrico Pianetta, anche lui con un passato professionale al San Raffaele: oggi ricostruisce nei verbali i finanziamenti che Pianetta avrebbe fatto avere all’istituto di don Verzè. E racconta di essere stata compensata con una consulenza da 10 mila euro: un modo per pagarla senza lavorare. Perla sostiene che prima di quell’incarico ebbe un breve colloquio con Fazio che poi portò alla firma del contratto sul quale sono indicati studi relativi “al metabolismo regionale di glucosio in oncologia” e traduzioni in inglese. Ma a specifiche domande dei pm Ferrara e Viola, la Genovesi dice di conoscere l’inglese senza essere in grado di tradurre i testi e di non sapere alcunché di oncologia. border=0

Nel lungo interrogatorio la ragazza spiega che nel 2006 “a decidere le candidature era pure la massoneria” – “Erano i massoni a gestire i politici” – e avrebbe trovato riscontro a queste affermazioni parlando con un suo amico massone che lavorava per Sandro Bondi. L’amicizia della narcos con il futuro ministro dei Beni Culturali era nata nel 2005 quando Bondi, dopo averla incontrata in diverse occasioni, “voleva farla lavorare a Sky”. “Poi non si era arrivati a nulla”, ma lei ricorda che “era nata un’amicizia e si fidava di me”. Si fidava così tanto che Bondi le avrebbe chiesto consigli su chi candidare a Parma per le elezioni politiche.

Le sorprese che Perla riserva ai pm non finiscono qui: ha pure lavorato per “il Giornale” di Paolo Berlusconi. Nel periodo in cui viveva a Milano ed era in cerca di occupazione – ed aveva già un piede nello spaccio di droga – ottiene un contratto da Franco Riva, che per gli inquirenti è stato consigliere della Società europea di edizioni spa, ossia l’editrice del “Giornale”. Riva è legato al fratello del premier, e la Genovesi riceve l’offerta – poi accettata – di un incarico della durata di quattro mesi per la vendita di spot su Internet per conto dell’agenzia pubblicitaria del quotidiano.

La pentita ramifica le sue conoscenze in ogni angolo di Forza Italia e aggancia pure ex socialisti come Brunetta. E su questo futuro ministro Perla riserva ai magistrati che la interrogano nuovi particolari. “Per lui ho sempre avuto un’alta considerazione, nonostante sapessi che era quello che aveva amministrato i fondi neri di Forza Italia”. I pm si stupiscono per l’affermazione, ma la Genovesi non si scandalizza, tanto che sottolinea che si tratta di “cose che sanno tutti”: “Lui amministrava i soldi e ha amministrato per un periodo i fondi del partito. E si vantava con me di avere insegnato a Berlusconi l’economia”. È sempre lei a presentare la sua bella amica Nadia Macrì, 28 anni – che si prostituiva – a Brunetta per sostenerla in un momento di bisogno. “Brunetta invece di aiutarla ha approfittato della situazione”.

Il ministro, secondo Nadia, avrebbe avuto con lei un rapporto sessuale pagato con 300 euro. Circostanza smentita dal ministro. La Genovesi che lo conosce dice: “Brunetta non era uno che dava soldi, faceva regali, poi da quando si è fidanzato avrà smesso anche di fare regali. Non è mai stato uno che pagava le donne, faceva dei regali costosi e non usava droga”. Ma il ministro avrebbe compensato Nadia accompagnandola pure dall’avvocato Carlo Taormina per farla assistere in una causa per l’affidamento del figlio. Circostanza che il penalista conferma.

Passano settimane e la escort arriva fin dentro il letto di Berlusconi che per due rapporti sessuali le consegna 10 mila euro. Nadia non fa mistero della sua attività ed è lei a rivelare il modo con il quale a Milano imprenditori o arabi ricevono giovani prostitute. “Lavoravo con uno che era un immobiliarista e forniva ragazze immagine a locali di Milano pagate con cento euro a sera e 500 per un’eventuale marchetta”. Ai magistrati Nadia dice che c’è anche un’agenzia di modelle, il cui proprietario è uno sloveno, “che ha tante ragazze che ufficialmente fanno le hostess, ma in realtà è una copertura per la prostituzione”.

Un’altra circostanza che i pm dovranno verificare, in questo feuilleton da basso impero che non sembra avere limiti.
11 novembre 2010

Maroni querela la Fiorillo: «Diffama»

La replica del pm: «Ora potrò dire tutto»

http://www.youtube.com/watch?v=UrvCBvltk24&feature=player_embedded

Il ministro avrebbe dato mandato ai suoi legali. Il pm dei minori aveva smentito la sua ricostruzione sul caso Ruby


MILANO – È scontro aperto. Dopo le dichiarazioni del pm dei minori di Milano Annamaria Fiorillo, che ha contestato la ricostruzione di Roberto Maroni a proposito del “caso Ruby”, il ministro dell’Interno avrebbe dato mandato ai suoi legali di procedere nei confronti del magistrato. Secondo il titolare del Viminale, le affermazioni della Fiorillo sarebbero «diffamatorie». Lo stesso Viminale fa notare che quanto dichiarato da Maroni alle Camere ricostruendo la vicenda è contenuto anche in un’ordinanza dello stesso Tribunale per i minorenni del capoluogo lombardo. IL PM – Non si fa attendere la reazione del pm. «Quando uno è ferito si difende – commenta all’Ansa – Me lo aspettavo. Va bene, ne prendo atto». E poi aggiunge: «È divertente, perché tutta la vicenda è paradossale e questa è la ciliegina sulla torta». «Ma contemporaneamente è utile – ha aggiunto – perché finalmente in veste di indagato potrò dire quello che fino ad ora non ho potuto dire. E – sottolinea – rinuncio anche all’avvocato». La querela di Maroni riguarda le dichiarazioni della Fiorillo a proposito di quello che accadde nella Questura di Milano nella notte tra il 27 e il 28 maggio. La Fiorello ribadisce di non avere mai autorizzato l’affidamento di Ruby (la giovane marocchina, allora minorenne, che avrebbe partecipato ad alcune feste a Villa Arcore con Silvio Berlusconi) alla consigliera regionale del Pdl, Nicole Minetti. «Quella sera ricevetti almeno sette telefonate, ma non hanno mai avuto il coraggio di dirmi che aveva chiamato Berlusconi», racconta il magistrato, che definisce «una balla» la notizia sulla presunta mancanza dei posti in comunità: «Ho parlato con il responsabile del pronto intervento e ho appurato che non era mai stata fatta richiesta».
11 novembre 2010

fonte:  http://www.corriere.it/politica/10_novembre_11/ministro-maroni-querela-pm-minorenni-suby_86e08950-edb3-11df-bb83-00144f02aabc.shtml

Corona: «Le foto dei festini ad Arcore? Ci sono, eccome»



Verifica della merce prima della consegna?.. – fonte immagine

“Ci sono le fotografie delle feste ad Arcore. Se io avessi continuato a lavorare…”. Lo dice Fabrizio Corona, l’agente dei fotografi dei vip in una pausa del processo milanese che lo vede accusato di una serie di episodi di estorsione e tentata estorsione nei confronti di personaggi del mondo dello sport e dell’imprenditoria.

Corona parla anche del caso che coinvolge il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. Sulle feste ad Arcore non nasconde che esistono foto, ma spiega: “Non c’e’ nessun giornale che le avrebbe pubblicate e nessuna agenzia che le avrebbe proposte”. Fotografie private invendibili dunque sul mercato. In attesa che l’accusa prenda la parola in aula Corona, arrabbiato dopo aver sentito le motivazioni del tribunale sulla sentenza di primo grado, dice: “Oggi non me ne frega niente ne’ di Mora ne’ di Ruby. Mi gioco tre anni della mia vita”.

11 novembre 2010

fonte:  http://www.unita.it/index.php?section=news&idNotizia=105741

Ruby, il pm dei minori contro Maroni: «Calpestata la legalità, vado al Csm»

D’Alema riconvoca Berlusconi dopo le foto che mostrano Lele Mora e la sua scuderia entrare senza controlli ad Arcore


ROMA (10 novembre) – Caso Ruby e “ingressi facili” ad Arcore, dove vive Silvio Berlusconi. Il ministro dell’Interno viene smentito dal pm dei minori, Anna Maria Fiorillo, che contesta la versione data al Parlamento sulla notte in questura dell’allora minorenne escort. Silvio Berlusconi viene di nuovo invitato a comparire davanti al Copasir da Massino D’Alema per chiarimenti sulla sua sicurezza.

Caso Ruby. Il Pm dei Minori Anna Maria Fiorillo si rivolgerà al Csm «in quanto le parole del ministro Maroni che sembrano in accordo con quelle del procuratore Bruti Liberati non corrispondono a quella che è la mia diretta e personale conoscenza del caso». Il Pm si occupò quella notte della vicenda della marocchina Ruby, portata in questura. «Io non dico più niente – ha proseguito il magistrato dei minori – parlerò eventualmente dopo, quando il Csm sarà intervenuto. Penso però che sia importante soprattutto il rispetto delle istituzioni e della legalità cosa a cui ho dedicato la mia vita e cosa in cui credo profondamente. Proprio per questo rispetto della legalità e della giustizia quando le vedo calpestate parlo, perché altrimenti non potrei più guardarmi allo specchio come un essere umano». Il procuratore capo di Milano, Edmondo Bruti Liberati, non ha voluto commentare l’iniziativa della Fiorillo. Dopo aver interrogato come testi tutti coloro che, il 27 maggio, si occuparono della giovane marocchina, all’epoca minorenne, fermata negli uffici di via Fatebenefratelli il procuratore capo di Milano aveva chiuso la vicenda affermando che la fase conclusiva di identificazione, fotosegnalazione e affido della minore, quella notte, era stata eseguita in modo corretto. Dal Tribunale dei minori, però, pur non uscendo mai allo scoperto in prima persona, il pm Fiorillo faceva osservare di non aver mai dato, quella notte di maggio, il consenso ad affidare Ruby a Nicole Minetti che, per di più, le era stata presentata come una delegata della presidenza del Consiglio. In serata la replica del ministero degli Interni: «Il caso è chiuso – ha detto Maroni – la mia posizione è la stessa del procuratore capo di Milano».


Caso Copasir. Massimo D’Alema, presidente del Copasir (Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica) ha di nuovo invitato Silvio Berlusconi per un’audizione. D’Alema aveva fatto la stessa richiesta una settimana fa per affrontare col premier i temi della sua sicurezza. Una decisione che aveva provocato polemiche, oggi rinfocolate. Per Quagliarello, vicecapogruppo Pdl al Senato, si tratta di un’iniziativa per tentare di piegare il Copasir ad arma impropria di lotta politica. La nuova richiesta di D’Alema si spiega con i filmati e le foto comparsi oggi nei quali si vede come ragazze della scuderia Mora lasciano l’agenzia del manager ed entrano insieme a lui ad Arcore, in casa di Berlusconi, senza subire i controlli dei carabinieri di scorta davanti alla villa.

Oggi mostra i “viaggi” di Lele Mora ad Arcore

http://www.youtube.com/watch?v=_bzTDikZsxs&feature=player_embedded


Lele Mora da Berlusconi ad Arcore con due ragazze (Oggi) - leopoldoeva

09 novembre 2010

Sul sito di Oggi due filmati ripresi lo scorso luglio documentano i viaggi – il 4 e il 12 luglio – di Lele Mora, oggi indagato per favoreggiamento alla prostituzione, fino alla residenza del premier.

Sono i giorni delle polemiche sulla nomina a ministro di Aldo Brancher, in cui si consuma lo strappo con il presidente della Camera Gianfranco Fini. Negli stessi giorni scoppia anche lo scandalo P3, che coinvolge il senatore Marcello Dell’Utri (condannato in secondo grado per concorso esterno in associazione mafiosa) e l’ex sottosegretario Nicola Cosentino, indagato per concosro esterno in associazione camorristica. Con una certa coincidenza di date il 12 luglio, il giorno del secondo “viaggio” di Lele Mora ad Arcore, Berlusconi interviene a Milano al forum Euromed. Dal palco invita ”gli ambasciatori, rappresentanti di quei paesi che si affacciano sul Mediterraneo, a portare qualche volta, anche belle ragazze. Noi l’apprezzeremmo perche siamo latini. E playboy. Ma non io – precisa ridendo – che ormai sono solo un ‘playold’. Ma ci teniamo alla possibilita’ di conquistare, per senso estetico”.

L’intervista a Ruby Nel numero in edicola domani di ‘Oggi’, Ruby descrive l’arrivo della consigliera regionale Nicole Minetti in Questura, la notte del 27 maggio, dopo la telefonata di Silvio Berlusconi: “Michelle Oliveira (l’amica brasiliana della giovane marocchina, ndr) ha chiamato la Minetti, che io non conoscevo. Poi è scesa una funzionaria per dire di lasciarmi andare perché ero la nipote di Mubarak. Ho sgranato gli occhi e, mentre stavo per fare domande, la Minetti mi ha detto ‘sssshhh!’. E mi hanno lasciata andare”.

In questa nuova versione di Ruby non sono pochi quindi i nuovi dettagli: il suo stupore nell’apprendere di essere creduta la figlia del leader egiziano e il silenzio intimatole dall’ex igienista dentale, ora consigliere regionale del Pdl. “Qualche giorno prima che venisse fuori tutto – dice ancora la giovane – Niccolò Ghedini, legale del premier, ha sentito il mio ex avvocato, Luca Giuliante. Voleva chiedergli se sono una ragazza tranquilla”.

Maroni riferisce in Parlamento

Per il ministro dell’Interno che oggi ha riferito sulla vicenda, tutto è andato secondo le regole: “Sono stato chiamato a riferire sui fatti che hanno riguardato la questura di Milano nelle giornate del 27 e 28 maggio scorsi. Voglio subito premettere che nella circostanza che mi accingo ad illustrare la Polizia di Stato ha, ancora una volta, confermato le doti di professionalità e di equilibrio del proprio personale che ha applicato con assoluta correttezza tutte le procedure di legge”.

La cronaca dei viaggi

Dai video pubblicati sul sito del settimanale è possibile ricostruire la dinamica degli spostamenti: sotto casa dell’impresario in viale Monza tre persone pattugliano la strada, accertandosi che non ci siano curiosi o persone sospette. Le regazze arrivano in pieno giorno vestite in abiti da sera camminando su tacchi vertiginosi. Suonano al citofono di Mora e salgono nel suo appartamento. Dopo poco sono di nuovo in strada assieme all’impresario e alla “sua scorta”. Poi salgono sulla mercedes scura di Mora e partono alla volta di Arcore. L’auto, arrivata a villa San Martino, varca i cancelli senza che i carabinieri la fermino o effettuino controlli. Una sequenza sconcertante che dimostra come, pur di fare festa, il presidente del Consiglio abbia fatto saltare tutte le regole in materia di sicurezza.

Guarda i video sul sito di Oggi

09 novembre 2010

fonte:  http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/11/09/oggi-mostra-i-viaggi-di-lele-mora-ad-arcore/76008/    




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Benigni show: Ruby e lo swing ‘Silvio tutto mio’ Saviano: governo caduto ma c’è paura fango

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BENIGNI VIDEO: LE MIGNOTTE E LA MAFIA | SILVIO SWING ROCK “E’ TUTTO MIO” | VIDEO: Benigni | La presentazione di Saviano


Duetto Fazio-Saviano: Vado via perché preferisco i paesi dove ci si può annoiare Resto qui perché non ho castelli ad Antigua. Resto qui per scoprire chi è stato. Vado via perché non voglio più chiedermi cosa c’è sotto. Resto qui per vedere lo Stato conquistare il sud. Vado via per non voglio vedere le mafie comandare. Resto qui perché non voglio le mafie comandare. Vado via perché non sopporto gli applausi ai funerali. Resto qui perché mi hanno fatto un regalo Benigni e Abbado. Resto qui perché mi hanno fatto un regalo tanti e ho fame. Vado via perché non voglio veder crollare altri pezzi di Pompei.

Saviano (con la bandiera italiana in braccio): l’unità d’Italia, un sogno per un paese libero Chi pensa di spaccare il nostro destino distrugge un grande sogno: vedere da Friuli a Calabria in un’unica lingua la possibilità di disegnare un destino diverso. Il paese ha voglia di fare, vuole smettere di pensare che i più bravi arrivano ultimi ma pensare che arriveranno primi. Di fronte al fango e alle baggianate dei siti, rispondere a tutto questo non ci importa. Andiamo avanti: costruire questa Italia significa essere eredi dell’Italia, Ho sangue del sud e del nord, ho antenati repubblicani e mazziniani. Quei giovani credevano che l’unità per un paese libero. Mi piacerebbe recitare questo giuramento della Giovine Italia.

23.04 riprende a parlare Saviano Ha la ‘prima bandiera italiana’: è più di un simbolo. Da meridionale mi piace ricordare che è traccia di un sogno e non è retorico quello che dico. L’Italia unita, di Mazzini, Pisacane, di pensatori repubblicani, non era solo l’unità di regioni vicine né intese di aristocrazie, per loro l’unità era l’unica condizione per emancipare il popolo italiano dall’ingiustizia. L’unità non può che essere quella strada. Spaccare il paese: è un discorso insostenibile.

Abbado conclude: la cultura è come la vita e la vita è bella. Dov’è Roberto? La cultura è un bene comune primario come l’acqua, i teatri le biblioteche i cinema sono come tanti acquedotti. Il musicista ricorda di aver assistito a un concerto quando era bambino. Non pensavo di fare direttore, né adesso – sorride – mi piaceva l’idea di ricreare la musica. Come la cultura aiuta concretamente? Abbado cita il sistema Abreu delle orchestre venezuelane che strappano bambini alle strade e annuncia un suo concerto con loro a Roma. Fazio esemplifica i danni alla cultura, al paese, mostrando le foto della casa crollata di Pompei. Claudio Abbado: la cultura ci salva Alle 23 arriva il direttore d’orchestra. Dice: “La cultura arricchisce sempre, permette di superare tutti i limiti, siamo riusciti a fare la Jugend Mahler Orchestra, chi ama la cultura si batte ogni razzismo, quando abbiamo fatto la Mozart o la Luzern musicisti da tutti i paesi. La cultura permette di distinguere tra bene e male, di giudicare chi ci governa, salva, i miei figli e la cultura mi hanno aiutato a guarire dalla malattia. Fazio chiede perché. Il loro affetto mi hanno aiutato dal lato umano e moralmente, racconta il direttore d’orchestra in maglione blu. Mi sono trovato a vivere”. Fazio vuole ringraziare Benigni. E dice a Saviano che uno degli uomini di scorta dello scrittore aveva lacrime agli occhi. Annuncia Claudio Abbado. Dopo gli spot pubblicitari.

Benigni esce di scena tra gli applausi Lo show di Benigni continua. Dice che “Vieni via con me” la conosceva era di Paolo Conte. Canta il ritornello “Wonderful” della canzone. Balla. Si inchina. Esce.

Benigni inneggia a Saviano Al nostro presidente del consiglio dico: quando si scrive del male e si va a fondo, si impara, si impara dalle favole, dai sogni, dalla fantasia. Le fiabe dicono male. Non dicono che esistono i draghi ai bambini, lo sanno, ma che i draghi possono essere sconfitti ed è quello che fa lui (indica Saviano): noi sappiamo che c’è la camorra e il male: è una cosa straordinaria. Tra le poche cose dette di sbagliate da Silvio. chi scrive sulla Camorra e sul male fa male. Invece Dante: ha scritto cose terribili, e chi ricordava di chi ha scritto lui? Bisogna guardare in faccia il male Finito lo show solista di Benigni, l’attore si ritrova con Saviano e Fazio. Sullo scrittore dice: è felice di lavorare per la giustizia, diffidiamo degli infelici. L’ho conosciuto, ero con Abbado, è bello. Andiamo a cena. Dietro lo sguardo si muovevano tanti di quei mondi. Questo ragazzo qua, che gli voglio bene, gli voglio cantare una canzone napoletana, ‘era di maggio’… chissà che diranno a Casal di Principe. Scrivi un libro pure te. Mai si uccide. Anche per un ideale non si raggiunge mai nulla, si ammazza una persona e se stessi. Come diceva Leone, un uomo con una pistola che incontra uno con la penna (nei film del regista si diceva il fucile, ndr) è un uomo morto.

Benigni: poveretto, mignotte vendetta della mafia L’attore resta in camicia, se la toglie quasi, balla. Benigni intona uno swing -rock: è mio Confalonieri e il Giornale, fra tre anni il Quirinale. E’ tutto mio, faccio sul serio, Palazzo Chigi, Grazioli, Madama. E’ tutto mio, Minzolini, Rosy Bindi, e sono mie le poesie di Sandro Bondi. Le barzellette. E’ tutto mio, ma quanto costa questo cazzo di pianeta. Poi compro io, sarebbea  dire me stesso. Bindi, devi sacrificarti, ti travesti e salvi la nazione. Qui si va al manicomio. Ghedini, ti voglio bene, vedo la fatica. Poveraccio. La fatica. Niccolò, Angelino, perché non vi riposate un po’: fare leggi per lui, potremmo andare insieme ai suoi castelli ad Antigua, ci liberiamo, ci facciamo uno spinellone con una parrucca rasta. (se la mette). Bindi, vai da lui. Poi se ti beccano dici che sei la socera di Zapatero. Ha ragione Bersani: batterlo politicamente, non con queste storie, la prossima volta va beccato con una minorenne del Pd. O Rosy: sacrificati, tu gli garbi. Ruby, non si capisce tutto questo ingranaggio. Ha ragione Bersani. Basta. Ma lui ha detto che non sapeva che era minorenne. La D’Addario: non sapeva che era una escort. Lei è andata da lui, è rimasta, andata a letto con lui, poi lui gli ha datto mille euro, e lui si è chiesto ma che mestiere farà questa? Guardate che è difficile. Ruby non si capisce, dice che l’ha portata Fede. Emilio da te non me lo aspettavo. Fede, denunciato per sfruttamento prostituzione, lo dicevo da anni, Fede lo vedo, sfruttato da anni. Ruby minorenne d’Egitto, Silvio ha pensato subito a Mubarak. Silvio sai che ti vogliamo bene, dimettiti, scherzo. Tutte queste storie di donne sono montature dei giornali. Ho studiato il caso Mills. Intricatissimo. Mills corrotto da uno che lavora per Berlusconi ma non si capisce chi è il mandante: è difficile. Sarà la Carrà. Il Giornale: sta dimostrando che la Costituzione è gay. Silvio devi tirarti su , ci sono cose belle. Ora con questa Ruby non si capisce niente. Lui dice tutti ce l’hanno con lui, pensa fosse di sinistra, anche la Costituzione, se lo fosse anche il Pd come s’arrabbierebbe. Poi ricordate le notizie di questa estate? Al telefono intercettati parlavano di Cesare. Quando hanno parlato di Piercesare i magistrati hanno capito. B. ha detto che questa cosa è una vendetta della mafia. Saviano, tu che hai ogni sera la sfilata delle miss? Ora si vendicano così. Ora torna a casa e trovi tre escort in bagno. Ho il terrore. Immagina il terrore del caposcort: quattro escort in cucina, maledetto Provenzano. Due mignotte in bagno. Poi in giardino. C’è Bossi? Ancora dietro il cespuglio. La mafia quando si vendica fa cose tremende. Mafiosi vendicatevi, siete bestie, sterco, vendicatevi con me, fate schifo maledetti mafiosi. Vi do l’indirizzo non fatemi trovare due brasiliane. Parlo solo di politica, Ruby Fini detto la crisi, Bossi dietro il cespuglio. C’è questa crisi micidiali: Silvio non ci abbandonare, io , Santoro, l’Unità, Repubblica, non si lavora più, Ghedini tornerebbe ai film horror, tieni duro. Questa Ruby: se queste notizie venissero confermato ma io non credo. Questa minorenne, una minorenne marocchina, se queste notizie venissero confermate ma io non ci credo, dice che c’è un presidente del consiglio che è stato con una minorenne che per ragioni di età non date generalità del presidente. “Io sono stato l’iniziatore degli elenchi, ne ho uno anch’io: le donne di Berlusconi, non bastano due ore… Masi: gli ospiti vengono gratis, abbiamo brindato, lui portato bicchiere, io bottiglia champagne. Ma lui non prende stipendio. Un lavavetri mi ha dato un euro.

Arriva Benigni, musica felliniana Fazio: si dice che è meglio amare le ragazze che essere gay. Vendola: è molto meglio essere felici La serata si poggia sugli elenchi. Come ‘exempla’, classificazioni. Dell’amore omosex. Vendola: sono infiniti gli elenchi del silenzio e del dolore. E cita Oscar Wilde: Saviano legge cose che etichettano come gay dalle sue parti, il caseratno: dal limone nella birra all’ombrellone da spiaggia, scarpette sugli scogli a farsi punture da sdraiate. L’ombrello – Fazio stupisce – e il fior di fragola, il caffè macchiato, tirare di coca, i mocassini. Gli esempi fioccano. Vendola si dice confuso: ma, così non so più cos’è un omosessuale. Vendola legge Pederasta, buggiarone, ricchione, buco, bucaiolo, onanista, finocchio, culo, fregagnolo, checca, checca fracica, isterica, persa, criptochecca, culattone. Alcuni degli epiteti letti dal leader di Sel. Ore 21.50, si riparte Ore 21.46, finisce la prima parte

Il monologo di Saviano Il governo è già caduto ma non si fa passo avanti perché si ha paura della macchina del fango. Rievoca l’attentato di Capaci. Falcone guida al posto dell’autista, sovrappensiero stacca le chiavi, l’auto si inchioda, scoppia il tritolo. Tutti diventano grandi amici di Falcone. Ma c’è un ricordo di Ida Boccassini: non c’è stato uomo in Italia che ha accumulato più sconfitte di Falcone. Bocciato anche al Csm. Eppure si celebra la sua esistenza come se fosse stata premiata. La sua fiducia è stata tradita con malignità. Saviano cita Il Resto del Carlino che gli dice: non sei bravo, solo famoso. Ma il pool, annota Saviano, sapeva comunicare, e non glielo hanno perdonato, quelle storie che arrivavano a tutti voleva dire che le cose cambiavano. Il programma manda uno spezzone: Falcone da Santoro e Costanza in un programma uniti. E c’è chi dice al magistrato che l’aria gli fa male e lo accusa di mancanza di indipendenza. Falcone si difende, e chi lo contesta è un avvocato, gli dice che non apprezza che il magistrato sia nei palazzi. Quest’accusa, di mancata purezza, registra Saviano, veniva anche dalla sinistra. Saviano racconta di Falcone chiamato a Roma e Andreotti. Il magistrato ha fiducia nelle istituzioni, più forti per lui della politica. E allora vuole permettere allo Stato di costruire un ufficio contro la mafia. A un programma da Augias, una ragazza gli chiede se è vivo chi lo protegge? Falcone dice: se non muori in questo paese la colpa è tua. Infatti in questo paese, chiosa Saviano, accade proprio così. Con toni pacati e teatralmente scanditi lo scrittore inquadra come il magistrato fu isolato mediaticamente. Anche Sciascia, dice Saviano, ci cadde. E altri scrissero in leggere anonime: Falcone era un opportunista e per questo è diventato procuratore. Lui invece veniva messo da parte, doveva fare anticamera per ore per aspettare di essere accolto dal procuratore. E questo comunica che il magistrato non contava più, indica Saviano. Falcone – narra lo scrittore – fu “cacciato” per invidia per il suo talento. Uno stillicidio. Una borsa di tritolo trovata dov’era in vacanza. Ma tutti, politici e non solo, dicono, che la mafia non sbaglia. Racconta della guerra al pool per delegittimarli. Grazie al pool l’Italia scopre Cosa nostre ma le scorte dei loro magistrati “pesano” e una signora scrive una lettera a un giornale. Tutti i giorni la mattina e la sera vengo assalita da sirene della polizia che scortano i giudici. È mai possibile che non si possa riposare o un programma televisivo? (legge la Finocchiaro). Perché – scrive la signora – non si costruiscono villette ai margini della città? Mi rivolgo ai giovani. Mi piacerebbe raccontare di una persona che ha una macchina del fango gigantesca. E questa persona non è stata possibile fermarla con il fango: è Falcone. Cita il caso Boffo: l’omosessualità usata per “punire”. L’obiettivo della macchina del fango è dire: è tutto la stessa cosa. E se criticate il vostro privato divenrterà pubblico. Se qualcuno di fotografo al bagno, tutti ci andiamo, perdi credibilità. Tutti ricorderanno quella foto. Eppure non c’è nulla di male. Ma ci sono limiti e sono i fondamenti della democrazia. Una cosa è la privacy, una è scegliere le proprie amiche da candidare. O finire nelle mani di estorsori. Ho l’ossessione della macchina del fango, la democrazia è in pericolo se ti poni contro certi poteri e contro questo governo parte la macchina del fango sulla tua vita privata. C’è differenza tra inchiesta, che si basa su più informazioni possibile, e diffamazione che usa un solo fatto e lo usa contro la persona.

Fabio Fazio elenca definizioni di Saviano: autore di successo, eroe, pazzo, impostore, vile, porco professionista dell’antimafia, infame, fascista, comnista, simbolo, sex simbolo, paladino ebrei, noto millantatore, una merda, una speranza per tutti, un papa straniero, un intellettuale, uno che meno male che c’è.
Fazio legge elenco prostitute a Pompei prima eruzione Quelle per le strade di campagne, quelle nelle taverne, le passeggiatrice, le ‘galline’, quelle che vendevano anche dolcetti allusivi, le lupe che attiravano clienti.

Angela Finocchiaro legge elenco inviato da una 80enne al sito, ex operaia ed ex contadina con 500 euro di pensione che spera ancora in un’Italia più giusta. Una suora dice perché a Torino va eretta una moschea. Il programma indica subito quali traiettorie e valori intende prendere. Una neolaureata legge i suoi infiniti lavori

Applausi, inizia il programma. Fondo rosso, Fazio legge: Niente sigla, Fabio legge e fa pensare ai nostri governanti “L’italiano ha un tale culto della furbizia che ammira chi è furbo”. Cita Churchill, Mussolini, Flajano sui parenti e cognati, gli italiani fatti così, vogliono che qualcuno pensi per loro. Si va in onda PRIMA DI ANDARE IN ONDA Restare in Italia o andare via? È questo il tema della prima puntata di «Vieni via con me», il programma di Fabio Fazio e Roberto Saviano di cui va in onda su RaiTre stasera il primo di quattro appuntamenti. A poche ore dall’inizio del programma Fazio osserva: «Chiunque non sia un mistificatore sa che questo è diventato un paese invivibile. Il disagio è diffuso, andarsene può essere un segno di resa, oppure l’unica via di uscita». Ma non è un invito a gettare la spugna. «Il nostro è un programma patriottico, quando si ama si dice la verità». Quattro puntate, in cui si racconterà dell’Italia di oggi: delle sue contraddizione, dei suoi problemi e delle speranze per cambiare questo Paese. Quasi nulla trapela sull’annunciato monologo, di 30 minuti circa, di Roberto Benigni: «Farà sbellicare dalle risate. Non ha provato nulla, viene gratuitamente», si limita a dire Fazio «e quindi sarà ancora più libero del solito». Poi dice: «Ho un grande entusiasmo verso questo programma. Lavoro per la Rai e ho sempre riconosciuto a chi la dirige il diritto di decidere se fare o meno qualcosa. Se però si decide di fare, allora si fa. A un certo punto, per poter andare avanti, ci siamo molto aiutati da soli». E su Saviano: «Il servizio pubblico ha senso perché manda in onda una persona come lui. Rappresenta l’idea della legalità, è giusto che oltre alla protezione fisica goda della protezione morale della tv di Stato». Nell’arena di un anfiteatro greco che è lo studio di Raitre, al fianco di Fazio ci sarà Roberto Saviano, Roberto Benigni, Claudio Abbado, Nichi Vendola, Angela Finocchiaro, Daniele Silvestri, altri esponenti della società civile e persone comuni. Con andamento teatrale porteranno il loro contributo di monologhi, di storie ma anche degli «elenchi» che la trasmissione chiede a tutti di raccontare nel sito, piccoli frammenti di storie quotidiane per un grande progetto. Il governatore della Puglia farà un elenco sui modi di dire gay. Intanto lo scrittore napoletano interviene oggi con una dura requisitoria contro i vertici Rai per dire, «vorrei rivolgermi ai giovani stasera per spiegare che la macchina del fango non è nata oggi ma lavora da tempo». In altri termini: «se ti poni contro certi poteri questi risponderanno sempre con un’unica strategia: delegittimare» il rivale agli occhi dell’opinione pubblica. Una «disinformazione che è più sottile della semplice calunnia». E insomma, sottolinea Saviano, «la macchina del fango è il tema della prima puntata». A cominciare a quanto pare dai meccanismi Rai: Saviano parte con un j’accuse alla dirigenza relativo alle difficoltà che hanno circondato l’avvio del programma. «Se fossimo stati in silenzio accettando le condizioni che la Rai di Masi ci stava dando» scrive Saviano, avrebbero realizzato un programma che non era quello che avevano in mente. E parla del «nuovo meccanismo della censura»: «Porre difficoltà alla realizzazione di un progetto, ma nell’ombra» e «poi far parlare i fatti»: andate male, non vi guarda nessuno, avete fatto ascolti da terza serata». Il sistema secondo Saviano prevede «togliere i mezzi perché la qualità si affermi, ridurre luce perchè resti in ombra il discorso, questo il nuovo modo per far morire in televisione tutto ciò che può essere cultura». E la requisitoria prosegue parlando delle «balle sui compensi dette in un Paese come il nostro, che campa con stipendi da fame». E ancora: in ultimo «le prove durante le quali, per quanto blindate, cercano di ficcarsi persone pronte a riportare il minimo dettaglio». E conclude: »È per questo che siamo qui, per provare a raccontare quella parte del paese, che è la più grande, che ha voglia di ridisegnare questa terra».

08 novembre 2010

fonte: http://www.unita.it/news/spettacoli/105620/benigni_show_ruby_e_lo_swing_silvio_tutto_mio_saviano_governo_caduto_ma_c_paura_fango  

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