venerdì 28 agosto 2015

Rifiutiamo i Rifiuti: Sicilia: l’insostenibile costo dei rifiuti

Sicilia: l’insostenibile costo dei rifiuti  


di Carmelo Catania (sito)  venerdì 28 agosto 2015

Il mancato rispetto degli obiettivi di legge in materia di raccolta differenziata, si configura come danno patrimoniale per i cittadini per l’aumento delle tasse, a dirlo è la Corte dei Conti della Liguria (83/13), che li definisce come “inerzia qualitativo e quantitativo del servizio di raccolta differenziata”, come grave trascuratezza nella “cura dell'interesse pubblico” che configurano “la sussistenza di responsabilità amministrativo-contabile”.
Gli ultimi dati sulla gestione dei rifiuti in Italia ci indicano che qualcosa sta cambiando anche nelle regioni del Sud: la Campania e la Sardegna si attestano al 50% circa di raccolta differenziata. 
Secondo il professor Aurelio Angelini, docente di sociologia dell’ambiente all’Università di Palermo, la Sicilia rimane ferma al 10%, «per inerzia e responsabilità politica dei diversi governi regionali che si sono succeduti negli ultimi vent’anni, che hanno operato in modo clientelare e parassitario, favorendo un sistema criminogeno, che ha impedito la realizzazione di un “moderno sistema industriale del ciclo dei rifiuti”, relegando la gestione: all’uso e all’abuso delle discariche (90% dei rifiuti), gestite perlopiù in modo ambientalmente insostenibile».
Un disastro che è stato reso possibile – per il docente palermitano – per «la “complicità” della maggioranza delle amministrazioni comunali, che hanno utilizzato la loro presenza, nella qualità di soci delle Società d’ambito per la gestione dei rifiuti, per nominare alla guida delle aziende pubbliche, onerosi amministratori e management incompetente dalla spesa facile e fuori controllo. Assunzioni, comandi, consulenze, sponsorizzazioni, hanno caratterizzato una gestione che ha fatto la fortuna politica di sindaci e amministrazioni e ha prodotto “finora” un debito di quasi “due miliardi”, che continua a crescere giorno dopo giorno, che pagheranno le amministrazioni comunali attraverso l’aumento delle imposte sui rifiuti».
Solo in alcuni comuni si è riusciti, attraverso l’applicazione di “buone pratiche”, a raggiungere risultati incoraggianti nella raccolta differenziata e nella qualità della pulizia urbana.
«In Sicilia siamo in presenza di un danno patrimoniale di vaste dimensioni – prosegue Angelini –, a causa del mancato rispetto degli obiettivi di legge per la mancata raccolta differenziata e per l’omessa applicazione dell’art. 205, D.Lgs 152/2006, che stabilisce un tributo pari al 20% “per il conferimento in discarica, per quei comuni che non abbiano raggiunto le percentuali previste”. Inoltre, non vengono rispettati i limiti ambientali di legge per l’ingresso dei rifiuti in discarica, per i quali i comuni pagano un’addizionale per il pretrattamento, che non viene in toto o in parte effettuato».
Secondo quanto denunciato dal professor Angelini, tanti comuni – tra queste anche le grandi città – «continuano a stipulare contratti di servizio difformi dalla legge, che non prevedono l’obbligo del raggiungimento degli obiettivi della raccolta differenziata, le penalità ed altri vincoli ordinamentali».
«Il comatoso sistema siciliano viaggia verso l’implosione». 
E l’analisi è ancora più impietosa se si va a guardare al futuro della gestione dei rifiuti così come prevista dalla riforma sancita con la legge regionale 9 del 2010 che ha istituito le Srr (Società regolamentazione rifiuti) e gli Aro (Ambito di raccolta ottimale).
Di questi ultimi ne sono stati finora autorizzati dalla regione più di 200, in base – secondo Angelini – ad una fantasiosa interpretazione giuridica della legge regionale 3/2013, che però, non prevede gli Aro.
La norma fu voluta dal presidente Crocetta per consentire ai comuni di “riappropriarsi” della gestione dei rifiuti, come reazione alla disastrosa, costosissima e fallimentare gestione delle “Società d’ambito” (i famigerati Ato, ndr), che nel 2002 erano subentrate ai comuni nella gestione dei rifiuti. L’obiettivo della riforma era di dare ai sindaci i poteri necessari per approntare idonee iniziative. Ma il modo con il quale si sta applicando questa norma, rischia di provocare altri danni patrimoniali e gestionali».
La legge regionale attraverso la quale vengono istituiti gli Aro, un unicum in Italia, è in contrasto con la normativa nazionale ed europea e stabilisce che i comuni possono provvedere a dotarsi di “piani di raccolta”, a condizione che siano “coerenti con il piano d’ambito della Srr” e redatti in base agli obiettivi di legge. Inoltre, secondo la norma, le attività dell’Aro non dovranno comportare nuovi oneri per il comune.
I piani di raccolta sono stati formulati dai comuni, senza che la regione abbia stabilito prima, i vincoli tecnici ed economici, le linee guida regionale per la raccolta differenziata, gli impianti adeguati, sufficienti e di prossimità territoriale; con il rischio di compromettere la possibilità di dare un governo unitario, efficiente ed economicamente sostenibile, per quantità e qualità dei rifiuti raccolti in modo da attivare il ciclo economico del riciclo.
«Rimane un “mistero” - conclude Angelini – l’approvazione dei piani di raccolta degli ARO, in mancanza dei “piano d’ambito” al quale dovevano adeguarsi, visto che le SRR non li hanno mai approvati. L’altro mistero è l’approvazione dei piani finanziari presentati dai comuni che identificano come oneri per la gestione dei rifiuti, i soli costi del piano dell’ARO, mentre in realtà, dovranno sostenere anche la quota di partecipazione alle Srr per i servizi che erogheranno e gli oneri relativi al debito delle Società d’ambito in liquidazione. Queste tre voci concorrono a definire l’effettivo impatto nel bilancio dei comuni, che pagheranno i cittadini, attraverso l’imposta comunale, a cui va aggiunta la stangata prevista dal decreto legge n. 78/2015, che stabilisce a partire da quest'anno, tra le componenti di costo della tassa sui rifiuti, i mancati ricavi della tassa sui rifiuti, relativi a crediti risultati inesigibili con riferimento ai precedenti “regimi”. Per avere un ordine di grandezza, basti calcolare l’impatto dell’evasione in Sicilia è di quasi il 50% delle cartelle emesse (950 milioni da riscuotere, solo 500 milioni circa viene riscosso)».

L'AFFARE DEI RIFIUTI PER CONFINDUSTRIA CROCETTA MONTANTE ROMA COSTRUZIONI SCIASCIA ROBERTO MARINO RIVISTA CENTONOVE

 
L'AFFARE DEI RIFIUTI PER CONFINDUSTRIA
 
 
Ottobre 31, 2014 Scritto da Fabiola Foti
 
 
All'indomani della bocciatura della mozione di sfiducia a Crocetta, il risultato era veramente prevedibile, vogliamo riprendere un articolo vecchio esattamente un anno a firma di Giulio Ambrosetti. L'Articolo viene pubblicato su La Voce di New York parla di affari, di Confindustria e dello scandalo rifiuti e rimane sempre attuale. In Sicilia non esiste la cosiddetta raccolta differenziata dei rifiuti. Quasi tutti i rifiuti, nell’Isola, finiscono nelle discariche. In pratica, finiscono sotto terra inquinando terreni e falde acquifere. Uno scandalo.
Chi è che gestisce le discariche? In buona parte i privati. E sapete chi è il titolare della più importante e grande discarica della Sicilia? Giuseppe Catanzaro. Sì, proprio lui, il già citato vice presidente di Confindustria Sicilia. E sono proprio i gestori delle discariche private a vantare crediti stratosferici dai Comuni siciliani. Comuni siciliani - questo detto per inciso - che, in maggioranza sono, al pari della Regione siciliana, sono in dissesto finanziario non dichiarato. In pratica - come i nostri lettori hanno già capito - Confindustria Sicilia, da cinque anni, fa parte del Governo della Regione (controlla il settore delle attività produttive che, in realtà, non ci sono, perché l’economia siciliana, tranne poche eccezioni, è disastrata come, se non di più, della Regione siciliana) non per occuparsi dello sviluppo economico della Sicilia, ma per restare abbarbicata alle risorse pubbliche della Regione. Il tutto, sotto gli occhi ‘distratti’ di Confindustria nazionale, che a Roma fa la voce grossa con i Governi chiedendo misure per lo sviluppo, mentre in Sicilia non sembra estranea al sottosviluppo. Il risultato è una Regione al fallimento. Una Sicilia ‘Autonoma’ nella quale la maggiora parte dei Comuni, a fine ottobre, sono senza bilancio 2013 perché senza soldi. Tanto che gli stessi Comuni non pagano i dipendenti pubblici, chi da un mese, chi da due mesi, chi da tre mesi. Allo sfascio dei Comuni si somma lo sfascio della Regione che, ormai, anche se ancora non l’ammette, sta per licenziare circa 80 mila precari. Sì, avete letto bene: 80 mila! E non ha nemmeno i soldi per pagare i 24 mila operai della Forestale. Disastri su disastri. E non ha i soldi per costituire un ‘Fondi rischi’ per fronteggiare 3 miliardi - sì, avete letto bene: 3 miliardi di euro - di entrate fittizie iscritte in bilancio.
Direte: e le società di rating che fanno? Fanno finta di non vedere. Ragazzi: non è che si può andare nella capitale mondiale della mafia e dire: questa Regione è un disastro, ha 3 miliardi di entrate di dubbia esigibilità. No, questo ‘affronto’ alla Sicilia non si fa. E’ in questo scenario da Regione fallita che arriva la notizia dell’inchiesta della magistratura di Messina sul presidente Crocetta. Una storia brutta. Una vicenda che prende spunto da un esposto-denuncia, che risale al dicembre del 2012, indirizzato all'allora Procuratore nazionale Antimafia, Piero Grasso, oggi presidente del Senato, eletto nelle file del PD, lo stesso Partito del governatore Crocetta. L’esposto è firmato dall'ingegnere Roberto Sciascia, originario di Porto Empedocle, piccolo centro a un tiro di schioppo da Agrigento.
L’ingegnere Sciascia è stato, per anni, delegato alla gestione dell'ufficio Ecologia del Comune di Gela. Posto che ha lasciato, a quanto pare volontariamente, nel giugno del 2011. Che c’entra Gela? C’entra, perché Crocetta è stato, per sette anni Sindaco di Gela. L'ingegnere Sciascia racconta i retroscena "dell'attacco sferrato nel maggio del 2009 al magistrato etneo Carlo Caponcello, in predicato per una nomina alla Dda Nazionale, 'nemico' giurato del magistrato Nicolò Marino". Nell'inchiesta si racconta che Marino, che oggi fa parte, in qualità di assessore, del Governo regionale di Crocetta, da magistrato in forza alla Dda di Caltanissetta, aveva effettuato indagini proprio sul periodo in cui l'attuale governatore dell'Isola era Sindaco di Gela. Strani questi intrecci, no? Nell'inchiesta si racconta che l'allora primo cittadino di Gela utilizzava cinque telefoni cellulari per non essere intercettato. Leggiamo nell’inchiesta pubblicata dal settimanale ‘Centonove’: “Roberto Sciascia ha indicato tutti gli investigatori che hanno svolto un ruolo nelle indagini a carico di Crocetta: il capo della sezione anticrimine di Caltanissetta, Giovanni Giudice, cui Crocetta avrebbe chiesto la cortesia di arrestare 'almeno per un giorno' un politico¬ingegnere, col quale era entrato in contrasti politici; il maresciallo delegato alle indagini su Crocetta dal Pm Marino, Nicola Bulone; il comandante della stazione dei carabinieri di Gela, Pasquale Saccone, che aveva coordinato l' inchiesta sulla discarica e su tutti i risvolti che avrebbero determinato un 'danno erariale' stimato in 14 milioni di euro, del quale Sciascia ha fatto una documentata denuncia alla Corte dei Conti regionale". Come potete leggere, torna la storia delle discariche. In questo caso, di una discarica. In pratica, gli affari che ruotano attorno ai rifiuti.
L'allora Sindaco di Gela, Crocetta, stando al racconto dell'ingegnere Sciascia, interviene per difendere un gruppo di società. "E fa modificare - leggiamo sempre nell'inchiesta di Centonove - il bando che prevede la categoria 6°, requisito obbligatorio per la raccolta differenziata, espressamente previsto dal decreto Ronchi". Con questo passaggio viene meno l'obbligo di iscrizione allʼAlbo nazionale gestori rifiuti.
Morale: la gara viene aggiudicata a un consorzio di imprese, capeggiato dalla Cosiam, oggi Econet Srl. Il battagliero ingegnere del Comune di Gela elenca tutte le anomalie dell'appalto. E chiede una commissione consiliare d'inchiesta. La commissione consiliare esamina a gli atti e arriva a conclusioni non certo benevole verso l'amministrazione comunale di Crocetta. C'è una "censura per lʼinefficacia delle scelte politico-amministrative e la scelta, apparentemente poco oculata, di dirigenti non di ruolo chiamati dal Sindaco a dirigere delicati settori della vita amministrativa del Comune di Gela, con tutte le conseguenti storture". Sulla vicenda si attende, adesso, la conferma dell’inchiesta penale su Crocetta. La magistratura deve dire se è indagato o no. Direte: ma con tutto quello che ha detto l’ingegnere Sciascia come fa il governatore Crocetta a non essere indagato? A meno che l’ingegnere Sciascia non si sia inventato tutto. Si è inventato l’appalto milionario aggiudicato al consorzio di imprese, capeggiato dalla Cosiam, oggi Econet Srl? E un ingegnere direbbe una cosa così grave senza esserne certo? Anche la commissione del Comune di Gela avrebbe detto cose false? La verità è che, questa volta, un ‘Professionista dell’Antimafia’ è stato scoperto. La Giustizia italiana farà il suo corso? O la vicenda verrà insabbiata? Ah, dimenticavamo: nel settore dei rifiuti, oltre agli interessi di personaggi legati a Confindustria Sicilia, ci sono anche gli interessi della mafia. Questo da sempre. ----
La settimana scorsa Catanzaro è stato audito dalla commissione regionale antimafia che da settimane ha avviato una ricognizione sulla gestione dei rifiuti in Sicilia per accertare eventuali responsabilità amministrative nella gestione delle discariche. Catanzato da quanto si apprende ha spiegato che la sua società pratica il prezzo più basso.
 
 
Ultima modifica ilVenerdì, 31 Ottobre 2014 08:25
 
http://www.lurlo.info/vecchiosito/index.php/rubriche/inchieste/item/1042-l-affare-dei-rifiuti-per-confindustria 
 
ACCUSE,VELENI,SOSPETTI,CROCETTA E LA GUERRA DEI DOSSIER 
 
Il presidente della Regione rivela alle agenzie che c’è un esposto denuncia presentato contro di lui alla Procura di Messina. A firmarlo Roberto Sciascia, ex ingegnere del Comune di Gela, oggi in pensione. Contro il quale il governatore ha presentato una controquerela per calunnia.

PALERMO - Da denunciante a denunciato. Dalle conferenze stampa in diretta per raccontare sprechi e ruberie alla difesa “contro un dossier presentato contro di me alla Procura di Messina”.
 
Cosa c’è dietro l’ultima uscita di Rosario Crocetta? Il presidente della Regione, presente domenica a Barcellona Pozzo di Gotto ad un incontro di produttori aderenti al consumo critico antiracket, rivela alle agenzie che c’è un esposto denuncia presentato contro di lui alla Procura diretta da Guido Lo Forte: “Accadono cose incredibili - dice stupito alla platea che lo ascolta - scopro che un tizio che aveva difeso un certo sistema di malaffare e che io avevo denunciato e poi è stato condannato a due anni e mezzo, ha presentato un dossier contro di me dopo dieci anni. Visto che sono tutte fandonie voglio presentare una denuncia contro di lui”.
 
Chi è il misterioso autore del dossier contro il presidente della Regione? Si chiama Roberto Sciascia, ingegnere in pensione, per anni delegato alla gestione dell’ufficio ecologia del Comune di Gela. Inutile provare a sapere cosa pensa delle parole di Crocetta. Sciascia taglia corto: "Non ho alcuna intenzione di replicare. Io parlo solo attraverso le denunce". L'ingegnere è una vecchia conoscenza di Crocetta. Già il 22 novembre 2012, nel corso di una delle prime conferenze stampa show a Palazzo d’Orleans, il presidente ne aveva parlato. E non certo elogiandolo: “L’ing. Sciascia è stato condannato su mia denuncia dal Tribunale di Gela per avere assegnato ad una società della quale lui era consulente, in affidamento diretto senza gara, la gestione della discarica di Gela e aumentato lo smaltimento del percolato, praticamente 130 euro al metro cubo quando nel comune di Corleone costa a 65... recentemente è stato licenziato dal comune di Gela per altri gravi problemi…quando io sono diventato sindaco nel 2003, negli ultimi cinque anni non aveva mai fatto una sola gara per la gestione dei lavori di manutenzione ma tutti a somma urgenza…al comune di Gela c’era un progetto di 50 miliardi per costruzione e gestione, proposto dall’ing. Sciascia a favore della ditta Scianna di Bagheria…”.
 
Accuse pesantissime. Non sappiamo se da quel 22 novembre a oggi Crocetta abbia mai denunciato Sciascia. Sappiamo certamente che Sciascia, qualche settimana dopo quella conferenza stampa ha denunciato Crocetta. Raccontando al commissariato di Gela la sua versione dei fatti. E chiedendo di processare il presidente della Regione con l’accusa di diffamazione.
 
In sintesi, l’ingegnere Sciascia contesta punto per punto tutte le accuse di Crocetta. A partire dall’appalto per il quale sarebbe stato condannato e ai costi di quell’appalto: “La condanna di primo grado fa riferimento ad un’accusa di abuso d’ufficio relativa all’affidamento del servizio di smaltimento del percolato. Il costo non è stato oggetto di contestazione, la condanna in appello è stata riformata e prescritta e non riguardava il costo del servizio ma la procedura di espletamento della gara”.
 
Sul licenziamento “per altri gravi problemi”. “E’ tutto falso - ricostruisce Sciascia - con oltre 39 anni di servizio maturato mi sono dimesso volontariamente il 22 giugno 2011”.
 
Sugli anni “senza fare mai una sola gara”: “E’ tutto falso - scrive Sciascia nella querela contro Crocetta - Abbiamo approvato decine e decine di cantieri di lavoro”.
 
Infine, sul progetto da 50 miliardi di vecchie lire che avrebbe proposto a favore della ditta Scianna di Bagheria. “Si tratta - ricorda Sciascia - di un progetto in project financing che la ditta Scianna presentò prima che io fossi assunto dal comune di Gela, ciò da solo esclude che io abbia proposto il progetto in argomento”.
 
Sin qui le versioni di accusa e difesa. Sfociate, allo stato, nell’iscrizione nel registro degli indagati del presidente Rosario Crocetta. Sul blog che gestisce, infatti, l’ingegnere Sciascia ha pubblicato il casellario giudiziario di Crocetta che risulta essere indagato dalla Procura della Repubblica di Gela per il reato di diffamazione (proc. N. 1840/2012 MOD. 21). Il pm titolare del fascicolo è la dottoressa Laura Seccacini.
 
Ma c’è dell’altro. C’è un altro esposto che Sciascia ha presentato contro Crocetta ed è quello a cui ha fatto riferimento domenica il presidente della Regione. Si tratta di un dossier che Sciascia ha presentato nel dicembre 2012 all’allora procuratore antimafia Piero Grasso, esposto che tira in ballo anche alcuni magistrati e che per questo motivo è diventato di competenza della Procura della Repubblica di Messina che, a sua volta, ha affidato le indagini alla Dia. Un dossier voluminoso che parla di Crocetta come “di un formidabile sceneggiatore degno di un premio letterario” e svela i retroscena dell’attacco sferrato nel maggio del 2009 al magistrato etneo Carlo Caponcello, in predicato per una nomina alla Dda nazionale, nemico giurato del magistrato Nicolò Marino, attuale assessore della giunta Crocetta.
 
Retroscena ricostruiti recentemente in un’inchiesta pubblicata sul settimanale Centonove, che prende le mosse proprio dal dossier firmato Sciascia. Così scrive il periodico: “Un formidabile assist per il magistrato in forza alla Dda di Caltanissetta che aveva passato al setaccio, secondo il racconto dell’ingegnere, sette anni di Crocetta al Comune e alcune sue disinvolte condotte, come utlizzare cinque telefoni cellulari per non essere intercettato. Dalle indagini svolte – ricostruisce Centonove – sarebbero emersi fatti inquietanti come alcune telefonate con personaggi dubbi, cui la Dia nissena ha di recente sequestrato beni per due milioni di euro, avvisati in anticipo di un imminente arrivo di un avviso di garanzia per 416 bis che gli impediva l’affidamento della gestione diretta di un parcheggio pubblico; oppure gaie conversazioni con un pentito della mafia gelese, Emanuele Celona”.
 
Secondo l’inchiesta firmata dal giornalista Enzo Basso, Roberto Sciascia avrebbe indicato tutti gli investigatori che avrebbero svolto un ruolo nelle indagini a carico di Crocetta: il capo della sezione anticrimine di Caltanissetta Giovanni Giudice, cui Crocetta “avrebbe chiesto la cortesia di arrestare almeno per un giorno un politico-ingegnere col quale era entrato in contrasti politici”; il maresciallo delegato alle indagini su Crocetta dal pm Marino, Nicola Bulone, il comandante della stazione dei carabinieri di Gela, Pasquale Saccone.
 
Sullo sfondo l’appalto del servizio di raccolta e trattamento rifiuti affidato dall’allora sindaco di Gela Crocetta, appalto da 7 milioni e mezzo che, come ricostruisce nel suo dossier-denuncia l’ingegnere Sciascia e come racconta sempre Centonove “Crocetta modifica per spianare la strada al consorzio di imprese capeggiato dalla Cosiam, oggi Econet srl”.
 
Ce n’è per aprire, pur con tutte le cautele del caso, un fascicolo conoscitivo. Spetterà ai magistrati messinesi valutare se Sciascia racconta fatti veri o cerca in qualche modo di delegittimare il presidente della Regione. Se i suoi sono dati circonstanziati o mossi da spirito di vendetta. Dal giorno della pubblicazione dell’inchiesta nessuna conferma né smentita è arrivata né dalla Procura dello Stretto, né dalla Dia. L’unico a parlare è stato l’assessore all’Energia Nicolò Marino. Il 25 ottobre, a poche ore dalle anticipazioni svelate dal settimanale messinese, l’ex pm nisseno si difende: "E' da tempo che questa persona (Roberto Sciascia, ndr) ritiene di rassegnare le proprie doglianze presso diverse autorità giudiziarie. Questa persona è già stata querelata dal presidente Crocetta e da me quando rese alcune dichiarazioni al settimanale Panorama e il procedimento è pendente a Milano". Secondo Marino "l'azione di pulizia che col presidente Crocetta stiamo portando avanti nei vari rami dell'amministrazione e che ha anche coinvolto personaggi della politica messinese dà molto fastidio".
 
AGGIORNAMENTO: Secondo la Gazzetta del Sud di oggi, ieri pomeriggio Crocetta si è presentato dal procuratore capo di Messina Guido Lo Forte per sporgere querela per calunnia nei confronti di Sciascia.
 
http://livesicilia.it/2013/11/26/crocetta-guerra-dossier-sciascia_408097/
 

A MESSINA SI INDAGA SU CROCETTA E MARINO?

Sicilia TG, 25 ottobre 2013.
Il presidente della Regione, Rosario Crocetta, indagato a Messina.
 NE PARLA IL SETTIMANALE ‘CENTONOVE’ IN UNA DETTAGLIATA INCHIESTA FIRMATA DAL DIRETTORE, ENZO BASSO. LE AMICIZIE ‘PERICOLOSE’ DEL GOVERNATORE. LE INDAGINI DELL’ALLORA PM DI CALTANISSETTA, NICOLO’ MARINOIL RUOLO DELL’EX VICE QUESTORE, NINO MALAFARINA E DELL’AVVOCATO STEFANO POLIZZOTTO.
La notizia arriva da Messina. Anche se annunciata da indiscrezioni, a scriverla, per filo e per segno è il settimanale ‘Centonove’ diretto da Enzo Basso. Ed è proprio quest’ultimo a firmare l’inchiesta che dà il presidente della Regione, Rosario Crocetta, indagato dalla Procura della Repubblica della Città dello Stretto.
L’inchiesta che vede coinvolto il governatore dell’Isola nasce da un esposto-denuncia, che risale al dicembre del 2012, indirizzato all’allora Procuratore nazionale Antimafia, Piero Grasso, oggi presidente del Senato, eletto nelle file del PD, lo stesso Partito di Crocetta.
A firmare l’esposto-denuncia è l’ingegnere Roberto Sciascia, originario di Porto Empedocle, piccolo centro a un tiro di schioppo da Agrigento. Sciascia è stato per anni delegato alla gestione dell’ufficio Ecologia del Comune di Gela. Posto che ha lasciato, a quanto pare volontariamente, nel giugno del 2011.
Il protagonista di questa denuncia, leggiamo su ‘centonove’, parla ”di un formidabile sceneggiatore degno di un premio letterario” (a queste, conclusioni, in effetti, siamo arrivati anche noi). L’ingegnere di Porto Empedocle svela i retroscena, leggiamo sempre sul settimanale, “dell’attacco sferrato nel maggio del 2009 al magistrato etneo Carlo Caponcello, in predicato per una nomina alla Dda Nazionale, ‘nemico’giurato del magistrato Nicolò Marino”.
Nell’inchiesta si racconta che Marino, oggi assessore della Giunta Crocetta, da magistrato in forza alla Dda di Caltanissetta, aveva effettuato indagini proprio sul periodo in cui l’attuale governatore dell’Isola era Sindaco di Gela. Nell’inchiesta si racconta che l’allora primo cittadino della ‘città dell’Eni’ utilizzava cinque telefoni cellulari per non essere intercettato (a differenza dell’onorevole Riccardo Savona che, per non utilizzare questo accorgimento alla Crocetta…).
A un certo punto, leggiamo un passaggio dell’inchiesta di Enzo Basso che ci lascia di sasso:“Roberto Sciascia ha fatto di più. Ha indicato tutti gli investigatori che hanno svolto un ruolo nelle indagini a carico di Crocetta: il capo della sezione anticrimine di Caltanissetta, Giovanni Giudice, cui Crocetta avrebbe chiesto la cortesia di arrestare ‘almeno per un giorno’ un politico ­ingegnere, col quale era entrato in contrasti politici; il maresciallo delegato alle indagini su Crocetta dal Pm Marino, Nicola Bulone; il comandante della stazione dei carabinieri di Gela, Pasquale Saccone, che aveva coordinato l’ inchiesta sulla discarica e su tutti i risvolti che avrebbero determinato un ‘danno erariale’ stimato in 14 milioni di euro, del quale Sciascia ha fatto una documentata denuncia alla Corte dei Conti regionale”.
Una parte dell’inchiesta di ‘Centonove’ è dedicata ai rifiuti. L’allora Sindaco Crocetta, secondo il racconto dell’ingegnere Sciascia, interviene per difendere un gruppo di società di Gela, “e fa modificare – leggiamo sempre nell’inchiesta - il bando che prevede la categoria 6a requisito obbligatorio per la raccolta differenziata, espressamente previsto dal decreto Ronchi”.
Con questo passaggio viene meno l’obbligo di iscrizione allʼAlbo nazionale gestori rifiuti. Morale: la gara viene aggiudicata a un consorzio di imprese, capeggiato dalla Cosiam, oggi Econet Srl.
Il battagliero ingegnere elenca tutte le anomalie dell’appalto. E chiede una commissione consiliare d’inchiesta.
La commissione consiliare esamina a gli atti e arriva a conclusioni non certo benevole verso l’amministrazione comunale di Crocetta. C’è una “censura per lʼinefficacia delle scelte politico-amminsitrative e la scelta, apparentemente poco oculata, di dirigenti non di ruolo chiamati dal Sindaco a dirigere delicati settori della vita amministrativa del Comune di Gela, con tutte le conseguenti storture”.
Nell’inchiesta di ‘Centonove’ si parla anche dell’ex vice questore, Nino Malafarina, oggi parlamentare regionale del Megafono, e di Stefano Polizzotto, l’avvocato prima designato alla Segreteria tecnica della presidenza della Regione e poi destituito a seguito di un’indagine dell’Asp di Palermo. Se ne volete sapere di più, andatevi a leggere la bella e coraggiosa inchiesta di Centonove. Nota a margine:  una brutta storia nella quale – a prescindere dalla piega giudiziaria che prenderà – tutti i protagonisti ne escono male. Anzi, malissimo. Uno spaccato di quello che è l’Italia di oggi: un Paese dove i poteri dello Stato si intersecano, aprendo scenari inquietanti.
 
http://www.cicerostudiolegale.it/rassegna-stampa/crocetta-e-marino-indagati-a-messina/
 
 
L'AFFARE DEI RIFIUTI PER CONFINDUSTRIA
 
 
Ottobre 31, 2014 Scritto da Fabiola Foti
 
 
All'indomani della bocciatura della mozione di sfiducia a Crocetta, il risultato era veramente prevedibile, vogliamo riprendere un articolo vecchio esattamente un anno a firma di Giulio Ambrosetti. L'Articolo viene pubblicato su La Voce di New York parla di affari, di Confindustria e dello scandalo rifiuti e rimane sempre attuale. In Sicilia non esiste la cosiddetta raccolta differenziata dei rifiuti. Quasi tutti i rifiuti, nell’Isola, finiscono nelle discariche. In pratica, finiscono sotto terra inquinando terreni e falde acquifere. Uno scandalo.
Chi è che gestisce le discariche? In buona parte i privati. E sapete chi è il titolare della più importante e grande discarica della Sicilia? Giuseppe Catanzaro. Sì, proprio lui, il già citato vice presidente di Confindustria Sicilia. E sono proprio i gestori delle discariche private a vantare crediti stratosferici dai Comuni siciliani. Comuni siciliani - questo detto per inciso - che, in maggioranza sono, al pari della Regione siciliana, sono in dissesto finanziario non dichiarato. In pratica - come i nostri lettori hanno già capito - Confindustria Sicilia, da cinque anni, fa parte del Governo della Regione (controlla il settore delle attività produttive che, in realtà, non ci sono, perché l’economia siciliana, tranne poche eccezioni, è disastrata come, se non di più, della Regione siciliana) non per occuparsi dello sviluppo economico della Sicilia, ma per restare abbarbicata alle risorse pubbliche della Regione. Il tutto, sotto gli occhi ‘distratti’ di Confindustria nazionale, che a Roma fa la voce grossa con i Governi chiedendo misure per lo sviluppo, mentre in Sicilia non sembra estranea al sottosviluppo. Il risultato è una Regione al fallimento. Una Sicilia ‘Autonoma’ nella quale la maggiora parte dei Comuni, a fine ottobre, sono senza bilancio 2013 perché senza soldi. Tanto che gli stessi Comuni non pagano i dipendenti pubblici, chi da un mese, chi da due mesi, chi da tre mesi. Allo sfascio dei Comuni si somma lo sfascio della Regione che, ormai, anche se ancora non l’ammette, sta per licenziare circa 80 mila precari. Sì, avete letto bene: 80 mila! E non ha nemmeno i soldi per pagare i 24 mila operai della Forestale. Disastri su disastri. E non ha i soldi per costituire un ‘Fondi rischi’ per fronteggiare 3 miliardi - sì, avete letto bene: 3 miliardi di euro - di entrate fittizie iscritte in bilancio.
Direte: e le società di rating che fanno? Fanno finta di non vedere. Ragazzi: non è che si può andare nella capitale mondiale della mafia e dire: questa Regione è un disastro, ha 3 miliardi di entrate di dubbia esigibilità. No, questo ‘affronto’ alla Sicilia non si fa. E’ in questo scenario da Regione fallita che arriva la notizia dell’inchiesta della magistratura di Messina sul presidente Crocetta. Una storia brutta. Una vicenda che prende spunto da un esposto-denuncia, che risale al dicembre del 2012, indirizzato all'allora Procuratore nazionale Antimafia, Piero Grasso, oggi presidente del Senato, eletto nelle file del PD, lo stesso Partito del governatore Crocetta. L’esposto è firmato dall'ingegnere Roberto Sciascia, originario di Porto Empedocle, piccolo centro a un tiro di schioppo da Agrigento.
L’ingegnere Sciascia è stato, per anni, delegato alla gestione dell'ufficio Ecologia del Comune di Gela. Posto che ha lasciato, a quanto pare volontariamente, nel giugno del 2011. Che c’entra Gela? C’entra, perché Crocetta è stato, per sette anni Sindaco di Gela. L'ingegnere Sciascia racconta i retroscena "dell'attacco sferrato nel maggio del 2009 al magistrato etneo Carlo Caponcello, in predicato per una nomina alla Dda Nazionale, 'nemico' giurato del magistrato Nicolò Marino". Nell'inchiesta si racconta che Marino, che oggi fa parte, in qualità di assessore, del Governo regionale di Crocetta, da magistrato in forza alla Dda di Caltanissetta, aveva effettuato indagini proprio sul periodo in cui l'attuale governatore dell'Isola era Sindaco di Gela. Strani questi intrecci, no? Nell'inchiesta si racconta che l'allora primo cittadino di Gela utilizzava cinque telefoni cellulari per non essere intercettato. Leggiamo nell’inchiesta pubblicata dal settimanale ‘Centonove’: “Roberto Sciascia ha indicato tutti gli investigatori che hanno svolto un ruolo nelle indagini a carico di Crocetta: il capo della sezione anticrimine di Caltanissetta, Giovanni Giudice, cui Crocetta avrebbe chiesto la cortesia di arrestare 'almeno per un giorno' un politico¬ingegnere, col quale era entrato in contrasti politici; il maresciallo delegato alle indagini su Crocetta dal Pm Marino, Nicola Bulone; il comandante della stazione dei carabinieri di Gela, Pasquale Saccone, che aveva coordinato l' inchiesta sulla discarica e su tutti i risvolti che avrebbero determinato un 'danno erariale' stimato in 14 milioni di euro, del quale Sciascia ha fatto una documentata denuncia alla Corte dei Conti regionale". Come potete leggere, torna la storia delle discariche. In questo caso, di una discarica. In pratica, gli affari che ruotano attorno ai rifiuti.
L'allora Sindaco di Gela, Crocetta, stando al racconto dell'ingegnere Sciascia, interviene per difendere un gruppo di società. "E fa modificare - leggiamo sempre nell'inchiesta di Centonove - il bando che prevede la categoria 6°, requisito obbligatorio per la raccolta differenziata, espressamente previsto dal decreto Ronchi". Con questo passaggio viene meno l'obbligo di iscrizione allʼAlbo nazionale gestori rifiuti.
Morale: la gara viene aggiudicata a un consorzio di imprese, capeggiato dalla Cosiam, oggi Econet Srl. Il battagliero ingegnere del Comune di Gela elenca tutte le anomalie dell'appalto. E chiede una commissione consiliare d'inchiesta. La commissione consiliare esamina a gli atti e arriva a conclusioni non certo benevole verso l'amministrazione comunale di Crocetta. C'è una "censura per lʼinefficacia delle scelte politico-amministrative e la scelta, apparentemente poco oculata, di dirigenti non di ruolo chiamati dal Sindaco a dirigere delicati settori della vita amministrativa del Comune di Gela, con tutte le conseguenti storture". Sulla vicenda si attende, adesso, la conferma dell’inchiesta penale su Crocetta. La magistratura deve dire se è indagato o no. Direte: ma con tutto quello che ha detto l’ingegnere Sciascia come fa il governatore Crocetta a non essere indagato? A meno che l’ingegnere Sciascia non si sia inventato tutto. Si è inventato l’appalto milionario aggiudicato al consorzio di imprese, capeggiato dalla Cosiam, oggi Econet Srl? E un ingegnere direbbe una cosa così grave senza esserne certo? Anche la commissione del Comune di Gela avrebbe detto cose false? La verità è che, questa volta, un ‘Professionista dell’Antimafia’ è stato scoperto. La Giustizia italiana farà il suo corso? O la vicenda verrà insabbiata? Ah, dimenticavamo: nel settore dei rifiuti, oltre agli interessi di personaggi legati a Confindustria Sicilia, ci sono anche gli interessi della mafia. Questo da sempre. ----
La settimana scorsa Catanzaro è stato audito dalla commissione regionale antimafia che da settimane ha avviato una ricognizione sulla gestione dei rifiuti in Sicilia per accertare eventuali responsabilità amministrative nella gestione delle discariche. Catanzato da quanto si apprende ha spiegato che la sua società pratica il prezzo più basso.
 
 
Ultima modifica ilVenerdì, 31 Ottobre 2014 08:25
 
http://www.lurlo.info/vecchiosito/index.php/rubriche/inchieste/item/1042-l-affare-dei-rifiuti-per-confindustria 



Rifiuti in Sicilia/ Angelini: “Un comitato d’affari si è spartito incarichi e consulenze”
Giulio Ambrosetti
14 Jul 2015

La denuncia è del docente universitario Aurelio Angelini: 200 milioni di euro per le bonifiche spariti senza bonificare nulla. Oltre un miliardo di euro gestito con affidamenti diretti, senza bandi pubblici. Per avere, alla fine, i rifiuti non raccolti per le strade. Discariche quasi tutte fuori legge. Raccolta differenziata a bassi livelli. I grillini attaccano l'Unione Europea che non 'vede' gli imbrogli siciliani 
Nei mesi scorsi, in occasione della formazione del terzo governo regionale di Rosario Crocetta, un magistrato presso la Procura della Repubblica di Palermo, Vania Contraffatto, è stata chiamata, in qualità di assessore, ad occuparsi di rifiuti. Sin dalle prime battute l’assessore annunciava una svolta nella gestione di un settore che in Sicilia, nell’anno di grazia 2015, è ancora imperniato sulle discariche, in buona parte private.
Ebbene, c’è stata questa svolta? A giudicare da quello che scrive Aurelio Angelini sulla sua pagina facebook (come potete leggere qui), non solo la svolta annunciata dall’assessore Contraffatto non c’è stata, ma la situazione è peggiorata. Per il governo della Regione retto da Crocetta e per l’assessore Contraffatto la ‘botta’ è forte. Perché Aurelio Angelini nella vita fa il docente universitario di Sociologia dell’ambiente e del territorio: in pratica, è uno dei massimi esperti in Sicilia in materia di raccolta e gestione dei rifiuti. Vediamo cosa scrive il professore Angelini.
La partenza non annuncia nulla di buono: “Rifiuti: siamo caduti nel baratro, ovvero le principali dieci criticità e inghippi che rendono la gestione inestricabile, per via di una matassa arruffata che sapientemente hanno messo in piedi decisori politici e dirigenti: incapaci e corrotti”.  
Prima criticità. “La Sicilia - scrive il docente universitario - è l'unica regione che non dispone di un Piano

Aurelio Angelini
‘ordinario’ dei rifiuti”, piano previsto dall’articolo 199 del decreto Legislativo n. 192 del 2006 e dall’articolo 9 della legge regionale n. 9 del 2010”. A questo punto Aurelio Angelino dà la prima notizia: il Piano ordinario dei rifiuti è lo “strumento principe per la programmazione e la gestione del ciclo della valorizzazione industriale dei rifiuti e, per tale inadempienza, non potremo utilizzare i fondi europei perché non disponiamo di questo strumento”. Insomma, sta per partire la Programmazione dei fondi europei 2014-2020. Ma la Sicilia, almeno per ciò che riguarda i rifiuti, non potrà utilizzare queste risorse finanziarie.   
Seconda criticità. “E’ pubblicato sul sito web del dipartimento Regionale dei Rifiuti - scrive il docente universitario - un Piano di gestione di rifiuti urbani di rango amministrativo emergenziale e relativo ai soli urbani senza Piano delle bonifiche, Piano dei rifiuti speciali e speciali pericolosi. (http://pti.regione.sicilia.it/portal/page/portal/PIR_PORTALE/PIR_LaStrutturaRegionale/PIR_AssEnergia/PIR_Dipartimentodellacquaedeirifiuti/PIR_PianoGestioneIntegratadeiRifiuti/Piano_di_gestione_03_07_2012.pdf )  Questo Piano emergenziale non è stato mai emanato dal Commissario delegato e non è mai stato pubblicato in GURS (Gazzetta Ufficiale della Regione Siciliana), procedure queste indispensabili per poter sostituire nell’emanazione del Piano, un organo costituzionale come la Regione e rendere pubblica, e quindi, anche impugnabile, la vigenza di questo strumento”. In pratica, siamo davanti a una violazione di legge. Con metodi proditori si impedisce ai cittadini di impugnare questo Piano davanti a un giudice.  
Terza criticità. “Circa duecento Piani di Raccolta Comunali - osserva ancora il professore Angelini - sono stati presentati e approvati dal dipartimento dei Rifiuti (il riferimento è al dipartimento regionale dei Rifiuti ndr) senza avere i requisiti stabiliti dalla legge regionale n. 3 del 2013. La stragrande maggioranza delle 18 SRR, non hanno emanato il Piano di gestione d’ambito, al quale dovevano attenersi gli ARO, per la redazione dei Piani di raccolta per una gestione unitaria e integrata (l’ARO è un’istituzione giuridica non prevista dalla legge e introdotta surrettiziamente amministrativamente)”.

Vania Contraffatto
Questo passaggio merita un approfondimento. In Sicilia sono stati istituiti gli ATO rifiuti, Ambiti territoriali Ottimali, società per azioni costituite tra Comuni che sono state gestite dai sindaci. Queste società, tra assunzioni a ruota libera (circa 13 mila addetti assunti) e gestioni clientelari varie hanno accumulato, in meno di un decennio, debiti pari a circa 1,8 miliardi di euro (stima che forse è in difetto). Debiti che, in buona parte, sono a carico dei gestori privati dalle discariche, visto che in Sicilia, complice anche la mafia dei colletti bianchi, come già ricordato, il sistema rifiuti è ancora oggi incentrato sulle discariche.
A un certo punto gli ATO rifiuti sono stati posti in liquidazione. Ma i problemi non sono finiti, se è vero che i debiti sono passati da 1,4 miliardi di qualche anno fa ai già citati 1,8 miliardi di euro odierni. A questo punto è intervenuta la riforma, con l’istituzione delle SRR, sigla che sta per Società di Regolamentazione dei Rifiuti. Su questo fronte il professore Angelini ci dà un’altra notizia: le SRR “non hanno emanato il Piano di gestione d’ambito”. A questo Piano di gestione d’ambito che non c’è avrebbero dovuto attenersi gli ARO, sigla che sta per Ambiti di Raccolta Ottimale. Gli ARO avrebbero dovuto redigere i Piani di raccolta per una gestione unitaria e integrata. Peccato che gli ARO, come fa notare il docente universitario, sono istituzioni giuridiche “non previste dalla legge”, introdotte in modo surrettizio con atti amministrativi (forse ci sarebbe voluta una legge?).  
“Difatti - prosegue sempre il docente universitario - la legge regionale n. 3 del 2013 dispone che i Comuni possono provvedere ai soli Piani di raccolta che devono essere coerenti con il Piano d’ambito della SSR e redatti in base agli obiettivi di legge della raccolta differenziata; ed inoltre stabilisce che, per essere approvati dalla Regione, i Piani di Raccolta, devono essere ‘allineati’ al Piano d’ambito delle SRR e che tali Piani, non devono comportare nuovi oneri”. “Ebbene - scrive sempre il professore Angelini - nessun piano economico è stato presentato correttamente, in quanto non vengono indicati tutti i costi reali che i Comuni dovranno sostenere per la gestione dei rifiuti: a) oneri per il Piano di raccolta; b) oneri pro-quota dei Comuni per la partecipazione obbligatoria alle SRR; c) oneri pro-quota del debito delle Società d’ambito in liquidazione di cui i Comuni sono soci (il riferimento è agli ATO rifiuti). Queste tre voci concorrono a stabilire il costo complessivo su cui il Comune dovrà stabilire la TARSU/TIA/TARI, a cui va aggiunto il successivo quanto previsto dal DL 78/2015, vedi punto 10”.
I Comuni, insomma, non hanno fatto chiarezza. E la Regione siciliana è ancora meno chiara dei Comuni. Peccato che questa mancanza di chiarezza riguardi il calcolo della TARI, la Tassa sull’immondizia che, in Sicilia, in media, è tra le più alte d’Italia! Poi il professore Angelini ci dice che, da vent’anni, la realizzazione degli impianti pubblici per la gestione dei rifiuti sono bloccati: e infatti in Sicilia, come già ricordato, si va avanti con le discariche private e con una risibile percentuale di raccolta differenziata (chissà perché: magari c’è di mezzo la mafia? ma va!).
Quarta criticità. “Il sistema pubblico è bloccato - da due decenni - per la realizzazione degli impianti pubblici necessari alla gestione dei rifiuti e le richieste di autorizzazione dei privati, il sistema autorizzatorio non risponde, con le sole eccezioni raccontate dalla cronaca giudiziaria”.
Per ciò che riguarda le autorizzazioni per avviare gli impianti, insomma, Angelini accenna alla “cronaca giudiziaria”: chiarissimo il riferimento a un’inchiesta che coinvolge i titolari di discariche private e dipendenti pubblici che intascavano tangenti in cambio di autorizzazioni.
Quinta criticità. “Il 90% circa dei rifiuti finisce in discarica", per la precisione, in discariche "per lo più non conformi alla legge", che "vengono autorizzate attraverso discutibili ordinanze emergenziali, ad abbancare' fuori 'colmatura' e nonostante ciò, per la mancata programmazione e realizzazione dell'impiantistica, tra pochi mesi il caos riguarderà tutta la Sicilia”. In pratica, spiega il docente universitario, il 90 per cento dei rifiuti della Sicilia finisce nelle discariche. Le discariche sono quasi tutte fuori legge e vengo autorizzate nel nome dell’emergenza: emergenza che consente, spesso, di aggirare le leggi. I rifiuti vengono “abbancati”, cioè sotterrati, “fuori colmatura”: in pratica, si sotterrano più rifiuti di quanto una discarica ne potrebbe contenere. Uno scenario che, tra qualche mese, a detta del docente, getterà la Sicilia nel caos.  
Sesta criticità. “Almeno 200 milioni di euro - sottolinea il docente universitario - sono stati spesi per le bonifiche delle discariche abbandonate che incombono sui corpi idrici dell’Isola (circa 1000 discariche) e nessuna di queste è stata mai bonificata, ma nel contempo un comitato d’affari si è spartito incarichi e consulenze”. Con eleganza, il professore Angelini ci dice - e lo dice anche a un magistrato, la dottoressa Vania Contraffatto, oggi, come già ricordato, assessore regionale del governo Crocetta con delega alla gestione dei rifiuti - che si sono ‘fottuti’ 200 milioni di euro: i soldi, infatti, sono spariti, ma le discariche non sono state bonificate. Queste discariche non bonificate rischiano di inquinare alcune falde idriche della Sicilia. Il tutto mentre “un comitato d’affari si è spartito incarichi e consulenze”.  
Settima criticità. “Più di un miliardo di euro - scrive sempre il docente universitario - è stato sprecato dai regimi commissariali: rifiuti, acque e dissesto idrogeologico. I vari responsabili hanno fatto sfolgoranti carriere e acquisito pensioni d’oro, ma i risultati sono: il dissesto del territorio che si è accentuato; i rifiuti che ci sommergono e siamo pure in procedura d’infrazione per la mancata depurazione delle acque”. In Sicilia si abbonda con i commissariamenti nel nome dell’emergenza. E quando ci sono le emergenze le leggi vengono travolte e gli appalti vengono affidati senza ricorso ad evidenza pubblica. E’ quello che, da anni, denuncia l’ex sindaco di Racalmuto, Salvatore Petrotto, sia per la gestione dei rifiuti, sia per la gestione dell’acqua. In pratica, appalti per centinaia di milioni di euro affidati senza gara pubblica. Risultato, come osserva il professore Angelini: rifiuti non raccolti nelle strade della Sicilia, soldi spariti e dirigenti pubblici arricchiti.   
Ottava criticità. Qui il professore Angelini spiega come, tra qualche anno, gli ignari cittadini siciliani verranno chiamati a pagare con un aumento delle tasse le ruberie andate in scena in questo settore: “La situazione debitoria delle Società d’ambito (cioè dei già citato ATO rifiuti ndr), in cui operano dodicimila dipendenti - il doppio di quelli necessari - a Giugno 2015 ha raggiunto 1,3 miliardi di euro (in realtà, come già ricordato, la stima del professore Angelini potrebbe essere in difetto: tanto che si parla di un indebitamento pari a 1,8 miliardi di euro ndr). I Comuni dovranno assumere attraverso gli ARO il doppio del personale necessario, ripianare la situazione debitoria pro-quota, oltre a contribuire ai servizi delle SRR e ai costi dei Piani di raccolta (nella migliore delle ipotesi i costi per i cittadini contribuenti verranno raddoppiati)”. Insomma: i siciliani non solo pagano l’IMU e l’IRPEF e lIRAP più ‘salate’ d’Italia, ma tra qualche anno, grazie alla ‘Malasignoria’ che imperversa nel mondo dei rifiuti siciliani, pagheranno una TARI (che è già tra le più alte d’Italia) raddoppiata!
Nona criticità. “Il 50% delle cartelle esattoriali per i rifiuti - scrive il professore Angelini - non vengono pagate (evasione al 52%); chi paga si fa carico due volte, in quanto gli evasori gravano sul bilancio del Comune e sulla fiscalità generale”.
Decima criticità. “A partire da quest’anno - scrive sempre il docente universitario - tra le componenti di costo della tassa sui rifiuti vanno considerati anche i mancati ricavi della stessa tassa sui rifiuti, relativi a crediti risultati inesigibili con riferimento ai precedenti ‘regimi’. Lo stabilisce il Decreto legislativo n. 78 del 2015, in vigore dal 20 giugno 2015”. In pratica, siamo davanti a un altro ‘regalo’ del governo Renzi: i crediti risultati inesigibili verranno caricati sul ‘groppone’ dei cittadini siciliani che possono pagare, in stile Troika...
Sui disastri in materia di gestione dei rifiuti in Sicilia - e sulle responsabilità della Commissione Europea -

Claudia Mannino
intervengono l’europarlamentare del Movimento 5 Stelle eletto in Sicilia, Ignazio Corrao, e la parlamentare nazionale, sempre del Movimento 5 Stelle, Claudia Mannino. "La Commissione Europea in risposta ad una nostra interrogazione - scrivono i due parlamentari - finalmente cala il velo di ipocrisia che fino ad oggi ha tenuto nei confronti della situazione delle discariche in Italia, ed in particolare in Sicilia, adeguandosi all'interpretazione univoca della normativa europea fornita dalla Corte di Giustizia dell'Unione Europea lo scorso ottobre con la sentenza sulla discarica di Malagrotta in Lazio”.
Insomma, dicono i due parlamentari, per non disturbare i ‘manovratori’ a Bruxelles, fino ad oggi, hanno fatto finta di non vedere quello che succede in Italia e, soprattutto, in Sicilia. “Ad oggi, nonostante le nostre plurime denunce - sottolineano i deputati - non comprendevamo per quale motivo la Commissione Europea facesse finta di non vedere che la situazione condannata dalla Corte è la stessa in moltissime altre realtà sparse per l'Italia.  E di certo la Commissione, garante dell'attuazione della normativa europea, non può permettersi un comportamento differente per situazioni analoghe. Abbiamo chiesto alla Commissione Europea con una interrogazione urgente di avviare immediatamente una procedura nei confronti dell'Italia per costringere la Sicilia ad interventi tempestivi con un cronoprogramma definito e pubblico. Lo stesso governo regionale ha ammesso che solo il 40% dei rifiuti siciliani ha un trattamento secondo legge, il resto finisce in discarica con enormi danni ambientali e connessi costi per la collettività. Anche alla luce di ciò - concludono i portavoce M5S - la Commissione dovrà inoltre spiegare perché nonostante la nostra denuncia del febbraio 2015, finora non è intervenuta".



LEGGE 9 gennaio 2013, n. 3. Modifiche alla legge regionale 8 aprile 2010, n. 9, in materia di gestione integrata dei rifiuti


LEGGE 9 gennaio 2013, n. 3. Modifiche alla legge regionale 8 aprile 2010, n. 9, in materia di gestione integrata dei rifiuti.

REGIONE SICILIANA L’ASSEMBLEA REGIONALE HA APPROVATO IL PRESIDENTE DELLA REGIONE PROMULGA la seguente legge:

Art. 1. Modifiche alla legge regionale n. 9/2010 in materia di affidamento del servizio di gestione integrata dei rifiuti. Proroga di termini.
1. All’articolo 4, comma 2, lettera a), della legge regionale 8 aprile 2010, n. 9, dopo le parole ‘dalle S.R.R.’ sono aggiunte le parole ‘o dai soggetti indicati al comma 2 ter dell’articolo 5’.

2. All’articolo 5 della legge regionale n. 9/2010, dopo il comma
2 bis è inserito il seguente: ‘
2 ter. Nel territorio di ogni ambito individuato ai sensi dei commi precedenti, nel rispetto del comma 28 dell’articolo 14 del decreto legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito con modificazioni dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, sostituito dall’articolo 19, comma 1, lettera b), del decreto legge 6 luglio 2012, n. 95, convertito con modificazioni dalla legge 7 agosto 2012, n. 135, i Comuni, in forma singola o associata, secondo le modalità consentite dal decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267 e senza oneri aggiuntivi per la finanza pubblica, previa redazione di un piano di intervento, con relativo capitolato d’oneri e quadro economico di spesa, coerente al Piano d’ambito e approvato dall’Assessorato regionale dell’energia e dei servizi di pubblica utilità, Dipartimento regionale dell’acqua e dei rifiuti, possono procedere all’affidamento, all’organizzazione e alla gestione del servizio di spazzamento, raccolta e trasporto dei rifiuti. L’Assessorato, che verifica il rispetto dei principi di differenziazione, adeguatezza ed efficienza tenendo conto delle caratteristiche dei servizi di spazzamento, raccolta e trasporto di tutti i rifiuti urbani e assimilati, deve pronunciarsi entro e non oltre il termine di sessanta giorni dalla ricezione del piano di intervento. L’eventuale richiesta di documenti di integrazione deve intervenire nel rispetto del predetto termine.

I piani di intervento approvati sono recepiti all’interno del Piano regionale di gestione dei rifiuti entro novanta giorni dalla data di approvazione da parte dell’Assessorato regionale dell’energia e dei servizi di pubblica utilità.’.

3. All’articolo 8, comma 1, della legge regionale n. 9/2010, dopo le parole ‘La S.R.R.’ sono inserite le seguenti: ‘,salvo quanto previsto dal comma 2 ter dell’articolo 5,’.

4. All’articolo 15 della legge regionale n. 9/2010, dopo il comma 1 sono inseriti i seguenti: ‘1 bis. Nei casi previsti dal comma 2 ter dell’articolo 5 resta fermo che la stipula e la sottoscrizione del contratto d’appalto relativo ai singoli comuni hanno luogo fra l’appaltatore e la singola amministrazione comunale, che provvede direttamente al pagamento delle prestazioni ricevute e verifica l’esatto adempimento del contratto. 1 ter. In sede di affidamento del servizio mediante procedura di evidenza pubblica, trova applicazione quanto previsto dal comma 2 dell’articolo 3 bis del decreto legge 13 agosto 2011, n. 138, convertito con modificazioni dalla legge 14 settembre 2011, n. 148.’.

5. All’articolo 16, comma 2, della legge regionale n. 9/2010, le parole ‘la S.R.R. definisce’ sono sostituite dalle parole “la S.R.R., o i soggetti di cui al comma 2 ter dell’articolo 5, definiscono”.

6. All’articolo 18 della legge regionale n. 9/2010, dopo il comma 5 bis sono inseriti i seguenti: ‘5 ter. Relativamente agli impianti di cui al comma 1 sono assegnate, altresì, all’Assessorato regionale dell’energia e dei servizi di pubblica utilità le competenze di rilascio dell’autorizzazione integrata ambientale di cui all’articolo 29 ter e seguenti del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, esclusivamente per le opere previste al punto 5 dell’allegato VIII alla parte seconda del decreto legislativo n. 152/2006 e successive modifiche ed integrazioni. 5 quater. La risoluzione dei conflitti tra i soggetti pubblici coinvolti nella gestione integrata dei rifiuti e bonifica dei siti inquinati può avvenire, fermo restando il ricorso agli ordinari rimedi giurisdizionali, in via amministrativa mediante l’attivazione di un procedimento ad istanza dell’ente che ne abbia interesse. L’istanza è diretta al dirigente generale del Dipartimento regionale dell’acqua e dei rifiuti che, sentite le parti ed assicurato il contraddittorio, nel termine di novanta giorni emette un proprio decreto risolutivo del conflitto. Avverso la decisione del dirigente generale del Dipartimento regionale dell’acqua e dei rifiuti sono esperibili gli ordinari rimedi giurisdizionali.’.

7. All’articolo 19, comma 1, della legge regionale n. 9/2010, le parole ‘30 giugno 2012’ sono sostituite dalle seguenti: ‘30 giugno 2013’. 8. All’articolo 19, comma 2, della legge regionale n. 9/2010, le parole ‘30 giugno 2012’ sono sostituite dalle seguenti: ‘30 giugno 2013’. 9. All’articolo 19, comma 2 bis, della legge regionale n. 9/2010, sono apportate le seguenti modifiche: a) le parole ‘il 30 settembre 2012’ sono sostituite dalle seguenti: ‘il 30 settembre 2013’; b) le parole ‘il 31 dicembre 2012’ sono sostituite dalle seguenti: ‘il 31 dicembre 2013’.

10. All’articolo 19 della legge regionale n. 9/2010, il comma 12 è sostituito dal seguente: ‘12. Fino all’inizio della gestione da parte dei soggetti individuati ai sensi dell’articolo 15, e comunque non oltre il 30 settembre 2013, i soggetti già deputati alla gestione integrata del ciclo dei rifiuti, o comunque nella stessa coinvolti, continuano a svolgere le competenze loro attualmente attribuite.’.

Art. 2. Disposizioni finali

1. La presente legge sarà pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Regione siciliana ed entrerà in vigore il giorno stesso della pubblicazione.

2. È fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare come legge della Regione. Palermo, 9 gennaio 2013.

CROCETTA Assessore regionale per l’energia e per i servizi di pubblica utilità MARINO

NOTE Avvertenza: Il testo delle note di seguito pubblicate è stato redatto ai sensi dell’art. 10, commi 2 e 3, del testo unico approvato con decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 1985, n. 1092, al solo fine di facilitare la lettura delle disposizioni di legge modificate o alle quali è operato il rinvio. Restano invariati il valore e l’efficacia degli atti legislativi trascritti, secondo le relative fonti. Le modifiche sono evidenziate in corsivo.

Nota all’Epigrafe: La legge regionale 8 aprile 2010, n. 9, recante “Gestione integrata dei rifiuti e bonifica dei siti inquinati.” è pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Regione siciliana del 12 aprile 2010, n. 18. Nota all’art. 1, comma 1: L’articolo 4 della legge regionale 8 aprile 2010, n. 9, recante “Gestione integrata dei rifiuti e bonifica dei siti inquinati.”, per effetto delle modifiche apportate dal comma che si annota, risulta il seguente: «Competenze dei comuni. –

1. I comuni esercitano le funzioni di cui all’articolo 198 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, anche provvedendo, nell’ambito della propria competenza, alle finalità di cui al comma 2.

2. Ai sensi del comma 1 i comuni:
a) stipulano il contratto di appalto per l’affidamento del servizio di gestione integrata dei rifiuti, relativamente al territorio di ogni singolo comune, con i soggetti individuati con le modalità di cui all’articolo 15 dalle S.R.R. o dai soggetti indicati al comma 2 ter dell’articolo 5;
b) assicurano il controllo del pieno adempimento dell’esecuzione del contratto di servizio nel territorio comunale;
c) provvedono al pagamento del corrispettivo per l’espletamento del servizio di gestione integrata dei rifiuti nel territorio comunale, assicurando l’integrale copertura dei relativi costi, congruamente definendo a tal fine, sino all’emanazione del regolamento ministeriale di cui all’articolo 238 del decreto legislativo n. 152/2006 e successive modifiche ed integrazioni, la tariffa d’igiene ambientale (TIA) di cui all’articolo 49 del decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22 o la tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani (TARSU), ovvero prevedendo nei propri bilanci le risorse necessarie e vincolandole a dette finalità;
d) provvedono, altresì, all’adozione della delibera di cui all’articolo 159, comma 2, lettera c), del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, vincolando le somme destinate al servizio di gestione integrata dei rifiuti e garantendo il permanere del vincolo di impignorabilità, mediante pagamenti in ordine cronologico;
e) adottano, ove necessario, la delibera di cui all’articolo 194, comma 1, lettere b) e c), del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, avviando la conseguente azione di responsabilità nei confronti degli amministratori delle S.R.R ;
f) adottano il regolamento comunale per la raccolta differenziata in conformità alle linee guida allegate al piano regionale di gestione dei rifiuti ed al piano d’ambito;
g) adottano per quanto di competenza disposizioni per la tutela igienico-sanitaria nella gestione dei rifiuti;
 h) provvedono all’abbattimento delle barriere architettoniche nel conferimento dei rifiuti;
i) esercitano le funzioni atte a garantire la raccolta delle diverse frazioni di rifiuti urbani e prescrivono le disposizioni per la corretta gestione dei rifiuti urbani pericolosi e dei rifiuti cimiteriali;
j) emanano le ordinanze per l’ottimizzazione delle forme di conferimento, raccolta e trasporto dei rifiuti primari di imballaggio e la relativa fissazione di obiettivi di qualità;
k) regolamentano, per quantità e qualità, i rifiuti speciali non pericolosi assimilabili ai rifiuti urbani ai fini della raccolta e dello smaltimento sulla base dei criteri fissati dalle norme vigenti, ove non disciplinati dalla Regione;
l) prevedono, di concerto con la Regione, le province e le S.R.R., all’interno degli strumenti di pianificazione urbanistica, le infrastrutture e la logistica necessaria per la raccolta differenziata, anche per la separazione secco umido, e per lo smaltimento, riciclo e riuso dei rifiuti;
m) promuovono attività educative, formative e di comunicazione ambientale a sostegno della raccolta differenziata; a tal fine possono stipulare accordi e convenzioni con altri comuni per ottimizzare la stessa raccolta differenziata nel contenimento dei costi e nella tutela ambientale;
n) verificano lo stato di attuazione della raccolta differenziata e la qualità del servizio erogato dal soggetto gestore anche attraverso un comitato indipendente costituito da rappresentanti delle associazioni ambientaliste, dei consumatori e di comitati civici. 2-bis. I comuni che hanno avviato la raccolta differenziata porta a porta utilizzando forza lavoro del servizio civico sono autorizzati a proseguire utilizzando contributi per il sostegno al reddito.

3. I comuni rappresentanti almeno il dieci per cento delle quote di partecipazione alla S.R.R. possono promuovere la valutazione, da parte dell’Assessorato regionale dell’energia e dei rifiuti, dei costi stimati nel piano d’ambito per l’espletamento del servizio di gestione integrata dei rifiuti. L’Assessorato medesimo assume le proprie determinazioni entro sessanta giorni dalla richiesta, prorogabili una sola volta per ulteriori sessanta giorni, ove necessario per esigenze istruttorie. Trascorsi i predetti termini, i costi del servizio si intendono definitivamente assentiti, fatta salva la facoltà di impugnazione per le singole amministrazioni comunali.

4. Il sindaco adotta le ordinanze di cui agli articoli 191 e 192 del decreto legislativo 152/2006 e successive modifiche ed integrazioni, per tutti gli interventi che ricadano nell’ambito del territorio comunale. 5. Nell’ambito del proprio territorio, ciascun comune esercita il controllo sulla qualità e l’economicità del servizio espletato per la gestione integrata dei rifiuti, attivando, di concerto con la S.R.R. e con il gestore del servizio, tutte le misure necessarie ad assicurare l’efficienza e l’efficacia del servizio e l’equilibrio economico e finanziario della gestione.».

Note all’art. 1, comma 2: L’articolo 5 della legge regionale 8 aprile 2010, n. 9, recante “Gestione integrata dei rifiuti e bonifica dei siti inquinati.”, per effetto delle modifiche apportate dal comma che si annota, risulta il seguente: «Ambiti territoriali ottimali per la gestione integrata dei rifiuti. –

1. Sulla base delle esigenze di efficacia, efficienza ed economicità di cui all’articolo 200, comma 1, lettera f), del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, ed in attuazione dei principi di coordinamento della finanza pubblica di cui ai commi 33 e 38 dell’articolo 2 della legge 24 dicembre 2007, n. 244, nonché al fine di consentire il sollecito avvio dell’assetto organizzativo derivante dall’applicazione della presente legge, sono confermati gli Ambiti territoriali ottimali costituiti in applicazione dell’articolo 45 della legge regionale 8 febbraio 2007, n. 2, quali identificati nel D.P.Reg. 20 maggio 2008, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Regione siciliana 6 giugno 2008, n. 25.
Essi sono i seguenti:
a) ATO 1 - Palermo; b) ATO 2 - Catania; c) ATO 3 - Messina; d) ATO 4 - Agrigento; e) ATO 5 - Caltanissetta; f) ATO 6 - Enna; g) ATO 7 - Ragusa; h) ATO 8 - Siracusa; i) ATO 9 - Trapani; l) ATO 10 - Isole Minori.

2. Il piano regionale di gestione dei rifiuti, comunicato ai comuni ed alle province interessate, costituisce, sulla base di un dettagliato studio sul punto, la sede per il riscontro dell’adeguatezza della nuova delimitazione degli ATO rispetto agli obiettivi generali del piano stesso. Il numero complessivo degli ATO non può comunque eccedere quello di cui al comma 1, fatte salve le previsioni di cui al terzo periodo dell’articolo 3-bis del decreto legge 13 agosto 2011, n. 138, introdotto dall’articolo 25, comma 1, lett. a) del decreto legge 24 gennaio 2012, n. 1 convertito con modificazioni dalla legge 24 marzo 2012, n. 27.

2-bis. I comuni possono presentare all’Amministrazione regionale, ai sensi del citato articolo 3-bis ed entro il 31 maggio 2012, la proposta di individuazione di specifici bacini territoriali di dimensione diversa da quella provinciale, purché la proposta sia motivata sulla base di criteri di differenziazione territoriale, socio economica, nonché attinenti alle caratteristiche del servizio. La Giunta regionale, entro i successivi 30 giorni, presenta alla Commissione legislativa competente dell’Assemblea regionale siciliana, che esprime il proprio parere entro i successivi 15 giorni, il piano di individuazione degli ambiti territoriali di dimensione diversa da quella provinciale, secondo le indicazioni del suddetto articolo 3-bis, e comunque per un numero non superiore al limite dell’80 per cento della determinazione di cui al comma 1. La Giunta regionale entro i successivi 15 giorni individua nel rispetto del superiore limite gli specifici bacini territoriali di dimensione diversa da quella provinciale.

2 ter. Nel territorio di ogni ambito individuato ai sensi dei commi precedenti, nel rispetto del comma 28 dell’articolo 14 del decreto legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito con modificazioni dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, sostituito dall’articolo 19 comma 1 lettera b) del decreto legge 6 luglio 2012, n. 95, convertito con modificazioni dalla legge 7 agosto 2012, n. 135, i Comuni, in forma singola o associata, secondo le modalità consentite dal decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267 e senza oneri aggiuntivi per la finanza pubblica, previa redazione di un piano di intervento, con relativo capitolato d’oneri e quadro economico di spesa, coerente al Piano d’ambito e approvato dall’Assessorato regionale dell’energia e dei servizi di pubblica utilità, Dipartimento regionale dell’acqua e dei rifiuti, possono procedere all’affidamento, all’organizzazione e alla gestione del servizio di spazzamento, raccolta e trasporto dei rifiuti. L’Assessorato, che verifica il rispetto dei principi di differenziazione, adeguatezza ed efficienza tenendo conto delle caratteristiche dei servizi di spazzamento, raccolta e trasporto di tutti i rifiuti urbani e assimilati, deve pronunciarsi entro e non oltre il termine di sessanta giorni dalla ricezione del piano di intervento. L’eventuale richiesta di documenti di integrazione deve intervenire nel rispetto del predetto termine. I piani di intervento approvati sono recepiti all’interno del Piano regionale di gestione dei rifiuti entro novanta giorni dalla data di approvazione da parte dell’Assessorato regionale dell’energia e dei servizi di pubblica utilità.

3. I singoli comuni appartenenti all’ATO, entro trenta giorni dalla comunicazione di cui al comma 2, possono richiedere il passaggio ad un diverso ATO, secondo quanto previsto dall’articolo 200, comma 6, del decreto legislativo n. 152/2006. Il passaggio è disposto mediante decreto dell’Assessore regionale per l’energia ed i servizi di pubblica utilità, previa istruttoria da parte del competente dipartimento ed è adottato entro centottanta giorni dalla presentazione della richiesta, che si intende assentita nel caso di infruttuoso decorso del termine.».

Nota all’art. 1, comma 3: L’articolo 8 della legge regionale 8 aprile 2010, n. 9, recante “Gestione integrata dei rifiuti e bonifica dei siti inquinati.”, per effetto delle modifiche apportate dal comma che si annota, risulta il seguente: «Funzioni delle società per la regolamentazione del servizio di gestione rifiuti. –

1. La S.R.R., salvo quanto previsto dal comma 2 ter dell’articolo 5, esercita le funzioni previste dagli articoli 200, 202, 203 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, e provvede all’espleta mento delle procedure per l’individuazione del gestore del servizio integrato di gestione dei rifiuti, con le modalità di cui all’articolo 15.

2. La S.R.R. esercita attività di controllo finalizzata alla verifica del raggiungimento degli obiettivi qualitativi e quantitativi determinati nei contratti a risultato di affidamento del servizio con i gestori. La verifica comprende l’accertamento della realizzazione degli investimenti e dell’utilizzo dell’impiantistica indicata nel contratto e nel piano d’ambito, eventualmente intervenendo in caso di qualsiasi evento che ne impedisca l’utilizzo, e del rispetto dei diritti degli utenti, per i quali deve comunque essere istituito un apposito call-center senza oneri aggiuntivi per la S.R.R.

3. La S.R.R. è tenuta alla trasmissione dei dati relativi alla gestione dei rifiuti con le modalità indicate dalla Regione nonché a fornire alla Regione ed alla provincia tutte le informazioni da esse richieste.

4. La S.R.R. attua attività di informazione e sensibilizzazione degli utenti funzionali ai tipi di raccolta attivati, in relazione alle modalità di gestione dei rifiuti ed agli impianti di recupero e smaltimento in esercizio nel proprio territorio.

5. Qualora nel piano regionale di gestione dei rifiuti siano previsti attività ed impianti commisurati a bacini di utenza che coinvolgano più ATO, le relative S.R.R. possono concludere accordi per la programmazione, l’organizzazione, la realizzazione e la gestione degli stessi.».

Nota all’art. 1, comma 4: L’articolo 15 della legge regionale 8 aprile 2010, n. 9, recante “Gestione integrata dei rifiuti e bonifica dei siti inquinati.”, per effetto delle modifiche apportate dal comma che si annota, risulta il seguente: «Disciplina dell’affidamento del servizio di gestione integrata dei rifiuti. –

1. Fatta salva la disciplina transitoria di cui all’articolo 19, il servizio di gestione integrata dei rifiuti è affidato dalle S.R.R. in nome e per conto dei comuni consorziati, secondo le modalità previste dall’articolo 202 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 e secondo quanto stabilito dalla normativa comunitaria. Le stesse società, avvalendosi dell’Ufficio regionale per l’espletamento di gare per l’appalto di lavori pubblici, possono individuare, sulla base del piano d’ambito e nel rispetto dell’articolo 23-bis del decreto legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito con modifiche dalla legge 6 agosto 2008, n. 133 e successive modifiche ed integrazioni, il soggetto incaricato di svolgere la gestione del servizio per i comuni consorziati, stipulando e sottoscrivendo con lo stesso un contratto normativo che disciplina le modalità di affidamento, di sospensione e di risoluzione ad opera dei singoli comuni della parte di servizio relativa al territorio dei comuni stessi. La stipula e la sottoscrizione del contratto d’appalto relativo ai singoli comuni compresi nella S.R.R. hanno luogo fra l’appaltatore e la singola amministrazione comunale, che provvede direttamente al pagamento delle prestazioni ricevute e verifica l’esatto adempimento del contratto.

1 bis. Nei casi previsti dal comma 2 ter dell’articolo 5 resta fermo che la stipula e la sottoscrizione del contratto d’appalto relativo ai singoli comuni hanno luogo fra l’appaltatore e la singola amministrazione comunale, che provvede direttamente al pagamento delle prestazioni ricevute e verifica l’esatto adempimento del contratto.

1 ter. In sede di affidamento del servizio mediante procedura di evidenza pubblica, trova applicazione quanto previsto dal comma 2 dell’articolo 3 bis del decreto legge 13 agosto 2011, n. 138 convertito con modificazioni dalla legge 14 settembre 2011, n. 148.

2. Al completamento del primo triennio di affidamento, e successivamente con cadenza triennale, la S.R.R., anche su segnalazione di singoli comuni, procede alla verifica della congruità dei prezzi rispetto alle condizioni di mercato applicate a parità di prestazioni. Nel caso sia accertato che, a livello nazionale o regionale, il costo medio applicato a parità di prestazioni, sia inferiore per non meno del 5 per cento rispetto a quello praticato dal gestore, i comuni fino all’affidamento del nuovo appalto con le modalità di cui al comma 1 possono recedere dal contratto di appalto e provvedere ad un’autonoma organizzazione del servizio sul proprio territorio, salvo che l’affidatario dell’appalto non dichiari la propria disponibilità ad adeguare il corrispettivo alle sopravvenute condizioni finanziarie.

3. Nei casi di cui al comma 2, l’affidamento da parte dei singoli comuni è effettuato a condizione che:
a) garantiscano il raggiungimento dei medesimi risultati del servizio e livelli di raccolta differenziata, in quantità e qualità, previsti nel piano d’ambito;
b) utilizzino il personale a qualsiasi titolo trasferito alle società ed ai consorzi d’ambito esistenti alla data di approvazione della presente legge, corrispondendo alla S.R.R. i relativi oneri;
c) mantengano a proprio carico la quota parte dei costi generali gravanti sulla S.R.R. per la gestione del medesimo servizio nell’intero ATO.

4. Fino all’approvazione della tariffa integrata ambientale, di cui all’articolo 238 del decreto legislativo n. 152/2006, al fine di assicurare l’appropriata copertura dei costi del servizio di gestione integrata dei rifiuti, la S.R.R. indica uno standard medio di riferimento per la tariffa di igiene ambientale o per la tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani per i comuni compresi negli Ambiti Territoriali Ottimali. Nella indicazione dello standard si tiene conto del livello di effettiva riscossione dell’ultimo triennio solare. I comuni possono adeguare la TIA o la TARSU allo standard, fermo restando che, nel caso in cui si determini uno scostamento rispetto a quanto necessario a garantire la corretta gestione del servizio, sono comunque tenuti a individuare nel proprio bilancio le risorse finanziarie ulteriori rispetto a quelle provenienti dalla tariffa o dalla tassa, vincolandole alla copertura dei costi derivanti dal servizio di gestione integrata dei rifiuti.

4-bis. La Giunta regionale è autorizzata a definire e organizzare un sistema unitario, su base regionale, per la riscossione delle entrate per i servizi connessi alla gestione integrata dei rifiuti.».

Nota all’art. 1, comma 5: L’articolo 16 della legge regionale 8 aprile 2010, n. 9, recante “Gestione integrata dei rifiuti e bonifica dei siti inquinati.”, per effetto delle modifiche apportate dal comma che si annota, risulta il seguente: «Capitolato generale della gestione integrata dei rifiuti. –

1. Nel rispetto delle linee guida di cui all’articolo 195 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, al fine di uniformare nel territorio della Regione il servizio di gestione integrata dei rifiuti, sia relativamente agli affidamenti, alle gestioni dirette ed alle concessioni esistenti oltreché in ordine a quelli futuri, il Presidente della Regione entro centottanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, con proprio decreto emana un capitolato generale della gestione integrata dei rifiuti in Sicilia e lo schema di un contratto a risultato per il conseguimento delle percentuali di raccolta differenziata stabilite dall’articolo 9, comma 4, lettera a). Entro trenta giorni dalla pubblicazione del decreto sono adeguati, anche in variante al contratto principale, i capitolati speciali di appalto e i contratti di servizio in essere tra le società, i consorzi d’ambito e i comuni.

2. Ai fini dell’affidamento della gestione di cui all’articolo 15, la S.R.R., o i soggetti di cui al comma 2 ter dell’articolo 5, definiscono altresì un capitolato speciale d’appalto in ragione delle specificità del territorio interessato e delle caratteristiche previste per la gestione stessa.».

Nota all’art. 1, comma 6: L’articolo 18 della legge regionale 8 aprile 2010, n. 9, recante “Gestione integrata dei rifiuti e bonifica dei siti inquinati.”, per effetto delle modifiche apportate dal comma che si annota, risulta il seguente: «Accelerazione delle procedure autorizzative.

1. Ai fini della più celere attivazione degli impianti necessari alla gestione integrata dei rifiuti, incluse le discariche, il dipartimento competente dell’Assessorato regionale dell’energia e dei servizi di pubblica utilità adotta le procedure di cui all’articolo 208 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, e individua, per ciascuna istanza di approvazione o autorizzazione, un responsabile unico del procedimento.

2. Entro quindici giorni dall’acquisizione dell’istanza, il responsabile del procedimento richiede a tutti i soggetti competenti il proprio parere motivato, da esprimere entro e non oltre tre mesi dalla richiesta. Trascorso infruttuosamente il predetto termine, il parere si intende favorevolmente reso.

3. Il responsabile del procedimento convoca la conferenza di servizi che deve concludere l’istruttoria entro centocinquanta giorni dalla presentazione della relativa istanza con un parere unico motivato, di assenso o diniego.

4. Le conclusioni della conferenza di servizi sono valide se adottate a maggioranza dei componenti.

5. Il provvedimento finale è rilasciato dal competente dipartimento dell’Assessorato regionale dell’energia e dei servizi di pubblica utilità e sostituisce ogni altra approvazione e/o autorizzazione di legge, fatte salve quelle di competenza statale.

5-bis. Qualora non vengano rispettati i termini di cui ai commi 2 e 3, trova applicazione il comma 4-quater dell’articolo 2 della legge regionale 5 aprile 2011, n. 5.

5 ter. Relativamente agli impianti di cui al comma 1 sono assegnate, altresì, all’Assessorato regionale dell’energia e dei servizi di pubblica utilità le competenze di rilascio dell’autorizzazione integrata ambientale di cui all’articolo 29 ter e seguenti del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, esclusivamente per le opere previste al punto 5 dell’allegato VIII alla parte seconda del decreto legislativo n. 152/2006 e successive modifiche ed integrazioni.

5 quater. La risoluzione dei conflitti tra i soggetti pubblici coinvolti nella gestione integrata dei rifiuti e bonifica dei siti inquinati può avvenire, fermo restando il ricorso agli ordinari rimedi giurisdizionali, in via amministrativa mediante l’attivazione di un procedimento ad istanza dell’ente che ne abbia interesse. L’istanza è diretta al dirigente generale del Dipartimento regionale dell’acqua e dei rifiuti che, sentite le parti ed assicurato il contraddittorio, nel termine di novanta giorni emette un proprio decreto risolutivo del conflitto. Avverso la decisione del dirigente generale del Dipartimento regionale dell’acqua e dei rifiuti sono esperibili gli ordinari rimedi giurisdizionali.».

Nota all’art. 1, commi 7, 8, 9 e 10: L’articolo 19 della legge regionale 8 aprile 2010, n. 9, recante “Gestione integrata dei rifiuti e bonifica dei siti inquinati.”, per effetto delle modifiche apportate dai commi che si annotano, risulta il seguente: «Norme transitorie. –

1. Alla data di entrata in vigore della presente legge, i consorzi e le società d’ambito costituiti ai sensi dell’articolo 201 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, sono posti in liquidazione. Agli stessi, ove venga adottata ordinanza del Presidente della Regione ai sensi dell’articolo 191 del decreto legislativo n. 152/2006, sono preposti commissari liquidatori nominati dall’Assessore regionale per l’energia ed i servizi di pubblica utilità fra dirigenti dell’Assessorato stesso o dell’Assessorato regionale dell’economia, che interviene in via sostitutiva nel caso in cui i comuni soci non provvedano al riguardo entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge. I liquidatori o i soggetti in atto preposti all’amministrazione, per le finalità di cui all’articolo 61 della legge regionale 14 maggio 2009, n. 6, provvedono alla quantificazione della massa attiva e passiva degli stessi consorzi e società d’ambito accertate alla data del 30 giugno 2013 e all’accertamento delle percentuali di copertura dei costi di gestione del servizio delle precedenti Autorità d’ambito, sostenuti dagli enti locali, ai sensi dell’articolo 21, comma 17, della legge regionale 22 dicembre 2005, n. 19, e delle quote che gli utenti hanno versato come TIA o TARSU. Il compenso previsto per i commissari liquidatori non può essere superiore a quello previsto per i commissari nominati ai sensi dell’articolo 24 della legge regionale 3 dicembre 1991, n. 44 ed è a carico degli enti interessati.

2. Fatta salva la speciale disciplina di cui ai successivi commi, alla data di costituzione delle S.R.R. i rapporti giuridici dei consorzi e delle società d’ambito in corso ivi inclusi i crediti maturati fino al 30 giugno 2013 dalle autorità d’ambito di cui al comma 1 nonché tutti i rapporti attivi e passivi delle stesse società d’ambito e relativi alle operazioni finanziarie dell’articolo 61, comma 1, della legge regionale n. 6/2009, confluiscono in un’apposita gestione liquidatoria, che può essere articolata in sottogestioni costituite per materia o per territorio.

2-bis. Ai fini di una più celere chiusura delle gestioni liquidatorie di cui al comma 2 e a garanzia della rapida estinzione dei debiti connessi alla gestione integrata dei rifiuti, il competente Dipartimento dell’Assessorato regionale dell’energia e dei servizi di pubblica utilità coordina l’attività di tutti i soggetti pubblici coinvolti nella gestione integrata del ciclo dei rifiuti; a tal fine il Dipartimento è autorizzato ad anticipare risorse finanziarie a valere sulle disponibilità di cui all’U.P.B. 5.2.1.3.99 - capitolo 243311 e l’U.P.B. 7.3.1.3.2 - capitolo 191304. Le disposizioni del presente comma si applicano a tutte le anticipazioni disposte a valere su risorse regionali per fronteggiare le emergenze in materia di rifiuti. Le gestioni cessano il 30 settembre 2013 e sono trasferite in capo ai nuovi soggetti gestori con conseguente divieto per i liquidatori degli attuali Consorzi e Società d’ambito di compiere ogni atto di gestione. Gli attuali Consorzi e Società d’ambito si estinguono entro il 31 dicembre 2013. Gli amministratori e/o liquidatori delle società e dei consorzi d’ambito che hanno conseguito risultati negativi per 3 esercizi consecutivi non possono ricoprire incarichi di amministrazione e controllo nei nuovi soggetti gestori.

2-ter. Le anticipazioni di cui al comma 2-bis già concesse, a qualsiasi titolo, ai consorzi ed alle società d’ambito di cui al comma 1, sulla base delle certificazioni dei debiti esistenti alla data del 31 dicembre 2011, sono recuperate, in dieci annualità, sulla base di un dettagliato piano finanziario di rimborso proposto dall’Autorità d’ambito e dai comuni soci asseverato mediante delibera di giunta, a valere sui trasferimenti in favore degli stessi sulla base delle risorse loro attribuite ai sensi dell’articolo 76 della legge regionale 26 marzo 2002, n. 2 e successive modifiche ed integrazioni o con eventuali altre assegnazioni di competenza degli enti locali, ferma restando la titolarità di questi ultimi per le riscossioni di competenza sino al 31 dicembre 2011. In caso di omessa presentazione entro il 30 settembre 2012 del suddetto piano le anticipazioni sono recuperate pro quota, in tre annualità a valere sulle medesime risorse nei confronti dei singoli comuni soci. Il comma 8 dell’articolo 45 e il comma 4 dell’articolo 46 della legge regionale 12 maggio 2010, n. 11, sono abrogati.

3. In ragione dell’estinzione delle società e dei consorzi d’ambito il regime transitorio per le diverse tipologie di affidamento in essere è disciplinato in conformità con quanto previsto dall’articolo 2, comma 38, della legge 24 dicembre 2007, n. 244, e dal comma 8 dell’articolo 23-bis del decreto legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito con modificazioni dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, modificato da ultimo dall’articolo 15, comma 1, del decreto legge 25 settembre 2009, n. 135, convertito con modificazioni dalla legge 20 novembre 2009, n. 166.

4. Nel caso in cui, per effetto della modifica degli Ambiti territoriali ottimali e della costituzione delle S.R.R., il servizio di gestione integrata dei rifiuti si svolga per una parte del territorio mediante affidamento esterno a soggetti imprenditoriali e per la rimanente parte mediante gestione diretta, la durata di quest’ultima non può eccedere la durata dell’appalto esterno. Resta ferma la facoltà della S.R.R. di affidare, anche prima di tale scadenza, la gestione del servizio all’appaltatore individuato ai sensi dell’articolo 15.

5. Nel caso in cui per effetto della modifica degli ambiti territoriali ottimali e della costituzione delle S.R.R., il servizio di gestione integrata dei rifiuti si svolga mediante affidamento esterno a soggetti imprenditoriali diversi, il subentro del gestore individuato ai sensi dell’articolo 15, ha luogo alla scadenza dei singoli contratti la cui durata può essere prolungata solo nei casi consentiti dal decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163 e successive modifiche e integrazioni.

6. Entro centottanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, l’Assessorato regionale dell’energia e dei servizi di pubblica utilità, con la partecipazione delle organizzazioni associative dei comuni e delle province, individua il personale addetto fra quello già in servizio presso le società o i consorzi d’ambito e proveniente dai comuni, dalle province o dalla regione.

7. Sulla base dei criteri concertati fra l’amministrazione regionale, le associazioni di rappresentanza degli enti locali e le organizzazioni sindacali, le S.R.R. integrano le previsioni di cui al comma 6 individuando il rimanente personale fra i dipendenti già in servizio al 31 dicembre 2009 presso:
a) le società d’ambito;
b) i consorzi d’ambito;
c) le società utilizzate per la gestione del servizio ed al cui capitale sociale partecipino gli enti locali o le società o i consorzi d’ambito per una percentuale non inferiore al novanta per cento. Per i dipendenti già inquadrati nei profili operativi destinati al servizio di gestione integrata dei rifiuti, l’assunzione ha luogo, in ogni S.R.R., previa risoluzione del precedente rapporto di lavoro, a parità di condizioni giuridiche ed economiche applicate a tale data e per mansioni coerenti al profilo di inquadramento, con espresso divieto di adibi zione a mansioni superiori. I rimanenti dipendenti sono inquadrati, previa risoluzione del precedente rapporto di lavoro, assicurando che, in ogni singola S.R.R., il rapporto fra profili operativi destinati al servizio di gestione integrata dei rifiuti e rimanenti profili professionali non sia inferiore al novanta per cento. L’assunzione e/o gli inquadramenti hanno luogo a condizione che l’originario rapporto di lavoro dipendente o le progressioni di carriera siano stati costituiti o realizzate nel rispetto della normativa di riferimento, ed in particolare, dell’articolo 45 della legge regionale 8 febbraio 2007, n. 2, e dell’articolo 61 della legge regionale 14 maggio 2009, n. 6, o in forza di pronuncia giurisdizionale che abbia acquisito efficacia di cosa giudicata o a seguito di conciliazione giudiziale o extragiudiziale purché sottoscritta entro il 31 dicembre 2009.

8. Il personale di cui ai commi 6 e 7 è assunto all’esito delle procedure volte a garantire il definitivo avvio del servizio di gestione, affidato con le modalità di cui all’articolo 15. Tale personale è utilizzato dai soggetti affidatari dell’appalto che ne assumono la responsabilità gestionale, operativa e disciplinare, anche per quanto concerne l’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro, nonché per l’erogazione delle retribuzioni.

9. Fermo restando l’obbligo del ricorso alle procedure di evidenza pubblica di cui all’articolo 45 della legge regionale n. 2/2007, le S.R.R. non possono procedere per un triennio, a decorrere dalla data di entrata in vigore della presente legge, ad alcuna assunzione.

10. In deroga alle previsioni delle dotazioni organiche degli enti locali, nel rispetto dei limiti derivanti dal patto di stabilità, il personale delle S.R.R. può altresì essere utilizzato per servizi aggiuntivi svolti direttamente dagli enti locali.

11. Le norme amministrative e tecniche che disciplinano la gestione integrata dei rifiuti alla data di entrata in vigore della presente legge conservano validità sino alla adozione dei corrispondenti atti adottati in attuazione della presente legge.

12. Fino all’inizio della gestione da parte dei soggetti individuati ai sensi dell’articolo 15, e comunque non oltre il 30 settembre 2013, i soggetti già deputati alla gestione integrata del ciclo dei rifiuti, o comunque nella stessa coinvolti, continuano a svolgere le competenze loro attualmente attribuite.

13. Il personale già in servizio presso i comuni, presente nella dotazione organica, transitato negli ATO, nella fase di prima applicazione della presente legge può a richiesta tornare ai comuni di appartenenza.».

LAVORI PREPARATORI D.D.L. n. 56 «Stralcio - Norme di modifica alla gestione integrata dei rifiuti di cui alla legge regionale 8 aprile 2010, n. 9». Iniziativa governativa: presentato dal Presidente della Regione il 20 dicembre 2012. Trasmesso alla Commissione ‘Ambiente e Territorio’ (IV) il 20 dicembre 2012. Esaminato dalla Commissione nelle sedute nn. 2, 3, 5 e 6 del 21, 24, 28 e 29 dicembre 2012. Esitato per l’Aula nella seduta n. 6 del 29 dicembre 2012. Relatore: Ferrandelli. Discusso dall’Assemblea nella seduta n. 8 del 29 dicembre 2012. Approvato dall’Assemblea nella seduta n. 8 del 29 dicembre 2012.
(2013.1.35)119




Decreto Legislativo 3 aprile 2006, n. 152 

"Norme in materia ambientale"


SERVIZIO DI GESTIONE INTEGRATA DEI RIFIUTI
ART. 199 
(piani regionali)
1. Le regioni, sentite le province, i comuni e, per quanto riguarda i rifiuti urbani, le Autorità d'ambito di cui all'articolo 201, nel rispetto dei principi e delle finalità di cui agli articoli 177, 178, 179, 180, 181 e 182 ed in conformità ai criteri generali stabiliti dall'articolo 195, comma 1, lettera m) ed a quelli previsti dal presente articolo, predispongono piani regionali di gestione dei rifiuti assicurando adeguata pubblicità e la massima partecipazione dei cittadini, ai sensi della legge 7 agosto 1990, n. 241.
2. I piani regionali di gestione dei rifiuti prevedono misure tese alla riduzione delle quantità, dei volumi e della pericolosità dei rifiuti.
3. I piani regionali di gestione dei rifiuti prevedono inoltre:
a) le condizioni ed i criteri tecnici in base ai quali, nel rispetto delle disposizioni vigenti in materia, gli impianti per la gestione dei rifiuti, ad eccezione delle discariche, possono essere localizzati nelle aree destinate ad insediamenti produttivi;
b) la tipologia ed il complesso degli impianti di smaltimento e di recupero dei rifiuti urbani da realizzare nella regione, tenendo conto dell'obiettivo di assicurare la gestione dei rifiuti urbani non pericolosi all'interno degli ambiti territoriali ottimali di cui all'articolo 200, nonche' dell'offerta di smaltimento e di recupero da parte del sistema industriale;
c) la delimitazione di ogni singolo ambito territoriale ottimale sul territorio regionale, nel rispetto delle linee guida di cui all'articolo 195, comma 1, lettera m);
d) il complesso delle attività e dei fabbisogni degli impianti necessari a garantire la gestione dei rifiuti urbani secondo criteri di trasparenza, efficacia, efficienza, economicità e autosufficienza della gestione dei rifiuti urbani non pericolosi all'interno di ciascuno degli ambiti territoriali ottimali di cui all'articolo 200, nonche' ad assicurare lo smaltimento dei rifiuti speciali in luoghi prossimi a quelli di produzione al fine di favorire la riduzione della movimentazione di rifiuti;
e) la promozione della gestione dei rifiuti per ambiti territoriali ottimali attraverso una adeguata disciplina delle incentivazioni, prevedendo per gli ambiti più meritevoli, tenuto conto delle risorse disponibili a legislazione vigente, una maggiorazione di contributi; a tal fine le regioni possono costituire nei propri bilanci un apposito fondo;
f) le prescrizioni contro l'inquinamento del suolo ed il versamento nel terreno di discariche di rifiuti civili ed industriali che comunque possano incidere sulla qualità dei corpi idrici superficiali e sotterranei, nel rispetto delle prescrizioni dettate ai sensi dell'articolo 65, comma 3, lettera f);
g) la stima dei costi delle operazioni di recupero e di smaltimento dei rifiuti urbani;
h) i criteri per l'individuazione, da parte delle province, delle aree non idonee alla localizzazione degli impianti di recupero e smaltimento dei rifiuti nonche' per l'individuazione dei luoghi o impianti adatti allo smaltimento dei rifiuti, nel rispetto dei criteri generali di cui all'articolo 195, comma 1, lettera p);
i) le iniziative dirette a limitare la produzione dei rifiuti ed a favorire il riutilizzo, il riciclaggio ed il recupero dei rifiuti;
l) le iniziative dirette a favorire il recupero dai rifiuti di materiali e di energia;
m) le misure atte a promuovere la regionalizzazione della raccolta, della cernita e dello smaltimento dei rifiuti urbani;
n) i tipi, le quantità e l'origine dei rifiuti da recuperare o da smaltire, suddivisi per singolo ambito territoriale ottimale per quanto riguarda i rifiuti urbani;
o) la determinazione, nel rispetto delle norme tecniche di cui all'articolo 195, comma 2, lettera a), di disposizioni speciali per rifiuti di tipo particolare, comprese quelle di cui all'articolo 225, comma 6;
p) i requisiti tecnici generali relativi alle attività di gestione dei rifiuti nel rispetto della normativa nazionale e comunitaria.
4. Il piano regionale di gestione dei rifiuti e' coordinato con gli altri strumenti di pianificazione di competenza regionale previsti dalla normativa vigente, ove adottati.
5. Costituiscono parte integrante del piano regionale i piani per la bonifica delle aree inquinate che devono prevedere:
a) l'ordine di priorità degli interventi, basato su un criterio di valutazione del rischio elaborato dall'Agenzia per la protezione dell'ambiente e per i servizi tecnici (APAT);
b) l'individuazione dei siti da bonificare e delle caratteristiche generali degli inquinamenti presenti;
c) le modalità degli interventi di bonifica e risanamento ambientale, che privilegino prioritariamente l'impiego di materiali provenienti da attività di recupero di rifiuti urbani;
d) la stima degli oneri finanziari;
e) le modalità di smaltimento dei materiali da asportare.
6. L'approvazione del piano regionale o il suo adeguamento e' requisito necessario per accedere ai finanziamenti nazionali.
7. La regione approva o adegua il piano entro due anni dalla data di entrata in vigore della parte quarta del presente decreto; nel frattempo, restano in vigore i piani regionali vigenti.
8. In caso di inutile decorso del termine di cui al comma 7 e di accertata inattività, il Ministro dell'ambiente e tutela del territorio diffida gli organi regionali competenti ad adempiere entro un congruo termine e, in caso di protrazione dell'inerzia, adotta, in via sostitutiva, i provvedimenti necessari alla elaborazione e approvazione del piano regionale.
9. Qualora le autorità competenti non realizzino gli interventi previsti dal piano regionale nei termini e con le modalità stabiliti e tali omissioni possano arrecare un grave pregiudizio all'attuazione del piano medesimo, il Ministro dell'ambiente e tutela del territorio diffida le autorità inadempienti a provvedere entro un termine non inferiore a centottanta giorni. Decorso inutilmente detto termine, il Ministro può adottare, in via sostitutiva, tutti i provvedimenti necessari e idonei per l'attuazione degli interventi contenuti nel piano. A tal fine può avvalersi anche di commissari"ad acta".
10. I provvedimenti di cui al comma 9 possono riguardare interventi finalizzati a:
a) attuare la raccolta differenziata dei rifiuti;
b) provvedere al reimpiego, al recupero e al riciclaggio degli imballaggi conferiti al servizio pubblico;
c) favorire operazioni di trattamento dei rifiuti urbani ai fini del riciclaggio e recupero degli stessi;
d) favorire la realizzazione e l'utilizzo di impianti per il recupero dei rifiuti solidi urbani.
11. Le regioni, sentite le province interessate, d'intesa tra loro o singolarmente, per le finalità di cui alla parte quarta del presente decreto provvedono all'aggiornamento del piano nonche' alla programmazione degli interventi attuativi occorrenti in conformità alle procedure e nei limiti delle risorse previste dalla normativa vigente.
12. Sulla base di appositi accordi di programma stipulati con il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio, di concerto con il Ministro delle attività produttive, d'intesa con la regione interessata, possono essere autorizzati, ai sensi degli articoli 214 e 216, la costruzione e l'esercizio, oppure il solo esercizio, all'interno di insediamenti industriali esistenti, di impianti per il recupero di rifiuti urbani non previsti dal piano regionale, qualora ricorrano le seguenti condizioni:
a) siano riciclati e recuperati come materia prima rifiuti provenienti da raccolta differenziata, sia prodotto compost da rifiuti oppure sia utilizzato combustibile da rifiuti;
b) siano rispettate le norme tecniche di cui agli articoli 214 e 216;
c) siano utilizzate le migliori tecnologie di tutela dell'ambiente;
d) sia garantita una diminuzione delle emissioni inquinanti.

LEGGE 8 aprile 2010, n. 9. Gestione integrata dei rifiuti e bonifica dei siti INQUINARI

Titolo III PROGRAMMAZIONE

Art. 9. Piano regionale di gestione dei rifiuti

1. Il piano regionale di gestione dei rifiuti, le modifiche e gli aggiornamenti sono approvati, sentite le province, i comuni e le S.R.R. con decreto del Presidente della Regione, su proposta dell’Assessore regionale per l’energia ed i servizi di pubblica utilità, secondo il procedimento di cui all’articolo 12, comma 4, dello Statuto regionale e previo parere della competente commissione legislativa dell’Assemblea regionale siciliana. Il piano può essere approvato anche per stralci funzionali e tematici e acquista efficacia dalla data di pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Regione siciliana.

2. La pianificazione regionale definisce i criteri e le modalità per promuovere la programmazione e l’esercizio della gestione integrata dei rifiuti, favorendone la riduzione, le forme di raccolta aggregate dei materiali post consumo, indirizzando le raccolte di materiali singoli o aggregati da destinare al riciclaggio e al recupero in modo omogeneo nel territorio regionale, al fine di generare una filiera industriale del riciclo e del recupero che possa contare su un flusso certo di materia per qualità e quantità.

3. Il piano di cui al comma 1 fissa gli obiettivi inerenti ai livelli di raccolta differenziata, indicando altresì le categorie merceologiche dei rifiuti prodotti. Costituiscono parte integrante del piano il programma regionale per la riduzione dei rifiuti biodegradabili (RUB) di cui al decre to legislativo 13 gennaio 2003, n. 36 (Attuazione della direttiva n. 1999/31/CE relativa alle discariche di rifiuti), il programma per la gestione degli apparecchi contenenti PCB di cui all’articolo 4 del decreto legislativo 22 maggio 1999, n. 209 e successive modifiche e integrazioni (Attuazione della direttiva n. 96/59/CE relativa allo smaltimento dei policlorodifenili e dei policlorotrifenili) nonché i piani per la bonifica delle aree inquinate di cui all’articolo 199, comma 5, del decreto legislativo n. 152/2006 e successive modifiche e integrazioni, ed altresì il piano per la bonifica ed il ripristino delle aree inquinate.

4. Il piano regionale di gestione dei rifiuti:

a) definisce le modalità per il raggiungimento degli obiettivi di raccolta differenziata e di recupero di materia, al netto degli scarti dei processi di riciclaggio, per ognuno degli ambiti territoriali ottimali, attraverso l’elaborazione di un documento di indirizzo denominato ‘Linee-guida operative sulla raccolta differenziata’ in grado di supportare e guidare gli enti attuatori nella progettazione di dettaglio ed ottimizzazione dei sistemi di raccolta differenziata, privilegiando la raccolta domiciliare integrata, per il raggiungimento dei livelli minimi così fissati:

1) anno 2010: R.d. 20 per cento, recupero materia 15 per cento;
2) anno 2012: R.d. 40 per cento, recupero materia 30 per cento;
3) anno 2015: R.d. 65 per cento, recupero materia 50 per cento;

b) definisce le modalità per l’accertamento, da parte di ogni S.R.R., della tipologia, delle quantità e dell’origine dei rifiuti da recuperare o da smaltire, all’interno dell’ATO di riferimento, anche mediante un sistema che consenta di rilevare gli effetti progressivi della implementazione dei sistemi di raccolta differenziata, mediante analisi del rifiuto urbano residuo (RUR) che diano informazioni sulla composizione dello stesso;

c) fissa i criteri per la classificazione dei materiali presenti nel RUR, non riciclabili né altrimenti recuperabili, in ordine di importanza (ponderale e di pericolosità) al fine di impostare politiche e pratiche locali per la riduzione della immissione al consumo di tali materiali;

d) definisce le modalità attraverso cui assicurare la gestione integrata dei rifiuti urbani non pericolosi all’interno degli ATO;

e) fissa i criteri attraverso i quali assicurare il recupero e lo smaltimento dei rifiuti speciali in luoghi prossimi a quelli di produzione, tenuto conto delle zone di crisi ambientale, al fine di ridurre la movimentazione degli stessi;

f) fissa i criteri per l’individuazione delle aree non idonee alla localizzazione degli impianti di smaltimento e recupero dei rifiuti e i criteri per l’individuazione dei luoghi o impianti idonei allo smaltimento, nonché le condizioni ed i criteri tecnici per la localizzazione degli impianti di gestione dei rifiuti, escluse le discariche, in aree destinate ad insediamenti produttivi;

g) definisce i criteri per la localizzazione degli impianti operativi di selezione della frazione secca a valle della raccolta differenziata, correlandone la potenzialità, la funzionalità e la possibilità di conversione, parziale o totale, alle strategie di raccolta differenziata e di trattamento del RUR;

h) fissa le modalità per la verifica degli impianti di compostaggio e/o di digestione anaerobica esistenti, della loro coerenza e compatibilità, anche solo parziale, con le strategie di trattamento della revisione del piano, anche in relazione ai fabbisogni di trattamento del rifiuto organico prodotto;

i) individua le modalità attraverso cui verificare, in ciascun piano d’ambito, sulla scorta del numero e della distribuzione territoriale delle piattaforme CONAI per il ritiro dei rifiuti differenziati già esistenti, la capacità di assorbimento dei rifiuti provenienti da raccolta differenziata integrata, allo scopo di consentirne l’accesso con spostamenti contenuti da parte del soggetto incaricato del servizio di gestione dei rifiuti;

l) determina, nel rispetto delle norme tecniche statali in materia, disposizioni speciali per rifiuti di tipo particolare, compresi i rifiuti da imballaggio;

m) fissa i criteri per la stima dei costi delle operazioni di recupero e di smaltimento dei rifiuti urbani, nonché per la stima dei costi di investimento per la realizzazione del sistema impiantistico regionale;

n) individua le iniziative dirette a limitare la produzione dei rifiuti ed a favorire il riutilizzo, il riciclaggio ed il recupero dei rifiuti, anche mediante la realizzazione di campagne conoscitive mirate per richiamare l’attenzione su comportamenti di differenziazione non ancora ottimizzati;

o) descrive le azioni finalizzate alla promozione della gestione integrata dei rifiuti;

p) pone i requisiti tecnici generali relativi alle attività di gestione dei rifiuti, nel rispetto della normativa nazionale e comunitaria;

q) prevede l’esclusione di trattamenti di incenerimento dei rifiuti solidi urbani che non facciano ricorso a tecnologie atte a garantire i requisiti di efficienza energetica nei termini fissati dalla direttiva n. 2008/98/CE del Parlamento europeo e del Consiglio. I trattamenti di incenerimento devono essere classificati come operazioni di recupero e non come operazioni di smaltimento;

r) definisce un piano per l’ampliamento di discariche pubbliche esistenti e/o nuove discariche pubbliche, sufficienti per soddisfare il fabbisogno del conferimento di rifiuti delle S.R.R. per almeno tre anni;

s) prevede il fabbisogno di nuove discariche fino al 2020, sulla base degli obiettivi di raccolta differenziata previsti a regime nella presente legge;

t) individua le modalità specifiche per la gestione integrata dei rifiuti nelle isole minori;

u) fissa l’individuazione dei sistemi per incrementare l’intercettazione dei rifiuti fin dalle fasi della raccolta al fine di ridurre il relativo conferimento in discarica;

v) fissa i criteri per il trattamento preventivo dei rifiuti ammessi allo smaltimento in discarica comunque conformi alle migliori tecnologie disponibili (BAT);

w) determina l’individuazione dei sistemi di pretrattamento del rifiuto urbano residuo (RUR) da predisporre immediatamente in ossequio a quanto previsto dal decreto legislativo 13 gennaio 2003, n. 36, ‘Attuazione della direttiva n. 1999/31/CE relativa alle discariche di rifiuti’, privilegiando livelli di trattamento che comportino il minor costo a carico della tariffa ed il maggior vantaggio am-bientale;

x) stabilisce i criteri e le modalità da adottarsi in tutto il territorio della Regione, per la determinazione delle tariffe di conferimento in discarica.

5. Il piano regionale di gestione dei rifiuti è redatto in sostituzione di quello vigente, ai sensi dell’articolo 199 del decreto legislativo n. 152/2006 e successive modifiche, secondo i principi fissati dalle norme comunitarie.



RIFIUTI  SICILIA  L.R. n. 3 2013 Modifiche alla legge regionale 8 aprile 2010   9  gestione integrata dei rifiuti
REGIONE SICILIANA                          L'ASSEMBLEA REGIONALE                          Ha approvato
                      IL PRESIDENTE DELLA REGIONE
 Promulga  la seguente legge:
                               Art. 1
Modifiche alla legge regionale n. 9/2010 in  materia  di  affidamento   del servizio di gestione integrata dei rifiuti. Proroga di termini.
  1. All'art. 4, comma 2, lettera a), della legge regionale 8  aprile 2010, n. 9, dopo le parole «dalle S.R.R.» sono aggiunte le parole  «o dai soggetti indicati al comma 2-ter dell'art. 5».
  2. All'art. 5 della legge regionale n. 9/2010, dopo il comma  2-bis e' inserito il seguente:
    «2-ter. Nel territorio di ogni ambito individuato  ai  sensi  dei commi precedenti, nel rispetto del comma 28 dell'art. 14 del  decreto legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito con modificazioni dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, sostituito dall'art. 19, comma 1, lettera b), del decreto legge 6 luglio 2012, n. 95, convertito con  modificazioni dalla legge 7 agosto 2012, n. 135,  i  Comuni,  in  forma  singola  o associata, secondo le modalita' consentite dal decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267 e senza oneri aggiuntivi per la finanza pubblica, previa redazione di un piano di intervento, con  relativo  capitolato d'oneri e quadro economico di spesa, coerente  al  Piano  d'ambito  e approvato dall'Assessorato regionale dell'energia e  dei  servizi  di pubblica utilita', Dipartimento regionale dell'acqua e  dei  rifiuti,  possono procedere all'affidamento, all'organizzazione e alla gestione del servizio  di  spazzamento,  raccolta  e  trasporto  dei  rifiuti. L'Assessorato,   che   verifica   il   rispetto   dei   principi   di differenziazione,  adeguatezza  ed  efficienza  tenendo  conto  delle caratteristiche dei servizi di spazzamento, raccolta e  trasporto  di tutti i rifiuti urbani e assimilati, deve pronunciarsi  entro  e  non oltre il termine di sessanta giorni  dalla  ricezione  del  piano  di intervento. L'eventuale richiesta di documenti di  integrazione  deve intervenire nel rispetto del predetto termine. I piani di  intervento approvati sono recepiti all'interno del Piano regionale  di  gestione dei rifiuti entro novanta giorni dalla data di approvazione da  parte dell'Assessorato regionale dell'energia e  dei  servizi  di  pubblica utilita'.».
  3. All'art. 8, comma 1, della legge regionale n.  9/2010,  dopo  le parole «La S.R.R.» sono inserite le seguenti: «,salvo quanto previsto dal comma 2-ter dell'articolo 5,».
  4. All'art. 15 della legge regionale n. 9/2010,  dopo  il  comma  1 sono inseriti i seguenti:
    «1-bis. Nei casi previsti dal comma 2-ter dell'articolo  5  resta fermo che la stipula e  la  sottoscrizione  del  contratto  d'appalto relativo ai singoli comuni hanno luogo fra l'appaltatore e la singola amministrazione comunale,  che  provvede  direttamente  al  pagamento delle  prestazioni  ricevute  e  verifica  l'esatto  adempimento  del contratto.
    1-ter. In sede di affidamento del servizio mediante procedura  di evidenza pubblica, trova applicazione quanto  previsto  dal  comma  2 dell'art. 3-bis del decreto legge 13 agosto 2011, n. 138,  convertito con modificazioni dalla legge 14 settembre 2011, n. 148.».
  5. All'art. 16, comma 2, della legge regionale n. 9/2010, le parole «la S.R.R. definisce» sono sostituite dalle parole «la  S.R.R.,  o  i soggetti di cui al comma 2-ter dell'art. 5, definiscono».
  6. All'art. 18 della legge regionale n. 9/2010, dopo il comma 5-bis sono inseriti i seguenti:
    «5-ter. Relativamente agli  impianti  di  cui  al  comma  1  sono assegnate, altresi', all'Assessorato  regionale  dell'energia  e  dei servizi   di   pubblica   utilita'   le   competenze   di    rilascio dell'autorizzazione integrata ambientale di  cui  all'art.  29-ter  e seguenti  del  decreto   legislativo   3   aprile   2006,   n.   152, esclusivamente per le opere previste al punto  5  dell'allegato  VIII alla parte seconda del decreto legislativo n. 152/2006  e  successive modifiche ed integrazioni.
    5-quater. La risoluzione dei conflitti tra  i  soggetti  pubblici coinvolti nella gestione integrata dei rifiuti e  bonifica  dei  siti inquinati puo' avvenire, fermo  restando  il  ricorso  agli  ordinari rimedi giurisdizionali, in via amministrativa mediante  l'attivazione di un procedimento ad  istanza  dell'ente  che  ne  abbia  interesse. L'istanza e' diretta al dirigente generale del Dipartimento regionale dell'acqua e dei rifiuti che,  sentite  le  parti  ed  assicurato  il contraddittorio, nel termine di  novanta  giorni  emette  un  proprio decreto risolutivo del conflitto. Avverso la decisione del  dirigente generale del Dipartimento regionale dell'acqua  e  dei  rifiuti  sono esperibili gli ordinari rimedi giurisdizionali.».
  7. All'art. 19, comma 1, della legge regionale n. 9/2010, le parole «30 giugno 2012» sono sostituite dalle seguenti: «30 giugno 2013».
  8. All'art. 19, comma 2, della legge regionale n. 9/2010, le parole «30 giugno 2012» sono sostituite dalle seguenti: «30 giugno 2013».
  9. All'art. 19, comma 2-bis, della legge regionale n. 9/2010,  sono apportate le seguenti modifiche:
    a) le  parole  «il  30  settembre  2012»  sono  sostituite  dalle seguenti: «il 30 settembre 2013»;
    b)  le  parole  «il  31  dicembre  2012»  sono  sostituite  dalle seguenti: «il 31 dicembre 2013».
  10. All'art. 19 della legge regionale n. 9/2010,  il  comma  12  e' sostituito dal seguente:
    «12.  Fino  all'inizio  della  gestione  da  parte  dei  soggetti individuati ai sensi  dell'art.  15,  e  comunque  non  oltre  il  30 settembre 2013, i soggetti gia' deputati alla gestione integrata  del ciclo dei rifiuti, o comunque nella stessa  coinvolti,  continuano  a svolgere le competenze loro attualmente attribuite.».
Art. 2  Disposizioni finali
  1. La presente legge  sara'  pubblicata  nella  Gazzetta  Ufficiale della Regione siciliana ed entrera' in vigore il giorno stesso  della pubblicazione.
  2. E' fatto obbligo a chiunque spetti  di  osservarla  e  di  farla osservare come legge della Regione.
    Palermo, 9 gennaio 2013
                              CROCETTA
 Assessore regionale per l'energia        e per i servizi di pubblica utilita': Marino

A.R.S. COMMISSIONE ATTIVITA’ PRODUTTIVE
Presidenza del Presidente, on. Marziano

     La seduta è aperta alle ore 11.30 Seduta n. 180
     del 21.01.15  XVI Legislatura
     Presidenza del Presidente, on. Marziano.

     Si passa al primo punto all'ordine del giorno.

     Il  PRESIDENTE invita il sindaco di San Filippo del Mela,  dr. Pasquale  Aliprandi,  ad illustrare la situazione  di  disagio vissuta dalla collettività comunale a causa della crisi  della Centrale    termoelettrica   Edipower    e   delle    connesse  problematiche occupazionali.

     Il  dr. Aliprandi, sindaco di San Filippo del Mela,  riferisce che   alcuni   lavoratori   della  Centrale   Edipower   hanno pacificamente occupato, nei giorni scorsi, la sede del  Comune  per  attirare  l'attenzione  delle  Istituzioni  regionali   e nazionali  sulla  loro  condizione  di  disagio.  La  centrale      Edipower, alimentata ad olio combustibile da oltre 30 anni,  è  passata  infatti,  nell'arco di pochi  lustri,  da  una  forza  lavoro  di  cinquecento  unità a  circa  duecento.  L'impianto appartiene  al  gruppo A2A. La crisi verrà a  breve  aggravata  dall'attivazione  del cavo di conduzione installato  da  Terna      s.p.a.,  che  priverà  la  centrale  di  San  Filippo  di  una  ulteriore   quota   di   mercato.  Quanto   alla   prospettata   riconversione della centrale asserisce di salutare con  favore   tale   eventualità   che,  tuttavia,    dovrà   escludere   la
combustione   del   carbone   ed  incentrarsi   invece   sulla  combustione  del  CSS  (combustibile solido  secondario),  sul      solare termodinamico e sulle biomasse. L'azienda non ha ancora  presentato i suoi piani di riconversione industriale.  Auspica il mantenimento dei livelli occupazionali ed una riconversione eco-compatibile.

     L'ing.  Monteforte, responsabile Edipower, riferisce  come  la  produzione  nazionale di energia elettrica  nell'anno  2014  è  tornata  ai  livelli del 2004.  Il gruppo A2A,  attraverso  la  controllata  A2A  Ambiente, si è affermato negli  ultimi  anni  nel  settore della raccolta e della valorizzazione  energetica dei   rifiuti.   Tale  settore  industriale  potrebbe   essere  sviluppato   anche  in  Sicilia.  Si  calcola   infatti   che, quand'anche  la raccolta differenziata arrivasse nell'Isola  a percentuali prossime al 65%, residuerebbero circa  un  milione  di  tonnellate  di  materiale che ogni  anno  potrebbe  essere      avviato  al  ciclo  della valorizzazione  energetica.  Con  la conversione  di  un  gruppo  della centrale  Edipower  di  San   Filippo  del Mela per alimentazione a CSS, le prospettive  per l'impianto,  con  una capacità produttiva  che  raggiungerebbe circa  55  Megawatt, sarebbero certamente positive per  quanto      riguarda  la  continuità  produttiva  e  il  mantenimento  dei      livelli    occupazionali.    La   riconversione    industriale      dell'impianto di San Filippo è peraltro all'attenzione di  uno      studio   condotto   dall'Università  di  Messina   che   verrà      pubblicato a breve e che confronterà le emissioni attuali  con      quelle future (100% CSS).
     L'azienda   intende  anche  perseguire  i  piani   industriali relativi al compostaggio dei rifiuti, al riciclo del  vetro  e della  plastica. Tuttavia perché tali progetti possano  essere  compiutamente  avviati  occorrono  i  necessari  passaggi   di competenza delle Autorità amministrative e politiche.

     L'ing.   Lo   Monaco,  dirigente  generale  del   Dipartimento regionale dell'energia, rileva come, secondo i piani  fin  qui esposti   dall'Azienda  Edipower,  tale  società  propone   di occuparsi    in    Sicilia,   nel   settore    dei    rifiuti,  contemporaneamente  delle  seguenti  attività:   compostaggio,      termovalorizzazione  (per  circa  quattro  cento  mila   metri      cubi/anno   di   materiale),  digestione  anaerobica   e   TMB      (trattamento  biologico meccanico) e chiederebbe garanzie,  da      parte della Regione, in ordine ai rifiuti ed al CSS necessario      al  funzionamento  dei propri impianti. Tale  proposta  appare      oggettivamente  di difficile realizzazione sia  dal  punto  di
vista  normativo  che dal punto di vista tecnico.  Infatti  la stessa  presuppone che la Regione effettui una  pianificazione  degli impianti a servizio del sistema regionale, favorendo  un progetto   industriale  ben  preciso,  proposto  da   privati.
     Eventualità non percorribile in quanto i servizi che il gruppo  A2A  intende svolgere, con la realizzazione degli impianti  in  argomento,  dovranno essere programmati con il concorso  delle costituende SSR (Società per la regolamentazione del  Servizio      Rifiuti)  ed affidati mediante procedura ad evidenza  pubblica  secondo   le   stringenti  disposizioni   normative   europee,     nazionali e regionali.

     Il  dott. Zaniboni, direttore di Grandi Impianti A2A Ambiente,      gruppo  A2A,  rileva da un lato la oggettiva  complessità  dei      temi   affrontati,  dall'altra  come  l'Azienda,  nelle  altre      Regioni  in  cui  è presente, ha riscontrato, da  parte  delle      Istituzioni  regionali  e locali,  un  approccio  maggiormente      liberistico  al  settore industriale della  gestione  e  della      valorizzazione  energetica dei rifiuti, pur nel  rispetto  dei      diversi piani regionali dei rifiuti.

     L'ing.   Lo   Monaco,  dirigente  generale  del   Dipartimento      regionale   dell'energia,  precisa  che  le   perplessità   in precedenza da lui stesso evidenziate riguardano esclusivamente la   possibilità,  giuridica  e  tecnica,  che   le   autorità  amministrative  regionali  possano  offrire  alcun   tipo   di      garanzia  o  rassicurazione preventiva alle  aziende  private, attive  nel  settore in argomento, sulla futura profittabilità  economica degli investimenti. Con ciò non intendeva  in  alcun modo condizionare la libertà dell'iniziativa economica privata  di  quanti,  autonomamente, decidano di affrontare il  rischio      d'impresa,  e  di  mercato in particolare,   connesso  a  tali   attività industriali.

     L'ASSESSORE  regionale  per il territorio  e  l'ambiente,  dr. Maurizio CROCE, riferisce come la posizione della Regione  sul tema  è  sufficientemente chiara. La Regione intende  superare quanto  prima  il  sistema  del conferimento  dei  rifiuti  in      discarica.  Pertanto  osserva  come,  nel  medio  periodo,  si      apriranno interessanti prospettive per quanti intraprenderanno     iniziative  imprenditoriali  nel  settore  del  trattamento  e      valorizzazione   dei  rifiuti.  Certamente   gli   affidamenti      avverranno  con  il  rispetto rigoroso  delle  norme  europee,  statali e regionali, mediante procedure ad evidenza pubblica e con  la salvaguardia dell'ambiente. Quanto alla pianificazione  regionale,  ed in particolare al Piano rifiuti,  ricorda  come   tale  atto  sia in fase finale di approvazione  da  parte  del Ministero dell'ambiente.
     Il   Governo  regionale,  quindi,   non  potrà  che   salutare      favorevolmente  la eventuale  riconversione industriale  della centrale di San Filippo in impianto di termovalorizzazione dei rifiuti e di combustione di CSS.

     Il   Sig.  Foti,  rappresentante  Filtem  CGIL,  apprezza   la  posizione del Governo regionale, ritenendole rassicuranti  per  i   lavoratori.   Tuttavia  osserva  come  il  ritardo   nella  costituzione delle SSR non è un buon segnale.

     Il  Sig.  Ferro,  rappresentante UIL, ritiene  di  contro,  la  situazione per i lavoratori particolarmente preoccupante.  Nel prossimo  mese di giugno, infatti, cominceranno a manifestarsi seri  problemi  occupazionali per i lavoratori della  centrale  Edipower.

     L'ASSESSORE  regionale alle attività produttive,  d.ssa  Linda      VANCHERI,  ricorda  come  sia  da  tempo  attivo,  presso   la      Presidenza della Regione, un tavolo tecnico istituzionale  per affrontare il complessivo tema dello smaltimento dei rifiuti e  dei    risvolti   occupazionali.   A   tale   tavolo   siedono      necessariamente  gli  Assessori  regionali  al  territorio   e  ambiente, alle attività produttive, al lavoro ed all'energia e ervizi  di  pubblica utilità. Il Governo  farà  tutto  quanto  rientra nei suoi poteri per addivenire alla migliore soluzione che salvaguardi l'ambiente ed i lavoratori.

     Il   PRESIDENTE,  considerata  da  un  lato  la  contemporanea  presenza  della  d.ssa  Vancheri,  Assessore  regionale   alle attività  produttive e della d.ssa Giovanna Marano,  Assessore  del  Comune  di Palermo alle attività produttive e  dall'altro lato   l'esiguo   numero  di  componenti  della   Commissione, propone di proseguire la seduta per la trattazione del secondo punto all'ordine del giorno in sede informale.

     La COMMISSIONE approva.
     Il  PRESIDENTE, non avendo altri chiesto di parlare, rinvia la seduta.
     La seduta è tolta alle ore 13.10.

I RIFIUTI IN SICILIA

CONFERIMENTO IN DISCARICA 1 MILIARDO ANNUO

CESTI DI GESTIONE 156 MILIONI

COSTI DEL PERSONALE 13.000
DIPENDENTI 500 MILIONI UN ADDETTO OGNI 388
ABITANTI A TREVISO 1 DIPENDENTE OGNI 1.000 ABITANTI A LIVELLO NAZIONALE 1
DIPENDENTE OGNI 680 ABITANTI
COSTI DEI TRIBUTI IN SICILIA UNA MEDIA DI 200 EURO A RESIDENTE VCONTRO LA LOMBARDIA IN CUI  OGNI RESIDENTE PAGA UN TRIBUTO DI 111 EURO
SPESA PER DUE TERMOVALORIZZATORI IN SICILIA E’ PREVENTIVATA IN  ALMENO 300 MILIONI
IGM DI GIULIO QUERCIOLI GESTISCE LA RACCOLTA A SIRACUSA E DINTORNI
DUSTY WALTER MAGNANO DI SAN LORENZO LIO  GESTISCE IL SERVIZIO  NE CATANESE OLTRE CHE IN DIVERSI ALTRI COMUNI
PROTO DOMENICO CHE GESTISCE CATANIA LA STESSA CHE GESTISCE LA DISCARICA DI MOTTA SANT’ANASTASIA TRAMITE LA OIKOS
FAMIGLIA LEONARDI GESTISCE LA DISCARICA DI GROTTE D’INVERNO
GESENU PARTECIPATA DAL COMUNE DI PERUGIA    
FAMIGLIA CECCHINI NEL MESSINESE
TIRRENO AMBIENTE NEL MESSINESE
BIANCAMANO FAMIGLIA NEL TRAPANESE NEL NISSENO E NEL CATANESE L’AMMINISTRATORE PIER PAOLO HA FONDATO I CIRCOLI DELLA LIBERTA’ AVVITI DA MARCELLO DELL’UTRI
ROMA COSTRUZIONE  GELA IN SOCIETA’ CON RICCARDO GRECO GESTISCE GELA GLI è STATA  AFFIDATA A UNA SOCIETA’ CAMPANA
SERGIO VELA E CATANZARO COSTRUZIONE COME DISCARICHE GESTISCONO IL SERVIZO NELL’AGRIGENTINO

BIANCAMANO SI FONDE CON LA
WASTE ITALIA DI PIETRO COLUCCI PER CREARE LA HOLDING DEI RIFIUTI E GESTIRE LA RACCOLTA IN GRANDI ATO E REALIZZARE I TERMOVALORIZZATORI
MERCEGAGLIA MA ANCHE LA IMPREGILO LA A2a,  LA EDILPOWER HANNO PRESENTATO UN PROGETTO DI TERMOVALORIZZATORE A PACE DEL MELA
HERA E IRES PATERCIPATE DEI COMUNI DELL’EMILIA ROMAGNA
ALERION CLEAN POWER OPERANTI NEL SETTORE DEI RIFIUTI ASSENTI IN SICILIA
FONTE: ANTONIO FRASCHILLA
A CURA DEL COMITATO CITTADINO ISOLA PULITA DI ISOLA DELLE FEMMINE

A CURA DEL COMITATO CITTADINOISOLA PULITA DI ISOLA DELLE FEMMINE

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