venerdì 15 maggio 2015

Fisco Legalità e Democrazia: Caccia ai beni dei 'grandi evasori' C'è anche un p...

Caccia
ai beni dei "grandi evasori"
C'è anche un politico


Giovedì 14 Maggio 2015 - 15:58





Filtrano i primi dettagli sull'elenco degli 800 presunti evasori fiscali ai quali Riscossione Sicilia chiederà di restituire le somme. Non mancano ex deputati e cognomi noti. Sarebbe coinvolta anche la
Regione.
 La replica. ECCO CHI.

PALERMO - Presunti evasori. Ma dai nomi eccellenti. Sebbene la loro posizione sia tutta da dimostrare. Filtrano i primi dettagli sull'elenco degli 800 “grandi evasori” pizzicati da una ispezione portata avanti dalla società Riscossione Sicilia, presieduta da Antonio Fiumefreddo che segue alla segnalazione giunta dall'Agenzia delle entrate. E tra questi, c'è anche un politico. Non solo: anche la stessa Regione siciliana avrebbe pendenze per 36 milioni di euro.

Posizioni che ovviamente dovranno essere attentamente vagliate, ma nei confronti delle quali l'agente di riscossione siciliano inizierà presto il recupero.

Batterà cassa, insomma. Chiederà indietro i soldi.


“C'è anche un personaggio che ricopre e ha ricoperto incarichi pubblici” avevano annunciato in conferenza stampa Rosario Crocetta e Antonio Fiumefreddo. Il nome in questione, stando a quanto trapela da fonti governative, sarebbe quello dell'ex capogruppo del Pid all'Ars, Rudy Maira al quale Riscossione Sicilia avrebbe contestato una evasione di circa 5 milioni di euro. Adesso, non è escluso che per il “recupero”, la società possa “puntare” anche al vitalizio dell'ex deputato regionale.


Tra i cognomi più celebri, anche per motivi di natura familiare, ecco quello di Massimo Ciancimino. Al figlio dell'ex sindaco di Palermo, Riscossione Sicilia avrebbe addirittura contestato una evasione di circa 54 milioni di euro. Ciancimino in passato era stato coinvolto in procedimenti giudiziari anche insieme all'ex tributarista Gianni Lapis: anche il nome di quest'ultimo, stando sempre a quanto filtra da ambienti vicini al governatore, sarebbe presente nell'elenco stilato da Riscossione Sicilia. E problemi di natura giudiziaria sono stati affrontati anche da Faustino Giacchetto. Il debito col fisco, per il manager coinvolto nel cosiddetto “scandalo Ciapi”, ammonterebbe invece a circa 14 milioni di euro.


Nel dicembre scorso, invece, la Corte d'Appello di Palermo aveva confermato la condanna per peculato, a 6 anni e 6 mesi, dell'ex deputato regionale e nazionale ed ex direttore generale della Fondazione Federico II, Alberto Acierno. Era accusato di essersi appropriato di fondi - circa 150 mila euro - dell'Assemblea regionale e della fondazione. Anche Acierno sarebbe tra i “grandi evasori”, per una cifra superiore al milione di euro. Mentre sarebbe di nove milioni di euro il misterioso debito di Abid Ahmed, un cittadino libico che non ricoprirebbe cariche in alcuna società.


Tutte posizioni da vagliare, ovviamente. Anche in seguito alle risposte e alle controdeduzioni che giungeranno dai diretti interessati. Del resto, molti di questi presunti evasori sembrano accomunati da problemi di natura giudiziaria. Condanne e pignoramenti già avvenuti in passato, che potrebbero, in linea teorica, avere reso in qualche caso più difficoltosa il regolare versamento delle imposte.


Dubbi, ovviamente. Che verranno anche approfonditi dalle autorità giudiziarie. “Noi abbiamo l'obbligo – ha spiegato Fiumefreddo – di inviare tutto a Procura e Guardia di finanza. Del resto, il nostro lavoro è stato quello di andare oltre la semplice verifica dell'evasione. Abbiamo infatti incrociato quei dati con i 'rapporti finanziari'. Abbiamo combinato, insomma, - aggiunge – il semplice dato 'anagrafico' con tutti quelli riguardanti il possesso di immobili e beni di lusso. Per questo – conclude Fiumefreddo – ritengo che grazie a queste novità il recupero delle somme evase possa essere più semplice, potendoci rivalere anche sui beni”. E mentre filtrano i primi “nomi noti”, sono tanti, adesso, i nomi meno noti a tremare.

La nota di Maira

Arrieccolo Crocetta: negato per amministrare la Sicilia ma fonte inesauribile di denunzie pubbliche ed a tutte le Autorità possibili ed immaginabili con un unico risultato: default personale ed istituzionale. Alcune precisazioni: a) Riscossione Sicilia non può contestare evasioni ma può soltanto notificare cartelle; b) le cartelle notificatemi sono sub iudice; c) logica suggerisce di neanche ipotizzare una evasione così elevata che presupporrebbe incassi professionali inimmaginabili, almeno per avvocati di Sicilia; d) gli importi indicati in cartella esattoriale hanno nella gran parte irregolarità formali e sanzioni. Lasciamo, come sempre, che decidano i Giudici competenti. Consiglio a Crocetta, ed al nuovo Catone Censore Fiumefreddo di presentarsi ad uno dei prossimi concorsi per accesso alla Magistratura ed alla Polizia Giudiziaria, però facciano presto perché quanto prima lo saranno impediti dalla marea di sentenze di condanna, tra le altre, per diffamazione, che li travolgeranno. Rudi Maira


Caccia ai beni dei 'grandi evasori' C'è anche un politico - Live Sicilia



Evasori eccellenti di Sicilia, ecco i nomi. Politici, imprenditori e…altri 800


Spuntano i primi nomi nella lista degli evasori eccellenti di Sicilia. Si tratta di persone che, incrociando i database dell’anagrafe tributaria, dell’Agenzia delle Entrate, di Equitalia, e di Riscossione Sicilia, devono alla Regione Siciliana per tasse non pagate negli anni più di un miliardo di euro. Proprio con Equitalia c’era una convenzione firmata cinque anni fa, ma mai attivata…



Comunque, il dossier con i nomi degli 800 siciliani che evaderebbero tributi per circa un miliardo di euro è già arrivato alla Procura di Palermo: Rosario Crocetta, presidente della Regione Siciliana, e Fiumefreddo, di Riscossione Sicilia,  hanno consegnato gli elaborati. Circolano nomi eccellenti.



Tra questi gli ex deputati regionali Maira (5.000.000 di debito) e Acierno (1.525.000), notai come l’agrigentino Pusateri (3.200.000), avvocati come il siracusano Puzzo (937.000), la gioielleria catanese La Morella e un emigrato in Venezuela con precedenti penali, il messinese Battaglia, che ha il record: 12 milioni. Questo un primo elenco di nomi, con le cifre virtualmente dovute:



CALOGERO FERRO (sede di AG) con precedenti penali: 630.000 EURO



ANTONINO PUSATERI (AG) notaio 3.200.000



RUDI MAIRA (CL) avvocato, ex-deputato regionale 5.000.000



VINCENZO CIANCICO (CT) notaio



GIOIELLERIA LA MORELLA (CT)



CASA DI CURA MUSUMECI (CT)



FILIPPO BATTAGLIA (ME) con precedenti penali, emigrato in Venezuela
12.000.000



GIANNI LAPIS (PA) ex tributarista 700.000 EURO



GRUPPO PARLAMENTARE SOCIALISTA PSS (PA) 2.338.000 EURO



ALBERTO ACIERNO (PA) Fondazione Federico II, ex-deputato regionale
1.525.000 DI EURO



TRIONFANTE ANTICHITÀ (PA) Negozio mobili antichi 3.943.854



GIUSEPPE SCADUTO (PA) con carichi penali 1.124.210



SERGIO MARCIANO (SR) notaio 724.474



LUCIANO PUZZO (SR) avvocato 937.468



GUGLIELMO DRAGO (SR) commercialista 1.054.481



ALESSIO ATTANASIO (SR) detenuto a Viterbo? 912.401



Crocetta dichiara che “al di là del lavoro che sarà svolto dalla magistratura, ci impegneremo per dare attuazione immediata ai pignoramenti e al recupero forzoso delle somme”. Tra i nomi di spicco quelli dell’ex tributarista palermitano Gianni Lapis, coinvolto in diverse inchieste giudiziarie, che avrebbe evaso 700 mila euro, e quello dell’ex deputato regionale dell’Udc, Rudi Maira, avvocato, che avrebbe evaso circa 5 milioni di euro. 

Il notaio agrigentino Antonino Pusateri  sarebbe debitore nei confronti del Fisco per circa 3 milioni e 200 mila euro. Un altro notaio, il siracusano Sergio Marciano, avrebbe evaso circa 742 mila euro. Sempre a Siracusa, l’avvocato Luciano Puzzo avrebbe evaso circa 937 mila euro, mentre il commercialista Guglielmo Drago dovrebbe versare all’erario oltre un milione di euro.



Il commerciante agrigentino di olio d’oliva, Calogero Ferro, avrebbe evaso 630 mila euro; una delle società Trionfante Antichità di Palermo quasi 4 milioni di euro; l’ex parlamentare ed ex presidente della Fondazione Federico II, Alberto Acierno, dovrebbe allo Stato 1 milione e 525 mila euro. Sempre a Palermo, Giuseppe Scaduto avrebbe evaso 1 milione e 124 euro.


Il  messinese Filippo Battaglia  avrebbe evaso 12 milioni di euro. Il siracusano Alessio Attanasio, 912 mila euro. Tra i presunti evasori catanesi ci sarebbero la gioielleria La Morella, la casa di cura Musumeci e il notaio Vincenzo Ciancico.



L’unica replica che arriva per ora è da Rudi Maira, secondo cui, gli importi indicati nella cartella esattoriale nella gran parte sarebbero irregolarità formali.



Per Crocetta “basterebbe recuperare questo miliardo per innalzare il Pil della Sicilia dell’1,5% e garantire il reddito di cittadinanza”. “C’e’ chi dichiara e poi evade e non paga, perché é sicuro che la Riscossione non lo raggiungerà mai oppure che non dichiara del tutto ed evade come accade nel resto del Paese” continua il presidente di Riscossione Sicilia. Nel dossier sono presenti poi diversi casi di nullatenenti, passati in pochi mesi da una situazione vicina alla povertà a essere titolari di beni che valgono fino ai 60 milioni di euro. “Questo significa che dietro c’è un’attività di riciclaggio: non certo roba da poveracci, soprattutto in Sicilia”.

Fisco, in Sicilia
scoperto un miliardo nascosto: “Anche evasori eccellenti”



Ottocento contribuenti infedeli individuati incrociando dichiarazioni dei redditi e dati patrimoniali. Dall'operaio con lo yacht alla barista con aereo personale.
Crocetta: "Ci sono anche uomini pubblici, i nomi li invieremo in Procura". Emergono sospetti casi di riciclaggio. "Recuperando la cifra, il pil dell'isola aumenterebbe dell'1,5%"


Un  miliardo di euro di tasse, evaso da 800 contribuenti infedeli
che denunciano spesso introiti vicini allo zero e poi risultano titolari di yacht di lusso e perfino di aeroplani. Tra i super evasori ci sarebbero anche personaggi pubblici: è questa l’ultima denuncia del governatore della Sicilia Rosario Crocetta, che ha convocato i giornalisti a Palazzo d’Orleans, per raccontare l’ennesimo pasticcio isolano.

“Abbiamo scovato circa 800 nomi di grandi evasori fiscali, fra i cinquecentomila euro e i dieci milioni a testa: recuperando questo miliardo, innalzeremmo il nostroprodotto interno lordo dell’1,5 per cento”, ha annunciato il governatore, accompagnato dall’avvocato Antonino Fiumefreddoassessore regionale ai beni culturali per poche ore lo scorso anno, poi piazzato da Crocetta a presiedere il consiglio d’amministrazione di Riscossione Sicilial’ente che gestisce l’acquisizione delle tasse sull’isola. “Abbiamo incrociato i dati dei natanti, degli immobili di prestigio, delle auto di lusso, dei terreni importanti con gli elenchi che ci sono stati trasmessi dall’agenzia delle Entrate”, ha detto Fiumefreddo spiegando il metodo utilizzato dalla sua società per condurre l’indagine fiscale. Il risultato ha portato allo scoperto dei casi limite: dall’operaio con reddito vicino allo zero che risulta proprietario di uno yacht da tre milioni di euro, alla barista titolare di un aeroplano da otto posti, fino all’ultranovantenne di Trapani con una barca che vale quattro  milioni di euro.



Non solo: secondo Crocetta tra gli 800 grandi evasori, ci sarebbero anche “nomi eccellenti, uomini pubblici che dovrebbero indignarsi”. I nomi? Il governatore non li fa, e li tiene nascosti anche il fido Fiumefreddo, promettendo però che “le identità degli 800 saranno oggetto di un dossier che invieremo presto inProcura”. Il governatore e il presidente di Riscossione Sicilia si sono limitati a spiegare che gran parte del miliardo di euro evaso appartiene a soggetti che operano nel settore dell’ortofrutta, nella vendita del pesce, nei trasporti, nella nettezza urbana e nelle onoranze funebri. “C’e’ chi dichiara e poi evade e non paga, perché é sicuro che la Riscossione non lo raggiungerà mai oppure che non dichiara del tutto ed evade come accade nel resto del Paese” ha continuato il presidente di Riscossione Sicilia. Nel dossier sono presenti poi diversi casi di nullatenenti, passati in pochi mesi da una situazione vicina alla povertà a essere titolari di beni che valgono fino ai 60 milioni di euro. “Questo significa che dietro c’è un’attività di riciclaggio: non certo roba da poveracci, soprattutto in Sicilia”.



E in attesa che il governatore spedisca in Procura l’ennesimo dossier (in tre anni di governo, Crocetta ha riempito i magistrati di segnalazioni, denunce e incartamenti), Riscossione Sicilia si prepara a sequestrare le cifre evase: l’obbiettivo è recuperare entro un anno il 20 per cento di quelle somme, e cioè duecento milioni di euro. Con quei soldi, il governatore ha annunciato di voler finanziare “il fondo per il reddito di  cittadinanza”.


Nel frattempo si è aperta ufficialmente la caccia al nome dei grandi evasori fiscali che rivestono anche un ruolo pubblico.





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