venerdì 6 febbraio 2015

Piano Regione Sicilia Tutela Qualità Aria: LE TANGENTI NON SONO ALLARME SOCIALE? IL PROCURAT...

LE TANGENTI NON SONO ALLARME SOCIALE?  IL PROCURATORE AGUECI: “NON HO PAROLE”

Questo il commento del magistrato alla notizia del parere dell’Avvocatura e alla conseguente mancata costituzione di parte civile della Regione al processo contro un proprio dipendente accusato di corruzione





“Non ho parole”. Questo il commento del procuratore aggiunto Leonardo Agueci alla notizia della mancata costituzione di parte civile della Regione siciliana al processo contro un proprio dipendente infedele accusato di corruzione. Mancata costituzione dovuta a un parere dell’Avvocatura distrettuale dello Stato. “Non ho proprio parole  – ha detto il magistrato – proprio perché l’Avvocatura dello Stato di Palermo è sempre stata sensibile su questi temi. Ho sperimentato la sensibilità dimostrata in altre occasioni, ecco perché questa notizia mi ha lasciato di stucco. Devo leggere le motivazioni”.
Eppure, in tal caso la sensibilità non si è tradotta in un orientamento conseguente. La vicenda è quella relativa al procedimento penale a carico del funzionario dell’assessorato al Territorio,Gianfranco Cannova, arrestato mesi fa con l’accusa di avere intascato tangenti e usufruito di soggiorni in lussuosi alberghi, per “oliare” una pratica nel settore dello smaltimento dei rifiuti e delle discariche.
Il dipendente regionale è attualmente alla sbarra davanti al tribunale di Palermo ma, male che gli vada, potrà incassare una condanna penale, mentre non vi sarà alcuna provvisionale, alcun risarcimento in favore della Regione, in quanto questa non si è costituita parte civile.
Un dietro-front, dovuto al fatto che l’Avvocatura distrettuale dello Stato, investita della questione, ha spiegato che se il danno provocato all’ente pubblico non è eccessivo, allora non è il caso che questo si costituisca parte civile. Una decisione, motivata con parole che lasciano di stucco, soprattutto nella parte in cui viene definita «inopportuna» l’eventualità della Regione di costituirsi al processo per far valere il proprio ruolo di parte offesa. La stessa Avvocatura aveva motivato il proprio orientamento con «l’esiguità del danno provocato dal singolo caso al patrimonio pubblico» e per il «non particolare allarme sociale connesso alle fattispecie concrete contestate».
Tanto è bastato per convincere la Regione Siciliana a non costituirsi in giudizio quale parte offesa.

Le mazzette? “Non provocano allarme sociale”  E la Regione siciliana non si costituisce parte civile

Le mazzette “non sono un fattore di particolare allarme sociale” dice l’Avvocatura distrettuale dello Stato in un parere consegnato alla Regione siciliana. E questo è bastato all’amministrazione regionale per decidere di non costituirsi parte civile nel processo per corruzione a un proprio funzionario.

Il processo è cominciato lo scorso 19 gennaio nei confronti di Gianfranco Cannova, dipendente dell’assessorato al Territorio, che ha ammesso di aver preso tangenti (denaro e soggiorni gratis in alberghi di lusso), in cambio di autorizzazioni ad alcuni imprenditori titolari di discariche. La notizia è stata pubblicata da Repubblica. Eppure, dopo l’arresto di Cannova, avvenuto lo scorso luglio, il governatore Rosario Crocetta tuonò contro la nuova tangentopoli.

Ma l’Avvocatura ha giudicato “inopportuna” la costituzione di parte civile, “attesa la esiguità del danno e il non particolare allarme sociale connesso alle fattispecie concrete contestate”. Secondo l’Avvocatura, la Regione può esimersi dal chiedere un risarcimento “perché è sufficiente l’impulso accusatorio del pubblico ministero”, si legge in una nota del 10 novembre scorso, firmata dall’avvocato distrettuale Massimo Dell’Aira e dall’incaricato Pierfrancesco La Spina.

L’assessore regionale al Territorio, Maurizio Croce, spiega di aver saputo dai giornali della mancata costituzione come parte civile: “È grave la nostra posizione – dice – e vergognosa la motivazione fornita dall’Avvocatura”. E Crocetta aggiunge: “Non so cosa sia successo. Disporrò un’inchiesta interna”.

5 febbraio 2015



LO SCANDALO DEI POTERI INVISIBILI  ZOOM SULL'AVVOCATURA DELLO STATO
Giovedì 05 Febbraio 2015 - 17:01 di Salvo Toscano

Con un imbarazzante parere, l'Avvocatura suggerisce al governo di non costituirsi parte civile al processo contro un funzionario per corruzione, perché non desta "allarme sociale". Ma già altri pronunciamenti dell'ufficio avevano messo nei guai la giunta. Che, fragile e maldestra, delega all'oracolo anche le decisioni più politiche

PALERMO – La decisione non era passata inosservata. Ed era stata raccontata da Riccardo Lo Verso su Livesicilia il 19 gennaio scorso. La decisione era quella del governo regionale di non costituirsi parte civile, tramite l'Avvocatura dello Stato, al processo che vede imputati Gianfranco Cannova, funzionario dell'assessorato regionale Territorio Ambiente, e quattro imprenditori, tutti accusati di corruzione. 

Oggi un tassello in più della clamorosa vicenda lo aggiunge Repubblica, che dà notizia delle motivazioni addotte dall'Avvocatura dello Stato a supporto della scelta di non costituirsi parte civile. Secondo l'Avvocatura, riporta il giornale, la corruzione "non costituisce allarme sociale", e il danno all'erario è esiguo. E dire che proprio su questo caso Rosario Crocetta aveva tuonato pubblicamente. Nel corso di una conferenza stampa pochi giorni dopo il blitz il governatore commentò: "Il caso Cannova? Potrebbe essere solo l'inizio. Stiamo vagliando l'ipotesi della confisca o dell'esproprio per pubblica utilità delle discariche private". L'inchiesta riguardava un presunto giro di mazzette (ammesse dallo stesso funzionario) nell'ambito dello smaltimento dei rifiuti. 

Insomma, malgrado i ripetuti allarmi lanciati a più riprese dai massimi vertici istituzionali sul tema, la corruzione secondo l'Avvocatura dello Stato, almeno nella fattispecie, non desta allarme sociale. Una posizione che sta suscitando scandalo e scatenando polemiche, e che è stata stigmatizzata dallo stesso Crocetta, che secondo Repubblica è “caduto dalle nuvole” apprendendo della vicenda, in merito alla quale ha annunciato INDAGINI v:shapes="_x0000_i1025">interne. Più che la scelta in sé, infatti, a colpire sono da un lato le motivazioni addotte e dall'altro la reazione spaesata del governo. Sì, perché laddove la politica è debole e distratta, altri poteri incrementano il proprio peso specifico. L'Avvocatura dello Stato, con i suoi pareri, non fa eccezione. Anzi, i pareri dell'ufficio sono diventati pane quotidiano e bussola per una politica fragile e insicura, in tempi carichi di insidie. Anche nell'ambito di decisioni in cui l'ultima parola dovrebbe spettare alla politica. Ne è nato quasi un tutt'uno, una sorta di governicchio parallelo le cui mosse sono state in più d'una occasione smontate da altri poteri discreti, come quello della Corte dei conti.

In effetti, nel recente passato l'Avvocatura ha manifestato parametri di giudizio a volte controversi. La “morbidezza” sulla vicenda Cannova, ad esempio, stride con l'intransigenza mostrata su un altro caso – ovviamente ben diverso dal punto di vista giuridico – che invece è stato al centro dell'attenzione dei media, quello sul vitalizio di Totò Cuffaro. Nel maggio scorso l'Ars chiese un parere sulla vicenda all'Avvocatura. La norma infatti, scriveva Palazzo dei Normanni, prevedeva la sospensione del vitalizio dei parlamentari solo per reati contro la pubblica amministrazione. L'Avvocatura distrettuale di Palermo scrisse che la sospensione del vitalizio era invece giustificata dalle norme del codice penale (in particolare gli articoli 28 e 29), specificando che il vitalizio non è assimilabile a una pensione. Un responso che arrivò anche sull'onda delle proteste di una parte di opinione pubblica e nel clima scottante causato dalla vasta eco mediatica scatenata dal caso. Per aver man forte sulla propria interpretazione, l'Avvocatura di Palermo chiese conforto all'Avvocatura generale dello Stato, che confermò quella interpretazione. Curioso però che malgrado il riferimento a norme nazionali, il vitalizio non sia ancora stato sospeso - o almeno non se ne ha notizia - ai parlamentari nazionali condannati e che al momento il codice penale sembrerebbe applicarsi al solo Cuffaro.


D'altronde, il parere sul caso Cannova non è il primo a “inguaiare” il governo regionale. Già in un paio di vicende eclatanti i buoni consigli dell'Avvocatura hanno messo in difficoltà la giunta regionale. Emblematico il caso delle assunzioni a Sicilia e-Servizi, che avevano avuto il parere favorevole dell'Avvocatura e che sono state invece contestate dalla Corte dei conti (che ha accusato di danno erariale lo stesso avvocato dello Stato Dell'Aira). L'altra insidia arrivò dalla Sanità e dalle nomine dei direttori generali delle aziende catanesi Paolo Cantaro e Angelo Pellicanò. Nomine giunte il giorno prima dell'entrata in vigore del decreto Renzi che stoppava gli incarichi manageriali per le persone in quiescenza. Quanto basta per spingere il governo regionale a chiedere appunto un parere all'Avvocatura. Secondo l'avvocato dello Stato, quelle nomine andavano stoppate perché il rapporto di lavoro si sarebbe formalizzato all'atto della sottoscrizione del contratto, che sarebbe giunto, quindi, dopo l'entrata in vigore del decreto "stoppa-pensionati". Così, è partita la revoca di quelle nomine, che ha anche innescato forti polemiche e l'apertura di un fascicolo da parte della Procura di Catania. Qualche settimana dopo è lo stesso ministro Madia a fornire, attraverso una circolare esplicativa, la corretta interpretazione della norma. Una interpretazione che smentisce il parere dell'avvocatura: le nomine sono arrivate prima dell'entrata in vigore del decreto. E quindi non sono sottoposte ai limiti previsti dalla norma.


Uno schema analogo: la politica cerca riparo nel parere dell'oracolo, i magistrati contabili o il governo nazionale smontano tutto. E adesso arriva lo scandalo Cannova. Che irrita, tardivamente, lo stesso governo regionale offrendone un'immagine maldestra. Governo che proprio in questi giorni è chiamato a decidere su un'altra eventuale costituzione di parte civile. Quella nel procedimento davanti al Tribunale di Palermo che coinvolge undici persone, tra cui l'ex assessore regionale Pippo Gianni - l'udienza preliminare è stata fissata per il 25 febbraio - per una vicenda di presunta corruzione nell'ambito delle energie alternative. 


TANGENTI E RIFIUTI, IL PROCESSO  LA REGIONE GRANDE ASSENTE
LUNEDÌ 19 GENNAIO 2015 - 18:03 DI RICCARDO LO VERSO
La Regione Siciliana e il governatore Crocetta non sono costituti parte civile al processo che vede imputati Gianfranco Cannova (nella foto), funzionario dell'assessorato al Territorio e ambiente, e 4 imprenditori. Sono tutti accusati di corruzione.

PALERMO - C'è un tempo per le conferenze stampa e gli annunci. E c'è un tempo in cui alle parole possono seguire i fatti. Oggi la Regione e il suo governo hanno perso l'occasione per un gesto concreto. Non si sono costituti parte civile, tramite l'Avvocatura dello Stato, al processo che vede imputati Gianfranco Cannova, funzionario dell'assessorato regionale Territorio Ambiente, e quattro imprenditori. Sono tutti accusati di corruzione.

Cannova avrebbe intascato mazzette in cambio di agevolazioni nel rilascio di autorizzazioni per lo smaltimento dei rifiuti. Oltre al presunto dipendente infedele sotto accusa ci sono Giuseppe Antonioli, amministratore delegato della discarica di Mazzarrà Sant'Andrea, nel Messinese, Domenico Proto, titolare della discarica, i fratelli Calogero e Nicolò Sodano, proprietari della Soambiente di Agrigento.


Oggi il processo ha preso il via. Si è costituito parte civile il Comune di Motta Sant'Anastasia. Respinta, invece, la richiesta del Comune di Misterbianco e di due associazione onlus: “Centro per i diritti del cittadino” e “Codici Sicilia”. La grande assente era la Regione che, in soldoni, non potrà chiedere i danni qualora gli imputati venissero condannati al termine del dibattimento.

Il funzionario palermitano, nel corso di un interrogatorio, ammise di avere intascato tangenti per facilitare le pratiche degli imprenditori. Bastava pagare per evitare i controlli nelle discariche e le possibili chiusure. Il prezzo della corruzione sarebbero stati migliaia di euro in contanti - diecimila euro o forse più - televisori ultramoderni e soggiorni in alberghi di lusso. Fatti gravi tanto che oggi il Tribunale ha respinto la richiesta di Cannova che avrebbe voluto patteggiare quattro anni di carcere.

Fatti gravi come sottolineò lo stesso governatore Rosario Crocetta, nel corso di una conferenza stampa pochi giorni dopo il blitz: "Il caso Cannova? Potrebbe essere solo l'inizio. Stiamo vagliando l'ipotesi della confisca o dell'esproprio per pubblica utilità delle discariche private". Ed ancora: "Da quando c'è questa amministrazione, però, non ci sono più coperchi. Forse, quando siamo intervenuti con le rotazioni, dovevamo essere più incisivi ancora. La frequenza di queste inchieste mi fanno pensare: altro che tangentopoli... . Dopo la Formazione, il Ciapi, i Beni culturali, la sanità...".

Sono tutti temi caldissimi, diventati materia dei dossier consegnati in questi mesi da Crocetta in Procura per denunciare il malaffare che si annida nella pubblica amministrazione regionale. Un via vai negli uffici giudiziari, quello del governatore. Per raggiungere le stanze dei procuratori Crocetta è transitato a pochi metri dala stessa aula dove oggi la Regione e il suo governo erano i grandi assenti.
Assenza reiterata, per la verità. La Regione avrebbe potuto costituirsi parte civile già quattro mesi in sede di udienza preliminare quando Cannova e gli altri furono rinviati a giudizio sulla base della richiesta della Procura. Una richiesta che indicava la Regione siciliana come parte offesa del processo. La stessa Regione, grande assente del processo.

TANGENTI, CROCETTA ALL'ATTACCO:  "CANNOVA? SOLO L'INIZIO"

Giovedì 24 Luglio 2014



Il governatore: "Questa è una nuova tangentopoli. Stiamo pensando alla confisca delle discariche private. Pippo Gianni? Non ho letto le carte...".

PALERMO - "Il caso Cannova? Potrebbe essere solo l'inizio. La vicenda che riguarda Pippo Gianni? Non ho ancora visto le carte...". Il presidente della Regione da un lato attacco, dall'altro "smorza". I filoni coinvolti dalle ultime inchieste della magistratura, infatti, sono due. Da un lato il rovente settore delle discariche. Dall'altro le mazzette per il fotovoltaico. La Regione, comunque, è investita dagli scandali. E il governatore, che giunge in conferenza stampa insieme all'assessore Calleri, annuncia interventi drastici. Estremi.

"Chideremo un parere all'Avvocatura dello Stato e all'ufficio legale. Stiamo vagliando l'ipotesi della confisca o dell'esproprio per pubblica utilità delle discariche private". Le discariche gestite da alcune aziende finite al centro appunto delle INDAGINI style='orphans: auto;widows: auto;-webkit-text-stroke-width: 0px;word-spacing: 0px' v:shapes="_x0000_i1026"> giudiziarie. "Abbiamo revocato - ha detto Crocetta - l'autorizzazione a Oikos e anche a Soambiente, nei confronti della quale c'è anche una informativa antimafia 'interdittiva'. Ma non solo. Abbiamo riscontrato delle anomalie anche in un'altra discarica che ancora non è entrata in funzione, quella di Sant'Agata di Militello. Abbiamo raccolto le denunce del sindaco: quella discarica stava sorgendo su una fiumare. Andrò a controllare con i miei occhi".

Ma al di là dei singoli fatti, il tema, più generale è quello di una corruzione dentro la Regione che appare più ampia del previsto: "Da quando c'è questa amministrazione, però, - ha precisato Crocetta - non ci sono più coperchi. Forse, quando siamo intervenuti con le rotazioni, dovevamo essere più incisivi ancora. La frequenza di queste inchieste mi fanno pensare: altro che tangentopoli... Dopo la Formazione, il Ciapi, i Beni culturali, la sanità...". E in vista, così, ecco i provvedimenti anche nei confronti dei funzionari coinvolti: "Certamente li sospenderemo. Poi - ha annunciato Crocetta - verificheremo la possibilità, nel caso in cui le accuse si faccessero più concrete, di procedere col licenziamento. Non abbiamo bisogno di questi collaboratori dentro la Regione".

E i prossimi passi potrebbero essere rappresentati da ispezioni a tappeto in tutti gli assessorati, ma soprattutto in quello dell'Energia: "Intanto - ha detto il governatore - verificheremo le pratiche curate da Cannova negli ultimi cinque anni. Servono controlli più intensi sia nelle fasi autorizzative che in quelle di gestione". Ma attorno a Cannova ecco il giallo: il funzionario, inizialmente oggetto di una rotazione, sarebbe rientrato dopo poco più di un anno nello stesso ruolo: "Ho saputo solo adesso - spiega Crocetta - che quel dipendente è rientrato nella vecchia mansione a causa delle pressioni operate da un sindacato autonomo".

Ma oltre ai rifiuti, come detto, ecco esplodere il "caso" delle mazzette per l'insediamento di un mega impianto fotovoltaico a Monreale. Una vicenda che, stando alla ricostruzione dei pm, coinvolgerebbe, oltre a funzionari della Regione, anche l'ex assessore all'Industria Pippo Gianni. "Il funzionario, - ha precisato l'assessore Calleri - cioè la dottoressa Marcenò, verrà subito sospesa". "Pippo Gianni? Ancora - ha detto invece Crocetta - so troppo poco di questa inchiesta. Vedremo. In una convention dei Drs chiesi a Savona di uscire dalla sala? I fatti sono molto diversi...".

"Il settore dell'Energia e dei Rifiuti, - ha detto Calleri - è da monitorare secondo noi con grandissima attenzione. È ora di dire basta a una situazione del genere. Lo dico da assessore e da persona che combatte da una vita contro il malaffare e la mafia. Anche per questo, tutti gli atti di cui siamo venuti a conoscenza sono stati già inviati alla Procura".
La conferenza stampa è finita.

17.32 Crocetta: "Sarà necessario pure un lavoro retroattivo, e capire con quali dirigenti e quali funzionari abbiamo a che fare".

17.26 Crocetta: "Gianni? Non abbiamo ancora elementi. Savona? Erano questioni diverse...aspettiamo di sapere, di conoscere gli atti. Magari ci sono intercettazioni non rese note. Faremo correttamente le nostre valutazioni. L'Eolico? La giunta sta approvando un progetto di legge che renderà molto difficile i nuovi INVESTIMENTI v:shapes="_x0000_i1027">".

17.19 Crocetta: "Il coinvolgimento di Pippo Gianni? Io voglio guardare le carte. Cannova era tornato al suo posto? Sono curioso di verificarlo. Avevo dato disposizione che quelli trasferiti non dovevano tornare al dipartimento di provenienza".

17.15 Crocetta: "Servono controlli più intensi sia nelle fasi autorizzative che in quelle di gestione. Chi ci assicura che nelle discariche non arrivino rifiuti tossici?".

17.09 Crocetta: "È mai possibile che, tra eolico e energia si debba sempre passare dalla mafia o dalla corruzione?".

17.05 Crocetta: "Dobbiamo pensare a un nuovo modo di vedere il mondo dei rifiuti. Non possono essere più gestite da società con questi requisiti. Chi ci tutela, ad esempio, sullo smaltimento dei rifiuti pericolosi?"

17.02 Crocetta: "Di fronte a certe cose, stiamo pensando se è possibile operare anche attraverso l'acquisizione o la confisca delle discariche. Coinvolgeremo l'Ufficio legislativo e l'Avvocatura per verificare se dal punto di vista legislativo si può intervenire. A volte non riesco a far comprendere anche alla politica che lo Statuto ci deve aiutare a fare meglio".

17.00 Crocetta: "Dove sarà possibile, da parte nostra, agiremo attraverso i licenziamenti, dopo la sospensione immediata dall'incarico. Non abbiamo bisogno di questi collaboratori dentro la Regione".

16.58 Crocetta: "Abbiamo riferito alla Procura. E stiamo anche raccogliendo le autorizzazioni rilasciate da Cannova negli ultimi cinque anni. E saranno analizzati gli atti compiuti da funzionari e dirigenti all'Energia che hanno riguardato alcune autorizzazioni".

16.55 Crocetta: "Il funzionario Cannova? Non può essere un fatto isolato. Peccato quella "n" in più, avremmo avuto il privilegio di avere un Canova alla Regione".
16.54 Crocetta: "La frequenza di queste inchieste ci fanno dire: altro che tangentopoli... Dopo l Formazione, il Ciapi, i Beni cultural, la sanità...".


16.52 È arrivato il presidente Crocetta: "Da quando c'è questa amministrazione, non ci sono più coperchi. Forse, quando siamo intervenuti con le rotazioni, dovevamo essere più incisivi ancora".

16.49 Calleri: "Sul settore dell'Eolico e dell'energia l'attenzione, in tutta Italia, è altissima. Si tratta di una sorta di Tangentopoli".

16.45 Calleri: "Sulle ultime vicende riguardanti il fotovoltaico, stiamo valutando come intervenire nei confronti dell'unico funzionario coinvolto, la dottoressa Marcenò".

16.41 Calleri: "Ho inviato tutto ciò di cui sono venuto a conoscenza alla Procura della Repubblica. Anche su alcune criticità su una discarica a Sant'Agata di Militello".

16.38 Calleri: "Abbiamo disposti la calendarizzazione cronologica delle pratiche sull'Energia. Riguardo alle discariche, abbiamo ordinato la chiusura dell'Oikos. Abbiamo anche revocato l'autorizzazione alla Soambiente, in seguito a una informazione prefettizia negativa. Siamo intervenuti allo stesso modo con Tirreno Ambiente".

16.37 Calleri: "Non sottovalutiamo il settore dell'Energia e dei Rifiuti, da monitorare secondo noi con grandissima attenzione. È ora di dire basta a una situazione del genere. Lo dico da assessore e da persona che combatte da una vita contro il malaffare e la mafia".

16.35 È arrivato a Palazzo d'Orleans l'assessore all'Energia Salvatore Calleri: "Il presidente Crocetta sta arrivando".

16.29. La conferenza stampa sta per iniziare.

Alle 16 il presidente della Regione siciliana Rosario Crocetta e l'assessore all'Energia, Salvatore Calleri terranno una conferenza stampa "sul tema delle tangenti all'Ambiente e all'Energia", presso la sala Alessi di Palazzo d'Orleans, a Palermo.

LiveSicilia seguirà l'evento in diretta.


RIFIUTI E MAZZETTE IN ASSESSORATO ARRESTATI UN FUNZIONARIO REGIONALE E 4 IMPRENDITORI

VENERDÌ 18 LUGLIO 2014 - 20:05 DI RICCARDO LO VERSO


di RICCARDO LO VERSO Gli imprenditori sono un catanese, due agrigentini e un novarese con interessi a Messina. Un impiegato dell'assessorato regionale al Territorio e ambiente avrebbe intascato tangenti per rilasciare certificazioni favorevoli e ammorbidire i controlli sulle discariche e sullo smaltimento dei rifiuti.(Leggi i nomi degli arrestati e delle discariche coinvolte). Video: gli arresti e i sequestri di gioielli e tv

PALERMO- Con le mazzette filava tutto liscio come l'olio. Un funzionario dell'assessorato regionale al Territorio e ambiente di Palermo e quattro imprenditori del settore dei rifiuti sono stati arrestati dalla sezione reati contro la pubblica amministrazione della Squadra mobile di Palermo. Gli imprenditori sono un catanese, due agrigentini e un novarese con interessi a Messina.
Gli agenti hanno monitorato i loro intrecci illeciti fin dal 2011, scavando nel complicato iter amministrativo che accompagna la gestione delle discariche e lo smaltimento dei rifiuti. La corruzione si sarebbe annidata fra i tanti passaggi burocratici. Soprattutto quelli sulle valutazioni di impatto ambientale. Che diventavano favorevoli dietro il pagamento di tangenti. Non solo soldi ma anche regali vari. In barba soprattutto alle normative contro l'inquinamento.

Il funzionario nei mesi scorsi è stato trasferito d'ufficio per evitare che continuasse a gestire quello che gli investigatori definiscono "un grosso giro di affari". Le misure cautelari sono state chieste e ottenute dal pool della Procura che si occupa di pubblica amministrazione, coordinato dall'aggiunto Leonardo Agueci.

I poliziotti parlano di "stratificazione normativa e complesso apparato burocratico che hanno permesso al funzionario infedele do giostrare nella gestione delle procedure connesse al rilascio dei provvedimenti, agevolando gli imprenditori e preservandoli dall’ordinaria attività di controllo e monitoraggio della pubblica amministrazione sulla modalità di gestione delle discariche e dello smaltimento dei rifiuti, consentendo loro in questo modo di bypassare indenni tutti i controlli".

*Aggiornamento ore 11.22

Il funzionario dell'assessorato arrestato è Gianfranco Cannova. Questi, invece, i nomi degli imprenditori finiti in manette: gli agrigentini Calogero e Nicolò Sodano, il catanese Domenico Proto e il novarese Giuseppe Antonioli. Le discariche coinvolte nell'inchiesta sono tre: Mazzarrà Sant'Andrea, "Soambiente" di Agrigento e "Oikos" di Motta Sant'Anastasia.

PALERMO - E' Gianfranco Cannova, 56enne, il funzionario dell'assessorato regionale al Territorio e ambiente arrestato nell'ambito dell'inchiesta che a Palermo ha svelato un giro di mazzette legate allo smaltimento dei rifiuti e ai controlli nelle discariche siciliane. Questi, invece, i nomi degli imprenditori finiti in manette: i fratelli agrigentini Calogero e Nicolò Sodano, di 54 e 53 anni, titolari della discarica "Soambiente" di Agrigento, il catanese Domenico Proto, 48 anni, titolare della discarica "Oikos" di Motta Sant'Anastasia (Ct) e il novarese Giuseppe Antonioli, 53 anni, amministratore delegato della discarica di Mazzarrà Sant'Andrea (Me).


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LE TANGENTI NON SONO ALLARME SOCIALE?  IL PROCURATORE AGUECI: “NON HO PAROLE”
Piano Regione Sicilia Tutela Qualità Aria: LE TANGENTI NON SONO ALLARME SOCIALE? IL PROCURAT...: LE TANGENTI NON SONO ALLARME SOCIALE?  IL PROCURATORE AGUECI: “NON HO PAROLE” Questo il commento del magistrato alla notizia del parere...

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